La Storia e la Tecnica della Ninna Nanna per Violino: Un Viaggio Tra Melodia e Intimità

La ninna nanna è una melodia rasserenante cantata ai bambini per farli addormentare. L'idea alla base della ninna nanna è che un canto eseguito da una voce familiare induce i bambini ad addormentarsi. Queste canzoni speciali si riconoscono anche se cantate in una lingua non familiare. Attraverso il ritmo uniforme, la regolarità e la ripetizione delle parole, la semplicità della struttura musicale e l'andamento lento della melodia, aiutano i bambini a crearsi dei modelli e a controllare le emozioni. Per quanto ne sappiamo, le ninne nanne esistevano già nel 2000 a.C.. Su una tavoletta di argilla delle dimensioni di un palmo risalente all’antica Babilonia (l’odierno Iraq) è riportata una ninna nanna scritta in caratteri cuneiformi.

Tavoletta cuneiforme babilonese

La musica stessa è un valido aiuto all’apprendimento per i neonati e i bambini piccoli. I toni tranquillizzanti e i ritmi dolci sembrano essere la ragione per cui una ninna nanna aiuti un bambino ad addormentarsi. Tuttavia, gli studi hanno dimostrato che se a cantarle sono voci familiari al bambino, queste ninne nanne sono più efficaci nel calmarlo. Non solo, cantare i testi delle canzoni o persino recitare le filastrocche può favorire le prime capacità linguistiche. La ninna nanna, nella sua veste classica, prende il nome di "berceuse", che è il termine francese per ninna nanna, come la Berceuse scritta da Fryderyk Chopin nel 1844. Sebbene il violino non sia lo strumento più immediatamente associato a questa forma musicale così intima e vocale, la storia ci riserva esempi affascinanti di come il suo timbro caldo e versatile sia stato impiegato per evocare la dolcezza e la profondità emotiva proprie della ninna nanna, sia in composizioni originali che in sapienti adattamenti.

La Ninna Nanna: Radici Profonde e Funzione Primordiale

Il pianto dei bimbi piccoli è una delle espressioni più potenti e primordiali della necessità di contatto e sicurezza. I bimbi piccoli sono disposti a tutto pur di evitare la separazione dalla madre e per ristabilire il contatto fisico: urlano, scalciano, si aggrappano e piangono. Il pianto provoca l’empatia dell’adulto, innesca emozioni, sollecita una risposta. Per l’antropologo Dean Falk la comunicazione vocale attraverso la ninna nanna risale probabilmente a molto prima che venisse in uso il marsupio, più di un milione e mezzo di anni fa. Le madri preistoriche, infatti, quando dovevano occuparsi delle faccende quotidiane, mettevano a terra i loro neonati. Questi sicuramente avranno protestato piangendo e lamentandosi, non gradendo di essere separati, anche se momentaneamente, dalle loro mamme. È probabile che le madri «[…] abbiano iniziato a mantenere il contatto con i figli vocalmente. La voce rasserenante avrà ogni tanto sostituito il conforto dell’abbraccio, mentre la madre altrimenti occupata conciliava il sonno del bimbo, assicurandolo della sua presenza» (Dean Falk, Lingua madre). Attraverso il ritmo uniforme, la regolarità e la ripetizione delle parole, la semplicità della struttura musicale, l’andamento lento della melodia, le ninne nanne aiutano i bambini a crearsi dei modelli e a controllare le emozioni.

Se assieme al canto, una mamma addormenta i propri piccoli cullandoli, il movimento dondolante, stimolando il sistema vestibolare del bimbo, aumenta l’attenzione, contribuisce allo sviluppo dell’equilibrio, soddisfa il suo bisogno di movimento. Le madri tendono ad attirare l’attenzione del loro bambino cantando più velocemente all’inizio; poi rallentano l’esecuzione per mantenere alta quell’attenzione. Quando il bambino è nel grembo materno, non può percepire molto dall’esterno. Ma l’altro suono che il bambino sente prima della nascita è la voce della madre. Anche se questa gli giunge ovattata, il bambino ne è consapevole e si dice che le ninne nanne cantate dalla madre possano fungere da ponte tra la vita nel grembo materno e quella al di fuori di esso. Questo può funzionare anche se, mentre è nell’utero, il bambino è esposto continuamente anche ad altre voci. Si narra persino di un fratello che cantava ogni sera You Are My Sunshine alla sorellina mentre era nella pancia della madre; quando la bimba nacque con problemi di salute e sembrava che non ce l’avrebbe fatta, fu proprio la voce del fratello che cantava per lei a far risalire i suoi parametri vitali e farla guarire miracolosamente. Nel complesso, il rito delle ninne nanne occupa un posto privilegiato tra i vari rituali dell’addormentamento. Non serve essere brave cantanti e in ogni caso la voce della mamma è sicuramente più gradita ai bimbi e da preferire, perché portatrice di emozioni vere. In passato, nella famiglia patriarcale, il canto della ninna nanna spettava alle donne della famiglia, non solamente alla mamma. La Commissione europea ha creato il progetto Lullabies of Europe per raccogliere tutte le ninna nanne nelle diverse lingue della Comunità per preservarne il patrimonio culturale.

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Un Mondo di Ninne Nanne: Un Arazzo di Tradizioni Musicali

Le ninne nanne, come tutta la cultura musicale popolare, si sono prestate a essere cambiate, mescolate tra loro, modificate nel testo o nel profilo melodico. Ogni mamma può dunque inventare una ninna nanna per il suo piccolino. Oppure, può cambiarne una che conosce, adattandola con la propria fantasia al suo mondo. Questo adattamento e la ricchezza delle tradizioni sono evidenti nelle innumerevoli ninne nanne raccolte in tutto il mondo.

In Moravia, Slesia e nei villaggi slavi dell'Austria, furono raccolte vivaci ninne nanne come "Spi, Janíčku, spi" da František Sušil, prete e attivista della rinascita nazionale ceca. Questa ninna nanna usa il nome proprio di un bambino, Janíček, diminutivo del comune nome maschile Jan. Un'altra ninna nanna ceca, "Ukolébavka", fu pubblicata nel 1633 ne ‘L'Informatorium della Scuola Infantile' di Johan Amos Comenius, libro che fu probabilmente il primo trattato sullo sviluppo e l'educazione dei bambini fino a sei anni, nella famiglia. Comenius sottolineò la necessità di offrire stimoli sensoriali ed emozionali nella prima infanzia. "Hajej můj andílku" è una delle ninnananne ceche più melodiose, raccolta da Karel Jaromír Erben, scrittore romantico ceco, poeta e collezionista di canti popolari e fiabe cechi. Fratišek Bartoš, pedagogo ed etnografo, raccolse "Halí, dítě", un canto moravo. Dalla Moravia orientale, dove il dialetto è influenzato dallo slovacco, proviene "Halaj, belaj, malučký", con canti popolari simili a quelli slovacchi al di là del confine.

Per i danesi, "Solen er så rød, mor" è una ninna nanna classica. "Elefantens vuggevise" è considerata un classico delle ninna nanne danesi, trattando di animali esotici con un testo semplice e comprensibile per un bambino. Il testo della canzone fu scritto nel 1948 dallo scrittore e poeta Harald H. Per renderla politicamente corretta, negli anni novanta fu sostituita la parola "negerdukkedreng" (bambolotto negro) con "kokosnød" (noce di cocco). "Godnatsang", molto popolare, ha testi e musica composti da Sigurd Barrett, pianista, compositore e conduttore di un programma televisivo per bambini in Danimarca, assieme a Steen Nikolaj Hansen. Sigurd di solito la canta alla fine del suo programma e presenta un tema riguardante il sonno. "Mues sang få Hansemand" proviene dalla zona meridionale dello Jutland, è molto antica ma non molto conosciuta a causa del suo dialetto. "Jeg vil tælle stjernerne" fu scritta nel 1951 dal poeta e scrittore danese Halfdan Rasmussen, con musica di Hans Dalgaard.

Le ninne nanne anglofone includono "Lavender's blue", canzone tradizionale risalente almeno al XVII secolo, tramandata e modificata nel tempo. "By Baby Bunting" è una gioiosa canzoncina antica quanto le filastrocche inglesi, cantata dalle madri inglesi e familiare ovunque si parli inglese, con melodia giunta fino ai nostri giorni senza variazioni. Nell'inglese antico, le ninne nanne erano chiamate "Byssinge" ed il prefisso "by" significava sonnellino. La promessa di una ricompensa per un buon comportamento viene presentata al bambino. La parola "bunting" oggi può riferirsi a un uccello o a un panno soffice. "Hush, little baby" è un'altra ninna nanna tradizionale di cui non si conoscono gli autori, ma si suppone abbia origine nel Nord America per via del tordo beffeggiatore menzionato. "Twinkle twinkle little star" è una delle più popolari filastrocche inglesi, che combina la melodia di una canzone francese del 1761 "Ah! Vous dirai-je, Maman" con la poesia inglese "The Star" di Jane Taylor, pubblicata nel 1806. Mozart scrisse dodici variazioni su questa melodia.

Dalle Highlands scozzesi proviene la "Scottish Lullaby", una melodia tradizionale dei fieri clan. Soltanto l'aria "Cdul gu lo" (Dormi fino all'alba) e non i versi originali scozzesi furono usati nella drammatizzazione di "Guy Mannering" di Sir Walter Scott. La storia delle Highlands e delle interminabili battaglie che i clan affrontarono per preservare la loro indipendenza sono evocate in questo canto. Il sogno riguarda lo squillo di tromba e l'ideale è il coraggio.

Le ninne nanne greche sono ricche di riferimenti alla natura e alla mitologia. "Νάνι μού το νάνι νάνι" proviene dall'isola di Calimno, dove le parole sono influenzate dalla bellezza delle montagne, l'aroma di origano e timo e le acque cristalline. Calimno è famosa per le spugne e la produzione dell'olio d'oliva, elementi che vengono menzionati. Il suono ‘e e è’ è molto popolare nelle ninne nanne greche. "Νάνι νάνι το παιδί μου" ha origine nella montuosa Kastoria, famosa per i vigneti e gli allevamenti di bestiame, che spiegano i riferimenti a pecorella, capretta e ovile, spesso in forma diminutiva. "Ύπνε, που παίρνεις τα μικρά" dall'isola di Tasso, si ascolta in tutta la Grecia con numerose variazioni. L'elemento del ‘Sonno’ (‘Ύπνος') è centrale, e ci si rivolge al dio del sonno per prendere il bambino nelle sue braccia. La ninna nanna menziona l'Est e l'Ovest per indicare la vastità del mondo. Anche nell'Italia meridionale, popolazioni di lingua greca hanno abitato fin dall'VIII secolo a.C., dando origine a ninne nanne come "Ύπνε μου, επάρε μού το", che con la sua menzione delle rose riflette le produzioni locali. "Τζοιμάται ο ήλιος στα βουνά", di tradizione greca, ebbe origine nell'isola di Egina, passando poi a Cipro dove fu trasformata nel dialetto cipriota e arricchita di versi aggiuntivi. La ninna nanna greca originale era formata soltanto dalla prima stanza e parla del momento del tramonto, quando il sole e la pernice dormono, e anche i bambini dovrebbero dormire.

Mappa delle ninne nanne in Europa

Le ninne nanne italiane mostrano una grande varietà regionale. "Nana Bobò" è un'antica ninna nanna della laguna veneta, con influenze balcaniche e bizantine. Colei che canta augura salute e ricchezza al bambino, mentre la madre è assente, andata alla fontana. "Fai la Nanna, Mio Simone" è un esempio delle ninne nanne tradizionali toscane, che inizia con un tono esuberante per poi addolcirsi. La "Ninna nanna sette e venti" fa parte del folclore e delle villotte friulane, con la madre che rimane a casa per cuocere la focaccia e accudire il bambino. "Stella stellina", composta da Lina Schwarz, è una delle ninne nanne più popolari in tutta Italia, conosciuta anche dalle generazioni più anziane. "Fate la nanna, coscine di pollo" è un'altra ninna nanna toscana, che paragona affettuosamente le gambette del neonato alle coscine di pollo. La "Ninna nanna dei suoni e dei colori" è una composizione contemporanea, creata per il progetto europeo "Languages from the Cradle".

Le ninne nanne rumene sono anch'esse variegate. "Culcă-te, puiuţ micuţ" è un'antica ninna nanna della Romania occidentale e centrale, ancora cantata e menzionata nei testi scolastici nella versione di Maria Tănase. "Nani, nani, puişor" è usata in tutte le regioni della Romania, iniziando con le tipiche parole che inducono al sonno e con la madre che augura al bambino di dormire a lungo. "Culcă-mi-te mititel" dalla Montenia, esprime il desiderio che il bambino cresca e sia in grado di badare a pecore e anatroccoli. "Nani, nani, puiù mamii" è un'altra ninna nanna molto antica, breve e ripetitiva, nata in Oltenia. "Haia, haia, mică baia" inizia con parole che suggeriscono il cullare o il giocare, e il suo tema principale è la ripetizione del numero ventuno, usando la pronuncia dialettale del Banato.

Infine, le ninne nanne turche rientrano nella categoria più estesa di quelle che esprimono auguri e desideri. "Uyusun da büyüsün" esprime il desiderio che il bambino cresca sano, usando l'espressione onomatopeica "tıpısh tıpısh" per il suono dei passi, e menzionando l'henna sulle mani, segno di benedizione. "Babanın Ninnisi" è una ninna nanna moderna composta da Özge İlayda. "Dandini Dandini Dastana" è largamente conosciuta, con un verso iniziale che può sembrare strano, ma è metaforico: "dana" (vitello) rappresenta il figlio, "bostan" (orto) è la vita, "bostancı" (giardiniere) sta per il padre e "lahana" (cavolo) una ragazza che la madre del ragazzo non approva. Invoca il nome di Dio e chiede che lo tenga lontano dal malocchio, elogiando la bellezza del bambino con similitudini che comparano le labbra alle ciliegie e le sopracciglia alla luna crescente. Per la madre, il suo bambino è più bello di qualsiasi altra cosa, perfino degli angeli.

La Berceuse nell'Ambito Classico: Dal Coro al Pianoforte

La ninna nanna, o berceuse, ha trovato spazio anche nel repertorio della musica colta, assumendo forme e sonorità diverse. Un esempio magistrale di part-song vittoriano è "Sweet and Low" di Joseph Barnby, composta nel 1863 su testo di Alfred Tennyson. Questo brano fonde indissolubilmente la musica con i versi di Tennyson per creare una ninna-nanna di rara delicatezza. Sebbene il brano sia stato originariamente concepito per coro misto (SATB), versioni per quartetto vocale maschile conferiscono al brano una sonorità densa, calda e vellutata. Il brano segue una struttura strofica, rispettando le due stanze del poema di Tennyson. La melodia è caratterizzata da una semplicità apparente, ma ricca di sfumature armoniche. Le parole «Sweet and low» sono intonate su una cellula melodica discendente che trasmette immediatamente un senso di rilassamento e abbandono. La gestione delle dinamiche è fondamentale: i cantori passano da un mezzoforte caldo a un pianissimo quasi sussurrato. Il pezzo emerge come un gioiello di equilibrio formale, capace di trasformare una semplice ninna nanna in una meditazione profonda sulla nostalgia, la famiglia e la pace domestica.

La vita di Joseph Barnby, nato a York nel 1838, fu immersa nella musica fin dalla nascita, essendo figlio d’arte. Il suo percorso iniziò come corista presso la Cattedrale di York all’età di sette anni. Dopo il cambiamento della voce, proseguì gli studi alla Royal Academy of Music di Londra. La carriera di Barnby come organista fu segnata da una costante ricerca dell’eccellenza liturgica. Nel 1864, presso la Chiesa di St Andrew a Londra, compì un gesto rivoluzionario: diresse due inni composti da Alice Mary Smith, probabilmente la prima volta in assoluto che musica liturgica composta da una donna veniva eseguita ufficialmente nella Chiesa d’Inghilterra. Barnby consolidò la propria fama come direttore, fondando il Barnby’s Choir e succedendo a Charles Gounod alla guida della Royal Albert Hall Choral Society. Fu anche direttore musicale all’Eton College e preside della Guildhall School of Music, meriti che gli valsero il titolo di cavaliere nel luglio del 1892. Oltre a essere un prolifico compositore di inni, oratori e canti popolari, fu un instancabile promotore della grande musica europea, sostenendo J.S. Bach e facendo conoscere la musica sacra di Gounod e il "Parsifal" di Wagner al pubblico londinese. La sua immagine pubblica era quella di un uomo rigoroso ma dotato di un’ironia tagliente, come testimonia un celebre aneddoto: ad una giovane contralto che giustificò l'aggiunta di una nota alta con un «Sir Joseph, ho un mi alto e non vedo perché non mostrarlo», Barnby rispose: «Signorina, credo che lei abbia anche due ginocchia, ma spero vivamente che non voglia metterle in mostra qui». Si spense nel 1896, lasciando un’impronta indelebile nella tradizione corale inglese.

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Ancor prima, nel XVII secolo, Tarquinio Merula (1595-1665) compose "Or ch’è tempo di dormire", una «canzonetta spirituale sopra la nanna» per soprano e basso continuo, pubblicata in "Curtio Precipitato et altri Capricij" del 1638, che offriva una riflessione profonda sui temi della vita e della spiritualità attraverso la lente della ninna nanna.

Un'altra pietra miliare nel genere della berceuse classica è la celeberrima "Berceuse per pianoforte op. 57" di Fryderyk Chopin (1810-1849), composta tra il 1843 e il 1844. Non sappiamo con precisione quando Chopin cominciò a lavorare alla Berceuse, ma certo la composizione dovette essere molto tormentata: ci sono pervenuti abbozzi pieni di cancellature e correzioni, e il manoscritto in bella copia, contenente cioè la versione «definitiva», manca in realtà delle due misure iniziali, che evidentemente Chopin aggiunse all’ultimo momento, subito prima che l’opera fosse stampata. Sappiamo inoltre che originariamente il brano doveva intitolarsi "Varianti", e che il nome fu mutato nell’attuale dietro suggerimento di alcuni amici del musicista; «il termine Varianti è certo il più indicato per definire la forma della Berceuse, che non consiste in un tema con variazioni ma piuttosto nel divenire di un tema» (Piero Rattalino). La Berceuse è in effetti un’opera «sperimentale», fra le più interessanti creazioni dell’ultimo periodo di Chopin. La mano sinistra - che «è il direttore d’orchestra», come diceva Fryderyk ai propri allievi - disegna al basso un «ostinato» sul quale una breve frase melodica si dissolve in sedici variazioni (o varianti) che si succedono senza soluzione di continuità, in un continuo fiorire di meravigliosi arabeschi: «ed ecco che abbiamo una ninnananna che scoraggia chiunque dall’idea di scriverne un’altra» (Arthur Hedley). L’insieme è straordinariamente dolce, di una delicatezza ineffabile (non vi sono indicazioni dinamiche che oltrepassino il piano) e fa pensare a una magica improvvisazione. Poco prima della fine, una strana dissonanza - un do♭ - aggiunge un’aura di mistero, poi il brano si chiude in un mormorio sommesso.

Tra gli altri esempi troviamo la "Berceuse bretonne per soprano e pianoforte" (1919) di Elsa Respighi (1894-1996), che con delicatezza riprende motivi popolari. E Jehan Alain (1911-1940) con la sua "Berceuse sur deux notes qui cornent per organo JA 7bis" (agosto 1929), un pezzo tenero e dolcissimo ispirato, secondo sua sorella Marie-Claire Alain, da un guasto dell’organo di casa Alain, dove un do# e un re# risuonavano in continuazione. Altri contributi al genere includono la "Berceuse op. 3 n. 2" (1897) di Aleksandr Afanas’evič Spendjarjan (1871-1928) per pianoforte e le "Sonya’s Lullaby op. 16" (1977) di Oliver Knussen (1952-2018), il cui titolo evoca un'invocazione al sonno per sua figlia insonne, con l'autore che menziona l'ispirazione dall'armonica sfruttamento degli armonici nel registro più basso del pianoforte da parte di compositori come Brahms, Scriabin, Copland e Carter.

Il Violino e la Ninna Nanna: Tra Adattamento e Intenzione Originale

Il violino, con la sua voce espressiva e la sua capacità di imitare il canto umano, ha un ruolo sorprendente e significativo nel mondo delle ninne nanne, sia attraverso composizioni originali che tramite intelligenti adattamenti. L'idea che un musicista non debba suonare musica non scritta per il proprio strumento è un tabù inusuale nel mondo classico. Tuttavia, la veste strumentale di una composizione non è che un’approssimazione dell’idea formatasi nella mente del compositore, che di quell’idea inevitabilmente rivela solo alcuni tratti. Se siamo d’accordo che suonare su un altro strumento non è tradire, si apre allora un mondo di meraviglie che non dovremmo negarci.

Uno dei primi collegamenti diretti a strumenti ad arco nel contesto della ninna nanna si trova in Emanuele Barbella (1718-1777) con la sua "Ninna-nonna, per prender sonno per archi", che anticipa l'esplorazione del genere da parte di complessi strumentali.

Un esempio chiaro e diretto di ninna nanna per violino è la "Berceuse" (1930) di Yngve Sköld (1899-1992), originariamente concepita per complesso di strumenti a fiato, ma che esiste anche in una delicata e commovente trascrizione per violino e archi di Jerker Johansson. Questo brano dimostra come la melodia e il concetto della ninna nanna possano essere efficacemente trasposti in un contesto strumentale, mantenendo tutta la loro forza evocativa.

Johannes Brahms: Un Legame Profondo e le Sue Berceuse Strumentali

La "Wiegenlied, Opus 49, No. 4" (1868) di Johannes Brahms (1833-1897), nota anche come "Canzone della culla", è forse la ninna nanna classica più universalmente riconosciuta. Da quando fu composto, cantato da genitori, suonato da un carillon o da un CD, il delicato movimento oscillante e la dolce melodia del brano hanno fatto addormentare innumerevoli bambini. Nella lettera che accompagna la canzone inviata a Bertha, il grande compositore scrisse: "[La signora] Bertha si renderà conto che ho scritto Wiegenlied per il suo piccolo; troverà giusto, come me, che mentre lei canta ad Hans per addormentarlo, suo marito le canti e sussurri una canzone d'amore." A proposito, Frau Bertha mi farebbe un favore se prima o poi potesse procurarmi la musica e le parole per la suddetta canzone d'amore ("Du meinst wohl, Du glaubst wohl"). In una composizione semplice come Wiegenlied, Brahms riesce a fare allusioni private che solo Bertha potrà cogliere. Quella che riconosciamo come la ninna nanna è la melodia principale della composizione cantata dalla voce solista. Poi c'è la parte suonata dal pianoforte che contiene un controcanto. È a questa contromelodia che Brahms si riferisce nella sua lettera come alla parte che Artur avrebbe potuto cantare a sua moglie mentre lei cantava a suo figlio. Questa contromelodia si basa su un'opera precedente scritta nel 1840 dal compositore Alexander Baumann, "S'Is Anderscht", un duetto che raccontava la storia di un pastorello e della sua amante. Questa particolare canzone aveva un significato speciale per Brahms, essendo stata una delle preferite di Bertha durante il suo soggiorno ad Amburgo. Brahms, dunque, modificò una canzone che gli ricordava il suo antico amore per Bertha, sapendo che lei l'avrebbe riconosciuta. Le parole vere e proprie della ninna nanna provengono da una raccolta di canzoni popolari e poesie popolari intitolata "Des Knaben Wunderhorn". La ninna nanna fu pubblicata nel novembre 1868 insieme ad altri quattro lieder. La prima rappresentazione pubblica ebbe luogo a Vienna il 22 dicembre 1869. Clara Schumann suonò la parte del pianoforte. Quando scrisse il brano Brahms non avrebbe mai potuto immaginarne il grande successo che fu immediato. La canzone si diffuse, già ai tempi del compositore, in tutti i tipi di arrangiamenti. A un certo punto, in tipico stile brahmsiano, si lamentò con il suo editore: "Perché non fare una nuova edizione in tonalità minore per bambini cattivi o malati?".

Il legame di Brahms con il violino è profondo e antico. Lo suona da bambino assieme al padre, in locali non proprio di prim’ordine della sua città natale, Amburgo. Poi, è il violino a portarlo via di lì, grazie al violinista Ede Reményi, un virtuoso di origine ungherese, che fa di Brahms il collaboratore pianistico delle sue imprese. Di violinista in violinista, è Reményi a far conoscere a Brahms Joseph Joachim, che diverrà interprete della sua musica e un consigliere molto ascoltato con cui Brahms rimarrà in contatto tutta la vita. È nota la prudenza di Brahms nell’affrontare le forme alte della tradizione di cui si sente erede. L’avvicinamento al violino richiede tempo: dopo una Sonata per violino e pianoforte fatta ascoltare a Schumann e perduta, non ci sono pezzi per violino fino al Concerto op. 77, e la prima Sonata è al numero seguente, 78. Brahms aveva manifestato l’intenzione di non comporre più dopo il Quintetto con due viole op. 111, ma dopo aver ascoltato lo straordinario clarinettista Richard Mühlfeld, cambiò idea. Non fosse stato per Mühlfeld non avremmo avuto il Trio col clarinetto op. 114, il Quintetto con clarinetto op. 115 né le Sonate op. 120, ma nemmeno le opere da 116 a 119 per pianoforte.

Spartito di ninna nanna per violino

Le due Sonate op. 120, nate dalla suggestione del clarinetto di Mühlfeld, furono scritte per clarinetto o viola, ma Brahms decise di farne anche una versione per violino - che, come si dice, i violinisti non suonano mai - da pubblicare in un secondo tempo e per la quale si scusò con l’editore per il numero di interventi compiuti. Mühlfeld, che era stato violinista, suonava un clarinetto costruito appositamente per lui, che nessun altro ha usato. Dunque, a rigore, le Sonate op. 120 e tutti gli altri pezzi citati sono stati scritti sulla suggestione di quel suono, per quel clarinetto, e suonarle su uno strumento diverso da quello è un’approssimazione non migliore di altre. Ma, come dicevo, è un’approssimazione che non allontana dalla verità. La scrittura di Brahms è sempre frutto non di un’accensione dell’immaginazione ma di un lavoro minuto di derivazione, protratto fino ad una messa a punto che dà l’illusione della spontaneità.

I "Tre Intermezzi op. 117" - "la ninna nanna dei miei dolori" - una delle straordinarie opere pianistiche della maturità di Brahms, sono stati presentati nella rarissima versione per violino e pianoforte di Mario Castelnuovo-Tedesco. Castelnuovo-Tedesco (1895-1968), pianista e compositore fiorentino, fu costretto ad emigrare negli Stati Uniti nel 1939 a causa delle leggi razziali. Fu un artista molto riconosciuto, con interpreti della sua musica del calibro di Toscanini, Mitropoulos, Koussevitzky, Heifetz, Gieseking, Segovia e Piatigorsky. La sua riscrittura di un'opera così intima di Brahms per violino dimostra la possibilità e la bellezza di tali trascrizioni. Anche i "Valzer op. 39" di Brahms furono adattati al violino dall'editor di Casa Simrock, e molti all’epoca li suonavano nelle loro case. Le "Danze Ungheresi" di Brahms, di cui aveva esperienza fin da giovane con Reményi, furono pubblicate come adattamenti per pianoforte, chiarendo che si trattava della trasposizione di un repertorio folklorico. Almeno una di queste, la n. 14, era interamente sua.

Robert Schumann: Il Violino come Macchina della Verità

Anche Robert Schumann (1810-1856), sebbene primariamente autore di musica per pianoforte, ebbe un rapporto complesso e profondo con il violino. Il violino, più che il pianoforte, divenne il suo ultimo strumento, quello che riesce a dare voce, con un suono che è più un ruggito che un canto, ai fantasmi della sua mente quasi inghiottita dalla follia e a cui al crepuscolo della sua vita dedica un Concerto e la sua terza Sonata. Schumann aveva in testa un violino diverso da quello che hanno in mente i violinisti: non il solito bellone un po’ pieno di se stesso ma una specie di macchina della verità, in grado di svelare i nostri pensieri più nascosti. Col violino non è questione di abilità ma di pensiero: non riuscirai mai a suonare “come vuoi” perché quel “che sei” e che pensi scapperà sempre, fuori dal tuo controllo. Il suono di Schumann è spesso non-violinistico, scuro, povero di canto in favore di una specie di parlato, sempre condizionato dal problema di opporsi ad una scrittura pianistica densa e altrettanto centrata su una tessitura media. Opere come la Sonata op. 121, non prevale il senso della narrazione, del racconto, ma uno stato d’animo, che perdura quasi senza bisogno di una vicenda, e per un tempo straordinariamente lungo per una Sonata per violino e pianoforte.

Nel 1853, Schumann presentò Johannes Brahms come un messia musicale, e insieme al suo allievo Dietrich e al nuovo amico Brahms, compose la Sonata F.A.E. per Joachim, nella quale Brahms scrisse lo Scherzo, la prima musica a lui conosciuta per violino e pianoforte. Queste opere per violino di Schumann, affascinantissime ed estreme, furono forse non comprese appieno dalla moglie Clara e dall’amico Brahms, che le esclusero dal catalogo delle sue opere.

Il Violino nel Folclore: L'Immagine dello "Zingaro"

La narrazione del violino si intreccia anche con il folclore e con figure culturalmente complesse, come quella dello “zingaro”. L’immagine dello “zingaro” ha due facce: quella “buona” con il violino, e quella “cattiva”, che ne è il rovescio, più frequentato, quella del ladro di bambini. Questo impedisce di vedere cosa c’è sotto il doppio cliché, per ignoranza ma spesso anche per pigrizia. Un volto che è un po’ il caleidoscopio di questa realtà troppo nascosta è quello di Olimpio Cari, “Mauso”, Sinto estrakaria, autore di poesie, testi di canzoni e pittore. I suoi quadri, ispirati a Marc Chagall, restituiscono a legni “morti” una nuova anima e vita, e sono dipinti su vetro, metafora di durezza e fragilità. Il suo tratto è dolce, quasi materno, intorno alla città che al contrario si fa spigolosa, pungente. “Mauso” deve la notorietà e la fama europea proprio alla pittura. I suoi quadri stupiscono per il tratto dolce ma stordiscono dai tanti colori in cui sono immerse le città ritratte. Ed è proprio la città o meglio l’osservare la città dall’esterno il tema che ha guidato in maniera preponderante il suo cogliere il mondo. Una città chiusa, a volte arroccata, che il pittore guarda da un prato, forse uscendo da un bosco. Questa dualità, tra dolcezza e spigolosità, tra nomadismo e osservazione esterna, può risuonare anche nel modo in cui il violino, strumento di grande tradizione popolare, può incarnare sia la dolcezza della ninna nanna sia la complessità di una cultura.

Considerazioni sulla Tecnica e l'Interpretazione Violinistica della Ninna Nanna

Suonare una ninna nanna, o una berceuse, sul violino richiede un approccio tecnico e interpretativo particolare. Se il violino è una macchina della verità, comandata direttamente dall’immaginazione più che dai movimenti delle dita, allora svelerà i pensieri più nascosti dell'esecutore. Non c’è senso dello spettacolo virtuosistico, nella musica violinistica che evoca la ninna nanna; non ci sono né eroismo né forza. La qualità della voce violinistica deve essere in grado di trasmettere un tratto elusivo, che quasi contraddice la modalità tecnica, invece molto franca, che chiede per essere espressa, una modalità che pretende ampiezza, profondità di suono e che sembrerebbe più adatta all’estroversione che all’intimità. Questo è particolarmente vero nelle opere di Brahms, dove le sue Sonate possono essere eseguite anche con ingenua generosità, rimanendo bellissime.

Violino e archetto

Il ritmo del valzer, in 3/4, ricorda il dondolio di una culla, e molte ninne nanne tradizionali di tutto il mondo sono scritte in questo modo. Questa caratteristica ritmica si presta magnificamente alla fluidità del violino, che può ricreare l'effetto cullante con il suo legato e la sua espressività. La capacità del violino di sostenere una linea melodica con un timbro caldo e continuo lo rende uno strumento ideale per evocare la rassicurante presenza della ninna nanna, trasformando un canto vocale in un'esperienza strumentale di profonda intimità e bellezza. Se impari ad ascoltarti mentre suoni, può essere che tu impari a conoscerti. Sennò, ti aspetta una vita grama, ma potrai sempre sperare di ingannare i tuoi ascoltatori con qualche bravata. La vera essenza della ninna nanna al violino risiede proprio in questa capacità di comunicare senza veli, di toccare le corde più profonde dell'anima con una sincerità disarmante.

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