Partorire a Novembre: Cause, Conseguenze e Gestione della Gravidanza

La nascita di un bambino è un evento atteso con grande trepidazione, ma a volte la data presunta del parto (DPP) può slittare, portando a una gravidanza protratta. Questo articolo esplora le cause e le conseguenze del parto a novembre, considerando sia la gestione della gravidanza che le sfide climatiche per i neonati.

Data presunta del parto

Il Calcolo della Data Presunta del Parto e la Gravidanza Protratta

La data presunta del parto si calcola ipotizzando che il concepimento avvenga 14 giorni dopo l'inizio dell'ultima mestruazione. Tuttavia, si tratta di un calcolo molto teorico e soggetto a errore, poiché anche nelle donne con un ciclo regolare l'ovulazione può verificarsi in momenti diversi. Per una stima più precisa, si aggiungono sette giorni alla data dell'ultima mestruazione e si sottraggono poi tre mesi. Ad esempio, se l'ultima mestruazione è iniziata l'11 novembre, la DPP sarebbe il 18 agosto. Una maggiore precisione si ottiene con la prima ecografia, specialmente se eseguita entro la 10a-12a settimana. Più l'ecografia è precoce, più la datazione è veritiera.

La maggior parte delle gravidanze si definiscono "a termine" e il parto avviene tra la 37esima e la 41esima settimana. Un neonato che vede la luce tra la 37esima e la 42esima settimana è considerato a termine. Tuttavia, a circa il 30% delle donne in procinto del parto capita di "andare oltre il termine", superando la 40esima settimana senza segnali di travaglio. Quando la futura mamma arriva alla 42esima settimana di gestazione o oltre si parla di gravidanza "protratta" e di parto oltre termine.

Come calcolare la data del parto

Gravidanza Biologicamente Protratta vs. Cronologicamente Protratta

È importante distinguere tra due tipologie di gravidanze protratte: quelle "biologicamente" e quelle "cronologicamente" protratte. Le gravidanze "biologicamente protratte" sono le vere gravidanze protratte, in cui è prolungata sia l'età gestazionale (calcolata dall'ultima mestruazione) sia l'età concezionale (calcolata dal concepimento).

Nelle gravidanze "cronologicamente protratte", invece, risulta aumentata solo l'età gestazionale. Questo accade soprattutto a donne con cicli lunghi rispetto ai 28 giorni di media o irregolari, che hanno avuto un aborto o che hanno sospeso l'assunzione della pillola anticoncezionale. In questi casi, l'ovulazione può avvenire diversi giorni dopo il 12-14° giorno dall'inizio della mestruazione, generalmente considerati i giorni tipici per l'ovulazione e idonei al concepimento. Di conseguenza, il protrarsi della gestazione è solo apparente.

Cause del Parto Oltre Termine

I motivi esatti per cui il parto va oltre la data presunta non sono ancora del tutto noti, ma diversi fattori possono influenzare questo fenomeno.

Fattori Materni

L'innescarsi del travaglio non è un semplice fatto meccanico, ma è legato a un insieme di fattori. È importante che la donna si trovi in una condizione di benessere, riesca a dormire e sia in uno stato di apertura emotiva per produrre ossitocina, l'ormone che provoca le contrazioni, in quantità sufficiente. Se, al contrario, sta vivendo un momento di stress, vigilanza o tensione, è difficile che il travaglio si metta in moto.

La predisposizione genetica gioca sicuramente un ruolo di primo piano: chi ha la mamma, la nonna o una sorella che hanno partorito oltre termine ha maggiori probabilità di vivere la stessa esperienza. È molto probabile che una stessa donna partorisca oltre il termine più di una volta. Le donne con cicli mestruali più lunghi rispetto ai 28 giorni di media tendono a partorire più tardi rispetto a chi ha flussi più ravvicinati (ogni 25-27 giorni).

È stato osservato che le donne che iniziano la gravidanza nei primi tre mesi successivi alla sospensione della pillola contraccettiva tendono a partorire oltre termine. Lo stesso accade quando il concepimento avviene durante l'allattamento. Anche l'assunzione di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), come l'aspirina, può ritardare la data del parto. Questi farmaci attenuano dolore e infiammazione bloccando la produzione di prostaglandine, che sono sostanze che l'organismo libera per favorire la comparsa delle contrazioni uterine e l'inizio del travaglio.

Fattori Fetali

Anche il corretto posizionamento del bebè nel bacino è fondamentale per l'avvio del travaglio. Se il feto non è in una posizione ottimale, il processo potrebbe ritardare.

Feto nel grembo materno

Monitoraggio e Gestione della Gravidanza Oltre Termine

A partire dalla 39esima settimana e cinque giorni, la futura mamma deve sottoporsi a una serie di controlli volti ad accertare che tutto stia procedendo per il meglio. Questi esami vengono ripetuti a 40 settimane e mezzo, quindi a 41 settimane e poi a 41 settimane e due giorni. A partire da 40 settimane e un giorno, solitamente il ginecologo sottopone la futura mamma a controlli ogni due giorni. Dal termine della 41esima settimana (41+0 giorni) e fino alla conclusione della 42esima, i controlli si fanno più ravvicinati e vengono prescritti quotidianamente.

Esami di Controllo

  • Tracciato cardiotocografico: A partire da due giorni prima dell'inizio della 40esima settimana viene effettuato il "tracciato cardiotocografico". Questo esame registra il battito cardiaco del piccolo e le contrazioni dell'utero appoggiando un sensore sul pancione collegato a un computer.
  • Valutazione ecografica del liquido amniotico (Indice AFI): Si divide idealmente l'addome materno in quattro quadranti e in ognuno si misura la presenza massima di liquido amniotico, dopodiché si fa la somma dei quattro quadranti. Se la quantità di liquido amniotico diminuisce oltre un certo livello, potrebbe indicare problemi.
  • Flussimetria Doppler: È una particolare ecografia semplice e rapida (dura 10 minuti) che indaga sullo stato del cordone ombelicale e della placenta allo scopo di verificare che il piccolo, attraverso il flusso del sangue materno, riceva sempre il giusto ossigeno e nutrimento. Di solito viene effettuata nel corso di ogni ecografia a partire dalla 20esima settimana.
  • Amnioscopia: Un semplice esame che consente di valutare il colore e la trasparenza del liquido amniotico. Se tutto va bene, questo è limpido e chiaro come l'acqua.

Induzione del Parto

Se tre giorni dopo la fine della 41esima settimana non succede ancora niente, il parto viene indotto. Se verso la fine della 41esima settimana (41 settimane + 5 giorni) la futura mamma non avverte ancora alcun segnale di inizio travaglio, solitamente il ginecologo le propone l'induzione del parto spontaneo.

  • Gel a base di prostaglandine: Inizialmente vengono effettuate somministrazioni di gel a base di prostaglandine all'interno del collo dell'utero, a intervalli di 6-8 ore.
  • Rottura del sacco amniotico: Se il travaglio non inizia, si può ricorrere alla rottura del sacco amniotico (se la dilatazione del collo uterino lo permette), in seguito alla quale vengono liberate dall'organismo materno grandi quantità di prostaglandine che stimolano le contrazioni.
  • Ossitocina: Oppure si può optare per la somministrazione alla mamma mediante flebo dell'ossitocina, l'ormone che induce l'utero a contrarsi fino a quando il bambino non viene alla luce.
  • Taglio cesareo: Se tutti i tentativi di indurre il travaglio falliscono e, allo stesso tempo, i controlli rivelano che il bimbo inizia a dare segni di sofferenza, diventa necessario il taglio cesareo.

Studi scientifici rivelano che, anche nel caso di gravidanze esenti da complicazioni, è meglio ricorrere al parto indotto entro la 40esima-41esima settimana di gestazione. Anche molti medici raccomandano il parto entro la 41esima settimana. In assenza di fattori di rischio, le Linee Guida non consigliano di indurre il parto prima delle 41 settimane.

Induzione del parto

Complicazioni Associate alla Gravidanza Oltre il Termine

Quando la gravidanza si prolunga oltre il normale periodo gestazionale, possono verificarsi diverse complicanze che possono riguardare sia il bambino che la mamma.

Rischi per il Neonato

  • Sindrome da post-maturità: Si verifica circa nel 20% delle gravidanze protratte ed è causata da insufficienza utero-placentare, che determina nel bambino sofferenza fetale acuta e ipossia (mancanza d'ossigeno). Il bambino colpito da tale sindrome ha, alla nascita, un aspetto caratteristico: unghie e capelli lunghi più della norma, un corpo lungo con poco grasso, una pelle rugosa o secca.
  • Insufficienza uteroplacentare: Il rischio maggiore per il bambino deriva dal fatto che la placenta raggiunge la sua dimensione e superficie massima intorno alla 37esima settimana. Successivamente, la sua superficie e la sua funzione si deteriorano gradualmente. Ciò può comportare una diminuzione della capacità della placenta di fornire al bambino ossigeno e sangue a sufficienza. Quando la placenta non riesce a fornire l'ossigeno necessario, aumenta per il bambino il rischio di encefalopatia ipossico-ischemica. È fondamentale, soprattutto una volta raggiunte le 41 settimane di gestazione, tenere sotto stretta osservazione la placenta. Nelle "vere" gravidanze protratte, ovvero quelle "biologicamente protratte", è infatti alto il rischio di incorrere nella senescenza (invecchiamento) di questo organo che nel corso di tutta la gravidanza ha rifornito di ossigeno e sostanze nutritive il feto.
  • Sofferenza fetale: Durante la gravidanza e il travaglio, il battito cardiaco del bambino e le contrazioni della mamma possono essere tenuti sotto controllo attraverso il monitoraggio fetale. Se il bambino non è adeguatamente ossigenato durante il parto, i risultati del monitor fetale non saranno rassicuranti, indicando sofferenza fetale.
  • Aspirazione di meconio/asfissia: La sofferenza fetale e l'età gestazionale avanzata, a volte, possono causare una contrazione dell'intestino del bambino e un rilassamento dello sfintere che permette al meconio (il materiale di scarto che riempie l'intestino del feto durante la gravidanza) di essere espulso nel liquido amniotico con conseguente contaminazione di quest'ultimo. In questo caso la pelle del bambino, il cordone ombelicale e i letti ungueali del bambino possono essere tinti di verde o giallo. In genere il problema si risolve da sé col tempo. Tuttavia, in alcuni casi, il bambino può inalare nei polmoni il fluido amniotico tinto di meconio.
  • Oligoidramnios: Quando si verifica una diminuzione inaspettata della quantità di fluido amniotico, si parla di oligoidramnios. Tale situazione si verifica in circa il 12% delle gravidanze post-termine. L'oligoidramnios può comportare un serio rischio di compressione del cordone ombelicale. Il fluido amniotico è un fluido di colore giallo chiaro che durante la gravidanza circonda il bambino all'interno della sacca amniotica. Il fluido, inizialmente composto di acqua, intorno alla 20esima settimana diventa composto prevalentemente di urina fetale. Il bambino respira ed inghiotte fluido amniotico, che aiuta la maturazione dei polmoni, la crescita e il mantenimento di una temperatura costante. Nel corso della gravidanza, il volume del fluido amniotico aumenta e raggiunge il suo volume massimo intorno alla 34esima settimana.
  • Macrosomia: Quando la gravidanza dura oltre il normale termine, le dimensioni del bambino possono aumentare notevolmente. Le aumentate dimensioni del bambino rendono più difficoltoso il parto vaginale e i medici che assistono al parto, per facilitare l'espulsione del bambino, potrebbero decidere di utilizzare il forcipe o la ventosa ostetrica. L'utilizzo di tali strumenti può aumentare il rischio di lesioni del neonato. La macrosomia, nel caso di travaglio prolungato a causa di distocia della spalla (incastramento della spalla del bambino che non consente il parto naturale) o di sproporzione cefalo-pelvica (testa del bambino più grande delle pelvi materne), aumenta anche la probabilità che si renda necessario il taglio cesareo.
  • Feto nato morto: Questo è un evento devastante in cui il bambino muore prima della nascita. In generale, più la gravidanza si prolunga oltre la 40esima settimana, maggiori sono i rischi per il bambino. Esiste evidenza scientifica sul fatto che il prolungamento della gravidanza dalla 42esima settimana in poi è associato a un maggior numero di morti del feto.

Parto Prematuro

Prima della 24esima settimana, la probabilità di sopravvivenza è inferiore al 50%. Feti che vedono la luce alla 28esima settimana sopravvivono nell'80-90% dei casi, con un rischio del 10% di sviluppare complicazioni a lungo termine. Se il feto raggiunge le 32 settimane (ottavo mese) la speranza di sopravvivenza è pari al 95% circa, con rischi futuri generalmente minimi. Dalla 34esima settimana, le prospettive sono sovrapponibili a quelle dei nati a termine, seppure necessitino di una più lunga degenza ospedaliera dopo il parto. Un ritardo di crescita fetale indica che il bambino non sta crescendo secondo le aspettative.

Neonati prematuri

Partorire a Novembre: Considerazioni Climatiche e Abbigliamento

Partorire a novembre, in pieno autunno, presenta alcune sfide legate al clima, ma con le giuste precauzioni, è possibile uscire fin da subito con il neonato.

Abbigliamento del Neonato

Per i neonati nati a novembre, l'abbigliamento deve essere adeguato alle temperature più fresche. L'uso di body a manica lunga e tutine in ciniglia è comune. Per le uscite, è consigliabile un sacco nanna imbottito o una tuta/giubbotto con interno in pile, oltre a cappellini, calzini e guantini in lana per proteggere il piccolo dal freddo. È importante vestire il neonato a strati, in modo da poterlo alleggerire o coprire a seconda delle variazioni di temperatura.

Uscite con il Neonato

Molte mamme che hanno partorito a novembre o dicembre raccontano di essere uscite fin da subito con i loro bambini. È consigliabile uscire nelle ore più calde della giornata, evitando giornate di nebbia e vento forte. Alcune mamme hanno trovato un vantaggio nel parto autunnale, notando che quando arriva la bella stagione, il bambino è già un po' più grande e curioso, rendendo più piacevoli le passeggiate al parco, al mare o in giro. Il contatto fisico con il neonato, tenendolo in braccio, aiuta a mantenere la sua temperatura ideale.

Neonato in abbigliamento invernale

Il Travaglio di Parto: Fasi e Gestione

Il travaglio di parto è un processo complesso e variabile, un'esperienza singolare e irripetibile per ogni donna.

Periodo Prodromico

Il periodo prodromico è la fase che precede il travaglio attivo e può durare ore o anche giorni, soprattutto nelle prime gravidanze. Si manifesta con contrazioni irregolari, talvolta dolorose ma ancora non efficaci nel determinare una dilatazione progressiva del collo dell'utero. L'attività contrattile sporadica (anche dolorosa) è presente nell'ultimo periodo della gravidanza ed è un bene, perché il collo si modifica e si prepara già nel periodo precedente il travaglio.

Queste contrazioni preparatorie possono essere accompagnate da segni quali perdite di muco bianco, marrone o rosato. Il collo si apre e qualche piccolo capillare può generare una gocciolina di sangue, che può manifestarsi subito (il rosa) o uscire più tardi (il marrone). Qualche volta può esserci la fuoriuscita anche abbondante di una sostanza gelatinosa, grigiastra o giallognola, compatta, che è il tappo di muco.

Il periodo prodromico è caratterizzato da cicli di contrazioni abbastanza regolari e dolorose, inframezzate da pause anche lunghe, a volte spossanti. Spesso si ha anche uno spontaneo, facile e abbondante svuotamento dell'intestino, talvolta compare nausea e più raramente vomito. È fondamentale garantirsi una situazione comoda, intima, la compagnia giusta, piccoli pasti appetitosi e digeribili e bevande tiepide o fresche leggermente zuccherate. Ingannare l'attesa con attività piacevoli, passeggiare, riposarsi, dormire. E, soprattutto, evitare stress da prestazione.

Travaglio Attivo

Nel travaglio attivo, le contrazioni diventano regolari, più ravvicinate (circa ogni 3-5 minuti), più intense e accompagnate da una modificazione stabile del collo dell'utero. L'apertura del collo dell'utero e la discesa del bambino avvengono grazie alle contrazioni uterine che modificano il collo dell'utero rendendolo più soffice e corto. Successivamente agiranno spingendo il piccolo verso il basso e stirando lateralmente il collo per facilitarne l'apertura da zero fino a 10 centimetri.

Fasi del travaglio

Quando Andare in Ospedale

In genere si consiglia di recarsi in ospedale quando le contrazioni sono regolari, dolorose, durano circa un minuto e si presentano ogni 3-5 minuti da almeno un'ora (nelle prime gravidanze). È opportuno andare subito se si rompono le membrane, se compare sanguinamento abbondante, febbre o se si percepiscono meno movimenti fetali. La rottura delle membrane ("rottura delle acque") può precedere l'inizio delle contrazioni. In questo caso è consigliabile contattare il punto nascita per ricevere indicazioni su quando recarsi in ospedale. È utile osservare il colore del liquido (che dovrebbe essere chiaro) e monitorare i movimenti del bambino.

Gestione del Dolore

Per contrastare il dolore, quando necessario, si possono utilizzare metodi naturali diversi e complementari, e senza controindicazioni, oppure farmaci (parto in analgesia). L'attività sessuale al termine della gravidanza, per la sua ricaduta sul sistema ormonale che favorisce il parto, è consigliata per facilitare l'avvio fisiologico del travaglio e non presenta rischi. L'intimità con il partner, i massaggi e le carezze sono l'aiuto migliore al lavoro degli ormoni. L'ostetrica consiglierà se e come procedere a stimolazioni più intense, come il massaggio dei capezzoli, qualora la situazione lo richieda.

Fase Espulsiva

Raggiunta la dilatazione completa si assiste in genere a uno spontaneo rallentamento dell'attività contrattile, un benefico periodo di riposo in cui la mamma si ricarica e il suo utero si prepara alle poderose contrazioni necessarie all'espulsione del piccolo: è la cosiddetta "fase latente". Nella norma non c'è alcun bisogno di insegnare a una donna come deve spingere, semplicemente perché al momento giusto sarà impossibile impedirglielo. La spinta è spontanea, è "incoercibile", è un riflesso automatico, in genere non doloroso, dovuto alla pressione della testa del bambino sui muscoli del perineo.

Le spinte sono molto più efficaci in posizione libera. Serviranno molte spinte per far uscire completamente la testa, poi, alla contrazione successiva, sarà il turno delle spalle, e in seguito di tutto il corpo del bambino.

Secondamento

Se non c'è perdita di sangue importante si deve aspettare (senza fare manovre né trazioni del cordone ombelicale) che la placenta si distacchi e una poderosa contrazione la faccia uscire.

Come calcolare la data del parto

Considerazioni Legali e Risarcimenti

Se un bambino ha subito lesioni durante il parto a causa di malasanità, è consigliabile rivolgersi a un avvocato specializzato in negligenza medica. Gli avvocati specializzati in lesioni subite dal neonato a causa di errori del personale medico durante la gravidanza, il travaglio o il parto, con l'ausilio di medici neonatologi e ginecologi, possono stabilire se la persona lesa e i suoi familiari abbiano diritto a un risarcimento dei danni. L'intera procedura non comporta alcun costo.

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