L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù: Un Secolo e Mezzo di Cura, Scienza e Umanità al Gianicolo e nel Mondo

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il più antico ospedale pediatrico d'Italia e il più grande policlinico e centro di ricerca pediatrico in Europa, rappresenta una pietra miliare nella storia della medicina infantile. La sua storia, lunga oltre 150 anni, è un intreccio di carità, innovazione scientifica e impegno umanitario, che lo ha reso un punto di riferimento non solo per Roma e l'Italia, ma per bambini provenienti da ogni parte del mondo. Nata da un gesto di generosità e da una visione illuminata, questa istituzione si è sviluppata costantemente, superando sfide e adattandosi ai tempi, senza mai perdere di vista la sua missione principale: offrire cura e assistenza ai bambini.

Ospedale Bambino Gesù Gianicolo panorama

La Nascita di Un Sogno: L'Ospedale Pediatrico Italiano

La genesi dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù affonda le sue radici nella Roma della seconda metà dell'Ottocento, in un periodo in cui la pediatria come disciplina autonoma era ancora agli albori. A metà del XIX secolo a Roma, come nel resto d'Italia, i piccoli malati venivano spesso ricoverati, senza attenzioni specifiche, nelle stesse corsie d'ospedale degli adulti. Questa situazione comportava un disagio significativo e inficiava la qualità e l'adeguatezza delle cure somministrate ai bambini.

Fu la nobile famiglia romana Salviati a percepire l'urgenza di un cambiamento radicale. In particolare, la duchessa Arabella Salviati, colpita dalla condizione di disagio in cui versavano i piccoli e poveri infermi della città, iniziò ad elaborare l'idea di fondare un ospedale dedicato esclusivamente ai bambini. Il suo progetto prendeva ispirazione dal modello dell'Hôpital des Enfants Malades di Parigi, che aveva aperto i battenti nel 1802, dimostrando la validità di una cura specialistica per l'età pediatrica. Il progetto fu immediatamente sostenuto dal marito, il duca Scipione Salviati. L'iniziativa fu ulteriormente incoraggiata dall'entusiasmo generoso dei figli della coppia, che in occasione del compleanno della madre, le regalarono il "dindarolo" con i loro risparmi - un salvadanaio ancora oggi conservato in una teca dell'ospedale - per destinarli al progetto. Questo gesto simbolico sottolinea come la storia dell'ospedale sia nata, in un certo senso, da un dono di bambini per altri bambini.

Per incentivare un’attiva partecipazione alla causa e sensibilizzare l'opinione pubblica e le influenti famiglie patrizie di Roma, la duchessa Arabella Fitz-James (cognome da nubile) preparò e diffuse un “Programma per la fondazione di un ospedale di fanciulli”. In questo documento si sottolineava l’impellenza di realizzare uno stabilimento adibito ai soli fanciulli da intitolare al Bambino Gesù. Insieme al programma, venne stilato anche un regolamento provvisorio sulla gestione dei piccoli pazienti, il quale precisava che sarebbero stati ammessi esclusivamente fanciulli di entrambi i sessi, nati o domiciliati a Roma, di età non inferiore ai quattro anni e non superiore ai dodici, affetti da malattie mediche e chirurgiche, fatta eccezione per le infermità croniche e contagiose.

Ottenuta la concessione dal pontefice, il primo nucleo ospedaliero poté aprire le porte. Il 19 marzo 1869, in una piccola stanza situata in via delle Zoccolette, una strada tra il Tevere e Torre Argentina, accanto all'orfanotrofio femminile dei Santi Crescenzio e Crescentino (noto come orfanotrofio delle Zoccolette per gli zoccoli di legno che indossavano le orfanelle), furono accolte le prime quattro bambine pazienti, tutte affette dalla medesima malattia: la scrofola, una variante della tubercolosi. La gestione e l'assistenza furono affidate alle suore Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli, che si occupavano della degenza dei piccoli malati e alle quali fu assegnato un appartamento separato da quello dei malati, ma attiguo ai medesimi e nello stesso edificio. Due medici, il dottor Pio Blasi e il dottor Alessandro Ceccarelli, furono tra i primi a curare i piccoli pazienti, rispettivamente nella sala medica e nella sala chirurgica aperte nel giro di un anno.

Fin dal principio, l'educazione religiosa dei piccoli pazienti ebbe un ruolo fondamentale. Veniva insegnato il catechismo, la sera si recitava il rosario e venivano celebrate le messe giornaliere e quelle nei giorni festivi, integrando la cura spirituale con quella fisica. Con l'apertura del nuovo ospedale, ogni bambino ebbe la sua cartella clinica, sulla quale venivano annotate dettagliatamente la temperatura, il polso, il respiro, la quantità e la qualità di feci e urine, segno di un approccio metodico e all'avanguardia per l'epoca.

Le richieste di ricovero erano in costante crescita, e nel luglio del 1870 iniziarono i lavori di ristrutturazione di uno stabile sempre sito in via delle Zoccolette per ampliare l'ospedale. La nuova sede, inaugurata ufficialmente il 6 marzo 1872, aveva una superficie di 400 m² e raggiunse una capienza di trentadue letti, disponendo anche di un ampio giardino per i degenti. La disposizione logistica dei locali sanitari era piuttosto all’avanguardia, prevedendo la separazione dei malati in base alla gravità e alla contagiosità della patologia, e spazi diversi riservati a pazienti, medici e chirurghi.

I primi anni di attività furono segnati anche da grandi emergenze nazionali che misero alla prova la capacità di risposta dell'ospedale. Ad esempio, il Bambino Gesù si distinse per l'accoglienza offerta ai bambini colpiti dal terremoto di Messina nel 1908 e, più tardi, dal terremoto di Avezzano del 1915, quando furono ospitati ben 420 bambini. Nel corso di quello stesso anno, l'ospedale ricevette per la prima volta la visita del Re Vittorio Emanuele. Due anni dopo, nel 1917, la regina Elena di Savoia donò la colonia estiva Villa Iolanda di Santa Marinella. Questa struttura, gestita dalla duchessa Maria Salviati, fu destinata alla cura dei bambini malati di tubercolosi ossea, aumentando la recettività dell'ospedale e potenziando le sue capacità di affrontare patologie particolari. Durante la Grande Guerra, l'ospedale affrontò difficili situazioni sanitarie, tra cui epidemie di meningite, vaiolo nero, difterite e colera, che misero a dura prova il personale. Al suo epilogo, l'epidemia di Spagnola nel 1918 vide oltre 300 bambini ricoverati in soli tre mesi, dall'ottobre al dicembre. Prima della storica donazione alla Santa Sede, furono già 33 mila i bambini ricoverati al Bambino Gesù, testimonianza del suo ruolo cruciale.

Il Trasferimento al Gianicolo e la Consolidazione

L'espansione e la crescita dell'ospedale in via delle Zoccolette, sebbene significative, si scontrarono presto con le mutate esigenze urbanistiche e sanitarie di Roma. Il numero sempre più elevato di bambini affetti da malattie contagiose, insieme alla crescente consapevolezza della necessità di ambienti più salubri e spaziosi, spinse le autorità a cercare una nuova sistemazione. La sistemazione originaria del nosocomio, inoltre, venne dichiarata pericolante a causa della vicinanza agli argini del Tevere, la cui costruzione era prevista dal nuovo piano urbanistico per preservare la neonata capitale del Regno d'Italia dalle inondazioni.

Fu così che, nel 1887, l'Ospedale si trasferì in una nuova sede, destinata a diventare iconica: l'antico convento di Sant'Onofrio, situato sul colle del Gianicolo, dove si trova tutt'ora la sede principale. Il Sindaco e il direttore dell'Ufficio Sanità di Roma misero a disposizione dell'ospedale dei locali nei pressi della chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo. Il Comune intervenne immediatamente, affittando all'amministrazione ospedaliera, per una somma irrisoria, una parte dell'antico convento di Sant'Onofrio. Anche il Consiglio provinciale concesse a sua volta l'uso di un terreno confinante con il convento. I lavori per adattare gli ambienti durarono due anni, ma l'attività non fu mai interrotta, garantendo continuità assistenziale.

Nonostante qualche problema iniziale di carattere economico e logistico/organizzativo, e anche di convivenza con i padri Gerolomini (ai quali, in qualità di custodi dell'omonima chiesa, il Comune aveva concesso l'uso di una sola parte del Convento), il nuovo edificio poté adempiere efficacemente alle sue funzioni sanitarie. Le nuove camere al Gianicolo costituirono il nucleo di costruzione della nuova sede del Bambino Gesù. La riconversione di parte dell'antico convento di Sant'Onofrio, su concessione della Giunta comunale, permise in breve tempo di ospitare oltre cinquecento ricoveri, superando di gran lunga le capacità precedenti.

Con il tempo, l'ospedale acquistò sempre maggiore fama e migliore competenza in ambito pediatrico, tanto da essere considerato, all'inizio del Novecento, uno dei più efficienti e qualificati ospedali d'Italia. Nel 1903 scomparve la duchessa Arabella Salviati, fondatrice dell'ospedale, ma ciò non determinò alcun momento di pausa nella crescita del nosocomio; anzi, costituì uno stimolo maggiore per la carità privata di nuovi benefattori. Con il numero dei ricoveri, crescevano anche gli edifici e i servizi, consolidando la posizione del Bambino Gesù come punto di riferimento che travalicava i confini cittadini. Accanto al ruolo sanitario, l'ospedale aveva contribuito a creare una vera e propria "coscienza pediatrica" in Italia, sia tra i medici che tra i cittadini.

Ospedale Bambino Gesù sede storica Gianicolo

L'Ospedale del Papa: Un Dono alla Santa Sede

Il passaggio dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sotto l'egida della Santa Sede rappresenta uno dei momenti più significativi e trasformativi della sua storia, consolidando il suo ruolo di istituzione unica nel panorama mondiale della sanità. La famiglia Salviati, pur avendo avviato e sostenuto l'ospedale per decenni, era preoccupata di garantirne un futuro stabile e duraturo, soprattutto in considerazione delle sue crescenti dimensioni e del servizio sempre più esteso che offriva.

Per questo motivo, il 20 febbraio 1924, avvenne un evento storico: la donazione compiuta dai duchi Salviati alla Santa Sede. Questa donazione fu formalizzata attraverso l’allora cardinale vicario Basilio Pompili e con il consenso di Pio XI, davanti al notaio Pietro Buttaoni di Roma. Tale atto incluse non solo la sede del Gianicolo, ma anche tutte le proprietà dell'ospedale, compresa la struttura di Santa Marinella, donata nel 1917 dalla Regina Elena di Savoia. Dalla donazione, il primo ospedale pediatrico italiano è diventato un'eccellenza nel campo della cura e della ricerca, assumendo a tutti gli effetti il titolo di "Ospedale del Papa", punto di riferimento per le cure a tutti i bambini malati di Roma e del mondo. Questo legame speciale è stato poi ulteriormente sancito dai Patti Lateranensi del 1929, in seguito ai quali la sede gianicolense e altre proprietà rientrarono nell’ambito degli immobili che godono delle immunità di extraterritorialità previste dall'articolo 15 del Trattato. Questa immunità consente alla Santa Sede di gestire i suddetti immobili con autonomia, senza necessità di autorizzazioni o consensi da parte delle autorità governative, provinciali o comunali italiane. Tale condizione fu evidenziata anche in tempi recenti in relazione a controversie urbanistiche, dove denunce sono state archiviate per immunità, sottolineando la particolare natura giuridica dell'ospedale.

Il legame con il Pontefice non è solo formale, ma si è manifestato nel corso del tempo attraverso le visite e il sostegno dei Papi. L'ospedale è stato visitato per la prima volta da Papa Giovanni XXIII il giorno di Natale del 1958. Fu un evento eccezionale ed emozionante, poiché dopo Papa Pio X, nessuno dei suoi successori si era recato in visita all'ospedale. Papa Giovanni XXIII ritornò in visita alla struttura tre anni più tardi, nel 1962. Successivamente, è stato visitato da Paolo VI nel 1968, da Giovanni Paolo II nel 1979, da Benedetto XVI nel 2005 e da Papa Francesco nel 2017. Queste visite non solo testimoniano la vicinanza della Santa Sede all'istituzione, ma rafforzano anche il suo ruolo simbolico e morale nel mondo.

La Seconda Guerra Mondiale rappresentò un periodo di grande oscurità e difficoltà per l'ospedale. Il conflitto interruppe bruscamente il percorso di sviluppo avviato, e furono anni tristi in cui in ospedale mancava tutto. La sede di Santa Marinella, ad esempio, fu espropriata dalle truppe nazifasciste. Tuttavia, nonostante le avversità, l'ospedale rimase sempre aperto, anche nei momenti più drammatici. Essendo proprietà della Città del Vaticano (paese non belligerante), il Bambino Gesù costituì una sorta di casa rifugio per chi, per ideologia o per razza, non poteva sentirsi tranquillo circolando per Roma, rispondendo all'appello di Pio XII per accogliere e nascondere tra le sue mura ebrei e perseguitati politici. L'inverno del 1943 fu terribile a causa della difficoltà a reperire farmaci e cibo, e della mancanza di rifornimenti di carburante, gas e corrente elettrica, il che causò un progressivo calo dei ricoveri.

Terminata la guerra, l'ospedale si trovò in una condizione di profonda crisi. Erano necessarie risorse economiche per proseguire le attività ordinarie e per rinnovare strutture e strumentazioni deteriorate nel tempo. Gli accorati appelli inviati in Vaticano dall'amministrazione dell'ospedale non rimasero inascoltati. Tra l'aprile del 1946 e il novembre del 1949, il cardinale Spellman, a nome dell'associazione dei Cavalieri di Malta Americani, fece giungere al Papa Pio XII la somma totale di 85.000 dollari da destinare ai bisogni dell'ospedale Bambino Gesù. A questi si aggiunsero anche altri contributi da parte di enti nazionali e internazionali. Le donazioni da un lato, e l'aumento della retta di degenza dall'altro, consentirono agli inizi degli anni Cinquanta di riportare il bilancio in attivo. Poté così riprendere concretamente il programma di rilancio e rifondazione dell'ospedale, che nel decennio tra il 1957 e il 1967 portò all'erezione di nuovi fabbricati e a una ristrutturazione completa dell'ospedale, con nuovi padiglioni, laboratori di ricerca e analisi, e rinnovate sale operatorie.

Crescita e Riconoscimento Scientifico: Da Ospedale a IRCCS

Il periodo post-bellico segnò per l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù un'epoca di straordinaria crescita e affermazione, non solo come centro di cura, ma anche come fulcro di ricerca scientifica e innovazione. L'integrazione progressiva nel sistema sanitario italiano fu un passo fondamentale. All'inizio degli anni Settanta, l'ospedale fu integrato nel sistema sanitario regionale, e nel 1978, fu inserito in quello nazionale, diventando un attore chiave della sanità pubblica. Nello stesso anno, Papa Paolo VI affidò al Bambino Gesù le strutture della Pontificia Opera di Assistenza, una vasta area a Palidoro, sul litorale romano, con tre padiglioni già adibiti all'assistenza di bambini con poliomielite o paralisi spastica. Queste strutture furono riconvertite per ospitare un Centro per le deformità vertebrali e per le cure del diabete, ponendo le basi per l'espansione territoriale dell'ospedale.

Un traguardo cruciale fu raggiunto nel 1985, quando l'Ospedale Bambino Gesù ricevette il riconoscimento come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) da parte del Ministero della Salute. Questo status sancì ufficialmente l'affiancamento all'assistenza medica di un'intensa attività di ricerca, caratteristica distintiva dell'ospedale fino ai giorni nostri. Si moltiplicarono le attività cliniche, di ricerca e di sperimentazione, volte a individuare cure innovative, aumentarono le collaborazioni internazionali e si attivarono missioni di cooperazione nei Paesi in via di sviluppo, proiettando l'ospedale in una dimensione globale.

L'impegno per l'eccellenza fu ulteriormente certificato nel 2006, quando l'ospedale ottenne il primo accreditamento da parte della Joint Commission International (JCI) per la sede del Gianicolo. La JCI è un'istituzione riconosciuta a livello mondiale che certifica l'eccellenza nella qualità e nella sicurezza delle cure offerte, a dimostrazione degli elevati standard assistenziali e organizzativi del Bambino Gesù. Tre anni dopo, nel 2009, il Bambino Gesù divenne ospedale universitario, con il trasferimento nella sede della Cattedra di pediatria dell'Università di Tor Vergata. Questa integrazione rafforzò ulteriormente il legame tra assistenza, ricerca e formazione accademica.

Parallelamente, si assistette a un'importante espansione delle strutture e delle capacità tecnologiche. Nel 2012, venne inaugurata la sede di San Paolo, dove due anni dopo furono attivati i laboratori di ricerca attrezzati con le più moderne tecnologie per le indagini genetiche e cellulari. Questi laboratori includono anche un'Officina farmaceutica dedicata alla produzione di terapie avanzate, rendendo San Paolo un polo d'eccellenza per la ricerca e l'innovazione biomedica. Piattaforme genomiche e competenze bioinformatiche sviluppate in questi laboratori hanno permesso negli ultimi anni di fornire risposte diagnostiche in oltre il 50% dei malati rari o ultra-rari affetti da malattie orfane di diagnosi, grazie anche all’utilizzo di piattaforme per l’analisi genomica di ultima generazione.

Il Bambino Gesù ha continuato a svilupparsi, rispondendo alle nuove sfide della medicina pediatrica. Nel 1999, insieme ad altri ospedali pediatrici italiani, elaborò la prima "Carta dei Diritti dei bambini in ospedale", che divenne la base per elaborare uno stile di accoglienza fondato sulla centralità dei bambini e delle loro famiglie, un approccio che oggi è ampiamente riconosciuto come fondamentale. Nel marzo 2022, è stato inaugurato il Centro di Cure Palliative Pediatriche di Passoscuro (Fiumicino), il primo nella Regione Lazio e il più grande d'Italia per numero di posti letto, un'iniziativa fondamentale per l'assistenza ai bambini affetti da malattie complesse e inguaribili. La crescita delle strutture del Bambino Gesù 'insegue' lo sviluppo in campo clinico e scientifico di quello che è oggi uno dei poli pediatrici più importanti d’Europa.

Un Polo Pediatrico Europeo: Attività e Numeri Attuali

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù si presenta oggi come il più grande Policlinico e Centro di ricerca pediatrico in Europa, un'istituzione della Santa Sede che è diventata un punto di riferimento per la salute di bambini e ragazzi provenienti da tutta Italia e dall'estero. La sua struttura è articolata su più sedi, ciascuna con le proprie specializzazioni, che insieme costituiscono una rete assistenziale e scientifica di altissimo livello.

La sede storica del Gianicolo, dove tutto è iniziato con il trasferimento dall'originale via delle Zoccolette, ospita ancora oggi attività cliniche e chirurgiche di primaria importanza, tra cui urologia, ostetricia e chirurgia plastica, oltre ad essere il cuore amministrativo e simbolico dell'ospedale. L'Ospedale conta attualmente un totale di 607 posti letto, di cui 40 di terapia intensiva e 22 di semi intensiva neonatale, numeri che evidenziano la sua capacità di affrontare anche i casi più complessi e delicati.

Le statistiche recenti illustrano l'impressionante volume di attività e l'ampiezza dell'impatto dell'ospedale. Nel 2022, e con dati simili anche nel 2023, l'Ospedale ha registrato oltre 95.000 accessi al Pronto Soccorso, quasi 29.000 ricoveri (con un picco di 29.800 nel 2023), oltre 32.000 procedure chirurgiche e interventistiche (fino a 33.000 nel 2023), e un incredibile numero di prestazioni ambulatoriali, che si attestano intorno ai 2.500.000-2.710.000. Questi dati rappresentano una delle casistiche pediatriche più significative a livello europeo, confermando la sua posizione di leader nel settore.

Una percentuale significativa dei pazienti proviene da fuori regione, con oltre il 30% dei ricoveri (32% nel 2023) che riguarda pazienti che arrivano da altre parti d'Italia. Inoltre, il 14% dei pazienti è di nazionalità straniera, testimonianza del suo richiamo internazionale.

L'offerta assistenziale dell'Ospedale Bambino Gesù copre tutte le specialità mediche e chirurgiche in ambito pediatrico. Un'eccellenza particolare è rappresentata dalla sua leadership nei trapianti. Il Bambino Gesù, infatti, è l'unico Polo europeo in grado di rispondere a tutte le esigenze trapiantologiche in età pediatrica: cuore, midollo, cornea, compresa l’attività di trapianto da vivente che riguarda fegato e rene. Solo nel 2018, sono stati eseguiti 324 trapianti complessivi, di cui 8 impianti di cuori artificiali, risultati che lo pongono all'avanguardia in questo campo altamente specializzato.

L'impegno nella ricerca è altrettanto notevole. L'ospedale è sede per l'Italia di Orphanet, il più grande database mondiale per le malattie rare, a cui aderiscono 39 Stati. Il Centro per le malattie rare del Bambino Gesù vede ogni anno più di 13 mila pazienti, un dato che sottolinea l'importanza della sua attività diagnostica e terapeutica in questo campo. Oltre 700 persone sono impegnate nella ricerca scientifica, e nel 2018, il Bambino Gesù ha superato i 2700 IF (Impact Factor) e ha prodotto 650 pubblicazioni internazionali, condivise con oltre 8500 collaboratori e coautori di diversi Paesi del mondo, attestando la sua rilevanza scientifica globale.

Attività cliniche Ospedale Bambino Gesù

Le sedi satellite giocano un ruolo fondamentale nella rete assistenziale:

  • Palidoro (Fiumicino): Nata come centro ortopedico con 122 posti letto, è progressivamente diventata un polo di riferimento a livello internazionale per l’ortopedia pediatrica. Ospita inoltre attività di oftalmologia, chirurgia pediatrica, diagnostica per immagini, radiologia interventistica e un servizio odontoiatrico. Nel 2019 era previsto l'ampliamento di questa sede, in ottica di costante sviluppo.
  • Santa Marinella: Specializzata in neuroriabilitazione pediatrica e lungodegenza riabilitativa, ha origini nella colonia marina "Jolanda di Savoia" donata nel 1917.
  • San Paolo: Orientata prevalentemente ad attività ambulatoriali e di ricerca, con laboratori attrezzati con le più moderne tecnologie per le indagini genetiche e cellulari e l'officina farmaceutica per terapie avanzate.
  • Passoscuro: Accoglie il Centro di Cure Palliative Pediatriche, rivolto a bambini affetti da malattie rare, croniche o inguaribili e ad alta complessità assistenziale, un esempio di attenzione alle esigenze più delicate.

Questi numeri e queste strutture confermano il Bambino Gesù non solo come un ospedale, ma come un ecosistema complesso e dinamico al servizio della salute e del benessere dei bambini, un faro di speranza e innovazione nel panorama medico europeo e mondiale.

Oltre i Confini: Cooperazione Internazionale e Umanitaria

L'impegno dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù va ben oltre le mura delle sue strutture, estendendosi in una vasta rete di cooperazione internazionale e di solidarietà umanitaria. Questa dimensione globale riflette la convinzione profonda che le cure e l'assistenza debbano essere accessibili a tutti i bambini che ne hanno bisogno, indipendentemente dalla loro provenienza o condizione economica.

L’attenzione per i più piccoli non può che essere accompagnata da un’intensa attività di accoglienza per le famiglie, in particolare quelle che vengono da fuori regione impegnate in lunghi percorsi terapeutici. Questa sensibilità si traduce in iniziative di sostegno e ospitalità che mirano a rendere meno gravoso il difficile cammino della malattia. Dal 1996, l'ospedale, sempre impegnato nella raccolta di fondi per l'assistenza ai bambini non assistibili a spese del servizio sanitario nazionale e per gli aiuti da portare nei paesi più poveri, ha disposto di fondi provenienti dalla fondazione di diritto vaticano “Cari bambini” per assistere i bambini in difficoltà economiche e malati provenienti da altri paesi. Dal medesimo anno gli interventi in tema di cooperazione internazionale si sono rafforzati, portando l'ospedale a essere presente a livello internazionale con interventi di formazione e assistenza in numerosi Paesi.

Attualmente, l'eccellenza dell'ospedale si manifesta in progetti di collaborazione con strutture ospedaliere e universitarie in ben 10-12 Paesi, tra cui la Repubblica Centrafricana, Tanzania, Etiopia, Siria, Giordania, Cambogia, India, Cina, Russia, Haiti, Ecuador, Corea del Sud, Giappone, Kenya, Costa d'Avorio, Perù e Panama, e Colombia. Questi progetti prevedono attività di formazione per il personale medico e infermieristico locale e assistenza clinico-chirurgica diretta, contribuendo a elevare gli standard sanitari in contesti dove le risorse sono spesso limitate. Si sviluppano iniziative di solidarietà per offrire alle comunità locali servizi sanitari di alta specializzazione e percorsi formativi, rendendo l'ospedale un motore di sviluppo delle competenze mediche a livello globale.

Grazie al sostegno della Fondazione Bambino Gesù Onlus, l'Ospedale accoglie ogni anno decine di pazienti umanitari. Si tratta di bambini provenienti dall’estero con gravi patologie o ferite di guerra che nel proprio Paese non avrebbero possibilità di cura e che non sono sostenuti dal Servizio Sanitario Nazionale italiano. Questa attività sottolinea un principio fondamentale che guida l'istituzione: "non sempre è possibile guarire ma sempre si devono offrire le cure necessarie a tutti i malati che hanno bisogno di assistenza, nessuno può essere considerato uno scarto." Questo mantra etico è stato evidente anche in casi di grande risonanza mediatica, come l'impegno profuso per cercare di prendere in cura Charlie Gard e Alfie Evans, i due bambini inglesi morti dopo che la magistratura impose, contro la volontà dei genitori, l’interruzione delle cure che li tenevano in vita. Il Bambino Gesù ha sempre ribadito la sua disponibilità ad accogliere e curare.

Bambini in degenza Ospedale Bambino Gesù

L'impegno internazionale del Bambino Gesù, quindi, non è solo un'estensione geografica della sua attività, ma un'espressione concreta della sua missione umanitaria e della sua profonda etica cristiana, che lo spinge a porsi al servizio dei più vulnerabili, ovunque essi si trovino.

Lo Sguardo al Futuro: Innovazione e Speranza

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù non si adagia sui successi raggiunti, ma guarda costantemente al futuro, rinnovandosi per offrire cure e assistenza a un numero sempre maggiore di bambini. La sua visione è proiettata verso l'innovazione scientifica e il miglioramento continuo dell'assistenza, con l'obiettivo ultimo di eradicare le malattie pediatriche e migliorare la qualità della vita dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.

La direzione dell'ospedale ha infatti in programma di investire significativamente nel campo della ricerca contro i tumori, nell’attività trapiantologica e nell’accoglienza delle famiglie. Questo progetto complessivo va sotto il nome di Istituto dei Tumori e dei Trapianti, un'iniziativa ambiziosa alla quale è stata dedicata anche la campagna sociale in occasione del 150° anniversario dell'ospedale, intitolata "Ogni storia merita un lieto fine". Questo slogan incarna la speranza e l'impegno dell'ospedale nel fornire un futuro migliore ai bambini.

Contemporaneamente, l’Ospedale ha in progetto di potenziare l’attività chirurgica e riabilitativa della sede di Palidoro, dove è in previsione la realizzazione di un Centro per le cure palliative pediatriche. Questo rafforzamento è in linea con la crescente attenzione verso l'assistenza olistica e il benessere del bambino in ogni fase della malattia, compresa quella delle cure palliative, spesso trascurate ma di fondamentale importanza.

La presidente dell'Ospedale, Mariella Enoc, ha espresso questa visione proiettata al futuro con parole significative: “Il futuro del Bambino Gesù è contenuto nella memoria viva delle nostre radici." Ricorda, ad esempio, come tra le malattie che affliggevano le bambine ricoverate in via delle Zoccolette c’era la clorosi, una forma di anemia e carenza di ferro provocata dalla malnutrizione. Oggi, questa malattia, da cui è partita storicamente la pediatria, è scomparsa. "Possiamo considerarla un simbolo della strada compiuta non solo dalla medicina, ma anche dall’ospedale il cui obiettivo, ieri, come oggi e anche domani, deve essere far scomparire le malattie che colpiscono i bambini, trovando un nome e una cura a quelle che non ancora lo hanno." Questa dichiarazione riassume la missione costante e ambiziosa dell'istituzione: non solo curare, ma anche ricercare, scoprire e, in ultima analisi, eradicare le sofferenze infantili.

L'impegno dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato riconosciuto a vari livelli istituzionali. Nel 2019, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Ospedale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita nella sede di San Paolo, ha espresso il profondo apprezzamento e la "riconoscenza della Repubblica" per il lavoro svolto ogni giorno per la ricerca biomedica e la cura dei bambini. Questo evento è stato ulteriormente sottolineato dalla cerimonia di annullo di due francobolli dedicati all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nel 150° anniversario della fondazione, emessi dal Ministero dello sviluppo economico italiano (serie tematica “le Eccellenze del sapere”, distribuito da Poste Italiane) congiuntamente alla Città del Vaticano, a testimonianza del valore culturale e storico dell'istituzione.

Così, l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù continua il suo percorso, fedele ai principi di carità e scienza che ne hanno guidato la fondazione, proiettato verso un futuro in cui ogni bambino possa avere accesso alle migliori cure possibili e a "un lieto fine" per la propria storia.

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