Guida alla donazione del sangue cordonale e della placenta: una risorsa preziosa per la vita

La medicina rigenerativa e l'ematologia hanno compiuto passi da gigante negli ultimi decenni, trasformando elementi biologici un tempo considerati "di scarto" in strumenti terapeutici salvavita. Tra questi, il sangue del cordone ombelicale e la membrana amniotica della placenta occupano un ruolo centrale. Comprendere cosa siano, come possano essere donati e per quali patologie siano determinanti è un atto di consapevolezza che ogni futura coppia genitoriale dovrebbe compiere.

rappresentazione del cordone ombelicale e della placenta come risorsa biologica

Che cos'è il sangue del cordone ombelicale

Il sangue cordonale è il sangue che residua nei vasi cordonali e placentari dopo che il cordone ombelicale del neonato è stato reciso. In passato, questo materiale biologico veniva eliminato insieme alla placenta al termine del parto. Alla fine degli anni '70, la scoperta che tale sostanza è estremamente ricca di cellule staminali emopoietiche (progenitrici) ha rivoluzionato l'approccio terapeutico a numerose malattie.

Queste cellule staminali sono simili a quelle presenti nel midollo osseo e hanno la capacità di generare, nel corso della vita, tutte le cellule del sangue: globuli rossi, necessari per trasportare l'ossigeno ai tessuti; globuli bianchi, fondamentali per combattere le infezioni; e piastrine, essenziali per la coagulazione. Il primo trapianto di sangue da cordone ombelicale è stato eseguito nel 1988 in un paziente affetto da anemia di Fanconi, una grave forma di pancitopenia congenita su base ereditaria. Da quel momento, sono stati eseguiti circa 60.000 trapianti nel mondo, consolidando questa pratica come una valida alternativa al trapianto di midollo osseo.

L'importanza terapeutica del sangue placentare

Il trapianto di sangue placentare rappresenta oggi un'opzione di cura per molte malattie gravi, tra cui leucemie, linfomi, sindromi mielodisplastiche, mielomi, anemie congenite e acquisite, talassemie, malattie congenite dismetaboliche e del sistema immunitario, oltre ad alcune forme di tumori solidi. Il trapianto di cellule staminali rappresenta, in molti casi, l'unica possibilità di guarigione per pazienti che non hanno un donatore di midollo compatibile né tra i propri familiari né nei Registri Internazionali.

Fino ad anni recenti, l'utilizzo era prevalentemente rivolto a bambini e adulti di basso peso corporeo, dato il numero relativamente limitato di cellule staminali contenute in una singola donazione. Tuttavia, grazie alla tecnica del trapianto contestuale di due unità di sangue cordonale, oggi è possibile trattare con successo anche pazienti di peso corporeo elevato. Inoltre, la ricerca scientifica sta lavorando per coltivare in laboratorio le cellule, aumentando il numero di progenitori disponibili prima del trapianto.

Possibilità di trapianto da cellule staminali ricavate da un cordone ombelicale di un bambino

Le tipologie di donazione: allogenica, dedicata e autologa

In Italia, la normativa riflette una visione solidaristica del sistema sanitario. Esistono tre modalità principali di gestione di queste cellule:

  • Donazione allogenica (solidaristica): consiste nel donare il sangue del cordone ombelicale per chiunque ne abbia bisogno e risulti compatibile. I dati confluiscono in un Registro nazionale collegato ai Registri internazionali dei donatori di midollo osseo, permettendo di trovare potenziali donatori anche dall'altra parte del mondo.
  • Donazione dedicata: avviene quando il sangue viene conservato per un consanguineo del neonato, nel caso in cui un membro della famiglia sia affetto da una patologia curabile con il trapianto o se vi sia un elevato rischio di malattie genetiche.
  • Donazione autologa: consiste nel donare il sangue cordonale per uso riservato esclusivamente al proprio neonato.

È importante sottolineare che, al di fuori dei casi di donazione dedicata, non esistono evidenze scientifiche che dimostrino l'utilità di conservare il sangue cordonale in banche private con l'idea di utilizzarlo in futuro per il proprio figlio sano. Per questo motivo, il sistema italiano promuove la donazione pubblica e solidaristica, vietando l'istituzione di banche private sul territorio nazionale.

La procedura di raccolta: sicurezza e semplicità

Il prelievo del sangue cordonale è una procedura che non comporta alcun rischio né per la madre né per il neonato. Il sangue viene raccolto dopo che il cordone è stato reciso, in pochi minuti, in modo del tutto indolore e senza modificare l'assistenza al parto. Dopo la nascita, un operatore esperto raccoglie il sangue in un'apposita sacca, che viene immediatamente trasportata alla Banca del Sangue di Cordone per la manipolazione e la conservazione in congelatori dedicati.

La donazione è un atto volontario e gratuito. Per intraprendere questo percorso, la coppia deve svolgere un colloquio anamnestico sulla propria storia clinica e sottoscrivere un consenso informato. È necessario, inoltre, che la donatrice accetti di sottoporsi a ulteriori controlli medici dopo 6-12 mesi dal parto.

infografica sulle fasi della donazione: dal consenso al trapianto

Donazione della placenta e recupero della membrana amniotica

Oltre al sangue cordonale, anche la placenta stessa può essere donata, sebbene con finalità differenti. La placenta è un organo temporaneo che nutre il feto; al momento del parto, può essere donata per recuperare la sua "membrana amniotica". Questa pellicola che riveste il bambino è ricca di proprietà rigenerative, antinfiammatorie e analgesiche. Grazie a tali caratteristiche, viene utilizzata per facilitare la cicatrizzazione e la guarigione in caso di ulcere, ustioni e gravi difetti oculari.

La donazione della placenta è possibile solo in caso di taglio cesareo elettivo e in assenza di controindicazioni cliniche. La procedura prevede un colloquio preliminare, la firma del consenso informato e un prelievo di sangue della mamma al momento del ricovero. Non tutte le placente sono idonee; la valutazione finale viene effettuata presso strutture specializzate, come la Fondazione Banca dei Tessuti di Treviso (FBTV).

Come informarsi e accedere ai centri di raccolta

La donazione viene proposta dalle ostetriche alle donne in gravidanza durante i vari momenti di incontro, come visite, corsi di accompagnamento alla nascita e ambulatori per la gravidanza a termine. È possibile trovare informazioni dettagliate presso i consultori familiari o gli ambulatori ginecologici degli ospedali.

Per quanto riguarda, ad esempio, la Banca del Sangue Cordonale UNICATT, l'accesso è facilitato per le gestanti che desiderano effettuare colloqui informativi a partire dalla 32ª settimana di gestazione. La struttura, diretta da professionisti del Servizio di Emotrasfusione, funge da Istituto dei Tessuti accreditato ed è membro dell'Italian Cord Blood Network (ITCBN). Le coppie interessate possono effettuare colloqui in presenza, preferibilmente con la partecipazione del papà, per ricevere tutte le indicazioni tecniche e completare l'iter di donazione.

mappa concettuale del network delle banche del sangue cordonale in Italia

La cultura della donazione, sia essa di sangue cordonale o di membrana amniotica, rappresenta un pilastro della medicina moderna. Diffondere la consapevolezza su questi temi significa aumentare la speranza per migliaia di pazienti che, in assenza di un donatore di midollo compatibile, trovano nel sangue placentare l'unica, concreta possibilità di cura e di futuro.

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