Il tema dell’infanzia, intesa non solo come fascia d’età ma come parametro fondamentale per la pianificazione urbana e il benessere sociale, ha radici profonde e ramificazioni multidisciplinari. Dalla nascita di grandi organizzazioni di solidarietà internazionale alla progettazione di spazi urbani a misura di bambino, il concetto di "paese" o "città dei bambini" rappresenta una sfida civile, pedagogica e politica. Esplorare l’origine e l’evoluzione di tali progetti significa immergersi in una storia fatta di iniziative solidali, rivendicazioni di diritti e visioni innovative che mettono al centro la persona, partendo dalle necessità dei più piccoli.

Le radici della solidarietà: la nascita di Mission Bambini
La storia del sostegno all'infanzia organizzato in Italia trova uno dei suoi pilastri in "Mission Bambini", nata a Milano il 18 gennaio, originariamente con il nome di “Aiutare i Bambini”. Il progetto nacque su iniziativa dell’Ing. L’impegno iniziale fu rivolto oltreoceano, con il primo progetto sostenuto in Brasile: un asilo capace di accogliere 100 bambini.
Nel tempo, l’attenzione si è spostata anche sul territorio nazionale. La Fondazione ha avviato o potenziato più di 100 asili nido e spazi gioco su tutto il territorio, grazie al progetto “Un nido per ogni bambino”. Successivamente, attraverso lo strumento delle adozioni in vicinanza, la Fondazione ha reso tali servizi accessibili anche ai bambini più fragili. Un momento chiave nella storia dell’ente è legato al record di raccolta fondi tramite sms solidale, che ha permesso di donare 364.283 euro a sostegno del programma "Cuore di bimbi". L’impegno si è consolidato con l’evento nazionale “Babbo Natale per un giorno”, tenutosi per la prima volta nel fine settimana del 3 e 4 dicembre. L’iniziativa è diventata un appuntamento fisso nel corso degli anni, coinvolgendo numerosi volontari e catene commerciali come Prénatal e Chicco, espandendosi anche a periodi autunnali e primaverili.
La rete sociale: il caso di "Casina dei Bimbi" e il Laboratorio Aperto
Il benessere infantile si intreccia spesso con la gestione delle fragilità familiari. Claudia Nasi è la presidente dell’associazione “Casina dei Bimbi”, che dal 2001 opera sul territorio reggiano in collaborazione con ospedali e servizi sociali. L’associazione si occupa principalmente del benessere dei bambini che si trovano momentaneamente ad abitare gli ospedali. Da tre anni l’Associazione “Casina dei Bimbi” ha trovato sede e alleanze nel Laboratorio Aperto.
«L’incontro con il Laboratorio Aperto» racconta Claudia «è avvenuto nel momento in cui andando a casa dei bambini abbiamo incontrato i fratelli “sani” e abbiamo capito che dovevamo prenderci cura anche di loro, ma più che a casa ci serviva un altro luogo, diverso». Negli spazi del Laboratorio Aperto, Casina dei Bimbi si occupa dei fratelli, quei bambini sani che vivono momentaneamente situazioni di difficoltà in casa, o che hanno bisogno di un sostegno o supporto che l’associazione eroga attraverso diverse attività, tra cui lo storytelling e la Game Therapy. Il Laboratorio Aperto viene descritto da Claudia come un posto magico, capace di far incontrare tantissime realtà, intrecciando competenze e facendo rete.
L'importanza del gioco
Pedagogia dello spazio: osservare e costruire il "Paese"
Per comprendere il vissuto infantile, è essenziale partire dall'osservazione diretta. Le famiglie vivono nelle case; per questo, invitare i bambini a disegnare la propria casa è un esercizio pedagogico significativo. Quando si cerca di spiegare ai piccoli il ruolo del sindaco, si ricorre spesso a metafore semplici: il "papà di tutti gli abitanti del paese". È necessario che i bambini operino concretamente, uscendo a osservare l’ambiente circostante nei suoi aspetti più noti.
Alcuni bambini racconteranno della loro esperienza riguardo al fiume del loro paese quando sono andati con i genitori a fare un pic-nic. Altri diranno che non lo sanno. Tra le attività educative suggerite, vi è quella di disegnare su cartoncini oggetti, alberi o animali tipici del proprio ambiente di vita, per poi collocarli in una scatola o su una mappa condivisa. Dipingere il castello del proprio paese o costruire il giardinetto pubblico con materiali poveri, come il polistirolo, aiuta i bambini a comprendere che lo spazio urbano appartiene a tutti e, di conseguenza, richiede il rispetto di regole condivise: giocare senza disturbare e permettere a tutti di utilizzare le strutture, come altalene o scivoli.
Verso una città a misura di bambino: il modello di Fano
Il progetto «La città dei bambini» nasce a Fano (PU) nel 1991, da un’idea di Francesco Tonucci, con un preciso intento politico: promuovere il cambiamento del parametro di governo della città, assumendo il bambino al posto dell’adulto lavoratore che si sposta in automobile. La letteratura scientifica (psicologica, sociologica, urbanistica) evidenzia come la logica di differenziazione e specializzazione degli spazi abbia frammentato la città, facendole perdere la sua natura di luogo di incontro.
In questa dimensione pensata per l’adulto, l’automobile diventa protagonista, occupando spazi pubblici e rendendo l’ambiente urbano percepito come pericoloso. Eppure, la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia (ratificata dall’Italia con Legge n.176/1991) riconosce al bambino il diritto al gioco (Art. 31) e a un livello di vita che consenta il suo sviluppo fisico, mentale e spirituale. I bambini devono assumere un ruolo attivo: essi sono "competenti", pronti a comunicare e capaci di interpretare i bisogni ambientali sin dalla nascita. Coinvolgere i bambini nel governo della città significa invertire la rotta, privilegiando i pedoni e rafforzando il tessuto sociale.

Nuove istanze territoriali: l'esempio di Pavia
La richiesta di spazi protetti non è solo teorica, ma nasce da esigenze quotidiane. A Pavia, ad esempio, sono circa 600 le famiglie che chiedono uno spazio giochi pubblico al coperto per i 6mila bimbi sotto i 10 anni. Le motivazioni sono pratiche: durante l'inverno, e spesso anche in estate, non è possibile frequentare i parchi all'aperto.
Una petizione lanciata da Egiziano Di Leo e Stefania Carino ha raccolto oltre mille firme in tempi rapidi. Il progetto, discusso con gli assessori all'istruzione e all'urbanistica di Pavia, si basa su dati concreti: le famiglie sognano laboratori, attività, e la possibilità di scambiare vestiti, libri e giochi in un ambiente protetto. È stata stimata una frequenza di 1.160 ingressi settimanali, dimostrando che, quando i cittadini vengono ascoltati, la loro capacità progettuale è una risorsa preziosa per il Comune. Il gruppo di lavoro di Pavia ha anche mappato i servizi a misura di bimbo già esistenti, ricevendo oltre 400 disegni dai bambini, che esprimono il loro desiderio di spazi dove poter crescere e socializzare.
Visioni distopiche e realtà sociale: il "Paese dei bambini in prestito"
Non mancano, nel panorama culturale italiano, riflessioni che utilizzano la distopia per analizzare il tema. Il romanzo di Marco Zaves, Il Paese dei bambini in prestito, narra di una realtà in cui, per legge, i figli non vengono allevati dalle famiglie ma dall'Ente, che adotta metodi rigidi e spietati. L'opera, attraverso le vicende del protagonista Chris, pone interrogativi su temi universali come la libertà, il conformismo, la vita e la morte.
Questo tipo di narrazione, pur essendo di finzione, riflette l’importanza del ruolo della famiglia e dell'ambiente educativo, concetti che troviamo anche nelle iniziative reali di associazioni come la LCBC. Quest'ultima opera in aree soggette a criticità legate all’abbandono, accompagnando i ragazzi dai 7 ai 18 anni. La forza del progetto risiede nell'adattarsi a luoghi, culture e storie di vita diverse, mettendo le persone al centro come risorsa principale. Allontanare l’idea che una cultura possa prevalere su altre è un principio cardine: ognuna ha le proprie meraviglie e criticità, e l'obiettivo è creare percorsi di crescita che permettano ai ragazzi di superare le strade più ripide e tortuose della vita.
Una crescita comune: l'inclusione come motore del cambiamento
La costruzione di un "paese dei bimbi" - sia esso inteso come spazio fisico, ludico o come approccio politico alla gestione urbana - passa inevitabilmente attraverso l'ascolto. La vera risorsa non sono le armi o il denaro, ma le persone. Quando i genitori, dismessi i panni dei lavoratori, diventano attivisti per una città più vivibile, stanno di fatto ridisegnando il patto sociale.
L’auspicio, espresso chiaramente dagli operatori e dai volontari che si dedicano all’infanzia, è quello di riuscire a fare rete sempre di più. Che si tratti di storytelling, di game therapy, di progettazione partecipata di un parchetto coperto o di ripensare il traffico urbano in ottica di pedonalizzazione, il fine resta unico: lasciare che i bambini siano bambini. Una città che sa prendersi cura dei propri piccoli è, per definizione, una città più bella e vivibile per tutti gli abitanti, indipendentemente dalla loro età. Questo processo di umanizzazione dello spazio, che attinge alle esperienze locali ma si fonda sui diritti universali, rappresenta il futuro del vivere insieme.