Il calcio è fatto di momenti, di incastri temporali e di storie che cambiano il corso di una stagione in una singola frazione di gioco. Il debutto casalingo della Juventus di Massimiliano Allegri, nel contesto del post-Ronaldo, si è trasformato in un pomeriggio di riflessioni profonde e amarezze per i colori bianconeri. La sfida contro l’Empoli neopromosso, terminata 0-1, ha messo in luce non solo la fragilità difensiva cronica della squadra torinese, ma ha consegnato agli annali il nome di Leonardo Mancuso, l'uomo capace di decidere un match attraverso una rete che ha scosso le fondamenta di un club abituato a gestire pressioni ben diverse.

Il peso del gol di Mancuso e l'incubo toscano
Tutto accade al 21’ minuto di una gara che la Juventus aveva approcciato con l’intenzione di imporre il proprio ritmo. Bajrami allarga repentino sulla destra per Bandinelli che apre le maglie della difesa Juve e la buca di nuovo per Bajrami in mezzo, che si gira benissimo e sul rimpallo la palla finisce a Mancuso, lasciato solo da Alex Sandro andato sulla linea di passaggio, e a 29 anni si toglie la soddisfazione del primo gol in A.
Questo episodio non rappresenta solo un mero dato statistico. È la sintesi di un malessere collettivo. L'Empoli, con una prestazione di personalità e senza la minima soggezione, conquista all’Allianz Stadium i primi tre punti del suo campionato, dimostrando che il coraggio può prevalere sulla tecnica individuale quando la struttura collettiva manca di coesione. Mancuso si è trovato nel posto giusto al momento giusto, punendo una disattenzione che denota quanto la retroguardia bianconera sia ancora in cerca di una quadratura definitiva.
Analisi tattica: il dilemma Allegri tra passato e presente
Il ritorno di Massimiliano Allegri sulla panchina juventina doveva segnare un solco con il passato recente, ma i numeri raccontano una realtà differente. Dopo il pareggio 2-2 a Udine, diventano già cinque dopo due giornate i punti di distacco della Signora da Inter e Lazio prime in classifica. Il problema risiede nella continuità difensiva: parliamo della sedicesima partita di fila subendo gol, in continuità con la gestione Pirlo.

L’impatto della partita della Juve, a dispetto dei cliché sull’allegrismo, è stato forte, grazie a una pressione alta e un gusto del possesso ma non a oltranza. Chiesa ha provato a caricarsi la squadra sulle spalle: in fuga a sinistra dopo 4’, dribblando mezza difesa in contropiede al 12’ e al 22’ ancora da fuori, Chiesa per tre volte impegna un presentissimo Vicario. Tuttavia, la manovra si è spesso sfilacciata. L'assenza di un finalizzatore puro, dopo l'addio di Ronaldo, è emersa in tutta la sua drammaticità. A Dybala è mancato non il genio ma l’incisività, così il più vicino a quel ruolo oggi è Chiesa, che però ha dovuto sacrificarsi anche in una fase di ripiego tattico, finendo isolato nel nuovo 4-4-1-1 provato in corsa.
Il baricentro alto e la vulnerabilità in ripartenza
Il baricentro alto della Juventus ha costretto i bianconeri a convivere con i brividi in contropiede uno contro uno di un Empoli che via via ha trasformato il coraggio in personalità. L'idea di Allegri era chiara: provare a far scappare i propri attaccanti dietro Bonucci-De Ligt in campo aperto per liberare spazi ai centrocampisti a rimorchio. La strategia, pur brillante nella teoria, ha prestato il fianco alla rapidità degli esterni toscani.
A ritmi alti e in spazi ben lontani da una partita a scacchi, i bianconeri dopo il colpo perdono slancio e con esso efficacia, anche un po’ vittima dei propri retropassaggi e disimpegni sbagliati. La gestione della palla, in questa fase della gara, ha tradito la squadra. Gli episodi contestati, come il rigore reclamato per un calcio di Luperto alla caviglia di Dybala che proteggeva il pallone in area, non possono essere l'alibi di una prestazione che ha mostrato lacune strutturali evidenti.
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L'evoluzione del modulo: dal 4-4-1-1 al 4-4-2
La ricerca della soluzione è stata frenetica. In continuità con l’assetto più provato di questa prima parte di stagione, il modulo diventa 4-4-2 a inizio ripresa con Morata al posto di McKennie, implementato col passare dei minuti dall’ingresso di Bernardeschi a sinistra per Rabiot e di Kulusevski a destra per Chiesa migliore in campo. Restituito a Dybala un ruolo di rifinitura, l’argentino appena prende palla dal limite prova a far nascere dal mancino qualcosa per sé, con un paio di tiri da fuori e un dribbling in area che però non hanno scardinato il muro eretto da Andreazzoli.
La verve ce la mette Locatelli, entrato al 66’ per un Bentancur molto opaco a differenza di Danilo in regia. L’ex Sassuolo ha cercato di dare geometria, duettando in area con Morata e facendosi pescare da Kulusevski, ma non arriva la deviazione vincente. Si finisce a giocare a una porta sola, anche con otto uomini Juve negli ultimi 30 metri, ma in mezzo a tanta quantità Allegri non trova la qualità per risolvere.
Prospettive e necessità di crescita
Le prime due partite senza vincere richiamano alla memoria il 2015-16, un precedente che Allegri conosce bene. Senza i nazionali, adesso ci sono due settimane per lavorare su un’amalgama che appare ancora embrionale, ma la ripartenza non permette soste: Napoli e Milan sono alle porte. Trovare chi risolva è uno step fondamentale di crescita per una squadra che deve imparare a gestire la fase di transizione post-Ronaldo senza smarrire l'identità vincente che ha contraddistinto il suo passato.

Il caso di Mancuso, che a 29 anni trova la gloria nel tempio di Torino, deve servire da monito: nel calcio contemporaneo non esistono più partite scontate, e il distacco accumulato fin da subito in classifica è il segnale che la Juventus non può permettersi ulteriori esperimenti in attesa di trovare l'alchimia giusta. La ricerca del gol, la solidità difensiva e la capacità di finalizzare la mole di gioco prodotta sono i tre pilastri su cui Allegri dovrà poggiare le basi per costruire la sua seconda era, sperando che la lezione del debutto casalingo venga assimilata prima che i ritmi del campionato diventino insostenibili per una formazione ancora alla ricerca di se stessa.