Marco Tutino, nato a Milano nel 1954, rappresenta una delle figure più poliedriche e influenti del panorama musicale contemporaneo italiano. La sua parabola artistica, che si snoda attraverso decenni di intensa attività, non è soltanto quella di un compositore di successo, ma quella di un intellettuale che ha saputo coniugare il rigore tecnico con una visione pragmatica e organizzativa del mondo teatrale. Diplomato in flauto e composizione presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, Tutino ha saputo trasformare una folgorazione giovanile - avvenuta tra le mura del Teatro alla Scala - in una missione di vita, definita da lui stesso come il "mestiere di far vibrare l'aria".

Le origini e la formazione: dalla contestazione alla musica
La biografia di Marco Tutino è intrinsecamente legata ai fermenti culturali dell’Italia tra gli anni Sessanta e Settanta. La sua formazione non è stata lineare: prima di approdare alla musica colta, il giovane Tutino ha attraversato le esperienze del cantautorato folk e del teatro di protesta. Influenzato dal clima politico del ’68, ha vissuto da vicino le tensioni sociali dell'epoca, per poi distaccarsi da esse in cerca di una dimensione più solida e costruttiva.
La svolta decisiva avviene in una serata milanese, durante una cena con la madre, in cui il concetto di "mestiere" diventa l'architrave della sua esistenza. Questa lezione etica - la necessità di svolgere un'attività con competenza, rigore e dedizione - lo spinge a iscriversi al Conservatorio di Milano, studiando con figure di spicco come Azio Corghi e Giacomo Manzoni. L'epifania definitiva arriva nel 1972, quando, assistendo a Un ballo in maschera di Verdi alla Scala, comprende la complessità organizzativa e artistica necessaria per dare vita al "miracolo" dell'opera lirica. Da quel momento, il suo obiettivo diventa chiaro: costruire un proprio linguaggio teatrale che potesse dialogare con il grande pubblico.
Il catalogo operistico e la produzione sinfonica
L'attività di compositore di Marco Tutino è vastissima, con oltre 20 titoli operistici che hanno calcato i palcoscenici dei teatri più prestigiosi del mondo. Il suo esordio avviene nel 1976 al festival Gaudeamus in Olanda, ma è nel campo teatrale che trova la sua cifra stilistica più riconoscibile.
Tra le opere che hanno segnato il suo percorso si annoverano:
- Pinocchio (1985), commissione della I.C.O.S.S. di Vienna e del Teatro Carlo Felice di Genova.
- Cirano (1987), con la regia di Gabriele Salvatores, riallestito nel 1990 dall'Ente Arena di Verona.
- La lupa (1990), nata per il Centenario Mascagnano di Livorno.
- Vita (2003), rappresentata al Teatro alla Scala.
- La bella e la bestia (3 dicembre 2005, Teatro Comunale di Modena).
- The Servant (2008), commissionata dal Macerata Opera Festival.
- La Ciociara (2015), commissione del San Francisco Opera House.
- Falcher Verrat (2018), Teatro di Kiel.
Nonostante la predominanza teatrale, il catalogo di Tutino si arricchisce di pagine orchestrali di grande impatto. Tra queste, il Requiem per le vittime della mafia, di cui è stato ideatore e promotore, eseguito nella Cattedrale di Palermo il 27 marzo 1993, rappresenta un momento di profonda riflessione civile. Altrettanto celebre è il Canto di pace (2003) per tenore, coro e orchestra, su testo di Giovanni Paolo II, interpretato da voci di caratura mondiale come Placido Domingo, Roberto Alagna e Andrea Bocelli.
L'impegno istituzionale e la direzione artistica
Parallelamente alla creazione, Marco Tutino ha ricoperto ruoli di primaria importanza nella gestione delle istituzioni liriche italiane, dimostrando una rara capacità di unire l'estro creativo alla competenza manageriale. Dal 1990 ha iniziato a ricoprire incarichi di responsabilità, tra cui la consulenza al Teatro Valli di Reggio Emilia (1990-1993).
Il suo contributo alla salvaguardia del patrimonio operistico è stato concreto e determinante: è tra i promotori del riconoscimento UNESCO del canto lirico italiano come patrimonio immateriale dell'umanità. È stato inoltre presidente dell'Associazione delle Fondazioni Liriche italiane e membro della commissione musica del Ministero della Cultura. La sua visione pedagogica si è tradotta nella fondazione della Scuola dell'Opera Italiana presso il Teatro Comunale di Bologna. Recentemente, è stato nominato direttore artistico della Fondazione Teatro di Pisa per il triennio 2025-2027, con l'obiettivo dichiarato di portare un respiro internazionale e una sinergia artistica con le maestranze locali.
Il mestiere raccontato: la riflessione teorica
Nella sua produzione letteraria, in particolare nel suo libro autobiografico, Tutino svela i retroscena della creazione artistica e la propria filosofia di vita. Il testo non è solo un racconto biografico, ma un vero e proprio decalogo che attraversa le categorie del tempo, dell'armonia, della melodia e della forma.
Per Tutino, la musica è una metafora dell'esistenza: l'apprendimento del "mestiere" non è solo un esercizio tecnico, ma un percorso di auto-conoscenza. Egli sostiene che la forma sia sostanza e che la concentrazione sia l'unico strumento per accedere al cuore delle cose. La sua scrittura rifugge le "frasi zuccherose" e preferisce un approccio analitico, in cui la danza gioiosa della creazione artistica si intreccia con il rigore dell'artigianato. In questo contesto, il compositore milanese invita a non temere il Mistero, lasciando che esso faccia il suo corso, pur mantenendo sempre salda la barra del lavoro quotidiano.

La poetic# Marco Tutino: Un Maestro tra Opera, Organizzazione e Promozione Culturale
Marco Tutino, nato a Milano nel 1954, è una figura poliedrica nel panorama musicale e teatrale italiano. Diplomatosi in flauto e composizione presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, la sua carriera si è sviluppata su più fronti: come autore di un vasto catalogo sinfonico e cameristico, con una produzione operistica di rilievo internazionale, e come figura dirigenziale impegnata nella gestione e promozione di importanti istituzioni liriche. La sua attività compositiva si è affermata fin dagli esordi, ma è soprattutto nel campo teatrale che Tutino ha lasciato un'impronta significativa, intrecciando la sua passione artistica con un profondo senso del "mestiere" e della responsabilità culturale.
Le Origini e la Formazione di un Artista
La passione di Marco Tutino per la musica affonda le radici nell'ambiente familiare. Il padre, amante della musica classica, gli fece conoscere fin da piccolo i grandi compositori come Beethoven e Vivaldi attraverso i dischi in vinile. Un cugino primo, Niccolò Castiglioni, era egli stesso un noto compositore, contribuendo a creare un contesto in cui la musica era una presenza costante e stimolante. Crescendo, Tutino sviluppò un gusto eclettico, apprezzando sia i classici che le sonorità contemporanee, dai Beatles e Rolling Stones a Lucio Battisti.
I primi anni Settanta furono un periodo formativo intenso e complesso. Se da un lato fu coinvolto nelle effervescenze culturali e politiche del '68, partecipando a manifestazioni studentesche, dall'altro maturò un crescente distacco dalla violenza e dalla retorica estremista, culminato con la decisione di allontanarsi da ogni forma di lotta di classe e rivoluzione. Un'esperienza significativa fu la collaborazione con il Collettivo Bertolt Brecht, una compagnia teatrale itinerante con cui recitò e suonò la chitarra, esplorando testi brechtiani come "La linea di condotta" e "Il cerchio di gesso del Caucaso". Tuttavia, questa esperienza, sebbene formativa, non rappresentò una prospettiva di futuro entusiasmante per lui.
Un momento cruciale, che segnò una svolta definitiva nella sua vita, avvenne una sera di febbraio del 1971. Una conversazione con la madre, che definì "dilettantismo" le sue attività attuali e lo esortò a dedicarsi al "mestiere", lo spinse a una profonda riflessione etica e deontologica. L'idea che un uomo senza un mestiere fosse destinato a vivere superficialmente, senza comprendere appieno la vita, lo colpì profondamente. Il "mestiere", inteso non solo come fonte di sostentamento ma come esercizio di un'arte ai massimi livelli possibili, divenne per lui un principio guida. L'etimologia della parola, legata ai concetti di ruolo, necessità ed esercizio, evocava l'artigianato, l'attenzione ai dettagli e la cura, elementi che Tutino ha sempre valorizzato, trovando un'uguale dignità in un piatto ben cucinato, in una poesia di valore o in un mobile ben costruito. Questo approccio lo portò a iscriversi al Conservatorio di Milano, dapprima nella classe di flauto e poi in quella di composizione, studiando con Azio Corghi e Giacomo Manzoni.

La Carriera Compositoria: Opera come Vocazione
L'esordio come compositore avvenne nel 1976, con la partecipazione al prestigioso Festival Gaudeamus in Olanda. Da allora, Marco Tutino ha costruito un catalogo ampio e diversificato, che include composizioni sinfoniche, cameristiche e, in particolare, un'importante produzione operistica.
La sua prima opera, Pinocchio (1985), fu commissionata dalla I.C.O.S.S. di Vienna e dal Teatro Carlo Felice di Genova, segnando l'inizio di un percorso che lo avrebbe visto creare oltre venti titoli rappresentati in tutto il mondo. Questa opera fu seguita da Cirano (1987), rappresentata al Laboratorio Lirico di Alessandria e poi riallestita nel 1990 dall'Ente Arena di Verona con la regia di Gabriele Salvatores, figura di spicco del cinema italiano.
Negli anni successivi, il suo catalogo operistico si è arricchito con opere di notevole successo e rilevanza artistica:
- La Lupa (1990), creata per il Centenario Mascagnano di Livorno.
- Federico II (1992), commissionata dall'Opera di Bonn.
- Il gatto con gli stivali (1994).
- Dylan Dog (1999), un balletto lirico commissionato dalla Fondazione Arena di Verona.
- Peter Uncino (2001), un musical anch'esso commissionato dalla Fondazione Arena di Verona.
- Vita (2003), un'opera di grande impatto emotivo, rappresentata al Teatro alla Scala di Milano.
- Le Bel indifférent (2004) e The Servant (2008), commissionate dal Macerata Opera Festival.
- La bella e la bestia (2005), messa in scena al Teatro Comunale di Modena.
- Senso (2010), commissionata dal Teatro Massimo di Palermo, basata sull'omonimo capolavoro di Luchino Visconti.
- Le Braci (2013), commissionata dal Teatro dell’Opera di Firenze e dal Festival della Valle d’Itria.
- La Ciociara (2015), un'opera commissionata dal San Francisco Opera House, che porta sul palcoscenico la celebre storia di Alberto Moravia.
- Falcher Verrat (2018), rappresentata al Teatro di Kiel.
- Vite immaginarie, commissionata dal Comunale di Bologna.
- Two women.

Sebbene la produzione teatrale sia predominante, il catalogo di Marco Tutino include anche significative composizioni per orchestra. Tra queste spicca il Requiem per le vittime della mafia, eseguito nella Cattedrale di Palermo il 27 marzo 1993. Tutino fu l'ideatore, il promotore e, assieme ad altri sei compositori da lui scelti, l'autore di quest'opera corale e orchestrale di grande intensità emotiva e sociale. Altre composizioni orchestrali includono il Concerto per clarinetto e orchestra (1994), commissionato dal Teatro alla Scala, e il Canto di pace (2003) per tenore, coro e orchestra, su testo di Giovanni Paolo II, che ha avuto l'onore di essere interpretato da artisti del calibro di Plácido Domingo, Roberto Alagna e Andrea Bocelli.
Le sue composizioni sono pubblicate da prestigiose case editrici musicali come Suvini Zerboni e Casa Musicale Sonzogno, garantendo una capillare diffusione del suo lavoro.
L'Esperienza Dirigenziale e la Promozione Culturale
Parallelamente alla sua attività compositiva, dal 1990 Marco Tutino ha iniziato a ricoprire incarichi di responsabilità organizzativa e artistica all'interno di importanti teatri lirici italiani. Questa fase della sua carriera dimostra la sua visione olistica del mondo dell'opera, che va oltre la mera creazione musicale per abbracciare anche la gestione, la programmazione e la salvaguardia delle istituzioni culturali.
Ha ricoperto ruoli di vertice presso enti lirici di primaria importanza, tra cui il Teatro Regio di Torino e il Comunale di Bologna. In quest'ultimo, ha avuto il merito di fondare la Scuola dell’Opera Italiana, un'iniziativa volta alla formazione di nuove generazioni di artisti e professionisti del settore. La sua esperienza nella formazione è considerata un punto di forza, in sintonia con la visione di un teatro che guarda al futuro e alla crescita delle proprie maestranze.

Tutino è stato anche presidente dell’Associazione delle Fondazioni Liriche italiane, un ruolo che lo ha posto al centro delle dinamiche che regolano il settore a livello nazionale. Inoltre, ha fatto parte della commissione musica del Ministero della Cultura, contribuendo a definire le politiche artistiche e culturali del paese.
Un impegno di particolare rilievo è stato il suo ruolo tra i promotori del riconoscimento UNESCO del canto lirico italiano come patrimonio immateriale dell’umanità. Marco Tutino fa parte del Comitato per la salvaguardia dell’arte del canto lirico italiano, un organismo che ha concretamente contribuito a far inserire questa preziosa espressione artistica nella lista dei patrimoni immateriali dell'umanità, riconoscendone il valore universale e la necessità di tutela.
Notizie Recenti e Prospettive Future
L'attività di Marco Tutino continua a essere dinamica e proiettata verso il futuro. Nel corso del 2024, è stata annunciata una sua nuova importante nomina: il Maestro Marco Tutino è il nuovo direttore artistico della Fondazione Teatro di Pisa per il triennio 2025-2027.
Questa nomina è stata accolta con grande entusiasmo dalla presidenza del teatro. Il presidente Diego Fiorini ha dichiarato che la presenza del Maestro Tutino rappresenterà una "grande opportunità" per il Teatro di Pisa, capace di portare un "respiro internazionale" e di mettere a disposizione le sue "straordinarie competenze maturate in molti anni nei teatri più importanti d’Italia". Il Maestro ha immediatamente espresso la volontà di instaurare un rapporto di "sinergia artistica" con il teatro e le sue maestranze, con l'obiettivo di offrire al pubblico spettacoli di "grande valore artistico e di indiscussa bellezza". La sua riconosciuta esperienza nella formazione è vista come un elemento chiave per lo sviluppo futuro del teatro pisano.
La prolifica attività di Tutino non si limita alla composizione e alla direzione artistica. Ha anche condiviso le sue riflessioni e la sua esperienza nel suo primo libro, in cui racconta la passione per il proprio lavoro, la genesi delle sue opere e i segreti del palcoscenico. Attraverso le pagine, emergono la sua formazione musicale, le influenze che lo hanno plasmato, la sua visione del "mestiere" e i principi che guidano la sua azione artistica e organizzativa. Egli stesso ammette che, rileggendo certi passaggi, potrebbe esprimersi con maggiore completezza e minore "zuccherosità", ma il tono da direttore artistico è evidente, così come l'importanza attribuita all'artigianato, al rigore e alla capacità di creare "castelli in aria" attraverso un lavoro collettivo e coordinato.
Nel libro, Tutino esprime anche un decalogo di lezioni apprese dalla musica, che vanno ben oltre la teoria musicale per abbracciare principi di vita e di approccio al mondo: il tempo, l'armonia, la melodia, il ritmo, la forma, la concentrazione, l'esercizio, le classifiche, la collaborazione e la razionalità. A questi dieci punti, Tutino aggiunge un undicesimo punto, che considera particolarmente pertinente al suo racconto: fare bene un mestiere ti mostra chi sei, dove sei e qual è il tuo posto nel mondo. Questo principio, affinato attraverso decenni di dedizione alla musica e al teatro, continua a guidare Marco Tutino nel suo percorso artistico e professionale.