La gestione del parto caprino rappresenta una fase cruciale per la salute dell'allevamento e il benessere animale. Dopo una gestazione di circa 5 mesi (153 giorni in media, con piccole variazioni da individuo a individuo), le capre sono pronte a partorire. Comprendere i segnali premonitori, le fasi del travaglio e le possibili complicazioni, come la ritenzione della placenta, è fondamentale per ogni allevatore che desideri garantire un esito positivo della nascita.

Indicatori di prossimità al parto
Nell'ultimo mese di gravidanza, con tempi e modalità variabili da un soggetto all'altro, aumenta il volume della mammella, a cominciare dalla parte ghiandolare dell'organo. In generale questo segno è più precoce in animali di primo parto. È in questo periodo che i feti acquistano l'80% del loro peso, con conseguente aumento del volume dell'addome delle madri: la fossa del fianco destro appare ripiena ed acquista consistenza di contenuto liquido ben apprezzabile al tatto.
Nelle ultime due settimane questi segni si accentuano e si osserva un abbassamento dell'addome; osservando l'animale o appoggiando una mano sul fianco destro è possibile percepire i movimenti dei feti. Inizia nello stesso periodo lo “scordonamento”, ossia il rilassamento dei legamenti della zona pelvicococcigea, ben apprezzabile al tatto. La zona vaginale assume sempre più aspetto edematoso e roseo, e pochi giorni prima del parto si osserverà fuoriuscita dalla rima vulvare di muco bianco, appiccicoso ed inodore, che va ad imbrattare la coda. Alterazioni delle caratteristiche sopracitate, come presenza di muco con sangue o di odore sgradevole, possono far sospettare anomalie nella normale evoluzione della gestazione.
Dinamiche del travaglio e dell'espulsione
Il processo del parto si articola in tre fasi distinte: il travaglio, la fase dilatante e la fase espulsiva.
- Travaglio: Durante questa fase, in conseguenza del calo del tono della muscolatura uterina che consente all'organo di distendersi nella cavità addominale, il feto correttamente posizionato estende gli arti verso l'anello cervicale. Iniziano le prime deboli ed irregolari contrazioni, che portano ad un aumento della pressione nella cavità dell'organo.
- Fase dilatante: Il feto è a questo punto avvolto nel solo sacco amniotico, in quanto l'altra membrana si è già lacerata, e ad ogni contrazione progredisce verso l'esterno, contribuendo con la sua forma a cuneo alla progressiva dilatazione della cervice, a questo punto quasi completa.
- Fase espulsiva: Solitamente in questa fase l'animale si corica e si cominciano a vedere i piedi del nascituro o il sacco amniotico. La fronte del feto esercita un massaggio a livello cervicale, stimolando la produzione di ossitocina ed il conseguente aumento del numero e dell'intensità delle contrazioni.
Nelle ultime settimane di gestazione è fondamentale non innervosire gli animali, evitando qualsiasi tipo di stress (lavori in stalla, rimescolamento gruppi), garantire la presenza costante di fieno di buona qualità, di acqua fresca e di lettiera pulita. È inoltre buona norma visitare la stalla frequentemente, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di problemi. Il travaglio e la fase dilatante durano in genere qualche ora, mentre la fase espulsiva richiede da mezz'ora a un paio d'ore. Il superamento abbondante di queste tempistiche, nonché la chiara ed anomala sofferenza della madre, sono campanelli d'allarme che impongono la presenza di un veterinario a supporto dell'operazione.
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Gestione delle distocie fetali
Durante il parto è possibile che insorgano problemi legati al posizionamento anomalo del feto: si parla in questo caso di distocie fetali. Tali anomalie, se non adeguatamente trattate, possono portare a lesioni alle pareti del canale uterino o addirittura alla morte del feto, della madre o di entrambi gli animali.
È assolutamente sconsigliabile prendere iniziativa se non si è più che sicuri in merito al da farsi. Durante la fase espulsiva è bene evitare di forzare l'uscita del capretto, onde evitare inutili lacerazioni cervico-vaginali che potrebbero essere sede di gravi infezioni. Per gli allevatori più esperti è di grande utilità una visita dell'animale, entrando dolcemente nella vagina con guanti monouso ben lubrificati, tenendo le mani disinfettate, con unghie corte e senza anelli, a forma di cuneo onde valutare il grado di dilatazione dell'ostio cervicale.
Le presentazioni anomale richiedono competenze specifiche:
- Presentazione anteriore corretta: Raramente necessita intervento (feto di grosse dimensioni, incompleta dilatazione cervicale, atonia uterina). Eventuale trazione del feto va sempre effettuata seguendo la direzione naturale del canale del parto e deve essere sempre sincrona con le contrazioni della madre.
- Presentazione anteriore con flessione di arti o testa: Richiede manovre di riposizionamento. Ad esempio, nella flessione della testa, è necessario afferrare il mento del feto con la mano a cucchiaio a schermare i denti per evitare lesioni al canale uterino.
- Presentazione posteriore: Abbastanza frequente, soprattutto in parti gemellari. Richiede attenzione alla flessione di anche o garretti, che vanno corretti prima di tentare l'estrazione.
- Torsione dell'utero: Situazione rara e di difficile risoluzione, che richiede obbligatoriamente l'intervento veterinario.
La ritenzione della placenta: fisiologia e rischi
È opportuno evitare che gli animali mangino la placenta, rimuovendola quanto prima e rabboccando con paglia pulita la zona imbrattata. In caso di ingestione, non allarmarsi ma verificare che questa sia stata effettivamente mangiata dall'animale e che non si trovi invece all'interno della vagina. Se la ritenzione placentare supera le 12 ore, non esercitare assolutamente trazione né tagliare il moncone, ma contattare un veterinario per avviare la terapia antibiotica.

La placenta contiene molti oligoelementi. Pertanto, dopo il parto, la capra può mangiarla; questo di solito indica una mancanza di sostanze importanti nel suo corpo. Tuttavia, l'ingestione della placenta espone l'animale a rischi di disturbi digestivi complessi, poiché il sistema digerente degli erbivori non è progettato per digerire cibi proteici. Tra le manifestazioni cliniche si possono osservare: aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, depressione generale, timpanismo, diarrea, odore sgradevole delle feci e accumulo di gas nell'intestino.
Nei ruminanti, la placenta è strutturata con cotiledoni fetali che sono attaccati alle caruncole materne a formare il placentoma. Questo legame è costituito da collagene. La rapida rottura di questo legame dopo il parto è mediata da un complesso sistema ormonale che coinvolge cortisolo, estrogeni e progesterone, oltre a un'azione infiammatoria controllata che richiama leucociti (neutrofili e monociti) verso il placentoma per favorire il distacco. Una mancata attivazione di questo processo immunitario, spesso legata a carenze nutrizionali o stress, porta alla ritenzione.
Strategie di prevenzione e alimentazione
Essendo la ritenzione placentare favorita da problemi nell'alimentazione (carenze vitaminiche-minerali, sovralimentazione), nel caso di elevata frequenza del problema si consiglia di rivedere la razione degli animali in gestazione. È fondamentale garantire un'integrazione con complessi vitaminico-minerali (selenio, vit. A, vit. E, vit. D).
La prevenzione passa innanzitutto attraverso il controllo dello stato di ingrassamento. Gli animali che arrivano grassi al parto sono più soggetti a chetosi e ad alterazioni metaboliche che inibiscono il distacco della placenta. 1,5-2 mesi prima del parto, è necessario organizzare il "lancio", durante il quale è fondamentale:
- Ridurre la quantità di mangime succoso.
- Ridurre la durata della permanenza al pascolo.
- Aumentare la quantità di miscele di cereali, per poi dimezzarle 1,5-2 settimane prima della consegna.
- Nei 3-5 giorni antecedenti il parto, escludere verdure e cereali, privilegiando fieno di alta qualità e concentrati leggeri.
Gestione della tossiemia gravidica
La tossiemia gravidica è una malattia metabolica tipica di pecore e capre che colpisce verso la fine della gravidanza, spesso confondibile con listeriosi, poliencefalomalacia o ipocalcemia. Gli animali colpiti sembrano addormentati, non mangiano, sono costipati, vagano, si isolano e digrignano i denti. L'incidenza è bassa (1-2%), ma il tasso di mortalità può raggiungere l'80%.
La prevenzione e la diagnosi della tossiemia gravidica sono complesse. La certezza diagnostica si ottiene analizzando il sangue: di grande valore diagnostico è la misurazione della concentrazione dei corpi chetonici (BHB). Valori minori di 0.8 mM/L sono considerati normali, mentre valori superiori a 1.6 mM/L sono sintomo di grave malnutrizione. Poiché la terapia è difficile e potenzialmente pericolosa, è essenziale rivolgersi a un veterinario esperto.

Interventi in caso di placentofagia
Se l'animale ha ingerito la placenta, il trattamento deve essere mirato a stimolare la motilità intestinale e prevenire la decomposizione del materiale ingerito, che può causare intossicazione. Nei primi giorni dopo l'evento, la capra necessita di una dieta povera, abbondante acqua e, sotto stretto controllo veterinario, l'eventuale somministrazione di lassativi (come olio vegetale o vaselina) o agenti che stimolano la peristalsi intestinale. È importante monitorare l'animale costantemente, poiché la permanenza prolungata di residui di placenta può provocare processi di decadimento e infiammazione sistemica.
La collaborazione costante con figure veterinarie professionali è l'unico modo per gestire la variabilità individuale delle capre. Non esiste una regola rigida su quando la placenta debba staccarsi: ogni soggetto risponde in modo unico. Il monitoraggio attento del post-parto, la valutazione della condizione corporea e una corretta dieta pre-parto rimangono i pilastri insostituibili per prevenire la ritenzione di placenta e le sue gravi conseguenze, come metriti, endometriti e cali nella produzione di latte.
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