Fioritura e Impollinazione del Ciliegio: Un Viaggio dalla Bellezza Giapponese alla Scienza Agronomica

Il ciliegio, albero maestoso e dalla bellezza innegabile, è una delle piante da frutto più apprezzate, sia per la magnificenza delle sue fioriture primaverili sia per la bontà dei suoi frutti. Coltivare il ciliegio, anche a scopo amatoriale, può rappresentare una sfida a causa delle molteplici insidie che possono compromettere un buon raccolto, tra insetti nocivi e malattie fungine. Tuttavia, con costanza, un'adeguata conoscenza delle sue esigenze fisiologiche e l'adozione di mezzi ecosostenibili oggi disponibili, è possibile gestire la coltivazione in modo efficace, evitando il ricorso a prodotti fitosanitari aggressivi. L'imponente presenza di questa pianta, che può superare i 15 metri in altezza, la rende una scelta esteticamente gratificante per il giardino, oltre che per il frutteto.

Ciliegi in fiore in un paesaggio primaverile

Il Ciliegio: Un Gigante del Giardino e del Frutteto

Il ciliegio è una pianta appartenente alla famiglia delle Rosacee, classificata in frutticoltura, insieme a susino, albicocco, pesco e mandorlo, nel gruppo delle drupacee. Esistono diversi tipi di ciliegio, suddivisi principalmente tra il ciliegio dolce (Prunus avium) e il ciliegio acido (Prunus cerasus), quest'ultimo includendo varietà come amarene, visciole e marasche. In Italia, il ciliegio dolce è il più amato e diffuso, con varietà raggruppate in due grandi categorie: i duroni, caratterizzati da una polpa più soda, e le tenerine, con frutti dalla polpa più morbida.

Questa specie è generalmente adatta alla coltivazione in tutta Italia, dimostrando una buona resistenza al freddo invernale grazie alla dormienza. Tuttavia, la sua fioritura precoce la rende vulnerabile ai ritorni di freddo primaverili, che possono causare danni significativi ai boccioli e compromettere il raccolto, specialmente nelle regioni settentrionali più fredde. Anche le piogge violente e persistenti durante la fioritura possono avere un impatto negativo, ostacolando l'allegagione e favorendo l'insorgenza di patologie fungine come la monilia. Per quanto riguarda l'ambiente ideale, i ciliegi tollerano bene il freddo invernale, ma non amano gli ambienti eccessivamente caldi e umidi. Il terreno ideale si adatta a varie tipologie, purché non sia soggetto a ristagni idrici prolungati e il pH non sia troppo acido o basico.

La Messa a Dimora e le Cure Essenziali

La fase di impianto del ciliegio richiede attenzione per assicurare un buon sviluppo futuro della pianta. Il trapianto delle piante da frutto caducifoglie deve avvenire quando si trovano nella fase di riposo vegetativo, ovvero nel periodo che va dall'autunno alla fine dell'inverno. Per un singolo ciliegio, basta scavare una buca voluminosa nel punto desiderato, senza la necessità di lavorare l'intera superficie circostante. Se si tratta di un frutteto vero e proprio, si può procedere con una lavorazione dell'intera superficie o solo dei filari. Le buche, se scavate, devono essere ampie per consentire all'apparato radicale di espandersi in uno strato di terra soffice.

Al momento dello scavo della buca per il trapianto, è fondamentale somministrare una concimazione di fondo. Questa è preferibile mescolarla alla terra di risulta della buca, separando la terra superficiale da quella più profonda e rispettando l'ordine durante il riempimento, miscelando l'ammendante solo agli strati superficiali (massimo 30 cm). Si possono utilizzare ammendanti organici come compost o letame maturi, humus di lombrico, a cui si possono aggiungere manciate di cenere di legna, solfato di potassio o borlande. Prodotti specifici come "Ortofrutta Bio", un concime organo-minerale consentito in agricoltura biologica, o "Bioactive", che apporta sostanza organica e rivitalizza il terreno grazie a micorrize e Trichoderma, sono particolarmente indicati.

La pianta di ciliegio deve essere inserita nella buca in modo che il punto di innesto, solitamente ben riconoscibile, rimanga sopra il livello del suolo. Dopo l'impianto, il ciliegio giovane necessita di cure costanti: irrigazioni regolari fino al terzo o quarto anno, soprattutto in assenza di piogge, idealmente tramite un sistema a goccia. Le piante adulte, invece, di norma non richiedono irrigazioni se non quelle di soccorso durante periodi estivi di siccità prolungata. La pacciamatura, con teli neri o uno strato di paglia di 10-15 cm attorno alla base di ogni pianta, è utile per ridurre la competizione idrica delle erbe spontanee e mantenere l'umidità del terreno.

La concimazione annuale è un altro aspetto cruciale per nutrire le piante. Si effettua in due momenti principali: a primavera, per supportare la ripresa vegetativa e la produzione, e verso la fine dell'estate, per consentire alle piante di accumulare sostanze di riserva nel tronco, nei rami e nelle radici.

La potatura è essenziale per la salute della pianta, per mantenere un equilibrio vegetativo-produttivo e per controllarne l'espansione. Il ciliegio viene spesso allevato a vaso classico o a vaso basso, forme che richiedono una buona gestione della potatura di allevamento nei primi 3-4 anni. La potatura di produzione avviene di solito a settembre, poiché in inverno la pianta soffre i tagli, cicatrizzandoli con difficoltà ed emettendo gomma come essudato dalle ferite. Le potature ben gestite, atte a garantire una buona illuminazione della chioma, sono anche un'importante misura preventiva contro avversità.

Difesa Naturale: Strategie contro Malattie e Parassiti

La difesa del ciliegio dalle numerose avversità è fondamentale per un raccolto soddisfacente. Una strategia di base è la scelta di varietà resistenti o tolleranti, che permette di ridurre le perdite causate dalle malattie più comuni, aspetto cruciale nella coltivazione biologica. Le pratiche preventive includono concimazioni equilibrate, evitando eccessi di azoto, e irrigazioni solo sotto chioma, per non bagnare il fogliame. L'eliminazione tempestiva delle parti di pianta colpite è sempre raccomandata.

I corroboranti, sostanze di origine naturale e biodegradabili, potenziano i meccanismi di difesa naturali dei vegetali. La Zeolite, una farina di roccia di origine vulcanica, e il Caolino, farina di rocce argillose, esplicano effetti simili, agendo anche da deterrente verso molti insetti quando irrorati sulle chiome. La Lecitina di Soia, estratta dai semi di soia, irrorata sulle piante, rende le pareti cellulari più elastiche e resistenti, proteggendo dalle patologie fungine. Il macerato di equiseto è utile a scopo preventivo contro gli attacchi fungini.

Tra le patologie fungine, la monilia attacca il ciliegio e altre drupacee, causando danni a frutti e altri organi che si coprono di muffa grigiastra. Il corineo, o vaiolatura/impallinatura, si manifesta con chiazze rosso-viola sulle foglie e fessurazioni gommose sui rami. Contro monilia e corineo sono molto utili i trattamenti invernali con Rame Active, un prodotto che sopperisce alle carenze di rame e protegge dalle crittogame. L'oidio, o mal bianco, si riconosce per le chiazze biancastre e polverulente.

VIRUS MALATTIA DEL CILIEGIO

Gli afidi, in particolare l'afide nero, possono attaccare il ciliegio, soprattutto germogli e foglie tenere, deformandoli e ricoprendoli di melata appiccicosa. Contro gli afidi, il Sapone Molle, diluito in acqua e irrorato nelle ore fresche, è molto efficace. La mosca del ciliegio (Rhagoletis cerasi) depone le uova nei frutti in maturazione, le cui larve si cibano della polpa, portandola a marcescenza. Contro di essa, le reti antinsetto sono efficaci, proteggendo anche dagli uccelli. Si possono anche usare insetticidi biologici a base del fungo entomopatogeno Beauveria bassiana. Le cocciniglie sono insetti polifagi che possono attaccare il ciliegio; in caso di attacchi forti, si ricorre al Sapone Molle o all'Olio di Lino (simile all'Olio di Neem, naturale e biodegradabile).

La cimice asiatica e la Drosophila suzukii (moscerino dei piccoli frutti) rappresentano minacce crescenti. Contro queste ultime sono efficaci le reti antinsetto e trappole specifiche come le Tap Trap di colore rosso. La biodiversità nel frutteto, con siepi e inerbimento permanente, favorisce l'equilibrio naturale degli insetti, limitando i fitofagi.

La Spettacolare Fioritura del Ciliegio

La fioritura del ciliegio è un evento di straordinaria bellezza, che in primavera riempie la chioma di tantissimi fiorellini sui toni del bianco e del rosa, davvero incantevoli. A seconda delle varietà, più o meno tardive, questo spettacolo si manifesta con un'imperiosità che ha reso il ciliegio famoso in tutto il mondo. In Giappone, tra i mesi di febbraio e maggio, si celebra l'Hanami, una tradizione che rende omaggio al sakura, ovvero la fioritura dei ciliegi. Durante questo periodo, famiglie e amici si recano nei vari parchi del Paese per condividere pasti e ammirare la bellezza dell'avanzare dell'antesi. Ogni anno, il sakurazensen, o "fronte di fioritura dei ciliegi", viene annunciato dall'Agenzia Meteorologica del Giappone sulla base del monitoraggio di alberi di riferimento e dell'andamento delle temperature. Nei secoli passati, il sakura indicava l'inizio della primavera e quindi il momento adatto per avviare le semine di riso. Oggi questa tradizione rappresenta un'occasione di riflessione sulla bellezza, la fragilità e la fugacità della vita e segna l'inizio di un nuovo ciclo. Anche in Italia, si possono ammirare spettacolari fioriture di ciliegi, che avvengono in genere ad inizio aprile.

Il momento della fioritura è però anche un periodo delicato, sia per ragioni climatiche, vista la precocità, sia per la brevità della finestra temporale utile all'impollinazione: ogni fiore rimane aperto e recettivo per un periodo limitato, circa 7-8 giorni, con un periodo di impollinazione ottimale di circa 48 ore e di allegazione di circa 5 giorni. Forti piogge e venti forti tendono ad accorciare questo periodo e a deteriorare l'impollinazione incrociata.

Fisiologia della Fioritura: Induzione e Differenziazione

Per comprendere a fondo la fioritura del ciliegio, è essenziale analizzare i suoi aspetti fisiologici. L'induzione floreale si verifica generalmente nel periodo della raccolta (in Cile, novembre e dicembre) ed è influenzata da fattori climatici come la durata del giorno e la temperatura, oltre a fattori fisiologici quali ormoni e disponibilità di carboidrati. In alcuni casi, anche stress abiotici, come la scarsità di risorse, possono indurre l'albero a privilegiare la crescita riproduttiva.

La differenziazione floreale, ovvero il processo che porta alla formazione dei fiori, inizia alla fine dell'estate e nei mesi autunnali. Prosegue poi lentamente durante il riposo invernale e si conclude con l'apertura dei fiori (antesi) in primavera. Nelle fasi iniziali, questo processo può essere compromesso da stress termici elevati sulle gemme, che possono causare malformazioni come frutti doppi o con suture aperte. Per prevenire ciò, è importante proseguire con una gestione idrica, nutrizionale e fitosanitaria adeguata degli alberi anche nella fase post-raccolta, riducendo così le limitazioni fisiologiche durante eventuali ondate di calore estive. Strategie aggiuntive per ridurre la temperatura del fogliame includono l'impiego di reti ombreggianti, l'irrigazione soprachioma e l'uso di protettivi solari a base di caolinite.

Stadi della differenziazione floreale nel ciliegio

Durante l'autunno e la prima metà dell'inverno, le gemme floreali entrano in uno stato di endodormienza, la cui interruzione richiede un'esposizione prolungata a basse temperature, nota come fabbisogno di freddo invernale. Una volta soddisfatto questo requisito, le gemme passano a uno stato di ecodormienza, e la fioritura è quindi condizionata dal verificarsi di un periodo con temperature più elevate, ovvero il fabbisogno di calore. I requisiti di freddo e calore variano tra le varietà e possono cambiare a seconda del comportamento degli alberi in diverse aree agroclimatiche e delle condizioni ambientali durante la formazione delle gemme. Ad esempio, una sintesi dei fabbisogni di freddo e calore per superare il riposo invernale delle principali cultivar presenti in Cile, valutate in più stagioni e località nel mondo, evidenzia questa variabilità.

La notevole variabilità climatica per una stessa varietà e la scarsità di dati relativi al nuovo materiale genetico introdotto rendono difficile pianificare nuovi impianti. L'aumento delle temperature ha reso incerti i modelli previsionali del superamento del riposo invernale, complicando la stima corretta del comportamento fenologico delle piante. Per affrontare queste sfide, il Centro di Pomacee dell'Università di Talca in Cile sta realizzando un progetto che utilizza l'intelligenza artificiale per monitorare il comportamento di nuovi cultivar di ciliegi e meli, sviluppando indicatori dei requisiti agroclimatici per la fine della dormienza e la previsione degli stadi fenologici.

Gestione del Ciclo Fenologico: Anticipare e Ritardare la Fioritura

La gestione agronomica moderna consente di influenzare il momento della fioritura, anticipandola o posticipandola. Questa pratica è estremamente utile per diversi scopi: far coincidere l'offerta di ciliegie con i periodi di maggiore domanda, come il Capodanno cinese, quando il valore del prodotto raggiunge il picco; scaglionare i raccolti; sincronizzare la fioritura di impollinatori e varietà commerciali; ed evitare il rischio di gelate tardive che possono danneggiare i fiori. Tuttavia, è importante notare che lo spostamento della fioritura incide più sulla data di fioritura che su quella della raccolta.

Metodi per Anticipare la Fioritura:Tradizionalmente, si utilizzano trattamenti chimici per compensare il fabbisogno di freddo invernale delle gemme. Tra questi:

  • Cianammide idrogenata: Applicata a dosi dell'1,5-3% (a seconda della varietà) 55-65 giorni prima della piena fioritura, quando è stato soddisfatto il 60-70% del fabbisogno di freddo. Serve sia per anticipare sia per uniformare la fioritura.
  • Uniformatori di germogliamento: Anticipano l'apertura delle gemme vegetative e migliorano l'uniformità, con un effetto minore rispetto alla cianammide, ma potenziato se usati in combinazione.
  • Miscele artigianali: A base di nitrati o polisolfuro di calcio, il cui effetto caustico accelera la fine della dormienza.

Anche tecniche fisiche possono anticipare l'uscita dal riposo invernale:

  • Reti ombreggianti nere: Riducendo la temperatura degli alberi, possono causare una differenza fino a 7 °C nei giorni sereni.
  • Aspersione invernale d’acqua: Abbassa la temperatura del legno e lava le sostanze inibitrici nelle gemme.In entrambi i casi, è cruciale interrompere questi metodi dopo il raggiungimento del fabbisogno di freddo, per non ostacolare la fase successiva di accumulo di calore.
  • Coperture in plastica: Una volta soddisfatto il fabbisogno di freddo, queste coperture possono alzare la temperatura. Studi su varietà come Santina hanno mostrato un anticipo di 5-7 giorni con tetto in plastica o tunnel, che può salire a 17-38 giorni con l'uso combinato di rompitori di dormienza.

Metodi per Ritardare la Fioritura:Il ritardo della fioritura permette di scalare la raccolta e prevenire i danni da gelate primaverili tardive. Gli strumenti principali includono:

  • Varietà con alto fabbisogno di freddo.
  • Metodi fisici per mantenere basse le temperature nel frutteto.
  • Trattamenti chimici che prolungano la dormienza o rallentano lo sviluppo delle gemme. Questi possono includere liberatori di etilene, giberelline, auxine, oli e emulsionanti, idrazide maleica, daminozide, chlormequat, AVG (aminoetossivinilglicina) e ABA (acido abscissico). Un bioattivatore come Retard Cherry RC ha mostrato di ritardare la fioritura di 6-8 giorni su varietà come Regina e Sweet Heart.Alcuni frutteti stanno sperimentando l'installazione di barriere perimetrali con tetti in plastica per ridurre la circolazione d'aria e aumentare la temperatura, considerata un'alternativa più economica ai macro-tunnel.

Applicazione di tetti in plastica per la gestione della fioritura

L'Impollinazione: Cuore della Produzione di Ciliegie

L'impollinazione è una delle procedure più critiche nella produzione di ciliegie, essenziale per ottenere frutti di buona qualità e rese abbondanti. Si considera che una buona produzione si ottenga quando il 21-32% dei fiori dell'albero vengono fecondati e producono frutti. I fiori del ciliegio sono semplici, ermafroditi, di colore bianco e raggruppati in corimbi da 1 a 5. Le infiorescenze possono originarsi sia da gemme isolate situate alla base dei rami di un anno, sia da dardi presenti su rami di due o più anni.

La maggior parte delle varietà di ciliegio dolce sono autosterili, ovvero non riescono ad autofecondarsi, rendendo indispensabile l'impollinazione incrociata tra varietà compatibili. Questo significa che è necessario che nei paraggi siano presenti altre piante di ciliegio con varietà diverse e geneticamente compatibili per garantire la fecondazione. Per le varietà autosterili, l'impollinazione è entomofila, cioè avviene grazie all'azione di insetti pronubi. D'altra parte, la maggior parte delle varietà di ciliegio acido o aspro, come North Star, Balaton, Meteor, Montmorency, English Morello, Early Richmond, Nanking e Hansen Bush Cherry, sono autofertili.

Il periodo di impollinazione non è molto lungo, durando circa 48 ore per ogni fiore, mentre il periodo di allegagione è di circa 5 giorni. La fioritura dei ciliegi avviene generalmente in primavera e può durare diverse settimane, con un periodo medio che può estendersi fino a 25 giorni per l'intero albero, anche se ogni singolo fiore rimane aperto per 7-8 giorni.

Fisiologia Floreale e Incompatibilità:L'antesi, l'apertura dei fiori, si verifica nelle prime ore del mattino, momento in cui lo stigma è maggiormente ricettivo al polline. Questa ricettività diminuisce progressivamente nelle piante autosterili, un meccanismo evolutivo per aumentare la variabilità genetica e favorire la sopravvivenza della specie. Il gene S è stato identificato come responsabile dell'autosterilità, e comprende diversi alleli che risultano incompatibili tra loro. Negli anni '80, sono state sviluppate varietà autocompatibili con mutazioni nel gene S, tra cui Lapins, Santina e Skeena, che hanno avuto grande successo commerciale.

La scelta varietale per l'impianto di un ciliegeto deve tenere conto della compatibilità genetica per garantire un'elevata produttività. Le analisi di sequenziamento genomico hanno permesso di identificare varietà con gli stessi alleli (e quindi incompatibili), raggruppandole in specifici gruppi di incompatibilità che richiedono impollinazione da varietà appartenenti a gruppi differenti. È consigliabile consultare il vivaista per la scelta delle varietà più adatte al clima e all'impollinazione, considerando che non tutte le varietà sono compatibili. Ad esempio, in Cile, la fioritura dei ciliegi avviene da metà settembre ai primi di ottobre e può durare tra gli 8 e i 12 giorni in aree con temperature comprese tra i 20 e i 25 °C. Varietà di ciliegio dolce autofertili, note come impollinatori universali, includono Index, Lapins, Skeena, Sweetheart, Sonata, Symphony, Sunburst, BlackGold, WhiteGold, Stella, Van, Rainier e Bing.

A causa della fioritura non sincronizzata, una sola varietà impollinatrice potrebbe non garantire l'impollinazione incrociata. È sempre consigliabile considerare il periodo di fioritura e utilizzare due o anche tre varietà impollinatrici (di solito una a fioritura precoce e una a fioritura tardiva) in modo che le loro fasi di fioritura si incrocino con quella della varietà principale, assicurando così l'impollinazione incrociata. La realizzazione dei frutteti deve quindi tener conto dei requisiti climatici e della compatibilità genetica delle varietà, al fine di garantire la fecondazione dei frutti.

Gruppi di incompatibilità genetica nelle varietà di ciliegio

Il Ruolo Cruciale degli Impollinatori

Per la maggior parte dei fruttiferi, e in particolare per il ciliegio, la presenza di insetti pronubi è fondamentale. L'impollinazione è svolta principalmente dalle api (Apis mellifera), e per ottenere una buona impollinazione incrociata, è solitamente richiesta una grande popolazione di api, stimata in 5-10 colonie forti per ettaro, o almeno 8 arnie per ettaro. I fiori del ciliegio attraggono molto le api grazie alla loro visibilità e all'elevato contenuto di nettare, che può raggiungere i 13 mg al giorno con il 55% di zucchero.

Le arnie vanno collocate nel frutteto a partire dal momento in cui compaiono i primi bottoni bianchi sui fiori. È consigliabile disporle in gruppi distanziati al massimo 200 metri l'uno dall'altro, in luoghi asciutti e soleggiati, sollevate da terra e con le uscite rivolte a est, per sfruttare il sole mattutino e stimolare l'attività delle api. L'attività di questi preziosi insetti è massima quando le temperature superano i 15 °C e la radiazione solare oltrepassa i 300 W/m².

Oltre alle comuni api da miele, altre specie di api native o selvatiche possono fungere da impollinatori dei ciliegi, come l'ape muratrice del frutteto (Osmia lignaria) e l'ape dalla faccia cornuta (Osmia cornifrons). Per supportare l'attività di impollinazione, i coltivatori dovrebbero rimuovere tutte le erbe infestanti in fioritura che potrebbero competere con il ciliegio per l'attenzione delle api durante il periodo di fioritura. Inoltre, è fondamentale evitare l'uso di pesticidi durante la fioritura quando le api sono presenti nel frutteto. Qualora si rilevino colonie di api, è opportuno informare i proprietari degli appezzamenti vicini e chiedere loro di non irrorare durante il giorno e in presenza di vento forte, per evitare la dispersione delle goccioline di prodotto.

Api all'opera su fiori di ciliegio

Tecnologie Complementari per un'Impollinazione Efficace

Il lavoro delle api, pur essendo insostituibile, può essere integrato da diverse tecnologie e pratiche complementari. Una di queste è la somministrazione aggiuntiva di polline all'ingresso delle arnie (piquera), una pratica che può favorire una maggiore efficienza nel trasferimento. Per preservarne la vitalità, il polline deve essere conservato a catena del freddo (tra -15 e -10 °C) e, prima dell'applicazione, deve essere gradualmente portato a temperatura ambiente.

Nei frutteti coperti con teli plastici, l'attività delle api può essere notevolmente ridotta. Questo accade perché gli additivi del materiale plastico, usati per migliorarne la resistenza, filtrano la radiazione ultravioletta (UV), che è invece fondamentale per l'orientamento del volo delle api. In queste condizioni, l'uso di bombi (Bombus sp.) si è rivelato particolarmente efficace, in quanto questi insetti mostrano un'elevata attività anche a temperature elevate e sono meno influenzati dalla filtrazione UV.

Inoltre, alcune ricerche hanno evidenziato che la realizzazione di corridoi biologici tra i filari contribuisce ad attrarre impollinatori nativi. Questo incrementa la fecondazione della specie coltivata grazie a una popolazione maggiore di vettori e a un miglior tasso di trasferimento di polline.

Come ulteriore supporto, alcuni frutteti di ciliegi hanno sperimentato l'impollinazione meccanica. Questa tecnica impiega polverizzatori elettrostatici che generano una nuvola carica di particelle d'acqua e polline, le quali vengono naturalmente attratte dalle strutture floreali. Uno studio condotto dal Centro di Pomacee su ciliegi della cultivar Regina ha osservato un aumento dell'allegagione, della ritenzione e della resa dei frutti negli alberi che avevano ricevuto sia impollinazione naturale da api sia impollinazione assistita con polline meccanico, rispetto agli alberi impollinati solo tramite api. Sebbene le differenze tra i trattamenti non siano sempre risultate statisticamente significative, i dati suggeriscono un potenziale beneficio.

Impollinazione meccanica elettrostatica su ciliegi

L'efficienza dell'impollinazione assistita mediante spruzzatori elettrostatici dipende da diversi fattori:

  • Fattori tecnici: Le caratteristiche dell'attrezzatura di irrorazione, il tipo di carica utilizzata nella soluzione e le modalità di applicazione in campo. Una carica elettrica troppo alta, ad esempio, può destabilizzare le gocce, frammentandole in particelle più piccole e non cariche. Inoltre, maggiore è la distanza tra l'ugello e il fiore, minore è la probabilità che le gocce siano attratte, poiché perdono carica durante il tragitto.
  • Aspetti morfologici: L'anatomia del fiore è importante; negli esemplari in cui lo stigma è prominente, il trasferimento di polline è più efficace.
  • Fattori climatici: Condizioni come umidità e vento possono influenzare la dispersione e l'adesione del polline.

Per prolungare le possibilità di fecondazione, soprattutto su varietà autoincompatibili o che richiedono impollinazione incrociata come Royal Dawn, Rainier, Bing, Regina e Kordia, si consiglia l'applicazione di inibitori dell'etilene. Questi prodotti mirano a mantenere i fiori con un tubo pollinico vitale e un ovario recettivo per più tempo, ritardandone la senescenza e migliorando così l'allegagione dei frutti.

Portainnesti e Innesto: Le Fondamenta della Vigorosità e della Produttività

L'impollinazione è una delle procedure più critiche nella produzione di ciliegie. Come per molti alberi da frutto, il ciliegio viene propagato tramite innesto. Sebbene i ciliegi possano essere propagati anche da seme, questa pratica è sconsigliata per diverse ragioni. Generalmente, per gli alberi innestati si utilizzano portainnesti di 1-2 anni, seminati in autunno. Gli alberi nati da seme impiegano tipicamente 10 anni per produrre frutti, motivo per cui i coltivatori preferiscono il metodo dell'innesto per una messa a frutto più rapida.

I coltivatori professionisti di ciliegi utilizzano un albero che combina due diversi tessuti vegetali: il portainnesto e la marza. La marza è un taglio sano proveniente dalla varietà principale, con un diametro di 1,3-2,5 cm, e darà origine alle parti aeree della pianta (il tronco, i rami, le foglie e i frutti). Il portainnesto, invece, fornirà il sistema radicale dell'albero di ciliegio innestato. Soprattutto nei climi temperati, nei vivai, i ciliegi vengono innestati applicando l'innesto da banco o un tipo specializzato di innesto chiamato innesto a chip (chip budding).

La scelta del portainnesto è determinante per il vigore della pianta e le distanze effettive da tenere tra i singoli esemplari in un frutteto. Diversi portainnesti conferiscono caratteristiche specifiche al ciliegio:

  • Ciliegio selvatico o Magaleppo: Alcuni coltivatori e vivai possono utilizzare il ciliegio selvatico o il magaleppo come portainnesto. Il ciliegio medio con portainnesto di ciliegio selvatico è solitamente più alto del ciliegio medio e normalmente inizia a produrre frutti 6-8 anni dopo l'innesto. È resistente al gelo e può produrre frutti per 50 anni. Al contrario, i ciliegi con portainnesto di magaleppo iniziano a produrre 3-4 anni dopo l'innesto. Possono tollerare il gelo e la siccità, ma sono sensibili all'umidità elevata. Di solito producono frutti per circa 25 anni.
  • Gisela 5, Gisela 6, Gisela 12 (Prunus cerasus x Prunus canescens): Tutte e tre danno ciliegi di piccole dimensioni, fino a 2,4 metri di altezza. Potrebbero necessitare di supporto, specialmente in aree esposte a venti molto forti. Le varietà di ciliegio dolce innestate su portainnesti Gisela 5 e 6 possono iniziare a fruttificare già dal terzo anno.
  • Colt (Prunus avium x Prunus pseudocerasus): È considerato il migliore per frutteti a densità standard. Produce alberi vigorosi che necessitano di irrigazione, poiché sono relativamente sensibili ai terreni secchi e alle temperature invernali fredde. Per terreni tendenti al ristagno idrico, sono adatti anche portainnesti ibridi di ciliegio dolce con Prunus pseudocerasus o alcune selezioni clonali di ciliegio acido.
  • Maxma 14 (Prunus mahaleb x Prunus avium): Ampiamente utilizzato in Francia. È resistente ai terreni calcarei e alla carenza di ferro.
  • Krymsk 6 o LC 52 (Prunus cerasus x (Prunus cerasus x Prunus maackii)): Ha i vantaggi del precedente, ma produce un albero del 75-80% più piccolo in dimensione.

Per chi si trova in una situazione in cui l'impollinazione del proprio ciliegio non è ottimale a causa di un'incompatibilità o della mancanza di un impollinatore adeguato, può sorgere la domanda se sia possibile innestare un solo ramo con una varietà impollinatrice. Questa idea, sebbene non sempre una pratica comune su larga scala nei frutteti commerciali, viene talvolta adottata in contesti amatoriali o dove lo spazio è limitato, come ad esempio per l'actinidia. Dedicare un piccolo ramo a una varietà come "Regina", nota per le sue qualità impollinatrici, potrebbe rappresentare una soluzione pratica per risolvere problemi di impollinazione in un albero esistente. È un approccio che, sebbene non universalmente diffuso, è riconosciuto per la sua efficacia in situazioni specifiche.

La Raccolta: Il Frutto di Cura e Attenzione

Le ciliegie e le amarene sono frutti che si raccolgono a maturazione completata. Capire quando il frutto è maturo è semplice: il caratteristico rosso vivo è il segnale che la maggior parte delle ciliegie è pronta per raccolta e consumo, mentre le amarene sono solitamente più scure. Il periodo di raccolta delle ciliegie in genere si colloca tra fine maggio e giugno, ma varietà e condizioni climatiche possono variare, anticipando o posticipando il momento del raccolto. I frutti maturano da metà maggio a metà luglio a seconda della varietà.

La ciliegia è un frutto che dura poco una volta colta; deve essere consumata entro pochi giorni oppure processata. Mentre le ciliegie acide (amarene, visciole, marasche) si prestano bene alla trasformazione in marmellate, succhi, sciroppi e liquori, quelle dolci sono ottime per il consumo fresco. Esistono molti tipi di ciliegie diverse, dure o morbide, dolci o aspre. Alcune cultivar sono più adatte alle confetture e all'uso dolciario, altre sono ottimali da mangiare fresche. Le ciliegie dolci sono le più coltivate e consumate, generalmente privilegiate per il consumo fresco.

Volendo programmare un raccolto scalare, scegliendo varietà resistenti alle malattie, si può iniziare la stagione con il Durone di Maggio per un raccolto precoce, seguito dalla Ciliegia Bella Italia, che matura nella prima metà di giugno, e dalla Ciliegia Grossa di Pistoia, che matura nell’ultima decade di giugno. Il ciliegio acido si caratterizza generalmente per frutti di pezzatura minore, a polpa più morbida, con uno spiccato gusto acidulo. Questo sapore le rende privilegiate per succhi e marmellate, potendo risultare brusche al consumo fresco. La prima classificazione in questo gruppo è in amarene, visciole e marasche. L'amareno è senza dubbio il più celebre tra i ciliegi acidi, una pianta molto produttiva che produce frutti di piccola pezzatura e di colore rosso brillante. Il visciolo è un albero meno produttivo rispetto all’amareno, con frutti un po’ più dolci e di colore più scuro, molto rinomati per fare confetture. Il marasco produce frutti molto piccoli e acidi, di colore rosso scuro, quasi nero, impiegati per fare il maraschino, un liquore di origine dalmata.

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