Pertosse: Durata, Sintomi, Diagnosi e Prevenzione, con un Focus dal San Raffaele

La pertosse è una malattia infettiva di origine batterica che colpisce i polmoni e le vie respiratorie, presentandosi come una patologia estremamente contagiosa. Annoverata fra le malattie infantili, insieme a rosolia, morbillo e varicella, essa colpisce prevalentemente i bambini al di sotto dei 5 anni. Tuttavia, può manifestarsi a qualsiasi età, e sebbene l'introduzione della vaccinazione abbia drasticamente ridotto l'incidenza di questa patologia nel corso degli ultimi decenni, recentemente si è assistito a una preoccupante recrudescenza dei casi in molti paesi industrializzati, Italia compresa. Questa recrudescenza è particolarmente preoccupante per i bambini di età inferiore a un anno, che sono a maggior rischio di morbilità e mortalità. Il rischio di trasmissione è più grande durante la fase catarrale dell’infezione.

Che cos'è la Pertosse e Come si Manifesta

L’agente patogeno responsabile della pertosse è un bacillo gram-negativo che si chiama Bordetella pertussis. Non esiste un serbatoio ambientale o animale della Bordetella, e la sua trasmissione avviene solo ed esclusivamente da uomo a uomo attraverso le secrezioni respiratorie, all’interno delle quali, al di fuori del corpo umano, sopravvive solo poche ore. Altre specie di Bordetella, inclusa la B. parapertussis e la B. bronchiseptica, possono causare una sindrome clinica simile alla pertosse, ma sono generalmente meno gravi. In alcuni casi, come indicato, le specie B. parapertussis e B. holmesii possono causare quadri clinici simili di entità più lieve.

La peculiarità della pertosse risiede nel suo meccanismo patogenetico: il batterio aderisce alle cellule ciliate dell'epitelio respiratorio grazie a specifiche adesine e produce diverse tossine, tra cui la tossina pertossica, che rappresenta uno dei principali fattori di virulenza. Queste tossine compromettono la funzionalità delle cellule ciliate, interferiscono con i meccanismi di difesa dell'ospite e causano una risposta infiammatoria locale che si manifesta clinicamente con la caratteristica tosse parossistica.

La pertosse è trasmessa attraverso la tosse, gli starnuti o la condivisione di uno spazio ambientale ristretto per periodi prolungati. Veicoli più frequenti del contagio sono dunque colpi di tosse, starnuti, o le semplici conversazioni. Chiunque inali le goccioline di saliva infetta disperse nell’aria da una persona malata può infettarsi.

Una volta entrati in contatto con il batterio, inizia un periodo di incubazione che può essere anche abbastanza lungo: i sintomi possono infatti insorgere anche a distanza di 2-3 settimane dall’infezione, ma solitamente si manifestano dopo una decina di giorni. Il periodo di incubazione medio di B. pertussis è di 7-10 giorni, con un intervallo fra 6 e 20 giorni. Il periodo di incubazione è generalmente di 7-10 giorni (range 5-21 giorni), durante il quale il paziente è asintomatico ma può già essere contagioso.

Microscopio con batteri Bordetella pertussis

Le Fasi Cliniche della Pertosse

La presentazione clinica della pertosse può variare con l’età e in base allo stato di immunità (tempo trascorso dalla vaccinazione o dalla precedente infezione naturale). Dal punto di vista storico, la pertosse è stata una delle principali cause di mortalità infantile fino alla metà del XX secolo. Il nome "tosse dei 100 giorni", utilizzato in alcune culture, riflette la tipica durata prolungata della malattia, che si articola in tre fasi cliniche.

Fase Catarrale

Questa fase può durare da una a due settimane circa, ed è caratterizzata da sintomi aspecifici simil-influenzali come rinorrea, starnuti, lacrimazione, febbre lieve e tosse moderata. Durante questa fase possono comparire sintomi molto simili a quelli di una classica infezione virale delle vie aeree superiori, come malessere, raffreddore, una lieve tosse secca e solo in alcuni casi febbre. Man mano che passano i giorni, la tosse diventa sempre più insistente. È in questa fase che il trattamento antibiotico è più efficace. In questa fase la malattia è altamente contagiosa, ma difficilmente riconoscibile, e il contagio è più probabile.

Fase Parossistica o Convulsiva

Questa fase si protrae per 2-6 settimane ed è contraddistinta dai caratteristici accessi di tosse ripetuti e violenti, seguiti da un'inspirazione rumorosa (il cosiddetto "urlo inspiratorio") e spesso da vomito. In questo stadio si manifesta il sintomo più tipico, ovvero attacchi di tosse molto frequenti, che quasi tolgono il fiato. È infatti elemento distintivo di questa patologia il cosiddetto “urlo inspiratorio”, ovvero il suono emesso per riprendere faticosamente fiato dopo questi violenti colpi di tosse. Questi colpi di tosse possono causare anche vomito, cianosi o emorragie sottocongiuntivali e epistassi. Gli accessi di tosse, nella fase parossistica, sono più frequenti durante la notte, e sono caratterizzate da colpi di tosse brevi ed emessi a distanza ravvicinata. In assenza di trattamento, questa fase può durare da alcune settimane, fino a oltre due mesi. Possono verificarsi episodi di sudorazione tra un accesso e l'altro. Gli accessi sono più fastidiosi di notte. Il tipico “urlo” prodotto dallo sforzo inspiratorio forzato che segue l’attacco di tosse non è sempre presente. Il vomito post-accesso di tosse è più comune nei bambini di età inferiore ai 12 mesi rispetto ai bambini più grandi. Gli attacchi di tosse aumentano di frequenza durante le prime due settimane, rimangono alla stessa intensità per due o tre settimane e diminuiscono gradualmente in seguito.

Riassumendo, la fase parossistica può essere caratterizzata da soffocamento, vomito, cianosi e bradicardia (o tachicardia se la malattia è grave); la tosse può o non può avere caratteristiche accessuali. Durante questa fase, i pazienti possono presentare anche protrusione della lingua, congiuntive arrossate e, nei casi più gravi, epistassi e petecchie facciali causate dall'intensità degli accessi di tosse. Le difficoltà respiratorie di questa fase - in genere associate a casi di apnea, cianosi o emorragie petecchiali - si verificano in genere per 30-40 giorni, ma talvolta possono protrarsi anche fino a dieci settimane.

Fase di Convalescenza

L'ultima fase, che può avere durata variabile, è quella della convalescenza, che dura un paio di settimane. Durante questa fase, gli attacchi di tosse tendono ad attenuarsi, diventando meno intensi e meno frequenti, e le condizioni del paziente migliorano gradualmente. La tosse può ripresentarsi o peggiorare durante la convalescenza se insorgono infezioni del tratto respiratorio superiore. In questa fase si vive un progressivo miglioramento della condizione fino alla scomparsa dei sintomi.

Sintomi e Presentazioni Atipiche

La manifestazione clinica della pertosse varia considerevolmente in base all'età del paziente, allo stato immunitario e a eventuali co-infezioni.

Pertosse | Video esplicativo rapido

Nei Neonati e nei Lattanti

Quando a essere infettati dal batterio della pertosse sono i neonati, o comunque i bambini sotto l’anno d’età, questa patologia può diventare molto pericolosa, e non deve essere quindi assolutamente trascurata o sottovalutata. A correre i pericoli più grandi sono i neonati nei primissimi mesi di vita, quando ancora non hanno ricevuto la prima dose di vaccino o che sono solo parzialmente vaccinati. In questa fascia d'età, la presentazione può essere atipica e particolarmente insidiosa: gli accessi di tosse possono essere meno evidenti, l'urlo inspiratorio può essere assente, e apnea e cianosi possono rappresentare i sintomi predominanti. Bradicardia e arresto respiratorio possono verificarsi in casi severi, così come difficoltà nell'alimentazione con conseguente disidratazione e calo ponderale.

È importante sottolineare che nei neonati e nei lattanti piccoli la pertosse può progredire molto rapidamente, con sviluppo di complicanze gravi come polmonite, encefalopatia e, nei casi più severi, insufficienza respiratoria e morte. Per questo motivo, qualsiasi sospetto di pertosse in questa fascia d'età richiede un'immediata valutazione medica.

Negli Adulti e negli Adolescenti

Negli adulti e negli adolescenti, soprattutto se precedentemente vaccinati, la pertosse si presenta spesso in forma atipica e più lieve, ma può comunque protrarsi per diverse settimane o mesi. I sintomi comuni includono tosse persistente (durata superiore a 2 settimane), spesso notturna, e accessi di tosse meno caratteristici, frequentemente senza l'urlo inspiratorio. Altri sintomi possono essere la sensazione di costrizione toracica, facile affaticabilità e disturbi del sonno causati dalla tosse. Il vomito post-tussivo è meno frequente rispetto ai bambini.

In molti casi, la pertosse negli adulti viene erroneamente diagnosticata come bronchite, asma o infezione delle vie aeree superiori, portando a un ritardo diagnostico che contribuisce alla diffusione dell'infezione. È importante sottolineare che, sebbene generalmente meno grave negli adulti, la pertosse può comunque causare complicanze significative.

Epidemiologia della Pertosse

La pertosse è una malattia diffusa in tutto il mondo. Sebbene casi di pertosse si verifichino tutto l’anno, l’incidenza sembra aumentare durante l’estate e l’autunno. È una malattia infettiva endemo-epidemica, con picchi epidemici ogni 3-5 anni ed una stagionalità estivo-autunnale. Nonostante la vaccinazione, l’incidenza della pertosse è aumentata progressivamente negli ultimi 10 anni.

La pertosse, che un tempo dilagava, è oggi controllata meglio, ma non del tutto eradicata. La pertosse rimane un problema importante nelle aree del mondo in cui la copertura vaccinale è bassa. Oggi il 90% dei casi di pertosse si riscontrano proprio nelle popolazioni in cui non viene effettuata la vaccinazione, e in questi casi la pertosse può portare a una mortalità elevata nei bambini.

L’adozione della vaccinazione e della terapia antibiotica ne ha significativamente diminuito l’incidenza e la letalità; la vaccinazione in particolare ha cambiato l’epidemiologia della malattia. A differenza delle altre malattie infantili, l’immunità conferita da una prima infezione non è definitiva, ma declina col tempo, così come l’efficacia protettiva della vaccinazione, che proprio per questo motivo ha necessità di “richiami”.

Nelle popolazioni vaccinate si è osservato un ritorno della pertosse a causa della perdita progressiva di immunità e, in effetti, è preoccupante il trend in costante aumento della malattia in Occidente, dovuto al calo delle coperture vaccinali. Per queste ragioni, la malattia sta ora aumentando negli adolescenti e adulti che hanno perso la loro protezione immunitaria e nei neonati che non hanno ancora iniziato o completato il ciclo primario di vaccinazione.

Le infezioni atipiche, lievi e asintomatiche sono più frequenti nei bambini più grandi e negli adulti, dove potrebbero essere misconosciute e sottostimate. In Italia la pertosse viene obbligatoriamente notificata alle autorità sanitarie.

Grafico andamento casi pertosse in Italia

Complicazioni della Pertosse

Le conseguenze della pertosse variano considerevolmente in base all'età del paziente, allo stato immunitario e alla tempestività della diagnosi e del trattamento. Mentre nella maggior parte dei casi la malattia si risolve completamente senza sequele permanenti, le complicanze possono essere gravi e talvolta fatali, soprattutto nei lattanti piccoli.

Le complicazioni più frequenti sono dovute a sovrainfezioni batteriche, che possono dar luogo a otiti, polmoniti o bronchiti o all’insorgenza di insufficienza respiratoria o apnee. Tra le complicanze respiratorie più comuni c'è la polmonite, che può essere causata direttamente da B. pertussis (polmonite primaria) o, più frequentemente, da sovrainfezione batterica (polmonite secondaria). Rappresenta la complicanza più comune nei lattanti e la principale causa di decesso correlato alla pertosse.

In una piccola percentuale di casi la pertosse può causare danni neurologici permanenti a causa delle apnee dovute agli attacchi di tosse, che possono provocare anossia cerebrale o addirittura la morte del piccolo. In una piccola percentuale di casi a essere colpito è anche il sistema nervoso, sia a causa delle apnee dovute agli attacchi di tosse, che non consentono un’adeguata ossigenazione a livello cerebrale, sia per l’azione diretta delle tossine rilasciate dal batterio. La prognosi è particolarmente severa durante il 1° e 2° anno di vita, con un tasso di mortalità dello 0,2% nei Paesi sviluppati fino al 4% nei Paesi in via di sviluppo. Circa un quarto dei bambini sviluppa polmonite, con conseguente difficoltà respiratoria. Sono frequenti anche le infezioni dell’orecchio (otite media). Raramente la pertosse causa disturbi neurologici in età pediatrica. L’emorragia, l’edema e/o l’infiammazione cerebrali possono generare crisi convulsive, stato confusionale, danno cerebrale e disabilità intellettiva. Le crisi convulsive sono comuni nei lattanti, ma rare nei bambini più grandi. La pertosse provoca spesso una malattia protratta nel tempo. I frequenti parossismi di tosse interferiscono con la vita quotidiana ed i bambini più piccoli possono sviluppare gravi complicazioni, tra cui scarso aumento di peso, apnee, polmonite, insufficienza respiratoria, convulsioni e, anche se raramente, morte.

Negli adulti, sebbene generalmente meno grave, la pertosse può comunque causare complicanze significative come fratture costali, ernie, incontinenza urinaria, emorragie congiuntivali e, raramente, pneumotorace o accidenti cerebrovascolari secondari all'aumento della pressione durante gli accessi di tosse. La persistenza della tosse, spesso per mesi, rappresenta uno degli aspetti più debilitanti della malattia negli adulti, con un significativo impatto sulla qualità della vita e sulla produttività lavorativa.

Diagnosi della Pertosse

La diagnosi di pertosse può rappresentare una sfida, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia o nei soggetti parzialmente immunizzati con presentazioni cliniche atipiche. Un approccio diagnostico accurato è fondamentale per un trattamento tempestivo e per l'implementazione di misure di controllo appropriate. Vista l’alta trasmissibilità, la diagnosi precoce della pertosse è fondamentale per prevenire la diffusione della malattia.

Valutazione Clinica

Il sospetto diagnostico si basa principalmente sulla presentazione clinica: tosse parossistica da almeno due settimane, presenza di caratteristiche tipiche (urlo inspiratorio, vomito post-tussivo), storia di contatto con casi confermati e stato vaccinale incompleto o assente. Nei lattanti, il sospetto dovrebbe essere elevato in presenza di tosse di qualsiasi durata associata ad apnea, cianosi durante gli episodi di tosse e conta leucocitaria elevata con linfocitosi assoluta. I medici sospettano la pertosse per la tipica tosse con sibilo o altri sintomi.

Indagini di Laboratorio

La conferma diagnostica si avvale di diverse metodiche. Il sospetto clinico è sufficiente per avviare le terapie: i test di laboratorio infatti, seppur utili per motivi di sanità pubblica, non devono in nessun caso tardare l’avvio tempestivo delle cure.

  • Coltura batterica: considerata il gold standard per specificità (100%), ma con sensibilità limitata (12-60%). La sensibilità diminuisce significativamente con la progressione della malattia, la precedente assunzione di antibiotici e lo stato vaccinale. La coltura richiede terreni specifici (Bordet-Gengou o Regan-Lowe) e tempi di incubazione prolungati (5-7 giorni). Il gold-standard diagnostico è rappresentato dalla coltura batterica, che richiede però terreni di coltura specifici e lunghi tempi, essendo necessari almeno 7-15 giorni di tempo prima della formazione di colonie visibili. Inoltre, se i sintomi sono iniziati da molto tempo o il paziente ha già iniziato ad assumere l’antibiotico, la coltura potrebbe risultare falsamente negativa. Nelle persone affette da pertosse, i risultati della coltura sono solitamente positivi durante i primi due stadi della malattia, ma spesso negativi dopo diverse settimane di malattia. L’acquisizione dei risultati della coltura può richiedere fino a 7 giorni.
  • PCR (Polymerase Chain Reaction): tecnica molecolare rapida (risultati in 24-48 ore) con elevata sensibilità (70-99%) e specificità (86-100%). La PCR rimane positiva più a lungo rispetto alla coltura, anche dopo l'inizio della terapia antibiotica, e rappresenta attualmente il metodo diagnostico di prima scelta in molti contesti clinici. La PCR per Bordetella si ottiene in tempi più brevi rispetto all’esame colturale e quindi è più utile per una diagnosi tempestiva. La PCR è sufficientemente sensibile entro tre settimane dall’esordio dei sintomi, anche in contatti asintomatici, pur con il rischio di falsi positivi.
  • Sierologia: la determinazione degli anticorpi anti-tossina pertossica (anti-PT) può essere utile per la diagnosi tardiva o per studi epidemiologici, ma ha un'utilità limitata nella fase acuta. Un singolo valore elevato di IgG anti-PT (>100-125 EU/ml) o un aumento significativo nel titolo in campioni accoppiati è indicativo di infezione recente.
  • Esami ematologici di routine: la leucocitosi con linfocitosi assoluta (>10.000 linfociti/mm³) è un reperto classico ma non specifico, più comune nei bambini non vaccinati. Negli adulti e nei soggetti parzialmente immunizzati, la conta leucocitaria può essere normale.

La scelta del metodo diagnostico dipende da diversi fattori, tra cui la fase della malattia (la PCR e la coltura sono più utili nelle fasi iniziali), la disponibilità locale di test diagnostici, la precedente assunzione di antibiotici e la necessità di risultati rapidi (es. in contesti epidemici).

Trattamento della Pertosse

La terapia della pertosse si basa sulla somministrazione di antibiotici, tanto più efficace nel ridurre la gravità dei sintomi e il rischio di trasmissibilità quanto più precocemente viene iniziata (idealmente, entro 3 settimane dall’esordio dei sintomi, ovvero durante la fase catarrale). Senza la terapia antimicrobica, il bambino è contagioso durante gran parte della malattia: un adeguato trattamento antibiotico permette la guarigione in una quindicina di giorni.

Terapia Antibiotica

Se somministrata entro sette giorni dall’esordio dei sintomi, la terapia antimicrobica per la pertosse può abbreviare la durata dei sintomi e ridurre la trasmissione a contatti suscettibili. Il trattamento è particolarmente importante per i bambini <6 mesi perché sono a maggior rischio di complicanze. Inoltre, se non trattati, rimangono positivi alla coltura per periodi più lunghi rispetto ai bambini più grandi e agli adulti.

Il trattamento antibiotico è raccomandato per tutti i pazienti con PCR positiva per Bordetella su aspirato rinofaringeo entro tre settimane dall’esordio della tosse (> 1 anno) o entro sei settimane se di età <1 anno. La terapia antimicrobica deve essere iniziata sulla base del sospetto clinico e non sulla conferma di laboratorio, poiché la conferma del laboratorio può richiedere fino a una settimana, a seconda delle strutture di laboratorio e dei metodi di test disponibili. Il trattamento precoce (cioè entro sette giorni dall’esordio dei sintomi) può ridurre la gravità dei sintomi. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti non viene sottoposta a cure mediche fino alla fase parossistica, che si verifica una o due settimane dopo l’insorgenza della malattia.

L’azitromicina è l’antibiotico macrolide raccomandato per il trattamento della pertosse nei bambini di età inferiore ad un mese di età. È preferito rispetto all’eritromicina; la claritromicina non è raccomandata. Sia l’azitromicina che l’eritromicina sono associate ad un aumentato rischio di stenosi ipertrofica del piloro (SIP) che deve essere presa in considerazione nei lattanti che sviluppano vomito entro un mese dalla terapia con un antibiotico macrolide somministrato nel primo mese di vita. Nei lattanti di età superiore a un mese, nei bambini e negli adulti tutti i macrolidi possono essere utilizzati.

Se viene iniziata la terapia precocemente, prima della fase parossistica, l’antibiotico abbrevia il tempo di contagiosità e la durata della malattia, ma i sintomi non sempre vengono ridotti.

Schema farmaci antibiotici per pertosse

Gestione della Tosse e Ospedalizzazione

La tosse parossistica della pertosse può essere grave e protratta; è la principale causa di morbilità da pertosse. I trigger noti per i parossismi di tosse (es. pianto, uso dell’abbassalingua, temperature fredde, aspirazione nasofaringea) dovrebbero essere, se possibile, limitati o evitati. Non c’è indicazione ad effettuare terapie sintomatiche per la tosse correlata alla pertosse. In generale, i rischi di queste terapie superano i benefici, in particolare per i soppressori della tosse oppiacei che possono influire negativamente sulla respirazione. Non devono essere utilizzati farmaci per la tosse, non possiedono alcun beneficio importante e possono causare effetti collaterali problematici.

Indicazioni all’ospedalizzazione includono la necessità di considerare il ricovero in neonati e bambini con infezione da pertosse o sospetta infezione da pertosse se si presenta: disturbo respiratorio (tachipnea, retrazioni, alitamento delle pinne nasali, gemito espiratorio e uso di muscoli accessori con rientramenti intercostali o al giugulo), polmonite, impossibilità ad alimentarsi, cianosi o apnea, con o senza tosse, convulsioni. Per età <4 mesi: se l’emocromo mostra una leucocitosi > 30.000 cell/microL considerare il ricovero presso un ospedale con unità di terapia intensiva pediatrica. La gravità della malattia nei bambini piccoli è imprevedibile; il peggioramento clinico può verificarsi repentinamente con l’insorgenza di apnee, convulsioni, insufficienza respiratoria con necessità di intubazione e ventilazione meccanica, ipertensione polmonare e/o insufficienza cardiaca.

I lattanti in condizioni gravi sono in genere ricoverati in quanto la loro respirazione può divenire talmente difficoltosa da richiedere la ventilazione meccanica mediante intubazione endotracheale. In alcuni potrebbe essere necessario aspirare il muco dalla gola. Altri potrebbero necessitare ossigenoterapia e liquidi per via endovenosa.

Criteri per la Dimissibilità e Isolamento

I criteri per la dimissibilità includono la capacità di tollerare episodi di tosse senza ipossia e/o bradicardia; la maggior parte dei bambini che vengono ricoverati in ospedale con pertosse continua a presentare parossismi di tosse anche dopo la dimissione. Altri criteri sono la capacità di alimentarsi adeguatamente per aumentare di peso, una buona compliance ed affidabilità familiare e la possibilità di un attento follow-up ambulatoriale.

Il paziente non è più contagioso dopo aver assunto la terapia antibiotica. I sintomi tendono progressivamente a migliorare dopo circa 3 settimane, ma possono persistere fino a 2-3 mesi dall’esordio. Gli antibiotici post-esposizione vengono somministrati anche a certe altre persone ad alto rischio di sviluppare un’infezione grave entro 21 giorni dall’esposizione a un malato di pertosse.

La pertosse è altamente contagiosa, soprattutto nel periodo iniziale, prima dell’insorgenza della tosse parossistica. Dopo tre settimane dall’inizio della fase parossistica, nei pazienti non trattati il contagio si considera trascurabile. Invece nei pazienti trattati con antibiotici il periodo di infettività è ridotto a circa 5 giorni dall’inizio della terapia. Isolamento (mascherina) sino al quinto giorno di terapia antibiotica efficace o 21 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi nei pazienti non trattati.

Prevenzione della Pertosse

Al momento la vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione contro la pertosse. La prevenzione dell'infezione si può attuare attraverso un vaccino ben tollerato, definito acellulare in quanto costituito da frammenti del batterio Bordetella pertussis.

Vaccinazione

L’immunizzazione attiva contro la pertosse ha ridotto drasticamente il peso sociale della malattia. La vaccinazione è obbligatoria e somministrata con l’esavalente al terzo, quinto ed undicesimo mese di vita e successivamente vanno eseguiti i richiami. La vaccinazione di routine di lattanti, bambini, adolescenti e adulti (in particolare donne in gravidanza) è la strategia preventiva più importante. Il vaccino acellulare (in cui non compare il batterio intero, ma solo proteine batteriche) è efficace e ben tollerato. Il vaccino acellulare è consigliato per le dosi primarie e le dosi di richiamo.

Con il cosiddetto decreto Lorenzin, la vaccinazione contro la pertosse è diventata obbligatoria - pena l’esclusione dall’asilo nido e dalle scuole dell’infanzia - ed è somministrata attraverso un vaccino esavalente, che garantisce protezione anche contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B e Haemophilus Influenzae tipo b. Secondo il calendario vaccinale vigente, nel neonato la prima dose di questo vaccino va somministrata a tre mesi di vita, la seconda a cinque mesi e la terza a undici; questa schedula protegge almeno fino al sesto anno di vita. Il Ministero della Salute raccomanda "la somministrazione periodica (ogni 10 anni) della vaccinazione anti difterite-tetano-pertosse (dTpa) con dosaggio per adulto".

L’immunizzazione dopo infezione da pertosse - Un’infezione da pertosse confermata da esami diagnostici è in grado di conferire l’immunità contro la pertosse. Tuttavia, la durata dell’immunità è sconosciuta e l’infezione della pertosse può ripresentarsi quando l’immunità diminuisce. Per tale motivo la vaccinazione antipertosse va iniziata o completata anche in quei bambini che hanno avuto l'infezione.

Vaccinazione in Gravidanza e "Immunizzazione a Bozzolo"

La vaccinazione è raccomandata anche per le donne in gravidanza. Il vaccino della pertosse viene effettuato durante la gravidanza, tra la 27ª e la 36ª settimana. In generale è possibile sottoporsi alla vaccinazione in qualsiasi momento della vita. Non ci sono rischi da vaccino da pertosse per le donne in gravidanza. I recenti casi di pertosse nei neonati registrati anche in Italia, ci ricordano che la vaccinazione con vaccino acellulare è raccomandata anche nelle donne incinte, preferibilmente tra la 27° e la 36° settimana di gestazione.

Questa strategia, nota come "immunizzazione materna", offre due importanti vantaggi: protezione diretta della madre, riducendo il rischio che contragga e trasmetta l'infezione al neonato, e protezione passiva del neonato attraverso il trasferimento transplacentare di anticorpi materni, che forniscono una copertura nei primi mesi di vita, quando il bambino è più vulnerabile alle complicanze della pertosse e non ha ancora completato il ciclo vaccinale primario. Numerosi studi hanno dimostrato che la vaccinazione in gravidanza è sicura sia per la madre che per il feto. Gli effetti collaterali sono generalmente limitati a reazioni locali nel sito di iniezione e occasionalmente febbre lieve o malessere generale. Non vi è evidenza di un aumento del rischio di complicanze ostetriche o neonatali associate alla vaccinazione. L'efficacia di questa strategia preventiva è significativa: studi recenti dimostrano che la vaccinazione materna riduce il rischio di pertosse nei neonati di circa il 90% nei primi due mesi di vita.

Il fenomeno della "immunizzazione a bozzolo" prevede la vaccinazione di tutti i contatti stretti dei neonati (genitori, fratelli, nonni, personale sanitario) per ridurre il rischio di trasmissione ai soggetti più vulnerabili. Questo è cruciale perché gli adolescenti e gli adulti con forme attenuate o atipiche, spesso non diagnosticate, rappresentano un importante serbatoio di infezione e possono trasmettere il batterio ai bambini più piccoli e più vulnerabili.

Profilassi Post-Esposizione

La profilassi antibiotica post-esposizione è consigliata per tutti i nuclei familiari e gli stretti contatti del caso indice e per gli individui esposti ad alto rischio di contrarre una forma grave o complicata di pertosse, anche se la persona esposta è completamente immunizzata. La profilassi post-esposizione è più efficace se iniziata entro 21 giorni dall’esordio della tosse nel paziente con la pertosse.

Chi sono i contatti? I conviventi che vivono nella stessa casa, contatto stretto e prolungato con malato (contatto “faccia a faccia”) o con le sue secrezioni respiratorie, chi ha condiviso lo stesso spazio chiuso in stretta vicinanza con un paziente sintomatico per ≥1 ora.

Le persone ad alto rischio di complicanze gravi che dovrebbero ricevere la profilassi post-esposizione sono: i lattanti di età inferiore a un anno, in particolare quelli di età inferiore a quattro mesi; le donne incinte; le persone con immunodeficienza; le persone con patologie preesistenti come malattia polmonare cronica, insufficienza respiratoria, fibrosi cistica, ecc.

Dopo l’esposizione a un malato di pertosse, a determinati gruppi di persone vengono somministrati antibiotici, indipendentemente dal fatto che siano stati vaccinati o meno. Questi antibiotici (chiamati antibiotici post-esposizione) vengono somministrati ai contatti domestici di un soggetto con pertosse entro 21 giorni dalla comparsa della tosse nel soggetto malato. La terapia antibiotica con eritromicina (o a volte con claritromicina o azitromicina) è prescritta come misura preventiva. Per i neonati sotto 1 mese di età è preferibile l’azitromicina.

Il Piano Nazionale Vaccini 2023-2025 prevede la somministrazione di tre dosi di vaccino antipertosse pediatrico a cellule intere (DTpa) nell’ambito della vaccinazione esavalente nel primo anno di vita (rispettivamente a 3, 5 e 11 mesi), con richiamo a 5-6 e 12 anni. Questo programma è fondamentale per costruire e mantenere l'immunità nella popolazione.

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