Polioli e Diabete Gestazionale: Un Approccio Consapevole ai Dolcificanti e alla Gestione della Glicemia

Zuccheri vs Polioli

Negli ultimi anni, l'attenzione verso i dolcificanti alternativi allo zucchero tradizionale è cresciuta esponenzialmente. Nomi come eritritolo, xilitolo, maltitolo e sorbitolo compaiono sempre più spesso sulle etichette alimentari, inducendo i consumatori a interrogarsi sulla loro natura e sui loro effetti. Come biologa nutrizionista, si affronta frequentemente questo argomento con i pazienti: alcuni li considerano "dolcificanti naturali e innocui", altri li associano a "cose chimiche" da evitare, e molti li utilizzano quotidianamente senza conoscerne a fondo le implicazioni.

I polioli rappresentano una categoria di dolcificanti a basso impatto glicemico, caratterizzati da un minore apporto calorico rispetto allo zucchero e dalla capacità di non provocare picchi di insulina. Tuttavia, la loro utilità e il loro effetto possono variare significativamente da persona a persona. È fondamentale fare chiarezza, con un approccio scientifico, per comprendere cosa sono i polioli, come agiscono nell’organismo, quali vantaggi possono offrire a chi vuole ridurre gli zuccheri o segue una dieta specifica (come la chetogenica), e quali limiti o effetti collaterali è importante conoscere prima di utilizzarli regolarmente. L'obiettivo è aiutare a capire quando i polioli possono essere una scelta utile e quando, invece, è meglio ridurli o evitarli, ricordando che “non esistono cibi buoni o cattivi in assoluto: esistono scelte più o meno adatte al tuo corpo e al tuo equilibrio metabolico, sempre considerando che è la dose che fa il veleno”.

Cosa Sono i Polioli? Definizione, Struttura e Diffusione

Quando si parla di polioli, si pensa subito a quegli additivi o edulcoranti sempre più presenti sulle etichette alimentari, soprattutto nei prodotti "senza zucchero" o "a ridotto contenuto calorico". Ma cosa sono esattamente? I polioli, noti anche come polialcoli, sono chimicamente alcoli degli zuccheri, sostanze naturali o di sintesi che appartengono alla famiglia dei carboidrati. Si tratta di composti con una struttura chimica intermedia tra zuccheri e alcoli, che conferisce loro un gusto dolce, ma con meno calorie rispetto al saccarosio, ovvero lo zucchero da cucina. Nell’industria chimica altri tipi di composti poliolici vengono utilizzati, tra gli altri scopi, per la produzione di poliuretani. I polioli utilizzati nell’industria alimentare sono chiamati alditoli o glicitoli e appartengono al gruppo degli alcoli polivalenti, derivati degli aldosi.

I polioli sono presenti naturalmente in alcuni tipi di frutta e verdura. Dal punto di vista dell’industria alimentare, rappresentano un’alternativa al saccarosio per chi desidera limitare lo zucchero senza rinunciare al sapore dolce. Questa è una soluzione particolarmente interessante per persone con diabete, in sovrappeso o per chi segue diete a basso contenuto di carboidrati, purché utilizzata con consapevolezza. È importante notare che esistono altri tipi di dolcificanti non polioli, come l’aspartame, la stevia, la saccarina, l’acelsulfame K o il sucralosio, che spesso si trovano in etichetta in associazione o al posto dei polioli. Questi derivano da amminoacidi o altre molecole organiche (non dagli zuccheri) e possono avere un potere dolcificante migliaia di volte maggiore dello zucchero, usati in piccolissime quantità e con apporto calorico zero.

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Chimicamente, i polioli si ottengono attraverso la riduzione di zuccheri semplici (come glucosio o saccarosio), un processo che trasforma il gruppo aldeidico o chetonico dei composti organici in un gruppo alcolico. Naturalmente, invece, si ottengono per fermentazione degli zuccheri. Questo li rende meno reattivi nel corpo e più difficili da metabolizzare completamente, motivo per cui vengono assorbiti solo parzialmente a livello intestinale e forniscono quindi meno energia. La loro caratteristica è la bassa digeribilità, e pertanto, il loro valore energetico (potere calorifico) è relativamente basso. Un'altra caratteristica dei glicitoli è il loro basso indice glicemico e di insulina. Per questo motivo possono essere utilizzati come dolcificanti e come alternativa al saccarosio. Quindi, è più probabile che i produttori alimentari utilizzino i glicitoli come dolcificanti per la produzione di alimenti a basso valore calorico dedicati a chi segue una dieta.

In termini di valori nutrizionali, i polioli hanno in media circa 2,4 kcal per grammo (contro le 4 kcal dello zucchero). L'indice glicemico è molto variabile, da quasi 0 (eritritolo) fino a 35-40 (maltitolo), contro il 65 del saccarosio. Il potere dolcificante è inferiore o paragonabile a quello del saccarosio, a seconda del tipo. In pratica, i polioli dolcificano meno dello zucchero, ma permettono di ridurre le calorie totali e limitare i picchi glicemici.

Fonti naturali di polioli

Molti polioli si trovano naturalmente in piccole quantità in alimenti di origine vegetale, come frutta, verdura e funghi. Esempi di alimenti che contengono naturalmente polioli includono mele, pere, pesche, prugne, ciliegie, albicocche, cavolfiori, avocado e funghi. Tuttavia, quelli utilizzati a livello industriale vengono spesso estratti dal mais, dalla betulla o prodotti per via fermentativa. Nelle zone in cui la corteccia è danneggiata, alcune specie di alberi e arbusti producono succhi caratteristici contenenti glicitoli. Il succo di betulla, o xilitolo, può essere utilizzato come esempio. I glicitoli si trovano anche in quantità significative nei semi e nei cereali di varie specie vegetali. Le ricche fonti di glicitoli includono vari tipi di erba, muschio, cereali (crusca), funghi e persino alghe. I glicitoli sono prodotti anche dai mammiferi.

Nel settore alimentare, i polioli vengono usati per dolcificare prodotti come caramelle, gomme da masticare, cioccolatini "senza zucchero", prodotti da forno "light" o per diete chetogeniche, yogurt e dessert proteici, integratori o bevande funzionali. La sigla "E" seguita da un numero (es. E967 per lo xilitolo, E968 per l'eritritolo) indica che il poliolo è stato autorizzato come additivo alimentare in Europa.

I Polioli Più Comuni e le Loro Caratteristiche Specifiche

I polioli, noti anche come alcoli zuccherini, sono un gruppo di composti che, pur condividendo caratteristiche comuni come il basso potere calorifico, il basso indice glicemico e di insulina, differiscono tra loro per origine, dolcezza e impatto sull'organismo. Questa diversità li rende adatti a scopi differenti e con varie implicazioni per la salute, in particolare per chi gestisce condizioni come il diabete.

Tipi di polioli e applicazioni

Eritritolo (E968)L'eritritolo è il poliolo meglio tollerato a livello intestinale e con il profilo metabolico più neutro. Viene ottenuto per fermentazione del glucosio da fonti naturali (come mais o frutta) e si trova anche in piccole quantità nel melone maturo, nel vino, nell'uva, nelle pere e nei funghi.

  • Calorie: quasi nulle (0,2 kcal/g)
  • Indice Glicemico: 0
  • Dolcezza: circa 70% rispetto allo zucchero
  • Assorbimento: viene assorbito nell'intestino tenue ma non metabolizzato; viene eliminato con le urine. Non causa quindi aumento della glicemia o dei livelli d’insulina, e non ha neppure effetti sul colesterolo o sui trigliceridi.
  • Tolleranza: ottima; non fermenta nel colon, quindi non causa gonfiore o diarrea.
  • Utilizzo: È il dolcificante ideale per chi segue una dieta chetogenica, low carb o per diabetici. Non altera la glicemia né l'insulina, ha un gusto naturale e non lascia retrogusti. È perfetto per dolcificare bevande, yogurt, dessert o dolci da forno. È presente anche nel vino rosso e su scala industriale si ottiene dall’amido. Viene comunemente utilizzato nella produzione di prodotti come barrette di cioccolato e caramelle, caramelle e gomme da masticare, ma anche farmaci e integratori alimentari nell’industria farmaceutica.

Xilitolo (E967)Lo xilitolo è un poliolo naturale presente in piccole quantità nella frutta, nella betulla e nel mais. È molto usato per la sua dolcezza quasi identica allo zucchero e per i benefici sulla salute orale. Viene comunemente chiamato zucchero di betulla poiché si ottiene principalmente dalla betulla, ma si trova anche in molte verdure e frutta.

  • Calorie: circa 2,4 kcal/g
  • Indice Glicemico: 7-13 (basso)
  • Dolcezza: pari o leggermente inferiore al saccarosio (livello di dolcezza molto simile a quello del saccarosio).
  • Assorbimento: parziale; circa il 60% viene assimilato. Il resto fermenta nel colon.
  • Tolleranza: buona, ma può causare gonfiore o meteorismo se consumato in eccesso (>30-40 g/die).
  • Utilizzo: Mantiene il sapore pieno dello zucchero, ma con metà delle calorie e minore impatto glicemico. È noto per le sue proprietà anticariogene: riduce la crescita dei batteri che causano carie e favorisce la remineralizzazione dello smalto. Lo xilitolo conferisce una sensazione rinfrescante agli alimenti ed è perfetto per la produzione di gomme da masticare, caramelle, dessert alla frutta, gelati e dentifrici.

Sorbitolo (E420)Il sorbitolo è uno dei polioli più utilizzati dall’industria alimentare, soprattutto nei prodotti "sugar-free" come caramelle, gomme e dolci confezionati. Si trova naturalmente in alcuni frutti (mele, pere, prugne, ciliegie), ma in concentrazioni modeste. Su scala industriale si ottiene dal glucosio.

  • Calorie: circa 2,6 kcal/g
  • Indice Glicemico: 9-10
  • Dolcezza: circa 60% dello zucchero (dal 50 al 70% rispetto al saccarosio).
  • Assorbimento: parziale; una quota importante arriva al colon dove viene fermentata.
  • Tolleranza: bassa; già a dosi di 10-20 g può provocare gonfiore, gas e diarrea osmotica.
  • Utilizzo: Ha un impatto glicemico moderato, ma scarsa tolleranza intestinale. È spesso la causa di disturbi gastrointestinali in chi consuma molti prodotti "senza zucchero"; da evitare se si soffre di colon irritabile, gonfiore o digestione lenta. Un vantaggio molto significativo del sorbitolo è che rimuove il sapore amaro associato ad altri dolcificanti.

Maltitolo (E965)Il maltitolo è un poliolo sintetico derivato dal maltosio, molto diffuso nei dolci "sugar-free", nei dessert proteici e nei cioccolatini senza zucchero. Ha un gusto e una consistenza quasi identici allo zucchero. È uno dei due polioli più largamente usati, per il semplice motivo che è a basso costo.

  • Calorie: circa 2,1 kcal/g (il 60% rispetto a un carboidrato).
  • Indice Glicemico: 35-40 (variabile)
  • Dolcezza: 75-90% dello zucchero.
  • Assorbimento: parziale; il 52% viene assimilato, il resto viene fermentato nel colon.
  • Tolleranza: moderata-bassa; può causare gonfiore o feci molli sopra i 20-30 g/die.
  • Utilizzo: È il poliolo più simile allo zucchero per gusto e resa nelle ricette, ma non completamente privo di impatto glicemico. Può aumentare leggermente la glicemia e, se consumato spesso, creare disturbi intestinali; sconsigliato in chi segue una dieta chetogenica o FODMAP.

Mannitolo (E421)Il mannitolo è un poliolo meno comune negli alimenti confezionati, ma presente in alcune verdure (come cavolfiori, funghi e sedano) e in piccole quantità in frutta come pere e angurie. Viene utilizzato sia nell'industria alimentare (come dolcificante o agente umettante) sia in ambito medico, ad esempio come diuretico osmotico. Si ottiene più comunemente dal mannosio, che appartiene al gruppo degli aldoesosi. Il mannosio solitamente non si trova in natura allo stato libero, ma si combina con altri componenti per formare glicoproteine e glicolipidi, nonché polimeri (mannani).

  • Calorie: circa 1,6 kcal per grammo
  • Indice Glicemico: 2 (molto basso)
  • Dolcezza: circa 50-60% rispetto allo zucchero (75% rispetto al saccarosio).
  • Assorbimento: molto scarso; la maggior parte del mannitolo non viene assorbita e resta nel lume intestinale, dove esercita un effetto osmotico.
  • Tolleranza intestinale: bassa; può causare gonfiore, meteorismo e diarrea osmotica già a dosi di 10 g al giorno in soggetti sensibili. Non adatto a chi soffre di colon irritabile o segue una dieta low FODMAP.
  • Utilizzo: Non è pericoloso, ma è tra i polioli meno tollerati. Ha proprietà strutturanti e stabilizzanti e trattiene l’umidità.

Lattitolo (E966)Il lattitolo è un composto ottenuto dal lattosio. È caratterizzato da un gusto sottile, leggermente dolce. Non lascia retrogusto amaro e ha un effetto rinfrescante.

  • Dolcezza: dal 30 al 50% rispetto al saccarosio.

Isomalto (E953)L’isomalto è un glicitolo composto da due diversi carboidrati: glucosio e mannitolo. È prodotto dalla trasformazione enzimatica del saccarosio e dall’idrogenazione, per cui può essere chiamato anche "isomaltulosio idrogenato".

  • Utilizzo: Viene utilizzato per la produzione di dolci dedicati alle persone affette da diabete, confetture, marmellate, dolci alla frutta, decorazioni di zucchero, gomme da masticare e latticini. Ha un effetto glassante e antiagglomerante.
  • Effetti collaterali: È innocuo per la salute, ma può causare flatulenza e diarrea se consumato in grandi quantità.

Etichette alimentari e polioli

Un esempio pratico di lettura delle etichette aiuta a comprendere come considerare i polioli nell'apporto di carboidrati. Nelle etichette i polioli sono indicati come un "DI CUI" dei carboidrati. Nel caso dell’eritritolo, è possibile sottrarlo completamente, poiché non viene metabolizzato. Ad esempio, se ci sono 10 grammi di carboidrati di cui 8 grammi di polioli (eritritolo), quegli 8 grammi possono non essere considerati. Nel caso dello xilitolo, deve essere considerato che viene assimilato il 60% di quanto indicato. Ad esempio, se ci sono 10 grammi di carboidrati di cui 8 grammi di polioli (xilitolo), il 60% di quegli 8 grammi, cioè 4,8 grammi, vengono assorbiti. La quantità di xilitolo che non viene assorbita è quindi 8 - 4,8 = 3,2 grammi. Per il maltitolo, viene assimilato il 52% di quanto indicato. Quindi, se ci sono 10 grammi di carboidrati di cui 8 grammi di polioli (maltitolo), il 52% di quegli 8 grammi, cioè 4,16 grammi, vengono assorbiti. La quantità di maltitolo che non viene assorbita è 8 - 4,16 = 3,84 grammi.

In linea di principio non esistono restrizioni al consumo di glicitoli nella dieta quotidiana. Si consiglia tuttavia di introdurli gradualmente nella dieta e di osservare la reazione dell’organismo. Il consumo di grandi quantità di glicitoli può causare flatulenza e diarrea, un effetto lassativo che per legge deve essere indicato sulle etichette dei prodotti contenenti più del 10% di polioli.

Polioli e Salute Metabolica: Vantaggi e Considerazioni

Metabolismo dei polioli

Uno dei motivi principali per cui i polioli sono sempre più diffusi è il loro basso impatto sulla glicemia. A differenza dello zucchero, che viene assorbito rapidamente e provoca un brusco aumento della glicemia e dell’insulina se consumato da solo, i polioli vengono assorbiti solo in parte a livello intestinale e metabolizzati lentamente. Questo li rende una scelta interessante per chi desidera controllare il peso o per chi soffre di diabete o resistenza insulinica.

I glicitoli vengono assorbiti molto più lentamente dall’organismo rispetto allo zucchero normale. Questi composti non vengono completamente assorbiti nell’intestino tenue. Quando passano alla sezione successiva del tratto gastrointestinale, subiscono la fermentazione. Poiché vengono assorbiti lentamente, i glicitoli prevengono picchi improvvisi di insulina e rapidi aumenti dei livelli di zucchero nel sangue.

Tuttavia, non tutti i polioli si comportano nello stesso modo, e non tutti sono adatti a chi segue specifici regimi alimentari come la dieta chetogenica o una low carb stretta. È fondamentale distinguere tra i diversi tipi di polioli, perché le differenze nel metabolismo possono essere significative.

Quando si consuma un alimento dolcificato con polioli, l’organismo ne assorbe solo una parte. Il resto transita nell’intestino, dove può essere fermentato dalla flora batterica. Questo comporta due vantaggi principali: la glicemia sale molto meno rispetto al consumo di zucchero comune e la risposta insulinica è più contenuta, aiutando chi ha difficoltà nella gestione del metabolismo glucidico. In particolare, l'eritritolo ha un indice glicemico pari a 0, non viene metabolizzato in glucosio, ma eliminato per via renale, quindi non influisce su glicemia né insulina. Lo xilitolo ha un indice glicemico basso (7-13), con risposta insulinica minima. Sorbitolo e maltitolo hanno un indice glicemico medio (30-40): seppur più basso rispetto al saccarosio, possono innalzare la glicemia in modo percepibile se consumati in grandi quantità.

In pratica, l’effetto metabolico dipende sia dal tipo di poliolo sia dalla quantità. A dosi moderate, i polioli possono essere un valido alleato per la salute metabolica, ma un consumo eccessivo può annullarne i benefici.

Polioli e Diete Specifiche: Chetogenica e Diabete

Polioli e dieta chetogenicaPer chi segue una dieta chetogenica è importante mantenere bassi i livelli di insulina e glucosio per instaurare la "chetosi", ovvero favorire la produzione di corpi chetonici. Molti pensano che tutti i polioli siano automaticamente "keto-friendly", ma non è così. L'eritritolo è la scelta ideale, seguito dallo xilitolo in piccole quantità. Gli altri polioli, pur non essendo "zuccheri", non sono completamente chetogenici e possono compromettere i risultati.

PolioloCompatibilità con la chetogenicaEffetto su glicemiaNote
Eritritolo✅ OttimaNessun impattoIl più sicuro e ben tollerato
Xilitolo⚠️ ModerataLieve aumentoPuò interferire in alcuni soggetti
Maltitolo❌ ScarsaImpatto medioPuò far uscire temporaneamente dalla chetosi
Sorbitolo❌ ScarsaAumenta la glicemiaDa evitare in chetogenica

Polioli e diabete: un supporto, non una scorciatoiaPer le persone con diabete di tipo 1 o 2, i polioli possono rappresentare un aiuto concreto nel controllo glicemico, ma non sono privi di limiti. È importante ricordare che, anche se la risposta insulinica è ridotta, i polioli contribuiscono comunque all’apporto calorico totale, possono rallentare la digestione e, se assunti in eccesso, causare disturbi intestinali che influenzano l’assorbimento dei nutrienti. Come si spiega spesso ai pazienti diabetici, il vero obiettivo non è sostituire lo zucchero con dolcificanti, ma educare il gusto a ridurre la necessità del "dolce". L’uso dei polioli può essere utile in una fase di transizione, per esempio quando si vuole abbandonare progressivamente lo zucchero e i dolci industriali, per mantenere comunque il senso del dolce senza alzare troppo la glicemia, ma non in vista di una rieducazione al gusto degli alimenti nella loro naturalezza. Inoltre, l’uso dei polioli può essere utile per sostenere la motivazione durante il percorso di riequilibrio alimentare, concedendoseli ogni tanto.

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Un paziente affetto da diabete di tipo 2, che aveva l’abitudine di dolcificare yogurt e bevande con zucchero bianco, ha necessitato di rimuoverlo o sostituirlo per regolare le glicemie. Si è accordato che avrebbe potuto sostituirlo con eritritolo in piccole dosi, anche per qualche dolce fatto in casa, così da mantenere il piacere del dolce, riducendo contemporaneamente i picchi glicemici post-prandiali. Dopo un primo periodo, però, ha iniziato a consumare, a insaputa del nutrizionista, anche dolci industriali "sugar free" con maltitolo e sorbitolo, in aggiunta all’eritritolo, accusando a questo punto più gonfiore e fastidio intestinale. Questo esempio mostra bene come non tutti i polioli siano equivalenti, e quanto la personalizzazione del piano alimentare resti fondamentale.

I polioli possono essere utili per chi deve controllare la glicemia o segue diete specifiche, ma devono essere inseriti con criterio. Si consiglia di preferire l’eritritolo o lo xilitolo se si cerca un dolcificante stabile e ben tollerato, evitando l’uso quotidiano di maltitolo e sorbitolo, soprattutto in caso di intestino sensibile. Non bisogna abusarne, perché l’eccesso di dolcificanti, anche naturali, mantiene alta la ricerca del gusto dolce e ostacola il vero cambiamento delle abitudini alimentari.

Il Diabete Gestazionale: Caratteristiche e Gestione

Il diabete gestazionale si manifesta durante la gravidanza. Come altri tipi di diabete, influisce sul modo in cui le cellule utilizzano lo zucchero. Nella maggior parte delle donne, il diabete gestazionale non produce segni o sintomi evidenti. Il medico controllerà la presenza di diabete gestazionale nell’ambito dell’assistenza prenatale. In questi casi, il medico può indirizzare la paziente ad altri professionisti della salute specializzati nel diabete, come un endocrinologo, un dietologo registrato o un educatore del diabete.

Alimenti per il diabete gestazionale

Per controllare i livelli di zucchero nel sangue, è importante controllare la quantità, il tipo e la frequenza di consumo di carboidrati. È meglio mangiare carboidrati complessi piuttosto che carboidrati semplici. Si consiglia di mangiare tre volte al giorno in porzioni piccole o moderate, cercando di evitare i carboidrati complessi ad alto contenuto di fibre e combinare questi prodotti con proteine o grassi sani.Tra gli alimenti consigliati vi sono:

  • Agrumi: mandarini, pompelmo, arance, kiwi.
  • Verdure e verdure a foglia: spinaci, bietole, crucifere, sedano, lattuga di agnello, diverse varietà di lattuga, carote. Questi alimenti forniscono poca energia, ma sono ricchi di minerali e di molte sostanze benefiche.
  • Cereali integrali: riso integrale, avena, pasta integrale.
  • Frutti rossi: ciliegie, fragole e lamponi.

In caso di dubbi, la cosa migliore da fare è rivolgersi a un centro specialistico.

Misurazione della glicemia

Se si ha il diabete gestazionale, è possibile ricevere l'indicazione di controllare i propri livelli di glucosio nel sangue a casa, utilizzando un misuratore di glicemia detto glucometro. Il glucometro è un piccolo dispositivo che misura la concentrazione di glucosio nel sangue mediante l'uso di strisce reattive che vengono messe a contatto con una goccia di sangue ottenuta, in genere, dalla puntura del polpastrello di un dito. È importante controllare l'etichetta di cibi e bevande, essendo consapevoli che i succhi di frutta e i frullati contengono zucchero, così come altre bevande che riportano l'indicazione "senza aggiunta di zucchero".

L'esercizio fisico è in grado di ridurre i livelli di glicemia, per cui praticare esercizio fisico regolare può essere un modo efficace per controllare il diabete gestazionale. Il medico fornirà un’informazione adeguata riguardo gli esercizi che si possono praticare durante la gravidanza.

L'insulina è somministrata per via intradermica (gli aghi da insulina sono più corti degli aghi per le iniezioni intramuscolari) e il paziente riceverà indicazioni dal team di specialisti per fare l'iniezione correttamente. In base al tipo di insulina potrebbe essere necessario fare l'iniezione prima dei pasti o prima di andare a dormire oppure al risveglio.

Vengono effettuate ecografie a 28, 32 e 36 settimane di gravidanza, per monitorare la crescita del feto e la quantità di liquido amniotico presente nell'utero. Se si ha il diabete gestazionale, il tempo ideale per il parto è di solito tra le 38 e le 40 settimane di gravidanza. Se i livelli di glucosio nel sangue sono normali e la salute del feto non è a rischio, è possibile aspettare che il parto avvenga naturalmente. In genere, se il parto naturale non avviene dopo 40 settimane e 6 giorni, viene consigliata l'induzione del parto o il parto cesareo.

Parto e cura neonatale nel diabete gestazionale

Quando ci si reca in ospedale per il parto, è opportuno portare con sé il glucometro e tutti i farmaci che si stanno assumendo. Di solito, si deve continuare a monitorare la glicemia e a prendere i farmaci fino al parto o, nel caso del parto cesareo, prima del digiuno pre-operatorio. Durante il travaglio e il parto, la glicemia sarà misurata e mantenuta sotto controllo.

Dopo la nascita (entro 30 minuti) è importante alimentare il neonato il prima possibile e poi a intervalli frequenti (ogni 2-3 ore) fino a che la glicemia del neonato non sia stabile. I livelli del glucosio nel sangue saranno misurati a partire da due o quattro ore dopo la nascita: se sono bassi, il neonato potrebbe essere alimentato mediante sondino o flebo.

Dopo il parto, vengono solitamente sospesi i farmaci per controllare la glicemia che la donna ha assunto durante la gravidanza e vengono controllati i livelli di glucosio nel sangue per altri uno o due giorni. È necessario che la donna continui a monitorare la glicemia fino a 6-13 settimane dopo il parto per verificare che i livelli di glicemia non si mantengano alti.

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