La storia della moneta non è soltanto una cronaca di transazioni economiche o di potere politico, ma rappresenta un immenso archivio visivo dell’evoluzione del ruolo della donna nella società. Dalle raffigurazioni imperiali dell’antichità alle moderne banconote commemorative, l'effige femminile ha funto da specchio per ideali di sovranità, virtù civili e, in casi rarissimi, anche di maternità e divinità.

Le Auguste di Roma: Il Potere dietro l’Effige
Non vi è nel mondo antico una situazione della società analoga a quella di Roma, nella quale la donna abbia sempre goduto di una grande emancipazione ai livelli più alti e, in alcuni casi, anche di poteri paragonabili a quelli degli uomini. È opinione concorde tra i numismatici che la monetazione di Roma imperiale ci abbia tramandato, specie sui nominali di più largo modulo, come i sesterzi, stupendi ritratti degli imperatori di turno e delle loro consorti.
Al nome di Iulia Augusta, come era stata chiamata Livia, dopo che era entrata a far parte, per adozione, della Gens Julia, l’imperatore Tiberio fece coniare anche lo splendido sesterzio che riporta le fattezze della madre del principe. In molte monete romane troviamo raffigurate le cosiddette “auguste”: madri, mogli, figlie e sorelle di regnanti, come Livia Drusilla, moglie di Augusto e madre di Tiberio; Cesonia, quarta moglie dell’imperatore Caligola; Antonia “minore” che fu la bisnonna di Nerone, e poi Poppea, Messalina, Plautilla moglie di Caracalla e tante altre ancora. Ma il privilegio era raggiunto grazie al legame familiare con un uomo.
Tra le figure femminili di spicco, Elena, madre di Costantino il Grande, occupa un posto di rilievo. Era il 20 maggio del 2015 quando nell’asta 84 di NAC Numismatica Ars Classica, al lotto 1.212, veniva proposta una moneta quasi unica, e per rarità e per bellezza. Si tratta di un magnifico medaglione da due solidi in oro coniato a Nicomedia tra il 324 e il 325, al peso di 9,02 grammi. Al dritto FL HELENA AVGVSTA, busto diademato e drappeggiato, con doppia collana. Al rovescio SECVRITAS REIPVBLICE con figura intera di Elena, velata, in piedi di fronte, con in mano un ramo la mano che sorregge la veste.
Di tutte le donne associate a Costantino il Grande, la madre Elena non fu solo la più influente, ma anche la più duratura, poiché sopravvisse anche a coloro che erano significativamente più giovani di lei. Monete d’oro a nome di Elena sono state rinvenute soltanto a Nicomedia, Salonicco, Sirmio e Ticinum. Questo medaglione estremamente raro appartiene al primo periodo in cui Elena aveva il titolo di Augusta, e poiché è di dimensioni inusuali, possiamo presumere che fosse uno dei doni distribuiti durante le cerimonie in cui assunse il suo titolo. Nessuna fonte riporta quando Elena fu acclamata Augusta, ma si presume che la cerimonia sia avvenuta l’8 novembre 324, come parte delle cerimonie in cui Costantino tracciava i confini della sua futura capitale sul sito della vecchia Bisanzio.
La “Storia Della Monetazione Romana Dalle Origini All'età Imperiale”
La Medaglia di Isabella d’Este: Simbolismo e Astrologia nel Rinascimento
La lettura della medaglia di Isabella d’Este è a tutt’oggi un enigma di difficile soluzione. Eppure, questo oggetto, per la personalità della donna che lo commissionò, per la raffinatezza della sua fattura, per la sua esplicita funzione di emblema rappresentativo, possiede tutti i requisiti necessari a farne un simbolo del Rinascimento.
Sul recto della medaglia compare un busto di profilo: la giovane donna con una collana di perle al collo e i capelli raccolti a coda di cavallo. Sul verso una figura femminile stante, alata, volta a sinistra, tiene nella mano destra un bastone e un palmizio nella sinistra: davanti a lei si erge un serpente. Sopra la sua testa si libra un Sagittario, volto a destra, con l’arco teso e la freccia incoccata; sopra il suo dorso brilla una grande stella a otto punte.
L’esistenza di una seconda versione, accuratamente ritoccata sin nei minimi particolari, testimonia del valore che la committente attribuiva alla medaglia e della sua intenzionale funzione celebrativa. La figura femminile alata è stata variamente interpretata, ma la recente ricerca suggerisce si tratti di una Nemesi, non intesa come vendetta, bensì come giustizia positiva che coincide con la Pace e la Vittoria. Il modello iconografico si rifà direttamente alla monetazione imperiale romana, in particolare al denario di Claudio, che si trovava nella collezione degli Estensi.
La presenza del Sagittario con stella sovrastante trova spiegazione nel tema natale di Isabella: nata il 17 maggio 1474, al momento della sua nascita il locus ascendentis cadeva nel segno del Sagittario e il pianeta Giove, simbolo di potere e autorità, era in posizione dominante. Isabella rappresenta se stessa in veste di Nemesi, e così, per figura, simboleggia la sua virtù e la sua ambizione: nata insieme alla stella del potere, sarà lei Nemesi che provvederà a “saeclum renovare”.
L’Evoluzione delle Figure Femminili nelle Banconote Moderne
Se nel mondo antico il privilegio di apparire sulle monete era raggiunto grazie al legame familiare con un uomo, l’età moderna ha visto l’affermazione di figure femminili per i propri meriti intellettuali, artistici o patriottici.
Le regnanti sono state le più rappresentate: tra il 1725 ed il 1837 troviamo la regina Maria Teresa sul tallero austro-ungarico, la regina Vittoria su scellini, mezze corone britanniche e anche su alcune monete indiane. In Italia, la moneta da venti centesimi di lira, nel 1908, raffigurava il profilo di una donna con una spiga, profilo che alcuni attribuiscono alla scrittrice Sibilla Aleramo. Maria Montessori è stata invece certamente raffigurata nella banconota da 1000 lire, prima ed unica donna a cui è stata dedicata una banconota in Italia.
Maria Rosalia Rita De Castro fu la prima donna ad essere raffigurata sulle banconote spagnole da 500 pesetas. Poetessa e scrittrice nata a Santiago di Compostela nel 1837, è considerata una precursora del femminismo spagnolo poiché in molte sue poesie denunciò la condizione della donna, relegata al ruolo forzato di madre e di moglie e discriminata dalla società in tutti gli altri campi.

La regina Elisabetta D’Aragona, nota anche come Santa Elisabetta o Isabella del Portogallo, fu la prima donna raffigurata sulle banconote portoghesi. Nata forse a Saragozza nel 1271, fu donna di pace risolvendo conflitti ed evitando guerre e spargimento di sangue nella Penisola Iberica. Quando rimase vedova si ritirò in un convento da lei fondato a Coimbra.
Angelica Kauffman, prima donna sulle banconote austriache, fu una pittrice svizzera, specializzata nella ritrattistica e nei soggetti storici. Nacque a Coira il 30 settembre del 1741, ma i suoi si trasferirono ben presto in Austria. Grazie ad un viaggio in Italia poté sviluppare ulteriormente le sue doti pittoriche e conseguire il diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Goethe restò affascinato dalla sua personalità e di lei scrisse: “guardar quadri con lei è assai piacevole, tanto educato è il suo occhio ed estese le sue cognizioni di tecnica pittorica”.
Ricordiamo inoltre Emilia Plater, prima donna sulle banconote polacche da 20 złoty, nata a Vilnius nel 1806, patriota polacca che partecipò all’insurrezione del 1830, guidando una propria unità partigiana. Nadezda Petrovic invece fu la prima donna sulle banconote serbe, pittrice e fotografa, che in una lettera alla madre scrisse: “mi sento davvero felice per il fatto di non essermi sposata, perché se l’avessi fatto, ora sarei solo una donna comune, come Lina ed altre mie amiche, costrette a passare l’intera vita pagando i debiti alla Natura. Io cercherò di pagare i miei debiti in altro modo”.
Tra le altre si ricorda Jacobine Camilla Collett, prima donna effigiata sulle banconote norvegesi, donna anticonvenzionale e femminista, definita “una protesta personificata”. Tove Marika Jansson, pittrice e scrittrice finlandese, è stata raffigurata in una moneta commemorativa da due euro nel 2014.
Harriet Tubman e la Nuova Era del Riconoscimento
La prima donna sulle banconote australiane fu Caroline Crisholm, mentre Harriet Tubman diventerà la prima donna sulle banconote americane, secondo una decisione del 2015. Molti i riconoscimenti attribuitegli: nel 1944 le è stato intitolato un vascello della Marina Militare Americana, nel 1978 a le è stato dedicato un francobollo, nel 2014 un asteroide e ora anche una banconota al posto del settimo presidente Andrew Jackson.
Nata schiava nel 1822 in una contea del Maryland, fu picchiata e frustata per ben 29 anni. A causa delle percosse ricevute, iniziò a soffrire di disturbi neurologici, ma nonostante ciò riuscì a liberarsi dalla schiavitù e ad aiutare tante altre persone a farlo. Harriet si arruolò riuscendo a diventare una spia dell’esercito nordista durante la guerra di secessione americana. È stata la prima donna a guidare una spedizione armata nella Carolina del Sud, impresa con cui si liberarono più di settecento schiavi. Si batté anche per il suffragio femminile.
Questa progressione storica, che parte dalle Auguste romane e arriva alle icone del coraggio civile moderno, dimostra come la moneta sia sempre stata il riflesso, seppur parziale e a volte strumentale, delle figure che hanno segnato il destino di una civiltà, trasformando il metallo e la carta in veicoli di memoria perenne.