La placenta è un organo di scambio fondamentale per la gravidanza perché fa da tramite tra la circolazione sanguigna della donna e quella del bambino, dà nutrimento al feto e garantisce il suo benessere nei mesi di gestazione. La funzione primaria della placenta è quella di garantire lo scambio metabolico e gassoso (ossigeno e anidride carbonica) tra il sangue del feto e quello della mamma attraverso il cordone ombelicale. Oltre a queste funzioni vitali, la placenta produce ormoni fondamentali per il proseguimento della gestazione e trasferisce anticorpi materni al bambino. Essendo un organo deciduo (temporaneo), viene espulso naturalmente subito dopo la nascita del bambino, durante la fase del secondamento. Tuttavia, possono verificarsi situazioni in cui il posizionamento o l'integrità strutturale della placenta subiscono alterazioni che mettono a rischio la salute della madre e del nascituro.

La placenta previa: definizione e gestione clinica
Quando l’impianto dell’embrione avviene nel segmento uterino inferiore (tra il corpo dell’utero e l’orifizio uterino interno) e la placenta raggiunge o ricopre, parzialmente o completamente, l’orifizio uterino interno, viene definita placenta previa. Questa anomalia di inserzione rappresenta una delle principali forme di emorragia ante partum. La placenta previa può essere la causa della non corretta discesa dell’estremo cefalico del feto e di conseguenza di presentazioni anomale.
Il monitoraggio ecografico gioca un ruolo cruciale: il test di conferma della diagnosi utilizza le onde sonore per capire se la placenta copre o meno l’apertura dell’utero. In caso di placenta previa sintomatica è opportuno ricoverare la gravida fino al taglio cesareo da effettuare tra le 37 e 38 settimane di gestazione. Se la placenta fosse sulla parete uterina anteriore, l’incisione può essere fatta o sul corpo dell’utero oppure sul segmento uterino inferiore estraendo il feto per via transplacentare il più velocemente possibile per ridurre la perdita ematica. L’approccio terapeutico mira a stabilizzare la paziente, infondere cristalloidi e ripristinare la volemia. In base all’età gestazionale si può pensare ad una condotta di attesa o all’espletamento del parto, considerando che più si è prossimi alle 36 settimane di gestazione più l’espletamento del parto diventa la scelta migliore.
Il distacco intempestivo di placenta: patologia e meccanismi
Il distacco di placenta, o abruptio placentae, rappresenta una complicazione della gravidanza che riguarda circa una donna su 100 e fa parte delle emorragie ante partum. È infatti una patologia ostetrica che si verifica quando la placenta si distacca prematuramente dalla sua sede d’impianto (l’utero) durante la gravidanza, prima della nascita del bambino.
La denominazione “normalmente inserita” si riferisce al fatto che non vi è inserzione anomala di placenta, distinguendola nettamente dalla placenta previa. Il distacco può essere definito “marginale” se si ha lo scollamento di un lembo laterale, “parziale” quando un’area più o meno grande non aderisce all’utero, o “totale” quando interessa l’intero organo. Poiché la muscolatura dell’utero, distesa dalla presenza del feto, non può contrarsi attorno ai vasi sanguigni, si raccoglie una certa quantità di sangue che forma un ematoma retroplacentare.

Sintomatologia e diagnosi nelle diverse fasi della gestazione
Il distacco di placenta è una condizione che si manifesta spesso all’improvviso, senza che ci siano avvisaglie particolari. Nel 65-80% dei casi, il distacco è evidente, cioè ha sintomi chiari come l’emorragia, mentre nel 20-35% è occulto, una condizione pericolosa perché non consente di intervenire tempestivamente. I sintomi principali includono:
- Dolore addominale improvviso e intenso, spesso ingravescente.
- Sanguinamento vaginale (di quantità variabile).
- Contrazioni uterine frequenti o irregolari.
- Dolore lombare e tensione costante all'addome.
- Segni di sofferenza fetale (irregolarità del battito cardiaco).
Se si verifica sanguinamento durante la seconda metà della gravidanza, è necessario escludere la presenza di una placenta previa prima di eseguire un esame pelvico. La valutazione comprende il monitoraggio del cuore fetale, emocromo, test di coagulazione (come fibrinogeno e prodotti della scissione della fibrina) ed ecografia. Sebbene l'ecografia sia uno strumento diagnostico utile, va detto che non sempre riesce a individuare l'area del distacco, pertanto la diagnosi rimane prevalentemente clinica.
Placenta previa e placenta bassa | Cosa vuol dire per la tua gravidanza
Distacco di placenta nel primo trimestre e distacco amniocoriale
Si può parlare di vero e proprio distacco di placenta nel primo trimestre? In letteratura questa patologia caratterizza la seconda metà della gravidanza, ma ciò non significa che la placenta non possa subire modificazioni anche prima. Nel primo trimestre si parla di “distacco amniocoriale”, ovvero lo scollamento dei due tessuti che formano la placenta: il sacco amniotico e il sacco coriale. Questo fenomeno può dare origine a un piccolo ematoma visibile ecograficamente o causare piccole perdite di sangue. Non necessariamente la prognosi è infausta: in genere vengono prescritti riposo, astensione dai rapporti sessuali e talvolta la somministrazione di progesterone.
Fattori di rischio e prevenzione delle complicanze placentari
Non sempre è possibile individuare in modo specifico la causa di un distacco di placenta, esistono però dei fattori di rischio noti:
- Ipertensione materna o preeclampsia (presente nel 70% dei casi).
- Traumi addominali, cadute o incidenti.
- Età materna avanzata (sopra i 35 anni).
- Fumo di sigaretta e uso di droghe (specialmente cocaina).
- Gravidanza multipla e rottura prematura delle membrane.
- Patologie preesistenti come affezioni cardiache o renali.
L’unica risposta per la prevenzione è adottare uno stile di vita sano, monitorare costantemente la pressione sanguigna e riconoscere tempestivamente i segnali di infezioni vaginali o urinarie. Le perdite di sangue in gravidanza, anche se non indicano sempre un distacco, non vanno mai sottovalutate e richiedono una visita tempestiva.
Impatto sul feto e sulla madre: conseguenze e gestione clinica
Il distacco della placenta compromette lo scambio di ossigeno e nutrienti, potendo causare sofferenza fetale acuta, ipossia, ritardo di crescita intrauterino (IUGR) o, nei casi più critici, la morte fetale intrauterina. Per la madre, le complicanze gravi includono shock emorragico, disturbi della coagulazione (come la coagulazione intravascolare disseminata) e insufficienza renale.
Il trattamento dipende dalla gravità e dall'epoca gestazionale. Se la madre e il feto sono stabili e la gravidanza è pretermine, si può tentare una condotta di attesa con stretto monitoraggio. Se invece vi è instabilità emodinamica materna o sofferenza fetale, il parto urgente (spesso tramite taglio cesareo) è la scelta necessaria. In casi estremi di emorragia copiosa, potrebbero essere necessarie trasfusioni di sangue.
Altre anomalie di aderenza placentare: placenta accreta, increta e percreta
Oltre ai distacchi e alla placenta previa, esistono anomalie legate all'aderenza della placenta alla parete uterina. La placenta accreta si verifica quando i vasi sanguigni crescono troppo profondamente nella parete uterina, rendendo difficile il distacco naturale dopo il parto. La placenta increta è una variante in cui la penetrazione raggiunge il muscolo uterino, mentre la placenta percreta è la forma più rara e grave, in cui la placenta attraversa completamente l'utero per attaccarsi ad altri organi. Queste condizioni, che si riscontrano in circa 1 gravidanza su 2.500, richiedono una pianificazione accurata del momento del parto e, talvolta, un intervento chirurgico multidisciplinare.
Il secondamento: fisiologia e ritenzione placentare
Il secondamento è l'ultima fase del parto. Nella stragrande maggioranza dei casi, l'espulsione avviene spontaneamente entro mezz'ora dal parto grazie a leggere contrazioni uterine. A volte può capitare che le contrazioni si interrompano o che la placenta abbia delle anomalie di attacco, creando la cosiddetta “ritenzione placentare”. Se il secondamento non si completa nemmeno con l’aiuto manuale, occorre spostare la donna in sala operatoria per un secondamento operativo, strumentale, in anestesia generale. Questa procedura, contrariamente a quanto si possa pensare, non è dolorosa, poiché la placenta espulsa ha una consistenza morbida e la fase post-parto è caratterizzata da una forte carica adrenalinica che attenua la percezione del dolore.