La comunità di Traversetolo, in provincia di Parma, è stata profondamente scossa da una serie di eventi che hanno portato alla luce un mistero agghiacciante, incentrato sul ritrovamento di due neonati nel giardino di una villetta bifamiliare a Vignale. Questo caso, che ha catturato l'attenzione nazionale, ha innescato un'indagine complessa e un processo giudiziario che sta lentamente svelando i contorni di una vicenda di profonda solitudine e segreti inconfessabili. La storia ruota attorno a Chiara Petrolini, una giovane donna di 22 anni, accusata di aver ucciso e sepolto i suoi due figli appena partoriti, a maggio 2023 e agosto 2024. Le indagini e il processo hanno rivelato dettagli inquietanti sulla doppia gravidanza nascosta e sulle circostanze delle morti dei piccoli, lasciando senza parole chiunque abbia seguito la vicenda.
La Macabra Scoperta e il Primo Impatto sulla Comunità
Il mese scorso, tanti concittadini, e con loro il sindaco di Traversetolo Simone Dall’Orto, avevano appreso con amaro stupore del ritrovamento del corpicino in un sacchetto semisepolto nell’elegante bifamiliare nella ricca frazione di Vignale. Il corpo di un neonato di pochi giorni di vita è stato trovato nel giardino di una villetta a Vignale, frazione del comune di Traversetolo, in provincia di Parma. Il piccolo era morto, rannicchiato in un sacchetto, abbandonato. A fare la terribile scoperta è stato il proprietario della casa, comprensibilmente sotto choc, una villetta bifamiliare: l'uomo ha immediatamente avvisato i carabinieri. I militari hanno avviato le indagini per risalire all'identità dei genitori e hanno cercato testimoni che potessero aver visto qualcosa o avere qualche informazione a riguardo. Qualcuno, probabilmente la madre, avrebbe lasciato e abbandonato quel corpicino con pochi giorni di vita. Ad accorgersene, appunto, è stato il proprietario dell'abitazione. Si cercavano testimoni che avessero potuto notare qualcosa, anche perché non è facile raggiungere l'abitazione dove il feto è stato abbandonato. Le indagini, in carico al magistrato di turno della procura di Parma, puntavano a chiarire come potesse essere avvenuto l'abbandono. Si trattava di un neonato dalla carnagione chiara, che non mostrava segni di violenza. Sul corpicino del neonato sarebbe stata eseguita un'autopsia, anche per capire se fosse stato abbandonato in quel giardino prima o dopo il decesso. La notizia di questo ritrovamento ha sconvolto l'intera comunità, lasciando un segno indelebile e sollevando interrogativi angoscianti. Un giallo che preoccupa il paese e ha sconvolto l'intera comunità. "Non ci siamo fatti nessuna idea, è una cosa talmente grossa che è difficile da commentare. Tante persone sono rimaste come il sottoscritto senza parole", ha dichiarato il sindaco di Traversetolo Simone Dall’Orto al Tg di TvParma, esprimendo il profondo turbamento collettivo.

Un Secondo Ritrovamento che Aggrava il Mistero e il Profilo dell'Accusata
Il mistero si è fatto ancora più fitto quando è scaturito dal ritrovamento a Traversetolo, provincia di Parma, di un secondo corpo, apparentemente di un bambino molto piccolo, sepolto nello stesso campo dove il 9 agosto era stato trovato un primo neonato, morto da pochi giorni, anche in quel caso sotterrato. Nei giorni scorsi gli investigatori sono tornati nella villetta e hanno scavato, trovando il secondo corpicino. Il secondo ritrovamento risale a una settimana fa nel giardino di una villetta bifamiliare. Subito sono iniziate le analisi disposte dalla Procura di Parma, con il prelievo del Dna, per avere informazioni su quanto è stato riesumato a Vignale di Traversetolo. Questa volta si trattava di ossa, di un corpo dunque sotterrato in un tempo più lontano rispetto a quello del neonato rinvenuto ad agosto. La datazione precisa sarebbe stata importante; chi ha visto i resti era convinto che si trattasse di un infante.
Dopo il primo ritrovamento, i preliminari esiti dell'autopsia avevano detto che il neonato, un maschio, aveva respirato ed era deceduto dopo il parto, anche se non erano state chiarite le cause della morte. Dagli esami, di cui si occupano il medico legale Valentina Bugelli e un fetologo, incaricati dalla Procura, si attendeva la chiarezza che ancora mancava. La madre è stata identificata dal Dna come una 22enne del posto, così come il padre, coetaneo della ragazza. Si tratta di Chiara Petrolini, la giovane studentessa parmigiana accusata di aver ucciso e sepolto nel giardino della villetta dove viveva a Vignale di Traversetolo i suoi due piccoli appena partoriti, a maggio 2023 e ad agosto 2024. La giovane è stata descritta da chi la conosce come una studentessa senza particolari problemi. La famiglia si è rivolta ad un avvocato, che mantiene a sua volta riservatezza. Il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, ha diffuso un comunicato con alcune informazioni sulle indagini per evitare speculazioni sulla storia al di fuori delle informazioni ufficiali. La procura ha detto che i genitori della donna e il padre del neonato non sapevano della gravidanza della 22enne. «Nessuno - all’infuori della ragazza - era a conoscenza della gravidanza: né familiari, né padre del bambino, né amiche o amici», si legge nel comunicato. La gravidanza non sarebbe stata seguita da specialisti, ginecologi o comunque da medici.
«Apparentemente una famiglia insospettabile, integrata nel territorio, che viveva in contesto agiato. La classica famiglia perfetta. La scoperta del corpo di un secondo bambino è un ulteriore macigno che ha sconvolto la nostra comunità, già rimasta profondamente e pesantemente toccata dal ritrovamento del primo neonato il 9 agosto", ha commentato il sindaco Simone Dall’Orto. Non una gravidanza segreta, dunque, ma forse due ed entrambe tragicamente terminate. Di certo, per ora, c’è che la madre del primo bimbo è la studentessa 22enne che con i genitori ed il fratello minore abitava nella villetta: lo ha ammesso, i test genetici lo confermano. Ed è stato anche individuato il padre, un coetaneo della ragazza, residente in paese e suo "moroso" da tempo. Lui, tramite la propria madre, ha fatto sapere che la fidanzata non lo aveva informato di essere incinta. Così come non sarebbero stati a conoscenza della gravidanza le amiche e gli amici della giovane, una bella compagnia di studenti figli di famiglie benestanti: "Chi fa il volontario nella Croce Azzurra, chi è un donatore Avis… Bravi ragazzi, insomma", racconta Dall’Orto. Snella e minuta, anche negli ultimi tempi continuava ad indossare abiti aderenti e non mostrava affatto il suo stato. Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza di Parma, in passato aveva collaborato come volontaria nei campi estivi della parrocchia, accompagnando i bambini del Grest alla piscina di San Polo d’Enza, nel Reggiano. Rimasta incinta, nei mesi scorsi aveva continuato la sua vita sociale tra studio, il lavoretto come baby-sitter, gli aperitivi pomeridiani con gli amici.
Le Gravidanze Nascoste e i Primi Risultati delle Indagini Medico-Legali
Le gravidanze di Chiara Petrolini si sono consumate in un silenzio assordante, completamente sconosciute a chiunque le fosse vicino. Due volte, a distanza di poco più di un anno l'una dall'altra, la giovane ha partorito in segreto, secondo l'accusa, per poi nascondere i corpi dei neonati nel giardino della propria abitazione.
Il secondogenito, il bambino morto il 7 agosto 2024, dopo essere stato partorito da Chiara Petrolini, ha sicuramente respirato ed è possibile che abbia pianto. "Il primo vagito del neonato spesso corrisponde al primo atto respiratorio", ha spiegato il medico legale Valentina Bugelli, testimoniando al processo, anche se a volte può succedere che un neonato faccia il primo atto respiratorio senza piangere. Di certo, dalle analisi svolte, ci sono stati più atti respiratori da parte del secondogenito dell'imputata. Da quando è stato tagliato il cordone, in ipotesi di accusa dalla madre, a quando il piccolo è morto, sono passati alcuni minuti: "quattro o cinque, al massimo sette", ha precisato il medico legale rispondendo alle domande dell'avvocato della difesa, Nicola Tria. La relazione autoptica, compiuta e depositata nei giorni scorsi da Valentina Bugelli e dall'anatomopatologo, Gaetano Bulfamante, confermerebbe quanto era emerso dai primi riscontri, ossia che il bimbo era vivo al momento della nascita. In realtà la perizia del medico legale incaricato dalla Procura ha stabilito che il secondogenito della 23enne Chiara era vivo ed è morto poco dopo la nascita per shock emorragico acuto dovuto al taglio del cordone.
Per quanto riguarda il primo figlio di Chiara Petrolini, quello partorito a maggio 2023 e sepolto anche lui nel giardino, la situazione è meno definita ma altrettanto tragica. In base all'analisi condotta dal medico legale, Valentina Bugelli, e dall'antropologa forense, Francesca Magli, sui resti del piccolo - sepolto sotto una trentina di centimetri di terra - non si possono fornire certezze assolute, vista "l'assenza di strutture molli o tessuti cartilaginei". Tuttavia, nella relazione risulterebbe "del tutto prospettabile che la causa del decesso non sia da ascriversi ad una Mef (morte endouterina fetale) ante partum". La misurazione delle ossa, contenuta nello studio compiuto dalle consulenti, avrebbe infatti evidenziato come queste siano compatibili con quelle di un neonato di 40 settimane. Ad ogni modo, la consulenza svolta dalle due specialiste - che si è focalizzata anche sull'esame delle gemme dentali che cominciano a formarsi sotto le gengive già dall'ottava settimana di gestazione - non sarebbe completamente risolutiva. Per sapere se il neonato fosse vivo alla nascita occorrerebbe la presenza di una "stria neonatale", ossia una linea di arresto di crescita nello smalto e nella dentina che indicherebbe la vitalità del bambino. Lo stesso medico legale sostiene inoltre che anche il primo bimbo nato un anno prima fosse vivo al momento del parto. Non ci sarebbero dubbi, invece, come già emerso nei mesi scorsi, sul fatto che il secondogenito partorito lo scorso agosto e sepolto anche in questo caso nel giardino dell'abitazione di Traversetolo, sia nato vivo.

Il quadro che emerge da questi riscontri medico-legali è quello di due parti avvenuti in condizioni non mediche e seguiti da morti rapide dei neonati, in un contesto di totale isolamento della madre.Ciò che sconcerta è che la giovane il giorno dopo il parto sia partita con i familiari per una vacanza a New York. Non sono rientrati in Italia nemmeno quando, poche ore dopo, la nonna ottantenne (incaricata di dar da mangiare ai cani durante l’assenza dei parenti) ha fatto la macabra scoperta in giardino dando l’allarme. La sera prima del parto della seconda gravidanza e della sepoltura nel neonato nel giardino di casa, a Traversetolo, Chiara avrebbe festeggiato con le amiche fumando marijuana e bevendo alcol. Interrogata dalla pm, l’amica di Chiara ha confermato che la giovane non si era mai confidata con nessuno e che nessuno del gruppo di amici sapeva delle gravidanze come del resto anche il fidanzato e padre dei piccoli. Tra di loro nemmeno sospetti anche perché Chiara si comportava sempre allo stesso modo e aveva sempre scuse pronte in caso di malesseri. Il 6 agosto, poche ore prima del secondo parto, “abbiamo passato la sera insieme a casa mia, abbiamo fumato marijuana e bevuto qualche birra e un po' di grappa" ha rivelato l’amica, raccontando: "Nei giorni successivi al secondo parto ci siamo sentite per messaggio, diceva di aver avuto un forte ciclo mestruale. La sera del 7 agosto ci siamo riviste per un aperitivo in una cantina della zona, poi siamo andate anche a bere un altro drink in un bar e infine l'ho portata a casa. Doveva partire per una vacanza negli Usa". In quei frangenti Chiara si era mostrata fredda facendo finta di non saperne nulla. Del resto nessuno l’aveva mai associata a una gravidanza. "Non ho mai notato nulla, nemmeno quando era nuda uscita dalla doccia o in piscina, Chiara non aveva la pancia e non mostrava nessuna alterazione a livello di comportamento" ha raccontato l’amica confermando una versione unanime tra amici e parenti. "Ho sentito Chiara quando era a New York e mi ha detto che era felice" ha raccontato in aula oggi anche un’altra amica.
Il Processo e le Valutazioni Psichiatriche in Corso
Il processo a Chiara Petrolini è ripreso nell'aula della Corte di assise di Parma. La giovane donna si trova attualmente agli arresti domiciliari nella villetta di Vignale di Traversetolo dove vive con la famiglia. La Corte presieduta da Alessandro Conti, in avvio di udienza, ha prorogato di tre mesi i termini di custodia cautelare per l'imputata, in virtù anche dei tempi previsti per la perizia tecnica psichiatrica disposta nel processo. Presente l'imputata, entrata in tribunale da un accesso secondario e seduta a fianco del suo avvocato Nicola Tria. In aula anche il fidanzato Samuel Granelli, parte civile con l'avvocato Monica Moschioni. Per la Procura c'è anche il procuratore Alfonso D'Avino insieme alla pm Francesca Arienti. Tra il pubblico ci sono i genitori di Chiara, che non saranno sentiti nel corso del dibattimento, dopo l'acquisizione dei loro verbali precedenti.
La prima testimone è stata la dottoressa Stefania Fieni, ginecologa, consulente tecnico. Al riguardo è stata fatta una comparazione tra l'impronta del piede di Chiara Petrolini e alcune tracce di sangue trovate sul luogo in modo da essere certi che la ragazza fosse da sola e che non sia stata aiutata nella sua attività e devono essere depositate altre relazioni di consulenti tecnici, disposte dalla Procura. In particolare sarebbe in corso un accertamento psichiatrico.
Sul fronte psichiatrico, le prime valutazioni hanno fornito elementi cruciali. Chiara Petrolini "non ha un disturbo psichiatrico chiaramente documentabile, non ci sono malattie mentali chiare organicamente definite". Lo ha detto Mario Amore, consulente psichiatrico della Procura di Parma, sentito nel processo alla 22enne accusata di aver ucciso i suoi figli neonati. Rispondendo alla domande del procuratore Alfonso D'Avino, lo psichiatra ha aggiunto che Chiara Petrolini, fatte alcune premesse, "non ha un disturbo di personalità". Chiara, ha detto ancora lo psichiatra "ha piena capacità di intendere e volere", al momento dei fatti e "buona capacità di stare in giudizio". Il consulente psichiatrico di parte civile per il padre dei neonati ha spiegato che "non sembra sia possibile invocare un'infermità che sia tale da definire un vizio di mente per Chiara". Riguardo un eventuale stato dissociativo della ragazza, il consulente ha commentato: "Manca un trauma che giustifichi la dissociazione. Non abbiamo trovato disturbi della personalità". Sul tema è in corso una perizia, e i periti del tribunale verranno sentiti a inizio 2026, mentre l'esito della perizia potrebbe arrivare entro fine anno. Intanto, nei giorni scorsi, il difensore della 21enne, Nicola Tria, ha presentato il ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame di Bologna che il 17 ottobre ha stabilito per lei la custodia cautelare in carcere. La 23enne ha rinunciato a rendere testimonianza, ma il suo avvocato difensore non ha escluso che possa rilasciare dichiarazioni spontanee una volta terminata la perizia psichiatrica.
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La Solitudine, la Paura del Giudizio e il Contesto Sociale della Tragedia
Il caso di Vignale di Traversetolo non è solo una cronaca giudiziaria, ma un profondo spaccato su temi sociali complessi come la gravidanza negata, la solitudine femminile e la paura del giudizio. Le dichiarazioni di Chiara Petrolini, riportate dalle sue amiche, offrono uno sguardo sulla sua psiche al momento dei fatti. Proprio al ritorno da quella vacanza coi familiari, quando ormai si sentiva smascherata, la ragazza ha confessato tutto alle amiche. “L'ho incontrata al rientro da New York, ci ha raccontato che era stata lei” ha rivelato infatti un’altra amica, raccontando quei drammatici momenti del 2024: “Chiara non ci ha detto nulla, ha spiegato solo che è andata così perché ha avuto paura dei giudizi e che non sapeva se il bimbo era nato vivo o morto. Disse ‘Non so se riesco ad andare avanti'. “Chiara disse ‘Sono andata in ansia e ho reagito come ho reagito, ho avuto paura, mi sono sentita sola ed è successo quel che è successo" ha rivelato anche un’altra amica. “Dice che per lei i bambini erano nati morti, ma non lo sa; dice che non ha rivelato a nessuno la sua gravidanza per tanti motivi tra cui la paura del giudizio" ha confermato infine l’unica amica che è stata autorizzata a vederla in casa dove la 23enne rimane agli arresti domiciliari.
Questo senso di isolamento e la paura di affrontare le reazioni altrui hanno portato a una negazione della gravidanza così radicale da renderla invisibile a tutti, persino a genitori e fidanzato. Un aspetto che ha lasciato di stucco il sindaco Dall’Orto, come molti cittadini: "Perché partorire così, lontano da tutti? Perché lo ha nascosto al moroso? È agghiacciante. Non ci sta nemmeno il primo bimbo perché oggigiorno i mezzi per risolvere una situazione difficile ci sono. All’Ospedale Maggiore abbiamo anche la culla allarmata: si lascia in pieno anonimato il bimbo nella nicchia, collegata con l’Ostetricia che interviene subito". Queste parole sottolineano la presenza di risorse e servizi volti a supportare le donne in difficoltà, offrendo alternative sicure e anonime, come la "culla per la vita", che purtroppo non sono state considerate o percepite come accessibili dalla giovane.
La vicenda ha generato un'onda di shock e incredulità nella comunità, spingendo a riflettere su quanto possa essere profonda la solitudine anche in contesti apparentemente sereni e agiati. «Se venisse confermata questa seconda notizia, il quadro generale si farebbe ancora più tragico e agghiacciante», aveva dichiarato il sindaco di Travesetolo Simone Dall’Orto, e l'orrore si è fatto strada negli animi dopo i nuovi ritrovamenti. Le chiacchiere e le speculazioni sono state inevitabili: “Complicità da parte di qualcuno a partorire? Sì, gira anche questa voce: che non abbia fatto tutto da sola - spiega ancora il sindaco -. Una setta? A questo punto non posso dire nulla. I dubbi, le domande, le chiacchiere sono tante, anche le più strane. Ma perché partorire così, lontano da tutti? Perché lo ha nascosto al moroso? È agghiacciante. Non ci sta nemmeno il primo bimbo perché oggigiorno i mezzi per risolvere una situazione difficile ci sono". Questa eco di interrogativi riflette la difficoltà della mente umana di comprendere un evento così fuori dall'ordinario.
Aspetti Tecnici e Legali in Profondità: La Ricerca della Verità
Le indagini, coordinate dalla Procura di Parma con il procuratore Alfonso D'Avino e la pm Francesca Arienti, si sono basate su un meticoloso lavoro tecnico e scientifico. Il primo passo è stato identificare la madre, un compito non semplice. "Per i carabinieri non è stato semplice risalire alla madre: sono stati controllati i registri di ospedali e ambulatori, inoltre la procura ha fatto un appello per convincere chi sapeva qualcosa a farsi avanti. La 22enne è stata trovata solo grazie all’esame del DNA a cui sono state sottoposte diverse donne che abitano a Traversetolo." Una volta identificata, la donna ha confermato di essere la madre del neonato, ma ha deciso di non parlare con gli investigatori inizialmente.
La madre è stata identificata dal Dna come una 22enne del posto, così come il padre, coetaneo della ragazza. Gli investigatori sono chiusi in uno stretto riserbo. La Procura non ha rilasciato comunicati ufficiali e anche l'ultima notizia, anticipata ieri dalla trasmissione Quarto Grado su Rete4, non ha trovato conferme, ma non ci sono state nemmeno smentite. E il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, ha diffuso un comunicato con alcune informazioni sulle indagini per evitare speculazioni sulla storia al di fuori delle informazioni ufficiali, ribadendo che «Nessuno - all’infuori della ragazza - era a conoscenza della gravidanza: né familiari, né padre del bambino, né amiche o amici».
Il processo si avvale della collaborazione di numerosi esperti per ricostruire ogni dettaglio. La dottoressa Stefania Fieni, ginecologa e consulente tecnico, ha apportato la sua esperienza. La figura centrale per gli accertamenti forensi è la dottoressa Valentina Bugelli, medico legale, affiancata in alcuni passaggi dall'antropologa forense Francesca Magli e dall'anatomopatologo Gaetano Bulfamante. Il loro lavoro è stato cruciale per stabilire le circostanze delle morti. La distinzione tra un feto nato morto (morte endouterina fetale - MEF) e un neonato vivo al momento del parto, deceduto successivamente, è fondamentale dal punto di vista legale e scientifico. La presenza di "atti respiratori" è un indicatore chiave per la vitalità. Come spiegato dalla dottoressa Bugelli, "Il primo vagito del neonato spesso corrisponde al primo atto respiratorio", e nel caso del secondogenito, "ci sono stati più atti respiratori".
Il dibattimento vedrà l'analisi approfondita delle posizioni degli imputati e delle parti. La famiglia della studentessa è originaria del Parmense ed abita a Vignale da una ventina d’anni, nella villetta costruita dal nonno. Al vaglio le posizioni del padre, prima piccolo imprenditore edile oggi dipendente di un’azienda, e la madre, impiegata in una società di Parma che si occupa di metallurgia. Chiara Petrolini risulta essere l’unica indagata, assistita da un avvocato di Reggio Emilia. Dopo la svolta della scoperta del secondo corpicino, potrebbero esserci inaspettati sviluppi. Le ipotesi di reato formulate consentono di svolgere gli accertamenti tecnici con le dovute garanzie, elemento essenziale per la completezza e la correttezza del processo. Le udienze proseguiranno con l'escussione di altri testimoni e l'attesa dei risultati definitivi delle perizie, nella speranza di portare piena luce su questa dolorosa vicenda.