L'Esperienza del Parto: Un Viaggio Complesso tra Sensazioni Fisiche, Emozioni Profonde e la Nascita di Nuovi Legami

Il parto è un evento che segna profondamente la vita di una donna, un crocevia di sensazioni fisiche intense e un turbinio di emozioni che si intrecciano con processi psicologici e relazionali. Non è semplicemente un atto fisiologico, ma un'esperienza unica e soggettiva, modellata da innumerevoli fattori che vanno dalla predisposizione individuale all'ambiente circostante. Comprendere cosa provano le donne quando partoriscono significa immergersi in un racconto fatto di forza, vulnerabilità, trasformazione e la nascita di un legame indissolubile.

La Natura del Dolore durante il Parto: Percezioni e Unicità

Quando ci si pone la domanda “Quanto fa male partorire?”, si tende spesso a riflettere sui possibili paragoni tra il dolore del parto e altre evenienze. In questo caso, è necessario fare diverse premesse. Innanzitutto, va ricordata la forte soggettività dell’esperienza del dolore. Se proprio si deve fare un parallelismo, è possibile chiamare in causa il punto di vista delle numerose donne che descrivono le fasi iniziali del travaglio parlando di una sensazione simile a quella dei dolori mestruali, o come crampi al basso ventre, tipici della fase premestruale o mestruale.

Man mano che il travaglio procede, il dolore cambia dal punto di vista dell’intensità e della regolarità. Lentamente le contrazioni iniziano a regolarizzarsi e diventano più dolorose, tanto da rendere le donne davvero stanche nella pausa e aver bisogno di riposare. Le donne che lo descrivono chiamano in causa una sensazione di tipo acuto all’addome, che arriva a coinvolgere anche la schiena. Il dolore normalmente si sposta sulla schiena, nella zona lombare. Viene descritto come un dolore continuo, oppure come una colica renale oppure ancora come se qualcosa stesse schiacciando il bacino. Effettivamente il bambino sta progredendo nel canale del parto, quindi ognuna di queste sensazioni è possibile. Durante la fase dilatante, che viene spesso comparata, lato percezione fisica, a una colica molto intensa, si ha a che fare anche con momenti in cui la causa del dolore è lo stiramento vulvare e perineale. Tra gli altri sintomi degni di nota è possibile includere la sudorazione intensa e l’insorgenza di ristagni di acido lattico. In tutto questo, vanno considerati anche le fisiologiche parentesi di pausa, fondamentali per il recupero delle energie.

Donna in travaglio che si concentra sul respiro

Ragionare sul dolore del parto utilizzando paragoni può essere utile in alcuni momenti, ma ha dei limiti. Per quale motivo? Innanzitutto perché il dolore del parto è unico per ragioni specifiche. Si tratta, infatti, dell’unica forma di dolore non causata da patologia, segnala il fisiologico epilogo della gravidanza e dà informazioni chiare sul processo di evoluzione del travaglio, così da dare modo alla mamma di prepararsi adeguatamente dal punto di vista delle posizioni e della respirazione. Questo dolore consente al cucciolo, grazie all’alternanza con le fasi di pausa, di percepire quando il torace della mamma è compresso e quando, invece, si espande, il che è cruciale per la preparazione attraverso il canale del parto e alla respirazione.

Oltre a ciò, va sempre ricordato che la mamma è in possesso di tutte le risorse per affrontare ed elaborare il dolore del parto. Fondamentale a tal proposito è la sintesi delle endorfine, ormoni legati alle sensazioni di benessere e caratterizzati da proprietà analgesiche. Il loro rilascio durante il travaglio fa la differenza nell’efficacia delle contrazioni e permette, durante le pause dal dolore, alla mamma di sentirsi visceralmente gratificata.

Il Contesto Psicologico ed Emotivo: Un Viaggio di Trasformazione

La risposta alla domanda “Cosa si prova quando si partorisce?” è altamente soggettiva e influenzata dallo stato psicologico, sul quale, a sua volta, ha impatto il modo in cui si racconta l’evento della nascita. Il parto, lavoro del corpo proprio come la gravidanza, richiede, da parte della futura mamma, uno stato di relax, fiducia, abbandono della razionalità. Affinché i muscoli pelvici si aprano, è cruciale che il contesto in cui avviene il parto sia intimo e all’insegna dell’accoglienza. Entrambe queste caratteristiche rendono unici i rapporti intimi con il partner, motivo per cui, quando si parla di parto e gravidanza, li si descrive spesso come eventi sessuali. Essenziale a tal proposito è scegliere con cura e consapevolezza il luogo del parto. Altrettanto importante è iniziare a prepararsi fisicamente, durante la gravidanza, ad accogliere e fare proprio il dolore del parto.

POST-PARTO - LA QUARTA VARIANTE DELLA NEOMAMMA - IL CAMBIAMENTO EMOTIVO E PSICOLOGICO

I mesi di attese, desideri, sogni, speranze sono connotati da sentimenti di gioia e felicità, ma scanditi anche da emozioni contrastanti: ansie, preoccupazioni, paure, dubbi come “Andrà tutto bene?”. La gravidanza comporta numerosi cambiamenti nel corpo di una donna, che subisce trasformazioni rispetto alle sue normali funzionalità per adattarsi gradualmente alla vita che cresce dentro di sé. Queste trasformazioni possono essere vissute con emozioni contrastanti. Ciò che avviene nel corpo ha una controparte psichica, anzi ancor prima di nascere nell’utero materno, il neonato nasce nella mente. Mentre il corpo cambia per accogliere e contenere il piccolo arrivato, anche la mente e l’immaginazione lavoreranno al massimo delle proprie potenzialità nel tentativo di dare forma al tipo di vita che si condurrà e che al momento non si è in grado di comprendere pienamente.

Nel primo trimestre di gravidanza il feto viene percepito come una sorta di estensione del proprio corpo, una parte inscindibile di sé. È a partire dal secondo trimestre di gravidanza che la mamma comincia a percepire i movimenti del feto e a sentire l’esistenza di un altro essere dentro di lei. Inizia un processo di personificazione del feto come individuo distinto e a sé stante. Aumenta l’investimento affettivo e nasce la possibilità di una relazione tra bambino e genitori, che cominciano a conversare con lui, lo accarezzano, lo abbracciano. Tutti questi pensieri che cominciano a prendere forma nella mente sia della donna che dell’uomo sono del tutto normali e comprensibili.

L'ultima fase della gravidanza vede ancora momenti altalenanti. Il tempo del parto si avvicina e così anche l'idea di poter conoscere veramente il proprio figlio. Durante la gravidanza la mente dei genitori ha costruito dentro di sé un "bambino immaginario", frutto delle fantasie maturate nel corso dei mesi. Con la nascita del bambino, i genitori incontreranno invece il loro "bambino reale", che nella maggior parte dei casi sarà diverso da quello che avevano immaginato o sperato. Il papà non ha nel proprio corpo il bambino che lo aiuta a percepire una vita altra, sin dall’inizio, così come per la mamma. Tuttavia anche lui conduce una gravidanza mentale nel senso che la sua mente è “gravida” di pensieri ed emozioni mai provati e nei quali è difficile fare ordine. Si rimette in gioco il proprio concetto di sé.

Il parto, così come la gravidanza, è un momento di grande impatto psicologico. Il parto implica la separazione tra la mamma e il bambino e fa emergere rappresentazioni culturali e sociali, fattori familiari ed emotivi. In alcune donne può essere vissuto come una liberazione, in altre come una perdita. A questo evento la donna, il bambino e la coppia si preparano per tutti i nove mesi di gestazione. La necessità di separarsi dal bambino, da un bambino che è contemporaneamente altro e parte integrante di sé, non è un processo facile o indolore. È la separazione di una parte di sé. Separarsi significa interrompere la simbiosi, l’intimità creata. Significa affrontare l’incognita del bambino reale e dei cambiamenti che porterà nella propria vita. Questo processo di separazione necessita di un tempo, che è individuale ed esclusivo. È importante che si consumi tutto per completare il processo di separazione. Le separazioni sono momenti di crescita, di evoluzione, ma necessitano ciclicamente della simbiosi per poter disporre delle risorse necessarie.

Le Paure Legate al Parto: Riconoscerle e Gestirle

Si stima che nei Paesi Occidentali, la paura del parto sia riferita dal 20% delle donne gravide. La paura del parto può presentarsi in tutti i nove mesi di gestazione ed essere sperimentata durante il parto stesso. Esiste un’ampia gamma di normali paure legate al parto. Partiamo dicendo che è normale avere paura del parto. Il parto deve essere un momento che fa quasi paura ad un livello proprio ancestrale. La paura del parto è una paura fisiologica. Tuttavia se la paura diventa fonte di ansia intensa, di evitamento o di non desiderio di avere un figlio, è giusto parlarne con degli specialisti. L’esperienza del parto è soggettiva e le emozioni sono varie.

Una delle paure più comuni è la paura del dolore. Il dolore è sicuramente l’ingrediente meno gradevole e meno accettato del parto. Il dolore, in ogni sua forma, suscita in noi paura, soprattutto perché ci fa percepire di subire passivamente una situazione. La paura del dolore spesso corrisponde infatti alla paura dell’ignoto. Tuttavia, la donna ha a disposizione una risorsa importante che è la capacità di seguire il proprio dolore, accompagnarlo in modo attivo attingendo a tutte le risorse possibili che sentirà di avere in quel momento. Questo le permetterà di “guardarlo in faccia” e di accettarlo, non solo come spettatrice ma come protagonista attiva al centro della scena. Seguendo il linguaggio del corpo imparerà che anche il dolore può essere una risorsa importante.

Un'altra preoccupazione frequente è la paura di perdere il controllo. L’idea di poter avere delle reazioni impreviste, a livello non solo fisico ma anche emotivo, è spesso presente nelle donne che si avvicinano al parto. Per quanto sia un evento medicalizzato, e quindi si abbia la percezione di avere tutto sotto controllo, la gravidanza non è un evento razionale. Durante il parto infatti, l’area del cervello collegata al pensiero razionale, viene messa a riposo ed entrano in circolo gli ormoni che favoriscono il buon espletamento del parto. La perdita di controllo quindi non deve essere vista come un qualcosa di negativo, bensì come un segnale che tutto sta andando bene. Il parto è proprio un momento in cui si è chiamati ad abbandonare ogni forma di controllo razionale, per entrare in una nuova dimensione, data soprattutto dal sentire.

Anche la paura di non riconoscere le spinte è diffusa. Anche in questo caso, è importante che la donna assecondi le sue sensazioni, segua i segnali del corpo e i ritmi della sua nascita. Quando il bambino è pronto per nascere, eserciterà una forte pressione e lei sentirà il bisogno di spingere. L’abbandono, l’apertura, il respiro, il sostegno, il dialogo con il bambino sono la sua forza.

Alcune donne temono di non essere capaci di dare la vita. È un vissuto frequente nella donna, che coinvolge sia un senso di incapacità fisica che di incapacità psicologica.

Le paure legate al bambino sono tra le più comuni e ancestrali, nonché tra le prime a manifestarsi. Tra le più frequenti, la paura che il bambino nasca morto, deforme o con “qualcosa che non va”. Del resto, la priorità per la futura mamma fin dall’inizio della gravidanza, è quella di dare alla luce un bambino sano. È importante concedersi di accettare questa paura cercando di interpretarla per quello che è: un ottimo sistema per proteggere il proprio bambino.

Infine, ci sono la paura degli imprevisti e la paura del parto cesareo. Gli imprevisti fanno parte della vita e non dobbiamo farci bloccare da essi. Non si possono prevedere ed è probabile che non si verifichino. Il pensiero di doversi sottoporre ad un intervento chirurgico, può generare una certa ansia in alcune donne. Si tratta di una paura più che comprensibile, soprattutto per chi non si è mai sottoposto ad interventi simili. Tuttavia, è importante pensare che il parto cesareo viene indicato qualora il medico individuasse delle condizioni che impediscano il buon esito di un parto naturale e quindi la protezione della salute della mamma e del bambino. Da un punto di vista emotivo, il parto naturale rappresenta la possibilità per la mamma di partecipare attivamente al momento della nascita del proprio figlio interagendo con lui fin da subito e quindi godendo pienamente di questa nuova relazione. Tutto ciò non accade quando viene effettuato il parto cesareo, nel quale spesso la donna accusa dolori e disagi fisici che, almeno in un primo momento, limitano la sua capacità di avere scambi con il bambino, con conseguente senso di frustrazione per entrambi. Anche per il bambino il parto cesareo provoca un cambiamento brusco, catapultandolo dal grembo materno al mondo esterno senza l’accompagnamento delle spinte materne. Dopo essersi separati, la mamma e il bambino si ritroveranno in una nuova simbiosi che si ricostruisce nel dopo parto, ancora guidati e facilitati dal fiume ormonale che si mantiene alto per alcune ore.

Strategie per la Gestione del Dolore e l'Esperienza Ottimale

La risposta agli interrogativi su quanto fa male partorire è legata a come ci si prepara, in gravidanza, all’evento nascita. Ecco alcuni consigli per controllare in maniera efficace - e senza farmaci - il dolore del parto: dedicarsi, in gravidanza, a mobilizzare il bacino con esercizi mirati e partire, verso la 34esima settimana circa, con l’esecuzione del massaggio del perineo. È altresì fondamentale esercitarsi nell’assunzione di posizioni diverse da quella ginecologica, che è considerata pericolosa per il coccige e il perineo e la peggiore quando si tratta di garantire il giusto spazio al piccolo per il passaggio nel canale del parto.

Infografica sulle posizioni alternative per il parto

Nel periodo espulsivo, quello finale quando contrazioni e dilatazione dei tessuti sono massimi, la variabilità è ancora maggiore. Chi parla di una lacerazione interiore, chi invece parla di una liberazione e di una sensazione quasi estatica dopo ogni spinta e, a maggior ragione, dopo la nascita della testa del bambino. Il dolore sicuramente è massimo e la voglia di spingere e liberarsi dal peso anche. Ormai i capelli affiorano e manca davvero poco. La posizione più comoda per la nascita del bambino la si può decidere liberamente. È importante ascoltare le indicazioni di chi assiste il parto. È normale avere paura, è normale essere stanche, anzi esauste, ed ogni reazione al dolore è assolutamente accettabile.

Sul fronte del controllo del dolore, in sala parto si fa l'analgesia epidurale per chi ne ha fatto richiesta o la desidera. Anche sull'effetto dell'epidurale si possono constatare diverse reazioni. La "forza" dell'analgesia dipende da alcuni fattori, la profondità a cui viene fatta ad esempio, ma ognuna delle donne ha una percezione di successo o insuccesso differente. C'è chi dice che è un sollievo e una benedizione che ti consente di vivere il travaglio più serenamente, altre invece sentono dolore o fastidio nonostante l'anestetico.

Un tema che ha suscitato interesse e dibattito è il concetto di "parto orgasmico". La teoria del “parto orgasmico” non è una novità: se ne era iniziato a parlare negli anni ’70 quando, sulla spinta del movimento femminista, tutto ciò che riguardava la nascita fu messo in discussione, dalla posizione per partorire, al ruolo ostetrico, alla presenza o meno del padre. Questa è un’esperienza che può essere raccontata come una curiosità, non come un modello standard o come un obiettivo da perseguire: bisogna stare attenti alle mitologie anche perché non esiste un parto migliore di un altro. Il concetto di nascita “orgasmica” è assai lontano dal parto doloroso che ci viene presentato spesso al giorno d’oggi.

I parti vanno meglio se la mamma può disporre di un ambiente intimo. È una questione di ormoni; l’ossitocina, l’ormone secreto quando si fa l’amore e quando si ha l’orgasmo, si trova in quantità dieci volte superiori durante un travaglio spontaneo o durante una nascita naturale che in altri momenti della vita. Ma se, a causa della paura o dell’ansia, cominciamo a produrre adrenalina, il livello di ossitocina diminuisce, il travaglio dura più a lungo e la reazione orgasmica è meno probabile. Tutto quello che stimola la corteccia cerebrale, la luce intensa, una conversazione futile o la sensazione di essere osservata, bloccano la produzione di ossitocina. Pensate alle circostanze migliori per fare l’amore e avrete anche un’idea dell’ambiente che può permettere una nascita orgasmica. Quando si parla di nascita orgasmica, all’inizio le persone sono scettiche, curiose ed eccitate. Più il livello di ossitocina della madre è elevato, più lo è anche quello del bambino. L’ossitocina aiuta a gestire lo stress che deriva dal parto e suscita legami profondi e potenti di attaccamento, essenziali per la salute nel post-partum e per la felicità di tutta la famiglia. Noi pensiamo che le donne e i bambini abbiano il diritto di conoscere una nascita ottimale.

Certe donne avvertono durante il parto le contrazioni tipiche dell’orgasmo, altre parlano di un diluvio di sensazione fisiche di eccitazione, che anche nel momento dell’espulsione vivono come un sollievo misto di estasi e di gioia: un’eccitazione intensa e irreprimibile, simile all’orgasmo. Un caso analogo di parto orgasmico è quello che ha come protagonista Avalon Darnesh, una quarantenne del Nuovo Galles del Sud e ancora quello di Shalome Doran, la cui esperienza è stata memorabile: "Ricordo che fremevo tutta, ogni centimetro del mio corpo era eccitato. Poi è iniziata una nuova doglia, e mi sono concentrata sulla respirazione profonda. Ho buttato la testa all'indietro, gemendo ad alta voce. È stata la cosa più incredibile, più sensuale ed eccitante che abbia mai provato in vita mia." A quanto pare quello che è accaduto a queste donne non è un miracolo o qualcosa di così anomalo: come si legge nel libro scritto dall'ostetrica Virginia Howes “The baby’s coming”, il momento del parto non deve essere necessariamente vissuto in maniera negativa, può essere trasformato, infatti, in un momento piacevole: "Se le donne si sentono sicure sessualmente, se credono nel loro corpo e nel potere di cui dispongono, se si sentono apprezzate e valorizzate nella sua femminilità, partoriscono in modo piacevole, e possono anche avere un parto orgasmico”.

Nel corso di questi 30/40 anni, anche grazie a quelle spinte, molte cose sono cambiate: forse non completamente e non ovunque nella gestione pratica del parto (in troppe sale parto persiste ancora “violenza” sul corpo - e sulla mente - delle donne) ma, certamente, tanto è cambiato nella conoscenza dei meccanismi fisiologici e nella teoria dell’assistenza. È proprio per questo che la netta contrapposizione tra “parto orgasmico” e “parto doloroso” che vide la luce negli anni ’70 non sembra adeguata a descrivere lo stato attuale delle cose. Le variabili sono diverse: molto contano lo stato d’animo con cui la partoriente affronta l’evento e la messa in atto di un’assistenza capace o no di offrire sostegno e rispetto. Quando il sostegno e il rispetto ci sono, ciò che viene poi raccontato dalle donne è un evento sì faticoso, doloroso, intenso, ma comunque positivo, che lascia più ricche, che è valso la pena affrontare. Nonostante ciò, non è mai capitato di sentire raccontare di «una eccitazione intensa e irreprimibile, simile all’orgasmo» in modo sistematico. Non si esclude che sia possibile, ma non è su queste eccezioni che si ritiene si debba impostare il lavoro ostetrico. Vista com’è la situazione nella maggior parte dei punti nascita in Italia, oggi come oggi si crede che, più che all’orgasmo, si debba puntare a cercare di dare alle donne e alle coppie la possibilità di un parto che sia un evento almeno soddisfacente, vissuto con consapevolezza e protagonismo, con rispetto dell’intimità e del valore emotivo che ogni nascita deve avere. Ci si dovrebbe concentrare a lottare per questo: offrire al maggior numero di donne possibile un parto che sia un ricordo cui tornare volentieri e non una brutta esperienza da dimenticare.

Sfatare Stereotipi: Il Parto Oltre il Cliché dell'Urlo

Uno stereotipo iper-usato tanto al cinema che in televisione è quello della donna che urla durante il parto. Si tratta di uno stereotipo, non di una realtà sistematica. Chi ha assistito a molti parti lo sa: le donne non sono tutte identiche, e tutti i parti sono differenti. Molte donne sono così concentrate sulle contrazioni e sul fatto di spingere al momento giusto che non emettono neanche un suono. Si sente spesso dire che il primo parto sia il più difficile, e a volte è vero, ma non sempre. Capita spesso che le donne che hanno molti figli facciano, ad ogni parto, figli più grossi (soprattutto se si tratta di figli maschi).

Non sono le contrazioni del travaglio, o l’espulsione, a fare urlare. Tanti altri fattori possono intervenire, come la cultura, l’origine etnica, l’ambiente sociale e la personalità. Ci sono donne che trovano inaccettabile urlare durante il parto. Altre dicono di essere state disturbate dalle urla della partoriente nella sala parto vicina. Il dolore è regolato dal cervello. C’è chi dice che urlare permette di spingere in maniera più efficace. È chiaramente falso: per spingere, magari, bisogna trattenere il fiato (ma anche in questo caso dipende da donna a donna). Non c’è proprio nulla che faccia credere che urlare durante il parto sia una cosa "naturale". È probabile che 15.000 anni fa le donne, quando avevano le prime contrazioni o quando rompevano le acque, se ne andassero a partorire da sole, lontane dal villaggio, in un campo isolato o vicino una fonte d’acqua. Certo, sul grande e piccolo schermo lo stereotipo della partoriente che urla è utile: fa vedere che il parto non è una passeggiata e allo stesso tempo aumenta la tensione drammatica di questi momenti. È anche giusto che il parto sia rappresentato come un momento di tensione: è un momento di grande stress e una complicazione imprevista, magari grave, può sempre accadere. La televisione e il cinema hanno un impatto molto importante sull’immaginario e sui sentimenti degli spettatori. Quando si cerca di rappresentare la realtà bisognerebbe descriverla in tutte le sue varietà e in tutte le sue sfumature.

Il Supporto del Partner: Un Ruolo Fondamentale

In sala parto, è importante la presenza del padre (o una persona di fiducia), per la vicinanza, il sostegno morale e fisico. Per i papà la nascita del proprio bambino sarà un crescendo di emozioni. Il loro ruolo è quello di trasmettere calma e fiducia. La donna ha bisogno di essere sostenuta dal partner nei suoi desideri e nelle sue esigenze. È possibile che in sala parto le esigenze e i desideri cambino a seconda della situazione. Quindi il partner deve essere sempre pronto ad assecondare il flusso degli eventi. Dovrà anche essere pronto ad accettare improvvisi malumori e frustrazione. In questo momento la donna ha bisogno di concentrarsi su se stessa e su ciò che sta vivendo. È consigliabile ridurre al minimo la comunicazione verbale e gli stimoli sensoriali (rumori, luci, voci). Il partner deve osservare attentamente la donna, cercare se può di anticipare i suoi bisogni (es. se si bagna le labbra con la lingua, avvicinarle un bicchiere; se sente caldo asciugarle il sudore o tamponarle il viso; se sente freddo coprirla con una coperta). Deve sostenerla nella respirazione e nel rilassamento, fondamentale soprattutto nella pausa tra le contrazioni. È importante invitarla a cambiare posizione, a muoversi, accompagnarla quando cammina. Cercare di incoraggiarla e sostenerla fino alla fine del travaglio, soprattutto nei momenti di sconforto in cui lei crederà di non farcela più. Ai padri, ad alcune donne può sembrare che il proprio partner non sia presente, non sia attivo, sia quasi distaccato. Vedere la donna che amano soffrire, sapendo di non poter fare nulla né dire nulla, è molto fastidioso. Li si vedrà probabilmente sciogliersi in lacrime appena vedranno il bambino, ed è un'emozione enorme. I padri hanno spesso paure relative al parto, con vissuti di impotenza. In loro si presenta la paura nei confronti del dolore che vivrà la propria compagna o di possibili danni che possono presentarsi nel bambino.

Padre che supporta la compagna durante il parto

Il Post-Parto: Recupero, Legame e Nuove Dinamiche di Coppia

Nei momenti successivi al parto, la mamma può avvalersi della presenza delle ostetriche e delle puericultrici per trovare risposte alle innumerevoli domande che sorgeranno spontanee. I pochi giorni trascorsi in ospedale potranno diventare una preziosa opportunità per la neomamma per apprendere la modalità con cui costruire la relazione con il proprio bambino. Come neomamme si svilupperà gradualmente uno stile personale nel modo di stare con il bambino. Tuttavia prima si dovrà legittimare una fase in cui si potrà percepire se stesse come inadeguate.

L’attaccamento ricopre un ruolo centrale nelle relazioni degli esseri umani dalla nascita alla morte. Lo sviluppo armonioso della personalità dipende da un adeguato attaccamento alla figura materna. È importante che la madre fornisca al bambino la cosiddetta “base sicura” ovvero quella atmosfera di sicurezza da cui il bambino si può allontanare per poi tornare da lei al momento del bisogno. Elementi fondamentali dell’attaccamento sono l’empatia e la sintonizzazione affettiva. La mamma inizia a percepire lo stato emotivo del bambino e ne riconosce i bisogni tanto poi da creare una sorta di armonia, di accordo emozionale andando a creare una diade per favorire una fluida comunicazione delle percezioni.

Il contatto pelle a pelle che la madre stabilisce con il neonato fa sì che si instauri una relazione affettiva sicura e amorevole. Tenere in braccio il bambino, toccarlo, accarezzarlo, cullarlo, sono le prime espressioni di questo nuovo legame, che si esprime con il passare dei giorni attraverso interazioni sempre più strutturate e animate. L’importanza di questo legame non sta tanto nell’assolvere a funzioni pratiche di accudimento, quali per esempio l’allattamento, quanto nell’instaurazione di una comunicazione, di un dialogo intimo tra mamma e bambino: un dialogo fatto di sguardi, di contatto fisico, di odori, di suoni e parole che la mamma rivolge al suo piccolo, anche se lui non ne comprende il significato. Il contatto fisico riveste per lo sviluppo di ogni essere umano un ruolo centrale in quanto veicolo diretto e immediato della relazione con un altro significativo, nonché importante elemento ai fini dello sviluppo di un attaccamento sicuro. La pelle è un organo fondamentale di relazione in quanto è il canale principale che permette di sentire profondamente la presenza dell’altro, ma allo stesso tempo proteggendoci e permettendoci di delimitare i confini affinando la sensazione di noi stessi come distinti dall’altro. È attraverso il tatto e il tocco affettivo che il bambino impara ad essere (auto-regolarsi) ed essere in relazione (eco-regolarsi).

L’allattamento è il processo fondamentale nella costruzione del legame di attaccamento. Mentre durante la gravidanza il centro di gravità emotivo della mamma rimane concentrato sul ventre, quando il bambino comincia a succhiare, il centro si sposta verso l’alto. Il seno rappresenta un porto sicuro per il piccolo, luogo d’elezione non solo per il nutrimento, ma anche per l’amore e la protezione. Come afferma la Prof.ssa Loredana Cena, “L’allattamento materno, rappresenta una modalità nutritiva, ma anche una modalità comunicativa e di relazione con il proprio bambino perché favorisce il contatto fisico pelle a pelle, il contatto olfattivo e visivo tra lo sguardo della mamma e quello del bambino. L’allattamento al seno favorisce un importante scambio di sensazioni fisiche e psichiche che determina la nascita di un dialogo intimo tra la mamma e il suo piccolo; per succhiare il seno, oltre alla bocca anche la guancia, il naso, il mento e le manine del bambino sono a stretto contatto con la pelle della mamma. Durante le pause della suzione il bambino stacca la bocca dal seno e rivolge il proprio sguardo alla madre che lo corrisponde e commenta con parole affettuose quanto sta accadendo tra loro. Il bimbo elabora le risposte costituite da questi sguardi, contatti, parole che per ora sono soltanto suoni per lui privi di un significato ma con importanti connotazioni affettivo-emotive, e apprende cosa sta succedendo tra lui e la madre. Il contenuto di questa comunicazione non verbale, corporea non è traducibile in parole ma è evidente che ciò che viene scambiato costituisce un apprendimento di significati, che nella memoria implicita caratterizzano la qualità della relazione. È la capacità della madre di entrare in relazione con il piccolo, di capire e dare significato alle sue comunicazioni che configura la qualità della relazione entro la quale si strutturerà lo stile di attaccamento del bambino.”

Cosa accade se la mamma non allatta al seno? Anche in merito a questo, la Prof.ssa Loredana Cena afferma quanto segue: “Può succedere che, nonostante il forte desiderio di allattare, l’impegno e la forte volontà, qualche mamma incontri delle difficoltà, sia all’inizio che durante il periodo dell’allattamento. L’allattamento artificiale consente esperienze sensoriali ed emotive diverse sia per la mamma, sia per il bimbo, ma molto dipende dalla struttura della mamma e dalla situazione.”

Mamma che allatta al seno il suo bambino, contatto visivo

Il piacere dell’orgasmo dipende da condizioni fisiche molto vulnerabili al trauma del parto per via vaginale. In positivo, una volta comprese la causa e la gravità del danno, va iniziata la terapia per recuperare al meglio la felicità perduta. L’orgasmo è un riflesso sensoriale e motorio: l’eccitazione fisica genitale aumenta con il crescere della congestione dei vasi specializzati (corpi cavernosi del complesso uretro-vestibolo-vaginale), degli stimoli genitali, orali o manuali, e dell’eccitazione mentale. Le sensazioni di piacere arrivano al nucleo del midollo spinale che governa il riflesso orgasmico. Quando raggiungono una buona intensità, la donna avverte un attimo di tempo sospeso, un piacere struggente e intensissimo, mentre partono le contrazioni dei muscoli che chiudono in basso il bacino, fra cui l’elevatore dell’ano. Sui neuroni del centro spinale dell’orgasmo, che regola questo arco periferico breve, arrivano fibre nervose che partono della testa, dal sistema nervoso centrale. Possono facilitare l’orgasmo, quando siamo eccitate mentalmente, molto attratte e molto prese. Oppure rallentarlo o inibirlo se siamo stanche, depresse, anemiche o stressate. Purtroppo, il parto per via vaginale, se con periodo espulsivo prolungato, con ventosa o forcipe, e/o con bambino di peso elevato (macrosoma), può lacerare le fibre più mediali (pubococcigee) del muscolo elevatore. Ne conseguono difficoltà orgasmiche, ma anche incontinenza e lesioni della statica pelvica, fino al prolasso.

Come recuperare? Fisioterapia e bio-feedback sono utili per ridurre le conseguenze del danno al muscolo pubococcigeo. Nella pratica clinica, ulteriori terapie sinergiche includono il testosterone in crema, con preparazione galenica del farmacista certificato, su prescrizione medica non ripetibile: va applicato a dosi precise sulla parete vaginale anteriore, dopo la fine dell’allattamento e sotto contraccezioneormonale. Il testosterone, prescritto a dosi appropriate nella donna, è il miglior amico della sua salute sessuale. È un potentissimo “pompiere biologico”, perché riduce le citochine pro-infiammatorie e aumenta quelle anti-infiammatorie. Ed è un grande “architetto bio”, perché stimola i vari operai costruttori (mioblasti e fibroblasti) a ricostruire i tessuti lesi. Col tempo necessario! L’ossigenoterapia locale, combinata con acido ialuronico, può potenziare l’azione del testosterone, ottimizzando il recupero. In parallelo, è importante curare l’anemia da carenza di ferro, frequente durante e dopo la gravidanza, e riprendere l’attività fisica.

La difficoltà di riprendere la vita sessuale è un problema molto diffuso nelle neo-mamme: dopo la nascita del bebè, fare sesso è forse l’ultimo dei pensieri. Inoltre, soprattutto se si allatta al seno, è normale la sensazione che il proprio corpo sia a disposizione, in modo esclusivo, del bebè. L’arrivo di un bambino è un momento di gioia, che influisce però sull’intimità della coppia. Occorre pertanto ricordarsi di essere donne e mogli, oltre che mamme. Occorre dare quindi le giuste attenzioni al compagno e ricordare che averlo come “alleato” aiuterà ad affrontare con maggiore serenità e armonia la maternità. È probabile che tutti gli impegni legati alla gestione del bimbo, nonché le notti insonni assorbano tutte le energie. È bene ricordare che ogni individuo e ogni coppia ha i propri tempi oltre che le proprie priorità. Può anche capitare che ad essere bloccato sia il partner. Servono tempo, pazienza e comprensione da parte di entrambi. Imparare la condivisione in coppia: il sesso è un fatto di coppia e va affrontato in coppia. Bisogna recuperare la dimensione erotica in senso ampio, prima di quella penetrativa vera e propria. Parole e effusioni possono fare molto per trasmettere affetto ed emozione. Non bisogna aspettare che torni il desiderio. Il corpo ha bisogno di diversi mesi per tornare in forma ma l’importante è, col tempo, riuscire a ritagliarsi degli spazi per la cura personale.

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