Ninna nanna contro la guerra: la voce dei poeti contro l’assurdità del conflitto

La storia dell’umanità è segnata da cicli ricorrenti di violenza che, nonostante il progresso tecnologico e culturale, continuano a manifestarsi con devastante regolarità. Secondo i dati più recenti, nel mondo sono attualmente in corso ben 56 guerre tra Stati diversi e gruppi armati. Una cifra allarmante, che vede almeno 112 popolazioni coinvolte in vere e proprie guerre, con un’escalation di violenze che non risparmia nessuno. A pagare il prezzo più alto sono, come sempre, i civili: migliaia gli incolpevoli bambini e le persone innocenti che perdono la vita o restano ferite, mentre intere comunità vengono travolte da distruzione, miseria e carestie.

Le città, un tempo luoghi di vita, cultura e speranza, si trasformano in cumuli di macerie, simboli silenziosi di un’umanità ferita. L’appello alla pace si fa dunque sempre più urgente. Di fronte a uno scenario tanto complesso quanto doloroso, risuona con forza l’invito a non rimanere indifferenti e a riscoprire, nel dialogo e nella solidarietà, l’unica via possibile per un futuro comune. Anche Papa Francesco, negli ultimi anni della propria vita, in più occasioni aveva lanciato con forza lo stesso accorato messaggio, definendo con la sapienza delle ampie vedute il periodo che stavamo vivendo: “Il mondo è attraversato da un crescente numero di conflitti che lentamente trasformano quella che ho più volte definito ‘terza guerra mondiale a pezzi’ in un vero e proprio conflitto globale”. Un’osservazione lungimirante e che oggi appare tristemente confermata dai numeri.

rappresentazione simbolica di un mondo diviso dai conflitti

L’inattualità del conflitto e la lucidità della satira

Nonostante si moltiplichino gli appelli alla pace e alla diplomazia da parte dei leader europei e mondiali, dagli esponenti politici, da opinionisti e attivisti, il cammino verso una risoluzione pacifica dei conflitti appare tutt’altro che semplice. Il dialogo, il confronto delle idee e il buonsenso vengono invocati come strumenti fondamentali per porre fine alle guerre in corso. Tuttavia, la realtà è molto complessa e spesso dolorosa. Tra le numerose voci che hanno cercato di raccontare l’orrore della guerra nelle sue molteplici dimensioni, una in particolare continua a risuonare con forza e lucidità: quella di Carlo Alberto Sallustri, meglio noto come Trilussa.

Con la poesia "La ninna nanna della guerra", l’autore è riuscito a cogliere l’essenza tragica del conflitto con parole comprensibili, essenziali ma penetranti. I versi, scritti oltre un secolo fa in dialetto romanesco, risultano sorprendentemente attuali, come se fossero stati composti per descrivere le contraddizioni e i drammi del nostro presente. Invece, era l’ottobre del 1914 quando Trilussa, con la sua inconfondibile satira, compose in maniera lucida e schietta una poesia che, a distanza di oltre un secolo, conserva un’inaspettata attualità. Da 111 anni, quei versi brevi ma intensi risuonano con una forza sorprendente e raccontando una verità sulla guerra che sembra parlare direttamente al nostro tempo.

TRILUSSA📜 La Ninna Nanna della Guerra 🕊️

Leggere lentamente questa ninna nanna amara significa coglierne il significato profondo e, al tempo stesso, riconoscere, quasi con sgomento, quanto poco sia cambiato lo scenario da ieri a oggi. Il testo di Trilussa non è solo un’opera letteraria straordinaria, ma è un monito, una denuncia pacata e incisiva contro l’assurdità e le ipocrisie della guerra, un canto d’amore delicato per un bambino innocente, raccontato con parole semplici ma capaci di lasciare un segno profondo.

L’invenzione della ninna nanna come strumento di denuncia

"Ninna nanna della guerra" è una canzone basata sui versi scritti da Trilussa nell'ottobre del 1914 all'inizio della prima guerra mondiale e, quindi, qualche mese prima dell'entrata dell'Italia nel conflitto. In quei versi, l'autore gioca con l'immagine di un bambino che dorme, contrapponendo la tenerezza del gesto materno alla brutalità delle decisioni prese nelle alte sfere del potere. Il poeta descrive scenari grotteschi, citando simbolicamente "mezzo giallo e mezzo nero" e facendo riferimento al "Sovrano macellaro" che decide le sorti dei popoli, quasi come se il conflitto fosse un gioco al tavolo da gioco, dove la posta in palio è la vita umana.

Le allusioni non si fermano qui: i riferimenti a "li ladri de le Borse" e alla facilità con cui, dopo il conflitto, i potenti si ritrovano "boni amichi come prima" sottolineano la cinica realtà dei rapporti personali e politici. Scritta all'inizio della prima guerra mondiale, la composizione di Trilussa si differenzia dal consueto stile ironico e bonario del poeta romano ed è una vera e propria invettiva. La ninna-nanna ebbe successo immediato e diventò una canzone popolare soprattutto a Torino.

Un elemento storico fondamentale per comprendere la portata della critica di Trilussa è il sistema di parentele che legava i sovrani dell'epoca. I "cuggini" citati nell'opera non sono un'invenzione poetica: Francesco Giuseppe e Vittorio Emanuele II di Savoia erano doppiamente cugini di secondo grado, avendo in comune quattro bisnonni. Il termine "cuggini" si riferisce anche al fatto che il re d'Inghilterra fosse cugino, attraverso la nonna regina Vittoria, del kaiser e della zarina e, attraverso il nonno Cristiano IX di Danimarca, dello zar. Lo zar e il kaiser avevano un bisnonno e un trisavolo in comune. Questa fitta rete di consanguineità rendeva la tragedia della Grande Guerra un dramma familiare assurdo, trasformando lo scontro tra nazioni in una faida tra parenti che mandavano i propri sudditi a morire per interessi dinastici o imperiali.

La continuità del pensiero pacifista: il contributo di Giuseppe Ganduscio

Il tema della ninna nanna come rifugio e, al contempo, come strumento di opposizione alla cultura bellica, non si esaurisce con Trilussa. Un altro esempio toccante proviene dalla cultura siciliana, grazie all'opera di Giuseppe Ganduscio (Ribera, 6 gennaio 1925 - Firenze, 7 settembre 1963). Poeta italiano ed illustre personaggio siciliano, Ganduscio si occupò moltissimo di musica popolare e insegnò a Rosa a Firenze i canti prelevati dal “Corpus” del Favara.

Nella sua opera si denota l’animo antimilitarista e pacifista del Ganduscio, vicinissimo ai movimenti contro le guerre che sfoceranno nella rivoluzione dei giovani del 1968. La sua ninna nanna è un grido di dolore e di protezione: "Ed alavo' sunnuzzu vinitica iu l'annacu e vui l'addummiscitì, ed alavo' figliuzzu ammannatu suliddi semu, to'patri è surdatu". La versione originale del Ganduscio continua con un monito potente rivolto al piccolo: "Ed alavò figghiuzzu ammannatu / quannu si granni ‘un ci iri surdatu / ca pi surdatu ‘un ti fazzu partiri / megghiu cu’ tia ‘ngalera iri".

infografica che mostra la persistenza dei temi pacifisti nella letteratura popolare europea

Queste parole non sono solo un canto di conforto, ma una dichiarazione d'intenti: il rifiuto di educare i figli alla guerra. Se per Trilussa la satira serviva a smascherare l'ipocrisia dei "potenti", per Ganduscio la ninna nanna diventa un atto di resistenza civile che attraversa i decenni, collegando il dolore delle madri durante la Grande Guerra con le aspirazioni di pace delle nuove generazioni che si affacciavano al secondo dopoguerra. Il legame tra questi poeti risiede nella capacità di utilizzare una forma letteraria intima, destinata al riposo, per scuotere le coscienze, ricordandoci che, al di là di ogni bandiera o ideologia, esiste un'umanità comune che desidera solo proteggere il futuro dei propri figli.

La storia di queste composizioni ci insegna che, sebbene le dinamiche geopolitiche mutino e le cause formali dei conflitti sembrino variare, l'essenza della guerra rimane un'ingiustizia che colpisce i più deboli. L'atto di cantare una ninna nanna, in questo contesto, trascende la sua funzione domestica e si trasforma in un baluardo culturale, un ponte tra epoche diverse che ci obbliga a riflettere sulla responsabilità collettiva di costruire un mondo in cui il termine "guerra" non debba più essere parte della quotidianità. La perseveranza dei messaggi di Trilussa e di Ganduscio non è casuale: essa risiede nella verità cruda che essi hanno saputo catturare, una verità che non invecchia perché, finché il mondo sarà attraversato dai conflitti, la richiesta di protezione per i bambini rimarrà il grido più autentico dell'intera umanità.

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