Negazione della Gravidanza e Aborto Spontaneo: Cause, Sintomi e Caratteristiche di Due Fenomeni Complessi

Per una donna, l'esperienza della gravidanza è generalmente un periodo di profondi cambiamenti e sensazioni inconfondibili che difficilmente passano inosservate. Fin dai primi giorni della fecondazione, il corpo invia una serie di segnali che preannunciano questo nuovo stato: l'assenza di periodi mestruali nella data prevista, l'insorgenza di nausea mattutina, bruciore di stomaco, gonfiore addominale e la sensazione di un significativo aumento ormonale nel seno. Nel giro di poche settimane, la pancia comincia gradualmente a gonfiarsi, rendendo lo stato di gravidanza sempre più evidente. Tuttavia, il corpo umano e la psiche sono capaci di meccanismi sorprendenti, e esistono casi, sebbene rari, in cui una donna può non rendersi conto di essere incinta per diversi mesi, o addirittura fino al momento stesso del parto. Questo fenomeno, noto come negazione della gravidanza, rappresenta una delle manifestazioni più enigmatiche e complesse della relazione tra corpo e mente.

Accanto a questa incredibile capacità di mascheramento, esiste un'altra realtà che può interrompere bruscamente l'attesa di un figlio: l'aborto spontaneo. Entrambi questi fenomeni, la negazione della gravidanza e l'aborto spontaneo, sebbene distinti nelle loro manifestazioni e implicazioni, rappresentano momenti di profonda complessità nella vita riproduttiva di una donna, ognuno con le proprie cause, sintomi e caratteristiche uniche che meritano di essere esplorate con attenzione e sensibilità.

Negazione della Gravidanza: Un Fenomeno Sconosciuto e Complesso

La negazione della gravidanza è un fenomeno piuttosto sconosciuto nella nostra società, e in ambito medico è tuttora poco compreso. Storicamente, prima che la scienza potesse offrire spiegazioni razionali, l'assenza del sentimento di gravidanza avrebbe potuto essere percepita come stregoneria qualche centinaio di anni fa. Oggigiorno, sebbene più razionalizzato, lo consideriamo ancora come una tragedia nella vita di una donna, specialmente da un punto di vista religioso, a causa delle molteplici contraddizioni che lo circondano. Oggi, la scienza classifica il rifiuto della gravidanza come un disturbo psicologico, o più precisamente un disturbo della gestazione psichica, definendolo come "il fatto di non essere consapevoli di essere incinta, dopo il primo trimestre di gravidanza".

Il Rifiuto dell'Inconsapevolezza e la Sua Definizione

Il concetto di negazione della gravidanza si concentra sull'inconsapevolezza di essere in attesa. A differenza delle gravidanze tipiche, dove i segnali fisiologici e psicologici sono evidenti e progressivi, in questi casi il corpo della donna non invia alla futura mamma segnali che potrebbero far pensare a una gravidanza. Questo è il risultato di un profondo meccanismo psicologico in cui il cervello della donna comanda al suo corpo di mascherare la gravidanza. Una definizione chiara e univoca non esiste completamente, ma con il termine negazione di gravidanza - pregnancy denial nella letteratura anglosassone - si intende l’inconsapevolezza di essere incinta per un periodo che deve estendersi ad almeno le prime 20 settimane di gestazione. È fondamentale distinguere questo fenomeno dalla gravidanza nascosta, ossia quando una donna è consapevole di essere incinta ma non lo rivela a nessuno, non sottoponendosi a cure prenatali. In questo momento c’è un importante dibattito internazionale sull’argomento al fine di modificare il termine “negazione” in quanto la parola stessa indica qualcosa di intenzionale. Nella gravidanza negata, invece, non c’è intenzione da parte della donna, ma totale inconsapevolezza dello stato gravidico.

Distinzione tra negazione della gravidanza e gravidanza nascosta

Tipologie di Negazione: Parziale e Completa

Esistono due tipologie di rifiuto di gravidanza, molto diverse tra loro, e la distinzione è cruciale per comprendere la portata del fenomeno.

  1. Negazione Parziale della Gravidanza: Questo è il caso più comune. La donna interessata non ha idea di essere incinta già dopo tre mesi di gravidanza. Lo imparerà, però, nelle settimane o nei mesi a venire, almeno prima del termine, cioè ben prima del parto. In questi casi, la consapevolezza del proprio stato arriva in tempo per prepararsi, seppur con un tempo limitato, all'arrivo del bambino.

  2. Negazione Completa della Gravidanza: Questo caso è più insolito e spesso drammatico. La donna interessata non si rende conto di essere incinta fino al momento stesso del parto. Questa situazione scomoda porta molte di loro a partorire da sole, in un luogo non idoneo e senza assistenza né un'équipe medica al loro fianco. Le conseguenze psicologiche della negazione di gravidanza per le madri sono molto pesanti. In caso di negazione totale, la donna si rende conto della sua situazione proprio al momento del parto, e la prima reazione è essere prese dal panico e sentirsi completamente confuse. Questo può portare a situazioni di estrema emergenza, dove alcune donne non hanno la prontezza di spirito per fornire cure tempestive al neonato.

Chi ne è Colpito? Sfida agli Stereotipi

Nonostante la credenza popolare, tutte le donne possono sperimentare la negazione della gravidanza, indipendentemente dalla loro età, classe sociale e dal fatto che abbiano già affrontato il parto. Non esistono, quindi, caratteristiche fisiche o di personalità tipiche affinché una donna possa sperimentare il rifiuto della gravidanza. Questo aspetto decostruisce uno stereotipo diffuso e impreciso, dimostrando che in realtà il fenomeno della gravidanza criptica può riguardare tutta la società.

Un esempio lampante di questa realtà ci viene dal telefilm francese diretto da Bruno Garcia nel 2019, analizzato in un recente saggio da Julie Anne Rodgers. Nella finzione, la protagonista Johanna, ignara di essere incinta, viene colpita da terribili crampi allo stomaco e partorisce inaspettatamente un bambino nel bagno di casa sua. Senza realizzare che cosa è successo, mette il neonato in un sacchetto di plastica e lo getta nel cassonetto della spazzatura. Il bambino viene salvato, ma la madre è accusata di tentato neonaticidio. L’aspetto sorprendente di questo film riguarda le caratteristiche della protagonista: Johanna è responsabile, in una relazione stabile, realizzata professionalmente e non soffre di disturbi mentali. Inoltre, essendo madre di una bambina di nove anni, ha già portato a termine con successo una gravidanza in maniera consapevole. Questo mostra come anche le donne multipare, sulla quarantina, istruite, appartenenti al ceto medio, sposate e già madri, possano non realizzare che i sintomi sono relativi a una gravidanza.

Come fa notare Rodgers, inoltre, la negazione di gravidanza è di solito un fenomeno collettivo, condiviso dalle persone vicine alla madre. Nel film, nessuno si accorge dello stato interessante e dei cambiamenti che avvengono nel corpo di Johanna, neppure il marito fisioterapista. Questo non sorprende se si pensa che spesso sono i medici stessi a non riscontrare la gravidanza in corso. Spesso queste donne hanno avuto contatti con dei medici nel corso della gestazione, senza però ricevere una diagnosi di gravidanza.

Cause Profonde: Psiche e Inconscio

La negazione della gravidanza si verifica sempre quando la donna interessata si trova in uno stato di ansia e di stress intenso, causando sofferenza psicologica conscia o inconscia. È il cervello della donna che è all'origine della negazione, e l'inconscio ha il potere di controllare il corpo. Le sue cellule cerebrali comandano al suo corpo di mascherare la gravidanza, come per proteggerla dalla sua stessa condizione che lei inconsciamente rifiuta.

Ma ci sono anche altri motivi che possono esserne la causa, come un certo rifiuto della sessualità, la paura di partorire, il desiderio di non essere madre, un trauma legato all'infanzia o un recente shock psicologico, e molti altri. Dobbiamo però capire che la donna che sperimenta questo rifiuto della gravidanza non ne è in alcun modo responsabile, almeno a livello conscio. Poco si sa sulle ragioni che scatenano tale comportamento che, come informa la dott.ssa Alessandra Bramante, psicoterapeuta, criminologa clinica e studiosa di questo fenomeno, «potrebbe scaturire da un periodo di forte stress, così come da caratteristiche o disturbi della personalità».

Fattori psicologici nella negazione della gravidanza

Sintomi Ingannevoli e Segnali del Corpo

Se può risultare difficile credere che una donna, soprattutto se è già stata incinta in passato, non percepisca i movimenti fetali e i cambiamenti all’interno del suo corpo, si deve considerare che, come spiega Bramante, «i principali sintomi che presentano le donne con negazione della gravidanza sono: aumento di peso minimo o assente, assenza di nausee mattutine, perdite di sangue simili al ciclo mestruale, nessuna sensazione di movimento fetale e a volte anche test di gravidanza negativi». Inoltre, il bambino stesso fa in modo di non venire avvistato: si muove poco e si sviluppa più che altro in verticale, piuttosto che in orizzontale nella parte superiore dell'utero, contribuendo ulteriormente a mascherare la gravidanza.

Va inoltre sottolineato che l'assenza di sintomi indicativi di gravidanza generalmente scompare nel momento stesso in cui la futura mamma viene a conoscenza del suo stato, a seguito di un esame del sangue o di un'ecografia prescritta da un medico professionista. Questo rende la diagnosi precoce, se non per altri motivi, quasi impossibile senza un intervento medico mirato.

Sono incinta? I primi segnali della gravidanza

Prevalenza e Riconoscimento

È oltremodo allarmante notare che il fenomeno è più diffuso di quanto si creda. La prevalenza della negazione di gravidanza è di 1 caso su 475 fino alla ventesima settimana di gestazione e di 1 su 2455 dalla ventesima settimana al momento del parto. Uno studio francese parla di un caso su 1000, mentre, in una ricerca avvenuta in Galles, di 1 su 2500 nascite. Queste cifre indicano che, sebbene non sia un evento quotidiano, non è nemmeno così eccezionale da essere ignorato. L'aspetto significativo è che nelle donne che sperimentano una gravidanza negata non sempre è riscontrabile la presenza di una patologia psichiatrica, un'ulteriore conferma della complessità del fenomeno.

Ripercussioni e Supporto Necessario

Nel caso di una completa negazione della gravidanza, possiamo capire che il parto sarà molto difficile da vivere e che lascerà tracce nella psiche della madre. Queste donne partoriscono nel bagno, l’inizio del travaglio non viene riconosciuto e le contrazioni spesso vengono fraintese. Al momento della nascita si verificano eventi di depersonalizzazione e/o derealizzazione. La mente della donna, che non sapeva di essere incinta, si dissocia.

Al contrario, altre donne si sentiranno in colpa per aver agito in questo modo, anche se solo inconsciamente, e rimugineranno troppo sul neonato fino al punto di proteggerlo eccessivamente durante tutta la sua infanzia e poi l'adolescenza. Ma non c'è bisogno di esprimere giudizi o critiche, perché è un vero trauma quello che una donna ha dovuto affrontare con la completa negazione della gravidanza. Merita, quindi, tutto l'aiuto possibile e immaginabile da parte di tutti noi, dopo quello che ha appena vissuto. Bramante e Rodgers si trovano d’accordo sul fatto che uno dei pregi del film citato è quello di offrire una riflessione sensibile e impegnata sulle ripercussioni di una gravidanza negata, non solo per la madre-vittima, ma anche per la famiglia allargata e, in una certa misura, per la società in generale. Considerando che le donne colpite non sanno di essere incinte e, di conseguenza, non si sottopongono a cure prenatali, è difficile intervenire in maniera preventiva. Per questo, è fondamentale fornire un percorso psicologico e psichiatrico che accompagni queste madri nel periodo successivo al parto, in modo da aiutarle a creare un legame con il proprio bambino e affrontare eventuali gravidanze successive in modo sereno e consapevole.

Supporto psicologico dopo la negazione della gravidanza

Aborto Spontaneo: Una Realtà Frequente e le Sue Molteplici Facce

Con la terminologia "aborto spontaneo" si indica un'interruzione di gravidanza che avviene spontaneamente entro i primi 180 giorni di gravidanza, ovvero entro la 25ª settimana di gestazione. In Italia, si fa riferimento generalmente a questo periodo, poiché da questa settimana in avanti i neonati possono essere assistiti e possibilmente salvati. La maggioranza dei casi di aborto spontaneo si verifica, però, nel corso del primo trimestre di gravidanza. Questo evento, seppur emotivamente difficile per la donna e il partner che potrebbero aver bisogno di sostegno, è una realtà abbastanza comune che interessa circa il 30% delle gravidanze. Degli aborti spontanei conclamati, circa il 10-15% si verifica nelle gravidanze riconosciute. Tuttavia, un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. Circa l’85% degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gestazione, mentre il rimanente 15% avviene fra le 13 e le 20 settimane di gestazione. Gli aborti sono più frequenti nelle gravidanze ad alto rischio, in particolare se le donne non ricevono un’adeguata assistenza medica.

Tempistiche e Classificazioni

Un aborto spontaneo può verificarsi in qualsiasi momento della gravidanza, ma è più comune nelle prime fasi, entro le prime 12 settimane. Gli aborti spontanei entro la 13ª settimana costituiscono l’80% di tutti gli aborti spontanei. Si parla di aborto spontaneo precoce se avviene prima delle 12 settimane di gestazione e di aborto spontaneo tardivo se avviene tra le 12 e le 20 settimane di gestazione. Dopo le 20 settimane, la perdita del feto viene definita "morte in utero".

Diverse sono le classificazioni dell'aborto spontaneo in base al suo stato e ai sintomi:

  • Minaccia d'aborto: Caratterizzata da lieve sanguinamento uterino nelle prime fasi della gravidanza, accompagnato da crampi o da mal di schiena nella parte inferiore della schiena, con il collo dell’utero che rimane chiuso.
  • Aborto interno o ritenuto: Si ha quando l’embrione è morto ma non viene espulso all’esterno. È possibile non rendersi conto immediatamente di aver abortito, e le cause di questo fenomeno sono spesso sconosciute.
  • Aborto completo: Si verifica quando il feto, nella sua interezza, e la placenta vengono espulsi dall'utero.
  • Aborto incompleto: Si fa riferimento a questa condizione quando una parte del prodotto del concepimento è ancora presente nella cavità uterina.
  • Aborto ricorrente: Si ha quando si verificano tre o più aborti spontanei durante il primo trimestre di gravidanza. La paziente è definita poliabortiva in caso di tre aborti consecutivi.
  • Aborto da uovo bianco/cieco (o gravidanza anembrionica): L’ovulo fecondato si impianta nelle pareti uterine, ma lo sviluppo del feto non ha inizio.
  • Aborto settico: Si tratta di un'infezione uterina che si sviluppa durante o poco prima o poco dopo un aborto spontaneo o indotto, che può essere molto grave e persino potenzialmente letale.
  • Gravidanza ectopica: Sebbene non sia un aborto spontaneo nel senso stretto di espulsione dall'utero, è una gravidanza non vitale in cui l’uovo fecondato si impianta in un luogo diverso dall’utero, nella maggior parte dei casi all’interno di una tuba. È necessario intervenire immediatamente per arrestare lo sviluppo dell’ovulo impiantato.
  • Gravidanza molare: Il risultato di un errore genetico durante la fecondazione provoca la crescita di tessuti anomali all’interno dell’utero.

Tipi di aborto spontaneo

Sintomi e Segnali Riconoscibili (e non)

Di solito un aborto spontaneo è preceduto da sanguinamento vaginale che può essere spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro oppure sanguinamento più intenso. L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo provocando crampi, che possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice. I dolori pelvici, invece, sono molto simili a quelli mestruali, e possono avere un’intensità che va da medio-lieve a severa.

Tuttavia, il sanguinamento vaginale è comune nelle prime fasi della gravidanza, spesso in assenza di problemi della stessa. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione, ma solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo. Pertanto, il sanguinamento nel primo trimestre non è sempre sinonimo di aborto o minaccia di aborto. Dirimente e necessario è sempre il controllo ecografico.

Se l’aborto precoce si verifica nel primo trimestre, i sintomi possono non essere presenti. Il riscontro avviene occasionalmente durante il controllo ecografico, quando viene riscontrata l’assenza di battito cardiaco, senza che la paziente abbia avuto altri sintomi. L’unico segno di aborto, nella prima fase di gravidanza, può essere un sanguinamento vaginale di lieve entità. Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un’emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli. I crampi diventano più intensi fino a che, alla fine, l’utero si contrae a sufficienza per espellere il feto e la placenta.

A volte il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato. Il medico può sospettare un aborto mancato se l’utero non si espande. Talvolta, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine. Se il dolore addominale o il sanguinamento vaginale persistono o peggiorano alcuni giorni dopo un aborto spontaneo oppure se insorge febbre, la donna deve consultare un medico.

Le Cause Multifattoriali dell'Interruzione

Nella maggior parte dei casi la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta. Tuttavia, diverse sono le condizioni che possono portare a questa interruzione:

  • Anomalie cromosomiche: Sono sicuramente la causa più frequente di abortività spontanea, specialmente nelle prime 10-11 settimane di gestazione. Queste anomalie possono essere causate da errori durante la divisione cellulare, durante la formazione degli ovuli o degli spermatozoi, o durante la fecondazione stessa, e possono presentarsi come anomalie numeriche (un numero anormale di cromosomi) o strutturali (problemi con la struttura fisica dei cromosomi del feto).
  • Problemi di annidamento e placentari: Con il termine annidamento si indica il processo che si verifica nelle prime fasi della gravidanza, durante il quale l’embrione si impianta nella parete dell’utero e inizia a formare la placenta. Se si verificano problemi durante la sua formazione o anomalie funzionali della placenta, che fornisce nutrimento e ossigeno al feto, possono determinarsi complicazioni e l’aborto spontaneo.
  • Infezioni: Se contratte durante la gravidanza, possono interferire con il normale sviluppo del feto o causare danni alla placenta. Alcune infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia, o infezioni batteriche (e vaginali trascurate) possono essere causa di aborto.
  • Malattie autoimmuni e trombofiliche: Alcune di queste condizioni, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, possono causare complicazioni durante la gravidanza, compreso l’aborto spontaneo, talvolta ricorrente.
  • Anomalie anatomiche dell'apparato riproduttivo: Malformazioni congenite dell’utero, presenza di fibromi o polipi, o cicatrizzazione interna, possono causare la perdita della gravidanza. Anche l’incontinenza del collo uterino (incompetenza cervico-istmica), che significa che l’utero si apre prima del naturale momento del travaglio e del parto, può causare aborti, specialmente nel secondo trimestre, anche in assenza di contrazioni uterine, perdite di sangue o altri sintomi.
  • Squilibri ormonali: Condizioni come l'ovaio policistico, l'insufficienza del corpo luteo (che presiede la produzione di progesterone) o gravi alterazioni ormonali possono influenzare negativamente l'esito della gravidanza.
  • Condizioni di salute materna: Malattie renali croniche, ipotiroidismo o ipertiroidismo, diabete mellito o ipertensione arteriosa, se non adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza, aumentano il rischio.
  • Fattori paterni: Anche se le cause maschili non sono chiarite, il rischio di aborto spontaneo è maggiore se vengono evidenziate anomalie nel liquido seminale del padre.
  • Farmaci e agenti esterni: L'assunzione di alcuni farmaci durante la gravidanza, come gli anti-infiammatori non steroidei (FANS), o l'uso di sostanze come cocaina, alcol o fumo di sigaretta possono favorire l'aborto.
  • Trauma fisico: Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo.

Cause comuni di aborto spontaneo

Fattori di Rischio

Oltre alle cause dirette, esistono alcuni fattori di rischio che concorrono all'interruzione spontanea di gravidanza:

  • Età della donna: Sia l'età inferiore ai 20 anni che quella superiore ai 35 anni sono associate a un rischio maggiore.
  • Precedenti aborti spontanei: Aver avuto un aborto in gravidanze precedenti aumenta il rischio di averne altri.
  • Stile di vita: L'abuso di droga o alcol, il fumo di sigaretta e cali di peso eccessivi sono fattori che possono favorire l'aborto. Smettere di fumare soltanto quando si scopre di essere incinta, ad esempio, è certamente importante, ma non è risolutivo.

Diagnosi e Valutazione Medica

Quando una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, il medico la deve visitare per verificare se ci siano minacce di aborto. Durante un esame pelvico il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile.

Talvolta, il medico utilizza un dispositivo per auscultare il battito cardiaco fetale. L’ecografia viene eseguita anche mediante l’inserimento in vagina di una sonda ecografica (la cosiddetta ecografia transvaginale) e può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente.

Si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di un ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza, chiamato gonadotropina corionica umana (hCG). I risultati confermano la gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo. Se l’utero non si espande progressivamente, si sospetta un aborto mancato, cioè che il feto è deceduto ma non è stato espulso dall’utero pur senza causare sintomi.

È opportuno che le donne che hanno avuto due o più aborti spontanei consultino un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Ad esempio, può effettuare un esame di diagnostica per immagini (come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia) per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile. Vengono eseguiti esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide. Infine, possono essere eseguiti test genetici per controllare la presenza di anomalie cromosomiche. Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro.

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Gestione e Trattamento

La prevenzione dell’aborto spontaneo si avvale di diversi trattamenti. In caso di minaccia di aborto spontaneo (presenza di sintomi, ma l’ecografia mostra una gravidanza normale), alcuni medici consigliano alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano efficaci. Se l’aborto spontaneo viene confermato e il feto e la placenta sono stati espulsi completamente, non è necessario alcun ulteriore trattamento.

Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza. In caso di aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane di gestazione), se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione, i medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere tra:

  • Monitoraggio attento dei sintomi: Si attende che l’utero espella il tessuto spontaneamente. La donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico. Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento.
  • Assunzione di farmaci: Solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone, per aiutare l’utero a espellere la gravidanza.
  • Intervento chirurgico: Per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero, di solito comporta l’inserimento nell’utero di un tubo flessibile attraverso la vagina e l’aspirazione (dilatazione e raschiamento [D e R] con aspirazione), anche nota come isterosuzione.

Se l’aborto spontaneo è stato eliminato spontaneamente, i medici di solito eseguono esami del sangue per l’ormone della gravidanza hCG una volta alla settimana, fino a quando il livello diventa non rilevabile, per confermare che nell’utero non rimanga tessuto del feto o della placenta. In caso di aborto spontaneo tardivo (tra le 12 e le 20 settimane di gestazione), i medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione. Gli aborti spontanei tardivi vengono trattati mediante una o più delle seguenti opzioni: un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero (dilatazione e raschiamento o dilatazione ed evacuazione, D&E), o farmaci per indurre il travaglio e quindi espellere il contenuto dell’utero (misoprostolo, ossitocina).

Analgesici vengono somministrati al bisogno. Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale), un disturbo chiamato incompatibilità Rh. Per i casi specifici, quando sono presenti patologie autoimmuni o trombofiliche, possono essere prescritti acido acetilsalicilico ed eparina. Una terapia preventiva a base di progesterone può essere efficace nei casi in cui si sospetti una insufficienza del corpo luteo. Nei casi di incompetenza cervicale verrà eseguito il cerchiaggio della cervice.

L'Impatto Emotivo e il Percorso di Guarigione

Dopo un aborto spontaneo la donna e il suo partner possono sentirsi in lutto, tristi, in collera, colpevoli o ansiosi per le successive gravidanze. Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi.

Spesso le donne possono pensare di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto.

Le donne che hanno avuto un aborto possono desiderare di confrontarsi con il proprio medico circa l’eventualità di altri aborti nelle gravidanze successive e di sottoporsi a esami se necessario. Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Di solito non sono necessari ulteriori esami, a meno che la donna non abbia subito due o più aborti spontanei. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano.

Sostegno emotivo dopo un aborto spontaneo

Un aspetto importante riguarda il tempo d'attesa prima di tentare una nuova gravidanza. Le coppie spesso chiedono consiglio su quanto aspettare prima di riprovare. Tradizionalmente, si consigliava di attendere almeno tre mesi dopo un aborto. Tuttavia, un recente riscontro pubblicato sulla rivista scientifica Obstetrics & Gynecology, basato sullo studio EAGeR (Effects of Aspirin in Gestation and Reproduction), ha messo in discussione questo consiglio. I ricercatori del NICHD, analizzando i dati di 1.083 donne, hanno riscontrato che oltre il 76% di esse ha tentato di concepire entro tre mesi dall’interruzione di gravidanza. Rispetto a quelle che hanno atteso più a lungo, questo gruppo aveva maggiori probabilità di restare incinta (69% rispetto a 51%) e di portare a termine positivamente la gravidanza (53% rispetto a 36%). Come afferma Karen Schliep, primo autore dello studio, “Mentre non abbiamo trovato ragioni fisiologiche per ritardare i tentativi di concepire dopo un aborto spontaneo, le coppie possono avere bisogno di tempo per guarire le proprie emozioni prima di riprovare”.

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