Gli episodi di aggressione da parte di cani, in particolare di razze molossoidi come i Pitbull, nei confronti di bambini hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione degli animali domestici. Queste vicende, spesso drammatiche, mettono in luce la complessità del rapporto tra uomo e animale, la necessità di una corretta educazione cinofila e di normative chiare per la tutela dell'incolumità pubblica. Gli interrogativi sono tanti, soprattutto quando gli attacchi avvengono in contesti familiari, lasciando ferite fisiche ed emotive profonde e sollevando questioni fondamentali sulla responsabilità dei proprietari.
Cronache Recenti: Incidenti e Drammi Familiari
La frequenza con cui si verificano aggressioni da parte di cani, e in particolare di Pitbull, ha destato notevole preoccupazione. Solo di recente, la cronaca ha riportato diversi casi che evidenziano la gravità del problema e la vulnerabilità delle vittime più piccole.
Un episodio particolarmente toccante ha visto coinvolto un bambino di appena un anno, ricoverato in ospedale dopo essere stato aggredito da un Pitbull in un'abitazione del quartiere Mariconda a Scafati, in provincia di Salerno. L'accaduto risale a un martedì 6 gennaio. Il cane, per cause ancora da chiarire, avrebbe improvvisamente attaccato il piccolo, che è stato soccorso tempestivamente e trasportato d’urgenza all’ospedale Santobono di Napoli. Le ferite riportate erano gravi, localizzate al capo, rendendo necessario un intervento immediato. Il bimbo è stato salvato grazie all'intervento di uno dei familiari, che lo ha allontanato dal cane, evitando il peggio. Le fonti sanitarie hanno rivelato che il piccolo è stato sottoposto a un intervento di chirurgia maxillo-facciale. Le sue condizioni sarebbero serie ma stabili e, fortunatamente, non sarebbe in pericolo di vita. I medici hanno parlato di un vero e proprio "miracolo", considerata la giovane età del bambino e la violenza dell’aggressione subita. L'intervento è andato a buon fine e nei prossimi giorni il bambino potrà fare ritorno a casa, un esito che ha sollevato un sospiro di sollievo ma ha anche riacceso la discussione sulla convivenza tra cani di determinate razze e bambini molto piccoli. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, che hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e verificare le condizioni in cui era tenuto l’animale. Il Pitbull sarebbe stato sequestrato e affidato ai servizi veterinari competenti, come previsto dalla normativa. Tuttavia, non è ancora chiaro cosa abbia innescato il comportamento violento nei confronti del bimbo indifeso, un aspetto cruciale che le indagini mireranno a chiarire, insieme all'accertamento di eventuali responsabilità e al rispetto delle misure di prevenzione.

Un altro caso, registrato a Milano il 4 maggio, ha riguardato un bambino di 10 anni, attaccato da un Pitbull, per di più un cane di famiglia. Il piccolo ha riportato diverse ferite ma se la caverà. Il cane, in questo frangente, è stato portato in canile ed è sotto osservazione, in attesa di ulteriori valutazioni sul suo comportamento. Questo ennesimo episodio, che ha coinvolto un cane che viveva all'interno del nucleo familiare, si aggiunge ad altre drammatiche notizie che hanno scosso l'opinione pubblica. Tra queste, la vittima registrata a Salerno nei giorni scorsi, un bambino di 15 mesi ucciso da due Pitbull, e l’ancora più recente caso di una donna di 83 anni, in provincia di Padova, cui sono state amputate le braccia dopo essere stata attaccata dai suoi sette cani, Amstaff e American Bully, tutti molossidi. Questi eventi, dalla tragica fatalità di un bimbo fino a lesioni permanenti su un'anziana, sollevano interrogativi complessi: perché questi cani del genere molosside attaccano anche in famiglia, persone con cui vivono e di cui conoscono odore e movenze, e chi gli dà da mangiare?
Un ulteriore incidente ha visto protagonista un Pitbull sfuggito al controllo del padrone in via Ugo Ojetti a Roma. L’orrore ha gli occhi di un Pitbull che, con il guinzaglio penzoloni, insegue tre ragazzini. I tredicenni correvano, gridavano, chiedevano disperatamente aiuto mentre in modo scomposto cercavano di sfuggire al cane. Era pomeriggio e c’era un via vai di auto, ma i residenti che hanno assistito hanno lamentato che "nessuno si è fermato per aiutarli". Uno degli adolescenti è riuscito a rifugiarsi dentro un supermercato. Gli altri due, invece, hanno tentato con tutte le loro forze di sfuggire al Pitbull che ha continuato a inseguirli. Uno dei giovani è stato raggiunto e morso sulla pancia. L’altro si è voltato per vedere se il cane aveva smesso di rincorrerli, ritrovandosi nel pieno di un'odissea. Il Pitbull aveva appena morso uno dei tre ragazzini e ha ripreso la sua corsa verso l’ultimo adolescente che continuava a gridare, a chiedere aiuto mentre, tremante e sconvolto, tentava con tutte le sue forze di respingere l’animale. Gli è saltato addosso e se lo è ritrovato davanti al volto, facendolo cadere sull'asfalto. Sulle braccia del ragazzino sono rimasti i graffi lasciati dalle zampe, mentre sulle gambe le escoriazioni per la caduta a terra. Mentre, ormai sdraiato, cercava di divincolarsi, è successo finalmente qualcosa. Un uomo alla guida di un’auto si è fermato, gli ha aperto lo sportello anteriore e lo ha incitato a salire velocemente. È stata la fine di un incubo per il ragazzino che, raccontano nel quartiere, è stato accompagnato ancora tremante e sotto choc sano e salvo fino a casa. Il suo amico morso sul ventre ha ricevuto le cure del più vicino pronto soccorso e fortunatamente non ha riportato conseguenze gravi. Ma la paura è stata tantissima. Il quartiere è ancora sotto choc e chiede maggiore sicurezza nella gestione degli animali che si portano a spasso, poiché non è la prima volta, infatti, che un cane sfugge ai padroni e rincorre qualcuno. La domanda che si pongono le mamme del quartiere è: "Se quel Pitbull si fosse avventato contro un bimbo più piccolo? Cosa sarebbe potuto accadere?". La comunità esige che i cani siano tenuti in sicurezza con museruola e guinzaglio, con la paura che pervade le madri. Tanta la rabbia tra gli abitanti, ma anche la voglia di rintracciare quel signore che ha fatto salire in auto il ragazzino salvandolo dal cane. Quell’uomo è stato definito da molti testimoni come "un eroe" silenzioso, anonimo, che dopo aver messo in sicurezza il ragazzino si è dileguato senza dire chi fosse. È stato "l’unico che ha avuto il coraggio di fermarsi, non era affatto scontato visto che tanti altri hanno continuato la loro corsa", hanno commentato in molti.
Il Dibattito sulla Pericolosità dei Molossi e la Gestione dei Cani
Gli attacchi da parte di cani di razza molossoide, inclusi i Pitbull, scatenano un acceso dibattito sulle cause di tali comportamenti aggressivi, soprattutto quando coinvolgono membri della famiglia. Le domande più frequenti riguardano il perché questi cani, che vivono e condividono la quotidianità con le persone, possano improvvisamente aggredirle.
Secondo le spiegazioni di un esperto di nome Borgo, il problema non risiede necessariamente in una maggiore aggressività intrinseca della razza, ma piuttosto nella "non c’è una giusta gestione delle risorse". Questa gestione inadeguata si traduce spesso nel "viziare" il cane, senza dargli quindi le giuste regole, che l'animale si aspetta e di cui ha bisogno per orientarsi. Il cane, discendente dal lupo, cerca tra le persone il "capobranco", ovvero la persona di riferimento a cui obbedire. Quando questa figura non è ben definita o le regole mancano, possono sorgere problemi comportamentali. Inoltre, il cane non ha le mani e dunque usa la bocca. Non è detto che i cani protagonisti di questi episodi siano più aggressivi, ma la potenza del morso è più rilevante, specialmente per razze come il Pitbull, che possiedono una notevole forza mascellare.
Il rapporto tra bambini e cani è un altro discorso, e merita un'attenzione particolare. Il cane di sicuro non riconosce il bambino come punto di riferimento nella gerarchia familiare. Per cui, serve sempre la supervisione di un adulto, sia nei confronti del cane che del bambino, per garantire la sicurezza di entrambi. Anche se un bambino di 10 anni è più senziente di uno di 15 mesi, le dinamiche possono comunque essere complesse. Spesso, cani e bambini arrivano a contendersi gioco, spazi o coccole, situazioni che possono facilmente degenerare in incomprensioni o conflitti. Ci può essere anche il cane geloso, ma di norma il cane sa che il bambino non è un suo pari. Tuttavia, può essere pericoloso, sottolinea l'esperto, "se tutti e due si lanciano a prendere un gioco e la sfida è al ‘il gioco è mio’". In queste circostanze, il cane può reagire anche per spavento o per dolore, come facciamo noi istintivamente muovendo la gamba se ci si batte il ginocchio. La responsabilità, è bene ribadirlo, è sempre dell'adulto. Il cane ha bisogno del suo spazio e quindi della sua cuccia, del suo cibo, e di sapere con delle regole come si gioca, chi inizia. Questi sono elementi basilari per una convivenza serena e sicura. La prima regola, dunque, è prevenire dando istruzioni precise al cane e supervisionando attentamente le interazioni.
Cani bambini, situazioni da evitare
La Responsabilità dell'Adulto e le Strategie di Prevenzione
La chiave per prevenire gli attacchi e garantire una convivenza armoniosa tra cani e bambini risiede nella piena consapevolezza e responsabilità degli adulti. Non basta possedere un cane, specialmente di razze considerate potenzialmente più impegnative; è fondamentale conoscerne la natura, le esigenze e i segnali, e saperli gestire correttamente.
La responsabilità dell'adulto è un concetto cardine in questo contesto. Come evidenziato dagli esperti, "il cane ha bisogno del suo spazio e quindi della sua cuccia, del suo cibo di sapere con delle regole come si gioca, chi inizia". Sono elementi basilari che costituiscono la base di una corretta educazione cinofila. Ignorare questi principi fondamentali può portare a incomprensioni e, in casi estremi, a comportamenti aggressivi. La prevenzione è, quindi, la prima regola, e si attua "dando istruzioni precise" al cane, ma soprattutto assicurando una supervisione costante, specialmente quando ci sono bambini molto piccoli. È l'adulto che deve fungere da mediatore tra il mondo del cane e quello del bambino, insegnando a entrambi i limiti e le modalità di interazione.
Un aspetto cruciale riguarda anche cosa fare in caso di attacco, momenti che sono spesso difficili e si svolgono in pochi istanti. L'esperto Borgo fornisce consigli pratici e vitali: "Bisogna rimanere immobili, evitare di scappare, di fissare l'animale, di mettersi a urlare". Le urla, la frenesia e il movimento in quegli istanti non aiutano, ma possono al contrario esacerbare l'aggressività del cane, che potrebbe interpretare questi segnali come una minaccia o un invito alla predazione. Il consiglio è di "girarsi di schiena che per il cane è un segnale di calma". Questo gesto comunica all'animale una sottomissione o un disinteresse, che può indurlo a placarsi. L'esperto, che lavora con cani aggressivi e mordaci, conferma l'efficacia di questa strategia: "se mi metto a urlare mi mordono di sicuro". Queste indicazioni sono fondamentali per cercare di contenere l'escalation di un attacco e proteggere la propria incolumità e quella dei bambini.

Valentina Coppola, etologa, esperta cinofila iscritta all’Albo della Regione Lazio e presidente dell’associazione di protezione ambientale Earth Odv, ribadisce un concetto fondamentale: "Non si deve criminalizzare il Pitbull". Il problema, secondo la sua analisi, "resta la capacità di gestire gli animali". Non si tratta, quindi, di demonizzare una razza specifica, ma di riconoscere che "per il Pitbull c’è un basso rischio che morda una persona, ma è alta la pericolosità del danno che può fare: una volta che morde serra la mascella e non la riapre". Questa peculiarità fisica rende indispensabile una gestione estremamente attenta. Coppola suggerisce, ad esempio, che i padroni dovrebbero portare con sé sempre uno "break sticks", uno strumento usato per fare leva sulle mascelle in caso di morso.
Oltre a questi accorgimenti pratici, la legislazione e la formazione giocano un ruolo essenziale. Per Coppola, così come per molti veterinari comportamentisti, "è necessario inserire l’obbligo del patentino non solo per alcune razze così come avviene in Lombardia, ma per tutti i cani". Questo implicherebbe una maggiore responsabilizzazione dei padroni, che dovrebbero dimostrare di possedere le competenze necessarie per gestire il proprio animale. È fondamentale che, per legge, "chi porta a spasso un cane deve essere in grado anche fisicamente di gestirlo". Purtroppo, si osserva che spesso, "nonostante sia vietato, ci sono ragazzini che portano a guinzaglio cani che pesano 40 kg ed è ovvio che non siano in grado di gestirli", una situazione che aumenta notevolmente il rischio di incidenti e di perdita di controllo dell'animale.
Quadro Normativo e Richieste di Regolamentazione
Le continue aggressioni da parte di cani, in particolare quelle che coinvolgono razze considerate potenzialmente più pericolose, hanno riacceso il dibattito sulla necessità di una regolamentazione più stringente. L’Organizzazione internazionale protezione degli animali (Oipa) si è fatta portavoce di questa istanza, chiedendo al legislatore di regolamentare la detenzione di determinati tipi di cani che troppo spesso vengono scelti anche da persone non in grado di gestirli correttamente.
La storia normativa italiana in merito alla pericolosità dei cani è stata caratterizzata da un'evoluzione significativa. "Nel 2006 il Ministero della Salute ha emesso un’ordinanza riguardante la 'tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani', nella quale era prevista una lista di razze canine ritenute pericolose". Questa lista, tuttavia, è stata successivamente abolita. "Successive ordinanze hanno poi abolito questo elenco a causa della relativa incertezza e, soprattutto, della discriminazione delle razze”, spiega l'Oipa. L'abolizione di una lista di razze specifiche ha spostato l'attenzione dalla razza in sé al comportamento individuale del cane e alla responsabilità del proprietario. A livello locale, però, "alcuni Comuni, come quello di Milano, hanno regolamentato la materia prevedendo la concessione di patentini per la detenzione di alcune razze o simil-razze", dimostrando una sensibilità e un'azione più proattiva a fronte della problematica.

Attualmente, spiega l’avvocata Claudia Taccani, responsabile dell’Ufficio legale dell’Oipa, "la pericolosità di un cane viene determinata a seconda di fatti specifici". Questo significa che non è la razza a etichettare un cane come pericoloso a priori, ma piuttosto il suo comportamento concreto e le circostanze in cui un'aggressione si verifica. "In caso morsicatura o zuffa tra cani, infatti, il cane e il suo proprietario vengono segnalati al Servizio veterinario Asl, che tiene un registro dei cani dichiarati aggressivi". Questa segnalazione non è una mera formalità, ma comporta una serie di obblighi. Il proprietario e il cane sono obbligati a seguire un corso formativo. "Il corso è organizzato dal Comune, insieme al Servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale, avvalendosi della collaborazione degli Ordini professionali dei medici veterinari e di associazioni di protezione animale". Le spese relative a questo percorso formativo sono "sostenute dal proprietario del cane “impegnativo”", ponendo su di lui l'onere economico e morale della rieducazione. In caso di pericolosità grave, conclude Oipa, scatta l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa, a tutela di terzi, e l’obbligo di utilizzare il guinzaglio e la museruola nelle strade e nei luoghi aperti al pubblico. Queste misure mirano a garantire che i cani che hanno mostrato comportamenti aggressivi siano tenuti sotto stretto controllo e che eventuali danni futuri siano coperti.
L'appello di Valentina Coppola per l'introduzione di un "patentino" obbligatorio non solo per alcune razze ma per tutti i cani, mira proprio a responsabilizzare ogni proprietario, indipendentemente dalla razza dell'animale. La capacità fisica di gestire il cane è un altro punto cruciale, specialmente considerando che, come spesso accade, ragazzi non in grado di controllare cani di grossa taglia si trovano a doverli gestire in luoghi pubblici, aumentando esponenzialmente il rischio di incidenti.
Le Conseguenze Legali per i Proprietari di Cani Coinvolti in Aggressioni
Le aggressioni da parte di cani non si limitano alle dolorose conseguenze fisiche ed emotive per le vittime, ma comportano anche significative implicazioni legali per i proprietari degli animali coinvolti. La legge italiana prevede infatti precise responsabilità che possono tradursi in sanzioni sia in ambito civile che penale.
Valentina Coppola, etologa ed esperta cinofila, chiarisce le diverse fattispecie di responsabilità. "Ci sono conseguenze civili come il risarcimento del danno, ma anche penali con l’accusa di lesioni". Questo significa che il proprietario di un cane che morde qualcuno potrebbe essere chiamato a rispondere sia per i costi materiali e morali del danno subito dalla vittima, sia per le lesioni inflitte, le quali possono configurare un reato a seconda della loro gravità. La questione fondamentale che spesso emerge in questi casi è: il padrone è sempre responsabile? "Generalmente sì", risponde Coppola, affermando il principio generale della responsabilità del proprietario per il comportamento del proprio animale. Tuttavia, vi sono delle eccezioni, come nel caso in cui "si dimostri il cosiddetto “caso fortuito”". Un esempio di caso fortuito potrebbe essere quello in cui "il cane sfugge al padrone perché ha avuto un malore o è stato aggredito", ovvero situazioni imprevedibili e inevitabili che esulano dalla possibilità di controllo del proprietario. Senza una prova di caso fortuito, la responsabilità ricade quasi interamente sul proprietario dell'animale.
La normativa attuale, come specificato dall'avvocata Claudia Taccani dell'Oipa, prevede che in caso di morsicatura o zuffa tra cani, il cane e il suo proprietario vengano segnalati al Servizio veterinario Asl, che detiene un registro dei cani dichiarati aggressivi. L'obbligo di seguire un corso formativo e, nei casi di maggiore pericolosità, di stipulare una polizza assicurativa e di utilizzare guinzaglio e museruola in luoghi pubblici, sono ulteriori misure che i proprietari devono affrontare. Queste disposizioni sottolineano l'importanza di una gestione attenta e consapevole, non solo per la prevenzione di incidenti ma anche per la tutela legale del proprietario stesso. L'assenza di un patentino obbligatorio per tutte le razze, come auspicato da Coppola, lascia ancora un margine di discrezionalità e un rischio per coloro che, pur non avendo un cane inserito in liste di "razze pericolose" (ormai abolite), potrebbero comunque non essere in grado di gestirlo adeguatamente.
Cani bambini, situazioni da evitare
La discussione sulla responsabilità legale si interseca quindi profondamente con quella sulla prevenzione. Una gestione superficiale o negligente del proprio animale, specialmente in presenza di bambini o in contesti pubblici, può avere conseguenze molto gravi, sia per le vittime che per i proprietari stessi. Le normative esistenti e le richieste di nuove regolamentazioni mirano a creare un ambiente più sicuro per tutti, rafforzando il senso di responsabilità di chi decide di condividere la propria vita con un animale.