Il presepe di Natale è uno dei simboli più emblematici della celebrazione cristiana della nascita di Gesù Cristo. Evoca la storia della Natività descritta nei Vangeli, ma ha anche un profondo significato spirituale e teologico. Attraverso i suoi vari elementi, la mangiatoia, le figure e l'ambientazione, la culla esprime verità essenziali della fede cristiana e invita i credenti a contemplare il mistero dell'Incarnazione. Durante il periodo natalizio, in molte famiglie, è una tradizione religiosa a cui si rimane fedeli. Per i cristiani è l'oggetto decorativo più importante. Oggi le famiglie, ma anche i negozianti e i municipi installano i loro presepi, un richiamo costante al significato originario del Natale.
Un'Interpretazione Rivoluzionaria della Natività: Il Presepe di Papa Francesco
Tra tutti i presepi che ha ricevuto in dono, Papa Francesco è stato colpito da uno in particolare. Un presepe in cui Maria dorme tranquilla, mentre un sorridente Giuseppe culla il Bambino come un padre moderno e affettuoso. A questa immagine nuova e per molti aspetti rivoluzionaria della Natività ha dato il suo plauso Papa Francesco, un pontefice che ha innovato profondamente la comunicazione della Chiesa, con contenuti e modalità espressive sempre più forti. Basti pensare alla recente Croce di resina «vestita» col giubbotto di un migrante morto appesa nell’accesso al Palazzo Apostolico dal Cortile del Belvedere. Per parlare di Natività Francesco ha scelto l’immagine di un presepe, inviatagli da un fedele, che rivoluziona l’iconografia classica della Madonna che veglia su Gesù mentre Giuseppe è solitamente in disparte, intento a reggere una lampada o un bastone, talvolta a ricevere i Magi coi loro doni. E l’ha postata sulla «sua» pagina Instagram ufficiale: Franciscus. Una ripartizione dei ruoli che evidentemente il Papa ritiene superata.
È stato Francesco stesso a spiegare la sua scelta, nella catechesi Il presepe, Vangelo domestico, pronunciata poco prima di Natale (mercoledì 18 dicembre) nell’Aula Paolo VI. «Il presepe è attuale, è l’attualità di ogni famiglia. Ieri mi hanno regalato un’immaginetta di un presepe speciale, piccolina, che si chiamava: Lasciamo riposare mamma. C’era la Madonna addormentata e Giuseppe con il Bambinello lì, che lo faceva addormentare. Quanti di voi dovete dividere la notte fra marito e moglie per il bambino o la bambina che piange, piange, piange. Lasciate riposare mamma è la tenerezza di una famiglia, di un matrimonio», ha affermato il Papa, invitando i fedeli a tornare alla tradizione del presepe. Il pontefice ha raccontato divertito di avere ricevuto in regalo la singolare natività. Questo presepe è stata l'occasione per affrontare il tema del lavoro domestico a carico delle donne, un aspetto spesso dato per scontato o addirittura trascurato. La sua riflessione sottolinea l'importanza della parità di ruoli all'interno della famiglia, un tema ancora rilevante nel mondo contemporaneo. Secondo il Global Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum per la parità tra uomini e donne, in tutti i settori della vita, politica compresa, la strada è ancora lunga: 99,5 anni per l’esattezza.

Il Presepe: Vangelo Domestico e Simbolismo Profondo
Il presepe è un Vangelo domestico. La parola presepe letteralmente significa “mangiatoia”, mentre la città del presepe, Betlemme, significa “casa del pane”. Mangiatoia e casa del pane: il presepe che facciamo a casa, dove condividiamo cibo e affetti, ci ricorda che Gesù è il nutrimento, il pane della vita (cfr Gv 6,34). È Lui che alimenta il nostro amore, è Lui che dona alle nostre famiglie la forza di andare avanti e perdonarci. La culla è simbolo di povertà, poiché Maria e Giuseppe si rifugiarono in un albergo e non trovando posto, trovarono una stalla per ripararsi. È anche un simbolo profetico di Gesù che viene dato come cibo per l'umanità. È il primo luogo terreno che Gesù incontra alla sua nascita ed è anche un segno di Dio che guida i pastori verso il Salvatore. La culla raffigura la nascita di Gesù e ricorda anche la meraviglia e la gioia di accogliere un bambino appena nato.
Poi un messaggio di pace: «Il presepe è più che mai attuale, mentre ogni giorno si fabbricano nel mondo tante armi e tante immagini violente, che entrano negli occhi e nel cuore. Il presepe è invece un’immagine artigianale di pace. Per questo è un Vangelo vivo». Il presepe svolge un ruolo educativo e spirituale, soprattutto nei secoli in cui poche persone sapevano leggere. Rende accessibile il racconto biblico, illustrando visivamente il mistero del Natale. Le scene del presepe invitano i fedeli a meditare sull'Incarnazione e sui valori cristiani: l'umiltà, con la nascita in una stalla che insegna l'importanza della semplicità e del distacco dai beni materiali; la carità, mostrata dalle figure dei magi e dei pastori che dimostrano l'universalità dell'amore divino; e la speranza, simboleggiata dalla stella di Betlemme che ricorda che Gesù è venuto a portare luce e salvezza nelle tenebre.

L'Origine Storica del Presepe: Da San Francesco a Greccio
I racconti evangelici sono all'origine del presepe. Il presepe trae ispirazione dai racconti biblici della nascita di Gesù, in particolare dal Vangelo secondo Luca: "Ella (Maria) diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nella foresteria." (Luca 2,7). Questo passo è centrale per la rappresentazione della culla: Gesù, nato in una stalla e deposto in una mangiatoia, manifesta l'umiltà e la semplicità del suo arrivo nel mondo. I primi presepisti della storia furono quegli evangelisti Luca e Matteo che raccontarono nei Vangeli la nascita di Gesù.
La tradizione della culla come la conosciamo risale al XIII secolo, quando San Francesco d'Assisi, nel 1223, organizzò la prima culla vivente a Greccio, in Italia. Desideroso di rendere il mistero del Natale più accessibile ai fedeli, ricreò un presepe con persone e animali reali. Questa iniziativa segnò l'inizio di una tradizione che si diffuse in tutta la cristianità, in varie forme: presepi viventi, scolpiti o in miniatura. Il Povero di Assisi fu l'antesignano del presepio che noi tutti conosciamo.
Greccio - La Storia del Presepe
L'Evoluzione del Presepe nelle Case e nell'Arte
La tradizione, poi, fece propri i simboli e i significati pagani e biblici che trasformarono il 25 dicembre dies natalis del sole, con la teofania cristiana della nuova luce che nasce nel mondo. Oltre ai Vangeli, l'arte figurativa delle catacombe romane conserva ancora qualche frammento pittorico, in cui potrebbero essere ritratti i Re magi e una Madonna col bambino. Sempre a Roma, in una delle maggiori basiliche pontificie: quella di Santa Maria Maggiore, nella cripta sono conservate oltre alle presunte reliquie della culla, una semplice composizione statuaria raffigurante i personaggi citati nei Vangeli dell'Infanzia, che risalirebbero ai primi secoli del cristianesimo. È questo, probabilmente, il primo presepio conosciuto della storia. Pittori e scultori del Duecento-Trecento si cimentarono poi con straordinari risultati artistici sul tema della Natività, come dimostrano le opere dei fratelli Pisano, Duccio, Taddeo Gaddi, Lorenzo Ghiberti, solo per citare alcuni maestri del Gotico e del Rinascimento italiano.
Il presepio divenne poi un'arte popolare solo dalla seconda metà del Quattrocento, specialmente in Toscana dove potevano avere anche misure ragguardevoli, visti i modelli che fino ad oggi si sono conservati. Non poteva mancare Napoli, dove ancora abbondano testimonianze e opere di presepi che risalgono al XV secolo. L'esempio è quello conservato nella chiesa di San Giovanni a Carbonara, datato 1484, con le sue figure lignee. Passarono solo alcuni secoli e nel 1700 il presepe raggiunse la sua massima diffusione, dando origine a vere composizioni scenografiche spaziose e ricche di particolari. Da qui esce la scuola romana, napoletana, siciliana dei più bei presepi del mondo. Un'arte o per meglio dire delle scuole artigiane, che ancora oggi fanno rivivere il Natale in molte vie delle città italiane, grazie ai tradizionali mercati dei presepi, tornati oggi di moda più che mai.

L'origine dei presepi nelle case si lega anche alla Rivoluzione francese. Durante questo periodo della Rivoluzione, essendo complicato l'accesso alle chiese, i cattolici decisero di inventare presepi domestici per celebrare il Natale in casa. I santons provenzali, che si riferiscono a ogni abitante del villaggio, hanno avuto un grande successo, perché tutti potevano rivedersi in loro avendo una statuetta a loro immagine e somiglianza. In seguito, sotto l'influenza dei francescani, l'usanza dei presepi viventi si diffuse gradualmente in tutta Europa. Gradualmente sono stati realizzati presepi in legno e terracotta. È nel XVI secolo che i presepi in miniatura fanno la loro comparsa nelle chiese e nei conventi. In seguito, sono comparsi anche nelle case come elemento di decorazione e di preghiera. Decorare la casa con le candele, mangiare insieme a tutta la famiglia fanno parte di diverse tradizioni. Il presepe, che celebra la nascita di Gesù Bambino e quindi la promessa di una nuova era, si unisce a questo simbolismo. Il presepe permette alle famiglie di portare qualcosa che illustri e drammatizzi in qualche modo l'arrivo di Gesù e la speranza di rinnovamento. Inoltre, sostiene la fede cristiana in questo evento molto importante nella tradizione e nella Bibbia.
I Personaggi del Presepe: Simboli e Ruoli
Il presepe classico è composto da Gesù Bambino, Maria e Giuseppe, molto spesso accompagnati dal bue e dall’asinello. Si possono aggiungere uno o più pastori, con animali domestici oppure con doni, contadini e altri personaggi che rappresentano gli altri mestieri (lavandaia, massaia, panettiere, macellaio, salumiere, fabbro, ciabattino…), angeli infine i tre Re Magi. Ogni personaggio ha una sua collocazione, una sua postura, i suoi colori, ma anche un suo significato ben preciso.
Il Bambino Gesù: Cuore della Natività
Il bambino Gesù è il protagonista della culla perché è organizzata intorno alla sua nascita. Di solito viene raffigurato in una mangiatoia, in fasce o nudo. Il cuore del presepe è il Bambino. In Gesù Dio si presenta nella fragilità e nella debolezza: giace nella paglia di una mangiatoia posta in povera stalla come ricovero di emergenza. Nella grotta non c’è nulla di grande: solo un povero bambino avvolto in fasce, con Maria e Giuseppe, con dei pastori attorno. Ma proprio lì, nella piccolezza, c’è Dio. La piccolezza è la via che egli sceglie per raggiungerci, per toccarci il cuore e per salvarci. Dio viene nelle piccole cose della nostra vita, Dio abita la nostra quotidianità, i gesti che compiamo a casa, in famiglia, a scuola, al lavoro. Dio assume la nostra fragilità, le nostre ferite. Gesù, posto al centro della culla, è spesso raffigurato come un neonato luminoso, a sottolineare il suo ruolo di "luce del mondo".
Maria e Giuseppe: Obbedienza, Fedeltà e Nuovi Ruoli
Giuseppe e Maria sono i due genitori di Gesù e sono quindi gli elementi principali della culla. Sono raffigurati con uno sguardo benevolo su Gesù. La statuina della giovane madre Maria è posizionata accanto alla mangiatoia in posizione inginocchiata o seduta mentre contempla nel silenzio orante e adorante il Bambino. Maria, sempre vicina al bambino, incarna l'umiltà, la fede e l'obbedienza a Dio. È anche un modello di maternità e tenerezza. Giuseppe, figura di protezione e fedeltà, è spesso raffigurato in posizione contemplativa, mentre ammira il bambino o veglia sulla famiglia, in piedi con un bastone in mano. L'immagine di Maria addormentata e Giuseppe che culla il bambino, celebrata da Papa Francesco, rappresenta una tenera ripartizione dei ruoli familiari, evidenziando la cura e la condivisione nelle notti difficili per un neonato.
L'Asino e il Bue: Silenziosi Testimoni
Anche l'asino e il bue hanno un posto importante. L'asino che ha portato Maria a Betlemme e il bue che scalda Gesù con il suo fiato. Questi animali, spesso un bue e un asino, non sono menzionati nei Vangeli, ma la loro presenza nella mangiatoia deriva da antiche tradizioni cristiane, in particolare da un passo del libro di Isaia: "Il bue conosce il suo padrone, e l'asino la mangiatoia del suo padrone." (Isaia 1,3). Simboleggiano la semplicità e il riconoscimento istintivo della divinità di Cristo.
I Pastori: Primi Messaggeri di Pace
I pastori sono i primi a ricevere la bella notizia della nascita di Gesù. Possiedono poco o nulla e sono considerati tra le persone più umili e più povere, lavorano di giorno e vegliano nel buio della notte per proteggere il loro gregge, restano vigili e sono abituati all’essenziale, sono sempre in cammino e perciò disponibili al nuovo, non fanno troppi calcoli o ragionamenti e quindi pronti al Natale. Essi rappresentano tutte quelle persone che hanno un cuore pronto ad accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione. Per questo le statuine riproducono pastori di ogni età: bambini, adolescenti, di mezza età ed anziani. I pastori, figure umili ed emarginate, sono i primi a ricevere questa buona notizia. La loro presenza ricorda che Gesù è venuto per tutti, e in particolare per i più piccoli e i più poveri.
L'Angelo: L'Annuncio Celeste
Spesso nella culla è presente anche un angelo, che ci ricorda la presenza divina. Spesso si riferisce all'angelo Boufarel, che portò la buona novella ai pastori. Gli angeli, messaggeri di Dio, simboleggiano l'annuncio celeste della nascita del Salvatore. Cantano: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra al popolo che egli ama". (Luca 2:14).
I Re Magi: L'Universalità del Messaggio
I Re Magi, Melchiorre, Gaspare e Baldassarre, sono venuti da lontano per assistere a questo evento, guidati dalla stella del pastore. Portano doni come mirra, incenso e oro. Queste tre personaggi, che compaiono solo nel secondo capitolo del Vangelo di Matteo, si erano messi in cammino verso Betlemme per conoscere Gesù, e offrirgli i loro doni. L'oro evoca la sua regalità, l'incenso la sua divinità e la mirra, una resina utilizzata nell'antichità per la sepoltura, la sua missione di sofferenza. I Magi, che rappresentano le nazioni pagane, simboleggiano l'universalità del messaggio di Cristo. La stella di Betlemme, che guida i Magi, è un simbolo di luce e di speranza, che annuncia la venuta del Salvatore.
Disposizione e Numero dei Santoni
In generale, un presepe contiene almeno 8 santoni, mentre i presepi più piccoli e i presepi in miniatura possono avere 3 o 4 santoni. Secondo la tradizione, Maria è solitamente posta dalla parte dell'asino e Giuseppe dalla parte del bue. Lo spazio tra questi due santoni è riservato alla mangiatoia in cui sarà collocato Gesù Bambino a partire dal 25 dicembre: il momento della nascita di Gesù. Maria è posta sul fianco dell'asino perché ci ricorda il suo arrivo a Betlemme sul dorso di un asino, ma è anche sul dorso di questo stesso asino che potrà fuggire in Egitto sulla via della Sacra Famiglia. I tre Re Magi sono collocati lontano dalla culla quando viene allestita; verranno avvicinati con il passare dei giorni per simboleggiare il loro viaggio.
L'Iconografia di San Giuseppe Attraverso i Secoli
L'iconografia di San Giuseppe ha subito significative evoluzioni nel corso della storia dell'arte e della devozione. Per molti secoli, Giuseppe è stato rappresentato in disparte, intento a reggere una lampada o un bastone, talvolta a ricevere i Magi coi loro doni. L'attenzione nei confronti delle donne e la ripartizione dei ruoli che il Papa ritiene superata, suggerisce un cambiamento di prospettiva.
Dalle Raffigurazioni Antiche alla Valorizzazione del Padre Putativo
Le rappresentazioni artistiche del ciclo cristologico evidenziavano nella scena del “Sogno di San Giuseppe”, detta anche “Primo Annuncio”, il momento iniziale della sua storia evangelica, a cui fa seguito l’Annunciazione, scena in cui talvolta è presente, in penombra e di sfondo, o appena rievocato dagli strumenti di lavoro. La Visitazione, il Censimento e il Viaggio a Nazareth, cioè gli episodi precedenti la Natività, sono meno ricorrenti rispetto alla Nascita, e all’Adorazione dei pastori e dei Magi. La Presentazione al Tempio e la Circoncisione sono temi meno frequenti rispetto alla Fuga in Egitto e la Vita a Nazareth, come pure la scena del Ritrovamento nel Tempio.

Gli Attributi Simbolici di San Giuseppe
Sono gli attributi che lo denotano, infatti, ad accompagnare invariabilmente la sua figura, conferendogli, insieme alla specificità identitaria, l’emblema delle virtù riconosciute di Padre putativo, Uomo giusto, Lavoratore, Patriarca. Le più antiche raffigurazioni presentano piccole infiorescenze, richiamando il fiore di mandorlo, allusione alla verga fiorita di Aronne, come nell’incisione seicentesca (fig. 2a). Tale è l’elemento decorativo dell’abito del santo, e il mazzolino nella mano del Bambino Gesù, che si osservano nella statua (fig. 2b) di Chiusa Sclafani (Palermo). Il giglio, simbolo di purezza, compare successivamente abbinato al santo, e ne caratterizzerà definitivamente la figura, prevalendo sull’altro elemento iconografico.
San Giuseppe Patrono dei Lavoratori e la Devozione Popolare
Le istanze di una religiosità vicina alla sfera del vissuto avevano suscitato fin dal medioevo, grazie alla spiritualità francescana soprattutto, esperienze aggregative che si affidavano al patrocinio di Maria e dei santi. Le Compagnie di Arti e mestieri si posero anticamente sotto il patrocinio di un santo eletto per affinità di mestiere, o per le sue specifiche prerogative e attributi; i falegnami elessero san Giuseppe quale patrono. Un esempio è costituito dal medaglione confraternale della Congregazione di San Giuseppe a Castroreale. Ad Augusta è custodito nella chiesa della Venerabile Confraternita dei legnaioli, varcaroli e mastri d’ascia, un insieme di pregevoli opere di oreficeria, tra cui il medaglione argenteo con la Sacra Famiglia per le cerimonie solenni, e due bastoni argentei del XVIII sec. L’enciclica di Leone XIII Quamquam pluries del 1889, sul culto riconosciuto al santo, “modello specialmente ai lavoratori”, prescriveva una Orazione a San Giuseppe: la preghiera è stampata sul retro di gran parte delle immaginette coeve e di inizio Novecento.
Le stampe popolari esprimono le forme della devozione, manifestando per immagini il sentimento di prossimità e affidamento spirituale che al santo veniva riconosciuto. Spiccano, in quest’ambito, le raffigurazioni di san Giuseppe con il Bambino in braccio, di cui si prende in esame in primo luogo una stampa del XVIII sec., che trova corrispondenza con immaginette di larga diffusione, documentate in una collezione siciliana. La rappresentazione di san Giuseppe che tiene per mano il Bambino, di cui si conosce un’ampia produzione statuaria, è testimoniata da un’incisione dell’Archivio di Stato di Catania, e del Museo Pitrè. Ispirata a un quadro del Murillo (1617-1682) questa stampa devozionale è di particolare efficacia espressiva: il soggetto venne ampiamente riproposto, tra Ottocento e Novecento nelle immagini e negli oggetti devozionali, tra cui uno scapolare. Affine a questo genere rappresentativo, il quadro del pittore E. Reffo, ripreso nell’immaginetta realizzata in occasione dell’erigenda chiesa di S.Giuseppe a Bari per sollecitare le offerte dai fedeli, in cui si esplicita il testo della benedizione apostolica del pontefice Pio X, che è datata 29 Maggio 1912.
Il Concilio Vaticano I e la Nuova Iconografia
Allo sviluppo dell’iconografia nel XVII secolo, seguì un periodo difficile, segnato dal declino dell’arte sacra. L’iconografia giuseppina conobbe una nuova stagione nel XIX sec., con l’avvenimento più importante del secolo e della storia del culto di san Giuseppe: il Concilio Vaticano I, col decreto Quaemadmodum Deus, lo proclama “Patrono della Chiesa Universale” l’8 dicembre 1870. Si affermarono nuove tipologie, specie col santo in gloria, associato alla basilica di San Pietro, come si vede in una stampa popolare e nell’immaginetta del 1900, edita a Palermo dall’editore G. Pantaleone. Il servo di Dio P. Eugenio Reffo, cofondatore della Congregazione del Murialdo, curò la prima biografia del fondatore, e numerose pubblicazioni devozionali, tra cui la Novena del Patrocinio di San Giuseppe, del 1929; tra le varie Meditazioni, troviamo anche quella su “San Giuseppe Patrono delle S. Comunicandi”. La devozione proposta dal Reffo è all’origine di una nuova iconografia, in cui san Giuseppe figura patrono dei Comunicandi. Coeve le immaginette illustrative del patrocinio sui bambini.

Il Presepe Italiano e le Sue Tradizioni Artistiche
L'Italia nel mondo è conosciuta anche per i suoi presepi. Non è un caso che il nostro Paese e la Spagna con la sua celebrata «Scuola catalana», siano unanimemente considerati i massimi esempi di quest'arte. Questione di stili, ovviamente; ma anche di costumi, tradizioni, paesaggi e dimensioni. Dai più piccoli diorami spagnoli che possono raggiungere i sei centimetri tra grotta e paesaggio; ai più mastodontici presepi del barocco italiano dalle dimensioni ragguardevoli a scena fissa. In quanto a bravura, il verdetto è lasciato alla storia, senza voler dimenticare la differente scuola ceca, slovacca, polacca, sudamericana, africana ma anche filippina. Da anni ormai si è consolidata l'abitudine di presentare un po' ovunque le rassegne presepistiche, una delle quali è per originalità e grandezza la più popolare nel mondo: quella di Verona.
L'annuale rassegna scaligera che presenta sempre nuove opere d'arte provenienti da tutto il mondo, espone anche esempi di presepi contemporanei, frutto dell'ingegno di autori moderni che sono, forse, la futura storia del presepio. Accantonate le stoffe preziose del Settecento, si è ritornati ai materiali poveri di questa epoca: legno, terracotta, vetro, ma anche plastica, polistirolo, vetroresina quasi a dire che il linguaggio evangelico prosegue la sua strada sulla scia della storia antica, presente e anche futura.

Il Presepe Oggi: Un Messaggio Eterno di Pace e Semplicità
Ogni anno esce dall'ombra di una soffitta la luce del Natale. È quella del presepio, ovviamente! Di lui hanno parlato intere generazioni. Così come noi continuiamo ad allestirlo nell'angolo di casa dove, per fare Natale, basta una grotta con dei pastori e la stella cometa. È così da sempre, perché quel piccolo mondo ricostruito della Palestina di duemila anni fa, continua ad avere un suo segreto. Abbiamo provato a chiederlo ad un maestro di presepi: uno di quelli che parlano poco come se il silenzio delle loro statue, delle montagne in carta pesta o delle case di sughero, parlassero al suo posto. La sua risposta è stata immediata: «Il presepio - ha spiegato l'anziano maestro - è un piacere! Un piacere pensarlo, costruirlo e, infine, contemplarlo dopo mesi di lavoro». Il suo segreto è di quelli semplici quanto efficaci. È la forza della tradizione che l'ha reso principalmente un'emozione, una passione, un amore per ciò che si crea e si vuol trasmettere.
Basta che osserviate i bambini quando si trovano di fronte ad una di queste rappresentazioni natalizie. I loro volti diventano come quelli dei personaggi del presepio napoletano: semplici e particolari, avvolti nel più assoluto silenzio. È quanto avviene anche tra gli adulti: la parola lascia spazio ad un silenzio «cosmico» concentrato sulla scena della Natività. È una finestra sul tempo, sull'arte nonché su un modo di pregare che si esprime straordinariamente anche con il semplice silenzio. Siamo nel mondo dei simboli, dei personaggi di gesso che vanno verso la grotta, degli angeli celesti o degli animali che riscaldano la culla. Li accompagna la nostra memoria, quel nostro ricordo che si rifà alle parole del «Verbo che si fece carne per dimorare tra noi». È il presepio dalle infinite interpretazioni; è il mondo di quel vecchio presepista che non si è arricchito con i presepi. Non ha venduto la sua arte al commercio. Sa di essere un maestro la cui firma è insignificante di fronte a ciò che sta rappresentando. Il presepio non è solo l'opera di un artista, è semmai la creatività che esprime la nascita dello stesso Creatore. Un evento straordinario che offre spunti infiniti: per la scultura, la pittura, la poesia. L'Italia resta per questo un esempio nella storia universale: da Giotto al Ghirlandaio, da Caravaggio fino ai pittori romantici dell'Ottocento.
Il presepio è cultura e tradizione insieme: povertà e mistero, silenzio ma anche grido, bellezza ed emozione, impotenza ma anche forza, vitalità quanto icona. È l'imago mundi del Natale, come la pensò il Poverello di Assisi che ideò il primo presepio storico a Greccio, nel 1223. San Francesco, che conosceva l'arte del comunicare, volle realizzare una sacra rappresentazione corale. Intendeva rendere visibile il Mistero a tutti. Chiamò a sé i frati e i fedeli dicendo: «Voglio rappresentare quel Bambino nato a Betlemme come se in qualche modo avessi davanti agli occhi le difficoltà di un neonato, posto in una greppia tra l'asino e il bue». La gente accorse in massa per allietarsi di una gioia mai provata prima. Ecco da dove nasce il godimento da cui attinge da sempre il vero presepista: sia il maestro d'arte, sia colui che lo allestisce nella forma più semplice e istintiva. Francesco certamente non immaginava cosa sarebbe successo dopo la notte di Greccio. A lui bastava quella felicità; quel momento buio dove l'oscurità s'illuminava alla luce del Mistero.
In ogni presepe, sopravvive ancora oggi questo spirito puro e semplice e nello stesso tempo complesso. È il mondo dove Dio ha scelto di mettere la sua tenda: un mondo che cambia seguendo il tempo, gli stili, le idee, come mostrano le diverse tipologie di presepio nella storia. La piccola Betlemme delle nostre case, vive ancora di quei ricordi, di quelle emozioni che sanno parlare ai cuori della gente. La grotta, in fondo, può essere quel profondo che è in noi. La culla del «Divin Pargoletto» sono i nostri sentimenti, i nostri pensieri. È questa interpretazione che ha fatto della cultura presepistica, un ricettacolo infinito d'ispirazioni. Basti pensare alle decine di rassegne che ogni anno sono allestite nelle maggiori città italiane e del mondo. Lì, si trovano presepi tradizionali, artistici, storici, ma anche contemporanei, moderni, originali, che provano una creatività tutt'altro che assopita. «Tutto concorre al bene», dice la Bibbia, e tutto va verso quel Bene che è la centralità di ogni Natività. Comunque lo si veda o lo si interpreti, il presepe non è mai stato spiegato nella sua totale interezza. È certezza, mistero profondo. Inoltre rimane lontano dalla logica del consumismo. Il suo messaggio è un altro: la semplicità dei cuori. Non c'è arte che si possa paragonare all'umiltà di un presepio. Le luci, gli effetti, i movimenti meccanici che animano le statue, la cometa che sfreccia nel cielo, la neve che cade sono l'evoluzione di questo mondo tecnologico che non risparmia nemmeno l'aspetto Divino. Ma l'autentico messaggio che arriva da quel bambinello povero è sempre lo stesso: «Ma voi chi dite che io sia?». Il linguaggio universale del presepio si rigenera anche quando la grotta moderna può trasformarsi nel cratere lasciato dalla tragedia di New York. In quell'abisso di povertà umana, in cui anche le statue sembrerebbero superflue, lasciamo che siano almeno gli angeli a continuare a cantare l'annuncio: «Pace in terra agli uomini di buona volontà», come avviene in tutti i presepi del mondo.