La televisione, una parola che ha completamente sostituito il precedente termine "radiovisione" in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale, è un fenomeno che ha plasmato profondamente la società moderna. Il termine stesso venne coniato dall'ingegnere russo Konstatin Perskij durante il primo congresso internazionale dell'elettricità tenutosi a Parigi il 25 agosto 1900. Da un punto di vista sociologico, la televisione si configura come uno dei mezzi di comunicazione di massa più diffusi, utilizzati e apprezzati al mondo, e naturalmente anche tra i più discussi. La sua storia è lunga e complessa, coprendo decenni di evoluzioni tecnologiche, culturali e sociali, che hanno trasformato radicalmente il modo in cui le persone accedono all'informazione, all'intrattenimento e alla cultura.
Le Radici Antiche: Prime Intuizioni e Dispositivi Meccanici
La storia della televisione non inizia con un singolo inventore o un momento preciso, ma è il risultato di una serie di scoperte e invenzioni che hanno avuto luogo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Il concetto fondamentale su cui si basa la trasmissione visiva è la persistenza delle immagini sulla retina umana, un principio già sfruttato dal cinema. L'idea era di rendere su uno schermo idoneo un'immagine elettronica scandita altrove da una telecamera e trasmessa via radio.
Fu nel 1884 che il tedesco Paul Nipkow inventò un dispositivo meccanico, il disco di Nipkow, che scansionava le immagini suddividendole in linee. Questo disco è considerato uno dei primi concetti fondamentali per la trasmissione visiva, un passo cruciale verso la realizzazione pratica della televisione. La ricerca in questo ambito iniziò seriamente nel 1877, quasi contemporaneamente, dopo che i fratelli Siemens proposero "l'occhio elettrico artificiale", basato sull'uso delle proprietà fotosensibili del selenio. Altri pionieri in questo periodo includevano Adriano de Paiva, Constantin Senlecq e George R. Carey, che esploravano parallelamente le possibilità della ripresa e trasmissione di immagini.

La disponibilità di meccanismi di amplificazione dei segnali elettrici permise a inventori come John Logie Baird di fare progressi significativi. Nel 1925, l'inventore britannico John Logie Baird riuscì a trasmettere immagini televisive in movimento usando un sistema elettromeccanico. Inizialmente, le immagini trasmesse erano silhouette, con solo la doppia tonalità di grigi. Tuttavia, il 2 ottobre dello stesso anno, Baird ottenne un risultato ancora più notevole, realizzando la trasmissione a distanza di immagini con una vasta gamma di grigi, quella che oggi conosciamo come televisione in bianco e nero. La trasmissione avvenne dal suo laboratorio alla stanza di fianco, riprendendo il viso di un giovane fattorino, William Taynton. La risoluzione verticale di queste prime immagini era di 30 linee e la frequenza delle immagini era di 5 immagini al secondo.
Baird non si fermò qui. Nel 1926, diede una nuova dimostrazione pubblica di televisione nel suo laboratorio di Londra ai membri della Royal Institution e alla stampa. L'anno successivo, nel 1927, riuscì a trasmettere la televisione da Londra a Glasgow attraverso una normale linea telefonica in cavo, coprendo una distanza di 705 km. Il 1928 fu un anno di traguardi eccezionali: Baird realizzò la prima trasmissione televisiva transoceanica, da Londra a New York, e sempre nello stesso anno riuscì a trasmettere le prime immagini a colori. La televisione sviluppata da Baird fu successivamente definita "elettromeccanica" perché sia l'apparecchio di ripresa delle immagini sia quello di visione si basavano sul disco di Nipkow. Questo la distingueva dalla "televisione elettronica", che sarebbe emersa negli anni successivi e che costituisce la base della tecnologia televisiva moderna.
L'Avvento della Televisione Elettronica e le Prime Trasmissioni Regolari
La vera svolta verso la televisione moderna, quella elettronica, avvenne con l'invenzione del tubo a raggi catodici. Il fisico tedesco Ferdinand Braun aveva inventato questo dispositivo nel 1897, ponendo le basi per la tecnologia che avrebbe dominato il settore per decenni. Fu negli Stati Uniti che la televisione elettronica iniziò a prendere forma concreta. Il 7 settembre 1927, l'inventore statunitense Philo Farnsworth realizzò per la prima volta la televisione elettronica nel proprio laboratorio a San Francisco. La sua invenzione iniziò a diffondersi negli Stati Uniti dal 1928 e in Europa l'anno successivo.

Negli anni '30, la televisione cominciava a diventare una realtà concreta, sebbene ancora limitata in termini di diffusione e qualità. Nel 1936, la BBC iniziò regolari trasmissioni televisive nel Regno Unito, diventando uno dei primi servizi di televisione pubblica al mondo. In occasione della XI Olimpiade di Berlino dello stesso anno, venne dato un impulso significativo alla visione di massa, mostrando il potenziale della televisione come strumento di diffusione di eventi su larga scala.
In Italia, la televisione fu sperimentata dal 1937 ma fu sostituita completamente dalla più avanzata televisione elettronica già nel 1939. La televisione elettromeccanica di Baird, pur essendo un precursore fondamentale, non si diffuse in Italia, venendo superata rapidamente dall'innovazione elettronica.
Il Dopoguerra: Il Boom della Televisione e la Nascita della RAI
Il grande boom della televisione, tuttavia, arrivò dopo la Seconda Guerra Mondiale. I progressi tecnologici accelerati dal conflitto e la conseguente riduzione dei costi di produzione resero la televisione accessibile a una popolazione molto più ampia. La televisione si trasformò rapidamente da un lusso per pochi a un elettrodomestico quasi indispensabile nelle case.
In Italia, dopo l'interruzione dovuta al conflitto bellico, la ripresa delle trasmissioni televisive avvenne ufficialmente il 3 gennaio 1954, ad opera della "Rai" Radiotelevisione Italiana. Questo evento segnò l'inizio della programmazione ufficiale della TV italiana e del secondo binario del servizio pubblico nazionale di broadcasting, destinato a primeggiare sulla radio e a influenzare profondamente la cultura italiana. Le maggiori trasmissioni dell'odierno programma inaugurale includevano la telecronaca dell'inaugurazione degli studi di Milano e dei trasmettitori di Torino e Roma. "Signore e signori, buon divertimento!" fu l'augurio che accompagnò l'inizio di questa nuova era.
Tuttavia, la data del 3 gennaio 1954 va considerata una convenzione. Al momento dell'inaugurazione, la televisione era ancora una faccenda per pochi: il segnale non copriva tutto il territorio nazionale, escludendo il sud e le isole. Solo la medio-alta borghesia delle grandi città poteva permettersi di acquistare i costosi apparecchi televisivi. Ci volle tempo perché il desiderio si diffondesse e l'apparecchio entrasse nelle case. Inizialmente, le persone si affollavano nei bar e nei cinema per assistere collettivamente a programmi popolari come "Lascia o raddoppia?".

La rapida diminuzione dei costi, il consolidamento dell'offerta e le nuove disponibilità economiche del boom economico italiano portarono a una diffusione capillare. Nel 1961, quando le reti Rai divennero due (l'odierna RAI 2 si affiancò alla prima rete, RAI Uno), la copertura nazionale era pressoché completa e la centralità della TV nella vita degli italiani era ormai conquistata. I primi programmi della RAI duravano quattro ore al giorno ed erano dedicati prevalentemente ai ragazzi e all'informazione. Solo nel 1957 la pubblicità fece il suo ingresso nella TV italiana, attraverso il celebre programma "Carosello", un format che presentava brevi filmati pubblicitari, spesso con personaggi iconici e storie memorabili, alla fine dei quali veniva nominato il prodotto reclamizzato. Programmi come il Carosello di Caballero e Carmencita per il caffè Paulista e quello con il personaggio di Calimero per i detersivi Ava divennero parte integrante della cultura popolare italiana. "A letto dopo Carosello" divenne un'espressione comune per indicare l'ora di andare a dormire per i bambini.
L'Evoluzione Tecnologica: Dal Bianco e Nero al Colore, dal Digitale allo Streaming
Lungo i suoi settant'anni di evoluzione, la televisione italiana è cambiata moltissimo. Le tecnologie si sono trasformate radicalmente: dall'immagine piccola e tremolante all'alta definizione in widescreen, dal bianco e nero al colore, dal canale unico a decine di emittenti analogiche e poi centinaia di reti digitali. Il mezzo di trasmissione si è evoluto dall'etere al satellite e alla fibra ottica, e il telecomando e il decoder hanno rivoluzionato l'interazione con l'apparecchio.
Negli anni sessanta, la tecnologia della televisione a colori iniziò a diffondersi ampiamente, ma in Italia questo avverrà compiutamente solo negli anni '70. Negli Stati Uniti, la CBS aveva trasmesso il primo programma a colori nel 1951, ma la diffusione su larga scala si realizzò solo nel decennio successivo. Le VII Olimpiadi invernali di Cortina d'Ampezzo nel 1956 furono le prime ad essere trasmesse in eurovisione, un importante passo verso la condivisione di eventi su scala internazionale.

Gli anni '70 e '80 segnarono un'altra importante trasformazione: la Rai rinunciò al suo monopolio, portando alla nascita di nuove reti televisive private e all'espansione dei palinsesti, con la nascita di canali specializzati e contenuti sempre più diversificati. Nel 1964, in California, era nata la prima pay-TV, anticipando un modello di fruizione a pagamento che si sarebbe poi diffuso globalmente.
Il 20 e 21 luglio 1969, l'uomo sbarcò sulla Luna. La trasmissione in diretta televisiva via satellite, "L'uomo sulla luna", trasmessa per 28 ore consecutive, fu seguita in mondovisione da oltre 500 milioni di persone, dimostrando il potere della televisione di unire il mondo di fronte a eventi epocali.
Gli anni '90 e il decennio successivo videro la tecnologia digitale iniziare a prendere piede. Il passaggio dalla televisione analogica a quella digitale migliorò significativamente la qualità del segnale e introdusse nuovi servizi. Nel 1990, venne fondata Telepiù S.p.A., seguita nel 1993 dalla fondazione di Stream S.p.A. da parte di Miro Allione. Nei primi anni '90, le emittenti "Tele+" e "Stream TV", seguite poi da "Sky Group", segnarono un'evoluzione nei servizi a pagamento, offrendo una vasta gamma di canali tematici. Nel 1998, iniziarono le trasmissioni di prova della televisione digitale terrestre, con il progressivo passaggio dal DTTV (Digital Terrestrial Television) all'Analog Switchoff (ASO) o Digital Switchover (DSO).
Il nuovo millennio ha visto l'esplosione di internet e dei servizi di streaming. Nel 2007 nacque Netflix, inizialmente come servizio di noleggio DVD online, per poi trasformarsi in un gigante dello streaming globale. I servizi di streaming on-demand come Amazon Prime Video, Disney+, e HBO Max stanno progressivamente sostituendo le emittenti tradizionali, offrendo una modalità di visione non lineare, personalizzata e accessibile globalmente. Questo cambiamento rappresenta una nuova rivoluzione nella fruizione televisiva, spostando il controllo dalla programmazione lineare degli editori alla scelta individuale dello spettatore.
Come Funziona la Televisione: Dalle Immagini Elettroniche alla Ricezione
Per comprendere appieno la televisione, è utile approfondire i suoi principi tecnici. Mentre per l'audio si poteva agevolmente usare la tecnologia della radio, per la ripresa, la trasmissione e la ricezione delle immagini dovevano essere studiate nuove forme tecniche. Il processo si basa sulla scansione delle immagini. La telecamera, ricalcata per le ottiche sulla cinepresa, analizzava elettronicamente brandelli infinitesimali dell'immagine inquadrata, usando un pennello elettronico di lettura che scandiva l'immagine per righe, da sinistra a destra. Questo processo componeva un pacchetto di dati del tipo "luce/buio" (analogo all'acceso/spento e poi allo 0/1 del sistema binario) e lo trasmetteva ordinatamente via radio.
Dall'altro lato, il ricevitore decodificava questi dati attraverso un altro pennello elettronico (di scrittura) che percorreva, sempre per righe alterne, lo schermo. Questo fascio di elettroni accendeva dei fosfori che, una volta "eccitati", emettevano luce, lasciando inerti quelli dove occorreva buio. Il fascio di elettroni veniva "guidato" da un campo elettromagnetico creato da bobine poste sul collo del tubo catodico. I tempi ridottissimi di scansione (25 fotogrammi al secondo) consentivano di rendere le immagini in sequenza a ritmi superiori a quelli del cinema, garantendo un'ottimale resa del movimento.
Per la trasmissione furono scelte gamme di frequenza che consentissero un'ampia portata di dati: le migliori risultarono infine quelle delle VHF (Very High Frequencies, frequenze da 30 a 300 MHz) e UHF (Ultra High Frequencies, frequenze da 300 MHz a 3,0 GHz). Per la ricezione si rese necessario dotare gli apparati riceventi di antenne complesse, capaci di raccogliere con sufficiente amplificazione le varie componenti del segnale.

Per ricevere la televisione è necessario un televisore, un apparecchio elettronico che visualizza i contenuti visivi, riproduce i contenuti sonori e, eventualmente, gestisce i servizi interattivi. Sommariamente, è composto dallo schermo (dispositivo di visualizzazione), uno o più altoparlanti (dispositivi per la riproduzione sonora), l'elettronica di funzionamento e il ricevitore. In alternativa al televisore si può usare un monitor, che riproduce contenuti visivi di tipo televisivo o di altro tipo (come quelli di un computer), ma che potrebbe non essere predisposto per la riproduzione sonora, richiedendo un impianto esterno. Inoltre, i monitor sono sprovvisti di ricevitore, ma sono disponibili ricevitori esterni.
Il ricevitore esterno per la televisione analogica è chiamato sintonizzatore o set-top box. Per la televisione digitale, è chiamato decoder (semplificazione di Integrated Receiver and Decoder, IRD) o set-top box. Tutti i moderni televisori sono dotati di connettori per collegare eventuali set-top box, anche se il televisore non è compatibile con gli standard televisivi desiderati. È anche possibile collegare al televisore altri apparecchi come videocamere, videoregistratori, lettori DVD, ecc. Un'altra alternativa al televisore è il videoproiettore, che proietta contenuti visivi su appositi teli.
Per la televisione terrestre e satellitare serve un'apposita antenna. Per la terrestre può essere sufficiente un'antenna di dimensioni ridotte, talvolta integrata nel televisore stesso. Entrambe sono ricevibili anche in movimento. Mentre per la terrestre sono possibili televisori palmari (anche integrati in smartphone), la televisione satellitare in movimento è possibile solo su mezzi mobili, poiché l'antenna richiede spazio e un certo ingombro. Un'antenna satellitare per mezzi mobili è più costosa di quelle fisse, dotata di meccanismi automatici di puntamento per mantenere il collegamento con il satellite geostazionario. Uno svantaggio della televisione satellitare è l'impossibilità di installare l'antenna all'interno di edifici a causa di ostacoli tra antenna e satellite. La televisione via cavo, invece, serve solo punti fissi, tipicamente abitativi.
Televisione Analogica vs. Digitale: Standard e Evoluzione
Da un punto di vista tecnico, la televisione è un'informazione elettronica che può essere rappresentata in due forme: analogica o digitale. La televisione analogica trasmetteva segnali continui, mentre la televisione digitale trasmette dati discreti (bit). Nella televisione analogica, solo la componente visiva era sempre rappresentata in forma analogica, mentre il suono poteva essere digitale. Nella televisione digitale, invece, ogni componente informativa (immagini, suono, servizi interattivi) è sempre in forma digitale.
Sia la rappresentazione analogica che quella digitale sono state usate per la televisione terrestre, via cavo e satellitare. Da un punto di vista tecnico, televisione analogica e digitale significano standard televisivi diversi. Lo standard televisivo è un "linguaggio" basato su regole tecniche rigorose che le apparecchiature devono seguire per essere interoperanti. Standard diversi implicano la necessità di apparecchi televisivi compatibili, rendendo auspicabile una limitazione della proliferazione di tali standard.
Dal punto di vista prestazionale, la televisione digitale offre funzionalità di servizi limitate solo dall'implementazione tecnologica. La televisione digitale offre indubbi vantaggi rispetto alla tecnologia TV analogica, inclusa una maggiore qualità di visione dei canali televisivi rispetto alla televisione digitale terrestre in alcune implementazioni. Per questo è in atto un progressivo e inarrestabile passaggio dalla televisione analogica alla televisione digitale.

Il Contenuto Televisivo: Dal Palinsesto Lineare all'Interattività
La televisione tradizionale o lineare segue un modello in cui un'emittente centralizzata diffonde il segnale da uno a molti, senza possibilità di intervento da parte dello spettatore. L'editore televisivo sceglie quali programmi fornire e a quale ora, stabilendo il palinsesto. Tutti gli utenti fruiscono degli stessi programmi nello stesso istante. L'unica interazione per lo spettatore è la scelta dell'emittente.
Con il progredire della tecnologia, in particolare quella digitale, sono emersi i primi servizi interattivi. Oggi, i moderni standard televisivi per la televisione digitale, come l'IPTV, non pongono limiti alle possibilità di interazione dell'utente, se non quelle dettate dalla creatività degli sviluppatori. Tra i servizi interattivi figurano:
- Teletext: Permette di fruire di contenuti testuali/semigrafici, come notizie, guide TV, informazioni di utilità sociale, annunci economici, orari e pubblicità.
- Video on Demand (VOD): Permette di fruire di un programma televisivo da un archivio, in qualsiasi momento su richiesta. La TV on demand supera i limiti della diffusione simultanea e dell'impossibilità di scegliere il programma, offrendo un'esperienza interattiva.
I contenuti visivi e sonori diffusi agli utenti sono i più vari, ma essenzialmente finalizzati a informare o intrattenere. Possono essere riprese della realtà, creazioni artificiali (cartoni animati, immagini digitali) o una combinazione delle due. La riproduzione in tempo reale di eventi in corso è definita "diretta" o "live". La singola produzione visiva e sonora diffusa è chiamata programma televisivo; l'insieme dei programmi di un'emittente è il palinsesto.
Le caratteristiche tecniche dei contenuti visivi e sonori variano a seconda dello standard. Tuttavia, alcune caratteristiche comuni includono immagini in movimento bidimensionali di forma rettangolare. Nei primi anni sono stati usati vari rapporti d'aspetto, mentre oggi sono diffusi i 4:3, 16:9 e 21:9. Le immagini in movimento sono ottenute visualizzando in rapida sequenza immagini fisse chiamate "frame" o "quadri". Grazie al fenomeno della persistenza della visione, se visualizzate a velocità sufficiente, sono percepite come movimento. I contenuti sonori possono essere mono, stereo o multicanale, e talvolta è disponibile più di un sonoro contemporaneamente, a scelta dell'utente.
La Televisione Italiana: Uno Specchio della Nazione
La televisione italiana si è intrecciata a doppio e triplo filo con le parallele evoluzioni culturali, sociali e politiche del Paese. Dal 3 gennaio 1954, la televisione italiana ha provato, e spesso è riuscita, a parlare a tutti, sincronizzando una comunità ampia e distante attorno a un nucleo condiviso. Inizialmente, serviva a intessere, mostrare e diffondere una lingua, una cultura e una sensibilità nazionali in un territorio da secoli frammentato e diviso.
La centralità del piccolo schermo nel sistema dei media nazionale e la sua pervasività sono rimaste pressoché stabili da quando l'apparecchio ha scalzato la radio dal salotto di casa. La forza della TV si ritrova ancora nelle etichette che la RAI degli anni Cinquanta aveva adottato per farla conoscere agli italiani: è "finestra sul mondo", strumento che consente di vedere gli eventi dispiegarsi nel momento in cui accadono, e "teatro familiare", opportunità di accedere a rappresentazioni e spettacoli senza uscire di casa, con la comodità e la ricchezza di un enorme cartellone culturale e di intrattenimento.
La natura profondamente popolare, larga e trasversale della televisione, definita "generalista", si rivolge a tutti, senza voler escludere nessuno. Questo la rende un mezzo compiutamente democratico, capace di mettere a contatto, nelle campagne, nei borghi sperduti, nei quartieri popolari e nelle periferie, la vita di tutti con gli aspetti più vari. Malgrado stereotipi e diffidenze, la televisione è stata ed è anche uno strumento formidabile per aiutarci a costruire una relazione con ciò che ci è distante, letteralmente e metaforicamente, e per metterci nei panni dell'altro.
I programmi, i generi, i volti del piccolo schermo sono cambiati nel tempo: quiz, inchieste, varietà, sceneggiati, rubriche, format, sitcom, soap opera, reality e talent show, programmi di cucina, factual, serie complesse, guilty pleasure. Nomi come Mario Riva, Corrado, Mina, Sandra e Raimondo, Pippo e Raffaella, Enzo Tortora, Santoro, Frizzi e Carlucci, Fiorello e De Filippi, Paolo Bonolis, Conti, Gerry Scotti e Amadeus sono entrati nell'immaginario collettivo.

La televisione italiana è stata specchio (fedele o deformante) di speranze e furori, collettore di ambizioni e ansie, anticipatore e amplificatore di eventi storici, dalla contestazione all'austerity, dal muro caduto a Mani pulite, dall'11 settembre al lockdown. Nel 1960, la TV si diffondeva rapidamente in cinquantasei paesi; un decennio più tardi, nel 1970, sarebbero stati ben 104.
Nel corso degli anni '60, la TV si è diffusa molto rapidamente. In quell'anno era diffusa in cinquantasei paesi, un numero che sarebbe quasi raddoppiato nel 1970, raggiungendo i 104 paesi. Con la sentenza n. [numero sentenza non specificato nel testo] del 1964, in California nasce la prima pay-TV, un modello di business che avrebbe poi segnato profondamente il futuro della distribuzione televisiva.
La televisione, nata da un'idea e diventata un mito, continua a evolversi, adattandosi alle nuove tecnologie e alle mutevoli esigenze del pubblico, ma mantenendo la sua essenza di mezzo di comunicazione di massa capace di informare, intrattenere e unire.
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