Durante il delicato periodo dell'allattamento, le neomamme si trovano spesso ad affrontare un mare di consigli, raccomandazioni e, purtroppo, molti falsi miti riguardo all'alimentazione. Non è raro sentirsi rivolgere critiche e suggerimenti non richiesti in fatto di dieta, specialmente quando il neonato mostra segni di disagio, pianto inconsolabile o alterazioni digestive. La preoccupazione principale è spesso legata a quali alimenti consumati dalla madre possano provocare disturbi nel bambino, come le coliche o la dissenteria. Tuttavia, è fondamentale basarsi su evidenze scientifiche concrete, piuttosto che su credenze popolari o liste arbitrarie di cibi "vietati". L'allattamento è un processo fisiologico e la nutrizione materna, sebbene importante, non richiede restrizioni draconiane, ma piuttosto un approccio equilibrato e informato. Questo articolo mira a fare chiarezza, separando i fatti dai miti e offrendo una guida basata sulle più recenti acquisizioni scientifiche.
Alimenti Sospetti e Falsi Miti: Un Panorama Comune per le Neomamme
Uno dei falsi miti più persistenti riguarda la necessità di evitare alimenti dal sapore deciso come aglio, cipolla, cavoli e broccoli, o legumi, spezie e cibi piccanti, con la convinzione che possano "dare coliche" o disturbi intestinali al neonato. La realtà è ben diversa e le evidenze scientifiche sono poco solide per poter raccomandare alcune variazioni nelle scelte alimentari della puerpera. Una donna che allatta può mangiare tutto, con moderazione. Non è necessario che escluda alcun alimento in maniera preventiva. Un sondaggio realizzato nel 2019 su ventuno madri di bambini allattati ha indagato i pregiudizi materni in fatto di alimenti proibiti, scatenati da episodi di pianto sconsolato e il modo in cui questi influenzano la dieta materna. Alla fine, gli alimenti che le donne si rifiutavano di continuare a mangiare erano soprattutto broccoli, cavoli e fagioli.

Questo approccio restrittivo non trova fondamento nella scienza moderna. Anzi, il consiglio da dare è esattamente il contrario: mangiare tutto. Se la mamma ha sempre gradito i sapori forti, consumare peperoncino, aglio e spezie anche in allattamento garantisce al neonato di continuare quella “educazione al gusto” che aveva iniziato durante la gravidanza. Il documento pubblicato nel 2018 sulla Cochrane Library evidenzia che l'incidenza delle coliche gassose non varia tra i bambini allattati al seno e quelli nutriti con il latte artificiale. Questo suggerisce che la dieta materna non è il fattore scatenante principale delle coliche nella maggior parte dei casi.
Il Gusto si Forma Presto: L'Importanza della Varietà nella Dieta Materna
Il gusto, uno dei cinque sensi, si sviluppa ancor prima della nascita del piccolo. Studi ecografici hanno infatti dimostrato che il feto ha percezione di odori e sapori attraverso il liquido amniotico e in certe popolazioni si abitua anche a tollerare gusti particolari. L’alimentazione materna pertanto, già in epoca gestazionale, assume un ruolo chiave nella determinazione della “memoria olfattiva e gustatoria”. Più l’alimentazione della mamma è varia, più il bambino, attraverso il gusto del latte materno, ha la possibilità di sperimentare nuovi sapori. Questo lo abituerà alla transizione verso lo svezzamento, intorno al 6° mese. Studi dimostrano che gli allattati al seno assumono con più facilità i prodotti vegetali. È stato dimostrato, ad esempio, che se la mamma mangia aglio durante la gravidanza e successivamente nell’allattamento, questo alimento sarà poi accettato con più facilità dal bambino.
La variazione del sapore del latte materno che il bambino mangia in allattamento è influenzata dalla dieta della madre. Siamo ancora sicuri che l’alimentazione della mamma (in gravidanza e che allatta) non incida sulle coliche del neonato? L’alimentazione della mamma influenza nettamente le coliche, non tanto come causa diretta, ma piuttosto attraverso modifiche nel microbiota intestinale e nella percezione dei sapori che possono influenzare il benessere gastrointestinale del neonato. Una mamma che mangia i cibi “allergizzanti” in allattamento - per intenderci latte, uova, pesce, frutta secca… - non può che far del bene al proprio bambino, esponendolo a una varietà di sapori e potenzialmente contribuendo a tollerare meglio tali alimenti in futuro.
Dieta Materna in Allattamento: I Principi Fondamentali e le Reali Esigenze
Per la mamma che allatta non è necessaria nessuna dieta specifica. La donna può seguire il suo regime alimentare abituale purché abbia una dieta varia e bilanciata, ricca di alimenti di origine vegetale come legumi, frutta e verdura e fonti proteiche sia animali sia vegetali. Un insieme di consigli e suggerimenti utili alla mamma per la propria dieta e per nutrire il suo bimbo nel modo più sano e appropriato è mantenere le proprie abitudini alimentari.
Si calcola che una donna che allatta produce una media di 700 ml di latte al giorno e questo induce un fabbisogno calorico aggiuntivo di circa 400/500 kcal al giorno. Secondo le ultime tabelle LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), una donna che allatta ha bisogno di circa 700 Kcal in più al giorno. Una parte di queste calorie, però, viene ricavata dai depositi di grasso accumulati durante la gravidanza. Le restanti energie supplementari (circa 500 Kcal) non necessitano di una dieta specifica per l’allattamento, ma potranno essere colmate con uno spuntino aggiuntivo, ad esempio mangiando una piccola porzione di frutta secca. Nei primi sei mesi, è consigliabile assumere circa 500 Kcal in più al giorno, aumentando soprattutto la quota proteica (es. incremento delle porzioni di primo e secondo piatto, l’aggiunta di uno spuntino a base di latte, yogurt, formaggio o frutta secca).

È inoltre fondamentale incrementare l’assunzione di liquidi giornalieri (2-3 litri di acqua al giorno, possibilmente oligominerale o altri liquidi). Una mamma che allatta deve assecondare il proprio senso di fame e sete. Condurre uno stile di vita sano; il movimento, insieme alle indicazioni dietetiche, favorisce la corretta nutrizione del lattante e impedisce alla madre di acquisire un surplus di peso.
Non è vero che «il latte fa latte» o che «il brodo di gallina fa aumentare la produzione di latte» e così via. Non esistono alimenti “miracolosi” che aumentano la produzione di latte né cibi che devono necessariamente essere esclusi. L’allattamento è uno stato fisiologico e non richiede una dieta speciale. La ghiandola mammaria è in grado di preservarne molte caratteristiche essenziali anche quando la dieta non è perfetta.
Allattamento e Coliche del Neonato: Oltre le Vecchie Credenze
Le coliche infantili (anche dette coliche gassose) rappresentano uno dei più frequenti disturbi nei primi tre mesi di vita. A caratterizzarle è un pianto intenso e inconsolabile, apparentemente privo di una ragione: non c’è (spesso) una malattia a giustificarle né tanto meno è (sempre) «colpa» della fame. La vecchia (e falsa) definizione di coliche gassose è la seguente: le coliche del neonato sono una sindrome comportamentale caratterizzata da pianto e dolore intestinale durante i cui attacchi il bambino ha mal di pancia e può emettere gas o feci. Inoltre, non conoscendo le vere cause si imputava il dolore e l’emissione di gas a una fatidica ‘‘immaturità intestinale del neonato” (spoiler: falso). Le coliche gassose NON sono causate da un’immaturità intestinale (un intestino immaturo può dar dolore?!).
Queste sono causate da un quadro infiammatorio intestinale. Ecco perché il bambino ha la pancia gonfia, dura e tesa, ma soprattutto ecco perché ha mal di pancia e piange. Lo dimostra senza ombra di dubbi un recente studio scientifico del 2018 (Tu Mai et al., ”Infantile Colic, New Insights into an Old Problem”, pubblicato sulla rivista Gastroenterology Clinics of North America). Al momento non è ancora chiaro cosa le scateni, ma tra i falsi miti più duri da scalfire c’è quello che vede la dieta della mamma in grado di condizionare (o meno) la comparsa delle coliche.
Le coliche nel neonato - come riconoscerle e cosa fare
Le coliche generalmente compaiono già nelle prime settimane di vita e nel 90 per cento dei casi si risolvono spontaneamente entro i tre mesi di vita del neonato. Per riconoscerle, si utilizzano i criteri di Wessel, nello specifico la «regola del 3»: si può parlare di colica quando un neonato piange più di tre ore al giorno, più di tre giorni alla settimana, per oltre tre settimane. Il pianto che accompagna la colica si riferisce a un dolore addominale acuto e improvviso, prevalentemente serale: accompagnato da agitazione, arrossamento del volto, tensione addominale, flessione degli arti inferiori sull'addome e meteorismo.
Sebbene queste siano tra le domande più frequenti che riceviamo dai genitori alle prese con le coliche dei neonati, le evidenze attuali non suggeriscono alcuna modificazione della dieta della mamma durante l'allattamento al seno. Una dieta di esclusione, in accordo con il pediatra, può al massimo essere intrapresa nel momento in cui si manifestano sintomi riconducibili alle coliche. In questo modo, dopo un paio di settimane, si può valutare l'eventuale beneficio determinato dalla rinuncia ad alcuni alimenti.
Tra le categorie di alimenti che più spesso risultano temuti dalle donne, ci sono soprattutto il latte, i formaggi e i legumi. I prodotti di origine animale possono essere causa delle coliche soltanto nel caso in cui il mal di pancia del neonato derivi da un'allergia alle proteine del latte. In questa situazione, riconducibile all'incirca a 1 caso su 4 di colica del neonato, il passaggio di proteine alimentari intatte attraverso il latte materno (in particolare della b-lattoglobulina) può innescare il malessere. L'esclusione di latte e formaggi può rappresentare la soluzione per quelle donne allergiche o che annoverano casi di questo tipo all'interno della propria famiglia. La rinuncia deve riguardare il latte, i latticini, lo yogurt e i formaggi stagionati. L'unica eccezione può riguardare il parmigiano, al cui interno le proteine risultano già digerite. Nel caso in cui le coliche siano frequenti e intense, un'altra indicazione rimanda alla rinuncia ad altri alimenti che spesso causano allergia: è il caso della soia, delle uova, della farina, delle nocciole, dei pinoli e del pesce. Cautela viene raccomandata anche nei consumi di cioccolato (in tutte le forme). Quanto ai legumi, non è vero che la donna deve rinunciarci per tutti i mesi in cui allatta al seno.
Non esiste, al momento, una terapia in grado di risolvere i sintomi della colica gassosa in un neonato. Le manifestazioni tendono a regredire e a scomparire una volta raggiunta i tre mesi (se persistono, è il caso di interpellare il pediatra per valutare la presenza di altre problematiche). Nessuno dei farmaci utilizzati (a partire dal simeticone) si è finora dimostrato efficace negli studi finora condotti. L’utilizzo della terapia farmacologica deve essere limitato e riservato a casi individuati dal pediatra come necessari e per brevi periodi. Tra questi, può tornare utile la supplementazione con alcuni probiotici (a base di Lactobacillus reuteri) e l’utilizzo di alcuni fitoterapici a base di finocchio, camomilla e melissa.
Dieta Materna e Microbiota Intestinale del Neonato: Un Legame Profondo
Pare invece che l’alimentazione materna influisca molto sulla composizione del microbiota intestinale del neonato. Uno studio recente ("Maternal diet and human milk composition: an updated systematic review" - Inga Petersohn et al., Front Nutr. 2023; 10: 1320560. Published online 2024 Jan 23) ha esplorato questa correlazione. L’ipotesi più probabile è una modifica del mezzo di interazione con il neonato, del latte quindi. In che modo questo avvenga rimane però da chiarire.
Lo studio ha dimostrato che la dieta della madre ha mostrato di influenzare significativamente la concentrazione degli oligosaccaridi del latte (HMO). Nel gruppo Glu/Gal (glucosio/galattosio), la concentrazione totale di HMO si è mostrata ridotta nel periodo con glucosio rispetto al galattosio. Non solo. In parte alterato è risultato anche il profilo metagenomico funzionale del microbioma del latte. L’abbondanza di determinati metaboliti ha però dimostrato differenza significativa in entrambi i gruppi in base alla dieta. Nel gruppo Glu/Gal la quota di HMO-fucosilati è risultata associata alla fucosidasi batterica e ai ceppi produttori tra i quali, inaspettatamente, Streptococcus spp. (Streptococcus mitis, Streptococcus pneumoniae, e Streptococcus oralis) mostrando poi un incremento nel periodo con galattosio. Il microbioma del latte è tutt’altro che stabile quindi e può essere influenzato dalla dieta materna, con implicazioni sulla salute intestinale del neonato.
Diarrea nel Neonato: Riconoscerla, Cause e Gestione Corretta
La diarrea nei bambini e nei neonati è una condizione caratterizzata da feci liquide e frequenti, che possono, ma non necessariamente, essere accompagnate da altri sintomi quali nausea, vomito, anoressia, febbre e dolori addominali. Una diarrea acuta è solitamente causata da: gastroenterite, uso di antibiotici, allergie alimentari, tossinfezione alimentare da cibi contaminati. La maggior parte delle gastroenteriti è pur sempre dovuta a un virus; tuttavia, qualsiasi germe patogeno enterico può causare diarrea acuta. Le feci di un lattante allattato al seno hanno una consistenza cremosa o tendente al liquido. Le feci di un bambino allattato solo con il biberon possono essere più consistenti o corrispondere più a quelle cremose di un bambino allattato al seno in base alla composizione del latte formulato utilizzato. È importante ricordare comunque che i neonati hanno un sistema digestivo sensibile e possono avere evacuazioni intestinali liquide o più frequenti senza che, tale condizione, sia necessariamente una diarrea.
È importante prestare attenzione ai seguenti segni e sintomi per riconoscere la diarrea nei neonati:
- Cambiamenti nella consistenza delle feci: le feci di un neonato in buone condizioni di salute sono di solito di consistenza morbida, simile a una pastella. Se le feci diventassero liquide o acquose, ciò potrebbe indicare la presenza di diarrea.
- Frequenza delle evacuazioni intestinali: un neonato sano può avere da 1 a 10 evacuazioni intestinali al giorno. Tuttavia, se il neonato ha più di 10 evacuazioni al giorno o se le evacuazioni fossero molto più frequenti del solito, ciò potrebbe indicare la presenza di diarrea.
- Cambiamenti nel colore delle feci: le feci di un neonato sano possono variare dal giallo al verde. Tuttavia, se le feci diventano molto più scure o molto più chiare del solito, potrebbe essere un segno di diarrea.
- Presenza di muco o sangue nelle feci: se si nota la presenza di muco o sangue nelle feci del neonato, è importante, ovviamente, consultare immediatamente un medico, in quanto potremmo essere di fronte a diarrea severa.

Quando preoccuparsi per la diarrea nei bambini? È importante preoccuparsi quando si verificano i seguenti casi:
- Disidratazione: se il bambino mostra segni di disidratazione, come bocca secca, pianto senza lacrime, minzione ridotta, sonnolenza eccessiva, irritabilità estrema o tachicardia è necessario consultare immediatamente un medico. La diarrea può portare rapidamente alla perdita di liquidi ed elettroliti determinando così un quadro di squilibrio idro-elettrolitico.
- Durata prolungata: se la diarrea persiste per più di 24-48 ore.
- Presenza di sangue nelle feci: il sangue nelle feci potrebbe indicare una condizione più grave che richiede un trattamento adeguato.
- Gravi sintomi aggiuntivi: se il bambino con diarrea presenta anche febbre alta, vomito persistente o biliare, dolore addominale intenso o segni di malessere generale, pallore o petecchie, è consigliabile consultare un medico.
- Età del bambino: ricordiamo che un neonato può disidratarsi più rapidamente a causa delle sue dimensioni corporee, quindi richiede la massima sorveglianza.
I rimedi per la diarrea nei neonati e bambini dipendono dalla causa sottostante della diarrea e dall'età del bambino. Tuttavia, ci sono alcune misure generali che possono essere adottate per alleviare i sintomi e favorire il recupero. È importante consultare comunque e sempre un medico prima di somministrare qualsiasi rimedio o farmaco al bambino.
- Mantenere una buona idratazione: è fondamentale prevenire la disidratazione nei neonati e bambini con diarrea. Si consiglia di somministrare frequentemente piccole quantità di liquidi come acqua, soluzioni di reidratazione orale (disponibili in farmacia) o latte materno. Evitare succhi di frutta o bevande zuccherate, poiché possono peggiorare la diarrea. Si può anche optare per della semplice acqua bollita e raffreddata.
- Continuare l'allattamento al seno: se il bambino è allattato al seno, è importante continuare a farlo durante la diarrea. Il latte materno contiene sostanze nutritive e anticorpi che possono aiutare a combattere l'infezione e favorire la guarigione.
- Alimentazione leggera: se il bambino è già introdotto agli alimenti solidi, si possono offrire cibi leggeri come banane mature, mele cotte, riso bianco, pane tostato o pollo bollito. In caso di disturbi di digestione rivolgiti al pediatra.
Alimenti e Sostanze da Monitorare con Cautela
Mentre la maggior parte degli alimenti non necessita di essere eliminata sistematicamente, esistono alcune sostanze e categorie di cibi per le quali è consigliabile un approccio più cauto durante l'allattamento:
- Alcolici: L'alcol è vietato perché passa molto rapidamente nel latte. Evitare quantità abbondanti di alcolici, soprattutto in corrispondenza della poppata: l'alcol sembra passare facilmente la barriera mammaria e contaminare il latte. Sono tollerati 1 bicchiere di vino o una lattina di birra, facendo però attenzione ad aspettare 3-4 ore prima della poppata. È bene evitare di bere più di 2 tazzine di caffè al giorno. Si può consumare un bicchiere di vino al pasto, ma distanziato di un paio d’ore dalla poppata e, in ogni caso, sarebbe più sicuro non consumarlo affatto. Lo stesso vale per il consumo di birra, nonostante una credenza popolare dura a morire affermi che bere birra aumenta la produzione di latte. In realtà è esattamente l'opposto.
- Caffeina: La caffeina è tollerata se moderata (es. una-due tazzine di caffè al giorno), ma può passare nel latte e influire sul sonno o sullo stato di veglia del bambino.
- Pesce crudo: Durante l’allattamento è sconsigliato assumere crudità di mare per i rischi infettivi che ne derivano.
- Pesci di grossa taglia: È consigliabile moderare l’assunzione di pesci di grossa taglia con alto contenuto di metalli pesanti (ad esempio pesce spada o tonno in quantità elevate) per tutelare lo sviluppo neurologico del lattante.
- Alimenti con maggiori probabilità di reazione allergica: Evitare gli alimenti verso i quali ci sono maggiori probabilità di reazione allergica: in teoria, i segmenti peptidici coinvolti nelle reazioni allergiche non giungono fino al latte; d'altro canto, la ricerca scientifica mostra dei risultati controversi nella correlazione tra la presenza degli alimenti nella dieta della madre e la corrispondente manifestazione dell'allergia alimentare nel bambino. Se un bambino si mostra meno soddisfatto o piange improvvisamente dopo la poppata, e si sospetta un legame con specifici alimenti assunti dalla madre nelle 2-6 ore precedenti, può essere consigliabile escludere questi prodotti uno per volta, reinserendoli gradualmente. Statisticamente, provocano più spesso reazioni avverse i seguenti cibi: latte, yogurt, formaggi, ricotte, soia, frumento, uova, noci e mais o sciroppo di mais. Ogni allergologo, ostetrico e pediatra esprime un'opinione discordante con quella degli altri, sottolineando l'individualità delle reazioni.
Il Fabbisogno Calorico e il Mito del "Mangiare per Due"
L’allattamento è caratterizzato da un aumento delle richieste energetiche giornaliere molto superiori rispetto a quelle della gravidanza, ma non è necessario che la mamma segua diete particolari o che “mangi per due”, come si sente spesso dire. Anzi, è assolutamente controindicato seguire una dieta ipocalorica in allattamento. Infatti, per la restante parte di surplus calorico si devono aggiungere alla dieta abituale circa 330 Kcal. Se durante la gestazione avviene un aumento di peso fisiologico, in allattamento è naturale che succeda il contrario. L'accumulo adiposo del seno, delle cosce e dei glutei è una fonte essenziale di energia cellulare per l'organismo e di acidi grassi da riversare nel latte. La riduzione delle riserve lipidiche avviene automaticamente, senza imporre uno stimolo catabolico. È addirittura consigliato consumare da 450 a oltre 500 kcal in più del normale al giorno. Ritardare di qualche mese la dieta per garantire la salute del bambino è l'unica scelta ragionevole.
Evitare le diete che escludono frutta e verdura: sono gli alimenti che apportano la maggior parte di acqua, potassio, vitamina C, pro-vitamina A, vitamina K e acido folico. Evitare le diete che escludono i prodotti di origine animale: carne, pesce, uova, latte e derivati sono le fonti principali di proteine ad alto valore biologico (la nutrice deve assumere almeno 17g di proteine in più del normale al giorno), grassi polinsaturi essenziali del gruppo omega 6 e zinco. Per evitare questa carenza senza apportare particolari modifiche alla dieta, è sufficiente conservare almeno uno di questi nella dieta. Inoltre, la carne fornisce grandi quantità di ferro biodisponibile (necessario in quantità parecchio superiori al normale, ovvero 18 mg/die) e quasi tutte le vitamine del gruppo B; il pesce, inoltre, è anche ricco di iodio, vitamina D e metaboliti attivi dell'acido alfa linolenico (omega 3). Le uova sono un concentrato di quasi tutti i nutrienti essenziali per l'uomo ma, essendo ricche di colesterolo, meglio non eccedere.
La Qualità degli Alimenti e l'Importanza della Provenienza
È importante prestare attenzione non tanto alla tipologia di alimento in sé, quanto alla sua provenienza e qualità. Evitare tutti i prodotti raccolti o di provenienza non garantita, soprattutto estera: sono maggiormente coinvolti la frutta secca (semi oleosi) e certi cereali o derivati. Evitare di consumare frutta e verdura o altri cibi di provenienza casalinga sconosciuta: per lo più, le coltivazioni autonome non vengono sottoposte ad alcun controllo. Evitare di consumare uova, latte, carne e pesce di dubbia provenienza: è senz'altro frustrante ma inevitabile. Gli allevamenti domestici e le creature cacciate o pescate non sono sottoposti ad alcuna analisi.
Evitare una dieta esclusivamente basata su alimenti confezionati, quindi ricchi di additivi: sappiamo che tutti i prodotti commercializzati vengono sottoposti a controlli severissimi. D'altro canto, questi non tengono in considerazione che la dose massima tollerabile di ciascun additivo (un limite rigorosamente rispettato da tutti i cibi sul mercato) può essere facilmente oltrepassata dalla somma dei singoli prodotti consumati.
Infine, evitare integratori e farmaci, così come i rimedi fitoterapici, se al di fuori delle prescrizioni mediche: i principi attivi di questi prodotti possono infiltrarsi nel latte e interessare l'organismo del bambino.
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