Storia e Origini del Design e dell'Arredo: Un Viaggio attraverso le Epoche e la Decostruzione dei Paradigmi

«Arredare è rendere agevole l’uso dello spazio; dotare lo spazio di attrezzature, strumenti, utensili necessari allo svolgimento delle attività umane e al soddisfacimento dei bisogni.» Questa definizione profonda abbraccia non solo le necessità primarie, legate all’uso e alla risposta funzionale dei luoghi, ma include anche le esigenze psicologiche, rappresentative e di identificazione con l’ambiente costruito. Secondo il vocabolario, "arredo" significa "guarnimento, suppellettile". È proprio nella radice del termine “guarnire” che, se nella sua accezione di "guarnizione" c'è l'aspetto meno nobile di tale concetto - ornamento fatto con fiocchi, trine e fregi - nel senso di "guarnimento" contiene invece il principio di "fornire di cose necessarie, attrezzare". Questo viaggio attraverso la storia del design e dell'arredo rivela come l'uomo abbia costantemente plasmato il proprio ambiente, da semplici necessità a espressioni di identità culturale e innovazione tecnologica, talvolta mettendo in discussione le stesse fondamenta su cui si basava la percezione del valore e della funzione degli oggetti.

Le Radici Antiche dell'Arredo: Dai Ripari Primitivi ai Palazzi Reali

Già l'uomo primitivo cercava di rendere maggiormente vicina alla sua vita la propria abitazione. Il suo arredamento era costituito per la gran parte di poche e rozze suppellettili, occasionalmente lavorate con grande perizia. Dall'esame di questi reperti si può dedurre che, in qualsiasi epoca l'uomo abbia vissuto, ha sempre cercato di dare una parte di sé stesso alla casa, rendendola confortevole per lui. Questi ritrovamenti sono utilissimi oggi agli studiosi che, studiando quanto ritrovato in tombe o in case e luoghi sepolti, hanno potuto ricostruire il vario progredire della tecnica umana. Un denominatore comune a tutte le antiche civiltà è che la casa rappresentasse il punto di saldatura tra il Cielo e la Terra, e non solo un luogo fisico.

Nell'antico Egitto, al tempo delle prime dinastie, si usavano suppellettili e mobili di un gusto finissimo. Essi adornavano case signorili, templi e tombe. Proprio grazie alle tombe sono giunti fino a noi preziosissimi mobili originali come tavolini, poltrone, seggiole, oltre a vasellame, gioielli, vesti e ninnoli vari. Il fasto degli ambienti che si accompagnava al loro uso ci è tramandato dalle pitture murarie da cui si intuisce l'esteso uso di decorazioni parietali, tendaggi e tappeti. Non meno ricco era l'arredamento dei paesi della Mesopotamia. I popoli semitici mediterranei, essenzialmente ebrei e fenici, invece non svilupparono un proprio stile nell'arredamento ma si rifecero agli assiri ed ai babilonesi.

Mobili e oggetti d'arredo nell'Antico Egitto
Il centro della migliore espressione ed uso dell'arte decorativa nell'antichità è oggi individuato in Creta con la civiltà minoica. Le pitture di alcuni celebri palazzi di Cnosso con il suo grandioso trono, Festo, Hagía Triáda, le ceramiche di Camarès, i vasi, gli ori e tutti i ritrovamenti oggi esposti nei maggiori musei offrono testimonianza viva di un gusto di estrema eleganza e finezza e di un altissimo e mirabile senso di vita.

Non abbiamo molti resti della Grecia arcaica. Il mobile fondamentale era il talamo, di forma varia, sedie, tavolini rettangolari o rotondi, spesso su tre piedi, e cassoni per riporre gli oggetti di uso corrente. Molti fra questi mobili o suppellettili passarono pressoché identici nella casa romana. A Roma, dall'età augustea in poi, si può notare un continuo arricchimento dell'arredamento che fece delle case patrizie le più ricche e sfarzose del mondo antico. Le spalliere, comparse oblique nel V secolo a.C., tendono a divenire sempre più alte, mentre il letto si trasforma in veri e propri divani. La principale innovazione dell'epoca furono gli armadi a muro. Nella lavorazione dei mobili era già in uso l'incrostazione dell'avorio, a testimonianza di una ricerca estetica raffinata.

Il Medioevo: Tra Semplicità e Nascita di Nuove Tipologie

Delle rarissime testimonianze pervenute del Medioevo, la maggior parte riguarda le chiese, con l'eccezione della Sella Plicatilis, un rarissimo esempio di sedia pieghevole altomedievale rinvenuta a Pavia. Dal loro studio si deduce un generale impoverimento degli ambienti interni rispetto alla ricchezza e grandiosità dell'epoca precedente. Tuttavia, sui mobili di lusso, sia sacri sia profani, si osserva il perfezionamento dell'impiego dell'avorio e del metallo. Nacquero l'armadio verticale e la madia, un mobile da cucina a forma di cassa dotato di vani per conservare il cibo e di un ripiano per impastare.

Sella Plicatilis, raro esempio di sedia medievale
I mobili, i cofani (casse con coperchio bombato), gli sgabelli ed i letti variano il loro uso, mentre il mobile fisso non apparirà che verso il 1400 per ornare i castelli che fino ad allora non avevano aspirato che ad arredi più facilmente trasportabili a dorso di mulo o su carro. Si sviluppa, con il tempo, anche la tecnica per la costruzione dei mobili: ora si imposta prima lo scheletro, solidamente intelaiato da assi verticali e orizzontali, che poi è ricoperto da pannelli di legno diverso. Nelle case private i mobili rimangono però pochi, semplici ed essenziali e rispondono alle comuni esigenze di vita: di carattere pratico, essi presentano dimensioni proporzionatamente adatte all'uomo ed al suo ambito. Un bel mobile di quest'epoca è il leggio, che più tardi lascerà il suo uso di carattere civile per passare a quello ecclesiastico. Nel 1332 ad Asburgo nacque la prima segheria e finalmente le assi poterono essere costruite dello spessore voluto. Questo consentì un sensibile miglioramento nella costruzione di mobili con immediati giovamenti nell'arredamento della casa.

Il Rinascimento e l'Eleganza del Mobile d'Arte

Nel XV secolo nasce a Firenze il Rinascimento, uno stile che trova ispirazione nell'antichità classica, rifiutando le concezioni medioevali. Rifiorisce anche il gusto per l'arredamento con i mobili che acquistano una nuova importanza spaziale in armonia con l'architettura della casa: eleganti, mai eccessivamente sfarzosi, risentono di quella ricerca di benessere e di comodità che caratterizza l'epoca. Questo nuovo gusto è ancora visibile nei palazzi cittadini e negli antichi castelli medioevali fuori città dove gli artisti di maggior fama decorarono pavimenti, soffitti, mobili ed argenteria. Il mobile, dunque, diventa un'opera d'arte nonostante sia sempre un oggetto di uso quotidiano.

Mobili rinascimentali italiani: cassapanche e cofani nuziali
In Italia si crearono anche nuovi mobili quali i cofani nuziali, le cassapanche ed i baldacchini a forma di colonne per i letti. Molto diffuso è l'inginocchiatoio che si trova non solo negli edifici destinati al culto ma anche nelle case private. Il tavolo non è più un mobile smontabile ma è solido, con un piano robusto e ben levigato e con gambe tornite. Nell'arte del mobilio dell'epoca si distingue anche la Francia dove, a partire dal XV secolo, lo stile dei mobili prende il nome del sovrano regnante (Luigi XIV, XV,…), indicando una chiara evoluzione sotto l'egida regale.

L'Opulenza Barocca e la Leziosità Rococò

Nel tardo Rinascimento in Italia nacque il Barocco che proponeva motivi nuovissimi in architettura che influenzarono anche l'arte del mobile, dell'arredamento e della decorazione interna. L'arricchimento progressivo della forma e delle strutture si manifesta all'inizio attraverso certi elementi che solo in seguito diverranno parte integrante del mobile. Se ne ritrovano le prime tracce alla fine del Rinascimento, ben visibili nel cosiddetto armadio di Rubens. Gli ebanisti iniziano ad unire i motivi decorativi agli elementi di costruzione. In alternativa alla ben affermata tecnica dell'incisione e della scultura si comincia ad usare anche quella dell'impiallacciatura, ovvero l'innesto sulla superficie dei mobili di sottili tasselli di legno pregiato o anche squame di tartaruga.

Mobili barocchi con impiallacciatura
Una delle ragioni dello sviluppo dell'arredamento del tempo fu lo sviluppo delle corti reali e principesche che chiedevano mobili capaci di decorare i grandi saloni creando ambienti gradevoli. Nei grandi saloni vengono inserite le consolles dai piani di marmo più o meno pregiato o riccamente colorato, le immense specchiere, le poltrone, le sedie, i divani, i tavoli… tutti indistintamente di grandi proporzioni. Questa trasformazione deriva dalle modificazioni che allora subì la Francia: nel clima assolutistico imposto dal Luigi XIV tutto il mondo vedeva il suo centro nella persona del re che era sulla vetta della scala sociale. Lo stile Luigi XIV dominò su tutti gli altri stili e dalla Francia si diffuse in tutta Europa eccetto che in Spagna, dove forte era l'influenza napoletana e siciliana, si continuava a preferire il Barocco italiano reinterpretandolo con grandi appesantimenti.

A cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo si nota un ammorbidimento della forma rigida dello stile Luigi XIV. La grandiosità della linea si perde nel capriccioso e nell'arbitrario e nasce il Rococò (o, in Francia, Stile Luigi XV). In Italia, fra le forme ancora esistenti di Barocco, predomina il Rococò veneziano e siciliano. Per decorare i mobili si usano lacche, sostanze naturali e colorate usate per rivestimenti protettivi e decorativi, che assumono sfumature proprie: lacche figurate, anche con cineserie e lacche floreali. Si producono anche lacche a buon mercato, dette lacche povere, utilizzando piccole stampe ritagliate, incollate e poi rifinite a gommalacca. Anche nel Rococò il mobile non è un'opera d'arte isolata, ma è concepito per far parte di un ambiente spaziale in cui tutto si armonizza anche con le decorazioni murali e con gli specchi. Si cerca di creare un ambiente intimo e raccolto, dove un arredamento proporzionato, ridotto e fine divenga soprattutto il regno della donna. La comodità è sempre più ricercata, così nascono vari tipi di sedie, poltrone, ottomane e sofà, tavoli tondi e leggeri, armadi bassi e comode angoliere. Occorre ricordare, sempre per quanto riguarda il Rococò, anche la comparsa del tavolo-scrittoio e delle sale di musica con l'affermarsi della moda dei concerti.

Il Barocco e il Rococò

Il Ritorno all'Ordine: Neoclassicismo e le Sue Crisi

Nella seconda metà del '700 si manifesta a Roma una nuova tendenza di arredamento con un ritorno rigoroso al classicismo in anticipo su altri Paesi. Il Luigi XVI è l'ultima fase dello stile cortigiano che dà origine ai germi della nuova arte. Il mobile, quindi, nello stile neo-classico, che raggiunge tutto il suo splendore durante l'impero di Napoleone I, va gradatamente riprendendo la sua individualità. Non si integra più con il resto dell'ambiente ma si cerca soprattutto la simmetria e l'equilibrio delle proporzioni. Le decorazioni sono date da foglie, mazzolini di fiori, ghirlande. Molto influenti sono Johann Joachim Winckelmann e Anton Raphael Mengs che con i loro trattati contribuiscono a diffondere notizie e testimonianze sulle antiche forme di vita dei romani e, attraverso questi, dei greci. Talvolta però l'antico fu copiato totalmente, senza discernimento, usando indifferentemente per la decorazione motivi greci, romani, egiziani ed inoltre colonne, fregi, pilastri. Tutto ciò avviene anche per l'influenza delle mutate condizioni sociali dell'Europa. Dopo le guerre dell'Impero, infatti, si nota un decadimento nell'arredamento. In quegli anni non si crea nulla di nuovo, specialmente se di lusso, dal momento che la comodità è considerata di primo piano.

Il Diciannovesimo Secolo: Comodità, Eclettismo e il Gusto Romantico

Nel resto dell'Europa si parla di stile Vormärz, che significa "prima di marzo", dove per marzo si intende quello del 1848. Questo termine fu poi sostituito da quello di Biedermeier, tratto dal titolo di una raccolta di versi di Ludwig Eichrodt, un poeta umoristico tedesco. Si inventano anche nuovi esemplari di mobili. Il Secondo Impero è, insomma, una brutta copia del neo-classicismo. Per la costruzione dei mobili si preferisce il legno di pero, di faggio e di ciliegio. Essi sono fatti con l'intento di offrire praticità e la già ricordata comodità. Per un esempio basta pensare alle sedie che seguivano, accompagnavano la posa e la mole del corpo. Anche le decorazioni sentono già l'influsso dell'epoca romantica. Appaiono allora i primi mobili composti, come i divani in cui si inserivano dei cassetti, armadi a vetro, scaffali a specchi. Giustamente però bisogna ricordare che, anche se in quest'epoca il gusto andò evolvendosi in forme piatte e fredde, si ebbero mobili e oggetti d'arredamento in cui la comodità fu cercata soprattutto senza perdere di vista il gusto dell'ornamento e delle qualità. Le linee lasciano il posto nuovamente alle curve, ma scompare quasi del tutto l'uso dell'oro sostituito da morbide sagome di noce e mogano. Nei divani e nelle poltrone piccole e romantiche a volte il legno rimane a sagomare schienale e bracciolo mentre in altre il raso o il velluto in tinte calde riveste l'intera superficie. Gli uomini dell'Ottocento resero le loro abitazioni un "perfetto specchio della propria anima" caratterizzato sia da un eclettismo che riassumeva un po' i gusti di tutti i secoli precedenti, sia dall'aria soffocante per la presenza di opprimenti tendaggi e dalla passione per la natura. Dapprima si è imposto in tutta Europa il problema della ricerca di un nuovo gusto. La progettazione di arredamenti e di un mobile, specie se di stile innovativo o ricercato, ha sempre rivestito grande importanza.

L'Alba del Design Moderno: Dalla Produzione Artigianale all'Industriale

Il design non è soltanto forma o funzione: è l’incontro fra cultura, tecnica e vita quotidiana. Capire come e da dove nasce significa leggere la nostra storia attraverso gli oggetti che ci circondano. Con l’invenzione della macchina a vapore e l’avvento della produzione in serie nacque una nuova esigenza: progettare oggetti destinati a essere replicati, funzionali ed esteticamente curati. Il termine «design» deriva dall’inglese to design, “progettare”, che a sua volta viene dal latino designare, “disegnare” o “indicare con segni”. Il concetto si consolida nel 1851, all’Esposizione Universale di Londra al Crystal Palace, quando per la prima volta si parla ufficialmente di prodotti industriali progettati.

Prima che nascesse il concetto stesso di ‘design’, l’arredo di qualità era frutto del lavoro di maestranze locali: i mobili intagliati nelle botteghe fiorentine, le maioliche di Faenza, i fermaioli veneziani. Ogni oggetto era unico, realizzato su misura per corti e famiglie borghesi, unendo arte e funzione quotidiana. Con la macchina a vapore e la produzione del ferro nascono sedie, armadi, lampade pensati per essere replicati. Le esposizioni universali di Londra (1851) e Parigi (1855) celebrano i “manufactured goods”, spingendo architetti come William Morris a interrogarsi sul rapporto fra arte, industria e società. Il movimento Arts and Crafts recupera la dignità del lavoro manuale, ma ammette che la bellezza debba essere accessibile.

Nel 1919 Walter Gropius fonda il Bauhaus: per la prima volta artisti, ingegneri e artigiani studiano insieme forma, funzione e produzione. Il tubo d’acciaio di Marcel Breuer, il vetro curvato di Wilhelm Wagenfeld, la poltrona MR di Mies van der Rohe dimostrano che il linguaggio industriale può generare eleganza. Il design diventa linguaggio universale, svincolato dal gusto locale. I primi passi del design sono legati alla rivoluzione industriale. Questa, infatti, ha permesso di passare da oggetti artigianali, a stili e mode ancorati a luoghi specifici, a una produzione standardizzata e su larga scala. Ha quindi permesso di diffondere un “gusto” e degli oggetti in modo che tutti possano accedervi e scegliere se appropriarsene o meno. Ovviamente i critici dell'epoca predissero la standardizzazione della decorazione e la fine del pezzo unico: oggi sappiamo che si sbagliavano. La produzione industriale consente quindi di produrre in serie prodotti facilmente assemblabili in modo che ogni negozio o persona possa comprenderli e utilizzarli. Questo modo di creare velocemente abbraccia tutti gli aspetti di ciò che usiamo: sedie, tavoli, bicchieri, ecc.

Edificio del Bauhaus a Dessau
È negli anni '20 che si sviluppano diverse modalità e scuole di disegno, come il movimento Bauhaus, l'Art Déco durante il periodo tra le due guerre e l'avanguardia tedesca.

Il legno, uno dei materiali più antichi e versatili usati dall’uomo, ha svolto un ruolo cruciale nel design e nella produzione di oggetti d’uso quotidiano, mobili e opere d’arte. Questo materiale naturale, apprezzato per la sua bellezza, flessibilità e durabilità, ha attraversato epoche e culture, adattandosi alle esigenze estetiche e funzionali di ogni periodo storico. L’uso del legno risale alla preistoria. Con il Rinascimento, il legno assume un ruolo di primo piano nella creazione di mobili di lusso. In Italia, maestri artigiani come Filippo Brunelleschi e Michelangelo contribuirono all’evoluzione del design, sfruttando il legno per la costruzione di oggetti raffinati, dai mobili ai rivestimenti architettonici. Le botteghe artigiane fiorentine erano rinomate per la loro abilità nel creare opere d’arte funzionali in legno, unendo l’arte alla funzionalità. Con la Rivoluzione Industriale, il design del legno subì una trasformazione. L’introduzione di macchinari per la lavorazione del legno permise una produzione su larga scala, rendendo accessibili mobili e oggetti di design a una vasta parte della popolazione. L’avvento del design industriale non segnò però la fine dell’artigianato.

Il Barocco e il Rococò

L'Italia è da sempre sinonimo di eccellenza artigianale, soprattutto nel settore del legno. La tradizione artigianale italiana ha radici profonde che risalgono a secoli fa e rappresenta uno degli elementi distintivi del Made in Italy nel mondo. Il legno è un materiale che ha accompagnato l'uomo nel corso della sua evoluzione, trovando impiego in numerosi ambiti grazie alle sue eccezionali caratteristiche fisiche e estetiche. Nel design d'interni, il legno rappresenta non solo una scelta stilistica, ma anche funzionale e sostenibile. Nel contesto del distretto del legno e dell’arredo, un territorio noto per la sua tradizione artigianale e per l’innovazione tecnologica che lo caratterizza, Artwood Academy emerge come un faro di eccellenza nella formazione professionale.

I Punti di Svolta del Design del XX Secolo: Funzione, Materiali e Simboli Culturali

Dopo la seconda guerra mondiale, il design cambiò drasticamente e divenne più audace e libero. Infatti, la rivoluzione tecnologica e l'arrivo di materiali economici consente di creare nuove forme e dare libero sfogo ai desideri dei creatori. Il gomma e i materiali sintetici consentono l'arrivo di nuovi pezzi: sedie morbide, per esempio. Il MoMA di New York inaugura il 26 gennaio la mostra “Pirouette. Turning Points in Design”. Il focus è su una serie di oggetti, progettati soprattutto nel corso del ‘900, che hanno offerto soluzioni anticonvenzionali a problemi ordinari. Oggetti del quotidiano che grazie a intuizioni sui materiali, sulle tecnologie o sulle forme possibili si sono tradotti in punti di svolta e in qualche modo hanno cambiato anche abitudini e convenzioni. L’obiettivo? “Dimostrare il potere del design di tradurre l’esperienza umana in forme tangibili e immaginare un futuro migliore”.

Proprio al MoMA debuttò nel 1948 il progetto della Eames plastic chair, immaginata da Charles e Ray Eames per essere la prima sedia destinata alla produzione di massa. La portata innovativa consisteva sia nei processi produttivi che nei materiali dal momento che per la prima volta viene utilizzato un materiale plastico e per la prima volta la seduta è costituita da una scocca in monoblocco e non da due o più elementi assemblati. Oggi la seduta è prodotta da Vitra che da quest’anno ha iniziato a utilizzare plastica riciclata da consumi domestici. Un ulteriore passo in avanti viene fatto da Verner Panton: nel 1959 immagina la prima sedia costituita interamente in plastica in un unico blocco.

La poltrona Sacco non è solo un’icona ma anche un simbolo. In questo caso la rivoluzione è innanzitutto di costume, dal momento che Sacco ribalta l’uso della poltrona e lo trasforma da composto e rigido in totalmente rilassato e informale. È il 1968 e il modo di intendere il salotto sta cambiando, divani e poltrone non sono pensati più solo per avere una postura dritta ma anche, se si desidera, per incontrarsi in modo più rilassato. Non tutti sanno che nacque col nome di “Sacco” dalla casa produttrice italiana Zanotta, ribaltando le regole convenzionali di sedie e poltrone dell’epoca grazie al suo design “rilassato”. L’idea dei suoi progettisti era quella di realizzare una seduta “universale” che si adattasse facilmente a qualsiasi corpo, in qualsiasi posizione.

Poltrona Sacco
Ad un primo sguardo la Superleggera potrebbe apparire come una sedia tradizionale, ma quando Gio Ponti la disegna nel 1957, dopo anni di ricerca e sperimentazione, il risultato è una svolta. Come il nome suggerisce, la Superleggera pesa solo 1700gr, un’innovazione dirompente per un’epoca in cui questo tipo di sedia era certamente più pesante. Uno degli oggetti di design famosi che hanno segnato la storia del disegno industriale è senza dubbio la sedia Superleggera disegnata da Giò Ponti per Cassina. Non meraviglia il fatto che Eero Saarinen si stava formando come scultore nel periodo in cui venne alla luce il suo celebre tavolo, oggi prodotto da Knoll. Era il 1957 e l’ispirazione per la gamba centrale, comune anche alle sedie e al tavolino, gli venne osservando la caduta di una goccia di liquido denso.

Sono molte le innovazioni progettuali introdotte dai fratelli Castiglioni nel corso della loro carriera e la lampada Arco, disegnata nel 1962 e prodotta da Flos, è sicuramente una delle più riconoscibili. La lampada è composta da una base in marmo di Carrara da cui parte un arco telescopico in acciaio al termine del quale è fissato il punto luce. La portata rivoluzionaria della lampada Tolomeo, tra le più amate e adottate in ogni tipo di contesto abitativo, fu rendere familiare l’estetica industriale di una lampada tecnica.

Lampada Arco dei fratelli Castiglioni
Tra il 1950 e il 1970 Milano e dintorni si trasformano nel laboratorio mondiale dell’arredo: Cassina, Artemide, B&B Italia e Kartell collaborano con Magistretti, Castiglioni, Ponti, Colombo. Le loro lampade e i loro mobili per la casa fondono sapienza artigiana e tecnopolimeri allora rivoluzionari. Oggetti di design vengono definiti tali nel momento in cui nell’immaginario collettivo passano da avere una funzione pratica a identificare un’epoca. Questi progetti sono stati concepiti dalla mente fruttuosa di designer capaci di tirar fuori alla materia l’essenza più autentica. Nella storia del design il periodo nel quale c’è stata un’esplosione della produzione degli oggetti è quello dello sviluppo industriale (a partire dagli anni 50). Il tempo che passa definisce lo scenario in cui l’oggetto non è uno dei tanti, ma un punto fermo nella storia dell’estetica e della funzione. Sono rari gli oggetti che appartengono a questa categoria ed è per questo motivo che i musei dedicati al design sono nati in ogni parte del Mondo.

Thonet sognava di progettare una sedia che potesse essere prodotta in serie e venduta a un prezzo accessibile. La sedia 14 di Thonet (1859) fu il primo mobile realmente globale. Tutto iniziò con Camillo Olivetti (1868-1943). Nel 1911, il primo modello di macchina da scrivere, la M1, venne esposto alla Fiera mondiale tenutasi a Torino, un fatto che portò alla produzione di massa e al successo. Questo modello ottenne un grande successo e diversi premi di design. La macchina da scrivere Valentina nasce dal designer italiano Ettore Sottsass ed è un altro esempio iconico. La poltrona a sfera (Ball Chair) progettata dal designer di mobili finlandese Eero Aarnio nel 1963 è considerata un classico del design industriale. L'Eclisse di Vico Magistretti per Artemide è un vero e proprio occhio puntato verso l’universo, in sintonia con i progressi spaziali delle super potenze. Sono proprio i significati immediatamente percepibili nel contesto storico in cui è nata a fare di questo oggetto un’icona di quegli anni. La lampada Anglepoise fu progettata per la prima volta nel 1932 da un designer di automobili di nome George Cardwardine. Si rese conto che la parte che aveva appena progettato per un veicolo sarebbe stata una lampada ideale per l’uso nelle fabbriche. Il 4 luglio 1932 Cardwardine fece domanda per il brevetto del meccanismo e del nome.

Macchina da scrivere Olivetti M1
Dulcis in fundo, un altro esempio di design iconico degli anni ‘60 è la sveglia Cifra 3, unica nel suo genere. Fu una rivoluzione nel mondo degli orologi grazie alla tecnologia a palette così diversa da quella classica a lancette. Venne poi ripresa come icona futurista nella cultura pop, per essere rimpiazzata in seguito dagli orologi digitali. Sebbene si considerasse prima di tutto un architetto, Gino Valle era un prolifico designer industriale: collaborò con grandi aziende come Zanussi, creando lavatrici e frigoriferi che passarono alla storia grazie alla sua capacità di dotarli di un’identità distinta, rendendoli immediatamente riconoscibili. L’orologio Cifra 3 divenne un bestseller subito dopo il suo lancio nel 1966. Misurando 18 per 9,5 centimetri, presentava due rotoli di sottili alette di plastica: uno con quarantotto elementi per le ore e uno con centoventi per i minuti.

Tra le icone anche il Walkman. Primo lettore portatile di audio e musicassette in assoluto, questo oggetto ha rivoluzionato il mondo degli appassionati di musica, diventando di fatto l’antenato dei moderni lettori mp3. Il primo degli iconici lettori di cassette portatili di Sony fu messo in vendita il 1° luglio, nel 1979 per 150 dollari. Secondo la storia, il co-fondatore di Sony Masaru Ibuka chiese ai suoi collaboratori un modo per ascoltare l’opera che fosse più portatile dei lettori di cassette TC-D5 di Sony. Dopo un primo mese di vendite deludente, il Walkman diventò uno dei prodotti di maggior successo di Sony di tutti i tempi, contribuendo a trasformare i formati audio nel corso degli anni in CD, Mini-Disc, MP3 e, infine, musica in streaming.

Walkman Sony
Dalla lounge chair di Charles e Ray Eames (1956), sino ai divani Camaleonda di Mario Bellini (1970) o Togo di Michel Ducaroy (1973), alcune creazioni hanno incarnato l’idea di “mobili di design” prima ancora che il termine diventasse di uso comune. Ognuno di questi oggetti racconta un passo tecnologico: la curvatura del legno a vapore, la scocca in vetroresina, le schiume espanse modellate a freddo.

Il Design Contemporaneo: Sostenibilità, Intelligenza Artificiale e l'Esperienza Utente

La portata rivoluzionaria del design non si esaurisce con il ‘900 ma prosegue, dirompente, nel nostro tempo. Lo dimostra la A.I. chair progettata da Philippe Starck utilizzando l’intelligenza artificiale per Kartell. Nel XX secolo, il legno divenne il materiale simbolo del design scandinavo, un movimento che abbracciava funzionalità e semplicità estetica. Il legno, in questo contesto, fu apprezzato non solo per la sua estetica naturale, ma anche per la sua sostenibilità e la capacità di creare ambienti caldi e accoglienti. Nel design contemporaneo, il legno continua a essere un protagonista indiscusso. Grazie alla sua versatilità, viene utilizzato in una vasta gamma di applicazioni, dai mobili alle strutture architettoniche, fino a opere di design sperimentale. Ad esempio, i laboratori di prototipazione rapida come quello della Artwood Academy permettono agli studenti e ai designer di sperimentare con il legno, utilizzando tecnologie come la CNC e la stampa 3D per creare nuovi modelli e applicazioni.

Sedia A.I. di Kartell disegnata con Intelligenza Artificiale
Uno degli aspetti più rilevanti del legno nel design contemporaneo è la sua sostenibilità. Il legno è un materiale rinnovabile e biodegradabile, e l’industria del design sta sempre più adottando pratiche di produzione responsabili che riducono l’impatto ambientale. Il futuro del legno nel design è strettamente legato a questi temi, con un’attenzione crescente verso l’economia circolare e l’uso di materiali che possano essere riutilizzati o riciclati.

Se il product design contempla singoli oggetti, l’interior design orchestra volumi, colori e materiali per costruire atmosfere. Negli anni ’80 il concetto si allarga a negozi, hotel e uffici; oggi include ambienti phygital in cui l’utente interagisce con app, LED e sensori. La casa diventa scenario flessibile: moduli componibili, pareti attrezzate, micro-spazi ibridi lavoro-relax. Patricia Urquiola rappresenta il design contemporaneo: mescola materiali ibridi, colori delicati ma decisi e uno stile accessibile e trasversale. Il ventunesimo secolo punta su materiali riciclati, bioplastiche e circuiti circolari. Stampanti 3D e CNC permettono micro-serie personalizzate, mentre l’eclettica design - ibrido fra alto artigianato e culture globali - mescola rattan filippino, marmi di Carrara e tessuti africani nello stesso living. La sfida? Ridurre l’impronta ambientale senza perdere fascino.

Il percorso odierno parte dall’ascolto: interviste, mappe d’empatia, prototipi rapidi. Il design thinking - formulato a Stanford e adottato nelle aziende più innovative - definisce cinque step fluidi: empatia, definizione, ideazione, prototipazione, test. Si lavora in iterazioni, coinvolgendo spesso l’utente finale come co-designer. Anche l’arredo segue questo approccio: divani configurabili online, lampade che apprendono le abitudini luminose, cucine modulari prenotate in realtà aumentata. Dal segno a matita di un maestro fiorentino ai file parametrici condivisi in cloud, il design dimostra di saper mutare restando fedele alla sua natura: dare forma al desiderio umano di bellezza funzionale. Conoscere le tappe di questo percorso ci aiuta a scegliere arredi che raccontano di noi - ieri, oggi e domani. Che tu preferisca una poltrona modernista o un divano modulare ottenuto da plastica riciclata, ricorda: ogni oggetto porta con sé una storia.

La Valutazione dell'Oggetto: Design, Funzione Civile e il "Crollo" dei Dogmi

Al di là della mera cronologia, la storia del design è anche la storia di come gli oggetti vengono percepiti, valutati e persino "salvati" dal tempo. La Bibbia del restauro in Italia è il saggio di Cesare Brandi, Teoria del restauro. Ad essa rinviano le categorie logiche, le misure di legge e le metodiche operative dell’attuale sistema del restauro in Italia. Fatti salvi gli aspetti giuridici e tecnici, è essenziale aprire un dibattito sui principi filosofici generali, tipici dell’approccio brandiano, che ci permettono di riflettere sul significato stesso di "oggetto" e sulla sua "funzione civile".

Brandi propone un trattamento fenomenologico dell'opera d'arte, definendola un "circuito chiuso" che richiede conservazione e, se necessario, rafforzamento della sua struttura materiale. Tuttavia, si manifesta una particolare contraddizione fra il considerare l’opera d’arte “solo in quanto oggetto di esperienza del mondo della vita” e il volere poi “circoscriverla” proprio in quanto tale. Questa tensione evidenzia come la percezione del valore di un manufatto possa essere complessa. Un esempio eclatante di questa problematica fu la vicenda delle presunte sculture di Modigliani ripescate nei canali di Livorno nel 1984, quando critici affermati esclamarono «Hanno la luce interiore… In quelle scabre pietre c’è l’annunzio! C’è la presenza!», per poi essere smentiti dalla rivelazione di una burla studentesca. Questo episodio ha mostrato il "crollo" di un certo approccio dogmatico, sottolineando la fragilità di interpretazioni troppo legate al "brandismo" o a un'eccessiva sacralizzazione dell'atto creativo individuale.

Alla base di qualunque oggetto fabbricato dall’uomo vi è una funzione generale, ad esempio, per il martello, quella di esercitare una percussione. Vi è poi una funzione propria, cui corrispondono vari tipi di martello, da quello a coda di rondine da carpentiere a quello piatto da battilastre. Ma è la funzione civile, cioè il decoro, a far sì che un utensile venga correntemente accettato e utilizzato. Chi oggi cerca un martello fra gli scaffali di un negozio, una volta accertata la funzione propria del battente, giudicherà della funzione civile dei diversi manici colorati tesi a conferire un consono decoro, necessario alla vendita. La funzione essenziale al successo di un manufatto, la funzione civile appunto, non chiama in causa l’oggetto in quanto tale, e nemmeno il suo artefice, ma la comunità che lo utilizza.

Strumenti di uso comune: diversi tipi di martello
Le cose stanno all’opposto di come le astratte categorie romantico-fenomenologiche lasciavano supporre a Brandi: è il “mondo della vita”, cioè la comunità, che giudica cosa è opportuno o meno secondo la funzione civile. Naturalmente, il giudizio investe anche la funzione propria del manufatto, che a sua volta deve scaturire da una funzione generale condivisa, altrimenti non si capisce cosa sia e a che serva l’oggetto in questione.

Diciamolo: Brandi è vittima dell’equivoco modernista che, programmaticamente, confonde l’ambito del privato con quello del pubblico, dando la priorità all’atto creativo individuale e relegando in posizione accessoria l’avallo della comunità, derubricata ad indistinto “mondo della vita”. La stragrande maggioranza delle opere oggetto di restauro sono Decorazione. Vale a dire, opere plastiche o pittoriche concepite in vista di una specifica funzione civile. Esse sono destinate ad ornare manufatti di pregio, che proprio in virtù di tale ornamento assurgono allo status di “bene culturale”. Ma la Decorazione, come l’Architettura, lavora su repertori, si realizza in progetti e cantieri complessi, dove c’è poco spazio per atti creativi individuali. Come scrive Andrea Palladio, invenzione è il processo attraverso cui si dà forma nuova a un repertorio tradizionale, canonico. Forma è un’idea che diventa disegno e poi progetto, ma i materiali con cui la si realizza non sono perenni.

Il Barocco e il Rococò

La teoria brandiana nasce, non a caso, dalla frequentazione dei capolavori del Rinascimento fiorentino e dei relativi, consolidati luoghi comuni. Nessuno dubita, infatti, che Leonardo fosse un genio e la Gioconda un suo deliberato atto creativo, così come è ovvio che, in caso di danneggiamento, nessuno possa seriamente pensare di ridipingerne il sorriso. Ma, a fronte di una sola, inimitabile Gioconda, sono migliaia le statue processionali che, già in origine, venivano prodotte in serie, con buona pace del libero atto creativo e del “circuito chiuso”. Prodotte in serie significa che, come avviene tuttora nella tradizione pugliese della cartapesta, vi era un repertorio di stampi o modelli di visi, gambe e mani, componibili in base alla commessa ricevuta. Anche Donatello lavorava così. Il fatto è che non si possono applicare le categorie romantiche del puro atto creativo, relative al campo della poetica, a manufatti elaborati per adempiere ad una funzione civile, ed operanti quindi sotto lo statuto dell’etica.

La verità a lungo occultata dalla cortina fumogena del brandismo è che la stragrande maggioranza delle opere oggetto di restauro sono Decorazione. Questa critica al "brandismo" rappresenta un "crollo" delle certezze su come gli oggetti di design e arredo debbano essere interpretati e valorizzati. Restaurare la Decorazione, al pari dell’Architettura, significa restaurare la forma, non necessariamente la materia. Secondo i canoni creativisti di Brandi e dei suoi eredi, una torre dell’orologio è architettura “minore” rispetto al campanile di Giotto, ma a dar credito alla funzione civile, ossia agli abitanti di Finale, essa è simbolo irrinunciabile, opera “maggiore”. La necessità di chiudere, formalmente oltreché operativamente, l’epoca del restauro di matrice romantica e storicista, che considera il passato cosa diversa da sé e l’opera d’arte feticcio di ciò che è stato e non potrà più essere, diventa un imperativo. La seconda questione riguarda il dovere etico di porre la funzione civile come elemento-cardine delle gerarchie che sovrintendono alle scelte operative.

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