Melodie che Incantano e Raccontano: L'Anima delle Ninne Nanne e delle Canzoni Popolari Abruzzesi

La musica popolare è un filo conduttore che lega indissolubilmente culture, storie e tradizioni. Oltre a essere espressione artistica, essa rivela l'unione e l'amicizia tra i popoli, fungendo da specchio delle loro vite, delle loro gioie e dei loro dolori. In particolare, l'Abruzzo, terra di montagne imponenti e coste baciate dal mare, possiede un patrimonio musicale di rara profondità, le cui melodie e testi narrano storie di vita quotidiana, emigrazione, fede e amore per la propria terra.

L'Eco del Passato: Usi e Costumi che Cantano

Fin dall'antichità, il canto ha accompagnato le attività umane, addolcendo la fatica e rinsaldando i legami comunitari. Le donne, che un tempo si recavano alle fontane pubbliche o sulla riva dei fiumi per lavare la biancheria, in quanto nelle loro povere case non esisteva acqua corrente ma solo un pozzo ad uso comune, usavano cantare melodie spensierate o malinconiche. Canti corali si udivano nelle occasioni aggreganti, finalizzate allo svolgimento dei lavori domestici periodici, ad esempio la sfilatura della lana dai materassi, che in estate, sulle terrazze o nei cortili assolati, veniva “strecciata” ed esposta ai caldi raggi del sole. Anche durante il faticoso lavoro nei campi, i contadini cantavano canzoni popolari per rafforzare lo spirito e addolcire lo sforzo fisico.

Donne che lavano i panni al fiume

Queste melodie non erano solo un passatempo, ma un vero e proprio strumento di espressione identitaria. La canzone popolare è un tema identitario, fa parte della cultura, della storia, degli usi e delle tradizioni popolari locali. Lo scultore Costantino Barbella, vissuto tra Ottocento e Novecento, si ispirò proprio a queste scene popolari per modellare nel bronzo e nella creta immagini di contadini e donne del popolo mentre cantavano durante le consuete attività quotidiane. Le donne erano adornate con i gioielli della tradizione orafa, come la collana “Presentosa”, un pegno d’amore.

L'Emigrazione e la Passione per la Musica: Un Legame Indissolubile

La fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento videro un'ondata massiccia di emigrazione dall'Abruzzo verso le Americhe, alla ricerca di una vita migliore. Durante il lungo viaggio in mare, gli emigranti cantavano con nostalgia, portando con sé non solo i propri ricordi, ma anche la passione per la musica. E questa passione, come un seme, veniva trasmessa ai propri figli e nipoti.

Le storie di Henry Mancini e Perry Como, entrambi originari dell'Abruzzo, ne sono un esempio lampante. Il padre di Mancini, immigrato italiano, lo avviò allo studio della musica, mentre il padre di Perry Como, baritono per passione, lo incoraggiò a coltivare il suo talento. Entrambi divennero figure di spicco nel panorama musicale internazionale, dimostrando come le radici abruzzesi avessero nutrito un talento straordinario. Anche il cantante Mario Lanza, nato a Philadelphia nel 1921, portava nel cuore le melodie della sua terra d'origine, sognando un futuro fatto di musica e successo, un sogno che lo condusse dai teatri lirici al grande cinema hollywoodiano.

Emigranti su una nave

Questi artisti, pur avendo raggiunto la fama mondiale, non dimenticarono mai le loro origini, portando con sé l'eco delle melodie abruzzesi, un patrimonio musicale che sapeva parlare di lontananza, di speranza e di un profondo legame con la terra d'origine.

Le Melodie del Mare e della Montagna: Un Dialogo Infinito

Dalle vette imponenti delle montagne abruzzesi fino alle coste baciate dall'Adriatico, la musica popolare della regione intreccia temi universali con sfumature uniche. Il mare, in particolare, è un elemento centrale in molte canzoni, evocando sentimenti di amore profondo, malinconia e un senso di appartenenza quasi mistico.

La canzone "Mare Nostre" esprime questo amore intenso e malinconico per il mare, un mare che rincuora, appare "di latte e d'argento" sotto la luna, facendo dimenticare per un attimo i tormenti e le fatiche di una vita non sempre facile. Le parole dipingono un quadro vivido di questo legame, con frasi che evocano la passione, l'incanto e il desiderio di evasione che il mare sa suscitare.

Paesaggio marino abruzzese con onde e luna

Altrettanto potente è la malinconia della lontananza, tema ricorrente nella canzone popolare mediterranea, che trova paralleli nella musica portoghese con la "Saudade" e il "Fado", intrise di nostalgia per il distacco dai propri cari e dalla propria terra. Questa stessa malinconia si ritrova in alcune melodie del Flamenco andaluso.

Un esempio toccante è la canzone "Mara maje" (Amara me), le cui origini affondano nel Medioevo. Questo canto descrive il senso di abbandono e il dolore di una donna che ha perso il marito, costretta a rimanere sola con i propri figli da accudire. La sua struggente melodia, testimoniata fin dal diciottesimo secolo, fu scelta dalla regista Lina Wertmüller per la colonna sonora del film "Amore e Anarchia", dimostrando la sua potenza espressiva e la sua capacità di emozionare anche a distanza di secoli.

La Voce degli Artisti: Dalla Tradizione all'Innovazione

Le melodie abruzzesi hanno ispirato non solo il popolo, ma anche artisti di fama internazionale. Lo scrittore americano Ernest Hemingway, Premio Nobel per la Letteratura, rimase affascinato dalle melodie abruzzesi, in particolare quelle eseguite dai suonatori di flauto.

Un capitolo affascinante è quello dei "pifferai", musicisti itineranti che, fin dall'Ottocento, discendevano dai monti dell'Abruzzo per esibirsi nelle piazze e nelle case di città come Roma e Napoli, accompagnati da zampognari e canti in dialetto. Il compositore francese Hector Berlioz, colpito dalla loro musica, trascrisse le loro note e compose la sinfonia "Harold en Italie", ispirata proprio alle melodie dei pifferai abruzzesi. Anche George Friedrich Handel trovò ispirazione nelle loro musiche.

Pifferai e zampognari abruzzesi

La riscoperta e il riadattamento di queste canzoni popolari sono un fenomeno che ha interessato tutto il Novecento. La ricercatrice etnomusicale Giovanna Marini ha contribuito a riportare alla luce brani come "Amara terra mia", originariamente intitolata "Nebbia nella valle", un canto malinconico di addio alla terra d'origine e di duro lavoro, diffuso tra le raccoglitrici di olive. Questo brano fu poi ripreso da Enrica Bonaccorti e interpretato con successo da Domenico Modugno.

Canti di Fede e di Festa: Tra Sacro e Profano

La religiosità popolare ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita abruzzese, e questo si riflette anche nella musica. Durante la Settimana Santa, era diffusa l'usanza dei "Canti della Passione", testi in dialetto musicati da gruppi di cantori che narravano con tono mesto e solenne gli episodi della Passione di Gesù e la sofferenza di Maria. Questi canti, accompagnati da organetto e fisarmonica, si svolgevano nelle contrade e nelle case, con un solista che narrava i passi salienti e un coro che accompagnava i ritornelli.

Un esempio di festa popolare che intreccia musica e tradizione è la "Domenica del Mirtillo", celebrata in luglio o agosto, spesso in concomitanza con la festa celtica di Lughnasa. Durante questa giornata, giovani uomini e donne si radunavano sui monti per raccogliere mirtilli, fare amicizia e corteggiarsi. Le donne sposate preparavano una torta con i mirtilli raccolti da regalare al ragazzo amato, un gesto che poteva sancire l'inizio di un corteggiamento.

Ninne Nanne: Melodie per Sognare e per Avvertire

Le ninne nanne, pur nella loro apparente semplicità, racchiudono un mondo di significati, dall'affetto materno al bisogno di rassicurazione, talvolta velato da un sottile timore. La "Highland Fairy Lullaby", una ninna nanna delle Highlands scozzesi, narra il lamento di una madre che ha smarrito il suo bambino nel bosco, temendo che sia stato rapito dalle fate. Questo tema del "rapimento" da parte di creature magiche è ricorrente in molte tradizioni, come un modo indiretto per mettere in guardia i bambini e invitarli alla prudenza.

Illustrazione di fate in un bosco

In Scozia, come del resto in molte altre culture, esistono diverse ninne nanne "spaventevoli", dove la madre, con toni dolci ma fermi, dice al bambino: "Fai il bravo e dormi, altrimenti ti portano via le fate!". Questo non è un invito alla violenza, ma un modo per instaurare un rapporto di fiducia e rispetto, dove il bambino impara che il sonno è un rifugio sicuro, protetto dall'amore materno e, talvolta, dalla minaccia di un mondo esterno incerto.

Un Patrimonio Vivente: La Canzone Popolare Oggi

Nonostante i mutamenti sociali e culturali, la canzone popolare abruzzese continua a vivere, adattandosi ai nuovi contesti e trovando spazio anche nel cinema e nella musica contemporanea. Brani allegri e spensierati, come "Sott' a la capanne", scritta dal cabarettista pescarese "Nduccio", sono stati citati in film hollywoodiani, dimostrando la loro vitalità e la loro capacità di divertire un pubblico internazionale.

Allo stesso tempo, i testi non sono sempre leggeri; spesso presentano temi poetici, malinconici, tormentati, che parlano di nostalgia, di fede e di antiche tradizioni. Le "Maggiolate Ortonesi", un tempo veri e propri festival della canzone popolare, hanno lasciato il posto a nuove forme di espressione, ma lo spirito che le animava, quello di celebrare la cultura e l'identità locale attraverso la musica, rimane intatto.

La canzone popolare abruzzese, con le sue melodie che spaziano dalla malinconia della "Saudade" alla gioia delle feste, dalla devozione dei canti della Passione all'affetto delle ninne nanne, rappresenta un tesoro inestimabile, un patrimonio vivente che continua a raccontare la storia e l'anima di un popolo.

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