Quando utilizziamo la parola “recupero” probabilmente abbiamo nella testa l’idea di tornare in possesso di una cosa che era già nostra e che si era perduta. Se parliamo di recupero dopo un danno al sistema nervoso, solitamente, pensiamo ad una riacquisizione di una condizione, di tornare a come eravamo prima. Analizzando questa idea del “tornare a come eravamo prima” all’interno del campo delle neurolesioni possiamo fare una prima considerazione e cioè che biologicamente non è possibile tornare indietro. Proviamo a pensare che quando il nostro cervello viene interessato da un danno, più o meno esteso, che porta alla perdita di tessuto neuronale, le cellule (lesionate o morte) non potranno essere sostituite con altrettante cellule neuronali nuove. Questa è già una prima argomentazione che ci fa riflettere sulla possibilità o meno di tornare a come eravamo prima.
Se il discorso si concludesse così, vorrebbe dire che non ci sono alternative; ho avuto un danno e non c’è niente da fare. Fortunatamente non è così. Il nostro cervello ha una straordinaria proprietà che è quella di modificare la propria struttura ed il proprio funzionamento in risposta all’attività che si svolge con il corpo e all’esperienza mentale ad essa connessa. Siamo in grado di trasformare il nostro cervello, di cambiare, cosa che per tanti anni era stata ritenuta impossibile, perché si pensava al cervello come se fosse una macchina e quindi se alla macchina si rompe un pezzo essa non può ripararsi da sé. Dunque, per esempio, chiunque avesse avuto un ictus cerebrale sarebbe stato destinato a rimanere nelle condizioni cognitivo-motorie causate dal danno ischemico. Fortunatamente questa visione è stata superata e sostituita dal concetto di neuroplasticità. Questa meravigliosa proprietà del sistema nervoso ci permette di ristabilire nuove connessioni tra i neuroni in qualsiasi momento. Perciò, invece di parlare di recupero, sarebbe forse più corretto parlare di riapprendimento di abilità in condizioni nuove, diverse da prima della lesione cerebrale, sfruttando il fenomeno della neuroplasticità e utilizzando il corpo e i sistemi sensoriali come canali principali per trasmettere informazioni al cervello. Questi sono proprio i canali che il cervello utilizza per connettersi con il mondo e pertanto costituiscono il modo più naturale e meno invasivo per modificare il nostro comportamento.
La Neuroplasticità: La Straordinaria Capacità di Trasformazione del Cervello
La neuroplasticità, conosciuta anche come plasticità cerebrale, è la capacità del cervello di modificare la propria struttura e funzione in risposta a esperienze, apprendimento e stimoli ambientali. In passato si pensava che il cervello fosse un organo statico, capace di svilupparsi solo nei primi anni di vita. Questa capacità è fondamentale per processi come l’apprendimento, il recupero da traumi cerebrali e il miglioramento delle abilità cognitive.
Per secoli, la scienza ha sostenuto una visione deterministica del cervello umano, considerandolo una struttura rigida e predeterminata, destinata inevitabilmente al declino con l’avanzare dell’età. Tuttavia, le scoperte sulla neuroplasticità hanno profonde implicazioni per la psicologia, le neuroscienze e la riabilitazione. Nel 2000, Eric Kandel ricevette il Premio Nobel per la Medicina per aver dimostrato, attraverso lo studio dell’Aplysia (una lumaca di mare), che l’apprendimento attiva geni capaci di modificare fisicamente la struttura neurale. La neuroplasticità del cervello, nota anche come plasticità cerebrale, è la capacità del nostro sistema nervoso di modificare i propri circuiti in base alle esperienze vissute. Nelle forme più primitive del cervello rettiliano, mancava la capacità di adattamento a causa di un limitato accesso alla memoria a breve termine. Questa potenzialità è presente negli esseri umani e in alcuni animali e si manifesta con un aumento delle dimensioni di alcune regioni del cervello.

Come Funziona la Neuroplasticità: I Meccanismi Fondamentali
Il cervello, essendo un sistema complesso, adatta le sue connessioni neuronali in risposta agli stimoli. L’esperienza sia motoria che mentale e l’apprendimento, portano alla modificazione della struttura neurale. L’attività mentale è prodotta dal cervello, ma a sua volta plasma il cervello stesso. La plasticità neuronale è perciò l’unico meccanismo che possediamo per