L’ambiente plasma costantemente il sistema nervoso centrale fin dal periodo prenatale. L’esposizione precoce ad eventi avversi può determinare svariate conseguenze sia nell’immediato che a lungo termine. Un ambiente arricchito ottenuto grazie all’ascolto della musica favorisce la maturazione del SNC già all’interno dell’utero: oltre alla migliore reattività fetale durante la stimolazione, la musica incrementa l’attività cerebrale, evidenzia un maggior rendimento nella valutazione neurocomportamentale alla nascita e, più in generale, produce un migliore stato di benessere nella madre e nel neonato. I risultati documentati nella rassegna testimoniano l’importanza degli stimoli ambientali per lo sviluppo del cervello nel periodo perinatale e gli apporti benefici della stimolazione musicale che possono prevenire i principali disturbi neurocomportamentali del bambino, causati da esperienze negative in epoca precoce.
L'Influenza Musicale in Età Prenatale: Un Legame Profondo
Fino a qualche tempo fa non si conosceva il ruolo fondamentale della segnalazione epigenetica placentare nella programmazione del neurosviluppo. Le ricerche sul comportamento dei bambini piccoli e gli studi sulle ninne nanne indicano che sin dalla nascita esiste una predisposizione musicale. La musica ha un influsso positivo sui bambini fin dall’epoca prenatale. Come è noto, ancor prima di maturare un apparato uditivo, il feto è in grado di percepire gli stimoli sonori che gli arrivano dall’esterno sotto forma di vibrazioni. Da questo punto di vista, dunque, la musica favorisce, nel bambino, la capacità di ascolto e interpretazione degli input esterni e la regolazione delle proprie reazioni in risposta a questi.

Durante il periodo prenatale, le modifiche epigenetiche placentari, indotte dall’ambiente intrauterino, sono state trovate significativamente associate agli esiti dello sviluppo neurocomportamentale alla nascita. Particolari disfunzioni dell’ambiente materno possono determinare alterazioni nei segnali placentari, con conseguenze negative che permangono anche durante l’infanzia. Queste possono risultare diverse sulla base del genere del feto, del periodo e dei tempi di esposizione ad eventi avversi. L’ascolto di note e melodie genera, infatti, una serie di stimoli favorevoli per lo sviluppo emotivo dei piccoli, fin da quando sono ancora nella pancia. La musica può inoltre rafforzare la comunicazione e il legame affettivo con la mamma: l’effetto di benessere e rilassamento che le note hanno su di lei si propaga infatti fino al feto, trasmettendogli calma e serenità.
Oltre l'Uturo: I Benefici Musicali per il Neonato
Anche dopo la nascita, la capacità dei neonati di rispondere alla musica è legata a numerosi vantaggi. Dal punto di vista cognitivo, la musica stimola i centri cerebrali responsabili dell’elaborazione del suono, della memoria e del ragionamento spaziale. Questo può incentivare la capacità di memorizzazione e di concentrazione nei neonati, e potenziare la loro futura predisposizione all’apprendimento. Non solo: l’ascolto di canzoni e filastrocche espone i bambini a una vasta gamma di suoni e li aiuta così a distinguere e assimilare nuovi fonemi, facilitando in loro l’acquisizione del linguaggio.
La musica è un canale efficace per la manifestazione e la modulazione delle emozioni. Grazie al suo effetto calmante e ricreativo, riduce i motivi di stress che possono disturbare la quiete dei neonati creando un’atmosfera rilassata e accogliente capace di indurre un senso di sicurezza e benessere. Sul piano relazionale, l’ascolto condiviso della musica contribuisce all’interazione tra i neonati e i genitori o le figure che se ne prendono cura, rinsaldando il loro legame affettivo.

L'Effetto Mozart e la Stimolazione Cognitiva
La musica classica ha effetti positivi sullo sviluppo cognitivo dei bambini. Questa affermazione è stata dimostrata in anni di ricerca ed è ormai di dominio pubblico tra la maggior parte dei genitori. Suonare musica classica è uno degli strumenti che possono essere utilizzati per migliorare l’apprendimento. La scelta della musica classica come colonna sonora per stimolare la creatività e l’apprendimento è dovuta principalmente alla cadenza delle sue melodie.
L'"Effetto Mozart" è una teoria nata nei primi anni Novanta secondo la quale la musica del noto compositore genererebbe una serie di benefici negli esseri umani in generale e nei bebè in particolare. Il metodo Tomatis consisteva nell'utilizzare le melodie di Mozart per curare alcune patologie nei bambini e negli adulti. Secondo l'autore, ascoltare la musica di Mozart potrebbe avere effetti terapeutici sul cervello e favorirne lo sviluppo. Dopo aver introdotto il concetto di "Effetto Mozart", gli scienziati hanno approfondito gli effetti descritti dai primi teorici nelle loro opere. Secondo Tomatis, la musica di Mozart "dà un senso di libertà e rettitudine che ci permette di pensare, respirare e riflettere con facilità".
Anni dopo, gli esperimenti condotti dai fisici Gordon Shaw e Frances Rauscher dimostrarono che l’ascolto della Sonata in re maggiore per due pianoforti (KV 448) causerebbe un temporaneo aumento delle capacità cognitive in un gruppo di volontari. Si tratta naturalmente di una semplificazione, anche se i benefici che derivano dall’ascolto dalla musica classica e in particolare delle sue opere sono tantissimi. La musica stimola la creatività dei piccoli, perché aiuta la mente a fluire, aumentando contemporaneamente la capacità di concentrazione del bambino. Se abituiamo i nostri figli ad ascoltare Mozart, anche come sottofondo, mentre giocano o disegnano, li aiuteremo a migliorare la loro capacità di concentrarsi su quel che stanno facendo.
Questo tipo di musica stimola l’udito del bambino e di conseguenza la sua capacità di apprendimento. Se un piccolo viene immerso nella musica fin dai primi giorni di vita, avrà migliori facoltà uditive in seguito, quando dovrà imparare a differenziare le diverse melodie o comprendere una lingua straniera. Attraverso le imitazioni dei suoni musicali, i bambini usano il linguaggio in modo intuitivo e spontaneo. La musica, però, non si limita a far "risuonare" il cervello, ma può anche contribuire a svilupparne la struttura e a modificarne il funzionamento nel corso dell’infanzia.
Musica in Terapia Intensiva Neonatale: Un Supporto Cruciale
In ambito di terapia intensiva neonatale, gli effetti della stimolazione musicale sono stati indagati in relazione a parametri psicofisiologici, al dolore, alla crescita e all’alimentazione. Recentemente, pochi studi si sono concentrati sugli effetti di interventi musicali sulla struttura e funzione cerebrale, sugli esiti di sviluppo a breve e lungo termine.
Un aspetto fondamentale è la gestione del dolore neonatale. Fare ascoltare musica classica ai neonati può anche ridurre la loro sensazione di dolore durante un prelievo del sangue o ai test diagnostici a cui sono sottoposti dopo la nascita. Contrariamente a quanto si pensava fino a qualche tempo fa, i bambini possono provare sensazioni di dolori già dalla ventiquattresima settimana di gestazione. I ricercatori hanno misurato i livelli di dolore raggiunti durante il test del tallone a 100 neonati. Questo esame non invasivo viene praticato a 2-3 giorni dalla nascita per verificare l’eventuale presenza di alcune malattie. Gli esperti hanno fatto ascoltare a 54 bambini che avevano due giorni di vita una ninna nanna di musica classica per 20 minuti prima e durante la puntura del tallone. Gli altri 46 neonati hanno fatto l’esame senza ascoltare la musica. Il brano scelto era “Deep Sleep”, parte della raccolta “Bedtime Mozart: Classical Lullabies for Babies“. I ricercatori hanno utilizzato una scala per il dolore, in cui 0 indicava la totale assenza di sensazioni negative e 7 segnalava il massimo del dolore. La differenza è quindi significativa, ma è diventata ancora più importante quando i ricercatori hanno misurato la sensazione di dolore due minuti dopo la puntura. I vantaggi di questo approccio sono molti. Innanzitutto la musica classica non ha effetti collaterali, a differenza di farmaci che potrebbero essere utilizzati per lenire il dolore.

Struttura Cerebrale e Funzionamento: L'Impatto della Pratica Musicale
Attraverso complesse misurazioni dello spessore e dell’estensione della sostanza grigia della corteccia cerebrale (la parte più esterna del cervello), è stato appurato che nei bambini che avevano fatto pratica musicale la sostanza grigia, che contiene i neuroni, era decisamente più voluminosa. È noto da tempo che l’ascolto di un brano musicale, si tratti di musica classica o di una semplice canzonetta, suscita emozioni che attivano in prevalenza l’emisfero destro. Ciò non stupisce, perché questo emisfero è coinvolto anche nell’intonazione del linguaggio ed è responsabile dell’enfasi emotiva, delle pause, delle sottolineature che impartiamo al parlato. La situazione è invece più complessa se consideriamo una persona - un bambino o un adulto - in grado di leggere la musica, comprenderne la struttura, comporla: in questo caso entra in funzione anche l’emisfero sinistro, in cui sono localizzate le aree del linguaggio da cui dipendono, appunto, la comprensione e composizione di un testo musicale.
La semplice lettura di quest’ultimo attiva i centri motori del cervello responsabili di quei movimenti delle mani necessari all’esecuzione di un brano da parte di un pianista o di un violinista. I risultati di studi recenti basati sull’uso della risonanza magnetica funzionale (che valuta cioè la funzione di un organo) hanno indicato che quando ascoltiamo la musica vengono “trascinate” anche le aree motorie del cervello, ovvero quelle regioni della corteccia frontale in cui sono localizzati i neuroni che impartiscono i comandi motori ai muscoli. Nel corso dell’ascolto musicale questi neuroni si attivano e sembrano dar luogo a movimenti preparatori, come se dovessimo danzare. In sostanza, la musica ha un effetto globale sul cervello e nel corso dell’infanzia può modificare la cosiddetta “riserva cognitiva”, migliorando così la capacità di contrastare eventuali deficit cognitivi durante la terza età. La pratica musicale in età infantile-giovanile è quindi una valida strategia per potenziare le capacità cerebrali. Uno studio svolto presso l’Università del Kansas ha infatti confermato che le capacità cognitive di chi ha praticato precocemente la musica si ripercuotono positivamente sulla terza età, il che è molto importante se si considera che la vita media si sta progressivamente allungando e che le malattie degenerative del sistema nervoso sono in aumento. Dunque, tanto prima si fa pratica musicale, tanto meglio è per il cervello: suonare uno strumento coinvolge numerose funzioni cerebrali, da quelle linguistiche a quelle sensoriali e motorie, oltre a potenziare funzioni come attenzione e memoria.
L 'influenza della musica nello sviluppo del bambino
Quale Musica Scegliere e Come Ascoltarla
Che musica far ascoltare ai neonati? Quali canzoni cantare ai neonati? Il criterio che dovrebbe orientare la scelta della musica da far ascoltare a un neonato è il coinvolgimento emotivo dei genitori o di chi altro la propone. I piccoli sono in grado di percepire le emozioni e l’attitudine altrui verso la musica e ne sono influenzati. È importante moderare il volume, per evitare sovrastimolazioni e garantire che l’ascolto rimanga un’attività piacevole e sicura, e ripetere più volte la stessa canzone per favorire l’apprendimento. Ninne nanne tradizionali sono un’altra scelta eccellente per la capacità di tranquillizzare e far addormentare i neonati. Le ninne nanne, in particolare, combinando il canto e il movimento oscillatorio, avvolgono il bambino in una sensazione di benessere essenziale per conciliare il riposo.
L'ascolto della musica classica stimola l'udito del bambino e di conseguenza la sua capacità di apprendimento. Se un piccolo viene immerso nella musica fin dai primi giorni di vita, avrà migliori facoltà uditive in seguito, quando dovrà imparare a differenziare le diverse melodie o comprendere una lingua straniera. Per far familiarizzare i bimbi con la musica classica è arrivato il nuovo Personaggio Sonoro Dolci Sinfonie di Mozart. Perfetto anche in una cameretta di un bebè per creare un ambiente rilassante, i bimbi più grandicelli lo adoreranno.
A conclusione della ricerca, sono stati considerati 26 articoli, risalenti agli ultimi 10 anni (2010-2020), che hanno soddisfatto i criteri di inclusione. L’ampiezza delle prove, dunque, consente di riporre fiducia nei risultati ottenuti, confermando che l'ambiente arricchito con la stimolazione musicale è uno strumento potente per favorire lo sviluppo del feto e del neonato, promuovendo benessere, apprendimento e resilienza neurocomportamentale.
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