Anche se poco conosciuta, la diastasi è un problema piuttosto diffuso tra le donne che hanno avuto un bambino. Per comprendere a fondo questa condizione, è necessario partire dall'anatomia del corpo femminile: i retti addominali sono due fasci muscolari longitudinali, uno a destra e uno a sinistra, che si estendono dall’arcata costale fino al pube. I due retti sono divisi dalla linea alba, una linea millimetrica ma molto robusta situata proprio a metà dell’addome. La diastasi addominale è una condizione caratterizzata dalla separazione eccessiva dei due muscoli retti dell’addome lungo la linea mediana del corpo, nota anche come linea alba.

Comprendere la diastasi addominale: cause e meccanismi
La causa principale della diastasi addominale è la gravidanza. Durante la gestazione, l’utero in crescita esercita una naturale pressione sui muscoli addominali, che si allungano per fare spazio al feto. Paradossalmente, è un problema molto diffuso tra le donne più atletiche, che danno importanza alla linea e all’aspetto fisico: gli addomi scolpiti di queste donne vengono messi a dura prova dal volume del feto che cresce e dagli ormoni.
Il corpo della donna subisce profonde trasformazioni durante la gravidanza per accogliere e sostenere la crescita del bambino. L’allungamento e la separazione dei muscoli retti addominali sono facilitati dall’aumento del volume dell’utero e dalla produzione di ormoni come la relaxina. Oltre alla gravidanza, esistono altri fattori che possono determinare la diastasi, come l’obesità, la lassità muscolare e il rapido aumento o perdita di peso. Età materna avanzata, gravidanze multiple, parto gemellare e predisposizione genetica sono tutti fattori di rischio.
Riconoscere i sintomi e l'autovalutazione
La diastasi varia in gravità, da una lieve separazione che può essere avvertita solo al tatto, a una più significativa che crea un rigonfiamento evidente al centro dell’addome. È la stessa paziente che si accorge per prima della diastasi, notando un rilassamento dell’addome quando si trova in posizione eretta (alcune donne riferiscono una “pancia come al terzo mese di gravidanza”). Un rigonfiamento centrale dell’addome, soprattutto quando si fa sforzo o si cambia posizione, è il segno della diastasi addominale.
Per verificare l’allargamento, la paziente deve sdraiarsi su una superficie rigida, sollevare la testa e toccare, con le dita delle mani unite, l’asse longitudinale dell’addome. Se la distanza tra i muscoli supera i 2-2,5 cm, si può parlare di diastasi. È bene ricordare che, dopo il parto, i muscoli hanno bisogno di tempo per tornare alla condizione normale; si parla di diastasi clinica solo trascorso un periodo post-partum fino a 8-12 mesi.
Diastasi Italia: come fare autovalutazione
L'impatto sulla salute: non solo una questione estetica
Erroneamente, la diastasi è da molti considerata una patologia innocua o solamente estetica, ma in realtà provoca importanti alterazioni nella meccanica del bacino e del core, ovvero della zona compresa tra la porzione inferiore del busto e il margine inferiore del bacino, che predispone a sovraccarichi e quindi problemi su anche, bacino e schiena.
Uno dei problemi principali causati dalla diastasi è il mal di schiena: la distanza tra i muscoli, infatti, crea un disequilibrio tra le tensioni esercitate sulla muscolatura lombare e su quella addominale, dovuto al fatto che l’addome ha perso tonicità durante la gravidanza. Inoltre, la parete addominale di chi soffre di diastasi non è più in grado di contenere con efficacia la pressione degli organi endo-addominali, con conseguente distensione dell’addome. Questo può influenzare negativamente il pavimento pelvico, poiché i muscoli indeboliti non riescono a fornire il supporto necessario agli organi interni, portando a problemi come l’incontinenza urinaria.
Prevenzione durante la gravidanza: strategie mirate
L’evento gravidanza costituisce un fattore di rischio per la diastasi addominale a causa dell’eccessiva pressione esercitata dalle strutture endoaddominali durante i nove mesi. Tuttavia, adottando uno stile di vita adeguato, possiamo preservare il tono della parete addominale. È essenziale mantenere un peso sano durante la gravidanza per ridurre la pressione sui muscoli addominali.
L’attività fisica durante la gravidanza è fondamentale, ma bisogna prestare attenzione a evitare esercizi che aumentano eccessivamente la pressione intra-addominale. Esercizi specifici come la respirazione diaframmatica e gli esercizi di Kegel possono rafforzare il pavimento pelvico e i muscoli addominali senza rischi. È importante evitare esercizi che aumentano la pressione sull’addome, come sit-up, crunch e sollevamenti pesanti, poiché possono peggiorare la diastasi.
L’uso di supporti addominali, come fasce e cinture prenatali, può aiutare a sostenere l’addome in crescita e ridurre la pressione sui muscoli addominali. Le fasce di supporto sono progettate per fornire una compressione leggera, mentre le cinture offrono un supporto più robusto, utile per le donne con problemi di schiena. Tuttavia, non dovrebbero essere indossate tutto il giorno.
Gestione conservativa e riabilitazione
Nella maggioranza dei casi, la diastasi addominale può essere trattata da un fisioterapista in modo conservativo con un percorso riabilitativo che include esercizi posturali e di rinforzo della fascia addominale. La fisioterapia è il metodo più sicuro ed efficace per prevenire e trattare la diastasi addominale durante la gravidanza e dopo il parto.
Esistono degli esercizi che possono irrobustire e tonificare il muscolo trasverso addominale, muscolo dal movimento cilindrico e concentrico che compone la muscolatura laterale. Le persone che soffrono di diastasi tendono, spesso mal guidati dai personal trainer, a fare esercizi per irrobustire i retti addominali; in realtà, l'ipertrofia dei retti tende a far aumentare la diastasi. Il percorso fisioterapico mira invece all'attivazione del core e al rinforzo del pavimento pelvico, con movimenti dolci che coinvolgono tutto il corpo.
Quando ricorrere alla chirurgia
Se il gap rimane consistente, allora è necessaria la chirurgia. La riabilitazione chirurgica mira a riavvicinare i due fasci muscolari dei retti addominali fissandoli con delle suture e ricostituendo una linea alba sottile e robusta. Fino a qualche tempo fa, l’intervento prevedeva un’incisione poco estetica, che seguiva tutta la diastasi. Oggi si sono trovate soluzioni meno invasive, come la laparoscopia o la minilaparoscopia, che permettono incisioni limitate.
Alcuni chirurghi preferiscono rinforzare la sutura manuale con reti protesiche. In caso di laparoscopia, la rete viene posizionata all'interno della cavità addominale (intraperitoneale), il che comporta avvertenze specifiche in caso di future gravidanze, come il rischio di aderenze viscerali o il potenziale dolore dovuto allo spostamento della rete durante l'espansione uterina. Esistono tecniche come la R-Tapp (pre-peritoneale) dove, non essendoci contatto tra viseri e ricostruzione, i rischi legati alla gravidanza sono sensibilmente inferiori.

Gravidanza dopo l'intervento: è possibile?
In generale, è bene sottoporsi ad un intervento di riparazione per diastasi addominale quando non si desiderino ulteriori gravidanze. Una gravidanza comporta un considerevole aumento di volume addominale soggetto a fattori imprevedibili legati alla quantità di liquido amniotico e alle dimensioni del feto. È pertanto difficile escludere a priori il verificarsi di una recidiva. Tuttavia, molte donne affrontano senza problemi una seconda gravidanza dopo la correzione chirurgica, soprattutto se si adottano precauzioni adeguate. Se si decide di pianificare una gravidanza, è fondamentale seguire scrupolosamente le indicazioni del ginecologo, monitorando il peso corporeo e mantenendo uno stile di vita sano.
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