San Siro: Il Cuore Pulsante tra Calcio e Musica

Viene scritta una nuova pagina della storia di San Siro, gigante di cent'anni costruito nel 1925. Gli anelli, le torri e il primo gol del milanista "Pin" Santagostino, ma vince 6-3 l'Inter (che fino al 1947 non ci giocava). Le luci di Vecchioni e il mondo nella cerimonia di apertura del 1990, Pelé, la boxe e Bob Marley, pieno a luglio con la samba per Dinho e pieno all'alba post triplete.

Quando ti alzi la mattina, quel giorno, è un giorno diverso da tutti gli altri. È il giorno che vai allo stadio. È il giorno che vai a San Siro. Zaino in spalla, sciarpa d'ordinanza, rossonera o nerazzurra. Il cuscinetto anni Ottanta, sempre lo stesso. E quindi si parte, in macchina dalla provincia, col treno, in tram o col metrò, con l'accento sulla o finale.

Veduta aerea dello Stadio Giuseppe Meazza a Milano

Altri tempi, perché lì ad attenderti c'è un gigante di quasi cent'anni. È il 1925 quando il Presidente del Milan, Piero Pirelli, sollecita la costruzione di uno stadio calcistico vicino all’Ippodromo per il Trotto. L'ispirazione è inglese, lontano da come lo conosciamo oggi. Ci vogliono tredici mesi e cinque milioni di lire. Alcuni, appunto, oggi lo raggiungono da via Ippodromo. Si chiama così perché lì ci corrono i cavalli. Due grandi parcheggi, si fa angolo svoltando a sinistra lungo via Patroclo. Una lunga camminata mentre l'odore di carne alla griglia inizia ad avvolgerti come una coperta. Per sempre sarà l'odore della partita, una madeleine di Proust. Tutti a sinistra, lungo un muro sormontato dall'edera. Entri nella stretta via Achille. Amici che parlano, un bimbo tiene la mano del papà. Sta per succedere qualcosa, è una strana sensazione, sfumata. Uno sfarfallio alla periferia dei sensi. Giri l'angolo. Lo vedi. San Siro è un gigante che ti guarda. I suoni ti arrivano in faccia come se qualcuno avesse aperto una porta. Tantissime persone, tantissimi colori. Oggi come ieri, il profumo di storia ha accompagnato generazioni di tifosi. Gli interisti come Gaber e i milanisti come Jannacci. Tutti simboli di una città sempre in movimento.

L'evoluzione architettonica: da 55mila posti a 85mila

Lo era anche il 19 settembre del 1926, l'inaugurazione. La prima partita, ovviamente, un derby. Nel 1935 il Comune di Milano acquista lo stadio. Iniziano i primi lavori. Più posti, più spazio, perché Milan l'è un gran Milan, Milano è una grande Milano. Nascono quattro curve di raccordo tra le tribune. La capienza aumenta a 55mila.

Nel 1955 viene realizzato il secondo anello. I posti diventano quelli attuali (o quasi): 85mila, 60mila a sedere. Tra Cinquanta e Sessanta si veste di luce come le sue due squadre, che di lì a poco saliranno sul tetto d'Europa (l'Inter in una finale giocata proprio lì): prima l'impianto di illuminazione (1957), dieci anni dopo il tabellone luminoso. Il maxi-schermo oracolo che, smartphone ante litteram, annuncerà i gol delle altre partite d'Italia. Gli anni Ottanta a Milano sono un'altra cosa. Milano è da bere, la moda e la finanza, il fenomeno yuppies e i paninari, il fitness, si fa un passo nella direzione opposta delle lotte del decennio precedente. Si corre e si guarda a una nuova era mentre, lo stadio della città, guarda al passato.

Dettaglio delle torri del terzo anello di San Siro

Nel 1990 si giocano i Mondiali a casa nostra al termine di una stagione dove il Milan di Sacchi ha appena vinto la seconda Coppa Campioni consecutiva, un anno prima l'Inter dei record di Trapattoni ha frantumato qualsiasi primato conosciuto. La Juve ha vinto la Coppa Uefa in finale contro la Fiorentina e la Samp ha vinto la Coppa delle coppe. In Serie A si gioca un Mondiale ogni weekend. C'è tutto il mondo, quel giorno, a Milano. 8 giugno 1990, la cerimonia di apertura. Intanto lo stadio è cambiato: proprio per il Mondiale il Meazza si rinnova ancora. Terzo anello, nascono le torri che, popolate da tifosi, danno vita a un'illusione ottica psichedelica. I seggiolini diventano 85.700, tutti a sedere.

San Siro come teatro globale e crocevia di leggende

San Siro, quindi, è come lo conosciamo oggi. Il terzo italiano in attività per anzianità, dopo il Penzo di Venezia (1913) e il Tardini di Parma (1924). Si giocano quattro finali di Coppa dei Campioni/Champions League, nel 1965 il secondo successo della Grande Inter di Herrera è a Milano: 1-0 al Benfica, segna Jair. Si giocano anche quelle del 1970, 2001 e 2016, vincono Feyenoord, Bayern e Real. Ma anche una semifinale Mondiale. Non nel 1990, quando l'Italia sfidò l'Argentina di Maradona nello stadio che oggi porta il suo nome. Si gioca il 3 giugno 1934 tra Italia e Austria. La prima volta nel 1963, Brasile contro Italia, amichevole. Pochi giorni dopo il Milan festeggia la sua prima Coppa dei Campioni sfidando il Santos. Fu una festa popolare, sembrava un marziano atterrato tra i terrestri. Una leggenda, già due volte campione del mondo, che arrivava da un calcio molto lontano, di quello che devi correre a vedere coi tuoi occhi per poterci credere.

Com’è cambiato San Siro in 100 anni? L’incredibile evoluzione della Scala del Calcio

San Siro è ed è stato vita, colori, musica, felicità e concerti: era il 27 giugno del 1980, in centomila per Bob Marley, tutti a cantare un inno di libertà. Nel caldo torrido del pomeriggio aprirono la giornata due giovani esordienti, Roberto Ciotti e Pino Daniele. E poi, prima o dopo, David Bowie, i Genesis, Madonna, Dylan, Santana, i Rolling Stones, gli U2, Michael Jackson, i Depeche Mode. Bruce Springsteen, il primo storico concerto milanese del Boss si intreccia col pallone, visto che soli due giorni dopo Milan e Inter scendono in campo per una semifinale di Coppa Italia. San Siro è uno stadio che attraversa la storia. Nel 1961 80mila persone assistono alla sfida per il titolo mondiale dei pesi welter junior tra lo sfidante italiano Duilio Loi e il detentore portoricano Carlos Ortiz. E altre grandi occasioni, anche quando la città non lavora. Erano in 40mila persone, a Milano, a luglio. Oppure quasi tutto esaurito, quando la città si sta ancora risvegliando. Milano punta la sveglia presto ma non quella notte: nessuno aveva dormito per non svegliarsi da un sogno chiamato triplete.

La musica come identità: il legame viscerale tra campo e spalti

A un secolo di distanza dalla sua 'nascita', arriva un nuovo capitolo. Oltre agli inni, vero marchio sonoro dell’identità delle squadre di calcio, la musica negli stadi delle big di serie A ha sempre avuto un valore simbolico e rituale in grado di creare un legame viscerale tra il campo e gli spalti. Le playlist che accompagnano i riscaldamenti prepartita, quando si sale sulle tribune o sulle gradinate, si scalda la voce, si sorseggia una birra mentre la tensione cresce, portano con sé più di una storia: raccontano del rapporto unico, inscindibile, tra il team e la città, promuovono scene musicali, seguono le hit di tendenza, diventano sottofondo per cori da brivido.

Il Diavolo, e non poteva essere altrimenti, entra sulle note di Symphaty For The Devil dei Rolling Stones. San Siro indossa l’abito rossonero, infuocato, del Diavolo quando scende in campo il Milan. Appena i giocatori toccano il prato, il brano musicale di riferimento è solitamente Highway to Hell degli AC/DC, un omaggio ai «diavoli rossoneri»). Si resta in tema anche con il saluto alla mascotte ufficiale, Milanello, associando canzoni come Diavolo in Me di Zucchero. Le playlist del riscaldamento del Milan vengono riviste per ogni partita in base alle classifiche, alle canzoni di tendenza (sui social media o tra i fan), al periodo dell’anno e alle richieste dei giocatori. Alcuni esempi recenti includono: il remix di Sarà Perché ti Amo dei Ricchi e Poveri, Cenere di Lazza, E la vita, la vita di Cochi e Renato e Freed from Desire di Gala.

Concerto rock a San Siro con il pubblico illuminato

Con l'Inter, invece, "Ho fatto un sogno". Come quando a San Siro, vestito di nerazzurro, risuonano i pezzi storici che caratterizzano l’identità più profonda della squadra. A partire da C’è solo l’Inter, l’inno ufficiale composto da Elio e Graziano Romani. L’atmosfera della Scala del calcio diventa unica, a tratti romantica, con Ogni volta di Vasco Rossi, tifoso interista così come lo è Ligabue, la cui hit Urlando contro il cielo scatta puntuale ogni volta che i nerazzurri segnano un gol. Dall’Inter raccontano che spesso la musica dello stadio segue un concept specifico: la vittoria del 20esimo scudetto ha aperto il filone "I am to stars". E così A sky full of stars dei Coldplay ne è diventata colonna sonora perfetta. Ma soprattutto è intenso il connubio tra i nerazzurri e i suoi cantanti tifosi: Madame, Rose Villain e Tananai hanno unito le voci, e i loro forte “interismo”, per celebrare la vittoria dell’ultimo scudetto.

La Scala del Rock: oltre il calcio

Dici il nome di uno stadio e ti viene in mente la musica. Per gli amanti del pop e del rock San Siro a Milano è lo stadio dei grandi eventi. Ed è “La Scala del rock” come disse Mick Jagger dei Rolling Stones negli anni 90. Ma la sua storia con i raduni di massa era iniziata nel decennio precedente, il 27 giugno del 1980, e ad aprire le danze fu Bob Marley. Da allora, quello stadio che per più di cinquant’anni era stato unicamente “La Scala del Calcio”, si apriva agli eventi musicali e diventava lo scenario più ambito per le esibizioni dei più grandi interpreti della musica rock e pop italiana e internazionale.

Come dice bene il libro “San Siro Rock. Storia dei concerti nello stadio di Milano che ha cambiato la prospettiva della musica in Italia 1980-2020” di Massimiliano Mingoia, dal 1980 all’estate del 2019 allo stadio “Giuseppe Meazza” si sono svolti 130 concerti e sono saliti sul palco 51 artisti tra cantanti o band, di cui 30 italiani e 21 stranieri. Edoardo Bennato è stato il primo cantante italiano a riempire San Siro nel luglio 1980. Ma tecnicamente il primo italiano a salire sul palco dello stadio fu il cantautore romano Roberto Ciotti seguito lo stesso pomeriggio del 27 giugno 1980 dal cantautore napoletano Pino Daniele. Facevano da supporto a Bob Marley nel primo concerto nello stadio milanese.

Il lavoro di Mingoia ha vagliato tutte le carte e i ricordi possibili di questi concerti, alcuni addirittura misteriosi e citati solo in quotidiani dell’epoca, e li ha messi tutti in rassegna con piglio documentaristico molto interessante. Per i fenomeni giovanili che hanno causato svenimenti ed episodi di eccitazione collettiva, ha addirittura raccolto le memorie del medico dello stadio, il dottor Furio Zucco. Prima di partire con l’analisi dei concerti, Mingoia fa anche una ricostruzione storica di tutte le location di aggregazione all’aperto nella città di Milano. Un’operazione che in Italia non era stata ancora fatta.

Grafico che mostra la crescita del numero di concerti a San Siro negli anni

Amiche per l’Abruzzo è stato un concerto di iniziativa benefica, voluto e organizzato da Laura Pausini, che si è svolto il 21 giugno 2009 allo Stadio San Siro di Milano. Finora è stato l’unico evento musicale benefico nella storia dello stadio. Chi sono i “primatisti” della Scala del Rock? Posso sintetizzare così: restano negli annali gli show di Vasco, Ligabue e Springsteen, perché sono i primi tre nella classifica delle “presenze”. Ma, naturalmente, anche il primo in assoluto, Bob Marley, 27 giugno 1980, Edoardo Bennato, 19 luglio 1980, il primo dei Rolling Stones il 10 giugno 2003. Il primo di una donna da protagonista, Laura Pausini, 2 giugno 2007, la prima volta di una band italiana, Negramaro, 31 maggio 2008.

Le band che hanno fatto la storia del rock e del pop internazionale hanno trovato in San Siro la loro casa milanese. È l’unico stadio italiano che Springsteen cita nella sua biografia. Nel 1986 a San Siro ci fu il “Milano Suono Festival” con i Simple Minds e altri artisti tra cui Chris Rea, Gary Moore, Balaam and The Angel, Al Jarreau e George Benson, organizzato da Claudio Trotta. Nell’estate 2011 arrivano in Italia, a 15 anni di distanza dal clamore iniziale, i Take That riuniti con Robbie Williams. Lo show, che si apre con il supporto di lusso dei Pet Shop Boys, è l’unico nella storia di San Siro ad essere sdoppiato, con una parte dedicata a Robbie Williams solista.

È un libro che parla di eventi e ricordi che hanno formato le nostre vite. Quando è uscito il volume, Vasco Rossi ha fatto un post dicendosi orgoglioso del suo primato. Lui deve molto a San Siro e lo stadio deve molto a lui perché è stato molto pubblicizzato da quando ci ha messo piede la prima volta negli anni 90. Mi piace anche ricordare Max Pezzali, che aveva venduto tantissimo per il suo debutto nello stadio nel 2020 ma che non ha potuto godersi il suo spettacolo per via della pandemia. E anche nel 1985, lo dice lui stesso, non entrò a vedere Springsteen. Aveva un solo biglietto e rinunciò perché la ragazza con cui stava non riuscì a procurarsene uno. I possessori dei fan token hanno espresso la propria preferenza in un sondaggio: la hit di Ligabue continuerà ad essere suonata a San Siro. I tifosi hanno deciso e ora sono già chiamati a una nuova scelta. Il rapporto tra l'Inter e le canzoni che si sentono allo stadio è in queste settimane strettamente legato al mondo dei fan token, con i sostenitori nerazzurri che stanno votando a più riprese i sondaggi proposti dalla piattaforma in collaborazione con il club. Il primo, già chiuso, è quello sulla "goal song" del Giuseppe Meazza. Prima di tutto conviene partire da ciò che già è certo: Urlando contro il cielo di Ligabue resterà la canzone dei gol del Meazza, sebbene non venga usata in ogni occasione. I possessori dei gettoni digitali hanno infatti optato per la tradizione, con il 53,12% dei votanti che hanno detto "no" a un cambio di brano.

tags: #prepartita #milan #musica