L’arte del cullare: storia, analisi e l’universo sonoro della ninna nanna

La ninna nanna rappresenta una delle forme più arcaiche e universali di espressione musicale umana. Quasi impossibile collocare nel tempo e nello spazio l’origine di questo costume, il cui nome, ninna nanna, ha probabilmente derivazione onomatopeica. Sicuramente le ninne nanne hanno una lunga storia alle spalle da raccontare, o meglio cantare: Teocrito, ad esempio, ci informa in uno dei suoi Idilli che Alcmena, madre di Eracle, era solita addormentare i suoi figli cantando loro delle ninne nanne. L’Accademia della crusca attesta invece che in Europa le prime testimonianze certe dell’uso di ninne nanne risalgono al Seicento.

rappresentazione iconografica di una madre che culla il proprio bambino in un contesto bucolico

La peculiarità del legame tra canto e movimento

La combinazione del canto accompagnato da movimenti ondulatori e cadenzati sono la peculiarità che non solo distingue la ninna nanna da altri componimenti musicali, ma che fanno di questa pratica, a gestione quasi del tutto femminile, un elemento rafforzativo della relazione madre-figlio. È noto come i più illustri musicisti si siano dedicati alla composizione di questo genere musicale, Brahms, Chopin a Mozart, per citarne alcuni. Ma le berceuse - termine francese che designa la ninna nanna nella musica classica - ben si distinguono dalle ninne nanne popolari, sebbene siano state proprio queste ultime a fungere da ispirazione a quelle più colte.

Nonostante la magia delle ninne nanne non risieda tanto nei testi che si cantano quanto in quell’insieme di variabili corporee unite alla reiterazione ritmica e sonora, è interessante fermarsi ad analizzare anche il loro contenuto lessicale. Cominciando dal fatto che sovente figure protagoniste delle nenie popolari sono lupi, befane e l’uomo rigorosamente nero. Il ritmo e il metro, in questo contesto, servono a creare un ambiente di sicurezza protetto dalla voce materna, una sorta di recinto sonoro che isola il bambino dalle ansie del mondo esterno.

Tecnologie sonore e interpretazioni contemporanee

La ricerca musicale moderna ha spesso guardato alla ripetizione ritmica propria delle ninne nanne come a un principio fisico fondamentale. Nella produzione di György Ligeti e di Steve Reich sono presenti due composizioni ispirate al principio fisico del pendolo. Si tratta di Poème Symphonique for 100 metronomes (composta da Ligeti nel 1962) e di Pendulum Music (composta da Reich nel 1968 e revisionata nel 1973). Il metronomo è difatti un pendolo rovesciato, inserito in un movimento meccanico a carica manuale.

Alcune notizie di carattere biografico sui due autori, assieme a uno sguardo d’insieme sulle due composizioni, fanno da cornice al contenuto essenziale di questo scritto: dimostrare che le tecnologie produttrici di suono, laddove permettano approcci alternativi ad un quadro d’uso convenzionale, possono dare origine a feconde sperimentazioni musicali e al trasferimento d’esperienze fra settori della conoscenza. In Ligeti e Reich l’influenza della produzione elettronica su quella strumentale e le fonti d’ispirazione compositiva extra-musicali sono chiari segni del ripensamento, in chiave creativa, di esperienze pregresse. A margine di questa premessa, può essere utile ricordare che entrambi i musicisti si sono occupati delle strutture ritmiche delle culture popolari del Centro-Africa.

Luca Mosca: La Storia del Ritmo Da Bach ai Beatles

Analisi, decostruzione e riscrittura timbrica

L’analisi musicale non si limita alla semplice osservazione, ma diventa spesso uno strumento di creazione. Il saggio dedicato all’orchestrazione elaborata da Webern nel 1934 a partire dal Ricercare a sei voci di Bach rappresenta un esempio paradigmatico. L’operazione è stata spesso considerata dalla ricerca musicologica un perfetto esempio di analisi. Ma Webern cerca anche di riscrivere le strutture del contrappunto avvalendosi di una risorsa nuova, e apparentemente in contraddizione con la stessa categoria polifonica: la Klangfarbenmelodie.

L’analisi della partitura mette in luce due fasi: prima la distruzione dell’indipendenza delle parti tramite la scomposizione timbrica, poi la ricostruzione con nuovi strumenti della grammatica contrappuntistica antica. Le nozioni di esposizione, di soggetto, di controsoggetto, di distribuzione formale non sono affatto rinnegate, ma riviste sulla base della frammentazione timbrica; e il risultato è un lavoro che riesce a trovare un punto di contatto unico nella storia del Novecento tra tradizione e innovazione.

Il ruolo della documentazione e dell’archivio

La conservazione della memoria sonora è essenziale per comprendere come il canto popolare si sia evoluto nel tempo. L’archivio personale di Silvio Pedrotti, direttore e guida del Coro della SAT (Società degli Alpinisti Tridentini) per oltre cinquant’anni, dal 1938 alla fine degli anni Ottanta, ne è un esempio lampante. Oltre a presentarsi come specchio delle molteplici attività del soggetto produttore legate al ruolo di maestro, il fondo archivistico riflette l’interesse di Pedrotti per la ricerca sul canto popolare in relazione al repertorio del coro, testimoniata anche nelle documentazioni sonore da lui raccolte e conservate. Questa traccia documentale ci permette di collegare il passato arcaico delle nenie a una prassi esecutiva moderna e corale.

Il pensiero compositivo e la genesi del suono

Per comprendere profondamente come nasca una struttura musicale, bisogna indagare la mente del compositore. Arnold Schönberg, nel suo fondamentale studio Il pensiero musicale, afferma: "Quest'estate vorrei scrivere una delle opere teoriche a cui lavoro da vent'anni. Soprattutto il cosiddetto 'libro-chiave': Il pensiero musicale e la sua presentazione. Questo libro deve dare sistemazione su un piano teorico ai principi fondamentali dell'intera teoria della composizione". Questo approccio analitico è speculare a quello di Gustav Mahler.

schema grafico del processo creativo mahleriano, dalla bozza alla partitura orchestrale complessa

Uno degli aspetti più stimolanti da indagare è il rapporto tra l’ottica del Mahler compositore e quella del Mahler direttore d’orchestra, evidente nel suo laborioso processo compositivo. La creatività dell’artista austriaco si nutre di entrambe le dimensioni, compositiva e performativa, ed è guidata dal vaglio di una coscienza critica inesausta. Nel modus operandi di Mahler ogni singolo dettaglio aggiunto diventava fondamentale per il risultato complessivo, mantenendo la continuità delle idee musicali a partire dagli schizzi iniziali sino alle strutture espanse dell’opera compiuta.

Il titolo del presente studio, Non guardare nei miei Lieder!, fa riferimento al celebre Lied mahleriano Blicke mir nicht in die Lieder!, in cui l’immagine delle api al lavoro, gelose custodi del frutto della loro instancabile laboriosità, rappresenta in maniera lieve e autoironica il compositore alle prese con l’elaborazione delle proprie idee musicali. Mahler mette in guardia chi volesse scrutare troppo nel processo creativo dell’artista, che va protetto dagli sguardi indiscreti e traditori del mondo. Eppure proprio dalla visione degli autografi emerge in tutta la sua ricchezza la straordinaria immaginazione sonora di Mahler.

Metrica e ritmo: una guida all’ascolto

La comprensione della musica passa anche attraverso la parola poetica. Gli studi metrici hanno conosciuto in Italia tra gli anni ottanta e novanta un momento di grande fervore. Il libro di Marco Praloran, Metro e ritmo nella poesia italiana. Guida anomala ai fondamenti della versificazione, è ben lontano dall'impostazione manualistica a cui siamo abituati. Piuttosto che una descrizione di tipo sistematico e classificatorio dei fondamenti della versificazione, vi si troverà una trattazione discorsiva di concetti e istituti metrici fondamentali.

Il libro appare come il distillato di una lunga riflessione, intima ed entusiasta, sugli aspetti della versificazione più sentiti, offerto con la semplicità di un maestro, forte dell'aver interiorizzato i più sottili e complessi aspetti dell'arte poetica, e della capacità, che è anche un bisogno, di comunicarli in modo essenziale e universale. Il ritmo e il metro - ci dimostra l'autore sulla scorta del De musica di Agostino - sono gli elementi che permettono di cogliere il respiro profondo della tradizione, un respiro che ritroviamo anche nelle ninne nanne, dove il ritmo non è solo metro poetico, ma funzione vitale di accoglimento e sonno.

La dimensione europea delle nenie

La Commissione europea ha cofinanziato da qualche anno un progetto che si è occupato di raccogliere le più famose ninne nanne di tutti i Paesi comunitari per renderle fruibili a famiglie e scuole. Si tratta di 35 ninne nanne disponibili con la traduzione in sette lingue diverse (ceco, danese, inglese, greco, italiano, rumeno e turco). I brani possono essere acquistati presso gli store digitali o ascoltati in anteprima sul sito dedicato.

Questo sforzo di catalogazione sottolinea come la ninna nanna non sia soltanto un reperto di interesse musicologico, ma un patrimonio culturale vivo, capace di trasmettere identità e affettività attraverso le frontiere. Dalle strutture complesse studiate da Webern, attraverso la rigorosa analisi dei processi compositivi di Schönberg e Mahler, fino alla semplicità universale di una ninna nanna popolare, la musica si conferma come un linguaggio che articola la nostra esistenza dal primo respiro fino alla complessità della maturità artistica.

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