L'immunità è la capacità dell’organismo di resistere e reagire all’attacco di agenti patogeni, un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza. Il sistema immunitario di un neonato, per i primi 2-3 mesi di vita, è ancora immaturo e in costante evoluzione, rendendo i lattanti particolarmente vulnerabili alle infezioni. La protezione contro malattie e infezioni è fornita inizialmente in gran parte dagli anticorpi della madre, sia attraverso la placenta prima della nascita, sia in seguito con l’allattamento al seno. Questa complessa interazione tra lo sviluppo intrinseco del bambino e il sostegno materno è cruciale per la costruzione di una solida difesa immunitaria fin dai primi istanti di vita.
Il Sistema Immunitario: Fondamenti e Componenti Chiave
Per sistema immunitario si intende quel complesso insieme di cellule, tessuti e organi che collaborano per proteggere l'organismo da sostanze estranee, tossine e microrganismi extracellulari. L'immunità, quindi, rappresenta la capacità intrinseca dell'organismo di contrastare queste minacce. Il sistema immunitario si articola in due branche principali: l'immunità innata e l'immunità adattativa, ciascuna con ruoli distinti ma complementari.
L'immunità innata fornisce una prima linea di difesa rapida e aspecifica, mentre l'immunità adattativa, o specifica, è in grado di "acquisire" una maggiore capacità difensiva, sviluppando una memoria immunologica e risposte altamente specifiche contro agenti patogeni precedentemente incontrati. Questa capacità di adattamento è mediata principalmente dai linfociti.
Le cellule centrali della risposta immunitaria includono:
- Linfociti T: Questi sono il centro direzionale della risposta immunitaria, coordinando le azioni di altre cellule. Esistono diverse sottoclassi, come i linfociti T helper (Th), che possono essere attivanti i linfociti B (Th2) o attivanti altre cellule immunitarie (Th1). I linfociti T, in particolare i T CD4+, interagiscono con il complesso maggiore di istocompatibilità di classe II, mentre i T CD8+ riconoscono antigeni presentati dal complesso maggiore di istocompatibilità di classe I. Nel contesto neonatale, i linfociti T sono presenti già in vita fetale e, pur essendo in numero simile agli adulti, mostrano alcune limitazioni funzionali, come una minore produzione di citochine infiammatorie e un'aumentata produzione di citochine Th2 e di cellule T regolatorie.
- Linfociti B: Questi linfociti, una volta attivati, si differenziano in plasmacellule che producono anticorpi (immunoglobuline). I linfociti B maturi esprimono immunoglobuline di superficie (IgM e IgD) e costituiscono i responsabili dell'immunità adattativa umorale.
- Cellule Natural Killer (NK) e Fagociti: Le cellule NK e i fagociti svolgono la fase effettrice della risposta immune innata, distruggendo cellule infette o tumorali e inglobando patogeni. I fagociti, come i neutrofili e i macrofagi, sono essenziali per la difesa contro batteri e funghi.
- Citochine: Sono proteine segnale che modulano l'interazione e la funzione delle cellule immunitarie. Un equilibrio alterato tra le citochine può influenzare lo sviluppo e la maturazione del sistema immunitario.
- Marcatori di Superficie: Sono proteine presenti sulla membrana cellulare che identificano il tipo e lo stato di attivazione di una cellula immunitaria (ad esempio CD3 per i linfociti T, CD19 per i linfociti B, CD16/CD56 per le cellule NK).

Lo Sviluppo del Sistema Immunitario: Dal Feto al Neonato
Lo sviluppo del sistema immunitario è un processo complesso che inizia in utero e continua ben oltre la nascita, modellato da stimoli genetici, ambientali e materni.
Sviluppo Immunitario Prenatale e Immunità Passiva Materna
Il sistema immunitario del feto inizia a svilupparsi precocemente. Il sistema linfatico, ad esempio, è già presente intorno alla 14ª settimana di gestazione. Durante la gravidanza, l’intestino del bambino è sterile e la protezione contro malattie e infezioni è fornita unicamente dagli anticorpi della madre che attraversano la placenta. Questo processo è detto immunità passiva.
È dalla mamma che il bambino riceve anticorpi attivi attraverso la placenta prima della nascita. In particolare, il passaggio placentare delle immunoglobuline di classe G (IgG) è un meccanismo cruciale che garantisce al neonato una protezione importante nei primi mesi di vita. Queste IgG materne, capaci di attraversare la barriera placentare, sono efficaci contro gli organismi Gram positivi, ma non altrettanto contro i Gram negativi. Gli anticorpi dalla placenta, ad esempio, rimangono attivi per le prime settimane di vita del bambino, fornendo una scorta di difesa immediata. La concentrazione di IgG nel neonato a termine è tutto simile a quella dell'adulto, ma diminuisce rapidamente dopo la nascita fino a raggiungere un nadir intorno ai 3-4 mesi, quando la produzione propria del bambino inizia a divenire più significativa.
Maturazione Postnatale del Sistema Immunitario Neonatale
Il sistema immunitario di un neonato, per i primi 2-3 mesi di vita, è ancora immaturo. Sebbene il numero assoluto di linfociti T sia simile a quello dell'adulto, la loro funzionalità è parzialmente ridotta. I linfociti T CD4+ del neonato, ad esempio, presentano una ridotta capacità proliferativa e una minore produzione di citochine Th1 (coinvolte nella risposta contro patogeni intracellulari) a fronte di una maggiore produzione di citochine Th2 (coinvolte nella risposta umorale). I linfociti B, pur essendo presenti in numero adeguato, hanno una capacità di risposta anticorpale limitata, specialmente verso antigeni polisaccaridici.
La concentrazione delle IgG endogene del neonato raggiunge quella dell'adulto solo intorno ai 7-8 anni d'età, mentre le IgG3 raggiungono i livelli adulti verso i 10 anni e le IgG2 verso i 12 anni. Le risposte anticorpali ai polisaccaridi capsulati, come quelli di Haemophilus influenzae, sono poco immunogeni nei primi due anni di vita, poiché la capsula sia costituita da polisaccaridi. Questa immaturità rende il neonato meno efficiente nel rispondere a nuove stimolazioni antigeniche cui è sottoposto.
Questa transitoria condizione di immunodeficienza fisiologica del neonato è spesso potenziata da una transitoria immunodepressione indotta dagli stessi agenti patogeni, che possono ulteriormente indebolire le difese. La comprensione di questa immaturità è fondamentale per capire l'importanza dei fattori esterni, in particolare l'allattamento materno, nel rafforzare il sistema immunitario del neonato.

Il "Primo Vaccino": L'Allattamento Materno e la Protezione Immunitaria
L’Istituto Superiore di Sanità segnala come il latte materno rappresenti la principale fonte di proteine, vitamine, minerali ed acidi grassi essenziali necessari per la corretta crescita del neonato. Ad oggi numerosi studi scientifici hanno dimostrato i vantaggi dell’allattamento materno per la salute psicofisica dei bambini e delle mamme. I benefici dell’allattamento al seno infatti, vanno ben al di là degli aspetti nutrizionali. Non a caso l’OMS consiglia di scegliere l’alimentazione esclusiva al seno fino a 6 mesi di vita, per poi proporla in modo complementare fino a 2 anni di età. Anche l’UNICEF ne sottolinea l’importanza definendo il latte materno come il “primo vaccino” per i bambini.
Trasmissione di Fattori Immunologici e Antimicrobici
Il latte materno è una risorsa inestimabile per il sistema immunitario immaturo del neonato. È dalla mamma che il bambino riceve anticorpi attivi con l’allattamento al seno. Le madri che allattano trasmettono al bambino una protezione passiva attraverso gli anticorpi presenti nel latte materno, specialmente nelle prime settimane. Attraverso il proprio latte la mamma trasmette anticorpi e proteine in grado di proteggere il bambino da numerose infezioni. Le IgA ed E materne sono secrete in abbondanza nel colostro e nel latte materno, offrendo una protezione diretta sulle mucose del tratto gastrointestinale e respiratorio. Queste immunoglobuline aiutano a rafforzare il sistema immunitario del neonato, riducendo il rischio di infezioni.
Oltre agli anticorpi, il latte materno contiene una vasta gamma di fattori antimicrobici e cellule immunitarie vive. Tra questi, i leucociti, tra cui macrofagi e linfociti, possono passare nel latte e contribuire alla difesa locale nell'intestino del neonato. Sostanze come il lisozima, la lattoferrina, gli oligosaccaridi, i fattori bifidi e gli acidi grassi a catena media agiscono come potenti agenti antimicrobici, inibendo la crescita di batteri patogeni, virus e funghi. La lattoferrina, ad esempio, sottrae ferro ai batteri, limitandone la crescita, mentre il lisozima distrugge le pareti cellulari batteriche.
Microbiota Intestinale e Oligosaccaridi Prebiotici
Il latte materno gioca un ruolo fondamentale nel favorimento dello sviluppo intestinale del neonato. Attraverso il proprio latte la mamma trasmette batteri che contribuiscono allo sviluppo della flora batterica intestinale del piccolo. La flora intestinale, nota anche come microbiota, gioca un ruolo centrale nella protezione dalle infezioni nel breve termine e previene l’insorgenza di patologie allergiche e metaboliche come l’obesità e il diabete mellito.
Inoltre, il latte materno contiene oligosaccaridi prebiotici, che promuovono la proliferazione della flora batterica intestinale. Gli oligosaccaridi prebiotici sono alimenti ideali per lo sviluppo dei batteri benefici che aiutano a promuovere le naturali difese immunitarie dell’organismo e favoriscono la digestione. Alcuni esperimenti in vitro hanno dimostrato che soltanto alcune specie di bifidobatteri, tra cui Bifidobacterium bifidum, B. breve e B. longum, sono in grado di produrre acidi lattici aromatici, mentre altre specie, come B. adolescentis e B. animalis, non lo sono. Essendo stati rinvenute in campioni di urina, queste molecole sembrano in grado di passare dall’intestino alla circolazione sanguigna e potrebbero quindi svolgere effetti positivi sistemici, evidenziando il ruolo del microbiota intestinale nel modulare l'immunità a livello più ampio.
Benefici Diretti per la Salute del Bambino
L’allattamento al seno è cruciale per il neonato, poiché fornisce nutrimento completo, facilmente digeribile e ricco di sostanze protettive. I benefici per il bambino sono molteplici:
- Stimolazione del sistema immunitario e protezione dalle infezioni: Nei primi 6 mesi di vita l’allattamento materno contribuisce a prevenire diarrea e polmonite, le due principali cause di mortalità neonatale. Riduce anche l'incidenza di malattie delle vie respiratorie (come quelle causate da virus influenzali tipo A e B o Moraxella Catarrhalis), infezioni gastrointestinali e otiti medie acute.
- Riduzione del rischio di allergie e patologie croniche: Il latte materno e la modulazione del microbiota intestinale possono ridurre il rischio di sviluppare allergie, asma, malattie infiammatorie intestinali, obesità e diabete mellito in età adulta.
- Sviluppo affettivo ed emotivo: L’allattamento materno responsivo rappresenta un momento unico nella strutturazione emotivo-affettiva del bambino, rafforzando il legame madre-bambino.
- Sviluppo cognitivo: L'allattamento al seno favorisce un migliore sviluppo cognitivo rispetto all’allattamento con formula artificiale.
- Sviluppo craniofacciale e orofacciale: I movimenti di suzione che il bambino realizza attaccandosi al seno, a differenza di quelli attuati con l’allattamento attraverso le tettarelle, consentono di ottenere la giusta stimolazione funzionale che contribuirà al corretto sviluppo della dentizione, della muscolatura e delle strutture craniofacciali del bambino. Questo riduce anche il rischio di respirazione orale.
- Riduzione del rischio di ipoglicemia: L’attaccamento precoce al seno riduce il rischio di ipoglicemia nei neonati.
Per questo motivo l’OMS ricorda che un aumento del tasso di allattamento esclusivo al seno è in grado di salvare circa 6 milioni di bambini all’anno nel mondo.
Benefici dell'allattamento al seno di L. Rubin, A. Growdon, C. Callas | OPENPediatrics
Fattori Aggiuntivi che Modellano l'Immunità Neonatale
Il sistema immunitario del bambino è complesso e in costante evoluzione. La ricerca ha dimostrato che alcuni fattori, tra cui la nascita con parto naturale e l’allattamento al seno, possano rafforzare il sistema immunitario dei bambini.
Modalità del Parto
Il modo in cui un bambino viene al mondo ha un impatto significativo sulla colonizzazione iniziale del suo intestino e, di conseguenza, sull'attivazione del sistema immunitario. Durante il parto naturale, il passaggio del bambino attraverso il canale vaginale lo espone al contatto con i batteri della madre. Questi batteri colonizzano l’intestino del bambino e aiutano ad attivare il suo sistema immunitario. Nei bambini partoriti naturalmente attraverso il canale vaginale, il sistema immunitario si attiva al primo contatto con i batteri naturali presenti in vagina.
In caso di parto cesareo, il bambino viene estratto direttamente dall’utero attraverso un’incisione praticata alla base dell’addome. I bambini nati con parto cesareo sono invece esposti a batteri ospedalieri molto diversi. Questa esposizione è associata a un maggiore rischio di sviluppare allergie. Alcune ricerche suggeriscono che i bambini nati con parto cesareo tendono ad avere minori concentrazioni di batteri benefici nell’intestino e possono essere esposti a un maggiore rischio di allergia e diarrea. Naturalmente, non tutte le donne hanno la possibilità di scegliere il parto naturale. Tuttavia, in caso di parto cesareo, il sistema immunitario del figlio sarà comunque rafforzato dagli oligosaccaridi prebiotici naturalmente presenti nel latte materno che favoriscono lo sviluppo della flora batterica intestinale. Se non è possibile allattare al seno, è possibile utilizzare un latte in formula contenente oligosaccaridi prebiotici.
Pratiche Igieniche e Contatto Sociale
Considerando l'immaturità del sistema immunitario neonatale, è prudente adottare alcune misure per ridurre l'esposizione a potenziali patogeni nei primi mesi di vita. Limitare il contatto con persone al di fuori del nucleo familiare, senza far vivere il bambino in una bolla fino a 6 mesi di vita, riduce il rischio di contrarre infezioni trasmesse da persone che magari sono inconsapevoli di essere contagiose con le goccioline di saliva o le mani. Chiedere di lavarsi le mani prima di toccare il bambino è una pratica semplice ma efficace, poiché le mani sono un veicolo di contagio per i virus e altri microrganismi. È inoltre importante fare attenzione alla febbre, che nel neonato può essere un segno precoce di infezione e richiede sempre attenzione medica.
Benefici dell'Allattamento per la Salute Materna
L’allattamento materno offre numerosi benefici alla salute della madre, che vanno oltre il semplice recupero fisico post-parto. L’allattamento stimola il sistema immunitario della madre, che continua a produrre anticorpi per proteggere se stessa e il bambino. È importante sottolineare che chi allatta non ha le difese immunitarie basse; al contrario, il processo di allattamento supporta attivamente la salute materna.
I benefici includono:
- Rafforzamento del legame mamma-bambino: L’allattamento gioca un ruolo importante nell’instaurazione e nel rafforzamento del legame affettivo.
- Riduzione del rischio di tumore mammario ed ovarico: Studi scientifici hanno dimostrato una correlazione tra l'allattamento al seno e una ridotta incidenza di queste neoplasie in età avanzata.
- Riduzione del rischio di osteoporosi in età avanzata: L'allattamento può contribuire alla mineralizzazione ossea post-gravidanza.
- Riduzione dell’incidenza di emorragie post-partum: Gli ormoni che vengono secreti a seguito dell’attaccamento precoce al seno ed il contatto pelle a pelle con il neonato attivano una serie di reazioni tra cui la stimolazione della contrazione dell’utero dopo il parto. Ciò riduce il rischio che si verifichi un’emorragia post-partum, favorendo un più rapido ritorno dell'utero alle sue dimensioni normali.
- Favorimento della perdita di peso post-gravidanza: L'allattamento richiede un dispendio energetico che può aiutare le madri a tornare al peso forma.
L’attaccamento al seno non sempre avviene in modo spontaneo ed immediato per tutti i neonati. Nonostante nei primi 3 mesi di vita la suzione avvenga per un riflesso primitivo, la capacità di attaccarsi al seno e di coordinare le strutture orali dovrebbe essere concepita come un processo di apprendimento. Alcuni neonati hanno necessità di esperienze ripetute per riuscire ad alimentarsi con efficacia al seno. In caso di difficoltà di alimentazione al seno, è bene approfondire le cause in modo da evitare stress materno e garantire il giusto apporto nutrizionale al piccolo. Le mamme ed i papà possono chiedere il supporto di figure specializzate come l’ostetrica e il logopedista. In particolare, il logopedista specializzato si occuperà di effettuare una valutazione specifica di posture, attacco, ritmo di suzione e strutture orofacciali volta ad individuare eventuali ostacoli all’allattamento al seno.

Quando Sospettare un'Immunodeficienza nel Neonato e nel Bambino
L'immunodeficienza è una patologia derivante da un processo alterato di sviluppo e maturazione del sistema immunitario, con conseguente incapacità dell'organismo di rispondere efficacemente agli agenti patogeni. Sebbene l'immunità del neonato sia fisiologicamente immatura, ci sono segnali che possono indicare la presenza di un'immunodeficienza sottostante, che richiede attenzione clinica.
Segnali d'Allarme e Criteri per il Sospetto
È fondamentale valutare la presenza di un'immunodeficienza sottostante in caso di:
- Infezioni inusuali, croniche o ricorrenti.
- Infezioni gravi con microrganismi che normalmente non causano problemi in individui sani (ad esempio Staphylococcus aureus, Staphylococcus epidermidis, Salmonella, Pseudomonas, Escherichia coli, miceti e batteri saprofiti).
- Scarso accrescimento o mancato aumento ponderale.
- Assenza di linfonodi e tonsille palpabili.
- Malattie autoimmuni come anemia perniciosa, amiloidosi, artrite reumatoide, leucemie o altre condizioni patologiche che possono derivare da tale processo.
- Presenza di familiari con storia di immunodeficienze.
Questi segni sono particolarmente rilevanti nei bambini che presentano un quadro clinico atipico o una frequenza di infezioni superiore alla norma, come una maggiore incidenza di malattie delle vie respiratorie o la necessità di frequenti terapie antibiotiche.
Accertamenti Diagnostici Iniziali
Per caratterizzare la qualità del difetto presente, una volta sollevato il sospetto di immunodeficienza, è necessario procedere con accertamenti diagnostici specifici. Questi possono includere:
- Esami ematologici: Emocromo completo con formula leucocitaria, VES (velocità di eritrosedimentazione), conta assoluta dei linfociti e dei neutrofili.
- Valutazione delle immunoglobuline: Determinazione dei livelli sierici di IgG, IgA, IgM, IgE e IgD. La sierologia anticorpale per tetano e difterite può indicare la capacità del sistema immunitario di produrre anticorpi specifici.
- Valutazione della risposta anticorpale: Test specifici come la valutazione della risposta anticorpale al polisaccaride capsulato di Haemophilus influenzae, che valuta la funzionalità dei linfociti B.
- Test della funzione fagocitaria: Valutazione della chemiotassi dei neutrofili e della loro capacità di uccidere i microrganismi.
- Valutazione del complemento: Determinazione del complemento emolitica totale (CH 50), e dei livelli di C3, C4.
- Valutazione della funzione delle cellule Natural Killer (NK): Test della funzione delle cellule natural killer (CD16+ CD56+).
- Analisi delle citochine: Misurazione dei livelli di citochine nei liquidi e secreti corporei.
Questi esami forniscono un quadro iniziale della salute immunitaria del bambino e possono indirizzare verso ulteriori indagini più specifiche.

Le Principali Immunodeficienze Primitive in Età Pediatrica
Le immunodeficienze primitive (IDP) sono un gruppo eterogeneo di oltre 400 malattie genetiche rare che colpiscono diverse componenti del sistema immunitario.
Deficit dell'Immunità Umorale
- Agammaglobulinemia Legata all'X (Sindrome di Bruton): Questa è una delle IDP più note, che esita nel blocco della maturazione dei linfociti B. È caratterizzata da livelli di IgG molto bassi o assenti, con la scomparsa degli anticorpi materni dopo i primi mesi di vita. I bambini affetti presentano una marcata riduzione o assenza di linfociti B (CD19+ < 2%) e una mancanza di risposta anticorpale ai più comuni antigeni. La terapia si avvale di una terapia sostitutiva di gamma-globuline (0.4-0.6g/Kg) ogni 3-4 settimane. Le infezioni batteriche ricorrenti sono comuni.
- Deficit Selettivo di IgA: È una delle immunodeficienze più frequenti. Spesso asintomatica, può associarsi a infezioni ricorrenti delle vie aeree e gastrointestinali, malattie autoimmuni o allergie.
- Immunodeficienza Comune Variabile (CVID): Caratterizzata da bassi livelli di IgG e IgA/IgM, con compromissione della risposta anticorpale. Esordisce spesso nell'età adulta.
Deficit dell'Immunità Cellulare e Combinata
- Immunodeficienza Combinata Grave (SCID): Queste sono un gruppo di gravi immunodeficienze che colpiscono sia l'immunità cellulare che quella umorale. I bambini con SCID presentano un numero molto basso di linfociti T e/o B. Il trattamento terapeutico si avvale del trapianto di midollo osseo. Senza trattamento, è spesso fatale nei primi anni di vita.
- Sindrome di DiGeorge: È una condizione causata da una delezione cromosomica che porta a un'alterata formazione del timo, con conseguente deficit di linfociti T funzionanti per mancata cooperazione con i linfociti B. È spesso associata ad anomalie cardiache e una facies tipica.
Deficit della Funzione dei Fagociti
- Malattia Granulomatosa Cronica (CGD): Caratterizzata da un difetto nella funzione dei fagociti, che non riescono a uccidere efficacemente i batteri e i funghi. Questo porta a infezioni gravi e ricorrenti, spesso con formazione di granulomi. Ha un'incidenza preferenziale nel sesso maschile e spesso si manifesta nella prima infanzia.
- Deficit di Aderenza Leucocitaria (LAD-1 e LAD-2): Queste patologie sono causate da un difetto di aderenza leucocitaria, che impedisce ai neutrofili di raggiungere i siti di infezione. Si manifestano con infezioni gravi, ritardata caduta del cordone ombelicale e la presenza di neutrofilia molto spiccata. Il LAD-1 è caratterizzato da difetti nelle integrine che permettono l'adesione dei leucociti all'endotelio, mentre il LAD-2 è associato ad alterazioni della chemiotassi dei neutrofili.
Deficit del Sistema del Complemento
Le carenze del sistema del complemento, come i deficit di C3 o C4 o del complemento emolitica totale (CH50), possono portare a una maggiore suscettibilità a infezioni batteriche, in particolare da parte di batteri capsulati, e possono anche associarsi a malattie autoimmuni. Il complemento è un insieme di proteine che aiutano il sistema immunitario a distruggere i patogeni e a eliminare le cellule danneggiate.
La diagnosi precoce di queste condizioni è fondamentale per un intervento tempestivo e un miglioramento dell'esito clinico. La comprensione approfondita dello sviluppo del sistema immunitario neonatale e il ruolo protettivo dell'allattamento materno rimangono pilastri fondamentali per la salute dei più piccoli.