Il mondo dei neonati è ricco di scoperte, sia per loro che per gli adulti che li circondano. Tra le manifestazioni più curiose e deliziose vi è la produzione di suoni simili a "pernacchie", un fenomeno che spesso suscita ilarità e tenerezza nei genitori. Queste particolari vocalizzazioni non sono casuali, ma rappresentano una tappa significativa nel percorso di sviluppo linguistico e comunicativo del bambino.

Le Pernacchie: Un Gioco Vocale e un Allenamento Fono-Articolatorio
Tra i 4 e i 6 mesi di vita, grazie alla progressiva maturazione dell’apparato fono-articolatorio, il bambino inizia a sviluppare il gioco vocalico. È in questo periodo che produce un vero e proprio repertorio che va dai gridolini alle pernacchie, dagli strilli ai borbottii. A partire dai 3 mesi, le produzioni vocali non sono più legate esclusivamente al pianto, ma emergono i primi vocalizzi e una varietà di suoni simili a cinguettii, schiocchi, gorgheggi e, appunto, pernacchie. Questi suoni sono favoriti da una maggiore capacità di movimento della lingua.
Le pernacchie, come altre vocalizzazioni iniziali, sono parte di un vero e proprio gioco articolatorio. Il bambino controlla la sua attività fono-articolatoria, si ascolta e si diverte. Questo feedback acustico ha un elevato valore motivazionale per continuare il gioco e stimola nuove produzioni. Non sono ancora intenzionalità comunicative, ma un puro allenamento motorio che dà al bambino il piacere di ascoltarsi e di esplorare le capacità del proprio apparato vocale. Sono, in sostanza, movimenti preparatori del linguaggio, come soffiare o leccare le labbra, che contribuiscono a rafforzare i muscoli e la coordinazione necessari per la produzione di suoni più complessi.
Dalle Prime Vocalizzazioni alla Lallazione: Le Basi del Linguaggio
Le primissime produzioni vocali del bambino sono di natura vegetativa, come sbadigli e ruttini, o legate al pianto. Attraverso il pianto, il bambino comunica uno stato di bisogno (fame, sonno, dolore) che viene colto e soddisfatto dalle persone che si occupano di lui. Ma già dai 3 mesi, come accennato, il repertorio si arricchisce. Il bambino, grazie a un aumento della percezione uditiva, presta maggiore attenzione alla voce umana e alle sue diverse intonazioni, preferendola ad altri tipi di suoni e rumori. In questo modo, impara ad ascoltare. Quando una persona gli parla, il bambino la guarda e ascolta la sua voce, imparando a imitare e riprodurre i suoni che ha ascoltato.
La lallazione è una fase dello sviluppo linguistico fisiologico del bambino che di solito si manifesta tra i 4 e i 10 mesi di età. Verso i 7 mesi, il bambino produce sequenze di tipo sillabico, caratterizzate da consonante-vocale che si ripetono identiche e con organizzazione temporale ritmica simile a quella dell'adulto. Questa è la lallazione canonica, caratterizzata dalla ripetizione di sillabe composte da una consonante e una vocale, tipo: MA-MA-MA-MA oppure TA-TA-TA-TA. Queste sillabe non hanno ancora un significato, in quanto il bambino non ha ancora associato un significato alla sillaba pronunciata e non è consapevole di stare parlando. Inizia a fare lunghe “conversazioni” con sole sillabe, variandone anche l’intonazione, proprio come se stesse parlando.

Intorno agli 8-9 mesi, o verso gli undici mesi, la lallazione diventa variegata, ovvero le sequenze di sillabe sono ora caratterizzate da cambiamenti di modo e luogo di articolazione, e di qualità vocale. È la lallazione variata: produzione di sequenze sillabiche complesse (es. dadu, pata). Questa si espande ulteriormente tra i 10/12 e i 18 mesi nella lallazione variata che include più consonanti e che cominciano a formare parole bisillabiche (bu-bu; te-ttè; pa-ppa; ta-tà, ma-mma). Queste sono le cosiddette protoparole, precursori di termini più complessi.
La fase della lallazione è molto importante perché la sua qualità è un indice predittivo di come saranno le prime parole del bambino: più la lallazione è ricca di suoni diversi, più il bambino avrà una buona qualità delle prime parole. Questa relazione è stata dimostrata da diversi studi: è stato infatti dimostrato che i bambini che producono più sequenze sillabiche a dieci mesi avranno poi un lessico più ampio a 24 mesi. Inoltre, i bambini che incominciano a produrre suoni consonantici più precocemente e frequentemente rispetto ad altri, altrettanto precocemente produrranno le prime parole.
A un certo punto, la lallazione tende a ridursi, lasciando progressivamente spazio alle prime parole. In alcuni casi può intrecciarsi con le prime produzioni verbali e coesistere con esse per un periodo; in altri, invece, può interrompersi bruscamente, tanto che spesso i genitori si allarmano perché il bambino appare improvvisamente molto più silenzioso. Come detto, questo è normale: dopo qualche giorno o una settimana, è comune aspettarsi la comparsa delle prime paroline. In letteratura, praticamente tutti gli autori sono concordi nell’affermare che una lallazione scarsa o assente è indice di rischio per future difficoltà di linguaggio.
L'Acquisizione Linguistica: Una Collaborazione Continua
L’acquisizione linguistica è una tappa indispensabile per lo sviluppo dell’individuo. Essa è data dalla continua “collaborazione” fra una precisa predisposizione neurobiologica e gli stimoli ambientali in cui un/a bambino/a è immerso fin dalla nascita. Questo significa che vostro/a figlio/a acquisirà la capacità di parlare non solo perché possiede geneticamente quelle strutture cerebrali che sottendono il linguaggio, ma ci riuscirà anche grazie a voi, perché stimolato dal vostro modo di comunicare, capterà le vostre parole, le vostre canzoncine e la vostra modalità di intonare o esprimere i concetti.
Il noto psicologo austriaco Paul Watzlawick, negli anni sessanta, studiò i vari aspetti della comunicazione umana ed uno dei concetti fondamentali da lui formulati è che “non si può non comunicare”. Questo aspetto vale per tutti ed inizia dal principio della nostra vita, quindi anche i/le neonati/e comunicano con noi immediatamente dopo l’essere venuti alla luce (a dir la verità lo fanno anche prima, con la mamma, quando sono nella loro pancia, in una modalità esclusiva e peculiare).

Il pianto e il sorriso sono le prime forme di comunicazione del neonato con il mondo esterno. Voi genitori riuscite infatti, dopo alcun giorni, a comprendere quando si tratta di un pianto di fame o di disagio, siete in grado di percepire quando lui o lei hanno sonno e quando hanno bisogno di un contatto con voi. I suoi possono essere pianti teneri, seduttivi, insistenti, estenuanti, ossessivi. A volte, insopportabili, perché, nonostante tutto, non si riesce a capire che cosa voglia e che cosa possa tranquillizzare quella sua ostinata invocazione di aiuto. Al di là della frustrazione che - giustamente - può colpire mamma e papà quando non riescono a stoppare il suo lamento, è bene ricordare che un bambino di pochi mesi non piange mai per capriccio o per fare un dispetto, ma per esprimere uno stato di malessere, per richiamare l’attenzione o per manifestare un disagio.
Mamma e papà si accorgeranno che i suoi lamenti non sono tutti identici, ma hanno significati diversi, prestando attenzione al tono, al ritmo, all’intensità, alla durata, alle interruzioni e all’ora in cui si manifestano fin dai primi giorni di vita. Ad esempio, un pianto che inizia improvviso e flebile, in modo aritmico, per poi aumentare man mano, diventando più ritmato e intenso, con il bimbo che volta il viso verso l’adulto, apre la bocca e si agita, è probabile segnali fame. Diversificare le risposte è fondamentale: capire la necessità e rispondere in modo differenziato, che sia prenderlo in braccio, parlargli o dargli il latte. Il contatto fisico, le carezze, le ninne nanne sussurrate, o anche un semplice “sssssccchhhhh” prolungato all'orecchio, possono avere un straordinario potere calmante.
Già alla fine del primo mese, il bambino osserva con attenzione il volto dell’adulto che gli sta davanti, cerca il suo sguardo nel tentativo di interagire con lui. Anche la mimica del viso e le posizioni del corpo aiutano i piccoli a esprimere le loro esigenze e a entrare in contatto con chi li circonda. Attorno al secondo mese, il bimbo si specializza nell’imitazione: si sforza di mimare i gesti e le espressioni degli adulti e in particolare della mamma, il "soggetto" che ha modo di osservare più a lungo e più da vicino. Pian piano il sorriso diventa sempre più consapevole e, dopo il terzo mese, da semplice riflesso diventa la risposta al sorriso di chi lo circonda, l’accoglienza gioiosa alla mamma, un mezzo di comunicazione efficace. È in questo periodo che il bimbo stupisce i suoi genitori con un’altra emozionante conquista: la risata! La risata ha una funzione sociale importantissima: incoraggia lo scambio comunicativo tra il bimbo e quanti lo circondano.
Le Tappe dello Sviluppo Linguistico: Un Percorso Continuo
In assenza di patologie neurologiche, sensoriali, cognitive o legate a sindromi genetiche, lo sviluppo del linguaggio avviene attraverso una serie di fasi che si succedono l’una all’altra in un ordine che tutti i bambini condividono. Esiste, però, una notevole variabilità individuale per ciò che concerne i tempi, i modi e le strategie che ogni bambino mette in atto per raggiungere livelli di competenza comunicativa e linguistica sempre più elevati. È molto importante conoscere e fare attenzione, soprattutto all’età di due anni, ad alcuni indicatori dello sviluppo del linguaggio, non per creare allarme ma per individuare precocemente eventuali difficoltà ed attuare interventi mirati per fornire al bambino l’aiuto di cui ha bisogno. L’emergere del linguaggio verbale è preceduto da una fase non verbale o prelinguistica durante la quale il bambino acquisisce una serie di competenze comunicative che sono indispensabili per lo sviluppo linguistico: i prerequisiti.
Sviluppo del linguaggio: come stimolare i bambini
I primi 6 mesi: dal pianto ai vocalizzi e al gioco fono-articolatorioLe primissime produzioni vocali del bambino sono, come detto, di natura vegetativa o legate al pianto. A partire dai 3 mesi, le produzioni vocali non sono più legate esclusivamente al pianto ma emergono i primi vocalizzi e una varietà di suoni simili a cinguettii, schiocchi, gorgheggi, e le "pernacchie", favoriti da una maggiore capacità di movimento della lingua. Il bambino grazie a un aumento della percezione uditiva presta maggiore attenzione alla voce umana e alle sue diverse intonazioni preferendola ad altri tipi di suoni e rumori. Impara ad ascoltare. In questo periodo compare un’abilità molto importante ai fini dello sviluppo comunicativo e linguistico: la fissazione dello sguardo. Il bambino è in grado di agganciare e mantenere lo sguardo dell’adulto, abilità che gli consente di comprendere e riconoscere le espressioni del viso (comunicazione non verbale) e di osservare i movimenti della lingua e delle labbra. Inizia una fase di interazione con l’adulto, prevalentemente con la mamma, costituita da scambi comunicativi, simili a vere e proprie conversazioni fatte da sguardi, sorrisi e vocalizzi. Il bambino impara ad imitare e riprodurre i suoni che ha ascoltato. Successivamente, sarà in grado di ripeterli in modo intenzionale.
6 - 9 mesi: la lallazione canonicaA partire dai 6 mesi le vocalizzazioni cominciano a rispettare le restrizioni fonologiche tipiche della lingua a cui il bambino è esposto. Inizia la fase del babbling o della lallazione canonica, durante la quale il bambino ripete la stessa sillaba in sequenza, ad esempio: ma ma ma, pa,pa pa, da da da, ecc. Queste sillabe non hanno ancora un significato in quanto il bambino non ha ancora associato un significato alla sillaba pronunciata e non è consapevole di stare parlando. Inizia un gioco articolatorio: il bambino controlla la sua attività fono - articolatoria, si ascolta e si diverte. Questo feed-back acustico ha un elevato valore motivazionale per continuare il gioco e il bambino inizia a fare lunghe “conversazioni” con sole sillabe, variandone anche l’intonazione, proprio come se stesse parlando. Il rinforzo dell’ambiente è fondamentale per favorire l’aumento e la varietà delle sillabe prodotte.

9 - 12 mesi: la lallazione variata e i gesti intenzionaliIntorno agli 8-9 mesi inizia la fase della lallazione variata: le combinazioni sillabiche sono più elaborate ed il bambino ripete sillabe diverse in sequenza (per esempio, ma-ba, ba-bi, pa-da, etc). A partire dai 9 mesi di vita ha inizio una fase fondamentale per lo sviluppo comunicativo: il passaggio dalla comunicazione non intenzionale alla comunicazione intenzionale. Il bambino diventa consapevole delle sue possibilità comunicative e degli effetti che i suoi comportamenti producono sulle persone ed impara ad utilizzarli per raggiungere uno scopo. Le prime intenzioni comunicative che il bambino manifesta sono espresse attraverso i gesti comunicativi intenzionali deittici: indicare, dare, mostrare. Il bambino inizia a comunicare intenzionalmente verso la fine del primo anno di vita quando comprende il valore dei propri comportamenti e li utilizza per i propri obiettivi. Il bambino inizialmente utilizza questi gesti per richiedere e/o denominare un oggetto, associando spesso il vocalizzo e guardando l’adulto, in seguito lo farà anche per condividere e richiamare l’attenzione dell’adulto su un evento. Emergono i primi morfemi (unità sillabiche dotate di significato): il bambino comprende che c’è una relazione tra ciò che desidera e le sue espressioni vocali. Inizialmente lo stesso morfema avrà diversi utilizzi, ad esempio “pa” può essere la pappa, il papà o la palla. Successivamente il bambino impara a differenziare la sua produzione e diviene capace di segnalare le sue richieste in modo più preciso.
12 - 18 mesi: le prime parole e l'olofraseInizia la produzione delle prime parole. È proprio il periodo in cui compaiono le prime parole, intorno ai 12 mesi, le quali, gradualmente, prendono il posto dei gesti quando il bambino deve denominare qualcosa. L’esordio delle prime parole giunge in concomitanza con l’emergere del gioco simbolico o del “far finta di”, attraverso il quale il bambino impara ad utilizzare un oggetto facendo finta che quell’oggetto sia in realtà qualcos’altro. Impara così che anche le parole sono un simbolo, rappresentano un oggetto e possono essere usate per comunicare. Le parole prodotte hanno una struttura sillabica semplice perché le sue capacità di articolazione sono ancora molto limitate: articola principalmente i suoni nasali (m,n) e occlusivi (p,b, t, d, g e c dure). Intorno ai 18 mesi dovrebbe possedere un vocabolario espressivo composto da suoni onomatopeici, nomi di persona, cibi e oggetti familiari e di uso quotidiano. È presente l’olofrase: il bambino utilizza la singola parola per denominare, esprimere una richiesta, un’esclamazione o descrivere un’azione, variando anche l’intonazione in base al messaggio che vuole esprimere. È molto importante fornire l’etichetta verbale corretta. Per esempio, se un bambino dice “bau” per indicare il cane, noi risponderemo: “Sì, il cane”. In questo periodo emerge un secondo tipo di gesti comunicativi di tipo “referenziale”: fa ciao ciao, non c’è più, cucù, batte le manine per dire bravo. C’è una notevole discrepanza tra produzione e comprensione: il bambino comprende molte più parole di quante ne sappia dire ed è in grado di eseguire richieste semplici e contestualizzate.
18 - 24 mesi: l'esplosione del vocabolario e il linguaggio telegraficoA partire dai 18 mesi si assiste a un aumento quasi improvviso del numero di parole prodotte, una vera e propria esplosione del vocabolario. I bambini incrementano il numero di parole prodotte e ne imparano di nuove in breve tempo, arrivando a 24 mesi a possedere un vocabolario di circa 200 parole. Usano parole sociali quali sì, no, ciao, dammi, guarda. Compaiono gli aggettivi, i verbi diventano più numerosi, iniziano a denominare parti del corpo, nomi di luoghi ed ambienti. Inizia a notarsi sempre più la variabilità individuale e la stimolazione ambientale può influenzare la qualità e la quantità del vocabolario. Contemporaneamente (intorno ai 24 mesi) si ha la comparsa del linguaggio telegrafico (combinazione di due parole, es. “papà via”, “dai pappa”).
2 - 3 anni: le prime frasi e la complessità crescenteA partire dai 2 anni il bambino è in grado di combinare due o più parole formando così le prime frasi. Queste hanno una struttura semplice: soggetto-verbo (bimbo gioca), verbo-complemento oggetto (gioca palla) oppure soggetto-complemento (bimbo palla). Possono essere presenti espressioni quali:“ecco mamma”, “va via”, “pappa più”. Tendono a scomparire i suoni onomatopeici. Gli enunciati sono costituiti prevalentemente da parole singole in successione, spesso privi di verbo. Per questo motivo viene data loro la definizione di “stile telegrafico” che consente ugualmente al bambino di esprimere il suo pensiero. Il bambino comprende ed esegue richieste più complesse e meno contestualizzate che implicano una decodifica esclusivamente verbale. Nel corso del secondo anno di vita le competenze linguistiche del bambino evolvono velocemente: iniziano a comparire enunciati nucleari semplici; compaiono esempi di concordanza tra nomi e aggettivi. A partire dai 30 mesi si assiste a una consistente diminuzione delle parole singole in successione e alla comparsa di frasi complesse ancora incomplete (ad es. bimbo prende cucchiaio mangia minestra). Iniziano a comparire le prime preposizioni e gli articoli. Evolvono anche le sue competenze articolatorie: pronuncia suoni fricativi ed affricati: f, s, v, ci e gi. Può comparire il fonema r.
3 - 4 anni: verso il linguaggio adultoIl bambino raggiunge l’apprendimento delle strutture di base di tutte le frasi della lingua e il suo linguaggio è molto simile a quello dell’adulto. Anche il repertorio fonetico è quasi completo (potrebbero ancora mancare i fonemi r e z) ed i suoni sono prodotti senza distorsioni. Le frasi sono sempre più complesse. Ad esempio: ho visto il cane che correva; non voglio la pasta perché non mi piace. Il bambino sa strutturare bene anche frasi relative, passive ed interrogative, usando in modo sufficientemente corretto le fondamentali regole grammaticali e sintattiche. Ora è in grado di raccontare delle piccole storie del proprio vissuto, fa domande. Ovviamente continuerà in età scolare ad arricchire il suo vocabolario, a maturare le sue competenze linguistiche, sviluppare la funzione pragmatica e ad utilizzare il linguaggio come strumento di pensiero.

Come i Genitori Possono Favorire lo Sviluppo del Linguaggio
L’adulto che risponde a questo primo linguaggio introduce gradualmente nel piccolo la consapevolezza che i suoni da lui emessi provocano una risposta di cura o comportamenti comunicativi a lui rivolti. Il linguaggio si acquisisce quindi in modo inconscio e spontaneo. L’ambiente rinforza questi comportamenti attribuendo loro significato. Il primo successo comunicativo innalza questi segnali alla soglia della consapevolezza e quindi al controllo volontario.
Fin dalla nascita il bambino produce segnali. Generalmente lo fa in modo inconsapevole. L’ambiente rinforza questi comportamenti attribuendo loro significato. Il primo successo comunicativo innalza questi segnali alla soglia della consapevolezza e quindi al controllo volontario. Innanzitutto, è importante utilizzare un linguaggio semplice e parlare lentamente. Ad esempio, anziché dire “hai ancora voglia di giocare con le bolle oppure preferisci giocare un po’ con il puzzle?”, è meglio preferire una frase come “ancora Bolle?” e attendere una sua risposta. Bisogna evitare però le semplificazioni eccessive. Ad esempio, se si vede un cane, non dire solo “bau bau“. Sarebbe meglio attribuire il nome corretto aggiungendo il termine conosciuto dal bambino, ad esempio “il cane guarda, il cane fa bau bau”.
È fondamentale mantenere vivo il contatto dello sguardo e l’attenzione della mimica facciale, variando la prosodia. Giocare con il timbro e il volume della voce, usando la mimica e la postura, verrà percepito dal vostro bambino come un segnale di rassicurazione e comprensione. Enfatizzare specifiche parole attrae l’attenzione del bambino e aumenta la probabilità di imitazione. Ad ogni mamma viene istintivo parlare questo linguaggio quando si trova vicino al suo piccolo. È un linguaggio basato essenzialmente sulla semplicità e sulla componente affettiva. Quando le mamme lo usano, la loro voce assume una tonalità più alta del solito e un andamento quasi musicale.

Per favorire lo sviluppo, ripetere è cruciale: quando il bambino produce dei suoni, ripeteteli, come se fosse un dialogo. Create parole semplici con questi suoni. Ad esempio, se vostro figlio dice PA, voi dite Papà, pappa e aspettate un suo feedback. Date importanza al feedback che date voi al bambino sotto forma di risposte contingenti di tipo interattivo. Questo si verifica quando l’adulto imita le vocalizzazioni del bambino, andando a rinforzare queste vocalizzazioni che a loro volta stimolano nuove imitazioni da parte dell’adulto, innescando quindi un circolo virtuoso che porta a produzioni di tipo più maturo. Se invece pronuncia parole ma non lo fa correttamente, riproponete la parola corretta, magari in più contesti.
Un’altra tappa importante dello sviluppo, intorno agli 8-9 mesi di vita, è la comparsa dell’attenzione condivisa, in cui il bambino condivide con il partner l’attenzione su un oggetto o un evento dell’ambiente che viene a costituirsi come argomento della conversazione. Condividete: se il bambino non parla ancora, fate dei versetti con la voce per accompagnare i gesti. Ad esempio, per chiedere a vostro figlio di darvi qualcosa che ha in mano porgete la vostra mano aperta, guardatelo negli occhi e quando ricambia lo sguardo dite “Da” oppure “Dammi”. Giocate a scambiarvi gli oggetti con questo meccanismo, in modo che lui provi ad imitarvi per richiederli. Coinvolgete, se potete, un adulto per permettere al bambino di osservarvi e invitarvi.
Leggete dei libri al vostro bambino tutti i giorni, lodatelo quando emette vocalizzi e sembra che stia leggendo con voi, chiedetegli di aiutarvi e girare le pagine del libro. Mentre leggete potete indicare nelle illustrazioni gli elementi che nominate finché diventerà un gioco per il vostro bambino anticiparvi nell’indicazione delle figure e potrete farlo a turno. Ponetevi sempre di fronte al bambino e assecondate il suo interesse. Lasciate che tocchi il libro. Nei primi 12 mesi di vita, infatti, i libri più indicati sono quelli sensoriali. Leggete anche se il vostro bambino non parla ancora. Verso i 9 mesi, infatti, comprende all’incirca 30 parole se adeguatamente stimolato e non necessariamente deve produrle. Favorite sempre l’utilizzo dei gesti, accompagnandoli sistematicamente a semplici parole.

Non c’è una regola su quando parlare: parlate sempre al vostro bambino, commentate ciò che sta facendo lui e ciò che state facendo voi. Create una vostra routine. Ad esempio cantate le canzoncine prima di cena e leggete i libri prima di andare a dormire. Condividete l’interesse del bambino e dedicate di tempo e attenzione tutti i giorni. Inizia fin da subito a rispettare l’alternanza dei turni, ovvero se il tuo bambino vocalizza, tu ascolta, poi parli tu e infine aspetti le sue vocalizzazioni, così che si instauri un dialogo tra voi due. In questo modo il bambino avrà la percezione che le vocalizzazioni siano vere e proprie conversazioni.
Giocate. Proponete giochi che facilitino i movimenti preparatori del linguaggio, ad esempio soffiare, fare le pernacchie, leccare le labbra, imitare il galoppo del cavallo, eccetera. Il gioco è lo strumento principale per promuovere lo sviluppo cerebrale. Giocate con i blocchi, con gli impianti, con gli incastri, con tutti i giocattoli che incoraggiano il vostro bambino a usare le mani. Lodate. Evitate il più possibile i comportamenti direttivi. Molto spesso questi inibiscono il bambino e lo innervosiscono, con il risultato di perdere la sua attenzione e la sua motivazione ad interagire. Trascorrete molto più tempo a rinforzare e lodare comportamenti corretti piuttosto che a punire comportamenti scorretti e ricordate di specificare per cosa state lodando il vostro bambino perché un complimento generale non aiuterà a rafforzare nello specifico l’azione corretta che ha compiuto.
Monitoraggio e Variabilità Individuale
Bisogna tenere presente che lo sviluppo linguistico deve essere inserito nel contesto più ampio dello sviluppo cognitivo, psicologico, relazionale-affettivo, senso-motorio. Ciò significa che ogni bambino segue un suo personale ritmo di sviluppo che deve essere rispettato. Non bisogna fare paragoni tra i bambini né avere aspettative elevate facendo richieste che vanno al di là delle sue capacità, esponendolo così ad insuccessi e frustrazione, oltre a pregiudicare la sua motivazione e minare la sua autostima.
Non bisogna tuttavia neppure porsi in uno stato di semplice “attesa fiduciosa”, correndo il rischio di perdere tempo prezioso. È molto importante conoscere e fare attenzione ad alcuni indicatori dello sviluppo del linguaggio, non per creare allarme ma per individuare precocemente eventuali difficoltà ed attuare interventi mirati per fornire al bambino l’aiuto di cui ha bisogno. Un logopedista esperto in questo ambito, riascolta (munito di cuffiette e computer) la registrazione e trascrive suono per suono le vocalizzazioni del bambino. Da questa trascrizione estrapola dati utili a identificare se quel babbling è o meno adeguato alla fase di sviluppo. Se non sono presenti i prerequisiti, il linguaggio verbale potrebbe emergere in ritardo o non emergere affatto. Un ambiente poco stimolante dove si parla poco e male è certamente un ostacolo alla crescita del vocabolario.