L’eco della ninna nanna e la memoria del Rinascimento spagnolo

La musica, nella sua forma più ancestrale e spirituale, possiede la capacità di attraversare i secoli, tessendo legami sottili tra la culla della civiltà e l’evoluzione della prassi concertistica. Tra le espressioni più profonde di questo legame si colloca la ninna nanna, un archetipo irrinunciabile che unisce poesia, gesto e musica, trovando nelle tradizioni orali del Mediterraneo e nella storia della musica d’arte occidentale un terreno di riflessione inesauribile. In questo scenario si inserisce il lavoro di ricerca che indaga come il passato, dalle sonorità rinascimentali alle raffinatezze del Settecento iberico, continui a influenzare la sensibilità contemporanea.

rappresentazione allegorica della musica barocca e rinascimentale

La spiritualità iberica e la figura di Francesco Corselli

L’esplorazione del Settecento nella penisola iberica ci conduce inevitabilmente verso la figura di Francesco Corselli, nato a Piacenza da padre francese. All’anagrafe Francisco Courcelle, il compositore ricoprì la carica di Maestro della Cappella Reale di Madrid per oltre quarant’anni, fra il 1737 e l’anno della sua morte. Dopo gli esordi presso la Corte del Ducato di Parma, dove fu maestro di musica dell’infante Carlo di Borbone, nel 1732 si è appunto trasferito nella città spagnola e da allora ha svolto un ruolo di primo piano nella vita musicale del tempo, in un periodo in cui nella capitale del Regno brillavano gli astri di artisti del calibro del celebre cantore Carlo Broschi, in arte Farinelli.

Il recupero di questo repertorio, spesso dimenticato, ha trovato in Carlos Mena un interprete ideale. Il disco intitolato Dixerunt vede il controtenore spagnolo protagonista assoluto di una raccolta di brevi ma intense pagine sacre che riportano alla luce l’arte e la spiritualità nella penisola iberica del Settecento. Sembra cucito perfettamente su misura su di lui, sulle sue qualità di interprete, sulle sue doti canore e sul timbro adamantino della sua voce. Diretto da José Antonio Montaño, che ha anche curato l’edizione critica delle opere selezionate, e accompagnato dall’ensemble strumentale La Madrileña, il controtenore spagnolo si addentra tra le nuances infinite di un repertorio davvero ricco di fascino e di emozioni.

spartito antico di musica sacra del XVIII secolo

L’intreccio tra ninna nanna e musica sacra

Uno degli aspetti più affascinanti di questo percorso musicale risiede nella capacità di fondere generi apparentemente distanti. Mena si cimenta in alcune prime registrazioni assolute che contemplano un’Ave Regina, il Responsorio a Santa Cecilia e due toccanti Lamentazioni di Geremia, tradizionalmente intonate durante il Triduo Pasquale. Tra queste, la Segunda de Miércoles Santo appare semplicemente splendida, poiché sembra quasi assecondare un ritmo cullante di ninna-nanna.

Questa cifra stilistica non è casuale: è la cifra distintiva di un autore che, come sostiene Montaño, «unisce due mondi musicali fondamentali per l’Europa, facendo incontrare la tradizione italiana con l’imponente eredità spagnola del Rinascimento». A questo brano fa seguito una trascinante versione del Regina Cæli, esemplare compendio in cui una brillante scrittura strumentale si sposa con l’espressività di linee vocali ad alto virtuosismo, dimostrando come la sacralità possa accogliere la tenerezza dell’archetipo della ninna nanna per elevare l’animo dell’ascoltatore.

Il retaggio del Rinascimento: tra danza e memoria

Se la ninna nanna rappresenta la cura, il ballo rinascimentale testimonia la solennità dei tempi passati. Un esempio emblematico, sebbene dimenticato dai più, è la pavana. Qualcuno l'ha mai sentita nominare? Si tratta di un povero ballo rinascimentale che ormai viene raramente riprodotto anche per la sua carenza coreografica: la selezione darwiniana dell'appariscente ha decretato che altre forme musicali avessero la meglio.

Alessandro Barbero - Il genio del Rinascimento (Doc)

Pensate che già all'epoca era talmente lenta, solenne e noiosa che si diceva la ballassero anche i cardinali… dopotutto esistono a tutt'oggi alcune versioni denominate pavana da processione. Questa sequenza passo-e-ferma non dovrebbe esserci del tutto aliena, probabilmente l'abbiamo vista migliaia di volte nei film americani dove c'è almeno un matrimonio; si tratta del cosiddetto hesitation step, particolarmente apprezzato dalle spose degli States nel loro lento incedere verso l'altare. La persistenza di questo stile, pur nella sua mutazione, conferma quanto certi gesti coreutici siano profondamente radicati nella cultura occidentale.

Il fascino della pavana non si ferma alla coreografia. Esiste, ad esempio, un manga di Koge Donbo, autrice nipponica che creò Karin piccola dea, intitolato Pavane for a dead girl, attualmente inedito in Italia. La storia segue il filone musicale che si è recentemente sviluppato sulla scia di produzioni come Nodame Cantabile e La corda d'oro, che hanno come tema centrale la musica e la sua esecuzione, con le relazioni che riesce a creare sia tra protagonisti e pentagramma, ma anche tra i vari caratteri messi in gioco. La musica, dunque, agisce come collante narrativo e umano.

L’evoluzione della scrittura: dal testo alla sua fuga

La ricerca musicologica contemporanea si interroga costantemente sulla natura dei generi e sulla loro trasformazione. In opere come Fuga dal testo, curata da Daniela Tortora, si discute del primato indiscusso degli italiani, ma anche della crisi di un genere: espansione, implosione, sconfinamenti. Perché non è possibile scrivere una storia dell'opera del XX secolo, ma è possibile invece individuare una serie di exempla, non riconducibili a una linea di sviluppo unitaria, né tanto meno unidirezionale.

diagramma concettuale dell'evoluzione musicale tra epoche

Questo dibattito si estende ad altre riflessioni, come quelle raccolte ne I Quaderni della Scarlatti, dove si spazia dal Lamento siciliano al fasto aragonese e alla penitenza fiorentina. Allo stesso modo, La bottega del suono di Mario Bertoncini, curata da Chiara Mallozzi e Daniela Tortora, analizza il rapporto tra maestri e allievi, alludendo al divenire di un’utopia custodita in opere compiute. Ogni contributo, che si tratti della Sinfonia di Enrico Renna, intessuta di parole e risonanze interiori tratte dal Canto ferito di Alda Merini, o di una ricerca accademica, concorre a definire un paesaggio sonoro dove il passato non è una reliquia, ma una risorsa vivente.

La musica, nelle sue varie declinazioni - dalla ninna nanna antica al virtuosismo di Corselli, dalla solennità della pavana alla sperimentazione moderna - continua a costituire un nido nascosto dove si consuma lo strazio o la gioia di un'anima alla ricerca di quel sé perduto, indispensabile alla scrittura. L’ascoltatore moderno, immergendosi in queste trame, non fa che ripercorrere i passi di una storia mai conclusa, dove ogni nota è un ponte tra l’umano e l’assoluto.

tags: #ninna #nanna #spagnola #rinascimento