Nel panorama delle tecniche di fecondazione assistita, l'ovodonazione, o donazione di ovuli, emerge come una procedura di secondo livello eterologa che suscita da sempre un numero significativo di interrogativi. Questo trattamento rappresenta una speranza concreta per molte coppie che desiderano ardentemente diventare genitori ma incontrano ostacoli insormontabili con l'utilizzo dei propri gameti. L'ovodonazione è, di fatto, una delle tecniche di fecondazione assistita eterologa più efficaci, e la sua comprensione approfondita è fondamentale per le coppie che considerano questo percorso. L'articolo che segue si propone di fare chiarezza su questo trattamento, rispondendo alle domande più frequenti e fornendo un quadro esaustivo, per aiutare a conoscerla e capirla a fondo, specie per coloro che si trovano a valutare il passaggio dalla FIVET tradizionale con ovociti propri all'ovodonazione.
Che Cos'è l'Ovodonazione e Perché Ricorrerci?
Con ovodonazione si intende la donazione di ovociti da parte di una donna (donante) ad un’altra (ricevente). Gli ovociti, che sono prodotti all’interno delle ovaie, in una struttura chiamata follicoli, sono l'elemento essenziale della riproduzione, assieme agli spermatozoi. In un trattamento di ovodonazione, si realizza una fecondazione in vitro (FIVET) con un ovulo di una donatrice anonima fertilizzato con seme del partner. Questa procedura è un trattamento di fertilità molto comune nei centri di riproduzione assistita, specialmente in paesi come la Spagna, dove la sua diffusione è notevole. Ciò è dovuto al fatto che sempre più donne decidono di diventare madri dopo i 40 anni, età che si accompagna a una diminuzione della riserva ovarica e ad un peggioramento della qualità degli ovociti.
Le ragioni che spingono una donna ad aver bisogno degli ovociti di un’altra sono molteplici e sostanzialmente legate all'incapacità di produrre ovociti maturi e sani, o ad una loro qualità insufficiente. Fra le più frequenti figurano:
- L’Età Avanzata: Quando l’età della donna supera, indicativamente, i 44 anni, le possibilità di gravidanza diminuiscono in modo significativo e le probabilità di partorire un bambino sano sono estremamente remote. Gli ovuli invecchiano insieme alla donna, e la loro qualità diminuisce col tempo. Gli ovuli solitamente raggiungono la qualità ottimale tra i 25 e i 30 anni, e solitamente rimangono buoni fino ai 35 anni e accettabili fino ai 40. Dopo quest’età, solitamente è abbastanza difficile rimanere incinta con i propri ovuli. Tuttavia, queste sono solo medie matematiche, non limiti stabiliti in assoluto.
- La Bassa Riserva Ovarica: Questa condizione porta ad una scarsa produzione di ovociti in fase di stimolazione ovarica per la PMA, e quindi comporterà una riduzione delle chance di gravidanza. Non ci si riferisce solo alla quantità degli ovociti, ma anche alla loro qualità.
- Interventi Chirurgici Precedenti: Operazioni che hanno in parte o totalmente lesionato le ovaie, riducendo quindi la loro capacità di produrre ovociti.
- Trattamenti Oncologici: Irradiazione della pelvi per tumori, o trattamenti chemioterapici che hanno lesionato la riserva ovarica.
- Fallimenti Ripetuti di PMA: Quando si è di fronte a ripetuti e inspiegabili fallimenti della PMA, una causa potrebbe essere quella di un danno, non riconoscibile, della qualità ovocitaria. La soluzione, quindi, sarebbe rappresentata dalla sostituzione degli ovociti. Nulla esclude che, in questa situazione, non possa essere opportuno sostituire anche gli spermatozoi. Questa è una delle principali indicazioni per il passaggio dall'FIVET con i propri ovuli all'ovodonazione.
- Menopausa Precoce: Vi sono dei casi in cui, principalmente per ragioni chirurgiche o genetiche, la paziente va in menopausa precoce, nonostante la giovane età (non è infrequente trovare pazienti di 30 anni con esaurimento precoce della funzione ovarica, senza alcuna causa nota).
- Cause più rare includono anomalie genetiche, infettive o poliabortività non altrimenti risolvibili.
In tutti questi scenari, i dottori consigliano l’ovodonazione a pazienti con scarsa riserva ovarica, le cui ovaie non rispondono più alla stimolazione, o che hanno già avuto esperienza di diversi cicli di FIVET con risultati sfavorevoli. Affrontare la decisione di un trattamento con donazione di ovuli è una decisione molto importante e dev’essere assunta con informazioni ben dettagliate. Nonostante tutte le linee guida generali, soltanto il consulto con un medico potrà determinare se la paziente ha ancora probabilità significative di concepire tramite la FIVET con i propri ovuli o se sia ora di optare per l’ovodonazione. I dottori analizzano la situazione individuale di ogni paziente per assicurare una diagnosi corretta.

Il Quadro Legale dell'Ovodonazione: Italia e Contesto Internazionale
L’ovodonazione non era inizialmente permessa in Italia dalla legge 40/2004. Tuttavia, la sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014 ha, invece, considerato illegittima questa parte della legge, rendendo la fecondazione eterologa (con donazione, cioè di ovociti o di seme) permessa e oramai attuata da anni in quasi tutti i Centri di Procreazione Assistita d’Italia. Questo ha aperto nuove prospettive per molte coppie, offrendo una via legalmente riconosciuta per realizzare il sogno di avere un figlio.
Anche a livello internazionale, in particolare in Spagna, l'ovodonazione è ampiamente praticata e regolamentata da leggi specifiche. La Spagna è diventata una meta privilegiata per i trattamenti di riproduzione assistita, inclusa l'ovodonazione, grazie alla sua legislazione progressista e all'alta qualità dei centri di fertilità.
Chi Può Accedere all'Ovodonazione e Quali Sono i Criteri?
L’ovodonazione, in Italia, deve essere eseguita su coppie che soddisfano specifici requisiti legali e medici. Questi includono:
- Essere maggiorenni.
- Essere di sesso diverso.
- Avere un'età massima di 50 anni per la donna e 65 per l'uomo.
- Essere sposate o conviventi da più di un anno.
Il limite di età, soprattutto quello della donna, non è una indicazione esplicita della legge, ma è una convenzione ragionevole che evita di esporre la donna ad eccessivi rischi. La gravidanza è un evento stressante per l’organismo che, in età avanzata, espone la donna a rischi sempre maggiori di complicanze quali la gestosi, il parto pretermine, il difetto di crescita fetale, patologie placentari, e altre problematiche. La salute della donna e del futuro bambino sono prioritarie in queste linee guida. Le cliniche, pur rispettando i limiti legali, valutano la situazione individuale di ogni paziente per garantire la massima sicurezza.
La Selezione Rigorosa delle Donatrici: Garanzia di Sicurezza e Qualità
L’ovodonazione è una procedura controllata da norme e regole molto severe, sia in Italia che in altri paesi dove è praticata, come la Spagna. La donatrice (o il donatore di seme) vengono sottoposti ad esami estremamente approfonditi per garantire la sicurezza della procedura e la salute del nascituro.
Le fasi di screening includono:
- Esami del sangue: Per l'esclusione di malattie infettive gravi come epatite B e C, VDRL (sifilide), HIV e CMV (Citomegalovirus).
- Valutazione medica generale: Un controllo completo dello stato di salute della donatrice.
- Mappa genetica (cariotipo): Per escludere anomalie cromosomiche.
- Ricerca di mutazioni genetiche: Come quella della Fibrosi Cistica (FC).
- Valutazione psicologica: Essenziale per escludere patologie mentali e verificare che la donatrice sia pienamente consapevole del processo e delle sue implicazioni. Questo passaggio è cruciale per assicurare un consenso informato e una donazione pienamente responsabile.
Normalmente, vengono escluse più del 50% delle pazienti che si presentano ad un centro per donazione, a causa della severità dei criteri di selezione. I donatori devono essere giovani (limite massimo di 33 anni per le donne e 35 per gli uomini), questo per garantire una qualità potenzialmente migliore degli ovociti e del seminale.
Per poter garantire la salute del nascituro, viene effettuato il test di compatibilità genetica (TCG), chiamato anche “matching genetico”. Questo studio completo, offerto da alcuni centri senza costi aggiuntivi, copre oltre 600 malattie ereditarie per tutti i donatori, uomini e donne. Dal 2020, alcuni centri hanno esteso ulteriormente questo screening, effettuando l’esoma di malattie recessive, che permette di analizzare le mutazioni su 2.306 geni, responsabili di più di 3.000 malattie. Questo costituisce lo screening genetico più completo eseguito su donatrici di ovociti e sperma. Affinché queste malattie si manifestino, è necessario che entrambi i genitori (donatrice e partner maschile della ricevente) siano portatori della mutazione variante nello stesso gene. Pertanto, questi studi sono validi solo se confrontati con il DNA dell’altro genitore. È chiaro che non è possibile garantire la nascita di un bambino sano (che dipende da moltissimi fattori, non esclusivamente di derivazione ovocitaria), ma tutti gli accertamenti eseguiti sono doverosi e rappresentano un livello di sicurezza elevato, spesso superiore a quello delle "normali" gravidanze spontanee.

Il Gesto Altruistico della Donazione: Motivazioni e Impatto sulla Donatrice
La donazione di ovuli è un gesto gratuito, anonimo e altruistico. È un regalo da parte di una donna che vuole dare ad un’altra la possibilità di avere un figlio. È un gesto simile alla donazione di cornea, alla donazione di sangue o alla donazione di cellule staminali. È un gesto d’amore che una donna fa per un’altra, perché la salute di una persona non è solo la salute fisica, ma anche quella psicologica, e non avere un figlio può rappresentare un danno psicologico estremamente profondo e invalidante. Questo, le donatrici, lo sanno. Ecco perché si mettono a disposizione per donare, in modo anonimo, i loro ovociti.
Le donne non perdono la loro fertilità donando gli ovociti. Le donne nascono con una certa quantità di ovociti che viene progressivamente “persa” durante la vita. Anche nella fase pre-puberale le donne distruggono spontaneamente e progressivamente parte dei loro ovociti. Quando entrano nella pubertà continuano questo meccanismo di “perdita” spontanea dei propri ovociti, ma ne portano anche uno ad ovulazione tutti i mesi. Vi è, quindi, una perdita naturale e fisiologica progressiva degli ovociti che porterà, alla fine, alla comparsa della menopausa. Quando si stimola l’ovulazione per la donazione, in realtà si intercettano quegli ovociti che andrebbero distrutti spontaneamente in quel mese. Non si causa una diminuzione della riserva ovarica. Le donne possono donare ovociti senza avere conseguenze sulla propria fertilità, in qualche modo come fosse una donazione di sangue.
Esiste un limite di donazione: dopo 10 bambini nati, la donante non potrà più donare ovociti. Questo per diminuire il (comunque bassissimo) rischio di possibile consanguineità tra i nati, cioè che due nati da eterologa provenienti dagli ovociti della stessa donante possano cercare una gravidanza tra loro in futuro.
Oltre la Genetica: L'Epigenetica e il Legame Madre-Figlio
Uno dei dubbi più frequenti, specialmente nelle fasi successive all'ottenimento della gravidanza, riguarda il legame madre-figlio e la somiglianza. È del tutto normale mettere in discussione tutto ciò che verrà, immaginare situazioni che non si sono ancora verificate e proiettare sentimenti al riguardo. Tuttavia, l'esperienza insegna che tutte le mamme minimizzano queste emozioni con la nascita del bambino. È allora che i dubbi vengono messi in secondo piano e ci si concentra sull'esperienza della maternità. "Mi assomiglierà anche se per ovodonazione?" è una domanda che spesso affligge le future madri.
La genetica è importante: è chiaro che se un bambino nasce da un ovocita donato non ha la stessa genetica della madre che lo porta in utero. È però noto che le variazioni genetiche tra tutti gli esseri umani sono minime, risultando invece più importanti le variazioni chiamate epigenetiche. L'epigenetica è la scienza che studia come determinati fattori ambientali e lo stile di vita della madre (alimentazione, fumo, alcol, esercizio fisico) possano determinare l'espressione di alcuni geni. Ovviamente non influisce sulla genetica dell’embrione, ma può influire sulle impronte epigenetiche.
Queste variazioni epigenetiche sono l’attivazione o lo spegnimento di alcuni geni che sono presenti all’interno del DNA. Questo è quello che fa la vera differenza tra individui, essendo il DNA molto simile tra tutti quanti. La mamma, che tiene in utero il suo bambino, sarà in grado di “accendere” o “spegnere” questi geni e quindi sarà in grado di modificare profondamente questo bambino con le proprie sensazioni, con la propria alimentazione, con i propri comportamenti fisici e ambientali. Vi sono moltissimi studi che hanno dimostrato l’importanza dell’epigenetica e dell’ambiente sull’attivazione o meno di zone del genoma. La dottoressa Bellavia spiega: “La mamma che porta avanti la gravidanza non è mai un contenitore passivo.” Il bambino nato da ovodonazione sarà quindi “plasmato” da quella mamma. Sarà il suo bambino, diverso da qualsiasi altro, perché sarà stato nella sua pancia. È qui che l’epigenetica svolge un ruolo importante, poiché non riguarda solo i geni in sé, ma anche il modo in cui questi geni vengono espressi in base alle influenze ambientali e culturali a cui sono sottoposti. Esistono marcatori epigenetici molto importanti nelle prime fasi dello sviluppo umano, come la gravidanza e l'infanzia. A ciò si aggiunge l'influenza della famiglia e, in particolare, del legame materno. Nel corso della vita del vostro bambino, molti fattori plasmeranno il suo aspetto, il suo carattere e i suoi valori. Farete parte di ognuna di queste fasi e vi assomiglieranno in molti modi.
Epigenetica e microbiota nei primi 1.000 giorni di vita
La Ricerca della Somiglianza e l'Anonimato Assoluto
La somiglianza tra la donatrice e la ricevente è un elemento importante perché aiuta psicologicamente la madre ad accettare una procedura che, si sa, ha un impatto emotivo estremamente profondo. Per legge, in realtà, al fine di evitare scelte eugenetiche, la coppia non può scegliere le caratteristiche della donante, ma sarà cura dei Centri (sia del Centro ricevente che del Centro donante) assicurare ragionevolmente una compatibilità.
Per questo viene valutata la compatibilità di gruppo sanguigno e la ricerca di una somiglianza su parametri fisici quali tipo di capelli, peso, altezza, colori di capelli, colore degli occhi e carnagione, e nazionalità. Si procede al cosiddetto “matching”, ossia un particolare protocollo che impiega un sofisticato sistema nel quale le cartelle cliniche di ogni donatrice includono fotografie, gruppo sanguigno e dati antropometrici al fine di individuare - in modo del tutto automatizzato - una corrispondenza fisica (ossia una somiglianza) tra la donatrice e la ricevente e/o il suo partner. Oltre agli screening clinici, viene effettuato un matching fenotipico, che abbina la donatrice alla coppia ricevente valutando queste caratteristiche fisiche. La paziente ricevente informerà del suo gruppo sanguigno e delle principali caratteristiche fisiche (peso, altezza, colore della pelle, occhi, capelli, ecc…), completandole con una fotografia per ottimizzare la somiglianza fisica.
Esiste anche un’opzione che cerca, in assoluto anonimato e senza invio delle immagini, la maggior somiglianza possibile tra la donatrice e la ricevente. Questa tecnica si basa sulla ricostruzione matematica del volto della donante e della ricevente, cercando le somiglianze “matematiche” quali la forma della faccia, la distanza tra gli occhi, ecc. In alcuni centri è disponibile un "scanner facciale" per ottimizzare ulteriormente questo abbinamento.
La legge è molto chiara ed esclude la possibilità da parte della donatrice di rintracciare il bambino eventualmente nato. Esclude anche il contrario, cioè che il bambino possa sapere chi ha donato gli ovuli per lui. La legge spagnola prevede che la donazione di ovuli sia anonima, quindi non è possibile conoscere l’identità della donatrice. Allo stesso modo, la donatrice non avrà alcuna informazione sulla ricevente o sul futuro bambino, né conoscerà il risultato della donazione di ovuli. Il bambino potrà sapere, se glielo si vuole dire, che è nato perché la mamma gli ha voluto così bene che si è sottoposta a delle cure ormonali così importanti, e dal forte impatto emotivo, pur di averlo. E saprà che, nel mondo, un’altra donna, chissà chi, è stata così buona ad aiutarlo a nascere. Neppure noi conosciamo la donatrice, né il Centro che fa la donazione conosce la paziente ricevente. Questa è la scelta giusta. La conoscenza di donatrice e ricevente causerebbe un impatto emotivo troppo importante. La donazione di ovociti è a tutti gli effetti una donazione: chi dona il sangue sa che sta facendo un dono a delle altre persone, e non conosce a chi avrà salvato la vita. Chi dona un ovocita sa sta facendo un dono, e la felicità, di altre persone, senza conoscerle. Non sarà possibile per la coppia venire a conoscenza dell’identità della donatrice (e viceversa), ma è garantita la selezione di donatori con caratteristiche il più possibile compatibili con la coppia. Tuttavia, si darà un rapporto di studi medici e genetici condotti sulla donatrice, la sua età ed informazioni che potrebbero essere necessarie nel futuro. Allo stesso modo, si procede alla registrazione del materiale genetico (DNA) della donatrice per una durata di 20 anni nei casi in cui potrebbe essere necessario uno futuro studio genetico del bambino.

Il Percorso dell'Ovodonazione: Fasi del Trattamento
Il percorso di ovodonazione è un processo meticoloso e ben strutturato, progettato per massimizzare le probabilità di successo e minimizzare lo stress per la coppia ricevente. Generalmente, il trattamento di ovodonazione dura da un mese e mezzo a due mesi, anche se la fase di preparazione endometriale può durare circa 10 giorni. Tecnicamente non esiste una lista d’attesa, né per l’avvio del trattamento di donazione di ovociti né per l’assegnazione della donatrice, in quanto tutto si adatta ai tempi della ricevente.
1. Valutazione Preliminare e Consulenza:Quando la coppia ha deciso di procedere all’ovodonazione, prende un appuntamento presso il centro per la richiesta di trattamento. La coppia è già stata valutata precedentemente, per verificare se vi fossero le condizioni psicologiche e fisiche per poter accedere all’ovodonazione. In questo controllo preliminare, a volte vengono richiesti degli esami (per esempio una valutazione della funzionalità cardiaca o, per esempio, una valutazione attenta della cavità uterina, con isteroscopia). Molti centri invitano, inoltre, ad un incontro con uno psicoterapeuta o psicologo clinico specialista, per una consulenza che aiuta la coppia negli aspetti psicologici di quello che è un percorso emotivamente molto difficile. Affrontare la decisione di un trattamento con donazione di ovuli è una decisione molto importante e dev'essere assunta con informazioni ben dettagliate.
2. Ricerca e Selezione della Donatrice:A questo punto si possono raccogliere le caratteristiche somatiche e il gruppo sanguigno della coppia e avviare la procedura di ricerca della donatrice. La ricerca della donatrice si svolge presso centri affiliati o banche di ovociti specializzate. Presso questo centro viene individuata la donatrice compatibile, seguendo i criteri di matching fenotipico e genetico descritti in precedenza. La sua idoneità è stata già verificata attraverso studi medici e ginecologici, esami del sangue ed ecografie, test genetici e una valutazione psicologica.
3. Preparazione della Donatrice e Recupero degli Ovociti:In parallelo alla terapia che ha iniziato a preparare l’endometrio della madre destinataria, viene cominciata la stimolazione delle ovaie dell’ovodonatrice. Questa stimolazione è la chiave per il futuro successo. La donatrice di ovuli inizia la stimolazione ovarica, che dura circa 10-12 giorni, seguita dalla puntura ovarica (pick-up) per il prelievo degli ovociti. Se questi ovociti risultano essere di buona qualità, si procederà alla loro vitrificazione, una tecnica avanzata di crioconservazione, e si concorderà l’invio al centro della ricevente, con trasporto effettuato da biologi via terra, garantendo la massima sicurezza. I centri Genera, ad esempio, utilizzano il congelamento degli ovociti delle donatrici mediante vitrificazione.
4. Preparazione della Ricevente:Quando si ha conferma dell’avvenuta vitrificazione degli ovociti, si contatta la coppia per procedere alla preparazione dell’endometrio. Il trattamento è semplice, in quanto consiste nel preparare l’utero della donna ricevente a ricevere l’embrione e quindi ad aumentare le possibilità di impianto. Viene valutata la data della mestruazione, concordata una fase di soppressione ovarica, che viene effettuata con una pillola contraccettiva, per mettere a riposo la funzionalità ovarica della ricevente e poi una preparazione endometriale che viene fatta molto semplicemente con qualche pastiglia, basata essenzialmente sull’assunzione di estrogeni (per lo più per via orale) e di progesterone (per via vaginale), oppure anche sul ciclo completamente spontaneo e naturale. Durante questo periodo, la ricevente viene sottoposta a una preparazione endometriale per garantire che il suo utero sia pronto a ricevere l’embrione. I centri offrono continua assistenza per monitorare efficacemente le donne in trattamento anche a distanza, rendendo il trattamento il più sopportabile possibile per le pazienti lontane.
5. Fecondazione e Sviluppo Embrionario:Ad un controllo ecografico, quando si verifica che l’endometrio è adeguato, si concorderà con il marito la raccolta del liquido seminale. Successivamente si procede allo scongelamento degli ovociti della donatrice e alla loro fecondazione tramite tecnica ICSI (Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi). Il giorno successivo alla fecondazione, la coppia viene contattata dall'equipe biologica per informare quanti ovociti hanno ottenuto una fertilizzazione regolare. In quell’occasione si concorderà anche il giorno del transfer embrionale. Dopo la fecondazione inizia il processo di sviluppo nell’incubatrice con un mezzo di coltura che fornisce tutto il necessario per una crescita corretta. È importante tener presente che non tutti gli ovociti verranno fecondati e non tutti daranno origine ad embrioni validi. I centri, come Vida Fertility, garantiscono la presenza di blastocisti in tutti i programmi di donazione di ovociti, con il trasferimento degli embrioni solo al 5º o 6º giorno di sviluppo, il che permette di monitorare lo sviluppo degli embrioni per un periodo di tempo ragionevole e selezionare l’embrione migliore.
6. Embryo-Transfer:Una volta raggiunto lo stadio di blastocisti, si procede con il trasferimento dell’embrione. Il transfer è una procedura ambulatoriale, della durata di pochi minuti, assolutamente indolore e semplice, che non comporta nessun dolore né fastidio per la donna. Avviene mediante ecografie addominali, depositando direttamente nell’utero materno il mezzo di coltura che contiene l’embrione. Dopo 10 minuti di riposo la paziente viene dimessa e può avere una vita del tutto regolare, quindi con una normale attività fisica, lavorativa e sessuale.
7. Post-Transfer e Test di Gravidanza:Dopo circa 10-14 giorni dal trasferimento dell’embrione, sarà possibile eseguire un test di gravidanza sanguigno. Come regola generale, si consiglia un esame del sangue, noto anche come “beta” test, perché è il modo migliore per controllare i livelli dell’ormone beta-hcg. Questo ormone è necessario per lo sviluppo della gravidanza, quindi i livelli danno un’indicazione della vitalità della gravidanza, poiché la sua presenza aumenta esponenzialmente con il passare dei giorni dopo il trasferimento dell’embrione. In caso di risultato positivo, verrà effettuata un’ecografia dopo circa due settimane. In caso di risultato negativo, i medici che hanno partecipato al trattamento ne analizzeranno le cause per studiare come proseguire.
8. Crioconservazione degli Embrioni:Gli embrioni che non sono stati trasferiti e si desidera conservarli, dopo la loro vitrificazione, vengono posti in custodia; dopo la loro identificazione, si depositano in una posizione esclusiva nei contenitori criogenici dei laboratori. Per una completa sicurezza, questa localizzazione non è condivisa né con altri campioni, né con altri pazienti, per proteggerli da potenziale contagio crociato o imprecisioni.

Rischi e Percentuali di Successo nell'Ovodonazione
Quando si hanno difficoltà nel concepimento, l’ovodonazione è una delle strade possibili che offre risultati molto incoraggianti. La probabilità di ottenere una nascita viene espressa in termini di nascite rispetto al numero di singoli trasferimenti embrionari effettuati (ET). L’ovodonazione offre circa il 90% di possibilità di gravidanza nelle donne con prognosi riproduttiva complicata, soprattutto quelle di età superiore ai 40 anni. In cliniche specializzate come Vida Fertility, si ottiene un tasso di successo di oltre il 72% al primo tentativo con il trattamento di ovodonazione, trasferendo solo embrioni allo stadio di blastocisti. Questo significa che trasferire gli embrioni al 5° o 6° giorno di sviluppo permette di monitorare lo sviluppo degli embrioni per un periodo di tempo ragionevole e selezionare l’embrione migliore.
Per quanto riguarda i rischi per la ricevente, questi sono molto bassi e principalmente dipendenti dall’età materna e non dalla fecondazione eterologa in sé. I rischi sono altrettanto bassi per il bambino nascituro, provenendo questo da un ovocita giovane e accuratamente selezionato. I gameti (ovociti e spermatozoi) di un medesimo donatore non potranno determinare più di 10 nascite, un limite imposto per minimizzare i rischi di consanguineità. Il contributo della donatrice/donatore è unicamente di tipo genetico, da un punto di vista legale il genitore legale è colui che ha espresso la volontà di ricorrere alla tecnica.

Aspetti Economici e Supporto Psicologico
Il costo del trattamento di fecondazione eterologa con ovodonazione è da considerarsi variabile, a partire dai 7.000 euro per un trattamento base. Molti centri, come i centri Genera, offrono ai pazienti che ricorrono alla PMA con donazione di gameti diversi percorsi con garanzia del transfer, fornendo maggiore tranquillità alle coppie.
Un aspetto fondamentale, che non va mai sottovalutato, è il supporto psicologico. Optare per l’ovodonazione è una scelta più difficile per alcuni pazienti che per altri. Tuttavia, trovare il giusto equilibrio tra la salute mentale e quella fisica è fondamentale per il successo di qualsiasi trattamento FIVET. Ecco perché molti centri offrono alle loro coppie la possibilità di confrontarsi con uno psicologo clinico specialista. Questo supporto aiuta la coppia a predisporsi agli stati emotivi che accompagnano le diverse fasi del trattamento riproduttivo e così da poterli affrontare serenamente. Il dottor Golino sottolinea che è fondamentale non banalizzare queste paure: “Ogni coppia deve avere il tempo di elaborare questa scelta. Noi medici possiamo spiegare, accompagnare e rassicurare, ma mai forzare.” Quando si affronta un trattamento di donazione anonima di ovuli, le emozioni giocano un ruolo molto importante e sono fondamentali per gestire le aspettative. Il dottor Golino osserva: “All’inizio può sembrare una montagna da scalare, ma quando arriva il risultato, la soddisfazione ripaga di ogni paura.” L’ovodonazione è un’opportunità concreta e sicura per molte coppie che non possono contare sui propri gameti.
tags: #passare #da #fivet #ad #ovodonazione