La Complessa Intersezione tra Parafilia e Gravidanza: Prospettive Psicologiche e Evolutive della Sessualità

Il panorama della sessualità umana è vasto e sfaccettato, e la medicina stessa, come ogni campo del sapere, vive i suoi turbamenti epocali, incluse le rivoluzioni sessuali che ne ridefiniscono i confini e le nomenclature. Ciò è evidente nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), pubblicato in Italia da Raffaello Cortina e redatto dalla American Psychiatric Association, che ha dovuto adattarsi al repentino cambio di costumi. Questo manuale, che costituisce la base di ogni diagnosi e la bibbia di ogni terapeuta, certifica ormai da tempo lo sdoganamento di molte manifestazioni della sessualità precedentemente stigmatizzate, oggi definite come "parafilie". Questo termine indica l’insieme di espressioni sessuali che si manifestano attraverso comportamenti non direttamente connessi al fine riproduttivo, diversamente dal sesso tradizionale.

Evoluzione storica dei concetti di sessualità e devianza

Dall'Antica "Perversione" alla Moderna "Parafilia": Un Viaggio nella Ridefinizione Psicologica

Cento anni fa, un semplice pensiero sconcio poteva sconvolgere l’opinione pubblica e richiedere l’intervento clinico, se non addirittura l’internamento. La concezione della sessualità "deviata" era profondamente influenzata da un approccio moralistico e giudicante. Tuttavia, la comprensione di queste dinamiche ha subito una profonda evoluzione nel tempo. Prima del diciannovesimo secolo, la perversione era unanimemente considerata un’aberrazione, qualcosa di inaccettabile e, di conseguenza, veniva condannata senza appello. Il termine "perversione" deriva dal latino perversio -onis, che a sua volta ha origine da pervèrtere, ovvero rovesciare, travolgere e, in senso figurato, stravolgere. Questo concetto ha contribuito a farci comprendere la genesi di un comportamento "perverso" in relazione alla fissazione libidica di una fantasia originata nel periodo dello sviluppo psicosessuale.

Figure pionieristiche hanno iniziato a sfidare questa visione. Tra i primi a porsi in contrasto con le visioni moralistiche della sessualità, sebbene ancora influenzato dalla cultura del suo tempo, vi fu il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud. Egli, del resto, associava i desideri carnali all’immaginario onirico della mela rossa. Dopo di lui, molti altri studiosi hanno affrontato e approfondito il tema delle perversioni. Un passo decisivo fu compiuto intorno alla prima metà del ‘900 da Alfred Kinsey, biologo e sessuologo. Egli condusse e pubblicò un rivoluzionario studio sui comportamenti sessuali umani, conosciuto come Rapporti Kinsey, in cui dimostrò per la prima volta che la maggior parte di quelle che venivano etichettate come perversioni non erano necessariamente patologiche. Attraverso le sue ricerche, Kinsey rese noto che molte pratiche considerate devianti erano, in realtà, abbastanza comuni nella popolazione americana, scardinando l'idea di una sessualità "normale" monolitica.

Diagramma che illustra la distinzione tra parafilia e disturbo parafilico

Questo cambiamento di prospettiva si è consolidato anche nel linguaggio medico e psichiatrico. Nella terza versione del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), il termine "perversione" fu sostituito da quello di "parafilia". Quest’ultimo definisce la deviazione (dal greco para, oltre, vicino a) come un elemento di attrazione per l’individuo (dal greco philia, amore, attrazione), interpretata dunque in chiave meno moralistica e giudicante. Nel corso degli anni, il DSM ha catalogato le parafilie in modo differente, ma un passaggio fondamentale e decisivo è stato il riconoscimento della presenza di un continuum tra la salute sessuale e la devianza sessuale.

Emilio Sacchetti, presidente dell’Associazione italiana di psichiatria, riflette che «probabilmente non era così saggio assimilare qualsiasi pensiero deviato a una patologia». Per questo motivo, il DSM-5 distingue in modo più preciso la parafilia e il disturbo parafilico. Qui le cose si complicano: l'American Psychiatric Association scrive infatti che, per essere considerato una malattia della mente, un disturbo parafilico deve causare un disagio personale «non riconducibile alla riprovazione sociale», oppure deve coinvolgere persone non in grado di dare il proprio consenso. In altre parole, la parafilia, di per sé, non implica necessariamente un disturbo mentale o una fonte di disagio per chi la vive. È semplicemente una variazione sessuale o un’attrazione non convenzionale. Al contrario, un disturbo parafilico è una parafilia che si manifesta con la presenza di distress, ovvero una condizione che causa disagio o compromissione all’individuo, o se i comportamenti parafilici ledono il benessere o la sicurezza di altre persone. Per esempio, la pedofilia è identificata come un atto totalmente illegale e poi, magari, in seconda istanza, anche patologico. Come spiega Sacchetti: «La legge è una cosa, la medicina è un’altra». La vecchia coppia di ferro psichiatra e giudice, il binomio su cui Foucault ha costruito la sua analisi del potere e su cui la società ha per secoli edificato i confini del "desiderio normale", sempre più chiaramente imbocca la strada delle "carriere separate". Questo non deve spaventare, conclude Roberta Rossi, presidente della Federazione italiana di sessuologia scientifica, perché «non parlare di malattia può essere anche il modo più efficace per assicurare la pena, laddove sia meritata», eliminando le confusioni tra comportamenti criminali indotti da una condizione psichiatrica e piena responsabilità.

Il Desiderio di Originalità: Le Parafilie Più Comuni e In Attesa di Riscoperta

Ma da dove nasce una parafilia? Roberta Rossi continua spiegando che «nasce quando non basta più un rapporto classico con una persona, quando si vogliono esplorare nuove frontiere». L’individuo parafilico, secondo il manuale, di per sé non "stravolge" un bel niente, e ciò che di lui pensano senso comune e morale, non è pertinente alla diagnosi clinica. È in crescita l’esigenza di sentirsi "originale", ed è quindi comprensibile che siano in espansione forme alternative alla concezione tradizionale del sesso. E, in fondo, come riflette Rossi, se pensiamo che stiamo per andare su Marte, la ricerca di nuovi "pianeti" sessuali non è poi così strana.

Tra le pratiche che non sono più clinicamente definite "perversione" troviamo una vasta gamma di comportamenti: chi si eccita spiando una coppia che fa sesso (voyeurismo), mariti e mogli che condividono l’esperienza sessuale con partner esterni (singoli o altre coppie, ovvero scambismo), il sadomaso, il bondage, chi ha il culto feticistico dei piedi o chi si traveste, chi prova piacere facendo telefonate oscene (scatologia) o chi ama il pissing (urofilia). Queste sono ormai considerate varianti comuni e non più le vere e proprie "nuove frontiere" di cui si parla.

Per identificare le parafilie più comuni tra gli italiani, basta farsi un giro in rete e analizzare le testimonianze. Tra le donne, si registra un autentico boom di situazioni riconducibili alla sitofilia, una forma di feticismo legata al cibo, in forte espansione anche nel nostro Paese. Consiste nel raggiungere l’eccitazione sessuale mangiando dal corpo di un’altra persona, oppure usando il cibo come stimolo sessuale. Molte delle testimonianze legate alla sitofilia provengono da chat in cui le parole più ricorrenti nei post sono "anoressia" e "bulimia", un collegamento che non è affatto casuale, dato il forte legame psicologico tra cibo, corpo e sessualità. L’esibizionismo, anche in questo caso ampiamente documentato online, è un’altra tendenza molto citata dalle giovani donne, così come lo sono bondage e sadomaso, forse un po’ sovrastimati per essere stati recentemente sdoganati dal best seller e oggi blockbuster mondiale Cinquanta sfumature di grigio.

Immagine stilizzata che rappresenta diverse forme di parafilie

Guardando la prospettiva maschile, la storia appare diversa, e i sogni più proibiti del sesso sembrano più spinti di quelli femminili. Al di là degli stereotipi di voyeurismo e scambismo, il boom di questi anni sembra essere la maieusofilia, cioè l’attrazione erotica per le donne incinte, una parafilia clamorosamente molto più diffusa di quanto si possa pensare.

Maieusofilia e Lattofilia: L'Attrazione per la Maternità in Gestazione e Allattamento

La maieusofilia, scientificamente definita come l'attrazione sessuale verso le donne incinte, è una forma di perversione verso gli "oggetti" considerata minore dal DSM-IV (sebbene l'attuale DSM-5 abbia ridefinito ulteriormente le classificazioni) solo perché più rara rispetto ad altre. Tuttavia, essa sembra essere in forte crescita e decisamente più comune di quanto l'immaginario collettivo possa supporre.

«L’attrazione per le donne in gravidanza deriva da una concezione ancestrale», spiega ancora Roberta Rossi. Nello specifico, questa parafilia è talvolta chiamata "Feticismo da gravidanza" e consiste in una forte ossessione sessuale per le donne incinte. Questa forma di eccitazione può partire dal semplice vedere donne con il pancione, fino al desiderio di avere un rapporto sessuale con donne gravide. L’interesse è strettamente legato all’immagine di donna fertile e feconda, con un corpo accogliente che acquisisce forme diverse, le quali risultano eccitanti per alcuni uomini. È una forma di feticismo e di parafilia estremamente antica, forse risalente addirittura al Neolitico, periodo in cui venivano rappresentate donne in gravidanza che avevano rapporti sessuali con più uomini. Questo accadeva perché la donna gravida era percepita come eccitante in quanto generatrice di vita, simbolo di abbondanza e continuità.

Rappresentazione artistica di figure femminili preistoriche legate alla fertilità

È interessante notare che, a differenza di altre parafilie, la maieusofilia può risultare eccitante anche per la donna stessa. Durante alcune fasi della gravidanza, infatti, grazie agli ormoni in circolo, la donna può sperimentare un desiderio sessuale molto elevato, risultando più propensa a un’attività sessuale esplicita e manifesta. La donna stessa cerca sesso in queste fasi della gravidanza, un dato che contrasta con alcune false credenze.

Questo scenario può presentare dinamiche complesse all'interno della coppia. La dottoressa Rosamaria Spina, sessuologa, spiega che «in gravidanza la donna può arrivare a ricercare sesso al di fuori della coppia». Questo può accadere perché alcuni uomini che hanno la propria compagna in dolce attesa si ritirano dall’attività sessuale per vari motivi, spesso dettati dalla paura di danneggiare il feto o perché in quella fase non ritengono la propria compagna sessualmente eccitante. Tale dinamica crea un divario tra il desiderio della donna e quello del partner, che può portare a tensioni e incomprensioni.

Un capitolo collegato è quello della "Lattazione parafilica" o "Lattofilia". Si tratta di un’altra forma di feticismo legata al guardare una donna che allatta oppure al desiderio di essere allattati da una donna che può farlo. Il contatto con il seno femminile prosperoso e il nutrirsi dal corpo femminile genera grande eccitazione, con uomini capaci di raggiungere forti orgasmi ed eiaculazioni intense, rivelando un ulteriore legame tra la sfera della maternità e le fantasie sessuali.

Sessualità in Gravidanza: Miti da Sfatare e la Reale Fisiologia del Desiderio

Nonostante l’esistenza di parafilie come la maieusofilia che esaltano il corpo gravido, paradossalmente, intorno alla sessualità della coppia in attesa persistono numerosi miti e false credenze. Alcune convinzioni suggeriscono che non ci sia affatto spazio per il sesso durante questa delicata fase di vita, mentre altre, più "minacciose", delineano possibili conseguenze negative sulla gravidanza e sulla salute del bambino. Tali convinzioni errate creano confusione e preoccupazione, andando a ostacolare la sana e soddisfacente vita sessuale della coppia in attesa; andrebbero pertanto sfatate.

La scienza è chiara: l’attività sessuale moderata non può nuocere al feto ed è, anzi, dimostrato che faccia sicuramente bene alla coppia. Dal punto di vista fisiologico, il corpo femminile può essere maggiormente recettivo alle stimolazioni sessuali durante la gravidanza. Il muscolo uterino, aumentato di "massa", permette di percepire meglio le contrazioni uterine durante l’orgasmo, intensificando il piacere. Inoltre, l’assetto ormonale femminile in gravidanza, in alcune fasi, può favorire un elevato desiderio e attività sessuale. Come sottolinea la dottoressa Spina, il periodo dell’attesa è denso di erotismo.

Tuttavia, le paure e le preoccupazioni possono minare questa potenziale fioritura della sessualità. I componenti della coppia devono far posto al bambino nel sistema familiare, preparandogli uno spazio fisico ed emotivo in un processo che implica una profonda ristrutturazione della relazione coniugale. La donna potrebbe sentirsi meno attraente a causa dei cambiamenti del corpo, e già prima dell’arrivo del pancione ci possono essere preoccupazioni su come cambieranno le parti intime e le sensazioni di piacere. La scienza rassicura su questo fronte: non sono state riscontrate differenze tra la vita sessuale delle donne dopo il parto vaginale o con parto cesareo, perché siamo naturalmente predisposte a ritornare come eravamo, con il tempo.

Un dato costante nella letteratura sulla psicologia della gravidanza è il riconoscimento che quest’evento radicalizza nelle donne una dissociazione tra femminilità e maternità, quindi anche tra attività sessuale e funzione materna: il corpo non è più solo oggetto di desiderio, bensì un "involucro" che ospita la vita. Questa percezione può influenzare negativamente il desiderio sessuale della donna e la sua autostima erotica.

Inoltre, uno studio volto ad indagare l’influenza dello stress sulla vita intima di partner che diventano genitori per la prima volta (Leavitt e colleghi, 2016), indica un significativo abbassamento della soddisfazione sessuale nei 12 mesi successivi alla nascita del figlio. Queste conclusioni sono state interpretate dagli autori principalmente sulla base della costruzione sociale dei ruoli familiari di genere, poiché è noto che comunemente sono le donne a essere caricate di maggiori responsabilità nella cura del figlio e a subire pressioni sociali, con un impatto sul loro benessere e desiderio sessuale.

Quando la Parafilia Diventa un Disturbo e la Necessità di un Percorso Terapeutico

È fondamentale ribadire la differenza principale in medicina tra una parafilia e un disturbo parafilico, che risiede nella classificazione medica e nella problematicità per il benessere della persona o per gli altri. La parafilia non rappresenta un disturbo in sé: è semplicemente una variazione sessuale o un’attrazione non convenzionale. Il disturbo parafilico, al contrario, è una parafilia con presenza di distress, ovvero è una condizione che causa disagio o compromissione all’individuo, o un comportamento che lede il benessere o la sicurezza di altre persone. Per riassumere, la parafilia non implica necessariamente un disturbo mentale o una fonte di disagio per chi la vive; al contrario, i comportamenti parafilici causano disagio significativo o pericolo a sé stessi o ad altri. In altre parole, la parafilia diventa "perversione" (nel senso patologico del termine) quando l’individuo soffre a causa di queste tendenze sessuali o se i comportamenti parafilici ledono il benessere o la sicurezza di altre persone.

I principali disturbi parafilici si dividono in due gruppi: il primo si basa sulla predilezione per attività inconsuete, mentre il secondo si caratterizza per l’atipicità dell’oggetto sessuale prediletto. Essi si manifestano attraverso fantasie ricorrenti, impulsi o comportamenti che riguardano oggetti inanimati, persone o particolari situazioni o comportamenti.È molto difficile condurre ricerche e studi sui comportamenti parafilici per due motivi principali. Spesso, questi comportamenti si manifestano in modo egosintonico, ovvero la persona che li sperimenta li percepisce come piacevoli e non problematici. Inoltre, sono comportamenti che vengono spesso etichettati come perversi o devianti, creando un forte stigma sociale. Pertanto, il soggetto che li sperimenta non solo non è motivato a parlarne, ma può anche sentirsi profondamente a disagio nel farlo. Per queste ragioni, la maggior parte delle ricerche sui disturbi parafilici è stata svolta su soggetti in carcere per reati sessuali o su campioni molto limitati, il che può distorcere la comprensione della loro incidenza e manifestazione nella popolazione generale.

L’indagine sullo sviluppo dei disturbi parafilici mostra delle differenze che caratterizzano i vari disturbi. Per esempio, nel caso dell’esibizionismo e del voyeurismo, l’esordio è precoce e stimato intorno ai 15-18 anni. Per il disturbo da travestitismo, invece, i dati indicano un esordio nella prima infanzia. In generale, possiamo affermare che l’esordio avviene entro la maggiore età. Tuttavia, gli studi, anche per le limitazioni derivanti dal campione, non hanno mai individuato delle cause certe alla base dei disturbi parafilici, suggerendo una multifattorialità complessa che include aspetti biologici, psicologici e sociali.

La buona notizia è che, in molti casi, i disturbi parafilici sono trattabili attraverso la psicoterapia. Secondo la psicoanalista Chasseguet-Smirgel, che si è occupata di perversione sessuale, «il perverso imita disperatamente Dio», cercando di corrodere i confini del possibile. L’adulto si distacca da questa fase regolando la sua sessualità secondo consuetudini più mature che riconoscono un primato alla genitalità e alla relazione di scambio con l’Altro. In sintesi, lavorare sulle perversioni sessuali è possibile, così come è possibile promuovere, attraverso il percorso terapeutico, il cambiamento richiesto dal paziente, aiutandolo a trovare soddisfazione sessuale in pratiche percepite come maggiormente mature ed egosintoniche.

Non in tutti i casi, però, il trattamento d’elezione è unicamente la psicoterapia. L’intervento medico è differenziato in due categorie: l’approccio farmacologico e, in casi estremi e specifici, la castrazione chimica, usata per ridurre l'impulso sessuale in contesti di reato grave e recidivo. È quindi essenziale rivolgersi a un esperto sessuologo che abbia specifiche competenze in ambito di sessualità "parafilica" per una diagnosi accurata e un piano terapeutico personalizzato.

La Sfera Privata: Difficoltà di Coppia e Desideri Inespressi nell'Attesa

Le problematiche della sfera sessuale, più comunemente di quanto si possa credere, possono avere risvolti di tipo "parafilico" che richiedono chiarezza e comprensione. Non necessariamente un aspetto della sessualità, come quello dolce, romantico e affettuoso, esclude altri aspetti, tra cui il sesso "estremo" o la visione di materiale pornografico.

Consideriamo la testimonianza di una donna di 30 anni, sposata da quasi 4, in attesa del suo primogenito. La coppia, affiatata e con un’ottima intesa "mentale", ha dovuto affrontare problemi sessuali fin dall’inizio, in particolare il vaginismo della donna. Questo ha causato dolore fisico, frustrazione e un senso di inadeguatezza, portando la donna a pensare di rompere il matrimonio. Grazie alla pazienza del marito e all'aiuto medico, sono riusciti ad avere rapporti sessuali completi.

Dopo un aborto spontaneo, la donna è caduta in depressione, e il vaginismo si è ripresentato, causando frigidità e rapporti sessuali acconsentiti solo per compiacere il marito. È stato in questo periodo che la donna ha scoperto il marito scaricare filmati e foto porno, inclusi scene di sesso estremo e violento. La prima reazione è stata di sconvolgimento e un profondo senso di tradimento, con il dubbio che quelle preferenze riflettessero i suoi reali gusti sessuali, inespressi a causa delle difficoltà della coppia. Affrontato il marito, lui ha spiegato che il materiale pornografico era una "valvola di sfogo" durante i periodi di astinenza, una "distrazione" per superare i momenti difficili, e che la scoperta da parte della moglie era una "liberazione da un senso di colpa", promettendo di cancellare tutto e non farne più uso. Le cose sembrarono tornare alla normalità.

Rappresentazione simbolica della comunicazione di coppia e dei segreti

Otto mesi dopo, una nuova gravidanza "a rischio" ha imposto riposo assoluto e il divieto di rapporti sessuali. Nonostante il sostegno e la premura del marito in questo periodo difficile, la donna ha scoperto nuovamente, e in quantità maggiore, materiale "hard" sul pc del marito, che includeva bondage, sadomaso, pratiche sessuali su donne incinte e persino con animali. L'orrore e il senso di tradimento sono tornati, rendendole impossibile guardare il marito come prima, temendo che lui desiderasse prestazioni simili. Il dubbio principale che la affliggeva era: "possibile che sia io la causa di questo suo rifugiarsi nel porno? Sono talmente inadeguata al sesso che mio marito preferisce guardare altre donne?" Sebbene il marito le ripetesse spesso di trovarla attraente anche con il pancione, la donna non riusciva a credergli, accrescendo il suo stato d’ansia e il rifiuto per il sesso. Con l'avvicinarsi del parto, la domanda su come gestire questa difficoltà senza causare una rottura nel rapporto è diventata pressante.

Gli esperti, leggendo questo scenario, hanno fornito pareri illuminanti. Una psicologa, la Dott.ssa Silvia Corrent, ha suggerito che la ricerca da parte del marito di materiale pornografico con tematiche decisamente distanti da componenti di tenerezza e affettività potrebbe essere un modo per viversi immaginativamente in forma "estrema" quella dimensione della sessualità che è per lui difficile vivere con la persona amata armonizzandola. Non si tratta necessariamente di una "colpa" della moglie, ma di dinamiche complesse all'interno della coppia e della sessualità individuale.

Un altro esperto ha aggiunto che il marito dimostra maturità nel comprendere i problemi della moglie e nel cercare di starle accanto. Tuttavia, ha mancato creando un suo personalissimo "giardino" in cui far crescere "fiori eccessivi" senza occultarlo completamente. In realtà, il marito è "più ricco di fantasia" e utilizza ogni fantasma possibile per eccitarsi. In passato, la donna potrebbe aver negato la sua (del marito) carica sessuale e le prospettive di fare di ogni incontro un’"opera d’arte", stringendo drammaticamente i muscoli pelvici a causa del vaginismo, il che le causava dolore lancinante. Il problema è che le stringe drammaticamente i mm pelvici quando avete rapporti e ciò le causa dolore lancinante. Questo non significa che la donna sia "colpevole", ma che le difficoltà nella relazione sessuale hanno un impatto su entrambi i partner.

Il consiglio generale è di rivolgersi per un approfondimento ad un esperto sessuologo che abbia specifiche competenze in ambito di sessualità "parafilica". Il percorso terapeutico può aiutare entrambi i partner a comprendere e affrontare le dinamiche in gioco. Per la donna, è fondamentale ritornare a essere donna, moglie e compagna imparando a comprendere (nei limiti) anche i desideri del marito e i suoi personali, riappropriandosi della sua femminilità. Per il marito, è altrettanto essenziale imparare a rispettare i desideri e i limiti della moglie, cercando modalità di espressione sessuale che siano armoniose e condivise.

Il termine della gravidanza si avvicina, e la priorità è l’evento eccezionale della nascita del figlio. Tuttavia, le problematiche sottostanti non scompariranno e, come avvertono gli specialisti, è probabile che si ripresentino dopo il parto. Affidarsi a un percorso terapeutico non solo può prevenire una rottura del legame, ma può anche rafforzare la coppia, promuovendo una sessualità più consapevole, soddisfacente ed egosintonica per entrambi, basata sulla fiducia e sulla comprensione reciproca dei desideri e delle fantasie.

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