La complessità psicofisica della gravidanza: tra sindrome di Couvade, diniego e stati perinatali

La gravidanza viene spesso idealizzata come un periodo di pura beatitudine, ma la realtà scientifica e psicologica rivela un universo di fenomeni complessi, talvolta sorprendenti e in casi estremi sconcertanti. Il percorso verso la genitorialità non coinvolge soltanto il corpo della madre, ma può innescare dinamiche psicosomatiche profonde in entrambi i partner. Dalle manifestazioni di solidarietà fisica del futuro padre fino ai rari ma documentati casi di negazione della gravidanza o disturbi perinatali gravi, la letteratura medica e psicologica offre strumenti per comprendere meglio queste dinamiche, distinguendo tra adattamenti biologici e traumi profondi.

La Sindrome di Couvade: quando il padre «è incinto»

«Siamo incinti» è una frase che i futuri papà amano dire per esprimere la loro solidarietà alla compagna. Oppure «anch'io sono incinto», quando in modo autoironico scherzano sulle dimensioni della pancia che aumenta contemporaneamente a quella della futura mamma. Sono modi di dire e di solito non gli si dà molta importanza. Durante la gravidanza, i papà «in attesa» mettono su qualche chilo. Ma questa è solo una mezza verità. Alcuni uomini sviluppano addirittura i tipici sintomi delle donne in gravidanza, che possono essere fisici o emotivi, come per esempio sbalzi d'umore, nausea, o persino vomito. Quindi, ciò che sembra assurdo è in realtà molto vero. Il fenomeno ha un nome: sindrome di Couvade.

Il termine proviene dal verbo francese «couver», che significa «covare», e deriva dall'etnologia: «Couvade» risale ai rituali tradizionali di alcuni popoli con cui i padri si preparano alla nascita del figlio. Durante il travaglio si mettono a letto e imitano le mogli per tenere lontani gli spiriti maligni. Dalla fine del XIX secolo, la scienza utilizza il termine «couvade» per descrivere il fenomeno della gravidanza parallela. Diversi studi hanno poi confermato la sindrome. A differenza delle usanze culturali, tuttavia, qui i sintomi della gravidanza non vengono imitati deliberatamente. Spesso non vengono nemmeno riconosciuti consapevolmente. Oppure diventano chiari solo a posteriori. Molti nascondono la loro co-gravidanza perché li mette a disagio.

rappresentazione stilizzata del legame empatico durante la gravidanza

Non è quindi chiaro quanti uomini siano colpiti dalla sindrome di Couvade: studi internazionali indicano una percentuale compresa tra l'11 e il 97 percento. Lo psicologo Harald Werneck ipotizza che una percentuale compresa tra il 10 e il 30 percento sia plausibile. In altre parole, circa un papà su cinque presenta i sintomi di Couvade. I sintomi possono essere molteplici: in uno studio dell'Università di Londra, gli uomini hanno riportato disturbi fisici come crampi allo stomaco, mal di schiena, nausea mattutina, vomito, attacchi di fame e stanchezza. Ad alcuni è persino cresciuto il «pancione». Un padre ha provato un dolore simile a quello della moglie durante il parto. Tra i sintomi psicosomatici, gli uomini hanno riferito di essere più sensibili e avere sbalzi d'umore.

Cause e meccanismi della gravidanza parallela

Non è chiaro cosa inneschi una co-gravidanza. Secondo gli psicologi la causa è da ricercare nei modelli comportamentali, mentre secondo i biologi nell'equilibrio ormonale. Ci sono alcuni fenomeni che depongono a favore di cause ormonali, come per esempio il calo di testosterone o l'aumento di produzione dell'ormone del legame, l'ossitocina, così come quella dell'ormone del latte, la prolattina, nei futuri papà proprio come avviene per la mamma in attesa.

Il professor Werneck sospetta un'interazione tra processi psicologici e ormoni. Egli ipotizza che gli uomini particolarmente empatici si immedesimino a tal punto nella compagna incinta da imitarne inconsciamente i sintomi. L'aumento di peso solidale è il sintomo più comune in una gravidanza parallela, e al tempo stesso anche quello più lungo. Infatti, mentre i sintomi rimanenti scompaiono dopo il parto, i chili di troppo rimangono sulla bilancia. Una piccola consolazione: ora sono disponibili corsi post-parto anche per i padri.

Il diniego di gravidanza: un meccanismo di difesa estremo

Sembrerà strano, assurdo o forse sarebbe meglio dire inconcepibile, ma il diniego di gravidanza è un fenomeno più esteso di quanto si possa immaginare. In pratica, nel cervello della futura mamma scatta una sorta di clic anomalo, che le impartisce un ordine perentorio: «Tranquilla, non è successo niente…». Così, il suo corpo agisce come di consueto: il ciclo mestruale non si interrompe, la pancia resta piatta, la presenza del feto non viene minimamente percepita.

Ed è per questo motivo che non si accorge di aspettare un figlio, proprio perché tutti i classici sintomi della maternità restano latenti. Infatti, quando si è in presenza di un diniego di gravidanza, il peso corporeo dell'inconsapevole futura mamma aumenta in modo lieve, il bambino si muove poco e si sviluppa generalmente nella parte superiore dell'utero, e soprattutto in verticale piuttosto che in orizzontale. Di conseguenza, la gestazione in sé diventa invisibile.

A livello psicanalitico, questo è considerato come un meccanismo di difesa messo in atto dalla donna per proteggersi da una sofferenza insostenibile, dovuta ad esempio a uno stupro o a ripetuti abusi sessuali, fisici o psicologici subiti durante l'infanzia. I principali fattori scatenanti possono essere: la sterilità, un certo numero di gravidanze ravvicinate, le aggressioni sessuali o un contesto familiare poco favorevole. In questi e in altri casi, a monte della negazione di gravidanza, vi è un rifiuto inconscio che il corpo elabora in modo decisivo, esprimendo un diniego profondo. Le ripercussioni emotive possono essere devastanti, specialmente in caso di diniego totale, dove la donna prende coscienza della propria condizione solo al momento del parto.

La distinzione tra raptus e patologie perinatali

Un aspetto delicato e spesso frainteso riguarda le reazioni psicotiche nel periodo perinatale. È necessario comprendere che il «raptus di follia» non è una diagnosi clinica, ma una manifestazione improvvisa di emozioni non integrate. Di recente, fatti di cronaca hanno scosso l'opinione pubblica, portando gli esperti a precisare che spesso, dietro gesti inconsulti, non vi è un raptus improvviso e inspiegabile, bensì una grave depressione di tipo psicotico.

Teoricamente, nessuno può considerarsi immune da un disagio emotivo, ma è fondamentale distinguere il raptus - che per definizione è un atto imprevedibile - dalla depressione post partum grave o dalla psicosi puerperale. La depressione post partum colpisce circa il 10-15 percento delle neomamme e può perdurare oltre l'anno. I segnali includono tristezza profonda, pianto, senso di inadeguatezza e colpa.

La psicosi puerperale, seppur rara, è la manifestazione più seria: è caratterizzata da uno stato confusionale, umore labile, vissuti di ostilità e, in casi gravi, allucinazioni uditive a carattere imperativo. Mentre il raptus non ha segnali premonitori, il disagio psichico severo nel periodo perinatale presenta segnali che non devono essere sottovalutati. È fondamentale, in presenza di un malessere persistente o di pensieri intrusivi, rivolgersi tempestivamente a professionisti della salute mentale specializzati in psicopatologia perinatale. Riconoscere il disagio non è un segno di debolezza, ma un atto di responsabilità necessario per proteggere il benessere della madre e del neonato.

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