Ricorrere ad una donatrice di ovuli è un passo necessario e sempre più frequente in molti trattamenti di riproduzione assistita, dato che con l’età diminuisce la riserva ovarica, così come la qualità degli ovuli. Se ti è stato consigliato, molto probabilmente, la notizia ti coglierà di sorpresa e non saprai come affrontare la situazione. L’esperienza del centro conta davvero tanto, perché avendo trattato tanti casi, tra i quali molti complessi, si ha una visione molto più ampia e una casistica di risultati. In questo modo, si prevedono più facilmente possibili problemi e si può reagire se i risultati non sono quelli previsti, così come consigliare la migliore opzione di trattamento per te.

La selezione della donatrice e il protocollo di "matching"
Nonostante la donatrice sia un elemento chiave, è possibile che non risponda bene al trattamento di stimolazione ovarica oppure che appaiano altri problemi durante il processo di fecondazione e/o l’evoluzione dell’embrione che possano ostacolare il raggiungimento di una gravidanza. Per questo motivo, oltre ai pro e ai contro così come il costo delle diverse opzioni, bisogna valutare le circostanze personali e il tempo che vorresti mettere per ottenere la gravidanza.
Il "matching" è un particolare protocollo che impiega un sofisticato sistema nel quale le cartelle cliniche di ogni donatrice includono fotografie, gruppo sanguigno e dati antropometrici al fine di individuare - in modo del tutto automatizzato - una corrispondenza fisica (ossia una somiglianza) tra la donatrice e la ricevente e/o il suo partner. Essendo le donazioni di gameti anonime, non sarà possibile per la coppia venire a conoscenza dell’identità della donatrice, ma è garantita la selezione di donatori con caratteristiche il più possibile compatibili con la coppia, talvolta supportata da sistemi di scanner facciale.
Ovobank (ITA) | Studi genetici
Nel nostro centro sottoponiamo tutte le donatrici a uno studio molto completo per confermare il loro buono stato di salute, il cui comprende: valutazione psicologica, analisi ormonale e ecografia, esame ginecologico (valutazione fisica, revisione della storia clinica personale e familiare, citologia e test di clamidia) così come un’elettrocardiogramma. Viene anche eseguita un’analisi completa, che comprende emogramma, test sierologici (che permettono di rilevare la presenza di HIV, epatite B e C e sifilide) uno studio cromosomico per verificare l’assenza di problemi nel cariotipo che possano avere effetti negativi sulla fertilità o sulla prole.
Il vantaggio strategico della blastocisti
Il transfer o trasferimento embrionario è il momento cruciale della Fecondazione in Vitro (FIVET). Il trasferimento allo stadio di blastocisti - ovvero l’embrione arrivato al quinto o sesto giorno di sviluppo - permette di ridurre il numero di embrioni da trasferire. Lo stadio di blastocisti è quel momento embrionale, previo e necessario, per poter impiantare l’embrione nell’utero. A circa 5-6 giorni di sviluppo, l’embrione attiva un meccanismo di divisione cellulare che lo rende pronto per collocarsi nell’endometrio. Durante questa fase si arriva infine allo stadio in cui l’embrione mostra una ben visibile massa cellulare nella parte interna e il trofoblasto, ovvero la futura placenta nella zona esterna.

I nostri programmi di fecondazione assistita si basano spesso sul trasferimento di un singolo embrione allo stadio di blastocisti, per minimizzare il rischio di insorgenza di gravidanze multiple. Il trasferimento allo stadio di blastocisti in quinta o sesta giornata assicura la selezione di embrioni con il massimo potenziale e la massima capacità d’impianto, una migliore comunicazione endometrio-embrionale, scegliendo solo embrioni attivati dal genoma e un minor tasso di aborto involontario. Statisticamente, il 95,6% dei nostri cicli di scongelamento ovocitario si conclude con l’ottenimento di almeno una blastocisti da trasferire.
L'impatto dell'epigenetica e il legame materno
Il fatto di non contribuire con parte della genetica materna può portare a chiedersi come sarà il tuo futuro figlio, quale sarà il tuo contributo e cosa erediterà. È qui che l’epigenetica svolge un ruolo importante, poiché non riguarda solo i geni in sé, ma anche il modo in cui questi geni vengono espressi in base alle influenze ambientali e culturali a cui sono sottoposti. Epigenetica significa letteralmente "essere al di sopra del genoma".
Esistono marcatori epigenetici molto importanti nelle prime fasi dello sviluppo umano, come la gravidanza e l'infanzia. A ciò si aggiunge l'influenza della famiglia e, in particolare, il legame materno. Nel corso della vita del vostro bambino, molti fattori plasmeranno il suo aspetto, il suo carattere e i suoi valori. Farete parte di ognuna di queste fasi e il bambino vi assomiglierà in molti modi. L'età, come l'obesità, il diabete o l'endometriosi, hanno un impatto sull'epigenetica degli ovociti; pertanto, l'utilizzo di ovociti giovani tramite donazione permette un "reset" biologico che favorisce una migliore espressione dei cromosomi durante lo sviluppo.
Gestione del percorso internazionale
Non è necessario andare all’estero in modo disorganizzato. Per le pazienti che non vivono nel paese dove risiede la clinica (ad esempio la Spagna), il trattamento di preparazione endometriale per l’ovodonazione può essere seguito nel proprio paese d’origine. Il processo si basa essenzialmente sull’assunzione di estrogeni e di progesterone. Nei giorni seguenti si monitora lo sviluppo embrionario e si programma l’embryo-transfer.
Le cliniche moderne dispongono di un reparto specializzato nell’assistenza ai pazienti internazionali che visiona i risultati delle ecografie e delle analisi affinché tutto sia pronto per il giorno del trasferimento, evitando così inutili viaggi e rendendo il trattamento il più sopportabile possibile. L’intero percorso di fecondazione eterologa con ovodonazione viene facilmente gestito anche dalle pazienti lontane: la continua assistenza offerta permette di monitorare efficacemente le donne in trattamento anche a distanza.
Diagnosi Genetica Preimpianto (DGP) e sicurezza
Il trasferimento di embrioni con PGD possiede una possibilità di impiantare significativamente superiore rispetto a quello senza PGD. La Diagnosi Genetica Preimpianto ci permette di studiare la genetica degli embrioni prima dell’impianto. Anche se le donatrici vengono selezionate da un punto di vista genetico con un corredo cromosomico normale, senza malattie genetiche, è sempre possibile eseguire questa diagnosi sulle blastocisti se la coppia lo richiede.
Inoltre, in gravidanza dopo la decima settimana, è possibile eseguire il test del DNA fetale sulla gravida tramite un semplice prelievo di sangue dal braccio. È importante sottolineare che, sebbene la gravidanza con ovodonazione comporti alcuni rischi aggiuntivi, i risultati sono estremamente bassi e paragonabili a quelli di una gravidanza spontanea. Il monitoraggio attento dello spessore endometriale, che deve avere uno spessore minimo di 7 mm, e l'utilizzo di tecniche avanzate come l'instillazione di plasma ricco di piastrine (PRP) nei casi di fallimenti d'impianto, rappresentano le frontiere attuali per massimizzare il successo clinico.
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