Il tema dell'abbandono neonatale rappresenta una delle sfide sociali e umanitarie più delicate del nostro tempo. In Italia, e nello specifico nella regione Abruzzo, la presenza di dispositivi come la “Culla per la Vita” si configura non solo come una necessità logistica, ma come un presidio etico fondamentale per garantire la sopravvivenza dei neonati e tutelare l'anonimato di madri che si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità. La storia di questi presidi, che affonda le radici nella memoria storica delle antiche istituzioni di assistenza, trova oggi una declinazione tecnologica e moderna, pensata per trasformare un atto di disperazione in un percorso di salvezza.

La Culla per la Vita: Definizione e finalità
Si chiama “Una culla per la vita” ed è «un posto sicuro per accogliere i neonati lasciati soli dai genitori». La culla è una versione moderna della medievale Ruota degli Esposti, in cui le madri in difficoltà abbandonavano i bambini appena nati. Oggi, questo strumento rappresenta un punto di riferimento per quelle donne che arrivano a fare una scelta così estrema e dolorosa, permettendo loro di lasciare il neonato in un luogo protetto e in totale anonimato. La culla termica, o culla per la vita, è una struttura creata per permettere alle mamme in difficoltà di lasciare il bambino in un luogo sicuro, dove verrà prontamente soccorso e accudito, nel totale rispetto della privacy di chi effettua questo gesto. L’obiettivo è cercare di evitare gesti disperati e salvare i neonati, che sono le creature e le vite umane più deboli e indifese.
Il caso di Pescara e il presidio in via Paolini
La realtà abruzzese vede in Pescara un punto di riferimento importante. In via Paolini 47, al piano terra della palazzina rossa, dal 12 giugno del 2013, è attivo un dispositivo analogo a quello che ha salvato la vita al piccolo Enea a Milano, il neonato lasciato dalla mamma con un biglietto nel giorno di Pasqua al Policlinico. La culla di via Paolini si trova in un’area senza telecamere: spingendo una porta è possibile lasciare un neonato e affidarlo alle cure dell’ospedale. È una struttura concepita appositamente per permettere ai genitori in difficoltà di lasciare, in condizioni di totale sicurezza, il proprio bambino. La culla è dotata di specifici dispositivi che accolgono il neonato, allertano il personale, che si recherà rapidamente dal bambino, e nel frattempo regolano la temperatura per garantire al piccolo una condizione ambientale adeguata. Il dispositivo che allerta il personale sanitario è attivo 24 ore su 24, tutelando la salute del neonato e la privacy dei genitori.
Il funzionamento tecnico e la sicurezza
Come funziona la culla termica? Il meccanismo è studiato per garantire la massima riservatezza. Premendo un pulsante è possibile far aprire la nicchia, depositare il neonato e allontanarsi senza essere inquadrati dalle telecamere. Queste, infatti, rilevano solo la presenza del neonato all’interno del vano e, attraverso un sensore, segnalano la presenza del bambino al personale sanitario. Attraverso un pulsante si apre la finestra dell’ambiente protetto in cui è installata la culla; una volta collocato il neonato, la porta della culla si richiude dopo pochi secondi e non può più essere riaperta fino alla presa in carico del bambino da parte del personale sanitario. Il piccolo viene poi accolto in Neonatologia e accudito, sia dal personale sanitario che dalle volontarie dell’Abbraccio dei prematuri per le coccole, informando subito il Servizio sociale ospedaliero per la presa in carico del piccolo.
CULLE PER LA VITA
Differenze tra Culla Termica, Incubatrice e Ruota degli Esposti
È fondamentale distinguere tra la culla per la vita e l’incubatrice neonatale, spesso confuse. La culla termica neonatale, o culla per la vita, accoglie i bambini che la madre decide di dare in affido. Al contrario, la culla termica o incubatrice neonatale è un dispositivo presente all’interno dei reparti di neonatologia o di terapia intensiva neonatale, che viene utilizzata a ricovero già in corso. Costituita in materiale trasparente, con due aperture laterali per introdurre le mani e accudire il piccolo, l’incubatrice neonatale è creata in modo da riprodurre il più possibile l’ambiente uterino per la temperatura e il grado di umidità. L’evoluzione dalla medievale “Ruota degli Esposti” - una sorta di porta girevole che dalla strada permetteva alle madri di depositare il bebè in una chiesa o in un convento - alla tecnologia attuale ha segnato un passaggio cruciale. Se un tempo la ruota serviva a nascondere il volto della madre per proteggerla dalla vergogna, oggi la culla tecnologica del ventunesimo secolo garantisce, oltre al calore, un intervento medico immediato.
Il diritto al parto in anonimato
Oltre alla culla termica, per evitare l’abbandono dei neonati, la legge italiana offre un’altra via fondamentale: il parto in anonimato. La normativa vigente, in particolare il Dpr 396/2000 (art. 30, comma 2), prevede che si possa partorire in ospedale in totale anonimato, senza vincoli di residenza o nazionalità, incluse le donne migranti o senza permesso di soggiorno. Il nome della madre rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata". Questo consente di offrire totale assistenza a gestante e neonato, allo scopo di evitare ogni tipo di complicanze che possono insorgere al momento del parto e che possono mettere a rischio la vita della donna e del nascituro. All’ospedale di Pescara, dall’inizio del 2016 alla fine del 2022, si sono verificati nove parti di donne senza nome. In questi casi, gli assistenti sociali del Servizio sociale ospedaliero della Asl di Pescara hanno avviato interventi di protezione tramite le autorità giudiziarie competenti, tutelando sia la madre che il bambino.

La Rete Nazionale: Progetti e Diffusione
Il progetto “La culla per la vita” non è isolato, ma si inserisce in una rete nazionale. Il sito Culleperlavita.it censisce online le strutture dislocate su tutto il territorio. Il progetto si articola in un centro di ascolto alla vita Odv che offre ogni tipo di informazione alle mamme che vogliono optare per questo tipo di scelta. Molte associazioni sostengono questa rete, tra cui la Fondazione Francesca Rava che, insieme al network KPMG, nel 2008 ha ideato il progetto nazionale “Ninna ho” contro l’abbandono neonatale e l’infanticidio. Nelle sue culle (sette in Italia) sono stati affidati finora numerosi bambini. Il service distrettuale “Una culla, una speranza”, promosso dal Kiwanis, è un ulteriore esempio di impegno umanitario, volto all’acquisto di culle termiche anche in contesti internazionali come Uganda, Etiopia, Eritrea e Somalia, per contrastare i decessi materni e neonatali.
Sfide e Disomogeneità Territoriale
Nonostante l'importanza del servizio, la diffusione delle culle in Italia non è omogenea. Attualmente si contano circa 60-70 culle attive su tutto il territorio nazionale. Cinque Regioni ne sono sprovviste: Calabria, Friuli Venezia Giulia, Molise, Sardegna e Trentino Alto Adige. La situazione di Pescara, dove la culla acquistata nel 2007 ha subito vicende alterne legate allo spostamento dei reparti ospedalieri, evidenzia quanto sia critico il mantenimento operativo di questi presidi. È fondamentale che le istituzioni non si limitino all'installazione, ma garantiscano una costante manutenzione e una segnaletica chiara. Il primario della Terapia intensiva neonatale, Susanna Di Valerio, sottolinea l’importanza di una comunicazione capillare: «Si spera che tale comunicazione possa raggiungere tutta la popolazione e che tale diffusione possa permettere a genitori in difficoltà di non abbandonare mai un neonato in luoghi non idonei, ma di garantire la sopravvivenza al piccolo proprio attraverso la “Culla per la vita” o con il parto in anonimato».
La cultura dell'accoglienza
La vicenda del neonato trovato senza vita in una culla termica nella parrocchia San Giovanni Battista di Bari ha riportato in primo piano il tema dei neonati abbandonati e quello delle cosiddette ‘Culle per la vita’. L’informazione rimane l’arma principale contro l’infanticidio. Molte donne sotto la pressione sociale e lo stigma della famiglia scelgono di partorire in altre regioni in modo che non sia possibile risalire alla loro identità; questo succede perché spesso le future madri non sanno che sono disponibili le culle per la vita e, soprattutto, che esiste la possibilità legale di partorire in ospedale in totale anonimato. Il sostegno alle gravidanze difficili o indesiderate attraverso programmi di aiuto personalizzato, gestiti da volontari e centri di ascolto, è essenziale per affiancare il servizio tecnico delle culle, creando un ponte tra la disperazione e un futuro sicuro per il nascituro. L'obiettivo finale di ogni iniziativa, che si tratti della culla in via Paolini a Pescara o del progetto nazionale "Ninna ho", resta la salvaguardia della vita e il rispetto per la persona nella sua totalità.