Porto Cesareo, gioiello della costa ionica pugliese, è noto per le sue spiagge mozzafiato e le acque cristalline. Tuttavia, oltre alla bellezza naturale che attrae visitatori da ogni parte del mondo, questo lembo di terra custodisce un segreto millenario che giace silenzioso sotto il pelo dell’acqua. Porto Cesareo, un tempo importante porto romano, conserva infatti sotto il suo mare tracce di un glorioso passato, rivelandosi un vero e proprio museo a cielo aperto dove la storia e la geologia si fondono in un abbraccio indissolubile.

Le testimonianze dell'epoca romana: Le colonne di Torre Chianca
Risalenti all’epoca romana, le celebri colonne di marmo rappresentano uno dei reperti archeologici subacquei più affascinanti della zona. Le colonne furono scoperte casualmente negli anni ’60 da alcuni pescatori locali e oggi costituiscono una meta imperdibile per gli appassionati. Immerse nelle acque poco profonde di Torre Chianca, sono visibili anche con una semplice maschera e boccaglio, permettendo a chiunque di ammirare l'imponenza di un carico navale mai giunto a destinazione.
Per chi desidera vivere un’avventura unica, esplorare le colonne romane di Porto Cesareo è un’esperienza indimenticabile. Accompagnati da guide esperte, i visitatori possono immergersi nelle acque cristalline e avvicinarsi a questi straordinari reperti. Nei pressi di Torre Chianca è stato rinvenuto il carico di una nave lapidaria romana, composta da cinque colonne monumentali e da un blocco di marmo cipollino proveniente dalle cave di Karystos, in Grecia. Le colonne sono lunghe circa 8,8 metri, con un peso totale di 78 tonnellate, e si trovano a una profondità di 4,5 metri.
L'impronta medievale e le nuove scoperte
La storia del litorale non si ferma al periodo imperiale. Un’imbarcazione di 18 metri di lunghezza per 4,5 metri di larghezza realizzata quasi interamente in legno sarebbe stata rinvenuta di recente sui fondali dell’Area Marina protetta di Porto Cesareo, a circa 30 km da Lecce. I primi accertamenti hanno riportato che la nave è databile tra il XII e XIII sec. d.C., secondo il parere di Cristiano Alfonso, archeologo subacqueo del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Lecce. A segnalare il relitto è stato il pescatore professionista e consigliere dell’Area Marina protetta Pasquale De Braco, il quale ha provveduto a segnalare il relitto alle autorità.
“Potrebbe chiarire significativi aspetti del paesaggio costiero in epoca medievale e contribuire alla ricostruzione storica del luogo” ha commentato successivamente Alfonso. Proprio in quella zona, tra l’altro, sono stati ritrovati più volte importanti relitti. Le indagini proseguono, il mare restituirà altri dati fondamentali per comprendere il lungo processo di interazione tra l’uomo e l’ambiente naturale, in un paesaggio costiero in continua evoluzione.

Il Neuralia: Una storia di guerra e naufragi
A poco più di un miglio dalla costa di Torre Inserraglio, a 32 metri di profondità, i fondali offrono la possibilità di una suggestiva immersione sul relitto di una nave ricca di storia: il Neuralia. La nave fu costruita nel 1912 dai cantieri nautici Barclay Curle & Co., a Glasgow, in Gran Bretagna, e destinata, inizialmente, al trasporto delle truppe indiane. Durante la prima guerra mondiale il Neuralia fu utilizzato come nave ospedale nel Mar Mediterraneo.
Con l'esplosione della seconda guerra mondiale il Neuralia tornò a svolgere mansioni militari, recandosi in Australia e successivamente partecipando allo sbarco in Normandia. La vicenda del Neuralia si concluse il 1° Maggio del 1945, all'altezza di Torre Inserraglio, quando, dirigendosi a Taranto per prelevare prigionieri di guerra tedeschi, si scontrò con una mina galleggiante ed affondò poco dopo. Il relitto oggi è poggiato sul fondo ad una profondità massima di 33 metri; non è integro a causa dei lavori effettuati nel dopoguerra per il recupero delle parti più importanti, ma si può tuttavia ammirare ancora qualche elmetto militare e qualche maschera antigas.
Devozione e memoria nelle acque profonde
L'idea di onorare le vittime del mare ha portato, nel tempo, alla posa di simboli religiosi che oggi sono diventate vere attrazioni subacquee. Ricordiamo la “Madonna dei due Mari” e la “Madonna dei Naviganti”. La zona è stata costantemente monitorata grazie al sistema di videosorveglianza nelle disponibilità dell’Ente gestore dell’Area Marina Protetta.
Anche in questa zona si è creato un vero e proprio habitat naturale: immergendosi per vedere la Madonna, si nuota tra pesci coloratissimi, ricci e stelle marine. Queste statue hanno una missione: proteggere i naviganti, i pescatori e tutti coloro che vivono a stretto contatto con il mare, diventando una tappa fondamentale di numerose escursioni con partenza nel territorio cesarino.
"Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento" - La bellezza ritrovata
L'evoluzione del paesaggio costiero: Dalla Preistoria all'Età Antica
Il paesaggio costiero è in continua evoluzione, sin dai tempi antichi. Poco distante dal centro sorge l’area archeologica di Scalo di Furno, testimonianza di un insediamento dell’età del Bronzo (XVII-XVI secolo a.C.). Ed è proprio in quest’epoca che nasce la storia di Porto Cesareo, periodo in cui i marinai provenienti dalla Grecia erano soliti scegliere il Salento per stabilirsi.
Grazie all’indagine archeologica subacquea dell’area, è stato rinvenuto un muro sommerso lungo circa 17 metri. Entrambi i contesti dimostrano un significativo cambiamento della geografia costiera: tutta l’area, oggi sommersa, era terraferma durante l’Età del Bronzo e rappresentava la terrazza inferiore dell’insediamento. Anche sul promontorio di Torre Chianca e sulla punta del Belvedere si trovano altri resti della stessa epoca e testimonianze di un’intensa frequentazione in età romano-imperiale: resti di muri e depositi di un insediamento forse legato allo sfruttamento delle risorse marine, come suggeriscono gli strati ricchi di conchiglie.
Archeologia subacquea e tecnologia moderna
A mettersi sulle tracce del passato sommerso del Salento gli archeologi del Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento Antonella Antonazzo, Luigi Coluccia e Michela Rugge, guidati dalla professoressa Rita Auriemma, che, grazie a nuove indagini condotte in collaborazione con la direzione locale Area Marina Protetta di Porto Cesareo, hanno arricchito il tesoro di conoscenze conservato tra le acque cesarine.
Nella zona chiamata “La Pierta”, la baia compresa fra Torre Chianca e Torre Lapillo, Mino Buccolieri, consigliere del Consorzio di gestione dell’Area Marina Protetta, ha scoperto grandi concrezioni di frammenti di anfore cementate fra loro. Si tratta di frammenti di anfore nordafricane, provenienti dalla provincia di Tripolitania. Le ultime indagini hanno permesso di completare il rilievo fotogrammetrico e il modello 3D della nave lapidaria e, grazie a una proficua collaborazione tra l’Università del Salento, l’Università di Venezia, l’MPA Porto Cesareo e il CETMA, è stata progettata e sviluppata un’applicazione di realtà virtuale che consente agli utenti di esplorare l’ultimo viaggio della nave in modo immersivo.
Relitti bizantini e tesori nascosti
Infine, sono presenti due relitti spiaggiati: il primo è un relitto bizantino, risalente al IX-X sec. d.C. nei cui pressi è stato rinvenuto un anello sigillo d’oro che reca il nome di Basilios, identificato da Paul Arthur con un alto dignitario della corte di Bisanzio giunto in Italia con un’ambasceria recatasi dal Papa nell’868 d.C.
Le operazioni di recupero dei reperti, tracce del passato sommerso della costa salentina del versante ionico, sono condotte dagli archeologi guidati dal dott. Luigi Coluccia sotto il coordinamento della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio. Al momento gli archeologi hanno rinvenuto uno scheletro intero e tre tombe. Seguirà da parte dei tecnici archeologi la datazione dei reperti rinvenuti e la loro collocazione nel passato.

Porto Cesareo oltre l'archeologia
Oltre alle sue meraviglie sommerse, Porto Cesareo offre un’ampia gamma di attrazioni turistiche. Le sue spiagge, come Punta Prosciutto e Torre Lapillo, sono considerate tra le più belle d’Italia. Il centro storico, con i suoi ristoranti e negozi tipici, è il luogo ideale per una passeggiata serale. Esplorare Porto Cesareo significa immergersi in un luogo dove la storia e la bellezza naturale si fondono armoniosamente. Le colonne romane sommerse sono solo uno dei tanti tesori nascosti di Porto Cesareo, un luogo che sa come affascinare e sorprendere chiunque lo visiti. La cava di Torre Castiglione, riportata alla luce dalle potenti mareggiate del 2019, è una preziosa testimonianza di un diverso paesaggio costiero antico: oltre al grande giacimento sulla riva, blocchi rettangolari di varie dimensioni si trovano fino a 2,10 metri sotto l’attuale livello del mare, confermando come la costa ionica continui a raccontare storie che attendono solo di essere ascoltate da chi sa osservare con attenzione sotto la superficie del mare.
tags: #porto #cesareo #navigatore