La pertosse, spesso indicata con nomi evocativi come “tosse dei cento giorni” o “tosse asinina”, è una malattia infettiva di origine batterica altamente contagiosa. Causata dal batterio Gram-negativo Bordetella pertussis, questa patologia, sebbene possa manifestarsi a qualsiasi età, è generalmente più frequente nella prima infanzia, periodo in cui, nei casi più gravi, può condurre a complicanze severe, incluso il decesso, in particolare nei bambini molto piccoli. Negli adulti, al contrario, le conseguenze severe sono meno comuni, anche se la malattia può causare una tosse prolungata e fastidiosa. L'introduzione e la diffusione della vaccinazione hanno drasticamente ridotto l'impatto della pertosse sulla popolazione, trasformandola da un'epidemia dilagante in un problema sanitario primario oggi confinato prevalentemente nei paesi in via di sviluppo, dove i sistemi vaccinali sono ancora insufficienti.

L'Agente Eziologico e la Trasmissione
L'agente patogeno responsabile della pertosse è un bacillo Gram-negativo denominato Bordetella pertussis. È importante notare che non esiste un serbatoio ambientale o animale per la Bordetella; la sua trasmissione avviene esclusivamente da uomo a uomo, attraverso le secrezioni respiratorie. Al di fuori del corpo umano, il batterio sopravvive solo poche ore all'interno di tali secrezioni. La pertosse si diffonde con facilità attraverso starnuti, colpi di tosse o semplicemente parlando da parte di individui infetti, i quali disperdono nell'aria minuscole goccioline di saliva cariche di batteri. Chiunque inali queste goccioline può contrarre l'infezione. Altre specie di Bordetella, come la B. parapertussis e la B. bronchiseptica, possono causare una sindrome clinica simile alla pertosse, ma queste sono generalmente meno gravi. Non esistono portatori sani del batterio, ovvero persone che ospitano Bordetella pertussis senza contrarre la malattia; possono invece verificarsi, seppur raramente, casi in cui la malattia non presenta sintomi evidenti, rendendo più difficile il riconoscimento e il controllo della diffusione. Il rischio di trasmissione è maggiore durante la fase catarrale dell'infezione, ma in generale, l'infezione è contagiosa dalle prime manifestazioni fino all'inizio della convalescenza. Si stima che un bambino affetto da pertosse possa contagiare fino al 90% dei bambini suscettibili con cui condivide l'ambiente.
Periodo di Incubazione e Contagiosità
Una volta entrati in contatto con il batterio, inizia un periodo di incubazione che può durare da 6 a 20 giorni, con una media di 7-10 giorni, ma i sintomi possono talvolta insorgere anche a distanza di 2-3 settimane dall'infezione. Senza una terapia antimicrobica, il paziente è contagioso per gran parte del decorso della malattia. Tuttavia, un adeguato trattamento antibiotico può ridurre il periodo di infettività a circa 5 giorni dall'inizio della terapia. Trascorse tre settimane dall'inizio della fase parossistica, nei pazienti non trattati, il contagio si considera trascurabile.
Le Fasi Cliniche della Pertosse: Un Percorso Sintomatologico
La presentazione clinica della pertosse può variare in base all'età del paziente e al suo stato immunitario, ovvero il tempo trascorso dalla vaccinazione o da una precedente infezione naturale. La forma classica della pertosse, caratterizzata da parossismi di tosse, un urlo inspiratorio e vomito post-tosse, si manifesta tipicamente nei bambini non vaccinati di età inferiore ai 10 anni. In assenza di complicanze, la pertosse ha un decorso di circa 6-10 settimane e si articola in tre stadi distinti, che rappresentano un progressivo aggravamento e poi un lento recupero dei sintomi.
Fase Catarrale: I Segni Iniziali
Questa è la prima fase dell'infezione, può durare da una a due settimane circa. I sintomi che compaiono sono spesso simili a quelli di una classica infezione virale delle vie aeree superiori, rendendo la diagnosi in questa fase particolarmente sfuggente. Si manifestano sintomi lievi come malessere generale, raffreddore, starnuti, naso che cola con secrezioni che si fanno via via più abbondanti, lacrimazione, una tosse inizialmente secca e occasionale, e solo in alcuni casi una lieve febbre. Può esservi raucedine, ma la febbre si presenta raramente. Man mano che passano i giorni, tuttavia, la tosse diventa sempre più insistente e persistente, soprattutto di notte. È in questa fase che il trattamento antibiotico è più efficace nel ridurre la contagiosità e la durata della malattia, anche se non sempre garantisce una riduzione dei sintomi già presenti.
Fase Parossistica o Convulsiva: La Tosse Incontenibile e le Sue Manifestazioni
Dopo la fase catarrale, che dura anche fino a due settimane, segue la fase parossistica, il cui nome deriva dai violenti e incontrollabili attacchi di tosse che la caratterizzano. Questo stadio, che può durare da 30-40 giorni fino a dieci settimane o persino oltre due mesi in assenza di trattamento, è il più distintivo e severo della malattia. Gli attacchi di tosse sono molto frequenti, rapidi e violenti, quasi da togliere il fiato, e spesso persistono ininterrotti per diversi minuti, culminando in un'inspirazione profonda e prolungata che produce un suono acuto, il cosiddetto "urlo inspiratorio" o "urlo della tosse asinina" o "urlo della pertosse". Questo suono è dovuto all'occlusione della laringe e allo sforzo inspiratorio forzato che segue il violento accesso di tosse, sebbene non sia sempre presente, specialmente nei bambini vaccinati o nei lattanti.Gli accessi di tosse possono causare vomito post-tosse, spesso con espulsione di una grande quantità di muco denso e vischioso (che nei lattanti e nei bambini piccoli può essere deglutito o fuoriuscire dal naso sotto forma di grosse bolle), difficoltà respiratorie marcate, e nei casi più gravi, episodi di apnea (pause nel respiro) e cianosi (colorazione bluastra della cute e delle mucose per mancanza di ossigeno). Le difficoltà respiratorie di questa fase, in genere associate a casi di apnea e cianosi, si verificano spesso. Possono verificarsi anche episodi di sudorazione tra un accesso e l'altro, e gli attacchi sono spesso più fastidiosi di notte. La tosse può o non può avere caratteristiche accessuali e può essere accompagnata da soffocamento, vomito, cianosi e bradicardia (rallentamento del battito cardiaco) o tachicardia (accelerazione del battito cardiaco) se la malattia è grave. Gli attacchi di tosse aumentano di frequenza durante le prime due settimane, rimangono alla stessa intensità per due o tre settimane e diminuiscono gradualmente in seguito. Solo circa la metà dei soggetti con pertosse presenta il tipico sibilo.
TOSSE SECCA O SENZA CATARRO (Cause di una Tosse Stizzosa ed Irritativa)
Fase di Convalescenza: Verso la Guarigione
La fase di convalescenza dura da una a tre settimane, durante le quali si assiste a un progressivo miglioramento della condizione del paziente. Gli attacchi di tosse tendono ad attenuarsi, diventando meno intensi e meno frequenti, fino alla scomparsa graduale dei sintomi. Le condizioni del paziente migliorano lentamente ma completamente. Tuttavia, è possibile che la tosse si ripresenti o peggiori durante la convalescenza se insorgono nuove infezioni del tratto respiratorio superiore, a dimostrazione della fragilità residua delle vie aeree.
Presentazioni Atipiche: Variabilità Clinica
Le presentazioni atipiche della pertosse si verificano più spesso nei bambini piccoli e negli individui che sono stati vaccinati in precedenza, ma possono presentarsi in qualsiasi individuo indipendentemente dall'età e dallo stato di vaccinazione. Queste forme atipiche possono contribuire a non far riconoscere e diagnosticare un'infezione da Bordetella, facilitando così la sua diffusione in popolazioni a rischio. Negli adulti e nei bambini vaccinati, i sintomi sono spesso più lievi e talvolta è presente solo una tosse di lunga durata, che può persistere per più di tre settimane e non essere necessariamente parossistica. Questi casi lievi o asintomatici negli adolescenti e negli adulti rappresentano una fonte principale di contagio per i bambini. Nei bambini molto piccoli, in particolare quelli di età inferiore a 6 mesi, la pertosse può manifestarsi in modo anomalo: la fase catarrale può essere breve, la tosse parossistica può essere assente e sostituita da crisi di starnuti o da episodi di apnea, e la fase di convalescenza può essere più lunga. Negli adolescenti, la pertosse può essere asintomatica o associata a tosse prolungata, disturbi del sonno e difficoltà respiratorie.
Sintomi di Particolare Rilievo nei Lattanti e Nei Bambini Piccoli
Quando ad essere infettati dal batterio della pertosse sono i neonati, o comunque i bambini sotto l'anno d'età, questa patologia può diventare molto pericolosa e non deve essere assolutamente trascurata o sottovalutata. I neonati nei primissimi mesi di vita, quando ancora non hanno ricevuto la prima dose di vaccino o sono solo parzialmente vaccinati, corrono i pericoli più grandi. In questi piccoli pazienti, il tipico "urlo inspiratorio" può mancare; al suo posto possono manifestarsi assenza di respirazione (apnea), colorazione bluastra di cute e mucose (cianosi) e soffocamento. Gli attacchi di tosse e le pause nel respiro (apnee), che possono causare un colorito bluastro della pelle, sono più frequenti della tosse a urlo nei lattanti. Il vomito post-accesso di tosse è più comune nei bambini di età inferiore ai 12 mesi rispetto ai bambini più grandi. Anche la leucocitosi (aumento dei globuli bianchi) e l'ipertensione polmonare sono state osservate in questa fascia d'età. La gravità della malattia nei bambini piccoli è imprevedibile; il peggioramento clinico può verificarsi repentinamente con l'insorgenza di apnee, convulsioni, insufficienza respiratoria con necessità di intubazione e ventilazione meccanica, ipertensione polmonare e/o insufficienza cardiaca.
Le Complicanze della Pertosse: Un Quadro Clinico Complesso
Le complicanze della pertosse sono il motivo principale di preoccupazione e interessano soprattutto i bambini più piccoli e gli individui non vaccinati. Queste possono essere estremamente gravi e, in una percentuale non trascurabile di casi, fatali. La prognosi è particolarmente severa durante il primo e secondo anno di vita.

Complicanze Respiratorie: Otiti, Bronchiti e Polmoniti
Le complicanze più frequenti sono dovute a sovrainfezioni batteriche, che possono dar luogo a otiti (infezioni dell'orecchio), bronchiti o polmoniti. La polmonite, in particolare la broncopolmonite, è una delle complicanze più comuni e gravi, e rappresenta la causa più frequente di mortalità nei neonati e nei bambini piccoli affetti da pertosse. Circa un quarto dei bambini sviluppa polmonite, con conseguente difficoltà respiratoria. Le infezioni dell'orecchio (otite media) sono anche frequenti.
Complicanze Neurologiche: Un Rischio Serio
In una piccola percentuale di casi, la pertosse può causare danni neurologici permanenti. Questi sono principalmente dovuti alle apnee prolungate che si verificano durante gli attacchi di tosse violenta, le quali possono provocare anossia cerebrale (mancanza di ossigeno al cervello) o, addirittura, la morte del piccolo. L'emorragia, l'edema (gonfiore) e/o l'infiammazione cerebrale possono generare crisi convulsive, stato confusionale, danno cerebrale e disabilità intellettiva. Le crisi convulsive sono comuni nei lattanti, ma rare nei bambini più grandi. L'insorgenza di insufficienza respiratoria o apnee, così come gravi quadri di iperleucocitosi con conseguente rischio di ipertensione polmonare, possono ulteriormente aggravare il quadro neurologico, portando a complicanze anche fatali.
Manifestazioni Emorragiche: Un Dettaglio Importante
Gli intensi sforzi di tosse e le difficoltà respiratorie associate alla pertosse possono causare diverse manifestazioni emorragiche, che sono di particolare rilevanza. Durante la fase parossistica, possono verificarsi episodi di emorragie petecchiali, piccole macchie rosse o violacee sulla pelle dovute alla rottura di minuscoli vasi sanguigni. Gli attacchi di tosse violenti possono anche provocare emorragie sottocongiuntivali (sanguinamento sotto la congiuntiva dell'occhio), rendendo visibile una macchia rossa sull'occhio, ed epistassi (sanguinamento dal naso). In alcuni casi, il viso può diventare molto rosso e si può manifestare un leggero sanguinamento sotto la pelle o negli occhi. Immagine 3 raffigura un bambino con emorragie sottocongiuntivali ed ecchimosi al volto causate dai violenti accessi di tosse, sottolineando la gravità di queste manifestazioni. In rari ma estremamente gravi scenari, le complicanze possono includere anche emorragie cerebrali, che contribuiscono al rischio di danni neurologici permanenti. La cianosi, sebbene non sia un'emorragia diretta, rappresenta un segno critico di insufficienza di ossigeno che può accompagnare e talvolta precedere o esacerbare le condizioni che portano a tali eventi emorragici.

Altre Complicanze Meno Comuni
Oltre alle complicanze respiratorie e neurologiche, sono stati osservati altri problemi quali prolasso rettale ed ernia ombelicale, sebbene meno frequenti. Nei lattanti, in assenza di trattamento, la pertosse può portare a uno scarso aumento di peso a causa del vomito post-tosse e delle difficoltà di alimentazione.
Fattori di Rischio e Vulnerabilità
La gravità della malattia dipende soprattutto dall'età e dallo stato immunitario dei soggetti ammalati. A correre i pericoli più grandi sono i neonati nei primissimi mesi di vita, quando ancora non hanno ricevuto la prima dose di vaccino o sono solo parzialmente vaccinati. Gli immunodepressi e i bambini non vaccinati, specialmente i lattanti, sono invece più a rischio di forme gravi e di complicanze. La pertosse è grave anche nelle persone anziane e in quelle con patologie preesistenti come asma da moderato a grave, malattia polmonare cronica, insufficienza respiratoria o disturbi che indeboliscono il sistema immunitario (immunodeficienza). Negli adolescenti e negli adulti, invece, le complicanze che possono insorgere sono solitamente meno gravi e richiedono il ricovero ospedaliero solo nel 5% dei casi.
La Diagnosi: Tempestività e Metodologie
La diagnosi precoce della pertosse è fondamentale per prevenire la diffusione della malattia, data la sua alta trasmissibilità. Il medico effettua anzitutto un'adeguata anamnesi per raccogliere quante più informazioni possibili dal paziente in merito alla sua condizione di salute, per poi valutare la presenza della patologia. Se il paziente si trova in fase convulsiva, la diagnosi clinica è certamente più immediata, grazie ai sintomi tipici. Se si trova invece in fase catarrale, questa può richiedere ulteriori accertamenti, poiché i sintomi assomigliano a quelli di un comune raffreddore.
Il sospetto clinico è sufficiente per avviare le terapie; i test di laboratorio, seppur utili per motivi di sanità pubblica e conferma diagnostica, non devono in nessun caso ritardare l'avvio tempestivo delle cure. I test di laboratorio per la diagnosi della pertosse possono essere condotti su tampone naso-faringeo o su campione di sangue periferico.
In genere si procede con un tampone nasofaringeo per individuare la presenza del batterio responsabile dell'infezione. Il test più utile è l'analisi mediante reazione a catena della polimerasi (PCR) per Bordetella su aspirato rinofaringeo. La PCR incrementa la quantità del DNA batterico, permettendo di rilevare i batteri con maggiore rapidità e identificarli più facilmente. È sufficientemente sensibile entro tre settimane dall'esordio dei sintomi, anche in contatti asintomatici, pur con il rischio di falsi positivi. I risultati della PCR si ottengono in tempi più brevi rispetto all'esame colturale, rendendola preziosa per una diagnosi tempestiva.
Il gold-standard diagnostico è rappresentato dalla coltura batterica, anch'essa eseguita su tampone naso-faringeo. Tuttavia, la coltura richiede terreni specifici e tempi lunghi, essendo necessari almeno 7-15 giorni prima della formazione di colonie visibili. Inoltre, se i sintomi sono iniziati da molto tempo o il paziente ha già iniziato ad assumere l'antibiotico, la coltura potrebbe risultare falsamente negativa. Nelle persone affette da pertosse, i risultati della coltura sono solitamente positivi durante i primi due stadi della malattia, ma spesso negativi dopo diverse settimane. Le sierologie su campione di sangue periferico sono un'altra opzione diagnostica.
Il Trattamento della Pertosse: Terapia e Supporto
Le modalità di trattamento della pertosse dipendono dall'età del paziente e dal momento in cui la malattia viene diagnosticata. La terapia della pertosse prevede sostanzialmente l'adozione di misure terapeutiche di supporto e la somministrazione di antibiotici.
Terapia Antibiotica: Quando e Come
Nel caso in cui l'infezione sia in corso da meno di tre settimane - quindi se la diagnosi è avvenuta prima dell'inizio della fase parossistica - si procede in genere con una terapia a base di antibiotici macrolidi, come eritromicina, claritromicina o azitromicina. Questi antibiotici sono tanto più efficaci nel ridurre la gravità dei sintomi e il rischio di trasmissibilità quanto più precocemente vengono iniziati (idealmente, entro 3 settimane dall'esordio dei sintomi, ovvero durante la fase catarrale). Il trattamento precoce può abbreviare la durata dei sintomi e ridurre la trasmissione a contatti suscettibili. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti non viene sottoposta a cure mediche fino alla fase parossistica, che si verifica una o due settimane dopo l'insorgenza della malattia. In questo caso, i risultati in termini di abbreviazione del decorso e riduzione della contagiosità non sono garantiti se l'infezione è già in stadio avanzato.
Il trattamento antibiotico è raccomandato per tutti i pazienti con PCR positiva per Bordetella su aspirato rinofaringeo entro tre settimane dall'esordio della tosse (per pazienti di età superiore a un anno) o entro sei settimane se di età inferiore a un anno. La terapia antimicrobica deve essere iniziata sulla base del sospetto clinico e non sulla conferma di laboratorio, poiché la conferma del laboratorio può richiedere fino a una settimana, a seconda delle strutture di laboratorio e dei metodi di test disponibili.
L'azitromicina è l'antibiotico macrolide raccomandato per il trattamento della pertosse nei bambini di età inferiore a un mese ed è preferita rispetto all'eritromicina; la claritromicina non è raccomandata in questa fascia d'età. È importante sapere che sia l'azitromicina che l'eritromicina sono associate a un aumentato rischio di stenosi ipertrofica del piloro (SIP), che deve essere presa in considerazione nei lattanti che sviluppano vomito entro un mese dalla terapia con un antibiotico macrolide somministrato nel primo mese di vita. Nei lattanti di età superiore a un mese, nei bambini e negli adulti, tutti i macrolidi possono essere utilizzati. Si possono impiegare antibiotici anche per trattare le infezioni associate alla pertosse, come polmoniti e infezioni dell'orecchio.
Gestione della Tosse e Terapie Sintomatiche
La tosse parossistica della pertosse può essere grave e protratta, ed è la principale causa di morbilità da pertosse. I trigger noti per i parossismi di tosse (ad esempio, pianto, uso dell'abbassalingua, temperature fredde, aspirazione nasofaringea) dovrebbero essere, se possibile, limitati o evitati per ridurre gli attacchi. Non c'è indicazione ad effettuare terapie sintomatiche specifiche per la tosse correlata alla pertosse. L'utilizzo di corticosteroidi topici o sistemici, broncodilatatori, sciroppi antitussivi o farmaci antistaminici non è raccomandato, in quanto non ne è stata dimostrata l'efficacia e, in generale, i rischi di queste terapie superano i benefici, in particolare per i soppressori della tosse oppiacei che possono influire negativamente sulla respirazione.
Ospedalizzazione e Criteri di Dimissibilità
Mentre per adulti e bambini con forme lievi è sufficiente un periodo di cura a casa, per gli infanti al di sotto di un anno di età, specialmente in condizioni gravi, è spesso necessario procedere con il ricovero ospedaliero. I lattanti gravemente malati vengono generalmente tenuti in isolamento respiratorio (per impedire che altre persone siano esposte alle goccioline infette presenti nell'aria) per i primi 5 giorni di terapia antibiotica. Dato che qualsiasi turbamento può innescare un accesso di tosse, i lattanti vengono tenuti in una stanza buia e tranquilla e disturbati il meno possibile.
In ospedale, al neonato vengono somministrati liquidi per via endovenosa così da evitare il rischio di disidratazione; viene poi eseguito un continuo monitoraggio della funzione respiratoria e si intraprende un'adeguata terapia con antibiotici, utile soprattutto per eliminare la fonte di contagio. La loro respirazione può divenire talmente difficoltosa da richiedere la ventilazione meccanica mediante intubazione endotracheale e ossigenoterapia. In alcuni potrebbe essere necessario aspirare il muco dalla gola.
Le indicazioni per l'ospedalizzazione includono: disturbo respiratorio (tachipnea, retrazioni, alitamento delle pinne nasali, gemito espiratorio e uso di muscoli accessori con rientramenti intercostali o al giugulo), polmonite, impossibilità ad alimentarsi, cianosi o apnea (con o senza tosse), convulsioni, ed età inferiore a 4 mesi (se l'emocromo mostra una leucocitosi superiore a 30.000 cell/microL, è da considerare il ricovero presso un'unità di terapia intensiva pediatrica).
I criteri per la dimissibilità dall'ospedale comprendono la capacità di tollerare episodi di tosse senza ipossia e/o bradicardia (la maggior parte dei bambini ricoverati continua a presentare parossismi di tosse anche dopo la dimissione), la capacità di alimentarsi adeguatamente per aumentare di peso, una buona compliance e affidabilità familiare, e la possibilità di un attento follow-up ambulatoriale.

Prevenzione: La Vaccinazione come Scudo Principale
Al momento, la vaccinazione rappresenta il principale e più efficace strumento di prevenzione contro la pertosse, avendo ridotto drasticamente il peso sociale della malattia a livello globale. L'immunità conferita sia da una precedente infezione naturale sia dalla vaccinazione non è definitiva, ma declina col tempo, rendendo necessari i richiami vaccinali.
TOSSE SECCA O SENZA CATARRO (Cause di una Tosse Stizzosa ed Irritativa)
Il Calendario Vaccinale per Bambini, Adulti e Gravidanza
In Italia, con il cosiddetto decreto Lorenzin, la vaccinazione contro la pertosse è diventata obbligatoria - pena l'esclusione dall'asilo nido e dalle scuole dell'infanzia - ed è somministrata attraverso un vaccino esavalente. Questo vaccino garantisce protezione anche contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B e Haemophilus Influenzae tipo b. Secondo il calendario vaccinale vigente, nel neonato la prima dose di questo vaccino va somministrata a tre mesi di vita, la seconda a cinque mesi e la terza a undici; questa schedula protegge almeno fino al sesto anno di vita. Successivamente, vanno eseguiti i richiami a 5-6 anni e a 12 anni. Il vaccino acellulare, in cui non compare il batterio intero ma solo proteine batteriche, è efficace e ben tollerato, ed è consigliato per le dosi primarie e le dosi di richiamo.
Il Ministero della Salute raccomanda la "somministrazione periodica (ogni 10 anni) della vaccinazione anti difterite-tetano-pertosse (dTpa) con dosaggio per adulto". Inoltre, la vaccinazione è fortemente raccomandata alle donne in gravidanza, preferibilmente tra la 27esima e la 36esima settimana di gestazione. Questa vaccinazione si è dimostrata sicura per il feto ed estremamente efficace per proteggere il neonato nei primi mesi di vita, quando contrarre la pertosse può essere molto pericoloso a causa del rischio elevato di complicanze severe e mortalità, prima che il bambino possa ricevere la sua prima dose di vaccino.
Profilassi Antibiotica Post-Esposizione
In seguito all'esposizione a un malato di pertosse, a determinati gruppi di persone vengono somministrati antibiotici, indipendentemente dal fatto che siano stati vaccinati o meno. Questa profilassi antibiotica post-esposizione è consigliata per tutti i nuclei familiari e gli stretti contatti del caso indice e per gli individui esposti ad alto rischio di contrarre una forma grave o complicata di pertosse. È più efficace se iniziata entro 21 giorni dall'esordio della tosse nel paziente con la pertosse.
I "contatti" includono i conviventi che vivono nella stessa casa, chi ha avuto un contatto stretto e prolungato con il malato (contatto "faccia a faccia") o con le sue secrezioni respiratorie, o chi ha condiviso lo stesso spazio chiuso in stretta vicinanza con un paziente sintomatico per almeno un'ora.
Le persone ad alto rischio di complicanze gravi che dovrebbero ricevere la profilassi post-esposizione sono: i lattanti di età inferiore a un anno (in particolare quelli di età inferiore a quattro mesi), le donne incinte (specialmente nel terzo trimestre), persone con immunodeficienze, persone con patologie preesistenti come malattia polmonare cronica, insufficienza respiratoria, fibrosi cistica, o altri disturbi che indeboliscono il sistema immunitario. La profilassi è raccomandata anche per persone a stretto contatto con lattanti di età inferiore a 12 mesi, donne in gravidanza o persone affette da patologie che possono comportare una malattia grave o complicanze in caso di infezione. Inoltre, tutto il personale che lavora in contesti che includono il contatto con lattanti di età inferiore a 12 mesi o donne al terzo trimestre di gravidanza (ad esempio asili nido, reparti di maternità e unità di terapia intensiva neonatale) dovrebbe ricevere la profilassi. La terapia antibiotica preventiva prevede l'eritromicina (o a volte la claritromicina o l'azitromicina); per i neonati sotto 1 mese di età è preferibile l'azitromicina. Questa misura, unitamente all'accurata igiene delle mani e al tempestivo isolamento dei malati, è fondamentale per prevenire la diffusione dell'infezione.
Epidemiologia della Pertosse: Diffusione e Impatto Globale
La pertosse è una malattia infettiva endemo-epidemica, diffusa in tutto il mondo. Nonostante la vaccinazione, l'incidenza della pertosse è aumentata progressivamente negli ultimi 10 anni, un trend preoccupante in Occidente dovuto al calo delle coperture vaccinali e alla perdita progressiva di immunità sia naturale che indotta dal vaccino, che non è a vita e declina col tempo. Questo aumento dei casi potrebbe essere dovuto anche alla disponibilità di migliori metodi diagnostici e a una maggiore consapevolezza della malattia. Sebbene casi di pertosse si verifichino tutto l'anno, l'incidenza sembra aumentare durante l'estate e l'autunno, con picchi epidemici ogni 3-5 anni e una stagionalità estivo-autunnale.
L'incidenza crescente è particolarmente preoccupante per i bambini di età inferiore a un anno, che sono a maggior rischio di morbilità e mortalità. Le infezioni atipiche, lievi e asintomatiche sono più frequenti nei bambini più grandi e negli adulti, dove potrebbero essere misconosciute e sottostimate, diventando una fonte di contagio silenziosa. Oggi, si stima che il 90% dei casi di pertosse si riscontri proprio nelle popolazioni in cui non viene effettuata la vaccinazione. In queste aree, la pertosse può portare a una mortalità elevata nei bambini.
Si calcola che oggi, a livello globale, la malattia causi 200-400mila morti all'anno, dovute nella maggior parte alle sue complicanze (anzitutto la polmonite), più frequenti nei neonati. Ancora nel 2008 sono stati stimati 16 milioni di casi (il 95% nei Paesi in via di sviluppo) e circa 195.000 decessi. In Italia, l'introduzione del vaccino contro la pertosse ha permesso di ridurre notevolmente i casi di malattia e le morti: i dati 2010-2013 indicano un calo del carico di malattia del 97,6%. Tuttavia, la malattia sta ora aumentando negli adolescenti e negli adulti che hanno perso la loro protezione immunitaria e nei neonati che non hanno ancora iniziato o completato il ciclo primario di vaccinazione. In Italia la pertosse viene obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie, permettendo un monitoraggio costante della sua diffusione.

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