La questione di come le infezioni virali possano influenzare la fertilità maschile è complessa e spesso genera interrogativi, richiedendo un'analisi medica approfondita. Sebbene l'attenzione si concentri naturalmente su malattie come il morbillo, data la sua diffusione e le potenziali complicanze, una comprensione completa impone di esplorare un più ampio spettro di agenti virali capaci di incidere sulla salute riproduttiva. Nel contesto dell'infertilità maschile, una condizione per la quale ancora oggi nel 30 per cento dei casi la causa rimane sconosciuta, la ricerca continua a far luce su possibili fattori scatenanti, che spaziano dalle infezioni a trasmissione sessuale alle comuni malattie infantili, fino a includere fattori ambientali. Questo articolo si propone di esaminare le conoscenze attuali riguardo all'impatto del morbillo, della parotite (orecchioni) e del Papillomavirus umano (HPV) sulla fertilità maschile, basandosi su studi recenti e pareri di esperti per delineare un quadro più chiaro di queste intricate correlazioni.
L'Infertilità Maschile: Un Quadro Complesso e Multifattoriale
L'infertilità maschile è una condizione che interessa un numero significativo di coppie in cerca di concepimento, responsabile di quasi la metà dei mancati concepimenti. La sua eziologia è variegata e spesso multifattoriale, includendo fattori genetici, ormonali, ambientali e, in misura crescente, infettivi. Uomini che non riescono ad avere figli si rivolgono a centri specializzati per la cura dell'infertilità, spesso dopo aver escluso che la difficoltà nell'avere un figlio sia dovuta a un problema della propria compagna o ad altre condizioni personali come il criptorchidismo, una precedente vasectomia o differenti infezioni contratte per via sessuale non ancora diagnosticate. Il percorso diagnostico mira a identificare le cause sottostanti, che possono essere elusive e richiedere un'indagine approfondita. La ricerca medica è costantemente impegnata a svelare nuove correlazioni e a comprendere meglio come diversi elementi possano compromettere la capacità riproduttiva maschile, con un'attenzione sempre maggiore alle infezioni virali.
Il Morbillo e la Fertilità Maschile: Un Legame che Richiede Attenzione
Il morbillo è una malattia infettiva altamente contagiosa causata dal virus del morbillo. Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace, il morbillo rimane una causa significativa di morbilità e mortalità nei bambini in alcune parti del mondo. La relazione tra morbillo e fertilità è un argomento di crescente interesse nella comunità medica, con studi che esplorano come la malattia possa influenzare la salute riproduttiva di uomini e donne. Il morbillo non è solo una malattia dell’infanzia ma può avere implicazioni a lungo termine sulla salute, inclusa la fertilità.

La Parotite (Orecchioni) e l'Orchite: Una Minaccia Riconosciuta alla Fertilità Maschile
A differenza del morbillo, per cui il legame con l'orchite è meno comune, la parotite, comunemente nota come orecchioni, è una malattia virale che presenta una connessione più consolidata con le complicanze testicolari e, di conseguenza, con la fertilità maschile. Si tratta generalmente di una malattia infantile, che colpisce i bambini tra i cinque e i nove anni. Tuttavia, il virus della parotite può infettare anche gli adulti e quando ciò si verifica, si possono avere complicanze anche gravi come la meningite (fino al 15% dei casi), l’orchite e la sordità. La parotite si trasmette allo stesso modo del raffreddore e dell’influenza, attraverso le goccioline di saliva infette che possono essere inalate o prelevate dalle superfici e trasferite alla bocca o al naso. Non esiste una cura specifica per la parotite, se non quella di contenimento della febbre e del dolore; l’applicazione di un impacco tiepido o fresco alle ghiandole gonfie può aiutare ad alleviare il dolore. La parotite nella maggior parte dei casi passa senza causare gravi danni alla salute di una persona.

Il Papillomavirus Umano (HPV) e il Suo Ruolo nella Subfertilità Maschile
Oltre alle malattie virali classiche dell'infanzia, l'attenzione della comunità scientifica si è rivolta anche ad agenti virali maggiormente trasmessi per via sessuale, come il Papillomavirus umano (HPV), esplorando il suo potenziale ruolo nell'infertilità maschile. Un suggerimento significativo giunge da uno studio italiano pubblicato sulla rivista Human Reproduction, i cui risultati sono stati discussi durante il congresso della Società Europea di Urologia tenutosi a Barcellona. La ricerca ha coinvolto 729 uomini, con un'età media di 37 anni, che si erano rivolti per la prima volta a un centro per la cura dell'infertilità dopo aver escluso altre cause. Analizzando le loro condizioni di salute, i ricercatori hanno rintracciato la presenza del papillomavirus nel liquido seminale del 15,5 per cento degli uomini coinvolti, un dato in linea con quelli già noti e superiore a quello rilevabile nella popolazione maschile generale, che si attesta intorno al 10,5 per cento.

Sebbene non vi siano ancora certezze assolute riguardo al meccanismo preciso, alcune ricerche hanno ipotizzato che il virus possa essere la causa della riduzione della motilità degli spermatozoi, dell'alterazione della fluidità e del pH del liquido seminale e della comparsa di anticorpi in grado di interferire con la fecondazione dell'oocita. Quanto osservato riporta l'attenzione anche sull'importanza della vaccinazione contro il papillomavirus (HPV). Andrea Salonia, direttore dell’Istituto di Ricerca Urologica dell’ospedale San Raffaele di Milano, chiarisce: «Il nostro studio dimostra una più alta prevalenza dei ceppi di HPV ad alto rischio nel liquido seminale degli uomini infertili, ma non siamo in grado di dire che la causa del mancato concepimento sia dovuta proprio a questo». Tuttavia, secondo uno studio retrospettivo pubblicato su Scientific Reports, la vaccinazione potrebbe essere utile anche per indurre una difesa immunitaria capace di eliminare l’infezione e ripristinare nel tempo la fertilità senza conseguenze abortive. Carlo Foresta, direttore dell’unità di andrologia e medicina della riproduzione dell’azienda ospedaliero-universitaria di Padova e coordinatore della ricerca, ha spiegato che "in genere il corpo umano elimina naturalmente il virus mediante lo sviluppo di anticorpi. Ma questo meccanismo si concretizza in un periodo più lungo di quello richiesto dalle coppie per trovare una soluzione alla loro incapacità di procreare". Saranno necessarie ulteriori ricerche, su campioni più ampi e in studi randomizzati, per confermare questi risultati e stabilire definitivamente il ruolo preventivo della vaccinazione HPV sulla fertilità maschile.
Fertilità di coppia e HPV
L'Importanza Cruciale della Vaccinazione nella Prevenzione delle Infezioni Virali e Preservazione della Fertilità
Di fronte alle evidenze che collegano infezioni virali come il morbillo, la parotite e l'HPV a potenziali complicanze riproduttive, l'importanza della vaccinazione emerge come strumento preventivo fondamentale. La profilassi vaccinale è un pilastro della sanità pubblica, non solo per la protezione individuale dalle malattie acute, ma anche per la salvaguardia della salute a lungo termine, inclusa la fertilità.Per il morbillo, la vaccinazione è fondamentale per prevenire la malattia e i suoi possibili effetti sulla fertilità. Sebbene l'orchite post-morbillosa sia rara, la vaccinazione MMR (morbillo, parotite e rosolia) protegge anche da questa eventualità. È raccomandato che le donne in età fertile si vaccinino prima della gravidanza, poiché il vaccino MMR non è raccomandato durante la gestazione. Studi recenti hanno iniziato a esplorare più a fondo l’impatto del morbillo sulla capacità di procreare. Sebbene i dati siano ancora limitati, la ricerca suggerisce che la vaccinazione contro il morbillo può avere un effetto protettivo sulla fertilità.Analogamente, per la parotite, la vaccinazione è la prevenzione migliore per evitare le complicanze gravi come l'orchite, che può influenzare negativamente la qualità dello sperma e la fertilità. La protezione offerta dal vaccino è cruciale per prevenire un problema che, sebbene non sempre conduca alla sterilità completa, può causare subfertilità con manifestazioni quali oligospermia, azoospermia e astenospermia.Nel caso dell'HPV, la vaccinazione acquista un valore aggiunto, specialmente alla luce dei risultati che collegano la presenza del virus nel liquido seminale a parametri spermatici alterati. Sebbene non si possa ancora affermare con certezza che la profilassi possa essere considerata una garanzia per preservare la fertilità maschile, le indicazioni attuali suggeriscono che possa favorire l'eliminazione dell'infezione e un potenziale ripristino della fertilità nel tempo. La vaccinazione, dunque, offre una prospettiva promettente per ridurre i rischi associati a queste infezioni virali e proteggere la salute riproduttiva.
Falsi Miti e Verità Scientifiche sui Vaccini: Chiarimenti Fondamentali
La discussione sull'efficacia e la sicurezza dei vaccini è spesso accompagnata da informazioni errate e miti diffusi, che possono generare indecisione e paura. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha più volte fornito chiarimenti essenziali per distinguere il "vero" dal "falso" riguardo ai vaccini, informazioni fondamentali per una scelta consapevole e basata sull'evidenza scientifica.
È FALSO che i vaccini possano indebolire il sistema immunitario e portare alla comparsa di malattie autoimmuni. La nostra capacità di rispondere agli antigeni si sviluppa prima ancora della nascita e il sistema immunitario di un neonato è perfettamente capace di rispondere ogni giorno a migliaia di antigeni, molti di più di quelli contenuti nei vaccini.
È altrettanto FALSO che i vaccini contengano sostanze tossiche e pericolose come mercurio, formaldeide, alluminio. Nessuno dei vaccini commercializzati in Europa contiene da diversi anni derivati del mercurio, di cui peraltro non è mai stata dimostrata la pericolosità nelle quantità e nelle forme contenute nei vaccini. Le quantità di formaldeide, alluminio e altre sostanze sono minime e tali da non causare alcun danno alla salute.
Il mito secondo cui i vaccini, in particolare quello contro Morbillo, Parotite e Rosolia (MPR), causino l’autismo è categoricamente FALSO. Dai numerosi studi effettuati non emerge alcuna correlazione tra il vaccino MPR e l’autismo. Lo studio erroneamente citato a sostegno di questo presunto legame, pubblicato su Lancet, è stato infatti ritirato dalla rivista perché dimostrato fraudolento e l’autore è stato, inoltre, radiato dall’albo dei medici del Regno Unito.
L'affermazione che a causa del decreto sull’obbligo aumentino i vaccini somministrati ai bimbi nel primo anno di vita è FALSO. Il decreto non modifica il calendario vaccinale; le immunizzazioni e la scansione temporale restano le stesse. I genitori che negli anni passati hanno fatto fare ai figli sia quelle obbligatorie che le raccomandate al momento del loro ingresso a scuola li avevano protetti dalle 10 malattie previste dalla legge in discussione, e in alcune Regioni anche da altre, ad esempio lo pneumococco.
Infine, è FALSO che esistano degli esami che possano predire eventuali effetti collaterali dei vaccini. Non esiste nessun test in grado di predire gli effetti collaterali dei vaccini.
Queste sono le verità scientifiche che ci guidano nella comprensione dell'importanza e della sicurezza delle vaccinazioni.

È VERO che il morbillo può essere causa di gravi complicanze e danneggiare temporaneamente le difese immunitarie. Tutto ciò può essere prevenuto dal vaccino.
È VERO che la sicurezza dei vaccini è ben documentata da milioni di dosi somministrate, dalla costante attività di sorveglianza dei possibili eventi avversi e dagli studi di sicurezza che vengono effettuati sia prima dell’autorizzazione che dopo l’immissione in commercio di ogni vaccino. Gli effetti collaterali gravi da vaccino hanno una frequenza estremamente più bassa di quelli delle malattie da cui proteggono.
È VERO che l’Italia è uno dei 14 Paesi dove il morbillo è ancora endemico ed è nella “top ten” dei paesi che hanno segnalato più casi a livello mondiale da Novembre 2016 ad Aprile 2017. Dall’inizio del 2017 sono stati notificati oltre 3.500 casi, molte complicanze gravi inclusi casi di polmonite, 2 casi di encefalite e 2 decessi. Il 40% circa dei casi è stato ricoverato in ospedale, a conferma della gravità della malattia. Il 35% circa dei casi ha riportato almeno una complicanza.
È VERO che la malattia impegna il sistema immunitario molto di più della corrispondente vaccinazione. Inoltre nella composizione dei vaccini attuali gli antigeni presenti sono molti meno rispetto a quelli che venivano somministrati trenta anni fa. Queste informazioni ribadiscono l'essenzialità della vaccinazione non solo per la salute individuale, ma anche per la protezione della comunità e la salvaguardia della fertilità.
Altre Cause Ambientali e Infettive che Incidono sulla Fertilità Maschile: Una Prospettiva Allargata
La fertilità maschile può essere influenzata non solo da infezioni virali come il morbillo, la parotite o l'HPV, ma anche da una serie di altri fattori, che spaziano dalle infezioni di origine tropicale all'esposizione a sostanze chimiche, fino alle condizioni generali di salute.
Le malattie tropicali, che sono presenti solo o principalmente nelle zone con clima umido e caldo, rappresentano una categoria di rischio significativa. Sono causate da parassiti o da virus. In primo luogo, le malattie causate da parassiti sono, senza dubbio, le più frequenti, come la malaria, conosciuta anche come leishmaniosi e malattia del sonno. In quasi tutte queste condizioni, la trasmissione avviene tramite una puntura d’insetto (zanzara, mosca o cimice). Nella maggior parte dei casi, possono causare infertilità sia negli organi genitali maschili che femminili. Le malattie da virus comprendono quelle trasmesse da punture di zanzare, come il famoso Zika, la febbre gialla o il Dengue, e altre trasmesse dall’acqua o da alimenti in cattivo stato, come ad esempio l’Epatite A. Evitare che questo accada è uno degli obiettivi principali a livello mondiale, non solo per ridurre la mortalità, specialmente tra la popolazione infantile, ma anche per proteggere la capacità riproduttiva di donne o coppie che desiderano avere un figlio e che possono essere state esposte a queste condizioni di rischio. Questo è particolarmente rilevante per due gruppi specifici: persone che viaggiano verso zone di rischio e persone che risiedono in queste zone e si trasferiscono altrove in modo provvisorio o permanente. È importante recarsi da uno specialista in malattie tropicali per poter programmare il viaggio e valutare la situazione di ritorno (o emigrazione in caso di residenti locali). La vaccinazione è un punto chiave: specialmente per l’epatite A e la febbre gialla. In caso di malaria, è essenziale la prescrizione di medicinali che evitino lo sviluppo della malattia dopo una puntura di insetto. Per molte malattie esistono diverse analisi per sapere se vi è stato contagio o no, sebbene l’affidabilità non è mai assoluta.
Accanto alle infezioni, l'esposizione ambientale a determinate sostanze può avere un impatto marcato sulla fertilità maschile. Uno studio recente ha dimostrato il legame tra frutta e verdura contaminate e fertilità maschile. Ricercatori del Dipartimento di nutrizione ed epidemiologia della Harvard T. H Chan school of public health di Boston hanno condotto un’indagine su 155 uomini con problemi di fertilità per 18 mesi. Analizzando gli spermatozoi e comparando la quantità e il tipo di vegetali consumati con le analisi spermatiche, si è visto che chi assumeva più di una porzione e mezza al giorno di frutta e verdura con elevati livelli di pesticidi aveva il 49% di spermatozoi in meno, ovvero 86 milioni, contro i 171 milioni di chi invece ne consumava di meno. È risultato compromesso anche lo sviluppo normale degli spermatozoi, con ridotte probabilità di concepimento. Questo studio dimostra per la prima volta che i pesticidi presenti in frutta e verdura riducono la fertilità maschile e, anche se su un campione ridotto di uomini, che esiste una relazione fra pesticidi e qualità del seme. Emerge anche che il danno è correlato alla quantità e al tipo di frutta e verdura consumate. Per questo il Dipartimento dell’agricoltura americano pubblica ogni anno delle tabelle sul contenuto di pesticidi di ciascun tipo di frutta e verdura.
È cruciale ricordare che la frutta e la verdura, in sé per sé, proteggono la fertilità maschile perché sono ricche di antiossidanti, per cui sono consigliate 5 porzioni al giorno, variando il più possibile la tipologia. Per ridurre i pericoli derivanti dai pesticidi, si consiglia di non utilizzare l’acqua di cottura delle verdure, poiché alcuni pesticidi si degradano con la cottura o si disperdono nell’acqua. I vegetali che contengono meno pesticidi sono i piselli, i fagioli, il pompelmo e la cipolla. Livelli elevati di residui invece sono presenti nei peperoni, negli spinaci, nelle fragole, nelle mele e nelle pere. In Italia, nel 2013, il Ministero della salute ha analizzato circa 9 mila campioni di frutta e verdura e il 99,5% è risultato in regola. Più della metà dei campioni con limiti nella regola è totalmente privo di residui.
