La Ninna Nanna nella Cultura Francofona: Un Viaggio Letterario da Leïla Slimani alle Tradizioni Corse

La "ninna nanna", nell'immaginario collettivo, evoca solitamente un senso di pace, tenerezza e protezione, un canto dolce intonato per accompagnare i più piccoli nel sonno. Tuttavia, la letteratura, e in particolare quella di lingua francese o legata a contesti francofoni, ha dimostrato come questo archetipo possa essere reinterpretato e caricato di significati profondi e talvolta inquietanti, trasformandosi in veicolo per esplorare le complessità dell'animo umano, le dinamiche sociali e la ricchezza delle tradizioni culturali. Questo viaggio letterario ci condurrà attraverso le opere di scrittori che, pur con intenti e stili diversi, hanno saputo attingere alla forza evocativa della ninna nanna.

Leïla Slimani: Una Voce Francofona che Indaga le Ombre del Quotidiano

Tra le voci più significative della letteratura francofona contemporanea che hanno affrontato il tema della "ninna nanna", si distingue in modo particolare Leïla Slimani. Nata a Rabat nel 1981, la scrittrice è cresciuta in una famiglia francofona colta e ha frequentato scuole francesi, un percorso che ha plasmato la sua identità e la sua sensibilità culturale, permettendole di mantenere uno sguardo tagliente sulla società contemporanea francese e marocchina.

La nonna materna di Leïla Slimani è cresciuta in Alsazia dove nel 1944, durante la liberazione della Francia, ha conosciuto il futuro marito, un colonnello marocchino delle truppe coloniali francesi. Dopo la guerra si sposarono e si trasferirono in Marocco; la loro figlia Béatrice-Najat Dhobb-Slimani, madre di Leïla, sposò un economista marocchino di formazione francese, Othmar Slimani, dal quale ebbe tre figlie, e Leïla è la secondogenita. Questo retroterra biculturale e bilingue è una cifra distintiva del suo lavoro.

Nel 2008 ha sposato un banchiere parigino e nello stesso anno, dopo un tirocinio al settimanale L'Express, è entrata a far parte della redazione del periodico Jeune Afrique. Lasciata la rivista nel 2012, ha deciso d'intraprendere la carriera di scrittrice. Tuttavia, il suo primo romanzo è stato rifiutato da vari editori. La sua perseveranza l'ha portata a seguire un workshop nel 2013 con Jean-Marie Laclavetine, romanziere ed editor per Gallimard, che l’ha apprezzata ed aiutata a migliorare lo stile di scrittura, segnando un punto di svolta fondamentale nel suo percorso artistico. Slimani ha lavorato per alcuni anni come inviata in Maghreb, coprendo i conflitti della Primavera Araba in Tunisia, per poi preferire dedicarsi, successivamente a un arresto, all’attività più propriamente letteraria, ma conservando sempre l'incisività del suo sguardo giornalistico.

Ritratto di Leïla Slimani

"Ninna Nanna" (Chanson douce): Un Thriller Psicologico Rivelatore

La notorietà di Leïla Slimani è largamente dovuta all’assegnazione del Prix Goncourt nel 2016 per il suo romanzo "Chanson douce", tradotto in italiano con il titolo "Ninna nanna". Questo libro, lodato dalla critica, ha venduto 76.000 copie nei primi tre mesi ed è stato il libro più letto in Francia con 450.000 copie nello stesso anno, ed è stato tradotto in 18 lingue, diventando un fenomeno letterario globale.

Il romanzo narra la vicenda di un duplice infanticidio compiuto dalla baby-sitter di famiglia, ed è ispirato alla vicenda reale dell'assassinio di Lucia e Leo Krim avvenuto a Manhattan nel 2012. Leïla Slimani racconta che, sebbene la notizia di ciò che è accaduto a New York nel 2012 le abbia dato l’idea per il libro, ha poi completamente inventato i personaggi, ricreandoli attraverso la sua immaginazione, differenziando così il suo approccio da quello di Truman Capote in "A sangue freddo", che era più vicino alle indagini sul reale.

L'idea vincente della Slimani risiede innanzitutto nella scelta strutturale. Il romanzo inizia con la scena del delitto, svelando al lettore già nelle prime quattro pagine ciò che di orribile accade a Parigi, in una via elegante del decimo arrondissement: i bambini Mila e Adam, messi nelle mani amorevoli di Louise, fanno una fine orrenda. Il nome dell'assassino viene svelato all'inizio della storia perché alla Slimani non interessa raccontare il solito thriller. A lei interessa il soggetto rovesciato. La suspense piuttosto ruota intorno a tutta la storia: come si è arrivati a questo? Louise perché ha questa deriva? Iniziando così la scrittrice ha voluto far "evaporare" la questione della suspense morbosa sulla morte dei bambini e cambiare il motivo della tensione, costringendo il lettore ad essere attivo, a diventare una sorta di investigatore.

Il libro ricostruisce la storia dei genitori, una coppia colta della media borghesia parigina (i bobo, un ibrido fra bourgeois e bohème, come vengono chiamati in Francia), e della loro baby-sitter, Louise, una donna in grandi difficoltà economiche e psicologiche. Myriam, madre dei due piccoli, avvocato, dopo il secondo parto decide di tornare a lavorare. Smaltita la fase più gravosa di una seconda maternità, Myriam desidera riprendere la carriera nell’avvocatura, necessitando perciò di qualcuno che badi ai figli in assenza sua e del marito Paul. La scelta, fatta assieme al marito Paul, arriva dopo una selezione lunga e accurata. A venirle incontro è Louise: luminosa, solare, dolce, e i bambini, soprattutto Mila, sembrano sceglierla prima dei genitori. È l’incastro perfetto dell’ultima tessera di un puzzle. La donna guadagna l’affetto incondizionato dei piccoli e la gratitudine di Myriam e Paul, trasforma la casa in un incanto, li vizia anticipando ogni loro necessità. La baby sitter Louise è la protagonista dell’ultimo romanzo di Leila Slimani. Nel suo lavoro appare impeccabile, se non addirittura perfetta. Ma questa perfezione, che le permette di conquistare la fiducia di Myriam e Paul, contribuisce a fare di lei un personaggio inquietante. In casa riporta un ordine impeccabile, riappacifica i rapporti tra i due bambini, e la famiglia ritrova la sua armonia. Eppure la donna è circondata da un alone di mistero. La Slimani racconta pochissimo della sua vita, della sua psicologia, e il lettore continua a chiedersi chi sia veramente.

Copertina del libro Ninna Nanna di Leïla Slimani

"Ninna nanna" non è solo una storia cupa, tratta da un fatto di cronaca realmente accaduto a New York. È una sorta di versione oscura di "Mary Poppins", a illustrare alcune delle peggiori paure di qualsiasi madre. A dispetto delle apparenze, ‘Ninna nanna‘ non è un thriller ma un romanzo sull’inadeguatezza della cultura borghese rispetto alle esigenze della vita familiare. In essa ardono, senza mai palesarsi con chiarezza, le debolezze della cultura occidentale. Le difficoltà della maternità e della genitorialità sono messe sulla bilancia assieme alla libertà e alla realizzazione personale. Il romanzo analizza il rapporto dominatore-dominato. Sebbene la relazione di potere tra la coppia e Louise sia in movimento, a volte sono i genitori a dominare e qualche volta è Louise, che vuole la loro vita, ma nello stesso tempo si prende cura di loro. E in mezzo, ci sono i bambini e tutto ciò che accade intorno a loro. Questa relazione è una relazione appassionata, in cui si esprimono sentimenti forti come l’odio, l’amore, il desiderio, anche l’erotismo. C’è davvero qualcosa del gioco d’amore tra questa famiglia e Louise.

Myriam è nordafricana naturalizzata, mentre Louise è francese. I genitori di Mila e Adam appartengono ai bobo, mentre Louise appartiene al sottoproletariato femminile, quello invisibile delle tate, pagate per accudire e amare bambini non loro. Nel libro il conflitto tra le due parti non è mai frontale ma indiretto, perché ci sono di mezzo i bambini. Il rapporto fra Myriam, Paul e Louise è fondato su un equivoco. I dialoghi non arrivano mai ad una presa d’atto definitiva. Il risultato è una commedia sociale. Il romanzo parla anche dell’indipendenza di una donna, emancipata, che lavora, ma è consumata dal senso di colpa, perché non trascorre abbastanza tempo con la famiglia e i bambini. La scrittrice ha chiarito che non è una critica alle donne di oggi, ma al contrario, ammirando moltissimo le donne di oggi che riescono a conciliare il loro ruolo di madri, la loro carriera e la loro coppia. Il suo romanzo non cerca di criticare, ma di descrivere questi conflitti, queste difficoltà che tutte le donne conoscono oggi: come essere una buona madre? Come avere una vita sociale? "Credo che questo sia il fine della letteratura," ha affermato, "capire cosa c’è dietro le apparenze, dietro la retorica," esplorando il lato oscuro dell’animo umano. Spesso, i suoi personaggi sono malinconici, ma questo è dovuto alla loro storia, alla loro infanzia.

Altre Opere di Leïla Slimani: Tra Introspezione e Storia Collettiva

Leïla Slimani non è solo l'autrice di "Ninna nanna"; la sua produzione letteraria esplora un'ampia gamma di temi, spesso con una profonda introspezione e un'attenta analisi della società.

Il suo primo romanzo, "Nel giardino dell’orco" (trad. E. Cappellini, Rizzoli), narra la vicenda di una donna affetta da dipendenza sessuale che perde per questo motivo il controllo della propria vita. Non è un testo sull’emancipazione delle donne. Adele, la protagonista, è una donna, ma non è rappresentativa delle donne. Lei soffre di un’immensa malinconia, si sente straniera nel mondo. Potrebbe anche essere un uomo. A volte si pensa che un antidoto alla solitudine sia il sesso, ma invece il sesso può farci sentire molto soli. "Nel giardino dell’orco” di Leïla Slimani è stato paragonato a Madame Bovary, viva e ammalata di sesso, mettendo in luce le apprensioni del vivere quotidiano attraverso il fantastico.

"Il paese degli altri" (La Nave di Teseo 2020, traduzione di Anna D’Elia) è un romanzo che affonda le radici nella storia familiare della scrittrice. Nel 1944, durante la guerra, Mathilde, una giovane alsaziana, s’innamora di Amin, un soldato marocchino che combatte nell’esercito francese contro l’occupazione nazista. Lui è affascinato dalla vitalità e dalla libertà di Mathilde; lei è sedotta dalla bellezza e dalla sensibilità dell’uomo. Al termine della guerra decidono di sposarsi e di trasferirsi nei dintorni di Meknes, in Marocco, dove Amin aveva ereditato un terreno che sognava di trasformare in una fattoria moderna. Ma l’impatto con la nuova realtà è traumatico per entrambi. Mathilde deve imparare a vivere in un mondo fatto di regole che non comprende e non condivide, mentre Amin scopre a sue spese che non è facile essere un proprietario terriero né un marito moderno e liberale in un paese come il suo. Nonostante le difficoltà e i contrasti, il loro amore e la dedizione ai figli, Aisha e Selim, prevalgono anche quando, con l’esplodere della lotta per l’indipendenza del Marocco, la Storia torna a bussare alla loro porta. Tutti, in questa storia, vivono nel “paese degli altri”. Ci vivono i coloni francesi ospiti indesiderati dei marocchini che, a loro volta, sopportano a fatica il giogo degli europei. Ci vivono i soldati, costretti ad operare in un territorio ostile, così come i contadini che lavorano una terra che non appartiene a loro.

Leïla Slimani – Os estrangeiros dentro de nós

Con "Sesso e bugie" (Sexe et mensonges: Vie sexuelle au Maroc), Slimani si avventura nel saggio, offrendo uno spaccato spietato della vita sessuale in Marocco. Questo libro è una "bomba nelle mani del lettore", una "società della menzogna" che santifica la verginità pur essendo la quinta al mondo per consumo di pornografia online. Sono voci di donne di estrazione sociale differente, con un livello di istruzione e un sentimento religioso profondamente diversi, eppure parlano tutte la stessa lingua e muovono un atto di accusa senza riserve verso una società in netta contraddizione tra quanto predica e quanto vive. La studentessa, la prostituta, il medico, l’attivista, il poliziotto ci offrono uno spaccato spietato della vita sessuale in Marocco, fatta di incontri rubati, consumati nei cantieri abbandonati, con la paura di essere scoperti dalla polizia o aggrediti da qualcuno. Il sesso fuori dal matrimonio è proibito per legge, il codice penale sanziona il crimine con due anni di carcere. Non si può abortire, a meno di non essere state violentate. Succede anche che le donne vittime di stupro possano essere sposate dai loro stessi violentatori. Questo è quello che prescrive la legge marocchina oggi, una giurisprudenza scollata dalle esigenze di una comunità per molti versi modernizzata, in cui le donne reclamano il tempo di conoscere e desiderare gli uomini con cui escono e rivendicano la libertà di rifiutarli. Se le ragazze non parlano di sesso in famiglia, né confidano alle amiche le loro relazioni non ufficiali, dall’altra i giovani uomini non sposano donne che abbiano perso la verginità.

In "Sei brevi testi", Leïla Slimani coglie sei dettagli, sia dalla propria memoria privata sia da alcuni eventi collettivi che hanno segnato la società contemporanea degli ultimi anni. C’è il racconto dell’anziano Hamid, un uomo colto, considerato un saggio nei vicoli di Tangeri, travolto dall’irruenza del nipote Karim, che confusamente si scaglia contro gli sciiti in un dialogo improbabile e carico di amarezza. Ci sono i ricordi di Leïla bambina in Marocco, di come ha cominciato a coltivare la propria libertà scontrandosi con certe istituzioni dogmatiche. C’è la sua rabbia di parigina ferita dopo l’attentato a “Charlie Hebdo”. C’è, in ognuno di questi interventi, il richiamo all’impegno dell’intellettuale, all’urgenza di prendere posizione. Sei brevi testi sviluppati attorno a due temi di fondo: il pericolo dei fanatismi e le responsabilità della letteratura rispetto a quanto accade nel mondo, la sua capacità di modificare modi di vedere e pensare.

La "Ninna Nanna" come Custode di Identità Culturale: L'Esperienza Corsa

Il concetto di "ninna nanna" assume un significato profondamente differente, ma altrettanto ricco, quando si sposta l'attenzione su contesti culturali specifici, come quello corso, strettamente legato alla Francia ma con una propria identità linguistica e culturale. I libri di Topipittori, per esempio, sono tradotti in molte lingue, e a ogni nuova vendita di diritti, l'arrivo in casa editrice dell'edizione straniera è sempre motivo di buon umore. A parte il lato materiale della faccenda, per nulla disprezzabile, vedere un libro che è familiare cambiare improvvisamente per aver preso l'abito di un'altra lingua è strano e piuttosto interessante. Il senso del testo scompare, per esempio, nell'illeggibilità del coreano, cinese o thailandese; ma anche del lituano, del polacco o del neederlandese che lasciano pochi spiragli. E in fondo anche lingue abbastanza vicina alle nostra, come il brasiliano, ammantano il conosciuto di esotismo.

Detto ciò, la casa editrice non avrebbe proprio mai pensato che uno dei suoi libri sarebbe stato tradotto in lingua corsa, e vederci recapitare le copie di "Ninna nanna da un agneddu", in còrso, è stata una sorpresa vera e per ragioni opposte a quelle di un'emozione esotica. Non è solo il fatto che gli editori hanno frequentato la Corsica per anni, e quindi vi sono molto affezionati. È proprio che il racconto della pecorella, attraverso quei suoni e quelle espressioni per niente alieni all'italiano, improvvisamente è diventato particolarmente più affettuoso e vivo, riallacciandosi a tradizioni lontane, e rammentando certe bellissime nenie dialettali come quelle che si trovano in "Ninna nanne italiane". Per esempio, un'antica ninna nanna siciliana è una invocazione al sonno in cui vengono enumerate tutte le creature che, una dopo l'altra, cadono addormentate: “l'ocidduzzi agnuniati” (uccellini rincantucciati), “l'agnidduzzi durmigghiusi” (agnellini dormiglioni), “li sirpuzzi 'nnammurati” (piccole serpi innamorate), l'acqua che scorre, le montagne e la viola nella scarpata, finché il sonno tocca le palpebre dell'infante. Questa nuova edizione corsa è stata accolta con grande favore.

Per comprendere le ragioni di questa scelta, è stata rivolta una domanda a Bernard Biancarelli, della casa editrice Albiana, di Ajaccio. Il desiderio di tradurre delle opere in còrso nasce dalla necessità di disporre di strumenti adeguati per la trasmissione della lingua còrsa che non abbiano solo una finalità pedagogica. La questione della tutela, della trasmissione e dello sviluppo della lingua corsa, rappresenta una scommessa cruciale per la società insulare, verso la quale la casa editrice Albiana ha adottato una posizione di difesa e di promozione attiva, militante. Questo, certamente, senza rinnegare la lingua francese. Il bilinguismo è un concetto molto moderno per una Francia assai “conservatrice” e la Corsica, in questo ambito, è all’avanguardia: possedere due lingue sarà sempre più vantaggioso che possederne una sola.

La scelta è caduta su un albo italiano come "Ninna nanna per un agneddu" in modo del tutto naturale, giacché gli immaginari italiani e corsi sono molto vicini, soprattutto per quanto riguarda la vita agreste. La pecorella del libro rientra nell’universo conosciuto dei bambini còrsi, per i quali la natura è una presenza molto forte (il mare, la montagna, la macchia, i pascoli). "Ninna nanna per una pecorella" è una storia sulla tolleranza, sul bisogno di incontrarsi e di conoscersi. L’altro non rappresenta necessariamente una minaccia, sebbene all’apparenza si potrebbe pensare il contrario. La storia non è però l’unico motivo d’interesse del libro: contare e forse anche imparare a leggere delle frasi brevi e semplici è la sua principale attrattiva “pedagogica”. La qualità grafica dell’albo, infine, è stata decisiva. Il libro è stato scelto tra molti altri perché la sua apparente semplicità (così difficile da raggiungere!) consiste in una sintesi visiva molto coinvolgente. Questo albo speciale è destinato ai piccoli dai 3 ai 6 anni e fa parte della collana di letteratura per ragazzi della casa editrice, che si è deciso di ampliare. Per permettere di confrontare il diverso effetto che fanno gli stessi versi tradotti in ognuna di esse, è stato anche pensato di illustrare la pubblicazione con le medesime pagine nelle tre lingue.

Pagine a confronto del libro Ninna nanna in diverse lingue

Interpretazioni Oscure della Ninna Nanna: Il Caso di Chuck Palahniuk

Il concetto di "ninna nanna" può assumere connotazioni ancora più distorte e inquietanti, andando oltre la denuncia sociale o la preservazione culturale, per esplorare territori più oscuri del genere fantastico e dell'horror. Un esempio di questa reinterpretazione estrema si trova nel romanzo "Ninna nanna" (Lullaby) di Chuck Palahniuk, autore di opere come "Fight Club" e "Soffocare".

Il romanzo di Palahniuk presenta due personaggi principali le cui vite si intrecciano con una terrificante ninna nanna. Carl Streator detesta il rumore (perché non lascia pensare) e fa il giornalista. È incaricato di redigere un reportage sulle morti in culla. Nel corso delle sue indagini osserva che nei pressi delle culle dei bimbi deceduti c'è un libro. Il libro è sempre lo stesso. È un libro di fiabe per bambini. Anche l'ultima pagina letta è sempre la stessa. È una ninna nanna. Carl Streator ha scoperto un canto di morte e funziona. È lo scoop del secolo. Rendere pubblica la ninna nanna può garantirgli la fama e l'agognato silenzio. Ma Carl Streator vuole solo distruggere tutte le copie della ninna nanna in circolazione e imparare a controllarsi per non ammazzare l'umanità rumorosa che gli capita a tiro.

Helen Boyle ama le pietre preziose (perché vivono più a lungo di chi le ama) e fa l'agente immobiliare. Ha cantato la ninna nanna al suo bambino e così suo malgrado ha acquisito il potere di vita e di morte su chiunque. Ha il pieno controllo della filastrocca e lo rende redditizio. Ma come riesce una coppia male assortita a non ammazzarsi a vicenda? La vita insegna che basta essere una famiglia vera e propria. Ed è per questo che i due si lasciano accompagnare nel viaggio dai giovani idealisti Mona e Ostrica costituendo con loro un grottesco nucleo familiare. Così le copie residue vengono a mano a mano distrutte e Mona scopre che Helen Boyle, nel corso delle sue ricerche e senza saperlo, era già venuta in possesso dell'antico libro di magia e continuava a utilizzarlo come blocco note. È così che Helen Boyle diviene da agente immobiliare spregiudicata una vera e propria apprendista strega impegnata nella resurrezione del suo bambino. Un romanzo che attraverso il fantastico mette in luce le apprensioni del vivere quotidiano.

In questo contesto, la ninna nanna si trasforma da simbolo di vita e protezione in un veicolo di morte e potere incontrollabile, un'esplorazione delle paure umane e del desiderio di controllo, avvolta in una trama di suspense e elementi soprannaturali. Sebbene Palahniuk non sia uno scrittore francese, la sua opera, tradotta in italiano come "Ninna nanna", dimostra la versatilità e la potenza simbolica di questo antico canto attraverso diverse culture e generi letterari, arricchendo il panorama delle sue interpretazioni.

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