Il Bonus Bebè, introdotto originariamente nel 2015 come un sostegno concreto per le famiglie con redditi bassi, ha visto diverse riconferme e modifiche nel corso degli anni. Per l'anno 2019, questo importante strumento di welfare familiare è stato nuovamente prorogato, rappresentando un aiuto tangibile per affrontare le spese legate alla crescita dei figli. L'INPS, con la circolare n. 85 del 7 giugno 2019, ha fornito le istruzioni operative per la gestione dell'assegno di natalità, comunemente noto come Bonus Bebè.
Cosa è il Bonus Bebè e a chi si rivolge
Il Bonus Bebè è un contributo economico erogato a favore dei genitori che si trovano in una situazione di reddito basso, con l'obiettivo di alleviare le spese connesse alla nascita o all'adozione di un figlio. Per l'anno 2019, il Ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, ha annunciato uno stanziamento di 444 milioni di euro destinato al rinnovo di questo beneficio. Queste proposte sono state approvate dalla Commissione Bilancio, entrando in vigore a partire dal 1° gennaio 2019. L'INPS ha reso noto che le domande potevano essere presentate a partire dal 28 gennaio 2019.
Il beneficio si estende ai genitori di bambini nati o adottati nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2019. Un aspetto significativo introdotto per il 2019 riguarda un aumento del 20% del bonus nel caso in cui si tratti del secondo figlio nato o adottato. Questa maggiorazione mira a incentivare ulteriormente le famiglie numerose.

Requisiti per l'accesso al Bonus Bebè 2019
Per poter beneficiare del Bonus Bebè nel 2019, è necessario soddisfare una serie di requisiti specifici, che riguardano sia la situazione familiare sia la cittadinanza e la residenza del richiedente.
I nuclei familiari che possono ricevere il Bonus Bebè sono quelli in cui sia presente un figlio nato, adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2019. È fondamentale che il nucleo familiare sia in possesso di un Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) in corso di validità, non superiore a 25.000 euro.
Per quanto riguarda la cittadinanza, l'assegno spetta ai cittadini italiani, o a quelli di uno Stato membro dell'Unione Europea. Nel caso di cittadini extracomunitari, è richiesto il possesso di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, ai sensi dell'articolo 9 del d.lgs. 286 del 1998. Ai fini dell'assegno, i cittadini italiani sono equiparati ai cittadini stranieri in possesso dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria, in conformità con l'articolo 27 del d.lgs. 251 del 2007.
Un altro requisito essenziale è la residenza in Italia. Inoltre, è richiesta la convivenza con il figlio: sia il figlio che il genitore richiedente devono essere residenti nello stesso nucleo familiare e avere la dimora abituale nello stesso comune.
Durata e Importo del Bonus Bebè 2019
L'assegno di natalità viene concesso per ogni figlio nato, adottato o in affido pre-adottivo tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2019. La durata del beneficio è di un anno a partire dalla nascita o dall'ingresso del minore nel nucleo familiare a seguito di adozione o affidamento pre-adottivo.
L'importo dell'assegno è determinato dal valore dell'ISEE calcolato, tenendo conto di tutti i componenti del nucleo familiare. Nello specifico, sono previste due fasce di reddito:
- 960 euro annui (80 euro al mese per 12 mesi): per i nuclei familiari con un valore ISEE non superiore a 25.000 euro annui.
- 1.920 euro annui (160 euro al mese per 12 mesi): per i nuclei familiari con un valore ISEE non superiore a 7.000 euro annui.
Il decreto fiscale del governo giallo-verde ha prorogato il bonus bebè per l'anno 2019, prevedendo inoltre un aumento per i figli nati o adottati dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2019, successivi al primo. L'importo dell'assegno di natalità per i secondi figli è aumentato del 20%, raggiungendo un massimale di 1152 euro all'anno.
L'assegno spetta dalla data di nascita o di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione o dell'affidamento pre-adottivo fino al compimento del primo anno di età del bambino, oppure fino al primo anno dall'ingresso nel nucleo familiare a seguito dell'adozione o dell'affidamento pre-adottivo.

Presentazione della Domanda
La domanda per il Bonus Bebè può essere presentata da uno dei genitori entro 90 giorni dalla nascita, oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare a seguito dell'adozione o dell'affidamento pre-adottivo, disposto ai sensi della legge 184 del 1983. In caso di adozione o affidamento pre-adottivo, l'assegno spetta a decorrere dal mese di nascita o di ingresso in famiglia del figlio.
È importante notare che, per adeguare le procedure di gestione alle novità normative per le nascite, adozioni o affidamenti avvenuti tra il 1° gennaio 2019 e il 15 marzo 2019, il termine di 90 giorni per la presentazione della domanda decorreva dal 15 marzo 2019.
La domanda di assegno deve essere inoltrata telematicamente all'INPS. Di norma, la domanda va presentata una sola volta per ciascun figlio nato, adottato o in affidamento pre-adottivo.
Nei casi in cui si richieda la maggiorazione per il secondo figlio, il richiedente dovrà fornire le generalità dei figli precedenti (nati o adottati), inclusa l'indicazione del comune di nascita o del comune di registrazione della sentenza di adozione.
Il pagamento dell'assegno avviene in rate mensili, secondo le modalità indicate nella domanda (conto corrente, bonifico domiciliato, ecc.). L'eventuale richiesta di modifica della modalità di pagamento deve essere corredata dal modello "SR163".
Pagamento del Bonus Bebè a Gennaio 2019
Per quanto riguarda i pagamenti del Bonus Bebè nel gennaio 2019, questi si riferivano alla mensilità di dicembre 2018. Nella maggior parte dei casi, l'accredito è partito dal 24 gennaio 2019. È importante sottolineare che la data di pagamento può variare da persona a persona, potendo essere anticipata o posticipata.
Per consultare le date di pagamento specifiche, è possibile accedere al Fascicolo Previdenziale INPS. Questa informazione è generalmente valida per coloro che già ricevevano il bonus da alcuni mesi. Per chi attendeva il primo assegno, era consigliabile sollecitare l'INPS o contattare direttamente l'istituto.
Decadenza dal Diritto al Bonus Bebè 2019
La perdita del diritto alla ricezione del Bonus Bebè può verificarsi in diverse circostanze:
- Compimento del primo anno di età del figlio: o il raggiungimento di un anno dall'ingresso in famiglia del minore a seguito di adozione o affidamento pre-adottivo. L'anno (12 mesi) si calcola a partire dal mese di nascita o di ingresso in famiglia, incluso il mese stesso.
- Perdita dei requisiti da parte del richiedente: ad esempio, in caso di trasferimento della residenza all'estero, perdita del requisito della cittadinanza o del titolo di soggiorno, perdita della convivenza con il figlio, superamento della soglia ISEE di 25.000 euro annui, o revoca dell'affidamento.
- Cause specifiche di decadenza: tra cui il decesso del figlio, la revoca dell'adozione, la decadenza dall'esercizio della responsabilità genitoriale, l'affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda, o l'affidamento del minore a terzi.
La conoscenza di questi punti è fondamentale, poiché il mancato pagamento o la mancata apparizione della data di accredito possono talvolta dipendere da queste casistiche.
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Altre Misure di Sostegno alle Famiglie Previste
Oltre al Bonus Bebè, il "pacchetto famiglia" per il 2019 prevedeva altre misure volte a sostenere le famiglie, in particolare quelle con maggiori fragilità economiche o con figli in condizioni di disabilità.
Tra queste, si discuteva dell'istituzione di un "Fondo di sostegno per le crisi familiari" con una dotazione annua di 10 milioni di euro. Sebbene la dicitura fosse inizialmente vaga, l'intento era quello di fornire un supporto economico in situazioni di difficoltà familiare certificate.
È stata prevista inoltre una misura di raddoppio delle detrazioni fiscali per figli disabili, con un aumento dagli attuali 400,00 euro a 800,00 euro annui. Questo intervento mira a alleggerire il carico fiscale per le famiglie che affrontano le spese legate alla disabilità dei figli.
Un'ulteriore agevolazione riguarda l'IVA, che sarebbe dovuta essere ridotta al 5% per i prodotti essenziali per l'igiene femminile, dei neonati, dei disabili e degli anziani.
Infine, si prevedeva il rifinanziamento del cosiddetto "voucher baby sitting". Questa misura, destinata a lavoratrici autonome e dipendenti, mira a fornire un sostegno economico per le spese relative all'assistenza dei figli da parte di una "tata". L'importo massimo richiedibile non era ancora stato chiarito e sarebbe stato definito dalla Commissione Bilancio, organo con l'ultima parola sull'allocazione delle risorse.
Flessibilità dei Congedi Parentali
Un aspetto importante introdotto o potenziato per il 2019 riguarda la maggiore flessibilità dei congedi parentali. La possibilità di richiedere questi congedi è stata estesa fino ai 16 anni del figlio, anziché essere limitata ai 12 anni come in precedenza.
I congedi parentali sono previsti dal testo unico a sostegno della maternità e paternità (articolo 2) e consistono nell'astensione facoltativa dal lavoro da parte della lavoratrice o del lavoratore, al fine di garantire ai figli il diritto di trascorrere un tempo significativo con i propri genitori. Questi si distinguono dai congedi di maternità (astensione obbligatoria della lavoratrice) e dai congedi di paternità (astensione del lavoratore, fruita in alternativa al congedo di maternità).
Il Ministro delle Famiglie aveva espresso l'intenzione di ripensare questi congedi in termini di maggiore flessibilità per le madri, proponendo la scelta tra un periodo di tre mesi di maternità facoltativa retribuita al 60%, oppure sei mesi di maternità retribuita al 30%. Tale opzione si sarebbe aggiunta ai cinque mesi obbligatori di astensione prima e dopo il parto.
Il Bonus Bebè 2019, con le sue diverse articolazioni e le misure di sostegno complementari, rappresenta un tassello fondamentale nel quadro delle politiche di welfare familiare volte a supportare la natalità e a mitigare le difficoltà economiche che molte famiglie italiane affrontano. La sua proroga e le modifiche introdotte nel 2019 testimoniano l'attenzione verso queste tematiche, pur mantenendo la natura "a singhiozzo" di alcuni benefici, prorogati di anno in anno anziché resi strutturali.
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