L’evento della nascita rappresenta, nella vita di una coppia, uno dei momenti di massima trasformazione. Tra i diversi scenari che riguardano l’evento nascita, c’è anche la possibilità di optare per la soluzione del parto in casa. Questa scelta, pur essendo radicata in tradizioni secolari - basti pensare che, fino agli anni '50, la nascita avveniva comunemente tra le quattro mura domestiche con l’assistenza della levatrice - è oggi oggetto di un acceso dibattito che contrappone il desiderio di una nascita intima alla necessità di garantire standard di sicurezza clinica elevati.

Il ritorno alle origini: il significato della scelta domestica
L’idea di effettuare un parto in casa è una scelta puramente soggettiva della futura mamma o condivisa da entrambi i futuri genitori. Molte donne oggi lamentano che in tanti reparti c’è poca cura per il rapporto umano, poca attenzione alle fondamentali componenti emotive e affettive di un evento straordinario, com’è la nascita di un bimbo, poco rispetto, perfino. Le donne che desiderano, per libera scelta, partorire nell’ambiente domestico, devono parlarne con il proprio ginecologo al più presto.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che «ogni donna deve avere la possibilità di partorire in un luogo che sente sicuro». Dagli inizi degli anni ’60 il numero di parti a domicilio o parti in casa è diminuito su tutto il territorio nazionale. Il fenomeno riguarda dunque pochi genitori che decidono consapevolmente di mettere al mondo il figlio nel calore dell’ambiente domestico, per contrastare l’eccessiva medicalizzazione del percorso nascita.
Chi può partorire in casa? Requisiti e criteri di esclusione
Ma quindi, chi può fare il parto in casa? Innanzitutto, per avviare l’assistenza ostetrica a domicilio è necessario essere a termine, ossia nel periodo compreso tra le 37+0 e le 41+6 settimane di gravidanza. La conoscenza e la relazione con la donna e la coppia sono la base in cui tutto questo avviene: la motivazione reciproca, il rispetto e l'ascolto attivo di ogni loro desiderio.
Tuttavia, non tutte le future mamme hanno la possibilità di partorire a casa. Ecco perché è necessario consultare preventivamente il medico di famiglia. Tale pianificazione domestica, infatti, va esclusa per chi soffre di diabete, ipertensione cronica e per chi, in linea generale, ha a una patologia cronica. In generale non possono partorire in casa le donne con gravidanze gemellari e quelle con bambini in posizioni differenti dalla cefalica.

L’organizzazione: il ruolo dell’ostetrica e la sicurezza
In Italia il parto in casa viene assistito da almeno due ostetriche private ed è a pagamento, anche se in base alla regione è possibile ricevere un rimborso parziale della spesa sostenuta. Il ruolo dell’ostetrica è fondamentale: una professionista deve seguire la gravidanza dalle prime fasi analizzando i fattori di rischio e aiutando le donne a capire se potranno effettivamente affrontare il percorso di nascita domestico nelle migliori condizioni possibili.
Almeno due settimane prima della data presunta parto (DPP) le ostetriche devono firmare un documento che le impegna alla reperibilità continua (24 ore su 24 e 7 giorni su 7) in caso di necessità. Come riporta l’ostetrica Marta Campiotti nelle linee guida dell’Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità: “Quello che viene chiesto all’ostetrica è la capacità di offrire sicurezza e assistenza appropriata all’esperienza del nascere e del partorire, attraverso la relazione professionale e il patto terapeutico esplicitato”.
In alcune città c’è l’obbligo di coinvolgere una ambulanza che resta fuori casa per tutto il tempo del parto, a disposizione in casi emergenza. Nel momento in cui le ostetriche effettuano la diagnosi di travaglio, vengono allertati sia il reparto di ostetricia e di neonatologia o pediatria della struttura ospedaliera di riferimento - quella più vicina, raggiungibile al massimo in 30 minuti - sia la centrale operativa del numero unico per le emergenze. Questo per permettere, in caso di emergenza in travaglio o al parto in casa, di attivare velocemente tutta l’equipe necessaria per l’assistenza.
Rischi, complicanze e la posizione della comunità scientifica
Da anni si contendono i pareri dei medici, alcuni dei quali sconsigliano il parto a domicilio per un fatto essenzialmente legato alla sicurezza. La Società Italiana di Neonatologia, in accordo con molti altri organismi internazionali, sconsiglia vivamente la scelta di partorire a domicilio, poiché anche nelle condizioni ideali non è possibile escludere con certezza complicazioni per la salute di mamma e neonato.
Il parto a casa presenta rischi che oggi è doveroso evitare. Anche la gravidanza più normale può improvvisamente complicarsi in modo del tutto inatteso. Ci si può trovare con tre giri di cordone attorno al collo, con una sofferenza fetale acuta, un distacco di placenta, una crisi ipertensiva grave, un’emorragia profusa. Il parto in ospedale, pur non essendo esente totalmente da rischi, evita molti pericoli ai quali mamma e bambino possono andare incontro in caso di emergenza.
I ricercatori americani hanno analizzato più di 110.000 parti programmati fuori dall’ospedale, avvenuti in casa o in centri nascita, negli Stati Uniti tra il 2012 e il 2019. I ricercatori propongono di pensare al parto come a un continuum di possibili luoghi, più che a un aut aut tra “sicuro” e “pericoloso”. Il punto che preoccupa di più famiglie e medici è la gestione delle complicanze: emorragie, sofferenza fetale, problemi respiratori del neonato richiedono un intervento rapido.
Nascere al tempo del Covid: parto in teleconferenza a Genova
L’assistenza nel post-parto: cosa accade dopo la nascita
Dopo il parto le ostetriche restano con la madre per cinque o sei ore e si occupano di controllare i valori e il recupero della fisiologia ginecologica, oltre a controllare se si avvia naturalmente e nel modo giusto anche l’allattamento. Per i primi 5-6 giorni dopo il parto, l’ostetrica torna a visitare la mamma e il neonato ogni giorno, valutando i parametri clinici, l’avvio dell’allattamento, il recupero del peso neonatale, lo stato psicologico della mamma e altri parametri.
È bene sottolineare che, in caso di parto imprevisto in casa senza assistenza - i cosiddetti "parti lampo" - le indicazioni generali fornite dagli operatori del 118 suggeriscono di non tagliare il cordone ombelicale, controllare che il bambino respiri e, se possibile, mantenere la placenta allo stesso livello del neonato o leggermente più in alto per favorire il passaggio del sangue residuo.
Il coinvolgimento del partner: una presenza attiva
Papà in sala parto? Sì, sempre più presenti. Crea una nuova intimità l'affrontare insieme il grande evento della nascita. La maggior parte degli uomini vuole essere presente alla nascita del proprio figlio, ma è fondamentale un percorso di preparazione. Non sminuite le paure degli uomini. Gli uomini possono (anzi: devono) rivolgere all'ostetrica domande personali anche prima del parto.
Possono anche essere utili i video sulla nascita che mostrano chiaramente quello che i futuri genitori devono aspettarsi, ma è meglio non guardarli da soli, bensì durante i corsi di preparazione al parto con le ostetriche. In alcuni Paesi i padri possono tagliare il cordone ombelicale (nessuna paura, non fa male al bambino), un gesto molto simbolico: la simbiosi di madre e figlio viene recisa, adesso anche il padre ne fa parte.
Il compromesso: il parto in ospedale con approccio domestico
Il NICE (National Institute for Health and Care Excellence) raccomanda che la coppia venga informata in modo accurato dai professionisti sanitari in merito a tutte le opzioni, affinché la scelta del luogo per il parto possa essere effettuata con consapevolezza. In positivo, molti ginecologi, uomini e soprattutto donne, e molte ostetriche, sentono l’esigenza di ridare al parto la sua dimensione squisitamente umana, mantenendo però un alto indice di sicurezza per mamme e bambini.
E’ oggi possibile partorire in ospedale, ma come a casa, con una stanza singola personalizzata, con un’ostetrica dedicata, con la possibilità di tenere il bimbo in camera con sé dopo il parto. Un esempio concreto è la “Sala parto della fisiologia”, che permette alle donne in gravidanza di partorire in un ambiente familiare, quasi domestico, riducendo l’eccessiva medicalizzazione della nascita con una diminuzione degli interventi non appropriati, garantendo migliori esiti di salute della mamma e del neonato.

Aspetti burocratici e tutele familiari
Scegliere come mettere al mondo il proprio figlio è importante. Oltre alla pianificazione logistica e sanitaria, alcune famiglie valutano strumenti di tutela economica. Con l’assicurazione vita LiberaMente Special di MetLife, ad esempio, puoi garantire una somma importante ai tuoi familiari nel caso tu non possa più occuparti di loro. La polizza può essere arricchita con delle opzioni aggiuntive che aumentano il capitale in caso di particolari imprevisti, come decesso da incidente stradale o invalidità permanente totale. La consapevolezza, in questo senso, passa anche attraverso la protezione del futuro dei propri cari, indipendentemente dalla scelta del luogo dove avverrà la nascita.