I risvegli notturni nei neonati rappresentano una delle sfide più comuni e faticose che i nuovi genitori si trovano ad affrontare. Nella fascia di età compresa tra 0 e 6 anni, i risvegli notturni sono molto frequenti e hanno un’origine fisiologica. Questo fenomeno, seppur naturale, può generare un senso di sfida, stanchezza e nervosismo, compromettendo il delicato equilibrio familiare. I genitori cercano un equilibrio tra stanchezza, lavoro e bisogni del piccolo, mentre il bambino fatica a trovare continuità nel proprio sonno.
Comprendere la fisiologia del sonno infantile, le sue peculiarità e le tappe di sviluppo che influenzano il riposo dei più piccoli è fondamentale per affrontare queste fasi con maggiore consapevolezza. Quello che serve per superare le difficoltà del sonno del bambino è la consapevolezza, le giuste informazioni scientifiche e le migliori accortezze pratiche sul sonno. Questi elementi contribuiranno a trovare un corretto equilibrio famigliare. In questo contesto, costruire un rituale prevedibile e offrire stimoli sensoriali soft aiuta il bambino a stabilizzare il ritmo del riposo.
La Fisiologia del Sonno Infantile e le Sue Peculiarità
Il sonno è un fenomeno complesso che subisce mutamenti nel corso della crescita del neonato. Per comprendere appieno i modelli di sonno dei neonati e come agevolarli, è fondamentale tenere conto dell’evoluzione delle loro esigenze durante la crescita. Il ciclo del sonno dei bambini è più breve rispetto a quello degli adulti e alterna fasi leggere e profonde in modo rapido: questo li rende più sensibili ai cambiamenti o ai rumori dell’ambiente. Anche durante la notte, i cicli si susseguono, quindi è un errore pensare al sonno (sia dei bambini che degli adulti) come a un processo continuo.
Un neonato necessita di più ore di sonno rispetto agli adulti, e questa necessità si riduce gradualmente nel tempo. I 60 minuti che costituiscono il ciclo di sonno di un neonato sono divisi tra fase REM e non-REM. Alla nascita, la fase REM rappresenta circa il 50% del totale, ma intorno ai 2-3 anni si riduce al 25%, raggiungendo poi, intorno ai 6 anni, un livello simile a quello degli adulti, ossia circa il 20%. I neonati e i bambini in generale dormono di più principalmente perché il sonno ha un impatto significativo sulla loro crescita.

Nei primi 4 mesi di vita, i problemi del sonno nei neonati derivano principalmente dalla loro ancora incompleta maturazione cerebrale per gestire efficacemente gli stati di veglia e di sonno e la transizione tra essi. Per comprendere perché i neonati non dormono adeguatamente nelle prime settimane di vita, è utile esaminare alcuni aspetti della fisiologia del sonno e dello sviluppo. Inoltre, ci sono cambiamenti interni che riguardano la respirazione e il funzionamento del tratto gastrointestinale, influenzando alimentazione, digestione e funzioni escretorie. La gravidanza e il parto fisiologici, insieme a pratiche come il pelle a pelle e il rooming-in, favoriscono lo sviluppo delle capacità di regolazione del neonato. Quando il neonato non dorme di notte, i genitori spesso si trovano ad interrogarsi sui frequenti risvegli notturni dei loro bambini. Ai bambini accade qualcosa di simile, ma con una maggiore frequenza, poiché i loro cicli di sonno sono più brevi, comportando cosiddetti “micro-risvegli”. Questo è del tutto normale e dipende dal fatto che i bambini si spaventano per la lontananza della figura di accudimento, un meccanismo presente anche nel mondo animale e che costituisce una difesa naturale dei cuccioli dall’aggressione dei predatori.
La "Regressione" del Sonno: Un Periodo di Sviluppo Non un Passo Indietro
Il termine “regressione del sonno” viene utilizzato in termini ”negativi” per indicare determinati periodi (mesi) in cui peggiora il sonno del neonato. Ad esempio, un bambino di 3/4 mesi potrebbe aver sempre dormito bene tutta la notte tranquillo e sereno (con eventuali risvegli per poppare), ma improvvisamente, senza una ragione comprensibile, il sonno peggiora. Tuttavia, quella del 3/4/5 mese non è una vera e propria regressione. Non è molto appropriato parlare di regressione perché in questo periodo il bimbo acquisisce un ciclo del sonno maturo, il che significa che tutto quello che è successo prima era a sé. Ora che il bambino ha un’architettura del sonno più matura, transita nei vari cicli del sonno in maniera diversa. Non si dovrebbe parlare quindi di regressione con un senso di transitorietà, ma piuttosto di sviluppo.

Questo periodo transitorio coinvolge la maggioranza dei bambini (norma biologica), ma non tutti. Inoltre, questa ”regressione del sonno” non si verifica sempre in un mese specifico (più spesso il 4 mese) ma, la maggior parte dei bambini, la manifesta tra i “3 e i 6 mesi di vita”. Quando i risvegli tra un ciclo di sonno e l’altro aumentano, si parla di sleep regression.
A questa età i bambini iniziano a incorporare un periodo di sonno non REM più profondo nel loro ciclo del sonno. Questo rappresenta certamente un aspetto positivo ma la maggior parte dei bambini, all’inizio, può trovare sfidante la transizione tra questi stati di sonno. Quindi, conseguenza, tende a svegliarsi più facilmente alla fine di ogni ciclo di sonno. In questo periodo, grazie ad un miglioramento graduale dello sviluppo psicomotorio, il bambino cresce rapidamente e vive dei mesi di grande cambiamento. Il mondo è molto interessante e il sonno può scivolare in secondo piano! Per questa ragione un peggioramento del sonno notturno, frequenti risvegli i pisolini brevi possono diventare la norma a questa età. Si può notare che magari ora il bambino dorme solo per un ciclo di sonno (40-50 minuti) chiedendo il continuo contatto. Magari si può anche notare che le poppate sono più distratte e frammentate. In questo periodo inizia anche la fase di dentizione e il bambino saliva maggiormente, si mette le mani in bocca ed è più infastidito.
Segnali e Sintomi della Regressione del Sonno a 3-6 Mesi
Riconoscere i segnali può aiutare i genitori a comprendere meglio ciò che sta accadendo e ad agire di conseguenza. Tra i segnali da osservare rientrano difficoltà a trovare una posizione comoda, irritabilità serale, pianti brevi ma ripetuti, agitazione al primo rumore e tempo prolungato per riaddormentarsi. Qui di seguito sono elencati i principali segnali che presenta un neonato/bambino e che aiutano a riconoscere la regressione del sonno:
- Il sonno notturno del bambino è più agitato.
- I risvegli notturni sono più frequenti.
- Il bimbo piagnucola nel sonno e continua a rigirarsi.
- Il neonato ha bisogno di essere coccolato o allattato per riprendere sonno.
- Il neonato è più irritabile anche al seno (spesso legato anche al mal di gengive e ai dentini).
- La fase dell’addormentamento è più faticosa e sfidante.
- I sonnellini diurni sono meno frequenti e più brevi.
- Il neonato è più nervoso e irritabile in generale durante la giornata.

Fattori che Influenzano i Risvegli Notturni Oltre la Fisiologia
Molteplici fattori possono contribuire ai risvegli notturni, andando oltre le naturali tappe di sviluppo. Rumori improvvisi, difficoltà ad addormentarsi, passaggi di crescita o semplicemente un ambiente non sufficientemente rassicurante possono rendere la notte lunga e frammentata. Anche i cambi di temperatura, l’arrivo dei primi denti o una routine serale poco chiara possono influenzare la qualità del riposo. Molte famiglie riferiscono che i risvegli si intensificano in fasi di crescita, dopo giornate particolarmente stimolanti o in presenza di un ambiente con luci e rumori non coerenti.
Dopo gli 8 mesi, un fattore importante è l'ansia da separazione. Il bambino riconosce la differenza tra volti familiari e volti estranei e teme di essere separato dal genitore. Quando non vi vede, sa che siete da qualche parte, ma non sa quando, o addirittura se, tornerete. Poiché in questa fase è consapevole solo del presente, ogni volta che vi allontanate, anche per andare nella stanza accanto, si agita e piange. L'ansia da separazione in questi mesi può creare qualche problema con il sonno. Al momento della nanna, si rifiuterà di lasciarvi per addormentarsi e può svegliarsi per cercarvi nel cuore della notte. Questo è dovuto all'ansia da separazione, che è normale fase di sviluppo legata a questo periodo.
Alcuni studi riportano una maggiore frequenza di insonnia nei primogeniti e nei figli unici. Anche un’eventuale depressione materna può essere all’origine di una insonnia in un bambino: il 38% delle madri di “cattivi dormitori” ha sintomi nevrotici e/o depressivi, l’85% sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino. Gli errori di comportamento dei genitori possono, invece, manifestarsi durante i risvegli, tra questi la tendenza, per esempio, ad accorrere subito e a prendere in braccio il bambino sia all’addormentamento che durante i risvegli e l’abitudine alla condivisione del letto dei genitori. Un altro fattore molto importante è la modalità di alimentazione: i risvegli notturni a 6 e a 12 mesi sono più frequenti nei bambini allattati al seno: 52% contro 20% di quelli allattati artificialmente (verosimilmente legato all’allattamento a domanda, più frequente nei bambini allattati al seno).
Come far dormire (bene) il neonato: I Consigli della Consulente del Sonno
Strategie e Consigli Pratici per Gestire i Risvegli Notturni
Per affrontare in maniera consapevole i risvegli notturni, è utile implementare una serie di accortezze pratiche che possano favorire un riposo più sereno per tutta la famiglia. È incredibilmente importante e prezioso cercare di essere proattive nei confronti di questi nuovi e transitori ritmi.
1. Stabilire una Routine Serale Costante:Mantenere una routine serale stabile aiuta il bambino a prevedere ciò che accadrà, rendendo più semplice la transizione dal gioco al riposo. Una routine da ripetere ogni giorno può includere iniziare a parlare a voce più bassa nel tardo pomeriggio, spegnere TV, radio etc, fare il bagnetto sempre alla stessa ora, poi chiudere le persiane in modo da creare la differenza con la luce del giorno, creare un ambiente a luci soffuse, fare la pappa e l’ultima poppata sempre alla stessa ora e nello stesso posto. Questi piccoli accorgimenti contribuiranno a far sì che il bambino riconosca la differenza tra il giorno e la notte e ad armonizzare il ritmo sonno-veglia. Abituare il piccolo sin dalla tenera età ad addormentarsi sempre alla stessa ora, adattando i ritmi della famiglia a quelli del bimbo e non viceversa. Le buone abitudini vanno mantenute e consolidate nell’arco della crescita, variandole in base all’età.

2. Creare un Ambiente di Sonno Ottimale:Prestare attenzione alla temperatura della stanza e alla qualità dell’aria contribuisce a evitare fastidi che potrebbero interrompere il sonno. Bisogna vestire adeguatamente il bambino in base alla temperatura della stanza, e non coprirlo troppo: fare attenzione ai segni di surriscaldamento, come la sudorazione o la sensazione di calore al tatto. Far dormire il bambino sempre nello stesso ambiente (che sia la sua cameretta o nei primi mesi quella dei genitori) adeguatamente preparato, con luci soffuse senza device accesi, ed eventualmente con una musica dolce e monotona di sottofondo. Non farlo addormentare in ambienti diversi, come sul divano in sala mentre si guarda la televisione. Costruiamo e manteniamo gli stessi rituali di avvicinamento al sonno. Viene raccomandato di mettere sempre il vostro bambino sulla schiena per dormire, non sulla pancia o sul fianco. Usare una superficie di sonno solida. Coprire il materasso con un lenzuolo che aderisca bene. Non mettere oggetti nel lettino o nella culla.

3. Incoraggiare l'Autonomia nell'Addormentamento:Mettere il bambino a dormire nel suo letto, dove trascorrerà la notte, è un passo importante. Provare a mettere il piccolo nella culla quando è ancora sveglio (il bambino deve imparare ad addormentarsi da solo, senza l’intervento dei genitori). Se il bambino fa dei pasti regolari durante il giorno, dopo i 4-6 mesi non ha più bisogno di essere alimentato la notte ad ogni risveglio. Quando il bambino si sveglia, invece, non ci si precipiti subito da lui, ma si provi ad aspettare (es. 30 secondi). Entrare dunque nella stanza, non accendere le luci e non prenderlo in braccio, lo si tranquillizzi interagendo minimamente con lui: si cerchi di calmarlo con voce bassa, magari cullandolo un po' nel lettino e ci si allontani dalla stanza prima che il piccolo si sia completamente addormentato. Ad ogni chiamata successiva, allungare l’intervallo di tempo, passando prima a 1 minuto, poi due minuti e così via, finché il bambino si addormenta da solo. Non offrite subito il seno o il biberon (e comunque non sempre).
4. Gestione delle Poppate Notturne e dell'Alimentazione:Cercare di capire insieme al pediatra se in questa fase di svezzamento il bimbo cresce regolarmente ed è alimentato a sufficienza. Regolare bene le quantità di cibo che il bambino assume nei pasti serali e nel pre-addormentamento. Se ben nutrito, ormai in fase di svezzamento, non avrà necessità di pasti notturni. Valutare serenamente l'idea di cambiare abitudini, mediando tra i bisogni dei genitori e quelli del bambino. Dissociare la fase di alimentazione da quella dell’addormentamento. Nei primi due o tre mesi di vita manca la fase di addormentamento, nel senso che non è possibile riconoscere con precisione quando il bambino sta crollando. Nei mesi successivi invece appena si notano alcuni segnali (non succhia più con forza, chiude gli occhietti) si deve staccarlo dal seno e metterlo nel lettino. Regolare con attenzione l’esposizione alla luce. Per il sonnellino pomeridiano mantenere la luce dell’ambiente; ridurre l’esposizione il più possibile per la notte; potenziare la luce appena svegli. Il nostro ritmo sonno veglia, come quello dei nostri figli, è governato dall’alternanza della luce e del buio. Evitare sostanze eccitanti dopo le ore 16. No a tè, solo deteinato in caso, no a bevande contenenti caffeina e no alla cioccolata. Favorire un’alimentazione equilibrata. Con un adeguato introito di liquidi durante il giorno. Preferire cibi contenenti fibre e triptofano che è un precursore della melatonina, come carni bianche, pesce azzurro, verdure verdi, legumi e cereali.
5. Il Ruolo della Rassicurazione e del Contatto:Dare al bambino un po' di tempo per calmarsi. In caso di risvegli notturni, provate a rassicurare il bambino con coccole e carezze nel suo lettino, piuttosto che portarlo nel lettone. È importante che il bambino sia rassicurato da due genitori, che di fronte alla paura del bambino non vadano a loro volta in ansia. Trascorrere del tempo con il bambino durante la giornata e osservarlo attentamente. Le difficoltà nel sonno possono fornire informazioni preziose sul suo benessere. Leggete il testo A piccoli passi di Silvia Vegetti Finzi, edito da Mondadori. Leggetelo insieme, anche partendo dal capitolo del “Bambino che non dorme”, e parlatene tra voi. Il seno è il mezzo più potente che ha per accogliere subito il suo bisogno e rassicurarlo.

6. Utilizzo del Ciuccio:È opportuno farlo addormentare con un ciuccio, a meno che non lo rifiuti, e in caso non forzarlo. Evitare il latte o altri liquidi compresa la camomilla durante i risvegli, preferire piuttosto l’utilizzo di un oggetto consolatorio per riaddormentarsi, come il ciuccio per esempio.
7. Coinvolgimento del Partner:Provare a far intervenire prima il papà e poi, in un secondo tempo, la mamma. Il genitore che può rispondere al pianto notturno senza ricorrere al seno dovrebbe farlo.
8. Evitare Distrazioni Notturne:Al momento del risveglio, tenere le luci soffuse ed evitare di mettersi a giocare con il bambino. Il messaggio che deve passare, anche con l’espressione del volto, è che “di notte si dorme”. Cercare di distrarre il bambino mettendosi a giocare con lui o portandolo in salotto, magari accendendo la televisione è assolutamente sconsigliabile. Come si è detto, il bambino deve ricevere chiaramente il messaggio che “la notte è fatta per dormire, e non per giocare”.
9. Giochi Diurni per l'Ansia da Separazione:Durante il giorno, giocate al gioco del cucù (o bau-settete), nascondendo per un istante il volto con le mani per poi tornare a farlo vedere. In questo modo il piccolo inizierà gradualmente a capire che siete presenti anche se non riesce a vedervi.
Strumenti di Supporto: Tecnologia e Consulenza Professionale
Per supportare i genitori nella gestione dei risvegli notturni, sono disponibili strumenti tecnologici e figure professionali specializzate.
La Momcozy Baby Sound Machine:Questo dispositivo offre un aiuto concreto nelle situazioni in cui i risvegli notturni dipendono da un ambiente poco stabile o da stimoli improvvisi. La presenza di 34 suoni ad alta fedeltà permette di creare un sottofondo uniforme che maschera i rumori della casa e offre al bambino un ambiente acustico costante, utile per accompagnare sia l’addormentamento sia il riaddormentamento. La luce LED regolabile, disponibile in sette tonalità, accompagna con delicatezza le poppate notturne e le routine serali. Il dimmer 1%-100% consente di personalizzare il livello di luminosità, rendendo la luce sufficiente per orientarsi senza disturbare il riposo del piccolo. Un ulteriore vantaggio pratico è la gestione tramite app, che permette ai genitori di modificare luminosità, volume e tipo di suono senza muoversi o rischiare di svegliare il bambino. Il controllo touch integrato offre un’alternativa immediata quando serve intervenire rapidamente.
Il Consulente del Sonno:Negli ultimi anni, proprio per venire incontro alle difficoltà e agli impegni delle famiglie, è nata la figura del “consulente del sonno” (sleep consultant), che dovrebbe affiancare i genitori nella ricerca di una buona routine del sonno. Supportare ed educare i genitori affinché sappiano affrontare tutte le situazioni e le difficoltà che possono presentarsi è fondamentale, ma bisogna valutare sempre la competenza di queste figure, dunque capire se hanno una formazione di base come operatori sanitari (medici, infermieri pediatrici, puericultrici, logopedisti, psicologi infantili) e sono certificati come sleep consultant, oppure se sono figure che si propongono pur non avendo una preparazione vera e propria in materia. Esistono corsi di formazione specifici, soprattutto internazionali, che consentono una preparazione adeguata e di ottenere una certificazione come sleep consultant o sleep coach; anche se è un campo abbastanza nuovo e non ci sono ancora linee guida precise è possibile trovare professionisti molto preparati in materia, come suggerisce l’Association of Professional Sleep Consultants. Marika Novaresio, consulente professionale in allattamento IBCLC, consulente del Sonno e autrice del videocorso Sogni d’Oro, Notti tranquille, per esempio, spiega cosa sono le regressione, cosa aspettarsi e come gestirle al meglio per favorire il sonno del bimbo, mese dopo mese.
Quando Preoccuparsi e Errori da Evitare
È normale che i neonati abbiano modelli di sonno irregolari e che si sveglino frequentemente durante la notte. I risvegli notturni dei bambini sono un evento del tutto naturale e fisiologico nei primi tre anni di vita, una normale risposta all’adattamento e al passaggio da fasi di sonno più profondo a più leggere durante la crescita. Accettare che nei primi mesi di vita i risvegli notturni siano comuni è il primo passo. Ma dopo i 3 anni generalmente i risvegli notturni tendono a ridursi fino a scomparire nella maggioranza dei casi. Fin quando il bambino non raggiunge un equilibrio sia nel ciclo sonno-veglia sia nella sua routine quotidiana saranno necessarie fasi di adattamento anche da parte dei genitori, al fine di gestire tutto al meglio.
Disturbi del Sonno e Loro Conseguenze:L’insonnia è un vero spauracchio per grandi e piccini. Si calcola che nel mondo industrializzato il 25% dei bambini al di sotto dei 5 anni soffra di disturbi del sonno, mentre dopo i 6 anni e fino all’adolescenza la percentuale si attesta intorno al 10-12%. Rispetto a cento anni fa i bambini nel mondo occidentale dormono in media 2 ore in meno. Le cause principali? I ritmi frenetici, l’aumento delle luci artificiali e l’utilizzo sempre più precoce degli strumenti elettronici hanno causato una discordanza tra quello che dovrebbe essere il ritmo sonno-veglia naturale del bambino e le esigenze sociali. I disturbi del sonno, aumentati soprattutto negli ultimi 20 -30 anni, possono avere effetti negativi sulla salute e sulla qualità della vita del bambino ma anche dei genitori. Non stupisce, quindi, che siano uno dei principali fattori di ansia per mamme e papà e uno dei motivi più frequenti di visita dal pediatra o neuropsichiatra infantile.
“I disturbi del sonno nel bambino si possono manifestare a diverse età - sottolinea il Dr. Marco Angriman, neuropsichiatra infantile, Servizio di Neurologia e Neuroriabilitazione per l’età evolutiva, Ospedale Centrale di Bolzano - nella prima infanzia predominano difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti, parasonnie (ad esempio pavor notturno o risvegli confusionali) o i disturbi respiratori del sonno (ad esempio sindrome delle apnee ostruttive), mentre nelle età successive possono comparire con maggiore frequenza disturbi del ritmo circadiano e disturbi del movimento correlati al sonno, e soprattutto in adolescenza, disturbi legati alla scarsa igiene del sonno, favoriti dagli stili di vita scorretti”. Le cause dei disturbi del sonno nel bambino. Possono coesistere molteplici fattori, da cause organiche a una cattiva igiene del sonno. Tra le prime hanno un ruolo importante i fattori genetici (studi sui gemelli e sulla familiarità hanno dimostrato, per esempio, una forte influenza genetica nell’insonnia) e l’ordine di nascita.
Le conseguenze di un sonno insufficiente o di cattiva qualità nei bambini. “Sono molteplici e molto spesso misconosciute” sottolinea Oliviero Bruni, neuropsichiatra infantile, esperto di disturbi del sonno nel bambino. “Infatti, una cattiva qualità del sonno può comportare diversi disturbi che molti non attribuiscono ad una alterazione del sonno: ridotte performance scolastiche e problemi di apprendimento: il 28% dei bambini con insufficiente quantità di sonno si addormenta a scuola una volta a settimana; il 22% facendo compiti; il 32% è troppo stanco per fare sport; sonnolenza, disattenzione, ridotta memoria di lavoro, scarso controllo impulsi e disregolazione del comportamento; rischio traumi accidentali; obesità, disturbi metabolici, predisposizione al diabete; aumento rischio di sviluppare ADHD, disturbo oppositivo-provocatorio e disturbi depressivi; in adolescenza abuso di alcool, cannabis e altre droghe, depressione, intenzioni suicidarie. Non ultimo è da considerare che il problema del sonno del bambino può avere ripercussioni su tutto l’ambito familiare determinando una scarsa salute fisica e mentale dei genitori, favorendo lo sviluppo di una depressione materna e un notevole stress familiare. E’ infine da considerare che molti casi di abuso al bambino e addirittura di infanticidio sono da attribuire alla deprivazione di sonno dei genitori”.

L'uso della Melatonina:«Ma si può usare la melatonina per i risvegli notturni dei bambini?». Questa è una domanda molto frequente da parte dei genitori e merita senz’altro un approfondimento. La melatonina, oltre a regolare il ciclo sonno-veglia, interviene anche nella risposta dell’organismo agli stress, sul sistema immunitario e sulla protezione dei tessuti. Negli ultimi anni però si assiste al fenomeno del ricorso alla melatonina (e a prodotti a base di) nella gestione del sonno anche dei più piccoli, favorito certamente dalla facile reperibilità dei prodotti contenenti questa sostanza e da uno scarso supporto ai genitori nell’educazione all’igiene del sonno. Come riporta uno studio molto interessante del 2022, negli ultimi anni, con un picco durante la pandemia di Covid-19, sono aumentati i casi di ingestione involontaria di melatonina da parte di bambini molto piccoli, perché la sostanza è presente in molti prodotti e in preparazioni che, in Paesi come ad esempio il Canada, sono stati venduti come farmaci da banco. Il netto aumento delle segnalazioni ai Centri antiveleno americani ha dimostrato la pericolosità e gli effetti collaterali di questa sostanza sull’apparato gastroenterico e sui sistemi nervoso e cardiovascolare. In Italia, i prodotti con una quantità di melatonina inferiore a 1 mg sono considerati integratori, diversamente è necessaria la prescrizione. In ogni caso non esistono studi sulla sicurezza di questi prodotti, né che dimostrino benefici certi in caso di disturbi del sonno o del comportamento.
Metodi Sconsigliati e Falsi Miti:Mi permetto di sconsigliare metodi alla Estivill, seppur molto in voga, dal momento che l'autore stesso ha ritrattato i suoi scritti. Quando il neonato non dorme, è normale che i genitori si trovino nella disperata ricerca di soluzioni. Non pensate che esistano soluzioni “miracolose” in grado di risolvere i risvegli notturni come per magia. Come qualsiasi altra persona, anche i bambini hanno bisogno di tempo per superare pian piano le proprie paure e i propri dubbi. Dopo i primi 8/10 mesi di vita, abituare i bambini all’autonomia vuol dire anche lasciarli dormire nel proprio ambiente. Nei casi di risveglio, riportarli sempre nel loro lettino.
Prevenzione e Igiene del Sonno: Le 10 Regole d'Oro
Prevenire i disturbi del sonno si può, e l’igiene del sonno gioca un ruolo cruciale. “Molto importante è la prevenzione nel primo anno di vita” - sottolinea Emanuela Malorgio, pediatra di famiglia SICUPP, esperta di problemi del sonno - “perché le abitudini errate acquisite in questo periodo renderanno più difficile avere un’autonomia di addormentamento anche negli anni successivi. Le tecniche comportamentali dovrebbero rimanere la prima linea di trattamento dell’insonnia. Si ricorre, invece, a interventi farmacologici quando queste hanno fallito o se esistono delle difficoltà oggettive per applicarle. Ad oggi non esistono farmaci approvati per l’insonnia in età pediatrica, né dall’FDA né dall’EMA, e i dati in letteratura per valutarne l’efficacia sono carenti, soprattutto per aspetti metodologici.
Ecco le 10 regole per il sonno dei bambini e dei loro genitori:
- Rispettare l’orario della nanna tutte le sere: Abituare il piccolo sin dalla tenera età ad addormentarsi sempre alla stessa ora, adattando i ritmi della famiglia a quelli del bimbo e non viceversa. Le buone abitudini vanno mantenute e consolidate nell’arco della crescita, variandole in base all’età.
- Far dormire il bambino sempre nello stesso ambiente adeguatamente preparato: Che sia la sua cameretta o nei primi mesi quella dei genitori, con luci soffuse senza device accesi, ed eventualmente con una musica dolce e monotona di sottofondo. Non farlo addormentare in ambienti diversi, come sul divano in sala mentre si guarda la televisione. Costruire e mantenere gli stessi rituali di avvicinamento al sonno.
- Dissociare la fase di alimentazione da quella dell’addormentamento: Nei primi due o tre mesi di vita manca la fase di addormentamento, nel senso che non è possibile riconoscere con precisione quando il bambino sta crollando. Nei mesi successivi invece appena si notano alcuni segnali (non succhia più con forza, chiude gli occhietti) si deve staccarlo dal seno e metterlo nel lettino.
- Rispettare l’orario dei pasti durante il giorno: Anche se il bambino va al nido cercare di mantenere gli stessi orari del pranzo, merenda e cena, adeguando i nostri orari ai suoi.
- Mai usare il tablet o altri dispositivi elettronici dopo cena: Spegnere tutto almeno un’ora prima dell’addormentamento. La luce dei device riduce la produzione della melatonina che favorisce l’addormentamento.
- Mantenere tutti gli apparecchi elettronici fuori dalla stanza da letto: Inclusi la televisione, il computer e il cellulare.
- Non dare troppo cibo o acqua prima di dormire: Evitare il latte o altri liquidi compresa la camomilla durante i risvegli, preferire piuttosto l’utilizzo di un oggetto consolatorio per riaddormentarsi, come il ciuccio per esempio.
- Regolare con attenzione l’esposizione alla luce: Per il sonnellino pomeridiano mantenere la luce dell’ambiente; ridurre l’esposizione il più possibile per la notte; potenziare la luce appena svegli.
- Evitare sostanze eccitanti dopo le ore 16: No a tè, solo deteinato in caso, no a bevande contenenti caffeina e no alla cioccolata.
- Favorire un’alimentazione equilibrata: Con un adeguato introito di liquidi durante il giorno. Preferire cibi contenenti fibre e triptofano che è un precursore della melatonina, come carni bianche, pesce azzurro, verdure verdi, legumi e cereali. No ai bambini nel lettone. Dopo i primi 8/10 mesi di vita, abituarli all’autonomia vuol dire anche lasciarli dormire nel proprio ambiente. Nei casi di risveglio, riportarli sempre nel loro lettino.