La Voce Infranta: Ninne Nanne, Addii e l'Eterno Risonare delle Emozioni Umane

Le ninne nanne, melodie ancestrali sussurrate da madri, padri o figure di accudimento, trascendono la semplice funzione di indurre il sonno. Questi canti non assolvevano soltanto al compito di quietare e addormentare i bambini, ma anche a quello di avviare il processo di inculturazione del nuovo nato, e inculturazione non solo musicale. Spesso, dietro la dolcezza apparente, si celano strati di significato più profondi, rispecchiando le gioie, le speranze e, talvolta, i dolori più acuti della condizione umana. Non raramente nei testi delle ninne nanne compare l’immagine della morte e altrettanto spesso appaiono altri segni e immagini paurosi, smentendo l'opinione corrente che le vorrebbe testi lieti e sereni.

Un padre canta una ninna nanna al suo bambino

Il Merlo di un Padre: Un Addio in Musica

Nel cuore della notte, il canto di una ninna nanna può trasformarsi in un ultimo, straziante addio, un momento di tenerezza e dolore inimmaginabili. A Roma, una vicenda toccante ha commosso molti: il figlio neonato sta morendo e il padre lo saluta cantandogli una ninna nanna dei Beatles. Chris, il padre, ha scelto le parole di "Blackbird": «Merlo che canti nel cuore della notte, usa le tue ali spezzate e impara a volare, per tutta la vita non hai aspettato che questo momento per spiccare il volo. Merlo che canti nel cuore della notte prendi questi occhi incavati e impara a vedere». Questa è la traduzione della canzone "Blackbird" dei Beatles, una dolce ninna nanna cantata da un padre distrutto dal dolore. La mamma del piccolo, Ashley, compagna di Chris, è morta mettendo alla luce il bambino, a causa di alcune complicazioni durante il parto. Poco prima della morte Chris ha voluto cullare con le note il suo bambino cantandogli l'ultima ninna nanna, un gesto che racchiude l'essenza stessa dell'amore genitoriale, capace di esprimersi anche di fronte alla più crudele delle perdite.

Oltre la Culla: La Ninna Nanna come Lamento e Sfogo Culturale

Per quanto riguarda le ninne nanne, va osservato che questi canti non assolvevano soltanto al compito di quietare e addormentare i bambini. Attraverso la ninna nanna, poi, era offerto alla donna un’occasione di sfogo non altrimenti possibile all’interno della società contadina tradizionale, soprattutto meridionale. Ciò spiega in parte perché tanto spesso le ninne nanne, contro l’opinione corrente, non abbiano testi lieti e sereni e musicalmente si connotino come veri e propri lamenti, anche disperati. Come ninne nanne il mondo popolare ha usato testi di ogni origine e carattere e non soltanto quelli (che solitamente sono definiti ninne nanne) in cui è fatto esplicito riferimento al sonno del bambino con promesse o minacce. L'idea alla base della ninna nanna è che un canto eseguito da una voce familiare induce i bambini ad addormentarsi, creando un ambiente di sicurezza e affetto. Ninna nanne scritte da famosi compositori di musica classica prendono il nome di berceuse, che è il termine francese per ninna nanna, come la Berceuse scritta da Fryderyk Chopin nel 1844, elevando queste melodie a opere d'arte riconosciute.

Echi Antichi: Le Ninne Nanne Popolari Italiane

Il repertorio delle ninne nanne italiane è vasto e riflette la ricchezza delle tradizioni regionali, spesso con testi che vanno ben oltre l'immagine idilliaca del sonno infantile.

Un esempio è "Fa la nâna", una ninna nanna popolare ritrovata nel 1979 a Monghidoro, sull'Appennino emiliano, dal ricercatore etnomusicologo e direttore di coro Giorgio Vacchi, che la ascoltò e registrò per la prima volta dalla voce di Maria Grillini, classe 1925, che la cantava in «monghidorese» stretto. Il canto è sicuramente ottocentesco, perché una strofa molto simile, ma in piemontese canavesano viene riportata da Costantino Nigra nel suo "Canti popolari del Piemonte" del 1888. Il testo include strofe come:«Fa la nâna la mî cuchètta / che la mâma véggna da Mèssa / che ‘l papà véggna dal marchè / con un sumarìn pr al mèn. Don, / don din don / don din don, din don, nanin.Fa la nâna, fâla pûr / andén tótt a lèt èi bûr / con la lómm senza èi stupin / dôrum dôrum, fa i nanin. Don, / don din don / don din don, din don, nanin.E la me mâma l'è na bèla dôna / e nca mé son la sô fiôla / la m à cunprè una vistîna nôva / qualchedun la pagherà. Don, / don din don / don din don, din don, nanin.Fa la nâna, fâla dònca / l me papà in duv êl dònca?»Questo canto, come molti altri, accenna all'assenza dei genitori e alle attese del bambino.

"El vengnarà ‘l papà" è una ninna nanna di origine lombarda ampiamente diffusa nell’Italia settentrionale, caratterizzata da una struttura strofica e da una melodia che conduce il bambino verso il sonno. Come nella maggior parte delle ninne nanne provenienti dal nord d’Italia, anche in questo caso il testo cantato fa esplicito riferimento all’assenza di un genitore; nella prima strofa viene infatti citata l’assenza del padre, già anticipata nel titolo del canto. Nel testo il sonno del bambino viene invocato esplicitamente, promettendo in cambio i doni (cocò) che il padre porterà al figlio al suo rientro, un classico esempio di promessa come incentivo al riposo.

Un'altra melodia tradizionale è "Nana Bobò", una bella ed antica ninna nanna della laguna veneta. Influenze balcaniche e bizantine sono evidenti nella struttura della canzone. Colei che canta, augura salute e ricchezza all'amato bambino che non vuole dormire. La madre non è presente, è andata alla fontana a prendere dell'acqua, suggerendo una quotidianità fatta di lavoro e assenze che si riflette anche nei canti per i più piccoli.

"Fai la Nanna, Mio Simone" è un esempio delle ninne nanne tradizionali italiane. Questa canzone proviene dalla Toscana e presenta, all'inizio, un tono esuberante, seguito da un ritmo più dolce e più appropriato per una canzone da culla.

Dalle villotte friulane giunge "Ninna nanna sette e venti". La melodia è dolce e le parole, «Cuant ch'in cîl a ven le gnot e chi sês aí bessôi, se tu no tu duars inmó, jê ti cjale fís tai vôi. Quando il cielo si oscura e che siete lì da soli, se tu non dormi ancora, lei ti guarda negli occhi…», evocano un senso di presenza e protezione. Altre donne sono in piazza a conversare e passeggiare piacevolmente, ma la madre rimane a casa, per sorvegliare la cottura al forno di un tipo di pane chiamato focaccia, e ad occuparsi del suo bambino, delineando un quadro di vita domestica tradizionale.

Tra le ninne nanne più popolari in tutta Italia troviamo "Stella stellina", composta da Lina Schwarz. Quando è stato chiesto a persone anziane se avessero ascoltato questa canzoncina nella loro infanzia, la risposta è stata positiva, a testimonianza della sua diffusione e della sua capacità di resistere al tempo.

Molte madri italiane conoscono anche la ninna nanna toscana "Fate la nanna, coscine di pollo", che viene usata di solito senza alcuna variazione di testo. Con un po' di fantasia, possiamo pensare alle gambette di un bambino appena nato e paragonarle affettuosamente alle coscine di pollo, un'immagine tenera e giocosa.

Infine, "Ninna nanna dei suoni e dei colori" è una ninna nanna contemporanea, composta in occasione del progetto europeo Languages from the Cradle, dimostrando come questo genere si evolva e si adatti anche ai contesti moderni.

Spartito di una ninna nanna tradizionale italiana

Un Mosaico Sonoro: Ninne Nanne da un'Europa Multiforme

Il patrimonio delle ninne nanne europee è incredibilmente variegato, riflettendo la storia, la cultura e le specificità linguistiche di ogni regione, pur mantenendo un comune intento di conforto e inculturazione. La Commissione europea ha creato il progetto "Lullabies of Europe" per raccogliere tutte le ninne nanne nelle diverse lingue della Comunità, con l'obiettivo fondamentale di preservarne il patrimonio culturale.

Dalla Moravia e Boemia, Canti di Culla Cechi:"Spi, Janíčku, spi" (Dormi, Janíček, dormi) è una vivace ninna nanna raccolta in Moravia da František Sušil (1804-1868), prete ed attivista della rinascita nazionale ceca. Egli raccolse canti in Moravia, Slesia ed anche nei villaggi slavi dell'Austria. Questa ninna nanna usa il nome proprio di un bambino, Janíček, che è usato familiarmente per il nome maschile Jan, molto comune."Ukolébavka" (Ninna nanna) fu pubblicata nel 1633 ne ‘L'Informatorium della Scuola Infantile' di Johan Amos Comenius (1592 - 1670). Questo libro è probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni, nella famiglia. Comenius sottolineò, fra altre tematiche, la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia, riconoscendo il ruolo cruciale di queste melodie."Hajej můj andílku" (Angioletto mio) è una delle ninne nanne ceche più melodiose, raccolta inizialmente da Karel Jaromír Erben (1811-1870), scrittore romantico ceco, poeta e collezionista di canti popolari e fiabe cechi."Halí, dítě" (Fai la ninna, bambino) fu raccolta da František Bartoš (1837-1906), pedagogo ed etnografo che collezionò canti moravi, contribuendo alla conservazione di queste preziose espressioni culturali."Halaj, belaj, malučký" (Dormi, dormi, piccolo) proviene dalla Moravia orientale, dove il dialetto viene influenzato dallo slovacco. I canti popolari di questa zona sono simili a quelli slovacchi al di là del confine, evidenziando la continuità culturale.

Dolci Melodie dalla Danimarca:"Solen er så rød, mor" (Il sole è così rosso, mamma) è considerata dai danesi una ninna nanna classica, profondamente radicata nella memoria collettiva."Elefantens vuggevise" (La ninna nanna dell'elefante) è una delle ninne nanne più popolari ed è considerata un classico delle ninne nanne danesi. Il tema tratta degli animali esotici, e il contenuto ed il testo sono semplici e di facile comprensione per un bambino. Per rendere questa canzone politicamente corretta, negli anni novanta fu sostituita la parola "negerdukkedreng" (bambolotto negro) con "kokosnød" (noce di cocco), un esempio di come le tradizioni si evolvano. Il testo della canzone fu scritto nel 1948 dallo scrittore e poeta, Harald H."Godnatsang" (Canzone della buona notte) presenta testi e musica composti da Sigurd Barrett (1967), pianista, compositore e conduttore di un programma televisivo per bambini, in Danimarca, assieme a un suo collega, il musicista Steen Nikolaj Hansen. Sigurd di solito canta questa canzone alla fine del suo programma per bambini, stabilendo un rito serale. Questa ninna nanna presenta un tema riguardante il sonno."Mues sang få Hansemand" (La canzone della mamma per il piccolo Hans) proviene dalla zona meridionale dello Jutland, è molto antica e non si conosce l'anno in cui fu composta. Non è però molto conosciuta in tutta la Danimarca e questo si deve probabilmente al fatto che fu scritta nel dialetto dello Jutland, sottolineando l'importanza delle varianti regionali."Jeg vil tælle stjernerne" (Conterò le stelle) fu scritta nel 1951 dal famoso poeta e scrittore danese, Halfdan Rasmussen (1915-2002). La musica di questa ninna nanna fu composta da Hans Dalgaard (1919 - 81), unendo poesia e melodia in un'opera senza tempo.

Le Ninne Nanne Anglosassoni:"Lavender's blue" (La lavanda è blu) è una canzone tradizionale usata come ninna nanna. Non si sa quando fu scritta o da chi, ma risale almeno al XVII secolo. Come molte ninne nanne, anche questa probabilmente è stata tramandata da una generazione all'altra ed ha subito modifiche nel tempo, dimostrando la sua resilienza culturale."By Baby Bunting" (Ciao, bimbo ‘fagottino’). Nell'inglese antico, le ninne nanne erano chiamate Byssinge ed il prefisso by significava sonnellino. Questa gioiosa canzoncina è tanto antica quanto le filastrocche inglesi. Le madri inglesi l'hanno cantata ai loro bambini e risulta familiare ovunque si parli la lingua inglese. La melodia è giunta fino ai nostri giorni senza variazioni. Come nelle ninne nanne di altri luoghi, la promessa di una ricompensa per un buon comportamento viene presentata al bambino. Nell'inglese odierno, la parola "bunting" potrebbe riferirsi a un tipo di uccello oppure a un panno soffice e spesso, arricchendo il suo significato."Hush, little baby" (Ninna, nanna, piccolino) è un'altra ninna nanna tradizionale e non sappiamo chi compose la musica o chi scrisse le parole. Si suppone che abbia origine nel Nord America, poiché il tipo di uccello menzionato nella canzone, il tordo beffeggiatore, si trova nel continente americano, suggerendo un'origine geografica specifica."Twinkle twinkle little star" (Brilla brilla stellina) è una delle più popolari filastrocche inglesi e combina la melodia di una canzone francese del 1761, "Ah! Vous dirai-je, Maman", con la poesia inglese "The Star" di Jane Taylor. La poesia, con strofe composte di coppie di versi in rima, fu pubblicata nel 1806 in "Rhymes for the Nursery", una raccolta di poesie di Jane Taylor e di sua sorella Ann. Il testo contiene cinque stanze, sebbene soltanto la prima è largamente conosciuta. Mozart scrisse dodici variazioni su "Twinkle, Twinkle, Little star", catalogate come Variazioni su "Ah! Vous dirai-je, Maman", elevando questa semplice melodia a oggetto di studio musicale.

La Ninna Nanna delle Highlands Scozzesi:La "Scottish Lullaby" è una melodia tradizionale proveniente dai fieri clan delle Highlands (regioni montagnose) scozzesi. Soltanto l'aria "Cdul gu lo" (Dormi fino all'alba) e non i versi originali scozzesi furono usati quando venne presentata una drammatizzazione di "Guy Mannering" di Sir Walter Scott. La storia delle Highlands e delle interminabili battaglie con cui i clan potevano preservare la loro sofferta indipendenza contro le schiaccianti disparità, sono evocate in questo primo canto per l'infanzia. Il sogno concerne lo squillo di tromba e l'ideale è il coraggio, infondendo nei bambini sin da piccoli il senso della loro eredità eroica.

Dal Mediterraneo: Ninne Nanne Greche:"Νάνι μού το νάνι νάνι" (Ninna, mio caro, ninna, nanna) proviene dall'isola di Calimno, una delle isole del Dodecaneso, situata a Sud-Est dell'Egeo. Quest'isola combina la bellezza delle montagne, l'aroma dell'origano e del timo con le acque cristalline. In questa ninna nanna, in particolare, le parole sono influenzate dalla bellezza della natura. Calimno è anche famosa per le spugne e la produzione dell'olio d'oliva, il che spiega perché nella ninna nanna vengono menzionati gli ulivi ed il sole, elementi essenziali per gli abitanti di Calimno. Oltre alle parole ‘nani-nanì’, abbiamo qui anche il suono ‘e e è’ che è molto popolare e comune nelle ninne nanne greche."Νάνι νάνι το παιδί μου" (Ninna, nanna, bambino mio). La montuosa Kastoria, città greca situata nella Macedonia Occidentale, è il luogo di origine di questa ninna nanna. A Castoria vi sono molte aree coltivate e la regione è famosa specialmente per i vigneti, che non a caso sono citati nella ninna nanna. Vi sono anche molti allevamenti di bestiame e questo spiega i riferimenti all'agnello, alla capra e all'ovile. Un altro interessante elemento di questa composizione è l'uso di diminutivi, per esempio pecorella, capretta, ecc., che aggiungono un tocco di tenerezza."Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" (Sonno, che prendi i piccoli). Questa ninna nanna, originariamente creata nell'isola di Tasso (Egeo settentrionale), si ascolta in tutta la Grecia con numerose variazioni. L'elemento del ‘Sonno’ (‘Ύπνος’) è centrale. In molte ninne nanne greche ci si rivolge al Sonno al quale gentilmente si richiede di prendere il bambino nelle sue braccia e di aiutarlo ad addormentarsi. Secondo la mitologia greca, ‘Ύπνος’ era il dio del sonno. In questa ninna nanna si menzionano l'Est e l'Ovest ad indicare la vastità del mondo, un'ampiezza di orizzonti infusa sin dall'infanzia."Ύπνε μου, επάρε μού το" (Sonno caro, ti passo il mio bambino). Questa ninna nanna nasce nell'Italia meridionale. Popolazioni di lingua greca hanno abitato quella parte dell'Italia fin dall'VIII secolo a.C., quando le prime colonie greche si stabilirono nelle regioni del Salento, in Calabria, a Taranto e a Metaponto. Queste aree hanno una vasta produzione di rose e forse per questo, nella ninna nanna, troviamo il riferimento alle rose ed al loro assortimento, unendo la natura circostante al canto."Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά" (Il sole dorme sulle montagne). Questa ninna nanna, di tradizione greca, ebbe origine nell'isola di Egina, situata vicino alla città di Atene. Passata all'isola di Cipro, fu trasformata nel dialetto cipriota e vi si aggiunsero alcuni versi. La ninna nanna greca originale era formata soltanto dalla prima stanza. Non vi sono informazioni circa l'anno in cui fu creata o su chi abbia composto le rime e la musica. La ninna nanna parla del momento del tramonto, quando il sole e la pernice dormono ed anche i bambini dovrebbero dormire. La madre culla il suo bambino cercando di farlo addormentare. Bisogna parlare al bambino a bassa voce, per non svegliarlo, enfatizzando la delicatezza del momento.

Canti di Nanna dalla Romania:"Culcă-te, puiuţ micuţ" (Addormentati, piccino mio) è un'antica ninna nanna della Romania occidentale e centrale (Cluj, Bihor, Năsăud), cantata ancora dalle donne che vivono in campagna e se ne possono ascoltare diverse versioni. Viene anche menzionata nei testi scolastici nella versione cantata da Maria Tănase (1913-1963), una famosa cantante folk rumena che contribuì grandemente a far conoscere la musica popolare rumena all'estero."Nani, nani, puişor" (Ninna, nanna dolce piccolino mio) è usata in tutte le regioni della Romania. Inizia con le tipiche parole che inducono al sonno: "nani, nani". La madre si augura che il bambino dorma a lungo, fino a mezzogiorno del dì seguente. In rumeno, la parola domani corrisponde a mâine, ma nella ninna nanna si può ascoltare un'antica variante, mâni, conservando la storia linguistica."Culcă-mi-te mititel" (Vai a dormire come un bimbo piccolino). Il titolo di questa ninna nanna è dato dal terzo verso della prima stanza invece che dal primo, poiché la quarta ninna nanna di questa selezione comincia con le stesse parole e si è voluto riservare a quest'ultima il titolo tratto dal primo verso. Culcă-Mi-Te Mititel è un antico canto per cullare i bambini, proveniente dalla regione della Montenia (Romania meridionale). La madre desidera che il suo bambino cresca e sia in grado di badare a pecore, agnelli ed anatroccoli nei campi. In campagna, i bambini giocano sempre con piccoli animali e fiori e, quando diventano un po' più grandi, continuano a prendersene cura, connettendo il sonno ai sogni di futuro e responsabilità."Nani, nani, puiù mamii" (Ninna, nanna, il bambino della mamma) è un'altra ninna nanna molto antica, nata nelle regioni meridionali della Romania, in Oltenia. È breve e ripete specifiche parole per indurre il bambino alla quiete e al sonno: "nani" è una parola tipica delle ninne nanne; "maică/maichii" significa mamma mia/della mamma. In rumeno è comune rivolgersi ai bambini con le parole della mamma, per dimostrare affetto, rafforzando il legame materno."Haia, haia, mică baia" (Haia, haia, il bagnetto) inizia con le parole "haia, haia" che suggeriscono l'atto del cullare o del mettersi a giocare. Il tema principale della ninna nanna è la ripetizione del numero ventuno. In rumeno, il numero venti si dice "douăzeci", ma nella ninna nanna si può ascoltare "douăzăşi", il modo in cui si pronuncia nella regione del Banato, un dettaglio fonetico che ne evidenzia l'autenticità regionale.

Ninne Nanne della Turchia:"Uyusun da büyüsün" (Che il mio bambino cresca mentre dorme) è inclusa nella categoria più estesa delle ninne nanne turche, quelle che esprimono auguri e desideri. In queste ninne nanne perlopiù è espresso il desiderio che il bambino si addormenti. Generalmente, esprimono ciò che la madre desidera per la sua bambina o per il suo bambino, inclusi benefici materiali come giocattoli, vestiti, cibi e bevande. Nella prima strofa di questa ninna nanna, la madre esprime il desiderio che la sua bambina cresca sana. È usata, inoltre, l'espressione onomatopeica "tıpısh tıpısh", per rendere il suono dei passi della bambina. Nella seconda strofa, la madre descrive le mani e le braccia della sua piccola decorate con l'henna. Una volta era molto comune per i turchi applicare l'henna sulle mani delle bambine in segno di benedizione, collegando il canto a tradizioni culturali profonde."Babanın Ninnisi" (Ninna nanna del papà) è una ninna nanna moderna composta da Özge İlayda, indicando una continuità e un'evoluzione anche nella contemporaneità."Dandini Dandini Dastana". Quasi tutti in Turchia conoscono la prima strofa di questa ninna nanna. È possibile cantarla con variazioni del primo verso o di quelli successivi. A prima vista, il verso iniziale può sembrare strano, in quanto il suo contenuto è piuttosto estraneo ai concetti che si hanno del mondo del bambino o della ninna nanna. Secondo alcune fonti (Karabaş, 1999:62), tuttavia, il significato è metaforico: "dana" (vitello) rappresenta il figlio, "bostan" (orto) è la vita, "bostancı" (giardiniere) sta per il padre e "lahana" (cavolo) rappresenta una ragazza che la madre del ragazzo non approva. Invoca il nome di Dio e chiede che lo tenga lontano dal malocchio, inserendo un elemento spirituale. Elogiare la bellezza del bambino o della bambina è un tratto molto comune nelle ninne nanne turche. La madre usa diverse similitudini e paragona le labbra della sua bambina alle ciliegie, e le sopracciglia alla luna crescente o a una piuma. Per la madre, il suo bambino è più bello che qualsiasi altra cosa, perfino degli angeli, esprimendo un amore incondizionato."Sen bir güzel meleksin" (Sei un magnifico angelo) è anch'essa una ninna nanna che esalta la bellezza del bambino.

Mappa delle ninne nanne europee

Ninne Nanne nell'Arte e nella Vita: Le Riflessioni di Patti Smith

La risonanza delle ninne nanne si estende ben oltre il contesto domestico e tradizionale, toccando la sfera artistica e le riflessioni personali di figure di spicco, come la poetessa e musicista Patti Smith. Icona punk e cavaliere delle arti delle lettere di Francia, eletta al Rock and Roll Hall of Fame oltreché vincitrice del National Book Award, Patti Smith, che ha partecipato al concerto di Natale del Vaticano ed è candidata ad un Golden Globe per "Mercy Is", la canzone scritta per Noah, il film di Darren Aronofsky, offre una prospettiva unica.

È vero che la prima notorietà l’ha avuta all’epoca del punk, anche se come poeta aveva iniziato a scrivere già nel 1970. Nel ‘75 ha registrato "Horses" e in qualche modo si è trovata a far parte di quel movimento. Eppoi ha sempre avuto un lato «ruvido», le veniva naturale magari sfondare un amplificatore con un calcio o fare un sacco di rumore con la chitarra. Non rinnega niente della musica che ha scritto allora. Allo stesso tempo, è del tutto naturale che oggi abbia cantato una ninna nanna in un film. Intanto perché ha sempre adorato il cinema, poi perché sua madre gliele cantava sempre quand’era bambina. È cresciuta in una casa di Testimoni di Geova, una religione molto biblica, quindi la storia biblica che racconta il film le è molto familiare. Comunque, se le fosse stato chiesto nel 1975 l’avrebbe fatto con lo stesso impegno di oggi. Forse qualcuno lo troverà contraddittorio pensando a alcune sue canzoni più aggressive di allora, che però erano provocatorie più per le domande che ponevano. E questo non ha mai smesso di farlo. Faceva domande a sei anni e a dodici, nel 1975 e oggi. Continua a fare domande su tutto, sul governo, sulle corporation, sulla spiritualità.

Forse alcuni hanno dimenticato che è stata la seconda volta per lei al concerto di Natale in Vaticano. Anche l’anno scorso ha partecipato al concerto cantando "Oh Holy Night" con l’orchestra vaticana, e poi le hanno chiesto di suonare "Because the Night" che in Italia è sempre molto popolare. Molti dei cardinali hanno apprezzato la performance tanto da invitarla nuovamente. Il papa non c’era ma ha avuto modo di incontrarlo due volte. Crede che stia cercando di spingere per realizzare riforme importanti, e non è facile come non lo sarebbe per qualunque capo di stato. Lo ammira per come si veste, in modo umile, e perché ama stare in mezzo alla gente, non si siede sul trono come altri papi. Lei non è cattolica ma questo non importa. Non è nemmeno buddista ma non per questo non ammira il Dalai Lama. Cerca di seguire attentamente i nostri leader, politici e spirituali, e l’impatto che hanno sul nostro mondo. Il suo terzo album si intitolava "Easter" (Pasqua), il suo primo disco conteneva un’elegia per gli artisti che abbiamo perso, Jim Morrison e Jimi Hendrix, e sempre in "Easter" c’è un inno a Gesù Cristo, "Songs of Rescurrection". Ha dedicato una canzone del quarto album a papa Giovanni Paolo I. Gira un video su Youtube dove al Riot Fest di Chicago incita i giovani a «rimanere rivoluzionari».

Ai giovani cerca sempre di dire che devono giudicare sé stessi rispetto al valore delle proprie azioni, anche le più semplici, e non misurarsi sui beni materiali o sulle opinioni che riguardo a loro esprimono i social media. È sinceramente preoccupata per i ragazzi in questa cultura che esercita pressioni così forti, materiali, visive, sul modo di apparire. E dice sempre loro di essere sé stessi, di rimanere attenti ai grandi temi come quello dell’ambiente che oggi è probabilmente il più serio per il nostro pianeta. Ci sono gli attivisti ma si può aiutare semplicemente con la raccolta differenziata o consumando solo ciò di cui si ha davvero bisogno.

È una madre, ha un figlio e una figlia e le stanno a cuore i diritti umani di tutti i figli e le figlie di questo mondo. Vorrebbe che «sentissero» la loro vita. Per questo chiede sempre loro di posare i loro telefonini e sentire il sangue che pulsa nelle loro vene, gli impulsi creativi, lo spirito, il cuore e la mente. Ha scritto il libro "Just Kids" perché il giorno prima di morire Robert Mapplethorpe le chiese di raccontare la loro storia. Lui è morto di Aids il 9 marzo del 1989, era il suo amico, collaboratore e il suo amore quando erano giovani. A quei tempi, nei giorni più difficili, o quando non avevano un centesimo in tasca, lui le chiedeva di narrargli la loro storia. Così, quando le ha chiesto di farlo un’ultima volta, ha capito subito cosa intendeva anche se non aveva mai scritto un libro prima.

Ad essere sincera, ultimamente ascolta molta opera, più Puccini, Verdi e Wagner che musica contemporanea. Ma sa bene che ci sono un sacco di ragazzi di talento, Lorde ad esempio o Adele. Poi le piace quello che fanno le ragazze di Pussy Riot perché è sempre a favore dei giovani che usano la militanza nell’arte, ma in fondo anche di chi semplicemente canta una bella canzone, come Rihanna - la sua versione di "Stay" l’avrà ascoltata cento volte.

È una domanda che si è posta tutta la vita. Nel 1979 stava riscuotendo abbastanza successo soprattutto in Europa, e ha abbandonato la vita pubblica per sposarsi e fare dei figli, scrivere e continuare gli studi. Senza presunzione vorrebbe dire che si è sempre considerata un’artista, e quindi la cosa principale per lei è sempre stata la qualità del suo lavoro. Mentirebbe se dicesse che non fa piacere ricevere dei riconoscimenti come il National Book Award o l’Ordine francese per le arti. È bellissimo, emozionante, non è mai distaccata a questo riguardo ma solo se crede che il lavoro lo meriti.

Crede che se una persona ha la fortuna di vivere a lungo è inevitabile che le sue idee si evolvano, quelle sull’amore come quelle sulla preghiera, su Dio e sulla famiglia. Quando era giovane non vedeva l’ora di scappare dai suoi genitori, ora che non ci sono più le mancano tremendamente. Il suo amore ingigantisce tutte le cose che le hanno insegnato. E con l’età, e oggi da madre lei stessa, capisce l’amore di sua madre che all’epoca le pareva così soffocante. È stata fortunata; nella sua vita ha conosciuto l’amore, quello giovanile con Robert, quello di suo marito che è stato l’amore della sua vita e che continua ad amare anche vent’anni dopo la sua morte. E poi l’amore per Dio e gli insegnamenti di Cristo, tutto ciò è una costante che nella sua vita continua ad evolversi. Una delle cose che le piacciono dell’invecchiare è che l’età aumenta la nostra capacità per la compassione. A volte le sembra che ci mettiamo anni e anni per apprendere le cose più fondamentali. Come dice Garance a Baptiste in "Amanti Perduti" (Les Enfants du paradis): «L’amore è così semplice». In un certo senso basta avere per il prossimo lo stesso riguardo che si ha per sé stessi. Poi se ci prendiamo cura di noi stessi e viviamo a lungo accadono le cose più meravigliose. La sua testimonianza sottolinea come le ninne nanne, in quanto espressione di amore e cura, siano un filo conduttore che unisce generazioni e culture, plasmando l'individuo e la sua percezione del mondo.

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