La guida definitiva alla preparazione del seno per l’allattamento: miti, verità e cure pratiche

“Dottoressa, come si prepara il seno per l’allattamento?”: ecco un dubbio a dir poco frequente tra le future mamme che incontro in consulenza. L’argomento è caldissimo, motivo per cui ho preparato per te questo contenuto. Come vedi, è preceduto da un indice. Quando ci si chiede come cambia il seno in gravidanza, è infatti importante chiamare in causa le ghiandole di Montgomery, che si trovano a livello dell’areola. Queste ghiandole producono una sostanza grassa unica nel suo genere, che ha due compiti: grazie al suo odore, attira il cucciolo durante l’allattamento e contribuisce altresì a idratare la pelle del seno e a proteggerla dagli attacchi di batteri patogeni.

illustrazione anatomica delle ghiandole di Montgomery e dell'areola

La gravidanza come preparazione naturale

Assolutamente no! Come ricordo in questo video, la miglior preparazione del seno in vista dell’allattamento è la gravidanza stessa. A partire dalle prime settimane di gestazione, il corpo si prepara ad accogliere la nascita del bambino. Il seno è una delle prime parti del corpo che inizia a cambiare: i capezzoli si inturgidiscono, l’areola diventa più scura e si avverte un senso di tensione e pesantezza. È un processo fisiologico, la donna non deve fare granché al riguardo. Il corpo si prepara automaticamente all’allattamento. Il seno dolorante è spesso il primo segno della gravidanza, poiché il tessuto ghiandolare e i dotti lattiferi iniziano a crescere. I capezzoli diventano più sensibili, di colore scuro e crescono. In linea di principio, il corpo si prepara così da solo in modo ottimale.

Anatomia del seno e del capezzolo (animazione 3D)

Igiene del capezzolo: perché evitare il sapone

Tra gli interrogativi in questione, rientrano quelli relativi ai vantaggi derivanti al lavaggio dei capezzoli con il sapone. Si tratta di un comportamento da evitare. Come mai? Perché si rischia di rovinare l’integrità dello strato protettivo poco fa citato e di seccare la pelle. Basta sciacquare quotidianamente i capezzoli sotto l’acqua e, come si suol dire, il gioco è fatto. Quando fai la doccia o il bagno lava il seno solamente con acqua. Le piccole protuberanze (ghiandole di Montgomery) sulle areole producono un olio che idrata e protegge i tuoi capezzoli. I saponi e i gel doccia rischiano di rimuovere questo olio naturale, provocando disidratazione e irritazione. Evitare quanto possibile di utilizzare saponi per lavare il seno. Alcuni detergenti possono risultare aggressivi e seccare la pelle rendendola fragile e soggetta a screpolature. Per una corretta igiene, l’acqua può bastare.

Massaggi e cura della pelle: cosa serve davvero?

Tra i dubbi che affollano la mente delle donne in dolce attesa che si chiedono come preparare il seno per l’allattamento in primo piano spiccano quelli relativi all’utilità dei massaggi con l’olio di mandorle o con la lanolina. Servono davvero a prevenire le ragadi al seno? Le ghiandole di Montgomery forniscono le sostanze grasse che servono a idratare e rendere più elastici i capezzoli, ma se lo si desidera è possibile utilizzare sostanze idratanti, come l’olio alle mandorle dolci. Curate il vostro seno: in gravidanza massaggiate il vostro seno con crema o olio, meglio se a base naturale e privo di sostanze artificiali come fragranze, conservanti o coloranti. Evitate i prodotti contenenti olio minerale e non usate prodotti a base di alcol.

Tuttavia, è bene chiarire che, in passato, si consigliava alle donne di strofinare i capezzoli per rafforzarli, ma per fortuna non è più così! Evitate di sollecitare ulteriormente i capezzoli: il trattamento con asciugamani ruvidi, succo di limone, spazzole o persino spugne di luffa, come si raccomandava in passato, è del tutto inutile e spesso controproducente perché può causare lesioni cutanee. Gli studi non sono stati in grado di dimostrare alcun effetto positivo di tali programmi di indurimento. Una buona abitudine durante la gravidanza è massaggiare i capezzoli durante la doccia con un guanto di crine (non troppo duro, però). Subito dopo l’effetto esfoliante, applicare sulla zona olio di mandorle o burro di Karitè. Bene l’esfoliazione della mammella ma evitare di strofinare vigorosamente i capezzoli con un asciugamano (o qualsiasi tessuto abrasivo). Questo potrebbe renderli dolenti e rimuovere il sebo naturale prodotto dalle mammelle.

Gestione dei capezzoli piatti o introflessi

Se i tuoi capezzoli sono piatti o rientranti, puoi anche utilizzare nell'ultimo trimestre della gravidanza delle coppette paracapezzoli che li stimolino a fuoriuscire. Si tratta di "conchiglie" di plastica che esercitano una dolce pressione sull'areola del capezzolo e forzano le aderenze che lo tengono introflesso. In caso di capezzolo poco sporgente, si possono eseguire dei semplici esercizi. Come quello di afferrare il capezzolo con pollice e indice e farlo ruotare prima in senso orario e poi antiorario. Questi accorgimenti possono essere utili a migliorare la poppata del neonato, ma ricordiamo che un capezzolo in salute non ha bisogno di irrobustirsi né di essere idratato. Avete capezzoli piatti o introflessi? Se necessario, potete fare uso di modellatori del capezzolo.

schema dei modellatori per capezzoli introflessi

Alimentazione e supporto interno

La migliore preparazione per far fronte all’allattamento va fatta dall’interno, integrando l’organismo con i nutrienti di cui ha più bisogno. Durante la gravidanza occorre prestare molta attenzione alla dieta che deve essere bilanciata già dai primi mesi di gestazione. Un’alimentazione variata assicura un giusto apporto nutritivo: le vitamine A e C possono essere assimilate grazie al consumo di frutta e verdura, le vitamine del gruppo B si trovano rispettivamente nelle uova, pesce, lievito di birra mentre la vitamina E è presente negli oli vegetali, mandorle, nocciole e germe di grano, la vitamina D nel latte e nei suoi derivati. Fondamentale è anche l’apporto di minerali, come calcio, ferro e zinco. Per un’integrazione completa e bilanciata si possono assumere integratori alimentari a sostegno della dieta.

L’importanza dell’attacco e la prevenzione delle ragadi

"L'allattamento al seno non dovrebbe provocare dolore" è un mantra che le neomamme sentono spesso ripetere; eppure, molte scoprono una realtà piuttosto diversa nei primi giorni. Innanzitutto, i capezzoli della maggior parte delle donne diventano più grandi e più sensibili durante la gravidanza. Dopodiché, quando inizi ad allattare al seno, il tuo neonato crea una pressione e una suzione che i tuoi capezzoli non hanno mai provato prima di allora. La scalata al seno per nutrirsi viene detta Breast Crawl, tradotta dall’inglese come uno “strisciamento verso il seno”: il bimbo si spinge con i piedini finché col nasino raggiunge l’altezza del capezzolo per attaccarsi al seno. Se l’attacco al capezzolo non è corretto, potrebbero formarsi le ragadi.

La chiave per un allattamento al seno privo di dolore è un attacco adeguato. Mentre il tuo bambino è attaccato al seno, direziona il capezzolo verso il suo palato. Questo dovrebbe aiutarlo ad attaccarsi sia al capezzolo sia a parte dell'areola (il cerchio di pelle più scura attorno al capezzolo) sottostante. Avere in bocca sia il capezzolo sia parte del tessuto mammario lo aiuterà a nutrirsi correttamente. Per evitarle è necessario assicurarsi che il bambino non si attacchi agganciando solo la punta del capezzolo, sfregandolo fra la lingua e il palato duro. Non occorre pulire il seno e i capezzoli prima di allattare. In realtà, i batteri presenti sulla superficie del tuo seno possono favorire lo sviluppo del microbioma intestinale del tuo bambino.

infografica sulla corretta posizione di attacco al seno

Riconoscere l'anchiloglossia

Fai attenzione all'anchiloglossia. L'anchiloglossia colpisce dal 4 all'11% dei neonati. Consiste nelle dimensioni ridotte del frenulo linguale, la striscia di pelle che connette la lingua al pavimento orale. Un bambino affetto da anchiloglossia può non essere in grado di aprire la bocca a sufficienza e, quindi, di inserirvi un'ampia parte di seno durante le poppate; inoltre, la sua lingua probabilmente non riesce a coprire le gengive inferiori durante la suzione. Ciò può determinare capezzoli dolenti, oltre che frustrazione del bambino. Il tuo bambino dovrà essere visitato da un professionista sanitario, da un consulente per l'allattamento o da un specialista dell'allattamento per confermare la diagnosi di anchiloglossia. Se necessario, questa malformazione può essere risolta con una semplice procedura, chiamata frenulectomia linguale, che viene effettuata da un professionista sanitario; di norma, non richiede l'uso di anestetici e può aiutare a risolvere immediatamente i problemi di allattamento al seno. Esiste una condizione simile, ma più rara, in cui il frenulo che collega il labbro superiore con le gengive superiori è troppo corto. Queste due condizioni non vengono sempre notate durante le visite neonatologiche, per cui chiedi immediatamente consiglio se pensi che possano essere le cause del tuo dolore ai capezzoli.

Gestione del dolore e cura post-parto

Il dolore, però, non dovrebbe durare a lungo, perché tu e il tuo bambino dovreste abituarvi all'allattamento al seno entro un paio di settimane. È importante affrontare i problemi con prontezza per prevenire danni futuri. Se noti che i tuoi capezzoli iniziano a screpolarsi, a sanguinare o se sono estremamente dolenti, appena possibile parla con un consulente per l'allattamento o con uno specialista dell'allattamento. Il latte materno fresco può agevolare la guarigione dei capezzoli danneggiati, per cui massaggiali con qualche goccia di latte prima e dopo ogni poppata. Se le ragadi dovessero comparire è possibile intervenire in diversi modi per lenire la sintomatologia: mantenere il seno nudo, senza asciugare i residui di latte e saliva che agiscono come cicatrizzanti naturali; applicare una pomata a base di vitamina E, che ha proprietà antiossidanti in grado di proteggere le membrane cellulari e ne favorisce il rinnovamento; idratare massaggiando con una crema alla lanolina oppure appoggiare sul capezzolo, dopo la poppata, dei paracapezzoli in argento, metallo che ha proprietà cicatrizzanti.

Se le coppette assorbilatte diventano umide, cambiale con frequenza per ridurre il rischio di infezioni batteriche o fungine, come il mughetto. Cerca di non aumentare l'intervallo tra una poppata e l'altra per "far riposare" i tuoi capezzoli; il tuo bambino deve nutrirsi ogni volta che ha fame per continuare a godere di buona salute e crescere bene. Ricorda che l'allattamento frequente favorisce la formazione e il mantenimento della produzione di latte, perciò continua ad allattare indipendentemente dal dolore. Se i seni sono dolenti, fate degli impacchi o dei bagni caldi aggiungendo un olio rilassante anziché sali da bagno che potrebbero seccare ulteriormente la pelle. Indossate reggiseni comodi, con una buona tenuta, preferibilmente in cotone.

Strumenti e ausili per l'allattamento

Non occorrono molti utensili. I piccoli cuscini del divano aiutano ad assumere una posizione accogliente. E in caso di perdite potete ricorrere a utilissime coppette assorbilatte. Tra i prodotti utili per la cura del capezzolo troviamo:

  • Crema per capezzoli prodotta con lanolina ultrapura, un prodotto naturale ottenuto dalla lana di pecora. Idrata e favorisce la guarigione. È innocua per il tuo bambino, per cui non è necessario rimuoverla prima di allattarlo al seno.
  • Cuscinetti idrogel da posizionare sui capezzoli dolenti per un sollievo immediato dal dolore, oltre che per creare condizioni di guarigione ideali. Possono essere conservati in frigorifero per apportare benessere raffreddando le zone interessate.
  • Proteggi capezzolo da inserire nel reggiseno. Utili a evitare lo sfregamento degli indumenti sui capezzoli dolenti; dotati di fori per la traspirazione del capezzolo che ne favoriscono la guarigione.
  • Reggiseni per l'allattamento realizzati con materiali traspiranti, ad esempio cotone, o in tessuti che si asciugano velocemente e assorbono l'umidità dai capezzoli danneggiati.
  • Paracapezzoli, coperture in silicone da posizionare sopra i capezzoli dotate di buchetti che permettono il flusso del latte materno durante l'allattamento al seno. Proteggono la pelle sottostante e forniscono ai bambini con difficoltà di attacco una superficie più salda a cui ancorarsi. I paracapezzoli vengono generalmente considerati una soluzione a breve termine. Nel caso di problemi o di dolore, parla con il tuo consulente per l'allattamento o con lo specialista dell'allattamento.

tabella comparativa degli ausili per l'allattamento

L'importanza del supporto professionale

Nei primi giorni chiedi a un consulente per l'allattamento o a uno specialista dell'allattamento di verificare l'attacco del tuo bambino. Ti daranno dei consigli su come superare eventuali difficoltà e potrebbero proporti delle posizioni per l'allattamento al seno alternative, per aiutarti a nutrire il tuo bambino provando il minor dolore possibile. È vero, una volta che il tuo bambino e i tuoi capezzoli si sono abituati all'allattamento al seno, non dovresti più sentire dolore. Vale la pena ribadire che la causa principale dei capezzoli dolenti è un attacco al seno non corretto. Se l'esperto di allattamento al seno che hai consultato non è riuscito a risolvere il dolore ai capezzoli, provane un altro e, se necessario, un altro ancora. Se il dolore ai capezzoli persiste e se noti dei sintomi insoliti rivolgiti a un consulente per l'allattamento o a uno specialista dell'allattamento. Il miglior modo per prepararvi all’allattamento è informarsi già durante la gravidanza. Se saprete infatti come attaccare correttamente il vostro bambino molti problemi non si porranno.

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