La natura scientifica e comportamentale del solletico nei cani

Cosa c’è di più bello di una grattatina alla pancia del tuo cucciolo mentre si rotola sulla schiena? Questa interazione quotidiana, apparentemente semplice, nasconde un complesso mondo di neurologia, biologia evolutiva e comunicazione interspecifica. Anche se i cani non ridono e si dimenano per sfuggire a un “tocco pungente”, possiedono sulla loro pelle le stesse terminazioni nervose che abbiamo noi umani. Comprendere perché un cane reagisce al solletico richiede un'analisi che parte dalla biologia cutanea per arrivare alle implicazioni sociali del contatto fisico.

Cane che viene accarezzato sulla pancia

Le basi neurologiche: Knismesi e Gargalesi

Come facciamo a sapere se un cane sente il solletico? Tolte le risate, c’è anche un modo scientifico per definire quelle sensazioni che proviamo: si chiamano knismesi e gargalesi. La prima è una sensazione indotta dal leggerissimo tocco sulla pelle, che innesca un brivido o la pelle d’oca, e nei cani può essere dovuto anche dalla presenza di insetti o parassiti sulla pelle. La gargalesi, invece, è la forma più intensa, spesso associata alla risata negli umani, che deriva da una pressione più decisa su aree specifiche del corpo.

La medicina e le scienze psicologiche sono ancora lontane dall’avere risposte certe su questo fenomeno, che l’Enciclopedia Treccani definisce molto correttamente “una sensazione cutanea e tattile di natura sconosciuta, con speciali caratteri soggettivi più o meno spiacevoli, accompagnata da riflessi difensivi spesso intensi”. Qualche progresso in più sta emergendo negli ultimi anni grazie allo strumento delle risonanze magnetiche funzionali, quelle cioè che fotografano con colori diversi, le zone del cervello attivate in talune situazioni.

Esistono infatti due tipi di solletico: uno più intenso (gargalesis) in cui la sollecitazione intensa e ripetuta di determinate aree del corpo dà questo tipo di risposta automatica fastidio/risata; un altro tipo invece, indotto da una stimolazione più lieve (knismesis), è tendenzialmente indipendente dalla risata ed è più simile al “prurito”. Così come esistono due tipi di solletico esistono anche differenze tra i tipi di risata che provocano. La risata da solletico è diversa da quella di divertimento. La prima stimola anche l’ipotalamo che controlla la temperatura corporea, la fame, la stanchezza e il comportamento sessuale. Proprio questa parte del cervello controlla reazioni istintive come la lotta e la fuga.

Dai fianchi alle orecchie: la geografia della sensibilità

“I cani possono soffrire il solletico comunemente sulla pancia o sui fianchi”, spiega la dottoressa Mary Burch, comportamentalista animale dell’Akc Family Dog. “Tutti i miei cani sembravano provare il solletico quando li grattavo sui fianchi. Altri invece lo provano alle orecchie, al collo o alla schiena. Ma non lo saprai finché non trovi un punto preciso a cui il tuo cane reagisce al tocco. Cerca un movimento delle orecchie, una torsione nella parte posteriore o di una zampa. Anche un naso arricciato fornisce un altro indizio”.

Più comunemente “il solletico provoca nei cani delle contrazioni involontarie in cui vengono attivati i recettori nervosi - prosegue la dottoressa Burch -. Quando grattavo sui fianchi il mio cane, ho capito che soffriva il solletico quando l’ho visto per la prima volta scalciare. Quello era un movimento della zampa involontario, che ha fatto senza pensarci”.

Schema dei punti di sensibilità tattile nel cane

Interpretare il linguaggio del corpo

I cani a cui non piace essere solleticati avranno i loro modi per fartelo notare. Alcuni cercheranno di divincolarsi, mentre altri potrebbero ringhiare e mordicchiare. Ogni cane ha una soglia di sensibilità al tocco unica, il che significa che alcuni cani sono più delicati di altri. Una teoria sul motivo per cui gli esseri umani sono sensibili al solletico è che è un modo per imparare a proteggere le aree più vulnerabili del nostro corpo. Ma può valere lo stesso per i nostri cani? I cuccioli tendono ad essere più delicati sulla pancia, sulle zampe, sulla parte bassa della schiena intorno alla coda e sul petto. Ma, a differenza nostra, i nostri cani non tendono a reagire proteggendo queste aree dal solletico, potrebbero invece solo godersi i grattini extra.

“Rimanere sul posto per accettare più solletico è un segno che il cane lo trova piacevole. Altrimenti, si alzerebbe e se ne andrebbe via”, prosegue la dottoressa Burch. “È sempre importante leggere il linguaggio del corpo e osservare la sua reazione a un tocco a sorpresa”. Se il cane scodinzola e ti guarda con occhi felici, l'interazione è positiva. Se il corpo è rigido, riservato o tende a ritirarsi, è segno che il cane non sta apprezzando l'esperienza.

Quando la reazione nasconde un problema medico

Se la reazione è spropositata, bisogna fare attenzione. Problemi medici potrebbero influenzare il modo in cui un cane reagisce al solletico. Alcuni cani potrebbero avere orecchie, piedi o pancia molto più sensibili del normale. Un dolore addominale, un’infezione all’orecchio, una zampa dolorante o anche solo un’unghia rotta possono influenzare il modo in cui un cane reagisce al tuo tocco. Vederli saltare o reagire spropositatamente ogni volta che li si tocca, o addirittura vederli indietreggiare se si prova anche solo ad accarezzarli, potrebbe indicare la necessità di fare una visita veterinaria. “Andare via è il primo modo che ha il tuo cane per dirti di fermarti”, conclude la comportamentalista.

Come COMUNICA il CANE?? il LINGUAGGIO del CORPO - IL LINGUAGGIO DEL CANE

Evoluzione e socialità del contatto

Secondo alcune interpretazioni evoluzionistiche, la duplicità della sensazione, associata cioè sia alla risata che al fastidio, servirebbe ad apprendere un modo di proteggersi e difendersi attraverso il gioco sociale, fin dall’infanzia insegnando al bambino a proteggere aree del corpo particolarmente vitali e “indifese”. Secondo i ricercatori dell’Università di Tuebingen, il solletico, attivando la parte del nostro cervello che anticipa il dolore, sarebbe parte di un meccanismo di difesa per segnalare sottomissione in funzione della fuga. Le risate suscitate dal solletico farebbero dunque parte di un meccanismo di attacco o fuga.

Per confermare le loro tesi, i ricercatori tedeschi hanno monitorato 30 volontari collegandoli ad uno scanner speciale e li hanno sottoposti ad alcune domande per capire come mai il solletico suscitasse risate. I partecipanti sono stati prima sottoposti alla visione di alcune scene divertenti che suscitavano risate e poi esposti al solletico nelle aree più sensibili. La risata ha attivato in tutte e due i casi la parte del cervello chiamata regione rolandica, una regione che controlla i movimenti facciali e le reazioni vocali ed emotive.

Secondo un’altra teoria invece, il solletico è da considerarsi in termini interattivi, come uno dei primi mezzi e dei primi contesti attraverso cui il bambino impara a consolidare le relazioni, in primis quella con il genitore. In questo senso il solletico sembrerebbe la base evolutiva del successivo umorismo adulto. “Se si fa il solletico a un piccolo scimpanzé (che come i nostri bambini è particolarmente sensibile sotto le ascelle) questo fa una specie di risata o di sogghigno, emettendo un suono più definito, anche se qualche volta si tratta di un riso silenzioso (…). Anche i giovani oranghi, quando viene fatto loro il solletico, fanno una smorfia ed emettono un suono che somiglia al riso (…)”. Così scriveva Charles Darwin nel 1872.

Oltre la specie umana: il fenomeno nei ratti

In seguito, poche ricerche hanno studiato questo comportamento in specie diverse dalle scimmie, dove invece è confermato da vari studi. Ma pochi anni fa, Jaak Panksepp, psicologo dell’Università dell’Ohio, ha casualmente scoperto che i ratti cuccioli del suo stabulario ridevano, emettendo un verso detto chirping, una sorta di cinguettio a ultrasuoni, quando giocavano o avevano contatti fisici piacevoli tra loro. Questo dimostra che la risposta al solletico non è un'esclusiva umana, ma una forma di gioco sociale profonda che attraversa diverse specie di mammiferi.

Grafico che mette a confronto le reazioni al solletico in diverse specie di mammiferi

Considerazioni su sensibilità cutanee particolari

È importante distinguere tra la sensibilità naturale al tocco e condizioni cliniche che possono alterare la risposta cutanea, come accade nelle allergie. L’allergia al nichel, ad esempio, è una reazione del sistema immunitario a questa sostanza, molto diffusa in natura e presente in oggetti di uso quotidiano e in numerosi alimenti. Chi ne soffre sviluppa sintomi quando entra in contatto con il nichel, anche in piccole quantità. Le manifestazioni più comuni sono cutanee, come dermatite con arrossamenti, prurito e vescicole.

Siccome il nichel si trova sia in utensili metallici che in cibi come cacao, legumi e frutta secca, è difficile eliminarlo del tutto dalla vita quotidiana. Il riconoscimento precoce di questo tipo di allergia e una corretta gestione, guidata da uno specialista, permettono di ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita. Tra le manifestazioni sintomatologiche principali che devono rappresentare un campanello d’allarme c’è sicuramente la dermatite allergica da contatto. La pelle è il principale bersaglio dell’allergia al nichel. L’eczema da contatto è la manifestazione più comune, con arrossamenti, gonfiore e vescicole che si rompono formando croste. Il prurito intenso è quasi sempre presente, peggiorando l’infiammazione. Nei casi gravi compaiono eritemi diffusi, papule e pustole.

Gestione del contatto fisico e sicurezza

Mai esagerare. Ad alcuni umani non dispiace ricevere di tanto in tanto il solletico dalle persone care. Ma fare il solletico a un cane fa male? Non potendo esprimere il loro dissenso e difendersi per prevenire un attacco furtivo, è bene non esagerare. Se l’atto è gentile, i cani potrebbero godersi una sessione leggera in quanto lo interpretano per quello che è: un gesto d’affetto. I cani che non hanno mai ricevuto il solletico da cuccioli, o non sembravano a loro agio quando lo sperimentano, potrebbero sentirsi ansiosi o scontrosi al riguardo.

Il solletico, in un contesto umano, è stato storicamente associato a pratiche di controllo e, talvolta, di tortura, come evidenziato in contesti bellici o in antichi sistemi punitivi, dove veniva sfruttato per il fastidio insopportabile senza lasciare segni fisici permanenti. È una prova ulteriore che il solletico è una sensazione ambivalente. Per quanto riguarda le interazioni interspecifiche con i cani, la chiave rimane il rispetto del consenso: se il cane rimane accanto a voi per continuare a farsi grattare, è ovvio che gli piace. Per valutare se al tuo cane piace essere solleticato, fai attenzione ai segni rivelatori di felicità. Quando solletichi il tuo cucciolo, scodinzolerà e ti guarderà con occhi felici. D’altra parte, potrebbero esserci scenari in cui un cane amante del solletico potrebbe non sentirsi a suo agio. Se si trovano in un posto nuovo, per esempio, o in mezzo a estranei, potrebbe non apprezzare la sensazione di vulnerabilità che deriva dal solletico.

In sintesi, la reazione al solletico nel cane è un segnale di neuro-biologia del contatto che, se ben interpretato, rafforza il legame tra uomo e animale. Osservare il linguaggio del corpo, rispettare la soglia di tolleranza individuale e distinguere tra un riflesso di piacere e uno di fastidio (o dolore) è la via maestra per garantire che il "solletico" rimanga ciò che dovrebbe essere: un gioco di affetto e complicità.

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