L'alimentazione dei bambini è un pilastro fondamentale per la loro crescita fisica, cognitiva ed emotiva, ponendo le basi per uno stile di vita sano che durerà nel tempo. Una dieta equilibrata e varia consente di fornire tutti i nutrienti essenziali - carboidrati, proteine, lipidi, vitamine e minerali - e di creare solide abitudini alimentari. In questa fase delicata della crescita, il divezzamento - o più correttamente, l’“alimentazione complementare” - indica il passaggio per il bambino dall’alimentazione esclusiva al seno materno all’assunzione di cibi semisolidi e solidi. Si tratta di un percorso che dura mesi e si può considerare concluso quando il bambino è in grado di soddisfare i propri fabbisogni nutrizionali senza ricorrere al latte.
Le scelte alimentari effettuate durante il periodo di inizio dell’alimentazione complementare sono fondamentali per impostare le abitudini alimentari future e per evitare eccessi o carenze nutrizionali. Proprio per orientare i genitori in questo processo cruciale, è stata messa a punto, come coautore, una Piramide alimentare per la prima infanzia, frutto dell’ultimo progetto di Carlo Cannella, nutrizionista biochimico e direttore della scuola di specializzazione in Scienza dell’alimentazione presso l’università Sapienza di Roma, divulgatore noto al grande pubblico per la sua lunga collaborazione con Piero Angela a SuperQuark. Questa piramide, ispirata ai principi della dieta mediterranea e della tradizione italiana nel divezzamento, si presenta come una bussola di facilissima lettura per orientare, con l’aiuto dei pediatri, le scelte nutrizionali dei genitori per i propri bambini.
Gli obiettivi principali di tale strumento sono favorire la massima varietà alimentare con una introduzione graduale degli alimenti, per impostare buone abitudini alimentari e costruire la salute del futuro adulto in una fase molto delicata della crescita.

Il Concetto di Alimentazione Complementare: Una Fase Cruciale
Il passaggio dal latte a una dieta più varia deve avvenire nel momento in cui l’alimentazione a base di latte, che sia materno o artificiale, non basta più a soddisfare i bisogni nutrizionali del lattante, in particolare per quanto riguarda l’apporto energetico, proteico e di ferro, zinco e vitamine liposolubili come A e D. Non esiste il “momento assoluto” che va bene per tutti i bambini: l’introduzione dei primi alimenti diversi dal latte dipende da variabili assolutamente individuali. Tra queste ci sono i bisogni nutrizionali, lo sviluppo neurofisiologico, il rapporto mamma-bambino e anche l’ambito socio-culturale.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il Ministero della salute e le maggiori società scientifiche internazionali raccomandano l’allattamento fino al sesto mese, mentre prima del quarto mese è sconsigliato iniziare lo svezzamento, in quanto l’apparato digerente non è ancora in grado di poter assumere alimenti che non siano latte. Anche la European food safety authority (EFSA), l’autorità europea che si occupa di nutrizione e sicurezza alimentare, ritiene che il latte materno sia sufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali nella maggior parte dei lattanti fino ai 6 mesi. Solo una percentuale inferiore di lattanti richiede un divezzamento precoce per garantire una crescita e uno sviluppo ottimali. Laddove non sia possibile attendere i 6 mesi - sempre secondo EFSA - il divezzamento non dovrebbe avvenire prima della 17a settimana e comunque non oltre la 26a. Può essere, quindi, anticipato nel periodo tra i 4 e i 6 mesi nel caso in cui il pediatra lo ritenga opportuno in base all’andamento delle curve di crescita e di eventuali rischi nutrizionali legati alla storia clinica del neonato.
Il processo di introduzione dell’alimentazione complementare può essere suddiviso in due fasi fondamentali, come spiega Andrea Vania, presidente dell’European Childhood Obesity Group e responsabile del centro di Dietologia e nutrizione pediatrica presso il policlinico Umberto I di Roma. La prima fase rappresenta l’introduzione dalla primissima pappa, quando nella dieta giornaliera del bambino viene sostituito un pasto latteo con un pasto semisolido o solido. La seconda fase invece rappresenta la scoperta di nuovi alimenti, gusti e consistenze, aumentando pertanto la varietà nella dieta. L’alimentazione verso i 18 mesi di vita somiglia maggiormente a quella di un adulto: il bimbo è maggiormente autonomo nel mangiare da solo, è capace di usare le posate e non sporcarsi, anche la verbalizzazione procede ed egli impara a esprimere molto bene se è sazio, se ha appetito o se ha sete.
Il Latte Materno: Il Fondamento della Nutrizione Infantile
Il latte materno è l’unico alimento che l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di offrire a neonati e lattanti nei sei mesi successivi al parto. L’allattamento al seno ha come obiettivo fornire ai bambini tutto ciò di cui hanno bisogno, nelle forme più digeribili e assimilabili. Sia il latte materno sia quello in formula (a cui ricorrere soltanto in mancanza del primo) sono ricchi di grassi, in una proporzione che non si ritrova più nella dieta di bambini più grandi e nemmeno degli adulti. La ragione è semplice: i grassi sono i costituenti principali del sistema nervoso centrale che completa la sua maturazione nelle prime fasi della vita extrauterina. Questa è forse la ragione principale per cui per un neonato non c’è alimento migliore del latte materno, all’interno del quale si trovano tutti i nutrienti essenziali per la crescita. Ma sono molteplici i benefici per i bambini: da un’adeguata formazione del microbiota a uno sviluppo cerebrale e del sistema immunitario nella norma. Inoltre assicura apporti proporzionati delle macromolecole essenziali.
Altrettanto rilevante è la funzione preventiva del latte materno. I risultati di diversi studi hanno mostrato che sovrappeso, obesità, diabete e aterosclerosi si registrano in età adulta con maggior frequenza tra coloro che non sono stati allattati al seno nei primi mesi di vita. L’effetto protettivo, in questo caso, potrebbe essere da attribuire, tra le altre cose, alla leptina. Si tratta di un ormone prodotto principalmente dal tessuto adiposo che, agendo sul cervello, diminuisce l’appetito e inibisce la sintesi di un’altra sostanza, la grelina, che al contrario stimola la fame. La leptina è stata rilevata nel latte materno ed è oggi considerata una delle possibili chiavi con cui prevenire l’insorgenza di diversi fattori di rischio per malattie metaboliche, cardio e cerebrovascolari.
Nel latte materno i carboidrati (zuccheri) costituiscono circa il 56 per cento della sua composizione, i grassi il 36 per cento e le proteine l’8 per cento, per un apporto energetico pari a circa 70 chilocalorie per cento grammi. La sua formula unica e inimitabile si modifica nel tempo, adattandosi alle necessità di crescita dei neonati e non ha mai la stessa composizione e consistenza durante la poppata. L’intervallo di tempo con cui i bambini richiedono di essere nutriti è variabile. Esiste un numero medio di poppate che vengono “somministrate” nel corso del giorno e della notte, ma anche per questo parametro le differenze individuali sono notevoli. La maggior parte dei neonati, per esempio, riceve tra le 8 e le 10 poppate al giorno. Ci sono però anche quelli che si nutrono con 14-16 poppate nell’arco di 24 ore. Ciascuna poppata dura mediamente da 20 a 60 minuti, ma può variare anche parecchio in ciascuna coppia mamma-bambino, e nella stessa coppia nell’arco della giornata. La priorità, in questo caso, è cogliere nel neonato i segnali di fame, ovvero del bisogno di nutrirsi, e offrirgli la possibilità di saziarsi. I bambini mostrano di avere fame in diversi modi: sollevando le palpebre, portando la lingua fuori dalla bocca e le mani alle labbra, girando la testa da un lato all’altro (alla ricerca del seno), emettendo suoni e vocalizzi.
Allattamento al seno: benefici per neonato, mamma e ambiente; posture; Banca del Latte Umano Donato
Benefici dell’Allattamento al Seno anche per le Mamme
L’allattamento al seno è benefico anche per la salute delle mamme. Dati ottenuti in diverse ricerche mostrano che avere nutrito al seno il proprio figlio sia un fattore protettivo contro il cancro della mammella (almeno se la mamma ha meno di 35 anni). Lo stesso vale, anche se in misura minore, per il tumore dell’ovaio. Un effetto protettivo analogo protegge le mamme che hanno allattato dal rischio di diabete di tipo 2 (e dunque di diverse forme di cancro) e dell’osteoporosi (quest’ultima nella terza età). Tra i benefici determinati dall’allattamento al seno, c’è inoltre per la mamma il recupero della forma fisica dopo la gravidanza e l’instaurarsi di una migliore relazione affettiva con i figli. Infine, grazie a una fine regolazione ormonale, nella maggior parte dei casi un allattamento al seno regolare inibisce l’ovulazione, e dunque contribuisce a distanziare le nascite.
Alternative al Latte Materno: Quando e Quali Scegliere
Quando il latte materno non è disponibile, o se la mamma è in cura con farmaci incompatibili con l’allattamento, il latte umano donato, offerto gratuitamente dalle donatrici attraverso le banche del latte (38 in Italia), può essere considerato un’alternativa percorribile. Il trattamento termico, necessario a inattivare batteri e virus, ne altera parzialmente le proprietà biologiche e nutrizionali, ma questo alimento è la prima scelta nutrizionale da adottare in mancanza del latte prodotto dalla mamma del neonato. Rispetto alla alimentazione con formule, nei bambini nati prima del termine il latte umano riduce l’incidenza di enterocolite necrotizzante, la malattia gastrointestinale a più alta mortalità in età neonatale. Inoltre migliora la tolleranza alimentare, contribuisce alla riduzione delle sepsi e di altre infezioni e previene lo sviluppo di ipertensione arteriosa e insulino-resistenza in età adulta. In caso di un eccessivo calo di peso alla nascita, e per i rari casi in cui neonati a termine non possono alimentarsi al seno per brevi periodi, il latte materno estratto dal seno della mamma o di una donatrice è da considerare quale prima forma di integrazione.
Quando Ricorrere al Latte Artificiale
Il latte artificiale è latte di mucca trattato in modo da somigliare il più possibile quello umano. È ugualmente digeribile e con un contenuto in minerali e vitamine adeguato ai fabbisogni dei primi mesi di vita del bambino. Dovrebbe essere impiegato solo se manca il latte materno, se la mamma ha una malattia per cui è sconsigliato l’allattamento, o per rispetto della volontà materna. Il latte in polvere deve per legge ricalcare le proporzioni dei nutrienti presenti nel latte materno e determinate in base al fabbisogno dei neonati. Non sempre è tuttavia possibile “copiare” esattamente la natura. Nonostante i notevoli sforzi e tentativi dell’industria alimentare, il latte artificiale non è ancora uguale a quello materno, in particolare per quanto riguarda l’apporto di caseina. Il latte della mamma contiene inoltre lattoferrina e immunoglobuline che sono assenti nei latti artificiali.
Tre sono i tipi di latte artificiale maggiormente utilizzati: quello adattato, più ricco in sieroproteine, da consumare entro i sei mesi di vita del bambino; quello di proseguimento, utile tra il sesto e il dodicesimo mese; e quello di crescita, da un anno in poi, il più simile al latte vaccino in commercio. Oltre a queste formule esiste anche il latte idrolizzato, in cui le proteine si trovano sotto forma di amminoacidi per essere digerite e assorbite più facilmente (questo prodotto è indicato nei neonati in cui è stata riscontrata una predisposizione alla dermatite atopica). Il latte d’asina, infine, è vicino nelle caratteristiche a quello materno ma è utile solo nel caso in cui i poppanti risultino allergici alle proteine vaccine. Se una mamma ha una insufficiente quantità di latte e il neonato presenta un notevole calo ponderale, sarà opportuno dare un’aggiunta di latte artificiale, ma normalmente si tratta di una minoranza di casi.
Perché Evitare il Latte Vaccino e le Bevande Vegetali nei Primi Anni di Vita
Sottolinea Andrea Vania: «L’Oms e le società scientifiche internazionali di pediatria raccomandano di non dare al piccolo il latte vaccino almeno fino al primo compleanno: in particolare, perché troppo povero di ferro biodisponibile e troppo ricco di proteine (circa tre volte in più rispetto al latte materno).» Il latte vaccino, anche in forma diluita, rappresenta un alimento non idoneo per il bambino perché nutrizionalmente squilibrato rispetto ai fabbisogni di quest’età.
Nel primo anno di vita i bambini non dovrebbero mai consumare bevande vegetali, indipendentemente dalla fonte, al posto del latte. Quelle più diffuse sono a base di soia, di riso, di mandorla e di avena. Il loro profilo nutrizionale è molto diverso soprattutto da quello del latte materno, ma anche di quello vaccino. Anche per questo, a seguito di una sentenza della Corte di giustizia europea, da quasi tre anni non è più possibile usare la dicitura “latte” per tutti i derivati di origine vegetale. Una quota crescente di famiglie oggi ricorre a bevande a base di riso, soia e avena perché attratti dalle pubblicità e dalla volontà di favorire in un figlio un maggior consumo di alimenti di origine vegetale fin dalla più giovane età. Questi prodotti hanno però un contenuto proteico di molto inferiore a quello del latte vaccino, così come di diversi micronutrienti: il calcio, il ferro, le vitamine B12 e D. Queste carenze, a seconda della loro entità, rischiano di esporre i bambini nel primo anno di vita a ritardi di crescita, ridotto aumento del peso corporeo, anemia e formazione di calcoli renali (con malattie quasi dimenticate quali lo scorbuto e il rachitismo che possono presentarsi in caso di deficit particolarmente gravi). Fino ad almeno 5 anni, un bambino non dovrebbe bere bevande diverse dall’acqua per dissetarsi.

La Piramide Alimentare per la Prima Infanzia: Struttura e Applicazione
In linea con le recenti indicazioni scientifiche internazionali della Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica sono state ideate due piramidi ad hoc, a loro volta divise in indicazioni per la giornata e per la settimana. I suggerimenti sono indicativi, avverte Vania, perché non tutti i bimbi sono uguali e crescono allo stesso modo. Per essere completa l’alimentazione del bambino deve contenere tutti i nutrienti necessari, e nelle giuste proporzioni, quelle cioè che rispecchiano le sue specifiche esigenze di crescita e sviluppo come prevede la piramide alimentare: circa il 15-20% di ogni pasto quindi deve essere costituito da proteine, circa il 55-60% da carboidrati e il resto da lipidi, cioè grassi (25-30%).
Fase 1: L'Avvio della Pappa (tra il 5° e il 6° mese)
Nella prima fase, tra il 5 e il 6° mese di età, i 4-5 pasti al giorno prevedono 1 pasto non latteo e 3-4 poppate, preferibilmente di latte materno o, in alternativa, formulato (la “base” della piramide). Spiega Andrea Vania: «La pappa deve essere nutrizionalmente completa: la prima piramide mostra come l’ideale sia un mix equilibrato di crema di cereali o pastina accompagnata con verdure e olio extravergine d’oliva cui aggiungere, in modo alternato, carne o pesce, preferibilmente liofilizzati (per facilitare la digestione e l’assorbimento dei nutrienti), e poi frutta.» Il semolino, le creme di mais e tapioca, e la crema di riso sono esempi di cereali dalla consistenza cremosa, spesso prodotti biologici, adatti per le prime pappe. Il brodo vegetale, preparato con verdure e ortaggi freschi e controllati, preferibilmente bio, o con prodotti specifici per l’infanzia di analogo valore nutrizionale, condisce le pappe almeno inizialmente. Nel brodo passano, durante la cottura, la maggior parte delle vitamine e dei minerali delle verdure, che, se inserite nella pappa, forniscono anche fibra.
Lo schema settimanale permette di distribuire in maniera più equilibrata e varia gli alimenti, fondamentale per impostare buone abitudini alimentari e per evitare squilibri tipici di una dieta monotona. I rimanenti pasti saranno a base di latte materno, ma se questo manca o non è sufficiente, è possibile farsi consigliare dal pediatra uno specifico latte formulato per l’infanzia. All’inizio del sesto mese i pasti dovrebbero essere 5 o 6. Lo svezzamento inizierà con la sostituzione di uno di questi con la prima pappa. Dopo circa 1-2 mesi le pappe saranno 2, oltre a una merenda, e i pasti a base di latte diminuiranno conseguentemente.
Fase 2: Ampliamento della Varietà Alimentare (dopo il 6° mese)
Nella seconda piramide, i 4 pasti al giorno sono suddivisi in 2 poppate di latte materno e 2 pappe. Aumenta la varietà di alimenti permessi: alla base della pappa composta da crema di cereali, pastina, riso o semolino, si possono aggiungere carne (3 volte a settimana), pesce (3 volte a settimana) o formaggio (2 volte a settimana), tuorlo d’uovo (1 volta a settimana, e le prime volte solo un quarto) e legumi (fino a 5 volte a settimana), per un totale di circa 28 pasti settimanali con porzioni cresciute anche nella quantità. Frutta e verdura sono presenti a ogni pasto. Quando si passa a una consistenza maggiore si possono mettere in tavola le Stelline o le Puntine, anche in questo caso prodotte a partire da materie prime biologiche. In generale, l’uso di uno schema dello svezzamento mese per mese può fornire un punto di riferimento e una guida per rendere il processo più facile, in quanto fornisce pratiche informazioni su quando introdurre i diversi alimenti.Intorno ai 12 mesi il bimbo realizza mediamente cinque pasti (colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena) e assume ancora una buona quota di latte che copre circa la metà del fabbisogno calorico. La composizione del pasto non cambia rispetto a quella del primo anno, ma si possono offrire consistenze più dure e croccanti, pur prestando sempre attenzione agli alimenti a rischio soffocamento. Anche l’arrivo della dentizione aiuta, permettendo di triturare i cibi più duri, ed egli sarà in grado di controllare sempre meglio i movimenti delle proprie mani per usare con una certa abilità cucchiaino e forchetta.

L'Approccio dell'Autosvezzamento (Baby-Led Weaning)
L'autosvezzamento si basa fondamentalmente sull’idea che i bambini possano tranquillamente iniziare l’alimentazione complementare mangiando gli stessi cibi di mamma e papà, seduti a tavola con loro. È una forma di alimentazione a richiesta, che rispetta la capacità del bambino di autoregolarsi: gli permette di scegliere qualità e quantità dei cibi, gli stessi che consumano i genitori, ovviamente preparati in modo che li possa mangiare ed evitando quelli non adatti o a rischio soffocamento. Anche l’uso delle mani per prendere gli alimenti è un modo per sviluppare l’autonomia del piccolo. Non tutti i pediatri e i nutrizionisti infantili concordano con questo approccio, sia per una questione di qualità degli alimenti sia per una questione di modalità di preparazione delle pietanze. Soprattutto nei primi mesi dopo l’avvio dell’alimentazione complementare, i lattanti possono alternare assaggi di cibi presenti a tavola con brevi poppate. In questo modo, con il passare del tempo, riusciranno a soddisfare i propri bisogni nutrizionali con gli alimenti proposti, diminuendo di conseguenza il numero delle poppate.
Prodotti Specifici per lo Svezzamento (Baby Food)
Oggi il passaggio da una dieta esclusivamente composta da latte a una solida è facilitato dalla disponibilità di prodotti specifici, studiati per fornire un’alimentazione equilibrata e corretta al bambino. I pediatri sconsigliano, almeno fino all’anno di età, l’aggiunta di sale e zucchero negli alimenti; in più, gli alimenti appositamente formulati per i bambini, i cosiddetti baby food, sono preparati appositamente per lo svezzamento e studiati per fornire un’alimentazione equilibrata e corretta al bambino. Il baby food, inoltre, è regolamentato da severe normative europee per garantirne la qualità. Humana ha sviluppato una linea completa di prodotti per lo svezzamento appositamente studiata per ogni esigenza dei bambini in crescita. La gamma è molto ampia, sia in termini di consistenza, sia per quanto riguarda i gusti. Per le prime pappe, si può scegliere tra le creme di cereali, dalla consistenza cremosa, come per esempio la Crema di mais e tapioca, la Crema di riso, la Crema di multicereali oppure il Semolino. Sono tutti prodotti biologici.
Guida Pratica per l'Introduzione degli Alimenti e le Abitudini Quotidiane
È necessario introdurre gli alimenti con gradualità, uno per volta. La regola più comune consiste nel sostituire la poppata delle 12.00 con una pappa con brodo vegetale. All’inizio è importante non fissare schemi e tempi troppo rigidi, per numero, quantità e orario dei pasti nell’arco della giornata; è necessario solo che siano soddisfatti i bisogni energetici e nutritivi. La merenda svolge un ruolo importante perché evita che il bimbo arrivi con troppa fame al momento del pasto e dunque lo aiuta ad alimentarsi in maniera corretta. Nella maggior parte dei casi l’ora migliore è al risveglio dal pisolino del pomeriggio. Attenzione però a non esagerare, non deve essere così abbondante da sostituire la cena. Dopo circa 1 mese dall’introduzione della prima pappa e della merenda conviene iniziare con una seconda pappa da proporre tra le 18:00 e le 20:00. La scelta dell’orario dipende anche da quando ricompare l’appetito, cosa che può essere variabile da bambino a bambino, e dalle esigenze dei genitori.
In generale è importante sapere che l’ordine per l’inserimento degli alimenti nel calendario non è rigido. Non esiste un programma alimentare predefinito. Il passaggio dal latte materno o formulato agli altri alimenti deve essere graduale, per permettere al bambino di assaggiare, abituarsi e accettare nuovi sapori e consistenze, e basato al modello alimentare familiare. Secondo lo svezzamento tradizionale è preferibile cuocere gli alimenti in acqua o a vapore, e si può utilizzare anche la pentola a pressione.
Cosa Inizialmente Introdurre e Cosa Evitare
Una volta raggiunto il traguardo dell’introduzione dell’alimentazione complementare, da quali alimenti è opportuno iniziare? In passato ai genitori veniva suggerito di introdurre per prima la frutta, puntando sulla sua capacità di “sedurre” i bambini attraverso il sapore dolce. Oggi invece si ritiene che non ci sia una “scaletta” da seguire, valida per tutti. Le farine, con le creme di cereali passate al setaccio, costituiscono la base dell'alimentazione "salata" dei bambini piccoli. Si inizia in genere con la farina di riso, poi mais, orzo o tapioca, per evitare il possibile effetto allergizzante del glutine contenuto nel grano, che viene per questo introdotto intorno al decimo mese di vita. Potrebbe essere consigliabile privilegiare le farine integrali, non addizionate di zuccheri, sale e vitamine. La seconda categoria di alimenti che viene aggiunta comprende frutta e verdura. Quasi tutte le verdure, in crema, sono utilizzabili fin dalle prime fasi di divezzamento, anche come condimento delle creme a base di cereali. Le uniche che vengono inserite gradualmente nella dieta dei bambini intorno all’anno di vita sono le crucifere (cavoli e simili), i carciofi, l’aglio e la cipolla.
Fino ai 3 anni è bene evitare i cibi ad alto rischio di contaminazione batterica come carni, pesci e uova crudi, nonché il formaggio preparato con latte non pastorizzato. Lo zucchero (anche sotto forma di sciroppo d’acero, amido di riso, sciroppo d’uva…) e i prodotti che ne contengono (biscotti, yogurt alla frutta, merendine…) non dovrebbero trovar posto nella nostra alimentazione. L’uso del sale aggiunto è sconsigliato fino ai 12 mesi, tuttavia nella gastronomia italiana molti prodotti contengono questo alimento (pane, formaggi…). Si consiglia soprattutto di evitare i cibi che ne contengono in quantità eccessive come patatine, cracker salati e insaccati, lasciando che il bimbo assaggi quegli alimenti che contengono sale in modo naturale. L’assunzione di alcol è proibita (anche in piccole quantità) durante l’infanzia e anche l’uso del vino nelle preparazioni è sconsigliato, perché non evapora mai completamente. Non sono invece vietati i funghi fino a 12 anni, come in molti ritengono, ma sono consentiti solo quelli del supermercato. Il divieto di mangiare funghi è una linea guida tutta italiana, scaturita dall’incomprensione di un opuscolo del ministero della Salute dal titolo “I funghi.
Gestione degli Allergeni e Consistenza degli Alimenti
Le più recenti linee guida indicano che non è necessario ritardare l’introduzione di alimenti potenzialmente allergizzanti (come uovo, pesce, frutta secca) in bambini senza rischio elevato; è consigliabile però farlo gradualmente, introducendo un alimento nuovo alla volta e osservando eventuali reazioni entro 24-48 ore. In caso di familiarità per allergie, asma o dermatite atopica, è utile consultare il pediatra prima di introdurre questi alimenti. Non forzate l’assaggio se il bambino non è pronto, ma riproporlo in modo costante facilitando l’accettazione.
Nei primi mesi dello svezzamento si consiglia di non eccedere con gli alimenti ricchi in fibre (cereali integrali, legumi con la buccia e passati di verdura) perché sono alimenti poco densi caloricamente che danno un senso di sazietà precoce, riempiendo il piccolo stomaco del lattante. La consistenza del pasto può essere più morbida o più solida a seconda del tipo di alimento assaggiato dal bambino. Si possono offrire con maggior frequenza alimenti ricchi in fibre come cereali integrali e legumi con buccia, senza eccedere, man mano che il bambino cresce.

L'Alimentazione del Bambino in Età Prescolare e Scolare
Dal punto di vista nutrizionale, intorno ai 18 mesi c’è un cambiamento perché l’organismo a questa età non è soggetto a una crescita accelerata come quella dei primi mesi di vita, perciò il pasto deve essere meno denso dal punto di vista calorico, proprio come nell’adulto. Finora la parte principale del pasto è sempre stata costituita dal gruppo degli alimenti ricchi in energia, ovvero i cereali (o anche le patate e altri tuberi). Da questo momento in poi invece la parte principale è costituita da verdure e frutta, che dovrebbero, insieme, coprire metà di un piatto ideale. Quanto appena detto può essere a volte difficile da mettere in pratica. A questa età, infatti, la presenza di molte verdure nel piatto spesso non incontra i gusti del bambino che, invece, attraversa un periodo particolare dello sviluppo, in cui predilige alcuni gruppi alimentari rispetto ad altri (in particolare, la maggior parte dei bimbi di questa età tende a scartare le verdure). Tutto ciò non costituisce assolutamente un problema. Si tratta di una fase passeggera, chiamata “neofobia”, inizia verso i 2 anni, raggiunge un picco intorno ai 3 anni e sfuma intorno ai 5 anni. Si tratta di un normale adattamento dei bambini alla necessità di assumere solo cibi sicuri per il timore di cibi nuovi.
Per un bambino in età scolare, un pasto equilibrato può includere una fonte di carboidrati (come pasta, riso o pane integrale), una porzione di proteine (carne magra, pesce, legumi o uova), verdura a volontà, frutta di stagione e un condimento leggero (preferibilmente olio d’oliva extravergine a crudo): circa il 55-60 % dell’energia dai carboidrati, 10-15 % dalle proteine e circa 30 % dai grassi. È bene ridurre al minimo snack ricchi di zuccheri o fast-food.
L'Importanza dell'Esempio Familiare e le Abitudini Alimentari
Per creare sane abitudini nei bambini, è importante offrire loro fin da subito un buon esempio da seguire. Il primo passo, infatti, è quello di migliorare l’alimentazione dell’intera famiglia, perché presto o tardi i piccoli imiteranno i comportamenti dei genitori (inutile mantenere due alimentazione diverse, sin da quando è pronto vostro figlio vorrà mangiare come voi!). È proprio sulla tavola di casa che si gettano le basi dell’educazione alimentare. Se ad esempio cominceremo a escludere bibite gassate, cibi e merendine industriali, difficilmente il bambino si abituerà a vedere questa tipologia di alimenti come la norma. Dunque, quando si parla di alimentazione dei bambini, a cosa occorre fare attenzione? Il primo trucco è quello di far sparire i cibi processati dalla lista della spesa e far entrare in casa gli alimenti nella loro versione naturale.
Cibi ricchi in carboidrati, a cominciare dai cereali in tutte le loro forme (pasta, riso e altri cereali in chicco, pane e altri farinacei, cereali in fiocchi o soffiati), saranno presenti da tre a cinque porzioni al giorno, fin dalla colazione, per offrire una buona quantità di energia spendibile nell’arco della giornata (e per mantenere un adeguato livello di glicemia). La scelta deve ricadere principalmente sui cereali integrali, tranne nel caso dei primi periodi dell’avvio dello svezzamento. Cibi ricchi in proteine, ovvero carne, pesce, uova, formaggi, legumi. Questi ultimi andrebbero consumati almeno quattro-cinque volte a settimana, il pesce tre-quattro, la carne fino a un massimo di tre (preferibilmente carni bianche). Formaggi e uova invece dovrebbero essere meno rappresentati per l’alto contenuto di grassi saturi e colesterolo. Per il formaggio bastano infatti un paio di porzioni settimanali, così come per le uova. Latte e yogurt invece sono alimenti ricchi in calcio che si possono consumare quotidianamente nel numero di una-due porzioni. Resta inteso che, per le mamme che allattano i loro bambini, le assunzioni di latte saranno stabilite dalle richieste del piccolo durante la giornata. In generale, l’utilizzo di alimenti processati, in particolar modo durante lo svezzamento, dovrebbe essere minimo o nullo. Questi cibi, infatti, si trovano sulla punta della piramide alimentare; in famiglia si dovrebbe mangiare con grande frequenza ciò che sta alla base di essa e raramente ciò che sta all’apice.
La Piramide Alimentare per bambini dai 4 anni in su segue, grosso modo, le stesse indicazioni fornite dalla Nuova Piramide Alimentare per adulti, e per noi italiani in particolare, quelle relative alla Dieta Mediterranea. Per stare bene il bambino deve, come l’adulto, svolgere ogni giorno movimento e trovare un momento della giornata per riposarsi e recuperare forza ed energia. L’allegria, la serenità e la compagnia devono essere i protagonisti dei suoi pasti, oltre al cibo che trova nel piatto. Insieme all’acqua, alla base della sua dieta, troviamo quegli alimenti che non devono mai mancare nella giornata del bambino: frutta e verdura che assicurano vitamine, minerali e importanti antiossidanti, alimenti ricchi di carboidrati che danno energia e l’olio extravergine di oliva che, anche nella dieta del bambino, rappresenta il miglior condimento. Tutti i giorni, per una crescita ottimale, vanno assicurati al bambino 2 porzioni di alimenti fonte di Calcio: latte, yogurt e formaggi. Ai piani più alti della piramide si trovano gli alimenti ricchi di proteine che anche nella dieta dei più piccoli devono variare durante la settimana, senza esagerare con le porzioni e preferendo i legumi, la carne bianca, il pesce e le uova alla carne rossa e alle carni lavorate.
Quali strategie aiutano a promuovere una dieta varia e sana per il bambino e a ridurre i cibi poco salutari? Una dieta sana per i bambini si costruisce attraverso abitudini quotidiane: presentare a tavola una grande varietà di frutta e verdura, preferire cereali integrali, alternare legumi e proteine magre, limitare cibi ultra-processati, dolci e bevande zuccherate. Coinvolgere il bambino nella preparazione dei pasti, rendere il momento del pasto un momento conviviale e senza distrazioni (tv/smartphone), e dare l’esempio con i propri comportamenti alimentari sono tutte strategie efficaci. Evitate di usare il cibo come premio o punizione.

La Piramide Alimentare Transculturale: Inclusione e Diversità
L’Italia, negli ultimi anni, si sta trasformando sempre di più in un Paese multiculturale. Il 10% della popolazione minorile è costituito da minori stranieri regolari che provengono da Europa centrorientale, Africa del nord, Asia e America Meridionale. Il cibo unisce. Ed è per questo che la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha creato una Piramide alimentare Transculturale, aggiungendo nei vari piani della piramide alimenti tipici dei Paesi stranieri, con gli stessi principi nutrizionali degli alimenti appartenenti alla Dieta Mediterranea. Come per tutte le Piramidi Alimentari, anche la Piramide Alimentare Transculturale si legge dal basso verso l’alto. L’acqua è vita, come vitale è l’assunzione di frutta e verdura che troviamo subito dopo al piano superiore (3-5 porzioni al giorno), per il loro contenuto in acqua, fibra e antiossidanti. Dopo frutta e verdura troviamo i cereali, importantissima fonte di energia, sia per i bambini che per gli adulti. Anche di questi vanno consumate 3-5 porzioni al giorno. Per crescere, oltre all’energia serve il calcio, che troviamo nel latte e nello yogurt che non devono mancare mai. I veri protagonisti della settimana sono i legumi, che andrebbero consumati 4-5 volte per il loro apporto di fibra, proteine vegetali, vitamine e minerali. Bisognerebbe non eccedere mai con i condimenti, preferendo ovviamente il consumo di olio extra vergine di oliva. La varietà alimentare deve essere bilanciata con la giusta quantità. Legumi, pesce, carne magra, formaggi e uova devono essere distribuiti in modo equilibrato durante la settimana, seguendo le indicazioni del pediatra per non eccedere con calorie e proteine.
Prevenzione e Salute a Lungo Termine: I "Mille Giorni" Fondamentali
I bambini, al pari degli adulti, vivono oggi in un mondo in cui esistono varietà e quantità di cibi precedentemente impensabili. Per questo è diventato essenziale fare attenzione a cosa mangiano e a educarli fin dai primissimi anni di vita ad alimentarsi in maniera salutare. Le scelte alimentari hanno infatti un impatto significativo sul rischio di sviluppare malattie croniche non trasmissibili, tra cui diversi tipi di tumori. Un ampio ventaglio di condizioni - dall’ipertensione al diabete di tipo 2, dall’obesità alla sindrome metabolica - è nell’insieme responsabile del 70 per cento circa delle cause di morte nei Paesi industrializzati. Oggi si sa che le radici di questi problemi di salute, oltre a essere il risultato di una combinazione di fattori genetici, fisiologici, ambientali e comportamentali, spesso risalgono al periodo che va dal prima del concepimento ai primi mesi o anni di vita. I risultati di numerose ricerche hanno infatti mostrato che ciò che accade in questo periodo, quantificabile in circa mille giorni, può influenzare la predisposizione allo sviluppo di varie malattie di bambini e adulti: da quelle cardiovascolari ad alcune psichiatriche, fino anche a diverse forme di cancro. Per proteggere i bambini, quasi tutta la prevenzione ruota attorno all’adozione di abitudini e comportamenti salutari.
I feti sono nutriti attraverso la dieta che le madri seguono durante la gravidanza, e l’esposizione a determinati sapori, anche particolari, durante la vita in utero può stimolare i bambini ad accettare maggiormente tali alimenti. Dopo il parto il latte materno prima e l’aggiunta dell’alimentazione complementare, poi, hanno un ruolo primario nel mantenimento di un buono stato di salute. Le sostanze assunte dalle madri passano infatti nel latte, determinando così nei piccoli allattati al seno l’esposizione a un ampio spettro di gusti e sapori. In tal modo si facilita il gradimento, al momento del divezzamento, di alimenti come le verdure che, a causa dei loro sapori a volte amari, possono essere tra i più difficili da far accettare ai piccoli. Successivamente i bambini sono influenzati dalle abitudini alimentari della mamma, del papà e, più in generale, di chi si occupa di loro a tavola. I genitori ‒ assieme ai nonni, alla babysitter, se coinvolti nella preparazione e nella somministrazione delle prime pappe ‒ costituiscono il primo riferimento educativo e comportamentale.
L’alimentazione nei primi anni di vita è più di una semplice necessità fisiologica; è il fondamento su cui costruire le basi per uno stile di vita sano. Con il progetto SOFIA ci occupiamo di fare prevenzione sul tema del soffocamento infantile e aiutare le famiglie a essere più consapevoli dei rischi. Promuoviamo la conoscenza delle manovre di disostruzione e delle linee guida per il taglio sicuro degli alimenti.
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