Le Ninne Nanne: Un Patrimonio Senza Tempo tra Storia, Scienza e Affetto Familiare

Dormire, dolce dormire. L’importanza di un sonno profondo, oggi al centro di una corretta analisi psicanalitica, era già elemento centrale per una quotidianità equilibrata in antichità. Questa esigenza fondamentale per una quotidianità spensierata fin dal periodo neonatale, ha dato vita a un genere musicale e verbale universale: la ninna nanna. Considerate canzoncine elementari diffuse in ogni cultura e senza tempo, le ninne nanne rappresentano un ponte tra il passato remoto e il presente, custodi di riti, credenze e l’infinito amore che lega genitori e figli.

Le Radici Antiche della Serenità Notturna: Dalla Mesopotamia alla Grecia

La ricerca delle origini della ninna nanna ci conduce indietro di millenni, fino alle albe delle civiltà. Uno degli esempi più antichi di ninna nanna ci viene offerto da una tavoletta sumerica, rinvenuta a Nippur, una città situata a 160 chilometri dall’odierna Baghdad, in Iraq. Questo prezioso manufatto, risalente a un periodo attorno al 500 a.C. ma che evidentemente rimanda a una prassi già in voga da diversi secoli, contiene parole che erano verosimilmente cantate da una balia. Tuttavia, è importante sottolineare che spesso simili, dolci canzoni erano intonate direttamente da uno dei genitori e a volte da papà e mamma insieme a comporre un tenero quadretto di unità familiare.

Le parole usate in questa antica ninna nanna sumera sono intrise di una profonda poesia e di un’intenzione rasserenante. Esse augurano al piccolo lo stesso “sonno che ha un cucciolo di gazzella stanco”, evocando immagini di quiete e riposo che la natura offre spontaneamente. Si chiede al bambino di sonnecchiare come fa “il pastore nel mezzo del suo turno di guardia”, attingendo a esempi tratti dalla natura o dalla vita agreste per innescare un processo fondamentale nella serenità dei più piccoli. La tavoletta, insieme a un lotto di altri scritti in cuneiforme, è stata recuperata presso il tempio dedicato a Enlil, divinità centrale nel pantheon sumero e poi di tutta la civiltà mesopotamica. Enlil era venerato come sovrano del vento, dell’aria e delle tempeste e dunque, diremmo oggi, responsabile del meteo sulla terra. A Enlil evidentemente si chiedeva di regolare gli agenti atmosferici in modo da conciliare la regolarità del momento onirico, testimoniando una connessione tra il sonno infantile e le forze cosmiche già nell'antichità.

Ricostruzione della tavoletta sumera della ninna nanna con Nippur evidenziata

Accanto alle ninne nanne, che miravano a un corretto riposo, i genitori compivano spesso riti apotropaici, pratiche curiose volte ad allontanare le negatività. Ad esempio, come apprendiamo da altre tavolette sumere in cuneiforme, spalmavano gli occhi del bambino che stentava ad addormentarsi con polvere raccolta in strada e impastata con acqua pura. Questi gesti rivelano una profonda preoccupazione per il benessere del bambino e la convinzione che forze esterne potessero influenzare il suo sonno.

Il testo della ninna nanna di Nippur, inoltre, ci offre una finestra su certe abitudini familiari di quell’antica civiltà. Si prega affinché il piccolo, per cui si evoca il sonno, prima di addormentarsi non scoppi in un pianto dirotto. Questa preghiera aveva una duplice motivazione: sia per rispetto del padre “che ne sarebbe disturbato” nella sua funzione di capofamiglia, sia per la madre “a cui farebbe sgorgare a sua volta il pianto”, perché spaventata dalle lamentele del piccolo, che riterrebbe in preda a un forte dolore. Questa sensibilità verso il pianto del bambino era legata anche a credenze spirituali: i sumeri ritenevano che il Kusarikku, uno spirito del focolare simpatico e protettivo, coperto di pelo e dalla forma di bisonte, di fronte al pianto dei bambini se ne andava e lasciava spazio alle forze maligne. Per questo motivo, si “minacciava” teneramente l’infante, come si legge sempre nella ninna nanna sumera, evocando Lamashtu, una presenza inquietante. Questa figura, metà animale (uccello e asino) e metà umano, poteva generare cuccioli di maiale allattandoli con latte avvelenato, configurandosi come uno spirito molto pericoloso, in grado di rapire i bambini che tardavano ad addormentarsi.

Rappresentazione di Kusarikku e Lamashtu

Quest'attenzione per il ritmo naturale della vita e del riposo, così evidente nella cultura sumera, trova riscontro anche nel concetto di “sophrosùne” degli antichi greci, per ottenere il quale un corretto riposo era elemento fondamentale. Gli eroi omerici spesso invocavano Hypnos, la divinità onirica che Omero descrive come figlio della Notte e gemello della Morte nell'Iliade (Canto XVI, versi 681-683), affinché prendessero velocemente sonno e si riprendessero dalle fatiche delle battaglie in vista di nuove imprese. Fu sempre Hypnos a dare ad Endimione, un bellissimo giovane amato da ninfe e dee, la facoltà di dormire a occhi aperti per difendersi dai molti nemici, sottolineando ancora una volta il legame profondo tra divinità, sonno e protezione.

Immagine stilizzata di Hypnos e il concetto di sophrosùne

La Funzione Profonda delle Ninne Nanne: Oltre la Semplice Melodia

Le ninne nanne, nella loro apparente semplicità, celano una complessità di funzioni che vanno ben oltre il mero scopo di indurre il sonno. Jules Combarieu, a proposito della ninna-nanna, scrive: "Si tratta di un genere mai assente dal Folklore […]. E non solo la tenerezza materna si è servita del canto per favorire il sonno: anche i conquistatori, i guerrieri, i cacciatori l'hanno adoperato contro il nemico o la preda, per colpire senza pericolo, o per liberarsi da un ostacolo". Questa osservazione evidenzia la natura primordiale e universale del canto come strumento per influenzare gli stati d'animo, sia in contesti di cura che di conflitto.

La funzione predominante della ninna nanna è intrinsecamente protettiva. Essa serve, difatti, a proteggere la giovane creatura dal buio della notte, dalle sue paure e incertezze. In molte ninna-nanne emerge il tema della possessività materna, vengono fatte delle promesse al bambino, gli vengono suggerite fortune prossime o remote, plasmando un futuro desiderabile per il piccolo. Si possono assumere modelli base fondati su tali concetti, come: "Dormi bambino, la tua mamma ti è vicina. Tuo padre è andato a caccia/in città/in osteria/al mercato", che riflettono la struttura familiare e le attività quotidiane del tempo in cui nascono.

La parola stessa "ninna nanna," doppia e onomatopeica, esprime la cura di una coccola amorevole, non leziosa e lusinghiera, ma spontanea come il respiro di ogni essere vivente, o come il soffio del vento che dondola e trasporta lontano. La dimensione della lontananza si fa luce nel momento in cui nel silenzio la melodia viene innalzata al cielo a invocare la protezione delle entità positive. È un’invocazione lieve, un invito che diviene sicuramente individuale e più creativo nel momento in cui la mamma inserisce nella canzone il nome della propria creatura da proteggere, rendendo il canto un'esperienza unica e personalizzata. L'espressione "ninna nanna" evoca l'effetto del dondolo delle primitive culle, ricostruito nell'immaginario collettivo nella forma di una barca che varca la notte per condurre al nuovo giorno la piccola creatura, simboleggiando un passaggio sicuro attraverso l'oscurità verso la luce.

Sull'alberello fai la nanna 😴 Canzoni neonati per dormire | HeyKids Italiano

Le ninne nanne sono canzoni speciali, si riconoscono anche se cantate in una lingua non familiare. Attraverso il ritmo uniforme, la regolarità e la ripetizione delle parole, la semplicità della struttura musicale e l’andamento lento della melodia, aiutano i bambini a crearsi dei modelli e a controllare le emozioni. Questa struttura ripetitiva e rassicurante offre un ambiente sonoro prevedibile che favorisce il rilassamento e l'apprendimento.

Il potere della ninna nanna è amplificato quando al canto si associa il movimento. Se assieme al canto, una mamma addormenta i propri piccoli cullandoli, il movimento dondolante, stimolando il sistema vestibolare del bimbo, aumenta l’attenzione, contribuisce allo sviluppo dell’equilibrio e soddisfa il suo bisogno di movimento. Le madri tendono ad attirare l’attenzione del loro bambino cantando più velocemente all’inizio; poi rallentano l’esecuzione per mantenere alta quell’attenzione e condurre gradualmente il bambino verso il sonno. Questo adattamento dinamico del ritmo dimostra un'innata comprensione dei bisogni del neonato.

L'antropologo Dean Falk suggerisce che la comunicazione vocale attraverso la ninna nanna risalga probabilmente a molto prima che venisse in uso il marsupio, più di un milione e mezzo di anni fa. Le madri preistoriche, infatti, quando dovevano occuparsi delle faccende quotidiane, mettevano a terra i loro neonati. Questi sicuramente avranno protestato piangendo e lamentandosi, non gradendo di essere separati, anche se momentaneamente, dalle loro mamme. È probabile che le madri abbiano iniziato a mantenere il contatto con i figli vocalmente. La voce rasserenante avrà ogni tanto sostituito il conforto dell’abbraccio, mentre la madre altrimenti occupata conciliava il sonno del bimbo, assicurandolo della sua presenza. Questo insight illumina la ninna nanna come una delle prime forme di comunicazione e attaccamento vocale nella storia dell'umanità.

I bimbi piccoli sono disposti a tutto pur di evitare la separazione dalla madre e per ristabilire il contatto fisico: urlano, scalciano, si aggrappano e piangono. Il pianto provoca l’empatia dell’adulto, innesca emozioni e sollecita una risposta. La ninna nanna, in questo contesto, emerge come una risposta primordiale e potente, capace di trasformare l'angoscia della separazione in un senso di sicurezza e vicinanza attraverso il suono e il ritmo.

Madre che culla un bambino e canta

Contesto Sociale e Culturale: Dalla Famiglia Antica all'Identità Femminile

Le ninne nanne non sono solo semplici melodie per addormentare i bambini; sono anche un ricco specchio delle dinamiche sociali, delle credenze religiose e delle sfide esistenziali delle comunità in cui nascono e si tramandano.

Nella famiglia patriarcale del passato, il canto della ninna nanna spettava prevalentemente alle donne della famiglia, e non solamente alla mamma. Negli esempi di comunità più antichi pervenutici, erano spesso le anziane a intonare i canti. Le mamme erano impegnate a crescere i figli maggiori, ad accogliere e servire il marito al rientro dalle fatiche quotidiane, a occuparsi della casa. Alle anziane spettava lo sviluppo energetico e spirituale dei pargoli, realizzato anche attraverso l'intonazione dei canti, testimoniando il loro ruolo cruciale nella trasmissione culturale e affettiva. Le parole "nanna" e "nonna" non sono accomunate solo dall’assonanza; effettivamente ci parlano del legame del presente e poi del futuro con la tradizione più antica trasmessa dagli anziani della comunità. Nei dialetti calabresi “nonna” si dice “nanna”, e questo testimonia il legame etimologico e culturale tra le due parole. Curiosamente, Inanna era la divinità più importante della mitologia sumera, il che potrebbe suggerire un'ulteriore, profonda radice ancestrale del termine.

Albero genealogico stilizzato che rappresenta la trasmissione delle tradizioni e il legame tra

Ernesto De Martino, considerato tra i massimi cultori italiani di etnologia e folklore, ha analizzato la ricchezza culturale delle ninne nanne. Egli scrive: "Formalmente le ninna-nanne appaiono ricche di elementi cattolici: la sacra famiglia e i santi ma in modo particolare la Madonna, vi appaiono continuamente sia per aiutare a incantare il sonno sia per assicurare efficacia al contenuto frequentemente augurale dei vari distici". Questa integrazione di elementi religiosi è una caratteristica distintiva, che trasforma la ninna nanna in un veicolo di protezione spirituale e di benedizione. Tuttavia, De Martino aggiunge che "a parte l'incantesimo del sonno che lascia trasparire chiaramente il momento magico delle ninna-nanne, ha luogo qui anche un appassionato incantesimo della sorte, una trasfigurazione fiabesca della situazione reale, e una anticipazione di destini fausti, dominati dal tema della ricchezza e della potenza". Ciò rivela come la ninna nanna non si limitasse a cullare il sonno, ma anche a plasmare, attraverso la suggestione poetica, le speranze e i sogni per il futuro del bambino, proiettando una realtà ideale, fatta di prosperità e successo.

Infine, una lettura non superficiale dei testi delle ninna-nanne ci offre una panoramica completa della vita femminile nella comunità, dei rapporti madre-figlia e del dramma esistenziale della donna. In passato, per uscire da una situazione di obblighi familiari oppressivi, non aveva altra strada che sposarsi, andando incontro a obblighi ancora più oppressivi e vincolanti. Le ninne nanne, quindi, diventano un documento storico-sociale, rivelando le aspettative, le gioie, ma anche le frustrazioni e le speranze delle donne, trasmesse attraverso il canto e indirizzate alle nuove generazioni. Questi contenuti sono arrivati a noi oggi, grazie all’impegno di storici, filologi e dei primi archeologi che hanno percorso e caratterizzato il secolo XIX, dedicandosi a preservare queste espressioni culturali.

L'Evoluzione della Ninna Nanna nel Tempo: Dalle Origini ai Capolavori Musicali

Il concetto di sonno e di sogno, così intrinsecamente legato alla ninna nanna, ha attraversato le epoche, arricchendosi di nuove interpretazioni e significati. La dimensione del sogno, a cui si fa corrispondere la radice della propria esistenza, è una caratteristica che il Romanticismo eredita grazie al Neoclassicismo. Questo periodo culturale ha elevato il sogno a una dimensione privilegiata di introspezione e creatività, in linea con l'idea che il sonno infantile sia un momento sacro di crescita e sviluppo.

I bambini, in quest'ottica, sono sempre stati considerati la risorsa del futuro, specialmente nell’ottica della trasmissione anche genetica dei pregi e dei caratteri di famiglia. L’attenzione alla genetica, maturata nel Settecento attraverso lo studio moderno della botanica, ha con Darwin una svolta decisiva e viene traslata agli esseri umani e animali, conferendo una nuova importanza alla linea di discendenza e alla continuità familiare, temi spesso presenti nelle ninne nanne che augurano un futuro prospero e sano. Il sogno, in questo contesto, è visto come tutela e protezione, un momento di rigenerazione fisica e spirituale essenziale per lo sviluppo del futuro adulto.

Con l'avvento dell'era moderna, nuovi strumenti hanno iniziato ad affiancare la voce umana nel rito dell'addormentamento. Nascono in Svizzera e si diffondono in Francia i carillon, quindi in Germania e nell'Inghilterra Vittoriana. Questi meccanismi musicali, con le loro melodie delicate e ripetitive, hanno offerto un'alternativa o un complemento alle ninne nanne cantate, portando la musica nelle case in una forma meccanica e accessibile.

Carillon antico

Parallelamente, la ninna nanna ha trovato la sua espressione anche nella musica d'arte. I precettori dell'epoca insegnavano sulla base del rispetto della tradizione comunitaria, trasmessa anche attraverso l’educazione al suono e alla musicalità delle parole, conferendo valore alla semplicità. È così che il compositore Johannes Brahms dà luogo alla sua celebre ninna nanna, il "Wiegenlied" (Op. 49 n° 4), ancora oggi apprezzata, ascoltata e riadattata al tempo del Natale.

La prima “Ninna Nanna” di Brahms, scritta nel 1868 e facente parte della raccolta di cinque Lieder op. 49, era un brano di affidamento del piccolo agli angeli. Brahms dedicò il lied a Bertha Porubszky in occasione della nascita del secondo figlio, confermando la connessione personale e affettiva che spesso ispira queste composizioni. Il testo originale, come accennato, è di origine medioevale, e nel tempo ha subito diverse variazioni, arricchendo e conservando allo stesso tempo la bellezza semplice contenuta nella melodia. È interessante notare come Brahms usò anche una variazione della melodia del "Wiegenlied" nel primo movimento della sua Sinfonia n. 2 in Re maggiore, op. 73, dimostrando la profondità e la versatilità di questa composizione. La sua ninna nanna, intitolata “Guten Abend, gute Nacht” (Buona sera, buona notte), è un esempio sublime di come un tema popolare possa essere elevato a capolavoro artistico, mantenendo intatta la sua funzione primaria di conforto.

Spartito del Wiegenlied di Brahms

La Ninna Nanna Oggi: Un Rituale Quotidiano nell'Era Digitale

Nel mondo contemporaneo, nonostante l'avanzamento tecnologico e la frenesia della vita moderna, il rituale della ninna nanna mantiene intatto il suo fascino e la sua importanza. Torni a casa dal lavoro, prepari la cena, sistemi, sono tante le attività delle quali occuparsi ogni giorno. Ma quando arriva la sera, tutto si placa: è l’ora della nanna. Il momento in cui mettere a posto i giochi, abbassare le luci, spegnere televisione, smartphone, tablet, creando un'atmosfera di quiete propizia al riposo. Tra i vari rituali dell’addormentamento, la ninna nanna dovrebbe occupare un posto privilegiato, in quanto offre un’esperienza multisensoriale che favorisce il benessere del bambino.

Nella ninna nanna, musica e linguaggio stabiliscono un’unione e fusione unica e irripetibile. Le ninne nanne permettono al bambino di apprendere le basi della musica, stabilendo un collegamento con le note e la realtà che lo circonda, attraverso le melodie e le parole delle canzoncine. Esiste per ogni località un repertorio non sempre annoverato e custodito da musicologi e storici, un vero e proprio patrimonio di filastrocche tradizionali che si tramandano da generazioni. Oltre a questo ricco repertorio, oggi possiamo attingere a un bacino più ampio di canzoncine moderne, disponibili in commercio in diversi libri, piacevolmente illustrati e corredati di CD, che offrono nuove possibilità di scelta per i genitori.

La ninna nanna nasce come canto individuale, poi appoggiato e reinterpretato da tutta la comunità di appartenenza. È vero però anche il contrario, ossia che l’individuo, la donna che lo intona, lo attinga dalla fonte del patrimonio collettivo e lo faccia proprio, adattandolo e personalizzandolo. Ogni mamma può dunque inventare una ninna nanna per il suo piccolino. Oppure, può cambiarne una che conosce, adattandola con la propria fantasia al suo mondo, rendendola unica e su misura per il proprio figlio. Non serve essere brave cantanti e in ogni caso la voce della mamma è sicuramente più gradita ai bimbi e da preferire, perché portatrice di emozioni vere e di un legame insostituibile.

La personalizzazione della ninna nanna può nascere anche da momenti di difficoltà, trasformando un’esperienza stressante in un atto creativo di cura. Un ricordo particolare legato a un'esperienza personale racconta di una volta in cui il pianto del figlio più piccolo è durato per delle ore. Dopo aver cantato tutto il repertorio che conosceva, averlo cullato e coccolato a lungo, aver inventato rime e vocalizzazioni, non sapendo più cosa fare, la mamma scelse una canzone che piaceva a lei e iniziò a cantarla, avendo cura di rallentarla molto, di intonarla in una zona un po’ più acuta e di frammentarla con dei silenzi che via via rendeva sempre più lunghi. Questo approccio intuitivo e amorevole, dimostra come la creatività e l'adattabilità siano al cuore del rituale della ninna nanna. Il rito delle ninne nanne, in molte case, si protrae per anni, evolvendo con il bambino e continuando a essere un momento prezioso di connessione e affetto.

Sull'alberello fai la nanna 😴 Canzoni neonati per dormire | HeyKids Italiano

tags: #ninna #nanne #in #soffitta