L'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) rappresenta un diritto fondamentale per le donne in Italia, sancito dalla legge 194 del 1978. Questa normativa permette a ogni donna di richiedere l'IVG entro i primi 90 giorni di gestazione per una serie di motivi validi, tra cui salute, questioni familiari, sociali ed economiche. La legge 194/78 disciplina in maniera dettagliata le modalità e le condizioni per accedere a questa procedura, garantendo che sia un percorso sicuro e supportato. La possibilità di scegliere tra diverse metodiche, inclusa quella farmacologica spesso gestita in regime di day hospital, è un aspetto cruciale dell'assistenza offerta.

Il Quadro Normativo dell'Interruzione Volontaria di Gravidanza in Italia
Dal 1978, in base alla legge 194, ogni donna ha la possibilità di richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Questa possibilità è concessa entro i primi 90 giorni di gestazione. I motivi per i quali una donna può fare richiesta sono molteplici e includono ragioni di salute, familiari, sociali ed economiche. La legge 194 non solo stabilisce il diritto all'IVG ma ne definisce anche i limiti temporali e le condizioni per accedervi. Secondo questa legge, tutti gli enti ospedalieri e le cliniche autorizzate sono tenuti ad assicurare lo espletamento delle procedure e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti. L’articolo 9 della legge 194 infatti recita che "Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8." Questo principio è fondamentale per garantire l'accesso al servizio su tutto il territorio nazionale.
Come Accedere al Percorso IVG: Il Ruolo del Consultorio
L'accesso al percorso dell'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) avviene prevalentemente attraverso i Consultori. Per avviare il percorso, la donna può rivolgersi al Consultorio, preferibilmente quello della sua Zona di residenza. Qui riceverà accoglienza, informazioni dettagliate sul percorso e counselling personalizzato. Successivamente, verrà fissato un appuntamento con un Ginecologo. Il Ginecologo fornirà tutte le informazioni necessarie sulle metodiche di esecuzione dell'IVG, illustrando le opzioni disponibili. Dopo il colloquio, il Ginecologo rilascerà un documento che attesta sia lo stato di gravidanza della donna sia la sua volontà di interromperla. L'avvio del percorso e l'accoglienza della donna avvengono sempre tramite il Consultorio di Zona Distretto, anche nel caso della procedura farmacologica. Il Consultorio, oltre a fornire le informazioni sull'IVG, garantisce anche colloqui e consulenza sulla contraccezione. Questo servizio è cruciale per ridurre il ricorso all’IVG e per tutelare la salute della donna. Inoltre, il Consultorio fornisce assistenza psicologica e sociale e, su richiesta, informazioni su associazioni di volontariato che possono offrire ulteriore supporto.
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IVG per Minorenni: Un Percorso Specifico di Supporto
Le donne minorenni che desiderano richiedere l'interruzione di gravidanza hanno un percorso specifico e protetto. Se hai tra 14 e 24 anni, il Consultorio Giovani è lo spazio dedicato a questa fascia d’età e attivo in tutte le Zone, dove potrai rivolgerti per ricevere accoglienza, aiuto e sostegno. Se hai meno di 18 anni, per l’IVG è necessario l’assenso di tutti e due i genitori, nel caso in cui abbiano la potestà genitoriale congiunta. Alternativamente, è sufficiente l’assenso dell’unico genitore che ha la potestà genitoriale esclusiva. Se hai già parlato con i tuoi genitori, puoi recarti con loro al Consultorio. In caso contrario, gli Operatori del Consultorio ti aiuteranno a coinvolgerli nel processo. Se, invece, non puoi o non vuoi parlare con i tuoi genitori per motivi personali o di sicurezza, l'equipe consultoriale preparerà una relazione congiunta entro sette giorni. Questa relazione verrà rimessa dall'assistente sociale al Giudice tutelare. Il Giudice tutelare, dopo un'attenta valutazione del caso, esprimerà il suo consenso. È importante ricordare che in tutte queste procedure, nessuno è autorizzato a contattare i tuoi genitori a tua insaputa, garantendo così la tua privacy e sicurezza.
Il Periodo di Riflessione Obbligatorio
Per legge, di norma è necessario attendere sette giorni tra il rilascio del documento che attesta la volontà di interrompere la gravidanza e l’esecuzione effettiva dell’interruzione di gravidanza. Questo periodo di riflessione è previsto per garantire alla donna un tempo adeguato per ponderare la sua decisione, permettendo un eventuale ripensamento. Un ripensamento, infatti, può avvenire in qualsiasi momento durante questi sette giorni. Il documento necessario per avviare il percorso può essere rilasciato non solo dal Consultorio, ma anche dal medico di famiglia o da un medico di fiducia. Nel corso di questi 7 giorni di attesa, la donna può presentarsi al presidio Ospedaliero di riferimento, o a un altro a sua scelta, nel giorno di accesso all'ambulatorio IVG. Qui potrà programmare quanto necessario per la procedura, sia essa farmacologica o chirurgica. Trascorsi i sette giorni di riflessione dalla data del certificato, la persona può ottenere l’intervento di IVG.
L'Interruzione Volontaria di Gravidanza Farmacologica: Una Panoramica
L'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) farmacologica rappresenta una metodica non invasiva che può essere scelta se la gravidanza è inferiore a 63 giorni, ossia 9 settimane, dall'ultima mestruazione. È una valida alternativa all'aborto chirurgico, soprattutto per interventi entro le dodici settimane di gravidanza, essendo considerata a livello medico meno invasiva. Si accede a questo tipo di interruzione se si è nei primi 63 giorni di gravidanza. In Italia, per lo più avviene entro la nona settimana di gestazione. La metodica si basa sull’utilizzo di due farmaci, il mifepristone, o RU486, e una prostaglandina, tra cui il misoprostolo è il farmaco più diffuso. Il metodo farmacologico è sicuro ed efficace. Oltre che per l’interruzione volontaria, può essere utilizzato anche nel trattamento di varie condizioni cliniche quali l’aborto spontaneo, l’aborto incompleto e la morte fetale intrauterina. La procedura farmacologica, che non è un intervento meccanico, non presenta rischi di lesione o perforazione dell’utero, rischi che possono essere associati all’errore umano in procedure chirurgiche. Tuttavia, comporta gli stessi rischi di infezione (circa 1 caso su 100 interventi) e di emorragia, con l’aggiunta della possibile necessità di ripetere l’IVG in 1-2 casi su 100. L’IVG farmacologica è gestita nella maggior parte dei casi con antidolorifici da banco (FANS), come ibuprofene o naprossene. In caso di allergia, può essere utilizzato il paracetamolo. La persona percepisce dolori addominali simili alle mestruazioni, ma più forti, dato che il processo è quello di un’espulsione indotta. Nella maggior parte dei casi, il dolore non è paragonabile a quello di un parto e si evitano così l’intervento chirurgico e quello anestetico, che sono portatori di possibili complicanze. Con questa metodica, la persona è attrice principale e consapevole del procedimento.

Meccanismo d'Azione dei Farmaci: Mifepristone (RU486) e Misoprostolo
Il mifepristone, meglio noto con il nome di Ru486, è un farmaco fondamentale nella procedura di interruzione volontaria di gravidanza farmacologica. È un antagonista del progesterone, l'ormone principale deputato allo sviluppo e al mantenimento della gravidanza. Sintetizzato nei laboratori Russell Uclaf, da cui deriva la sigla RU, è utilizzato sin dal 1989 per l’aborto medico in diversi contesti internazionali. Il meccanismo d'azione del mifepristone consiste nell'interrompere la gravidanza bloccando l'azione del progesterone, rendendo l'utero insensibile a questo ormone essenziale per il suo proseguimento.La procedura farmacologica avviene in due fasi distinte. Nella prima fase, si assume il mifepristone, che agisce interrompendo lo sviluppo della gravidanza. Successivamente, per la precisione dopo 24-48 ore dalla prima somministrazione, si passa al secondo farmaco: il misoprostolo. Questo farmaco è un analogo delle prostaglandine e il suo ruolo è quello di facilitare il distacco e l'espulsione del prodotto del concepimento. Il misoprostolo consiste generalmente in compresse che vengono lasciate sciogliere sotto la lingua o tra le guance. In alcuni presidi, queste compresse vengono inserite in vagina per un'azione localizzata. A distanza di circa 3 ore dalla seconda somministrazione del misoprostolo, solitamente si verifica la conclusione dell’evento abortivo, accompagnato da perdite simili a quelle mestruali. Dopo l'espulsione, si procede al controllo della buona riuscita dell'interruzione di gravidanza, che può avvenire sul posto ecograficamente o diversi giorni dopo con analisi del beta HCG. La sintomatologia sarà assimilabile a quella di un aborto spontaneo nelle fasi iniziali di gravidanza.
Il Percorso in Day Hospital e la Gestione Ambulatoriale della IVG Farmacologica
L'IVG farmacologica, entro la nona settimana di gravidanza (o entro il 63esimo giorno calcolato dal primo giorno dell'ultima mestruazione), può essere indotta a seguito dell'assunzione di due farmaci (Mifepristone e Misoprostolo), senza ricorrere alla procedura chirurgica. Questa procedura si svolge in regime di ricovero diurno, comunemente chiamato Day Hospital. Generalmente, questo regime prevede due accessi distinti alla struttura sanitaria. Durante il primo accesso, vengono eseguiti degli esami ematici per verificare l'idoneità della donna e viene somministrato il primo farmaco, la compressa di Mifepristone (RU486). Dopo l'assunzione del farmaco, la donna deve restare in osservazione per un periodo di 2 o 3 ore, per monitorare eventuali reazioni immediate e assicurarsi che non ci siano controindicazioni evidenti.Successivamente, durante il secondo accesso, che avviene dopo 48 ore dal primo, viene somministrato il Misoprostolo. Questo può avvenire con una compressa alle 8 del mattino e una seconda compressa alle 12. Solitamente, le contrazioni iniziano entro 1 o 2 ore dalla somministrazione del Misoprostolo, culminando con l'espulsione del prodotto del concepimento. La persona rimane sotto osservazione per alcune ore anche in questa fase. Dopo circa 3 ore dalla seconda somministrazione del misoprostolo, solitamente si verifica la conclusione dell’evento abortivo, attraverso perdite simili alla mestruazione. Il medico ginecologo eseguirà un'ecografia per valutare se l'aborto è completo. Trascorsi 4-6 ore di osservazione, e in assenza di eventi avversi, la donna viene dimessa. Prima di tornare a casa, le saranno fornite tutte le informazioni e i riferimenti necessari per il follow-up. La dimissione include la programmazione di un controllo clinico ed ecografico a distanza di circa 12 giorni, durante il quale sarà discussa anche la possibilità di iniziare una terapia contraccettiva. Dopo circa due settimane dalla seconda somministrazione, è necessario effettuare una visita con ecografia di controllo per verificare l’avvenuto aborto ed escludere la necessità di ulteriori trattamenti.

In ogni caso, si ricorda che è stato eliminato l’obbligo di ricovero per tutta la durata della procedura. L'aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali del 2020 ha previsto la possibilità di effettuare la procedura farmacologica in regime di day-hospital e in regime ambulatoriale, presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate e autorizzate dalla Regione, e anche presso i consultori. Non è obbligatorio, ma una visita di controllo viene effettuata nelle due settimane seguenti l’intervento. La prima somministrazione avviene in ospedale o in consultorio, in regime di day hospital, cioè non rimanendo a dormire la notte e quindi facendo generalmente 1 o 2 accessi nel day hospital.
Controindicazioni e Criteri di Idoneità per la IVG Farmacologica
Potrai scegliere la via farmacologica se la tua gravidanza è inferiore a 63 giorni (9 settimane) dall'ultima mestruazione. È fondamentale che non ci siano controindicazioni all'uso dei farmaci previsti, ovvero Mifepristone e Misoprostolo. In assenza di controindicazioni specifiche, tutte le donne hanno diritto di scegliere il metodo farmacologico per l’IVG. L'esatta epoca gestazionale viene valutata solitamente tramite ecografia svolta in loco, garantendo la precisione del calcolo. L'efficacia della procedura farmacologica è massima quando viene utilizzata molto precocemente, nelle prime settimane di gravidanza, mentre l’aspirazione, ossia il metodo chirurgico, viene eseguita generalmente dopo la settima settimana. Essendo una procedura più precoce, è potenzialmente gravata da minori complicazioni. Non richiede ospedalizzazione, se non in casi particolari, e non richiede un intervento chirurgico e anestesia generale, riducendo ulteriormente i rischi.
La IVG Farmacologica nel Contesto Internazionale ed Europeo
La metodica farmacologica per l’aborto è ampiamente in uso in quasi tutti gli stati dell’Unione europea, con alcune eccezioni come Polonia, Lituania, Ungheria e Malta, paesi nei quali l’aborto è vietato o fortemente limitato. Nel 2005, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riconosciuto l'importanza di questi farmaci, inserendo il mifepristone e il misoprostolo nella lista dei farmaci essenziali per la salute. Si è stimato che, fino a quel momento, circa 26 milioni di donne nel mondo avevano fatto ricorso alla metodica farmacologica.In Europa, la stragrande maggioranza delle IVG del primo trimestre viene eseguita con la metodica farmacologica e, in molti casi, in regime ambulatoriale. Questo significa che le donne assumono il misoprostolo a casa, generalmente due giorni dopo la somministrazione di mifepristone avvenuta in una struttura sanitaria. Questa prassi è supportata dalla dimostrazione del profilo di sicurezza dei due farmaci. I timori circa le possibili complicazioni da gestire in ambiente extraospedaliero sono stati fugati nella pratica clinica. Infatti, solo una piccola parte delle urgenze legate alla procedura si è verificata il giorno dell’assunzione del misoprostolo, dimostrando l'affidabilità di questa modalità. L'aborto è tanto più sicuro quanto prima viene praticato, e i servizi dovrebbero essere in grado di soddisfare la domanda di aborto in modo che le persone possano abortire il prima possibile e il più vicino possibile dalla propria casa.
L'Evoluzione della Normativa sull'IVG Farmacologica in Italia: Dalle Restrizioni all'Ambulatoriale
In Italia, l’introduzione dell’IVG farmacologica ha seguito un percorso lungo e complesso. Dopo una lunga battaglia civile e la sua introduzione in via sperimentale, iniziata nel 2005 da Silvio Viale in Piemonte, da Carlo Flamigni e Corrado Melega in Emilia-Romagna, e da Massimo Srebot in Toscana, l’IVG farmacologica del primo trimestre è stata ufficialmente introdotta con la determina AIFA (Agenzia italiana del farmaco) numero 14 del 30 luglio 2009.Tuttavia, inizialmente l’aborto medico è stato introdotto con forti limitazioni rispetto ad altri paesi. L'utilizzo era possibile solo entro i primi 49 giorni di amenorrea (pari a 7 settimane) e la procedura doveva essere eseguita in regime di ricovero ordinario. Ciò implicava che la donna dovesse rimanere ricoverata dal momento della somministrazione del primo farmaco fino alla verifica dell’avvenuta espulsione della gravidanza, comportando un ricovero di almeno 3 giorni.Un significativo passo avanti è stato compiuto nell’agosto 2020. In piena emergenza sanitaria per la pandemia Sars-CoV2, su sollecitazione della società civile e delle società scientifiche italiane, è finalmente stata pubblicata la Circolare del Ministero della Salute. Questa circolare ha aggiornato le “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”. La nuova circolare ministeriale prevede l’estensione della metodica farmacologica fino a 63 giorni, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale, superando il precedente limite di 49 giorni. Un'altra importante novità è la possibilità di effettuare la procedura in regime di day-hospital e in regime ambulatoriale. Questo può avvenire presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate e autorizzate dalla Regione, e anche presso i consultori.Dopo oltre due anni dalla sua pubblicazione, l’aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali è stato recepito solo da alcune regioni, e spesso con grandi differenze interpretative. La gran parte delle regioni che hanno aperto alla possibilità del regime ambulatoriale prevedono comunque che la donna debba recarsi in consultorio almeno tre volte: la prima per l’assunzione della RU486, la seconda, dopo 48 ore, per l’assunzione della prostaglandina, cui segue una permanenza in consultorio per un periodo di osservazione di almeno 3-4 ore, e la terza per verificare l’avvenuta espulsione, dopo 15-20 giorni.Il protocollo operativo elaborato dalla Regione Lazio, ad esempio, prevede invece un solo accesso nella struttura sanitaria. Il primo giorno la donna assume la RU486 e le viene consegnata la prostaglandina, che assumerà a casa dopo 48 ore. Dopo 15-20 giorni, eseguirà un dosaggio delle beta-HCG e si sottoporrà a controllo clinico e/o ecografico solo nel caso in cui le beta-HCG superassero un valore soglia considerato sicuro. Nel 2020, la procedura farmacologica è stata utilizzata nel 31,8% degli aborti volontari, ma con forti differenze a livello regionale e provinciale. Ad esempio, nel Molise è stata utilizzata solo nello 0,8% degli aborti. Questo divario è dovuto anche al fatto che in molte regioni la possibilità del regime ambulatoriale viene fortemente ostacolata per motivi esclusivamente ideologici e politici, e non medici.
L'Intervento Chirurgico per l'Interruzione Volontaria di Gravidanza
L'interruzione di gravidanza può essere effettuata anche attraverso un intervento medico-chirurgico. Questa metodica comporta un ricovero in day hospital. La procedura chirurgica, eseguita in anestesia generale, ha lo scopo di asportare il materiale contenuto all'interno della cavità uterina e rappresenta un'alternativa rispetto alla IVG farmacologica. L’IVG chirurgica si svolge in regime di ricovero diurno (Day Hospital). La donna entra la mattina presto e viene dimessa nel pomeriggio dello stesso giorno, salvo complicazioni. L'intervento, effettuato in anestesia, avviene in sala operatoria. L'intervento si chiama isterosuzione e viene eseguito in anestesia locale o generale. Ci si affida alle mani del personale sanitario che effettuerà l’intervento. Nel caso sia ancora in essere l’anestesia generale, si ha un colloquio specifico con l’anestesista per valutare le condizioni e le procedure. La persona di solito non vede il procedimento in prima persona, ma solo il pre- e il post- intervento.
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La Procedura Chirurgica: Isterosuzione e Anestesia
Talvolta l’intervento è preceduto dalla somministrazione di farmaci che facilitano la dilatazione del collo dell’utero, somministrati per via vaginale o sub-linguale. Durante l’intervento, il collo dell’utero viene dilatato cautamente con dei dilatatori del diametro che va da 6 a 13 mm. Successivamente, viene inserita nell’utero una fine cannula di plastica, attraverso la quale si esegue l’aspirazione del contenuto, utilizzando il metodo Karman. Raramente l’intervento prevede l’utilizzo finale di una curette di acciaio per eseguire l’RCU, ovvero la revisione della cavità uterina, un passaggio aggiuntivo per assicurare la completa rimozione del tessuto.Per quanto riguarda la gestione del dolore durante l'IVG chirurgica, viene utilizzata l'anestesia locale, che intorpidisce l’area, o la sedazione profonda, che può far addormentare la persona durante l’intervento. In alcuni casi viene ancora praticata l’anestesia generale, la quale potrebbe portare complicanze specifiche. Il metodo chirurgico è considerato più efficace perché, essendo "meccanico", ha il minimo rischio che non funzioni, circa il 2%. Questo metodo può essere effettuato entro 90 giorni, ovvero 12 settimane e 6 giorni, dalla data dell’ultima mestruazione.
Il Regime di Day Hospital per l'IVG Chirurgica e il Recupero
Come menzionato, l'IVG chirurgica si svolge in regime di ricovero diurno (Day Hospital). La donna si presenta in ospedale la mattina presto e viene dimessa nel pomeriggio dello stesso giorno, a meno di complicazioni che richiedano un ricovero più prolungato. Contestualmente all’intervento, e su richiesta, la donna potrà ricevere gratuitamente l’inserimento della spirale o dell’impianto sottocutaneo per la contraccezione, offrendo un'immediata soluzione per la pianificazione familiare futura. Dopo l'intervento, potranno seguire perdite di sangue per circa 15-20 giorni, e per alcune persone queste perdite potrebbero durare fino a 40 giorni. Dopodiché è opportuno ripetere un test di gravidanza di laboratorio (beta HCG) per avere la certezza che gli ormoni relativi alla gravidanza si siano ridotti nel sangue. È importante non effettuare test casalinghi, poiché gli ormoni rimangono attivi per diverse settimane e i risultati sarebbero senza dubbio positivi, fornendo un'indicazione errata. Le mestruazioni torneranno dopo circa 30 o 40 giorni dall'intervento. È fondamentale iniziare subito dopo l’intervento a utilizzare il metodo contraccettivo prescelto per prevenire nuove gravidanze indesiderate.
L'Interruzione di Gravidanza Oltre i Novanta Giorni: Condizioni e Criteri
L'interruzione di gravidanza dopo i primi 90 giorni dalla data del concepimento è possibile solo in circostanze specifiche e gravi, come stabilito dalla legge 194/78. Questa possibilità è concessa quando “la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna”. Oltre a ciò, nei limiti previsti dall’articolo 7 della Legge 194/78, l'IVG tardiva è consentita quando siano accertati processi patologici. Questi processi includono quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni fetali, che “determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”. In queste situazioni eccezionali, il Ginecologo del presidio dove viene effettuata l’IVG potrà avvalersi per la documentazione e la certificazione della collaborazione di specialisti, garantendo un'analisi approfondita e multidisciplinare del caso.
Cura Post-IVG: Controlli, Supporto e Contraccezione
Dopo l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG), è fondamentale seguire una serie di controlli e ricevere il supporto necessario. Dovrai effettuare i controlli che ti saranno programmati dal Ginecologo, per monitorare la tua salute e assicurare un recupero ottimale. Al Consultorio, oltre al controllo ginecologico, potrai usufruire della consulenza psicologica. È possibile anche l'attivazione di interventi di sostegno, contattando il Servizio, per affrontare gli aspetti emotivi e psicologici legati all'esperienza.È importante, inoltre, per ridurre il rischio di gravidanze indesiderate, pianificare e iniziare subito la contraccezione. Nei due anni successivi all’IVG, la contraccezione è gratuita per le donne iscritte al SSN, residenti o domiciliate in Toscana, o in possesso di codice STP (Stranieri Temporaneamente Presenti) e per le studentesse fino ai 25 anni di età iscritte alle Università toscane. Il counselling contraccettivo e l’avvio della contraccezione vengono garantiti già dai Reparti e dagli Ambulatori dove viene effettuata l’IVG. Per proseguirla, la donna potrà essere successivamente seguita dal Consultorio, che fornisce un supporto continuativo per la scelta e l'utilizzo del metodo contraccettivo più adatto. All'interno del "Percorso IVG", la persona assistita potrà sempre confrontarsi con il personale medico, ostetrico ed infermieristico del polo ospedaliero e dei poli territoriali (Consultori familiari) in merito alle possibilità contraccettive, garantendo un supporto completo.

Confronto tra Metodiche: Efficacia, Sicurezza e Gestione del Dolore
Entrambi i metodi per l'IVG, farmacologico e chirurgico, sono considerati sicuri per la salute. Tuttavia, presentano differenze significative in termini di efficacia, modalità di esecuzione e gestione del dolore. Il metodo chirurgico è più efficace perché, essendo "meccanico", ha il minimo rischio che non funzioni, circa il 2%. L’IVG farmacologica, invece, pur essendo altamente efficace, comporta una possibile necessità di ripetere l’IVG in 1-2 casi su 100, un rischio leggermente superiore rispetto alla procedura chirurgica.Per l’IVG farmacologica, il dolore viene gestito nella maggior parte dei casi con antidolorifici da banco (FANS), come ibuprofene o naprossene. In caso di allergia, si può ricorrere al paracetamolo. La persona percepisce dolori addominali simili a quelli mestruali, ma più forti, dato che il processo è quello di un’espulsione indotta. Nella maggior parte dei casi, il dolore non è paragonabile al dolore di un parto, e si evitano l’intervento chirurgico e quello anestetico, che possono portare a possibili complicanze. Con il metodo farmacologico, la persona è attrice principale e consapevole del procedimento, vivendo l'esperienza in modo più diretto.Per l’IVG chirurgica, il dolore viene gestito con anestesia locale, che intorpidisce l’area, o con sedazione profonda, che può far addormentare la persona durante l’intervento. In alcuni casi, viene ancora praticata l’anestesia generale, la quale potrebbe comportare specifiche complicanze. Di solito, la persona non assiste al procedimento in prima persona, ma vive solo le fasi pre- e post-intervento. L’IVG non è mai una procedura desiderata, piuttosto è un bisogno di salute. In questo senso non è mai “facile”: si preferirebbe in ogni caso essere altrove a fare altro e in certi casi pesano il vissuto personale, psicologico e di stigma sociale.
Rischi e Possibili Complicanze delle Diverse Metodologie di IVG
Come qualsiasi procedura medica, anche l'interruzione volontaria di gravidanza, sia essa farmacologica o chirurgica, comporta dei rischi e possibili complicanze, sebbene siano relativamente rari.L’intervento chirurgico potrebbe comportare: emorragia grave (circa 1 caso su 1.000 interventi), perforazione uterina (circa 1 caso su 1.000 interventi), danno al collo uterino (circa 2 casi su 1.000 interventi) e infezioni (circa 1 caso su 100 interventi). La fertilità può essere alterata se si manifesta una complicanza infettiva grave o dei danni all’utero molto gravi, quali perforazioni complicate, che possono compromettere la futura capacità riproduttiva.L’intervento farmacologico, non essendo meccanico, non presenta rischi diretti di lesione o perforazione dell’utero, rischi che sono spesso collegati all’errore umano nelle procedure chirurgiche. Tuttavia, comporta comunque gli stessi rischi di infezione (circa 1 caso su 100 interventi) e di emorragia, simili a quelli dell'IVG chirurgica. Inoltre, un rischio specifico del metodo farmacologico è la possibile necessità di ripetere l’IVG, che si verifica in 1-2 casi su 100, qualora la prima somministrazione non abbia avuto successo completo. Dopo l'IVG farmacologica, ci saranno perdite di sangue e coaguli, anche altalenanti nella quantità e nella dimensione, che possono durare fino a 40 giorni.
Ostacoli all'Accesso e Disparità Regionali nell'IVG in Italia
Nonostante la legge 194 stabilisca chiaramente il diritto all’IVG, nella realtà il servizio può cambiare moltissimo da città a città. L'articolo 9 della legge 194, che impone agli enti ospedalieri e alle case di cura autorizzate di assicurare l'espletamento delle procedure di interruzione della gravidanza, non sempre trova piena applicazione. Le forti differenze a livello regionale e provinciale nell'utilizzo della procedura farmacologica, ad esempio, sono una chiara indicazione di queste disparità. Nel 2020, la procedura farmacologica è stata utilizzata nel 31,8% degli aborti volontari a livello nazionale, ma in alcune regioni come il Molise, la percentuale scende drasticamente allo 0,8% degli aborti. Questo si verifica perché in molte regioni la possibilità del regime ambulatoriale, sebbene prevista dalla circolare ministeriale del 2020, viene fortemente ostacolata. Le ragioni di questi ostacoli sono spesso esclusivamente ideologiche e politiche, e non basate su motivazioni mediche o scientifiche, creando disuguaglianze nell'accesso a un diritto fondamentale.
Forum Studentesco - Accesso all’Ivg oggi: obiezione e diritto alla salute... - 29 maggio 2023
L'Impegno dell'Associazione Luca Coscioni per la Piena Applicazione della Legge 194
L’Associazione Luca Coscioni si batte attivamente per garantire la piena applicazione della legge 194 e per rimuovere gli ostacoli all'accesso all'IVG in Italia. L’Associazione si impegna affinché l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica sia accessibile nei consultori familiari e nei poliambulatori su tutto il territorio nazionale, come previsto dalle più recenti linee guida. Inoltre, l’Associazione si batte affinché sia garantita alle donne la possibilità di scegliere per l’IVG il metodo preferito e più consono alle proprie esigenze, sia esso medico o chirurgico, senza imposizioni o restrizioni ingiustificate.Per contrastare le violazioni di questo diritto, l’Associazione Luca Coscioni invita a denunciare le strutture sanitarie che non garantiscono questo diritto tramite Freedomleaks. Si tratta di una piattaforma, promossa dall’Associazione Luca Coscioni con Soccorso Civile, che permette di segnalare in modo anonimo le libertà e i diritti violati. Se si ha qualcosa da segnalare - dalla mancata erogazione di prestazioni (IVG, contraccezione) alla difficoltà di prenotare visite ed esami o alle eventuali informazioni difficili da trovare, scorrette o parziali - è possibile accedere a questa piattaforma. Freedomleaks si appoggia alla piattaforma Globaleaks, che consente di attivare un canale sicuro ed anonimo tramite il quale fare le proprie segnalazioni, contribuendo così a monitorare e migliorare l'accesso ai servizi essenziali per la salute delle donne.