La figura di Anna Maria Bernini rappresenta un punto di osservazione privilegiato per comprendere l’evoluzione della destra italiana negli ultimi decenni. Giurista di formazione, accademica e politica di lungo corso, la sua traiettoria personale e professionale si intreccia con i momenti salienti di Forza Italia e con le dinamiche del governo Meloni, dove attualmente ricopre il ruolo di Ministro dell’Università e della Ricerca.

Le origini e il percorso professionale
Figlia d’arte, suo padre Giorgio è stato ministro nel primo governo Berlusconi. Anna Maria Bernini, oltre a essere una figura di spicco della politica nazionale, è una giurista e professore associato all’Università di Bologna. La sua attività forense l'ha vista impegnata in casi di rilievo, avendo annoverato tra i suoi clienti personaggi del calibro di Luciano Pavarotti e, successivamente, la vedova del tenore, Nicoletta Mantovani. La sua formazione accademica, focalizzata sul diritto pubblico comparato con specializzazione in arbitrato interno e internazionale, costituisce il substrato tecnico su cui ha costruito il proprio impegno pubblico.
Gli esordi in politica: da An a Forza Italia
Il primo impegno politico di Anna Maria Bernini risale agli anni di Alleanza Nazionale, sotto la guida di Gianfranco Fini. Nel 2007, appare tra i soci della fondazione Farefuturo, nata su iniziativa sua e di Adolfo Urso. La sua elezione in Parlamento avviene l’anno successivo, nel 2008. In questo contesto, Bernini vive la transizione che porta la destra italiana verso il Popolo della Libertà, fase che segna il suo primo avvicinamento diretto a Silvio Berlusconi.
Quando, nel 2013, le strade dei partiti che componevano il Pdl si separano, Bernini sceglie con convinzione il percorso di Forza Italia. Negli anni successivi, matura diverse esperienze: nel 2010 viene candidata alla presidenza dell’Emilia-Romagna, fallendo l’obiettivo, mentre nel 2011, in seguito al rimpasto governativo causato dalla rottura di Angelino Alfano, sfiora la nomina a Ministro della Giustizia, diventando comunque componente dell’esecutivo Berlusconi IV con la delega alle Politiche europee, sebbene per soli quattro mesi.
La lealtà al leader e il ruolo nei gruppi parlamentari
Il rapporto di Anna Maria Bernini con Silvio Berlusconi è sempre stato caratterizzato da una fedeltà granitica. Quando il Senato votò la decadenza del Cavaliere, Bernini espresse il suo dissenso vestendosi di nero, in segno di «lutto per la democrazia». Nel 2018, il suo nome circolò con insistenza come candidata alla presidenza del Senato. Tuttavia, in un contesto in cui la Lega cercava una convergenza con il Movimento 5 Stelle, Bernini scelse di ritirarsi dalla corsa per fedeltà alla linea: «Non sono disponibile a ricoprire la carica senza il sostegno del presidente Berlusconi», dichiarò. Fu in quella fase che il leader di Forza Italia puntò su Maria Elisabetta Alberti Casellati, portandola all'elezione.
Da quel momento, il ruolo di Bernini si è consolidato: è diventata presidente del gruppo di Forza Italia al Senato, carica nella quale è stata confermata anche nella legislatura avviatasi nel 2022. Nel 2021, pur non ottenendo un ministero nel governo Draghi, è stata nominata da Berlusconi vicecoordinatrice del partito, consolidando la sua posizione nel ristretto coordinamento dei 5 membri del vertice azzurro.
Il Ministero dell’Università e la riforma dell’accesso a Medicina
Nominata nel 2022 Ministro dell’Università e della Ricerca nel governo Meloni, Bernini ha posto al centro della sua agenda una riforma controversa: il superamento dei tradizionali test di ingresso per la facoltà di Medicina attraverso il cosiddetto "semestre filtro".
La riforma prevede l'abolizione del test di ingresso iniziale, sostituito da un numero programmato basato sul conseguimento degli esami del primo semestre, sulla media dei voti e su un successivo test nazionale. L'obiettivo dichiarato è quello di rendere l'accesso più meritocratico e inclusivo. Tuttavia, l'implementazione del meccanismo ha sollevato forti critiche. Durante un intervento alla kermesse Atreju, la ministra ha reagito alle contestazioni di alcuni studenti citando il presidente Berlusconi: “Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare”.
Governo elimina il test d'accesso alla facoltà di medicina
Critiche e posizioni sul "semestre filtro"
Le opposizioni, in particolare il Movimento 5 Stelle, hanno duramente criticato le modalità comunicative della ministra e la tenuta tecnica della riforma. In diverse interrogazioni alla Camera, la deputata Marianna Ricciardi e il capogruppo Antonio Caso hanno contestato il calo drastico delle ammissioni, definendo il semestre filtro un "disastro annunciato".
Bernini, dal canto suo, ha difeso la validità del percorso in aula, sostenendo che “parlare di fallimento perché meno del 10% ha superato tutte le prove al primo colpo significa non avere compreso il senso della riforma”. Secondo la ministra, gli studenti non perderanno l'anno, in quanto stanno accumulando crediti formativi, e il sistema prevede appelli di recupero e una graduatoria finale che sarà interamente riempita. La ministra ha inoltre respinto le accuse di opacità tecnologica, citando i dati forniti dal consorzio Cineca, che attestano un monitoraggio rigoroso e un numero minimo di irregolarità sanzionate.
Investimenti e prospettive per la ricerca
Oltre alle polemiche sull'accesso a Medicina, l'attività del Ministero si è concentrata sull'incremento dei fondi destinati agli atenei. Recentemente, il dicastero ha stanziato risorse significative per favorire nuove assunzioni di ricercatori, come accaduto per le università dell'Umbria, o per l'aumento del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) agli atenei toscani.
La strategia della ministra mira a un rafforzamento del sistema universitario attraverso un dialogo costante con i rettori e il Consiglio nazionale degli studenti universitari. Nonostante le turbolenze politiche, il mandato di Bernini prosegue nel segno di una difesa del merito e di una revisione dei paradigmi di selezione, cercando di bilanciare la necessità di rigore accademico con le richieste di una platea studentesca in costante mutamento. Sul piano dei diritti, va ricordato che nel corso della sua carriera politica, Bernini ha assunto posizioni favorevoli alle unioni civili e a una legge contro l’omofobia, distinguendosi spesso rispetto ad altre componenti della propria coalizione.